Cari amici ed amiche.
Su Facebook, l'amica Irene Bertoglio (nella foto) ha fatto una riflessione sui giovani.
Mi ha colpito molto questo suo commento:
"Grazie a tutti voi, è veramente un balsamo per me leggere ciò che scrivete! E in particolare aggiungo qualcosa su un punto che avete trattato, che è vero: ci si crede e ci si vuole "liberi", ma di una libertà falsa, di un feticcio che porta solo ad autodistruzione... Dovremmo ritrovare il vero senso di questa nobile parola, altrimenti, come giustamente scritto sopra, si è solo schiavi inconsapevoli, liberi solo di allungare le proprie catene! Grazie ancora!".
Oggi, noi giovani siamo in balia degli eventi.
Io penso che questo disagio sia dovuto a quella cultura relativista che divenne di massa dal '68 in avanti.
Infatti, questa "pseudo-cultura" permeò i giovani che vissero tra gli anni '60 e '70 e si propagò.
Così nacquero, ad esempio, la cultura del "genitore-amico" quella dell'"insegnante-amico".
Ora, un genitore deve mostrare la sua umanità verso il proprio figlio come l'insegnante deve fare altrettanto verso l'alunno.
Tuttavia né l'uno né l'altro può essere amico del figlio e dell'alunno.
Il genitore ha un ruolo che è quello di educare il proprio figlio così come l'insegnante ha il dovere di trasmettere nozioni e di contribuire all'educazione dell'uomo del domani.
La cultura sessantottina stravolse il tutto.
I ruoli si confusero e da qui nacquero tanti altri problemi, dalla crisi della famiglia e della scuola al bullismo nelle scuole stesse.
Riguardo a quest'ultima situazione, purtroppo, ebbi qualche esperienza.
Anche il fatto che un giovane debba seguire certe mode del suo gruppo (pena l'esclusione) è di per sé una forma di bullismo.
Io penso che si debba riflettere su ciò.
Cordiali saluti.
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