Presentazione

Presentazione
Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

Il mio libro sul Covid

Il mio libro

Il mio libro

Il mio libro

Il mio libro

Il mio libro

Il mio libro

Il mio libro

Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

Il mio libro

Il mio libro

Il mio libro

sabato 14 gennaio 2012

BRAVEHEART? ERA CATTOLICO!







Cari amici ed amiche.

Sul sito "Vatican Insider" è comparso questo articolo che è intitolato "Braveheart? Era un vero eroe cattolico".
Ringrazio l'amico Samuele Maniscalco che l'ha messo su Facebook.
Com'è noto, la Scozia (con il capo del suo Governo Alexander Salmond) chiede l'indipendenza dal resto del Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord.
La chiede usando come simbolo William Wallace, Braveheart, il noto condottiero vissuto tra il 1270 ed il 1305, su cui è stato fatto un film con Mel Gibson, nel 1995.
Ora, va fatta una considerazione.
Wallace non era solo un nobile ed un condottiero ma era anche un uomo di cultura e di grande fede cattolica.
Addirittura, pare che indossasse il saio e non il tradizionale kilt.
Di nobile famiglia, egli studiò presso i monaci dell'Ordine Agostiniano e di quelli dell'Ordine Benedettino.
Purtroppo, nella Scozia di allora c'era una forte violenza.
Dalla vicina Inghilterra venivano gli attacchi.
Il re d'Inghilterra Edoardo I (Edward I Longshanks) voleva espandere il suo dominio in Scozia.
Gli Scozzesi, naturalmente, non ci stavano.
Anche la stessa famiglia di Wallace fu trucidata dalle truppe inglesi, forse per avere sostenuto la causa del pretendente al trono scozzese Giovanni (John Balliol) .
Forse, potrebbe essere stata questa violenza a fare sì che William abbandonasse la vita religiosa, per iniziare una vera e propria guerra contro gli Inglesi.
Quando c'era da combattere, Wallace non si tirò mai indietro.
Combatté vincendo o non subendo grossi danni.
Tuttavia, egli dovette scontrarsi con l'invidia di parte della nobiltà che temevano William volesse diventare re.
Questa invidia sfociò in tradimenti e defezioni.
Essi ci furono nella memorabile Battaglia di Falkirk, battaglia che avvenne il 22 luglio 1298.
All'inizio, le sorti parvero favorevoli a Braveheart ma poi i nobili scozzesi si ritirarono e gli Inglesi riuscirono a sconfiggere l'esercito scozzese. Un cronista dell'epoca scrisse che molti morirono cadendo come frutti dell'orto quando sono maturi.
Wallace ebbe anche occasione di girare per l'Europa.
Andò in Norvegia, in Francia, per cercare aiuti, e si recò persino a Roma, ove Papa Bonifacio VIII cercò di mediare con gli Inglesi per favorire un accordo tra le parti.
Oramai, le sorti stavano volgendo a favore degli Inglesi e re Edoardo I fece delle offerte di pace.
Molti nobili scozzesi passarono dalla parte degli Inglesi.
Allora, re Edoardo I gli mise una taglia sulla testa.
Fu catturato nel maggio 1305. Fu tradito da un suo amico che per denaro rivelò il suo nascondiglio.
Fu portato a Londra e fu processato.
Era chiaro che il processo non fosse regolare.
Fu incoronato con l'alloro, per alludere alla sua aspirazione (non vera) di diventare re, non ebbe difesa.
La sentenza fu ovvia.
Wallace venne condannato a morte. La condanna divenne esecutiva il 22 agosto 1305.
Sul patibolo, egli si confessò con l'arcivescovo di Canterbury e gli chiese di pregare il Salterio.
Ancora vivo, fu trascinato per chilometri da coppie di cavalli. Fu torturato e mutilato.
Morì sventrato mentre recitava i Salmi penitenziali,
Fu decapitato e la sua testa fu issata su un palo.
Il corpo, invece, fu smembrato in quattro parti che vennero mandate in quattro città.
Un prete che si trovò nel luogo dell'esecuzione affermò di avere visto l'anima di Wallace andare in cielo.
Tuttavia il mito di Braveheart rimase.
La Scozia di Braveheart non è quella attuale.
Nel 1560, John Knox portò il suo progetto di Riforma religiosa che portò la Scozia dal cattolicesimo al protestantesimo.
Questo distrusse tanta parte patrimonio storico della Scozia e generò anche del malcontento.
Infatti, le rendite che erano prima dei monasteri e che servivano a sfamare parecchie persone vennero usate solo da pochi mentre, come i preti cattolici in precedenza, molti pastori protestanti esigevano delle decime spesso esose. Inoltre, molti pastori erano sposati con donne che erano già sposate ed i cui mariti legittimi erano ancora viva.
I cattolici furono perseguitati.
Nel 1603, re Giacomo VI Stuart divenne re in Inghilterra ed assunse il nome di re Giacomo I.
Fu il primo passo dell'unione tra Scozia ed Inghilterra, unione che si concretò nel 1707, pur con tante resistenza da parte degli Scozzesi.
Oggi, la Scozia vuole tornare indipendente e lo vuole fare adottando Braveheart come simbolo.
Purtroppo, molti scozzesi lo fanno ignorando quelli che furono i valori di questo grande personaggio storico.
Oggi, la Scozia è molto secolarizzata ed è anche divisa.
Basti pensare alle due squadre di calcio di Glasgow, i Rangers ed il Celtic.
Quindi, mi sembra un po' azzardato usare Braveheart come simbolo, senza conoscere quello che egli rappresentava.
Vi invito a leggere questo articolo del blog del sito di Plinio Correa de Oliveira:

"Anche quest’anno la TFP italiana ha organizzato un’Accademia estiva per i giovani universitari. Hanno partecipato una ventina di ragazzi provenienti da tutta l’Italia, ai quali si sono aggregati tre romeni, un austriaco e un olandese oltre, ovviamente, agli scozzesi, padroni di casa. L’evento ha avuto luogo nella sede della TFP britannica a Milngave, nella periferia nord di Glasgow, un’antica farm che, per la sua costruzione in pietra e legno, ricorda un po’, in piccolo, le antiche abbazie che una volta costellavano queste terre.
Edinburgh Military Tattoo

Suggestivo l’argomento affrontato quest’anno: “Quella dolce primavera della Fede: la Civiltà cristiana medievale”, con particolare riferimento al Regno di Scozia e alle sue vicende storiche.
Dopo aver esposto il tema, i relatori si sono soffermati su alcune figure storiche della Cristianità scozzese: la regina santa Margherita, il re san Davide I, William Wallace, Robert the Bruce, per finire con una commovente visione della “regina martire”, Maria Stuarda.

Il fitto programma accademico ha previsto anche visite culturali ai centri storici di Glasgow e Edimburgo, ai castelli di Holyrood e Stirling, nonché ai luoghi di celebri battaglie come Stirling e Banockburn. Il tour comprendeva anche una tappa al castello di Inverary, appartenente ai Duchi di Argyll, e un corso di degustazione di whisky tenutosi nella distilleria di Glengoyne. Non sono mancate attività di sano svago come la partecipazione al famoso Edinburgh Military Tattoo e una escursione a Loch Lomond.

Il Sig. Julio Loredo, presidente della TFP in Italia, introduce il tema dell'Accademia

L’Ordine cristiano

Osservando la natura umana, troviamo in essa una tendenza innata a relazionarsi con altri uomini. È il cosiddetto istinto di socialità, che determina nell’uomo un bisogno imperioso di vivere permanentemente in società. Essendo l’Autore della natura umana, Dio è anche l’Autore dell’istinto di socialità e, dunque, di tutte le sue conseguenze. In altre parole, la società è voluta da Dio.

La società deve seguire certe leggi. I motivi sono almeno due: da una parte, se la società è di origine divina, appartiene all’ordine dell’universo voluto da Dio e deve quindi assoggettarsi alla legge naturale ed eterna. D’altra parte, se vogliamo che la società adempia al suo scopo - il bene comune dei cittadini - deve osservare le condizioni che producono pace ed ordine:

- un ordine materiale, per il quale ogni elemento deve essere disposto correttamente e gerarchicamente secondo il suo fine o funzione;

- un ordine morale che implica che la società non può restare indifferente, ma ha il dovere di promuovere la rettitudine;

- un ordine soprannaturale, perché il dovere e il bisogno degli uomini di relazionarsi con Dio non scompare quando essi vivono in società. Essendo l’uomo fatto di corpo ed anima, spetta alla società non solo la soddisfazione dei suoi bisogni materiali, ma anche di quelli spirituali attraverso la promozione della religione.

La sacralità

Alzabandiera solenne al canto del Credo

Tale ordine non si può spiegare senza la vita soprannaturale. Il ruolo della grazia consiste precisamente nell’illuminare l’intelligenza, fortificare la volontà, e temperare la sensibilità perché tendano al bene. L’uomo, quindi, lucra enormemente con la vita soprannaturale, che lo eleva al di sopra delle miserie della natura decaduta. La società cristiana è dunque fondamentalmente sacrale.

La sacralità dell’ordine temporale era, forse, il più importante tema del pensiero e dell’azione di Plinio Corrêa de Oliveira. Distinguendo perfettamente fra ordine spirituale e ordine temporale, egli voleva tuttavia che la vita cristiana penetrasse profondamente quella sociale, e che questa, a sua volta, servisse “ministerialmente” l’ordine spirituale. Proprio a questo tema egli ha dedicato alcuni dei suoi più importanti saggi, come «La crociata del secolo XX» e «Note sul concetto di cristianità».

La civiltà cristiana medievale

Re Robert The Bruce

Quest’ordine non è una chimera, esso è veramente esistito.

Parliamo, è chiaro, della Cristianità medievale, la più alta realizzazione, per quanto lo permettessero le concrete condizioni dei tempi e dei luoghi, della civiltà cristiana.

È a quest’ordine che Leone XIII si riferiva quando scriveva, nell’enciclica Annum Ingressi (1902), “Ci fu un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava gli Stati”.

Due riunioni sono state dedicate all’analisi della Cristianità medievale.

Quest’ordine è stato giusto non soltanto perché, nella sua composizione sociale, politica ed economica incorporava i principi della giustizia, divina e naturale, ma soprattutto perché aveva come principio cardine la Fede di Cristo e la fedeltà alla Sua Santa Chiesa.

Così istituito, l’ordine medievale diede frutti in ogni campo che nessun artificio storico potrà cancellare.

Il cardo e la croce

Una caratteristica della Civiltà cristiana è quella di comportare molte “incarnazioni”, vale a dire attuazioni storiche concrete che, pur mantenendo intatta l’unità spirituale, possono variare in modo accidentale. Queste variazioni sono, anzi, un’esigenza dell’estetica dell’universo che richiede unità nella varietà. Una di queste “incarnazioni” fu la Cristianità scozzese.

Riunione di formazione:
"La Civiltà cristiana in Scozia"

“Siamo, e promettiamo di esserlo sempre, disposti a eseguire la Vostra volontà in ogni cosa, come figli obbedienti del Vicario di Cristo, e obbedienti a Cristo stesso, Supremo Re e Giudice. Noi ci impegniamo solennemente a difendere la Sua causa, deponendo in Lui tutta la nostra speranza. Che Egli ci ispiri il coraggio di annientare i Suoi nemici”.

Ecco quanto si legge nella Dichiarazione di Arbroath, del 1320, con la quale i nobili scozzesi proclamavano la loro fedeltà alla Cattedra di Pietro, nella persona del Papa Giovanni XXII e, nel contempo, gli chiedevano di riconoscere l’indipendenza del Regno, allora contestata da Edoardo II d’Inghilterra.

La Fede approda in queste contrade agresti tramite l’apostolato del grande san Columba che, nel 563, fonda il monastero di Iona e, successivamente, incorona Aidan McGabrain Re di Dalriada. Il Regno sarà successivamente unificato nell’843 sotto Kenneth I McAlpin, capostipite della dinastia che regnerà sulla Scozia per tutto il Medioevo.

Figura centrale è, senza dubbio, la regina santa Margherita (1045-1093), moglie di Malcolm III. Nata in Ungheria nella corte di Andrea il Cattolico, madre di otto figli, alcuni venerati come santi, Margherita portò in quelle terre, ancora rozze, non solo una Fede salda e militante, ma anche un grande impulso civilizzatore.

Abbazia di Cambuskenneth, distrutta dai protestanti nel XVI secolo

Riforma e distruzione

Nella piazza antistante alla cattedrale di san Mungo, a Glasgow, un’insegna proclama con mal celata fierezza: “Unica chiesa rimasta intatta dopo la Riforma”. Infatti, tutte le altre chiese, cappelle e monasteri del Regno furono rasi al suolo dalla rabbia dei riformatori presbiteriani.

L’odio iconoclasta dei protestanti, incitati da John Knox, si scagliò non solo contro gli edifici religiosi, i santuari, le immagini sacre e le reliquie ma, soprattutto, contro i cattolici stessi. Le terre di Scozia sono intrise del sangue dei martiri, a cominciare da san John Ogilvie, sacerdote gesuita martirizzato nel 1615. Non è affatto esagerato qualificare la politica dei protestanti nei confronti del cattolici scozzesi come vero e proprio “genocidio”. È fatto poco noto, ma le prime eliminazioni di massa della storia moderna — precursori di quella “soluzione finale” di infausta memoria — furono eseguite ai danni dei clan cattolici delle Highlands.

Monumento a William Wallace, eroe nazionale

Ricordiamo, per esempio, l’esecrabile massacro di Glen Coe (1692), nel quale furono trucidati i trentotto capi del clan MacDonald, insieme a quaranta tra donne e bambini, per aver rifiutato di giurare fedeltà al protestante Guglielmo d’Orange.

Ancor oggi sussistono non poche restrizioni ai cattolici. Le chiese, per esempio, non possono avere una torre campanaria.

Dalla visita alle rovine dell’abbazia di Holyrood a quelle dell’abbazia di Cambuskenneth, l’Accademia è stata un vero pellegrinaggio attraverso le rovine della Cristianità. Non sono, però, rovine di morte. Da esse emana una promessa di restaurazione, per la quale abbiamo pregato con fervore ad ogni passo.

Messa solenne e chiusura

Per tutta la durata dell’Accademia è stata celebrata la Santa Messa quotidianamente in rito cattolico bizantino. L’ultimo giorno l’antica liturgia di S. Giovanni Crisostomo è stata celebrata con molto splendore.

Cena finale: il suonatore di cornamusa introduce lo haggins, piatto tipico scozzese

La riunione di chiusura è stata affidata a Juan Miguel Montes, della TFP italiana – qui il testo. L’Accademia si è conclusa con una cena conviviale tipicamente scozzese, a base di haggis, un insaccato di interiora di pecora, rigorosamente innaffiato al whisky.

Secondo la tradizione, lo haggis è introdotto solennemente su un vassoio di argento al suono delle cornamuse. Prima di servirlo, un araldo racconta vecchie storie di guerra e di caccia.

Alla fine, alzando il dram di whisky, esclama ad alta voce, in gaelico, “Slainte!”, ovvero “Salute!” Per la Scozia, per i partecipanti all’Accademia e per il trionfo della Civiltà cristiana in queste terre e nel mondo.".

La Scozia deve recuperare il suo patrimonio storico, culturale e religioso.
Termino con questa mia piccola poesia:

PRO LIBERTATE!

Libbiru hè l'omu...si ùn canusci brama...
accussì com'iddu, Wilielmus di Wallace, a cu' onne fogghia di 'ddauru...
su lu capu mittuta fù...pì minazzari et pì fari dama...
di lu populu humiliatio et pì mettiri di sangue sciauru...
ma lu so' populu propriu fici lu cantu...
pì libertati chì fù 'n razia Domini...chì da onne culpa lavau..
et quannu murìu...iddu fici la morti santu!

Cordiali saluti



LA CHIAMATA DI DIO


Cari amici ed amiche.

Durante le Messe di questa sera e di domani, saranno letti i seguenti brani:

  1. dal libro di Samuale (capitolo 2, versetti 3b-19.19)
  2. dal Salmo 39 (40)
  3. dalla prima lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi (capitolo 6, versetti 13c-15a.17-20)
  4. dal Vangelo secondo Giovanni (capitolo 1, versetti 35-42).
I brani biblici sono nel messalino della parrocchia di Roncoferraro (Mantova) che ho messo qui sopra.
Dio ci chiama ogni giorno.
Ci chiama ad essere dimore di Cristo.
Come chiamò Samuele a contribuire alla fondazione del Vecchio Israele, Gesù, il Figlio di Dio, chiamò Simone, che divenne Pietro, a contribuire alla fondazione del Nuovo Israele, la Chiesa.
Per essere con Dio non basta sentire la predica in chiesa.
Per essere con Dio bisogna vivere con Dio, stare con Dio, come Dio stette con Samuele e Gesù, il Figlio di Dio, visse con gli uomini, condividendone gioie e dolori.
Così possiamo essere membra vive di Cristo ed il nostro corpo può diventare tempio dello Spirito Santo.
Essere dimore di Dio, significa essere con il prossimo e con tutte le persone in difficoltà.
Ogni uomo è, quindi, chiamato da Dio a portare avanti il suo progetto.
Alcuni si fanno preti, altri lavorano, altri operano in politica ed altri ancora operano nel sociale.
Così si può portare avanti il progetto di Dio.
Egli vuole che l'uomo stia con lui.
Termino con un pensiero per le vittime del naufragio che c'è stato tra Porto Santo Stefano e l'Isola del Giglio, in Toscana.
Preghiamo per loro.
Cordiali saluti.

SARKOZY? NON RIDE PIU'!

Cari amici ed amiche.

Mi ricordo il presidente francese Nicolas Sarkozy che rideva con la cancelliera tedesca Angela Markel, quando un giornalista gli aveva chiesto dell'Italia.
Oggi, "Monsieur le President" non ride più.
Le agenzie di rating hanno declassato la Francia e Sarkozy è in crisi di consensi, tanto da volere mettere nel programma una cosa assurda, come la legalizzazione dei matrimoni gay.
E' chiaro che egli voglia avere i voti dalle comunità gay e, a tre mesi dalle elezioni, tutto fa brodo.
Questa crisi mette in luce tutta la debolezza di questa Europa, un'Europa fondata sull'Euro e senza una vera istituzione politica, un'Europa in cui la tecnocrazia e la tecnofinanza piegano la politica.
Cordiali saluti.

Il vescovo di Ragusa: “Lo Stato riconosca le unioni gay”, da Vatican Insider

Cari amici ed amiche.

Stiamo arrivando all'assurdo!
Leggete questo articolo del sito "Vatican Insider" che è intitolato "Il vescovo di Ragusa: “Lo Stato riconosca le unioni gay”".
Ringrazio l'amico Angelo Fazio che ha messo l'articolo su Facebook.
Confermo quanto avevo affermato lunedì, durante l'incontro con don Giovanni Telò che si è tenuto presso la parrocchia di Roncoferraro (Mantova), e che avevo riportato nell'articolo intitolato "La Chiesa del concilio, parla don Giovanni Telò, parroco di Villa Garibaldi".
Il Concilio Vaticano II aprì la Chiesa al mondo ma, purtroppo, ebbe anche delle derive che portarono il mondo dentro la Chiesa.
Quanto affermato da monsignor Urso, vescovo di Ragusa, è sconcertante!
In pratica, monsignor Urso ha detto che lo Stato dovrebbe riconoscere le unioni gay.
In primo luogo, ricordo una cosa.
Nella dottrina cristiana, l'omosessualità è un peccato!
Basta aprire una Bibbia e leggerla.
E' vero che si deve perdonare il peccatore ma il peccato (il male) va condannato.
Quindi, quanto detto del presule rasenta l'eresia.
Qui si vuole creare una "religione cristiana di comodo".
Purtroppo per certi presuli e fedeli laici, ricordo che lo stesso Gesù Cristo non volle creare una "dottrina comoda".
Farebbero meglio a rileggere le Scritture, invece di dire delle baggianate!
Cordiali saluti.

venerdì 13 gennaio 2012

Gonzague de Reynold, "La tecnocrazia o barbarie tecnica", in 'Cristianità' n. 161/1988, pag. 4

Cari amici ed amiche.

L'amico Filippo Giorgianni mi ha inoltrato questo testo di Gonzague de Reynold:

«Da cristiani non dobbiamo mai dimenticare la definizione di sant’Agostino nella Città di Dio: la pace è la tranquillità dell’ordine. La pace non ci viene mai data gratuitamente. Non ci è neppure mai data in modo definitivo. E una creazione continua, quotidiana. Prima bisogna guadagnarla, poi conservarla. E, soprattutto, è una grazia, una ricompensa, quella dell’ordine. Quindi non si pone il problema della pace, ma dell’ordine. Avremo la pace soltanto nella misura in cui saremo stati capaci di restaurare l’ordine. Questa pace sarà duratura soltanto nella misura in cui quest’ordine sarà fondato su principi giusti e su idee vere. In un momento in cui la Grecia antica portava a termine il proprio indebolimento nelle guerre intestine. Platone e Aristotele, studiando il problema della città perfetta, erano già giunti a questa conclusione: le due basi dell’ordine politico e sociale sono la giustizia e la verità. Ma, se è facile accertarlo in filosofia, com’è difficile applicarlo in politica! Il vero vinto in questa guerra sarebbe chi perdesse la pace. A questo riguardo, non dobbiamo confondere ordine e organizzazione. Questa è solo un aspetto materiale, amministrativo, dell’ordine. Non è assolutamente l’ordine stesso. Ne diviene facilmente la contraffazione, la menzogna. In questo caso, invece di sostenere l’ordine, l’organizzazione lo distrugge. E metto l’accento su questa differenza perché vedo avanzare e imporsi una nuova forma di barbarie, la più temibile di tutte: la barbarie tecnica. Negli Stati Uniti le hanno già dato un nome: la tecnocrazia. La tecnocrazia è la tirannia dell’organizzazione tecnica e scientifica; è quindi la forma ultima del materialismo pratico, molto ingannevole e molto minacciosa. Scrivendo questo, denunciando una confusione, non ne vorrei fare un’altra. Non mi sogno assolutamente di negare la necessità dell’organizzazione, né l’utilità della tecnica; al contrario, so che ci permetterà di rialzare le rovine e di compensare le distruzioni più rapidamente di quanto non fosse possibile poco fa; il tempo della ricostruzione sarà di conseguenza felicemente abbreviato. Il male è che l’uomo abusa di tutto: ecco perché cade da un estremo nell’altro. La tecnica è al servizio dell’uomo, ma quando – invece di servirlo – si serve di lui come se fosse una semplice «materia prima», quando dimentica la persona psicologica per vedere solamente individui fisiologici, quando pretende di ricondurre tutto a tipi unici attraverso regolamenti e schemi, quando si considera come un fine in sé mentre è e può essere solo un mezzo, quando - finalmente - pretende di governare il mondo, abbiamo la tecnocrazia. E io dichiaro ai miei lettori che rappresenta un pericolo diretto. Tende a portare l’uomo al livello di un animale economico e funzionale, di una formica superiore; può soltanto atrofizzare in lui l’anima.».

Come sempre, ringrazio Filippo, di cui apprezzo l'acume e l'attenzione verso i temi attuali.
Il ragazzo va valorizzato.
Ora, il primo spunto per fare una seria discussione sta proprio nel titolo del testo, "La tecnocrazia o barbarie tecnica".
Io penso che le due cose siano tra loro sinonimi.
Quando si toglie ogni aspetto valoriale ed ogni ideale alla cultura e alla politica e si pensa solo alla "tecnica", ossia alla finanza e al puro pragmatismo, la barbarie è cosa certa.
Questo è proprio il caso dell'Europa.
Mi viene da citare (come esempio) Carlo Magno.
Carlo Magno fu certamente pragmatico (chi fa politica deve essere pragmatico) ma ebbe anche degli ideali di una "romanitas" temperata ed arricchita dalla visione cristiana.
Riguardo a ciò, vi consiglio di leggere il libro "Carlo Magno" che è stato scritto da padre Vittorino Joannes, presso l'Editoriale del Drago s.r.l. di Milano.
L'Europa attuale è ben lontana da quell'ideale.
Essa è retta da "tecnici della moneta", da banchieri e da economisti che non hanno alcun ideale, se non ciò che è legato alla finanza.
Questa Europa è più figlia di quella pessima Rivoluzione francese del 1789, quella rivoluzione pessima, in cui si è diffusa l'idea del burocrate e del tecnocrate efficiente, che non quella del politico che doveva essere sì efficiente ma che doveva avere anche un "humus" di ideali e di valori.
Questo fu il vero relativismo, quell'idea perversa e malata da cui nacquero i mostri, come il comunismo, il nazismo, il secolarismo ed il materialismo.
Da questa idee nacquero la "sottocultura" del sesso libero, quella dell'individualismo, quella dell'edonismo ed anche quella del consumismo senza regole.
Vi consiglio di leggere questo articolo scritto da Marco Stella sul sito dei Lombardi nel Mondo, che è intitolato "Ottimismo e pessimismo sociale tra Brasile e Italia".
Anche qui vi è una riflessione che esprime questo concetto.
Quindi, la tecnocrazia è già di per sé una forma di barbarie.
Cordiali saluti.

MESSAGGIO DI CORDOGLIO PER NICCOLO' SAVARINO


Cari amici ed amiche.

Esprimo il mio cordoglio per Niccolò Savarino, il vigile che si trovava a Milano e che ieri è stato ucciso da un SUV che l'ha investito.
E' morto mentre serviva la sua comunità e stava facendo il proprio lavoro.
Auspico che gli autori di questo omicidio siano presi e giudicati e che i cari di Niccolò possano avere giustizia.
Intanto, invito tutti a pregare per Niccolò e per i suoi cari.
Cordiali saluti.

ISLAM, PARLA PLINIO CORREA DE OLIVEIRA

Cari amici ed amiche.

Sul blog del Circolo Plinio Correa de Oliveira è comparso questo interessante articolo intitolato "Il Corano e la guerra santa".
Ringrazio l'amico Angelo Fazio che l'ha messo su Facebook.
Esso parla della problematica inerente all'Islam in Europa.
Lo fa citando anche i seguenti brani del Corano:

  • Hanno preso il Messia figlio di Maria, come signore all’infuori di Allah (..). I nazareni dicono: ‘Il Messia è il figlio di Allah’. Questo è ciò che esce dalle loro bocche. Ripetono le parole di quanti già prima di loro furono miscredenti. Li annienti Allah!”. (Sura 9, 30)
  • “O voi che credete, combattete i miscredenti, che vi stanno attorno, che trovino durezza in voi”. (Sura 9, 123)
  • “Uccidete i miscredenti ovunque li incontriate”. (Sura 2, 191)
  • “Maledetti! Ovunque saranno trovati, saranno presi e massacrati”. (Sura 33, 61)
  • “Quando dunque incontrate in battaglia quelli che non credono, colpiteli al collo e quando li avete massacrati di colpi, stringete bene i ceppi”. (Sura 47, 4)
  • “Quelli che non credono non si illudano, non prevarranno! Preparate dunque contro di loro forze e cavalli”. (Sura 8, 57)
  • “Uccidete questi miscredenti ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati”. (Sura9, 5)
  • “Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite”. (Sura 2, 216)
  • “Combattete coloro che non credono in Allah (…) che non scelgono la religione della verità, finchè non versino umilmente il tributo e siano soggiogati”. (Sura 9, 29)
  • “Combatteteli finché Allah li castighi per mano vostra, li copra di ignominia, vi dia la vittoria su di loro”. (Sura 9, 14)
  • “Se non vi lancerete nella lotta, [Allah] vi castigherà con doloroso castigo”. (Sura 9, 39).
Alla luce di questi versetti coranici, bisogna fare delle considerazioni.
E' chiaro anche ad un bambino che nella visione degli islamici o (almeno) di una parte consistente di essi, noi cristiani (come gli ebrei) siamo visti come miscredenti.
Noi, per loro, siamo blasfemi.
Nella loro visione, al momento in cui ci facciamo il segno della croce e diciamo: "Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo", noi siamo visti come blasfemi perché (a loro dire) noi neghiamo l'unicità di Dio, mostrandoci (di fatto) politeisti.
Ora, voglio fare notare che questa loro interpretazione non è corretta.
Infatti, già il Vecchio Testamento e gli ebrei parlavano di un Messia che era anche Figlio di Dio e di uno Spirito che dà la vita.
Quando Dio creò Adamo, egli soffiò nelle narici di quest'ultimo l'alito di vita, "ruah".
Questo è lo Spirito Santo.
Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono tre figure distinte che fanno parte di una sola entità, Dio.
Dio è uno ma si manifesta agli uomini in tre persone distinte.
Quindi, la tradizione cristiana si pone in continuità rispetto al Giudaismo antico.
La tradizione islamica, invece, si dice in continuità rispetto al Giudaismo antico ed imparentata con il Cristianesimo.
In realtà, non vi è nessuna continuità né parentela con le due tradizioni citate.
Infatti, se gli ebrei riconoscono la presenza di uno Spirito, un'"Anima mundi", e di un Messia Figlio di Dio e di conseguenza (se pur non esplicitamente vedono una sorta di un Dio Uno e Trino) e noi cristiani vediamo in Gesù Cristo quel Messia Figlio di Dio mentre una parte consistente degli islamici non riconosce ciò, non può esserci alcuna parentela prossima tra Giudaismo e Cristianesimo, da una parte, e l'Islam, dall'altra.
Semmai, può esserci un rapporto di collateralità.
Ora, vi faccio leggere il brano del blog del Circolo "Plinio Correa de Oliveira":

"Si parla (…) della possibile invasione dell’Europa Occidentale da parte di orde di affamati provenienti dall’Oriente e dal Magreb. (…) Non manca chi, nella Penisola Iberica come in altri paesi d’Europa, collega queste ipotesi con la presenza di moltitudini di maomettani, irresponsabilmente ammessi in anni precedenti in diversi punti di questo continente e con i progetti di costruzione di un ponte sullo stretto di Gibilterra, che collegherebbe l’Africa Settentrionale al territorio spagnolo, il che favorirebbe a sua volta altre invasioni di musulmani in Europa. Curiosa somiglianza di effetti della caduta della Cortina di Ferro e della costruzione di questo ponte: entrambi aprirebbero il continente europeo a invasioni analoghe a quelle respinte vittoriosamente da Carlo Magno, cioè quelle da parte di orde barbariche o semi-barbariche provenienti dall’Oriente e di orde maomettane provenienti da regioni a sud del continente europeo. (…) Se immaginiamo lo sviluppo delle ipotesi sopra enunciate, il cui principale scenario sarebbe l’Occidente, indubbiamente ci spaventeranno la dimensione e la drammaticità delle conseguenze che le stesse porterebbero con sé. (Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Appendice, Commento 2).
La verità è che il cristianesimo e l’islam sono totalmente differenti: il Dio che si è fatto uomo incarnato in Gesù, che ha condiviso la vita, la verità, l’amore e la libertà con altri uomini fino al sacrificio della propria vita, non ha nulla in comune con Allah che si è fatto testo incartato nel Corano, che s’impone sugli uomini in modo arbitrario, che ha legittimato un’ideologia e una prassi di odio, violenza e morte perseguita da Maometto e dai suoi seguaci per diffondere l’islam.".

Queste sono le parole di Magdi Cristiano Allam, il noto giornalista di origine egiziana che si convertì al cattolicesimo.
Nella visione cristiana, Dio si fece uomo in Gesù Cristo e sacrificò la propria vita (risorgendo poi) per amore verso il genere umano.
Quindi, morendo sulla croce, Gesù salvò il genere umano.
Anche nel Giudaismo, l'uomo anela alla Salvezza.
Nell'Islam, invece, Dio si fece carta nel Corano che divenne così l'unico riferimento dei popoli che professano l'Islam.
Quindi, il Dio presentato nell'Islam è un Dio lontano dagli uomini. E' un Dio che incute terrore e che è ben lontano dal Dio che con gli uomini condivise ogni cosa (anche il dolore) nella visione cristiana.
Quindi, se Dio si fece carta nel Corano, chi non riconosce tale libro come testo sacro viene visto come miscredente o "agente di Satana" e secondo quelle parole del Corano che ho citato prima, chi non professa il culto maomettano va eliminato, come vanno eliminati quei musulmani che vogliono dialogare con noi cristiani.
Quindi, dov'è nel Corano la tensione verso la Salvezza?
Cordiali saluti.

Translate

Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.