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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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martedì 10 gennaio 2012

LA CHIESA? NON PUO' ESSERE PARAGONATA AI SINDACATI!


Cari amici ed amiche.

Ieri, l'articolo intitolato "Quelle strane e scandalose super pensioni dei sindacalisti, commento all'articolo de "Il Fazioso"" ha ricevuto due commenti polemici.
Uno di questi, scritto dal solito livoroso lettore di nome Pasquale, recita:

"Bugiardo che non sei altro... nessuno ha mai pagato nulla??? Ci sono preti che PRETENDONO degli importi fissi per celebrare le cerimonie (funerali, comunioni, cresime, matrimoni) stabilendo dei veri e propri tariffari... invece dovrebbe trattarsi di un'offerta che chi riceve il sacramento dona alla Parrocchia... ripeto un'offerta e non un obbligo!
oppure ti sembra normale che per andare ad ascoltare la messa dal Santo Padre ad Ancona ho dovuto pagare 15 euro?? Come se fosse uno stadio... ma piantala ipocrita che non sei altro.. fai solo disinformazione e dici tante di quelle cazzate ... ma hai il porto d'armi per spararle cosi grosse?".

Innanzitutto, chiedo scusa a tutti per la durezza della mia risposta ma non sopporto l'arroganza e la maleducazione di certe persone.
Pasquale parla del fatto che si debba pagare per ricevere i sacramenti.
Ora, io provo ad analizzare quella che è la situazione delle parrocchie, per fare capire ciò.
Cito una parrocchia come tante, quella di Roncoferraro, in Provincia di Mantova.
Questa parrocchia è gestita dal parroco don Alberto Bertozzi.
Ora, egli gestisce due parrocchie, quella di Roncoferraro e quella di Villagrossa, una frazione del Comune di Castel d'Ario.
Non voglio fare i conti in tasca al parroco ma, al contrario, voglio fare capire a tutti che una parrocchia deve affrontare delle spese, per essere sempre efficiente e servire la comunità.
Il parroco deve fare fronte alle spese per le opere di carità, a quelle per mantenere l'oratorio (che è un punto di ritrovo per i giovani) e a quelle della sua casa.
Inoltre, vi sono anche le spese per mantenere in funzione la chiesa, sia con la manutenzione ordinaria e sia con quella straordinaria.
Ricordo, ad esempio, che l'anno scorso la parrocchia di Roncoferraro ha dovuto affrontare una spesa ingente per riparare il tetto della sagrestia, che è crollato.
Quindi, una parrocchia affronta tante spese, per potere essere sempre al servizio della comunità.
Spesso il famoso "Otto per mille" non basta a coprire le spese.
Nel caso di situazioni come quelle di Roncoferraro, le spese sono doppie poiché il parroco gestisce due parrocchie.
Inoltre, le varie associazioni cattoliche fanno ospedali con coui curano i malati.
Ricordo, ad esempio, che l'Ospedale di San Giovanni Rotondo, "Casa Sollievo della Sofferenza" (che fu voluto da San Pio di Pietrelcina), rappresenta un'opera di eccellenza in tutto il Sud Italia e non solo.
Anche l'Ospedale "San Raffaele" di Milano è un altro esempio di ciò.
Se non ci fosse la Chiesa cattolica, con le sue parrocchie, le sue scuole, i suoi ospedali, le sue associazioni e le sue fondazioni benefiche, qui in Italia ci sarebbe una situazione peggiore.
Al contrario, non mi risulta che i sindacati facciano ospedali, scuole ed opere di carità.
Questi ultimi sanno solo protestare e fare scioperi, anche quando questi sono inopportuni.
Quindi, trovo che certe polemiche siano davvero stupide.
Cordiali saluti.

SOLIDARIETA' AD ANGELO FAZIO

Cari amici ed amiche.

Navigando su Facebook, non ho potuto non leggere questa nota dell'amico Angelo Fazio che è intitolata "Una mia amara riflessione su alcuni "amici" di Facebook, inerente ad uno spiacevole episodio, avvenuto ieri sulla mia bacheca".
Essa recita:

"Care amiche e amici,

ieri notte, su questa mia bacheca è successo un evento, che senza cadere nell'esagerazione, potremmo definire “fastidioso”.

Una signora sarda, mia (ex)amica online si è sentita in diritto di scrivere qualcosa di estremamente “gentile” e “garbato” sulla mia bacheca.

Costei ha scritto quanto segue:

"PREFERISCO VEDERE LA FOTO DELLA TUA CARTA DI IDENTITA' ,AMICO !!! SENNO' MI LASCI!OPPURE TI MOLLO ! INTESI ? IL TUO NICKNAME NON MI BASTA !!!!!!!!!

Che dire? E' una frase che si commenta da sé. Ha la fattispecie (o meglio l'arroganza dei toni) di un vero e proprio ultimatum!

Innanzitutto, un profilo Facebook è qualcosa di estremamente personale e non credo che, con tutto il rispetto, sia costei a stabilire se io, nel mio profilo, debba mettere una mia foto o meno. Tanto più quella della carta d'identità, come da lei preteso. E tale pretesa non mi pare roba da poco!

Per un utente di questo social network vi è totale libertà di inserire una sua foto o di astenersi dal fare ciò, senza che nessuno debba poi arrogarsi di fare irruzione nella sua bacheca per imporgli determinate cose sulla gestione del suo profilo. La signora in questione non detiene tale autorevolezza nei miei confronti!

Tra l'altro, lei non era obbligata a stare fra i miei amici e non mi risulta che essa sia un membro delle Forze dell'Ordine nell'esercizio delle sue funzioni e, d'altra parte, io non ho certo commesso alcun reato; dunque, si converrà con me che la richiesta di prendere visione della foto sulla mia carta d'identità sembrerebbe piuttosto grottesca e pretenziosa!

Bastava, semplicemente, cancellarmi senza arrivare ad esercitare simili inesistenti pretese per le quali, la persona in questione, non detiene alcun titolo.

Non è certo l'autostima che manca a tale persona, se si considera che ritiene la sua amicizia on-line tanto importante e preziosa per me, da arrivare a “minacciare” di porre fine ad essa, ritenendo magari che tale “minaccia” possa poi esercitare una notevole deterrenza. C'è da complimentarsi per l' “umiltà” mostrata!

Non ritengo, inoltre, che debba essere lei a stabilire cosa “gli basta” o meno delle informazioni che pubblico nel mio profilo.

Per non parlare dello stile con cui è scritta tale frase:

1-il medesimo concetto, contenuto in essa, poteva essere espresso in maniera più garbata, senza questo impeto spropositato (specie, se consideriamo, oltre ai termini usati, che scrivere in stampatello equivale a gridare nel linguaggio di internet!). Magari, rivolgendoci con termini più gentili al nostro interlocutore...

2-Esistono poi i concetti (evidentemente sconosciuti alla signora in questione) di delicatezza e discrezione. Io non vedo l'utilità di aver scritto la frase sulla mia bacheca.

Su Facebook si può dialogare anche tramite messaggi privati. Sarebbe stato, di certo, più rispettoso comunicarmi le sue intenzioni in questa maniera.

Se non mi fossi accorto di questa frase arrogante in piena notte, per poi (ovviamente) cancellarla e fosse rimasta impressa sulla mia bacheca fino ad oggi, chissà cosa potevano pensare gli altri miei amici che, a differenza di lei, si comportano in una maniera riguardosa verso di me!

3-I toni della breve frase sono piuttosto irriguardosi di per sè, certo, ma la notevole mancanza di rispetto sta anche nel fatto che la persona in questione, abbia poi insinuato che io utilizzi un mio nickname (magari per fare un uso molesto del mio profilo), quanto invece Angelo Fazio sono davvero, rispettivamente, i miei nome e cognome.

Va aggiunto anche che, la signora in questione, oltre a rivolgersi in maniera arrogante, pretenziosa, poco umile e irrispettosa, non eccelle neppure in spirito di osservazione. Anche qui, il discorso è pertinente.

Difatti, è vero che io non metto una mia foto, ma è altrettanto vero che certi sospetti nei miei confronti sono a dir poco ridicoli.

Sbaglio o le mie informazioni autobiografiche sono più che esaustive a riguardo della mia persona (ho persino quattro persone registrate come cugini e sarebbe piuttosto strano per qualcuno che vuole fare un uso molesto di Facebook!), al contrario di altri che, invece, mettono sì una loro foto, ma poi di notizie su di loro ne danno piuttosto pochine?

Forse, la signora in questione, si è indispettita per un certo numero di “mi piace” che avevo messo sulla sua bacheca. Se così è, mi rincresce. Tuttavia, non è l'unica persona con cui faccio questo, dato che, nel linguaggio di Facebook, ciò è universalmente ritenuto un gesto di cortesia e, difatti, le altre persone solitamente mi ringraziano piuttosto che mandarmi messaggi bellicosi!

Per me, mettere dei “mi piace” agli amici è una questione di rispetto e apprezzamento verso di loro: nulla di più di questo.

E' vero che ci sono persone che non fanno un uso corretto del social network, tuttavia, io non sono fra queste!

In questi mesi, da quanto ho aperto il mio profilo, mi sono sempre comportato con il massimo riguardo verso tutti, non ho mai cercato la polemica, e neppure ho mai offeso, ne ingiuriato nessuno.

Al contrario, non sono mancate le manifestazioni di stima di diversi miei amici, con alcuni di essi abbiamo iniziato anche delle interessanti e proficue corrispondenze epistolari o, più semplicemente dei rapporti di simpatia. Faccio notare, che diversi sono coloro che mi taggano nei loro scritti (o, in taluni casi, sono citato in alcuni articoli!).

L'episodio di ieri è stato, in effetti, un caso isolato; gli altri miei amici, solitamente, si rivolgono con ben altri toni e il rispetto è reciproco.

Ora, se questa mia correttezza non basta per fidarsi di me, sono spiacente, ma avermi fra gli amici non è un obbligo, così come per me, non rappresenta una grossa tragedia quella di essere eliminato.

Dunque, mi si può benissimo cancellare senza ricorrere a simili grottesche minacce, che rasentano una presunzione non indifferente da parte di chi le scrive, oltre che una grossa mancanza di rispetto verso chi le riceve.

Visti i suoi modi, di certo, non sentirò la mancanza della persona in questione (che, ovviamente, ho cancellato all'istante).

Certo della Vostra adesione al contenuto di questa mia lettera, porgo distinti saluti.

Angelo F.".


Avendo avuto qualche esperienza simile alla sua, purtroppo non su Facebook ma nella vita reale (il che, per certi versi, è ancora più brutto), e tenendo conto del fatto che la persona in questione mi abbia sempre fornito degli ottimi spunti per fare degli articoli su questo blog, dando un forte contributo ad esso, non posso esimermi dal commentare questa nota.
Su di me si possono dire tante cose ma non che sia ingrato.
Io trovo che sia veramente brutto il commento fatto da quella "signora" che ha scritto sulla bacheca di Angelo.
Ho conosciuto Angelo su Facebook nel giugno dell'anno scorso.
Devo dire che, da subito, lui ha dimostrato di volere interloquire con me.
E' sempre stato molto pulito nei toni e ha sempre fatto degli ottimi commenti.
Scrive dei commenti intelligenti e si è sempre dimostrato disponibile confrontarsi su tutto, senza turpiloquio ed espressioni offensive.
Inoltre, lui è appassionato di storia e di vari argomenti culturali che appassionano anche il sottoscritto.
Basti pensare alla storia inglese.
Quindi, mi capita di prendere da lui del materiale che metto su questo blog, nei miei articoli.
Inoltre, lui ha fatto una scelta di vita di cui ho parlato nell'articolo intitolato "I giovani e la fede, una testimonianza".
Io gli avevo chiesto una testimonianza di questa sua esperienza.
Lui avrebbe potuto dirmi di no. Era un suo diritto, tenendo conto del fatto che mi conoscesse solo su Facebook.
Invece, lui è stato disponibilissimo ed io ho messo questa sua testimonianza nel succitato articolo.
La "signora" (uso le virgolette perché di signorile questa persona non ha proprio nulla) ha scritto sulla sua bacheca di Facebook:

"PREFERISCO VEDERE LA FOTO DELLA TUA CARTA DI IDENTITA' ,AMICO !!! SENNO' MI LASCI!OPPURE TI MOLLO ! INTESI ? IL TUO NICKNAME NON MI BASTA !!!!!!!!!".


Sulla foto va detta una cosa.
La foto in questione si trova qui sopra e mostra un quadro dipinto da Antonello da Messina, il "Salvator Mundi".
L'immagine del "Salvator Mundi" è stata usata da Romeo Castellucci, per uno spettacolo.
Purtroppo, questo spettacolo è blasfemo e mostra la succitata immagine insozzata di sterco.
Di questo spettacolo ne parla anche "Riscossa Cristiana".
Per protesta, io ed altri su Facebook abbiamo messo l'immagine sui profili.
Anche Angelo ha fatto lo stesso.
Per quanto riguarda la questione del nickname, il nome Angelo Fazio è un nome vero.
In Sicilia, il cognome Fazio non è affatto raro.
Ci sono dei Fazio anche a Galati Mamertino, il paese di mia madre.
Quindi, sono solidale con Angelo, un ragazzo serio che va valorizzato.
Tra l'altro, so che sta studiando all'università e gli auguro ogni bene, con stima.
Si merita ogni bene.
I suoi genitori dovrebbero essere fieri di un figlio come lui.
Ringrazio Angelo per tutto il materiale interessante che mi dà.
Cordiali saluti.







QUELLE STRANE E SCANDALOSE SUPER PENSIONI DEI SINDACALISTI, COMMENTO ALL'ARTICOLO DE "IL FAZIOSO"

Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo de "Il Fazioso" che è intitolato "Quelle strane e scandalose super pensioni dei sindacalisti".
Questo articolo parla di alcuni privilegi e privilegiati.
Anche i sindacati rientrano in questa categoria.
Ad esempio, essi sono esenti dall'ICI e non pagheranno l'IMU.
Forse, qualcuno del governo li avrà paragonati alla Chiesa.
Peccato che non servono le tessere per andare in Chiesa.
Al contrario, per entrare in un sindacato serve una tessera.
Ricordo che le tessere si pagano.
Invece, nessuno ha mai pagato nulla per prendere la Comunione in chiesa.
Inoltre, la Chiesa cattolica aiuta i poveri, la gente in difficoltà ed i malati.
Il peggio, però, riguarda le pensioni.
In base alla legge 564 del 1996, ai sindacati è consentito versare una contribuzione aggiuntiva per quei dirigenti in aspettativa.
In pratica, i succitati dirigenti hanno le pensioni maggiorate.
In un periodo di crisi profonda qual è quello attuale, si parla di morigeratezza e di rigore e, intanto, ci sono quelli che hanno pensioni alte, mentre i "normali pensionati" sono alla fame.
Ciò è allucinante!
Forse, prima di dare lezioni agli altri, qualcuno dovrebbe guardare in casa propria.
Cordiali saluti.

SALVIAMO LA TENUTA CARDITELLO!


Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo de "Il Giornale del Sud" che è intitolato "Petizione per salvare Carditello, possibile che non c'è il tempo di mettere una firma?".
Il comitato "Real Circolo Francesco II di Borbone" ha lanciato una petizione per salavare un'antica dimora dei Borboni che si trova a San Tammaro, in Provincia di Caserta.
Il link della petizione è http://www.petizionionline.it/petizione/salviamo-la-real-tenuta-di-carditello/5853?fb_comment_id=fbc_10150456507799658_22980657_10150507367874658#fe3141fc8.
Io sottoscrivo in pieno questa iniziativa e la sostengo.
Non è una questione di nord e di sud ma è una questione di principio.
L'Italia ha un patrimonio culturale enorme che è poco valorizzato.
Cito, ad esempio, la chiesa di Susano (che si trova a Castel d'Ario, in Provincia di Mantova) o quella di San Luca, che si trova a Galati Mamertino, in Provincia di Messina.
Sarebbe giusto valorizzare il nostro patrimonio culturale.
Spesso si parla tanto di storia e di cultura ma sono una storia ed una cultura ad uso e consumo di di certe forze politiche.
Così non va perché si uccide la cultura.
Uccidere la cultura significa uccidere un popolo.
Cordiali saluti.

lunedì 9 gennaio 2012

LA CHIESA DEL CONCILIO, PARLA DON GIOVANNI TELO', PARROCO DI VILLA GARIBALDI




Cari amici ed amiche.

Ieri sera, qui a Roncoferraro (in Provincia di Mantova), si è tenuto un incontro che ha avuto come tema centrale il Concilio Vaticano II.
L'evento è stato organizzato dall'Unità Pastorale di San Leone Magno, di cui fa parte anche la parrocchia di Roncoferraro. Qui sopra vi è la scaletta dell'incontro.
L'incontro si è tenuto presso l'oratorio della Parrocchia di San Giovanni Battista.
Ospite della serata è stato don Giovanni Telò, parroco di Villa Garibaldi, una frazione di Roncoferraro.
Moderatore della serata è stato il parroco di Roncoferraro, don Alberto Bertozzi, che ha iniziato l'evento con dei salmi cantati.
Don Giovanni ha illustrato quello che fu il Concilio Vaticano II e, in particolare, ha parlato del ruolo che devono avere oggi i sacerdoti, i religiosi ed i laici cattolici nella Chiesa e nella società.
Il presule ha affermato che grazie al concilio la Chiesa cessò di essere "clericale" ed arroccata su sé stessa ma si è aperta al mondo.
Tuttavia, egli ha affermato che il percorso iniziato dal concilio con è ancora completo.
Infatti, non basta concedere spazi al laicato cattolico dentro la Chiesa ma bisogna fare sì che la comunità cristiana assimili quello che è il significato teologico ed eccelsiologico della missione dei laici poiché se non vi è un laicato maturo non potrà esservi una Chiesa matura.
Così, don Giovanni si è riallacciato alla Costituzione dogmatica "Lumen Gentium" , cercando di riassumerla nei seguenti punti:

  1. Il mistero della Chiesa.
  2. Il popolo di Dio.
  3. Costituzione gerarchica della Chiesa e in particolare dell'episcopato.
  4. I laici.
  5. Universale vocazione alla santità della Chiesa.
  6. I religiosi.
  7. Indole escatologica della Chiesa peregrinante e la sua unione con la Chiesa celeste.
  8. La Beata Vergine Maria Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa.
Da tutto ciò emerge la comunione dentro la Chiesa.
Essa è il mistico corpo di Cristo ed il Papa, i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi ed i laici sono membra vive di questo corpo, ciascuna con il suo ruolo.
Il clero ha la funzione sacramentale mentre i laici ne hanno altre.
Questo ultimi sono chiamati alla santità attriverso le opere nel mondo, dalla politica al lavoro, arrivando alla cultura e alla famiglia.
La Chiesa, tuttavia, deve valorizzare il laico cattolico, tenendo conto della sua identità.
Infatti, la laicità non è sinonimo di "rifiuto di Dio o della Chiesa".
La laicità è l'appartenenza al "laos", il popolo.
Don Giovanni ha citato l'esortazione apostolica del Beato Giovanni Paolo II "Christifideles laici".
Il laico ha il dovere di partecipare attivamente nel mondo, attraverso il proprio lavoro, la politica, il volontariato, la cultura e la famiglia.
Il presule ha poi affermato che Cristo morì per tutta l'umanità.
Quindi, il laico cattolico è missionario nel mondo ma non deve costringere la gente ad entrare nelle chiese. Infatti, deve prima portare Cristo nel mondo, deve farsi testimone di lui.
Don Giovanni ha poi concluso con una preghiera di monsignor Tonino Bello che recita:

"Spirito Santo, donaci il gusto di essere estroversi. Rivolti, cioè, al mondo, che non è una specie di Chiesa mancata, ma l'oggetto ultimo di quell'incontenibile amore per il quale la Chiesa stessa è stata costituita. Se dobbiamo attraversare i mari che ci distanziano dalle altre culture, soffia nelle vele perché sciolte le gomene (corde) che ci legano agli ormeggi del nostro piccolo mondo antico, un più generoso impegno missionario ci solleciti a partire.Se dobbiamo camminare sull'asciutto, mettici le ali ai piedi perché, come Maria, raggiungiamo in fretta la città. La città terrena. Che tu ami appassionatamente. Che non il ripostiglio dei nostri rifiuti, ma il partner agonizzante con cui dobbiamo agonizzare perché giunga a compimento l'opera di redenzione.".

Poi c'è stato lo spazio del confronto tra don Giovanni ed i presenti nella sala.
Il primo ad intervenire sono stato io e ho posto un problema molto recente.
Ho affermato che il Concilio Vaticano II ha teso ad aprire la Chiesa al mondo ma ha anche fatto sì che il mondo entrasse dentro la Chiesa.
Ho citato i concili precedenti (come quelli di Efeso e di Trento) e ho fatto notare che nel Concilio Vaticano II non vi furono condanne verso certe idee, idee che oggi, purtroppo, influenzano sia parte del laicato cattolico e sia parte del clero.
Nello specifico, ho citato certi casi di preti che non fanno bene il proprio mestieri, influenzando negativamente i laici. Ho parlato, ad esempio, del caso di don Giorgio De Capitani, parroco di Rovagnate (Lecco), che ha fatto delle affermazioni gravi contro il proprio vescovo e la Chiesa.
Un altro prete lì presente è intervenuto dicendo che la politica non deve entrare nella Chiesa e ha posto il problema del rapporto tra fede e denaro, citando il caso dell'Ospedale San Raffaele di Milano.
Don Giovanni ha risposto dicendo che i preti possono non condividere l'idea dei vescovi o del Papa ma è tenuto ad obbedire ad essi e non può esternare il proprio dissenso in modo così plateale.
Il prete deve tenere unito il mistico corpo di Cristo.
Quanto all'Ospedale San Raffaele, don Giovanni ha affermato di essere molto dispiaciuto per quanto è successo.
Il compito del cristiano è quello di testimoniare Gesù Cristo anche nelle opere.
E' intervenuto anche Antonio Menegazzo (membro dell'Unità Pastorale ed iscritto all'Associazione Civica Mantovana) che ha affermato di essere un "dito senza un corpo".
Egli, infatti, ha denunciato la carenza di comunicazione sia tra clero e laici e sia tra i laici stessi.
Don Giovanni ha condiviso la sua preoccupazione e ha ribadito quanto ha detto prima.
Il laicato deve maturare e deve essere conscio del ruolo che può avere dentro la Chiesa.
E' intervenuta una signora che ha posto il problema del sacro che troppo spesso si sente avulso anche rispetto alla dimensione sacramentale.
In poche parole, il laico non ha ancora delle responsabilità.
Don Giovanni ha affermato che il punto è proprio questo.
Il Concilio Vaticano II fu fatto per aprire la Chiesa ai laici e fare in modo che essi abbiano un ruolo importante in essa.
Oggi, il cammino è rimasto incompleto.
L'evento è terminato con una preghiera diretta da don Alberto e con la benedizione impartita dallo stesso.
Sono stati poi offerti thè e biscotti.
Concludo esprimendo il mio pensiero.
Io penso che l'idea del Concilio Vaticano II sia stata buona ma penso anche che tale idea sia stata male applicata.
Questo è dovuto d un vulnus del concilio stesso.
Il concilio, infatti, avrebbe dovuto condannare certe idee (come comunismo e relativismo), idee che oggi, purtroppo, sono dentro la Chiesa.
Don Giovanni ha fatto un'affermazione forte dicendo che Cristo morì anche per i comunisti.
Io gli potrei rispondere dicendo che Cristo morì anche per i massoni o per altri.
Effettivamente, Cristo morì per salvare tutti, anche i massoni, i comunisti ed altri.
Tuttavia, se è giusto non condannare l'errante, ossia il comunista, il massone o qualasiasi altra persona, è giusto, invece, condannare l'errore, ossia le idee che hanno il comunista, il massone o qualsiasi altra persona che abbia delle idee incompatibili con il Cristianesimo.
Come in ogni cosa, serve equilibrio.
Cordiali saluti.

UNA RIFLESSIONE INTERESSANTE

Cari amici ed amiche.

Nel commentare su Facebook l'articolo intitolato " Il protestantesimo e le ideologie attuali", l'amico Filippo Giorgianni ha fatto questa riflessione, prendendo spunto dal testo di Plinio Correa de Oliveira.
Essa recita:

"Diceva Corrêa de Oliveira ("Rivoluzione e Contro-Rivoluzione"), dopo aver parlato della crisi/autunno della Cristianità "medievale":

Questo nuovo stato d’animo conteneva un desiderio possente, sebbene più o meno inconfessato, d’un ordine di cose fondamentalmente diverso da quello che era giunto al suo apogeo nei secoli XII e XIII. L’ammirazione esagerata, e non di rado delirante, per il mondo antico, servì da mezzo d’espressione a questo desiderio. Cercando molte volte di non urtare frontalmente la vecchia tradizione medioevale, l’Umanesimo e il Rinascimento tesero a relegare in secondo piano la Chiesa, il soprannaturale ed i valori morali della religione. Il tipo umano, ispirato ai moralisti pagani, che quei movimenti introdussero come ideale in Europa, e la cultura e la civiltà coerenti con questo tipo umano, erano soltanto i legittimi precursori dell’uomo avido di guadagni, sensuale, laico e pragmatista dei nostri giorni, della cultura e della civiltà materialistiche in cui ci andiamo immergendo sempre più. Gli sforzi per un Rinascimento cristiano non giunsero a distruggere nel loro germe i fattori dai quali derivò il lento trionfo del neopaganesimo. In alcune parti d’Europa esso si sviluppò senza portare all’apostasia formale. Notevoli resistenze gli si opposero. E anche quando s’insediava nelle anime, non osava chiedere loro — almeno all’inizio — una rottura formale con la fede. Ma in altri paesi attaccò apertamente la Chiesa. L’orgoglio e la sensualità, nel cui soddisfacimento consiste il piacere della vita pagana, suscitarono il protestantesimo. L’orgoglio diede origine allo spirito di dubbio, al libero esame, all’interpretazione naturalistica della Scrittura. Produsse la rivolta contro l’autorità ecclesiastica, espressa in tutte le sette con la negazione del carattere monarchico della Chiesa universale, cioè con la rivolta contro il papato. Alcune, più radicali, negarono anche quella che si potrebbe chiamare l’alta aristocrazia della Chiesa, ossia i vescovi, suoi prìncipi. Altre ancora negarono lo stesso sacerdozio gerarchico, riducendolo a una semplice delegazione da parte del popolo, unico vero detentore del potere sacerdotale. Sul piano morale, il trionfo della sensualità nel protestantesimo si affermò con la soppressione del celibato ecclesiastico e con l’introduzione del divorzio.
L’azione profonda dell’Umanesimo e del Rinascimento fra i cattolici non cessò di estendersi in tutta la Francia, in un crescente concatenamento di conseguenze. Favorita dall’indebolimento della pietà dei fedeli — prodotto dal giansenismo e dagli altri fermenti che il protestantesimo del secolo XVI aveva disgraziatamente lasciato nel Regno Cristianissimo — tale azione produsse nel secolo XVIII una dissoluzione quasi generale dei costumi, un modo frivolo e fatuo di considerare le cose, una deificazione della vita terrena, che preparò il campo alla vittoria graduale dell’irreligione. Dubbi relativi alla Chiesa, negazione della divinità di Cristo, deismo, ateismo incipiente furono le tappe di questa apostasia. Profondamente affine al protestantesimo, erede di esso e del neopaganesimo rinascimentale, la Rivoluzione francese fece un’opera in tutto e per tutto simmetrica a quella della Pseudo-Riforma. La Chiesa Costituzionale che essa, prima di naufragare nel deismo e nell’ateismo, tentò di fondare, era un adattamento della Chiesa di Francia allo spirito del protestantesimo. E l’opera politica della Rivoluzione francese fu soltanto la trasposizione, nell’ambito dello Stato, della “riforma” che le sette protestanti più radicali avevano adottato in materia di organizzazione ecclesiastica:
— Rivolta contro il re, simmetrica alla rivolta contro il Papa;
— Rivolta della plebe contro i nobili, simmetrica alla rivolta della “plebe” ecclesiastica, cioè dei fedeli, contro l’aristocrazia della Chiesa, cioè il clero;
— Affermazione della sovranità popolare, simmetrica al governo di certe sette, esercitato in misura maggiore o minore dai fedeli.
Nel protestantesimo erano nate alcune sette che, trasponendo direttamente le loro tendenze religiose nel campo politico, avevano preparato l’avvento dello spirito repubblicano. San Francesco di Sales, nel secolo XVII, mise in guardia il duca di Savoia contro queste tendenze repubblicane. Altre sette, spingendosi oltre, adottarono princìpi che, se non si possono chiamare comunisti in tutto il senso odierno del termine, sono almeno pre-comunisti. Dalla Rivoluzione francese nacque il movimento comunista di Babeuf. E più tardi, dallo spirito sempre più attivo della Rivoluzione, sorsero le scuole del comunismo utopistico del secolo XIX e il comunismo detto scientifico di Marx. E cosa vi può essere di più logico? Il deismo dà come frutto normale l’ateismo. La sensualità, in rivolta contro i fragili ostacoli del divorzio, tende di per sé stessa al libero amore. L’orgoglio, nemico di ogni superiorità, attaccherà necessariamente l’ultima disuguaglianza, cioè quella economica. E così, ebbro del sogno d’una Repubblica Universale, della soppressione di ogni autorità ecclesiastica e civile, dell’abolizione di qualsiasi Chiesa e, dopo una dittatura operaia di transizione, anche dello stesso Stato, ecco ora il neobarbaro del secolo XX, il più recente e più avanzato prodotto del processo rivoluzionario.
(...)
Come i cataclismi, le cattive passioni hanno una forza immensa, ma volta alla distruzione. Questa forza ha già in potenza, fin dal primo momento delle sue grandi esplosioni, tutta la virulenza che si manifesterà più tardi nei suoi peggiori eccessi. Nelle prime negazioni del protestantesimo, per esempio, erano già impliciti gli aneliti anarchici del comunismo. Se, dal punto di vista della formulazione esplicita, Lutero era soltanto Lutero, tutte le tendenze, tutto lo stato d’animo, tutti gli elementi imponderabili dell’esplosione luterana portavano già in sé, in modo autentico e pieno, sebbene implicito, lo spirito di Voltaire e di Robespierre, di Marx e di Lenin.

Due piccole mie aggiunte: anche i protestanti di Thomas Muentzer arrivarono a esportare le idee protestanti in politica (ma Lutero non ebbe il coraggio di seguirli e anzi li fece perseguitare); e anche in ambito politico alcuni orientamenti giunsero al comunismo effettivo: gli anabattisti della città di Munster. E, come rilevavi tu, non dimentichiamo diggers e levellers inglesi...".

Effettivamente, il protestantesimo contribuì a fare nascere certe ideologie, sconvolgendo anche lo stesso assetto dell'Europa.
Basti guardare solo quello che accadde nel Sacro Romano Impero.
Esso si reggeva sul rapporto tra Papato ed Impero, un rapporto spesso difficoltoso.
Con la crisi della corona imperiale, che avvenne dopo la morte di Federico II di Svevia nel 1250, e quella del Papato (che avvenne dopo l'oltraggio di Anagni, nel 1306, la "Cattività avignonese", tra il 1309 ed il 1377, e lo Scisma d'Occidente, tra il 1378 ed il 1417), il Sacro Romano Impero vide una fase di declino.
Benché non fosse sempre stato idilliaco, il rapporto tra Papa ed imperatore garantiva la stabilità dell'Impero.
Con l'avvento della Riforma protestante, la crisi fu conclamata e, di fatto, l'Impero cessò di esistere.
L'Impero vide una sempre più forte frammentazione.
Ora, ciò deve essere esteso a tutta l'Europa.
Inoltre, senza più un'unica Chiesa in grado di morigerare e di moderare certe tendenze ideologiche, gli Europei entrarono in una situazione di scontro sempre più radicale.
Ci furono scontri sia tra cattolici e protestanti e sia tra le stesse Chiese riformate.
Inoltre, ci fu un maggiore radicalismo politico.
Ciò spiega quanto fece Thomas Muntzer (nella foto), i fatti di Munster (1534) e ciò che fecero i diggers ed levellers in Inghilterra.
Da questo radicalismo politico nacquero le ideologie come nazionalismo, comunismo, relativismo, nichilismo, disobbedienza civile ed individualismo.
Per capire il presente, bisogna conoscere il passato.
Cordiali saluti.






LA SINISTRA? PREDICA BENE MA RAZZOLA MALE!


Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo sul quotidiano "Libero" che è intitolato "Pisapia, Capodanno lusso nel resort in Thailandia".
Esso parla del Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che ha passato il Capodanno in un resort di lusso in Thailandia.
Io penso che a sinistra ci sia una certa ipocrisia.
La sinistra, infatti, parla tanto di rigore ma poi molti dei suoi membri hanno gli stessi atteggiamenti dei "capitalisti" che tanto odiano.
Inoltre, essi fanno tanto i moralisti verso il presidente Berlusconi per il fatto che abbia la villa in Sardegna piuttosto che quella di Arcore ma poi le stesse persone passano le vacanze nei resort di lusso.
Se questa non è ipocrisia...non so cos'altro sia.
Inoltre, mio padre mi racconta sempre che quando lui venne a vivere qui dall'Abruzzo (dopo avere vissuto a Roma per un certo periodo di tempo) i suoi colleghi di lavoro dicevano gli dicevano che doveva andarsene perché, a loro modo di vedere, "rubava il lavoro ai loro figli".
Questi signori non erano della Lega Nord ma avevano tessere dei sindacati (precisamente della CGIL) e votavano il Partito Socialista o quello comunista.
In passato, c'erano quelli che mi insultavano e mi davano del ""terrone".
Queste persone non erano della Lega Nord ma erano (e sono tuttora) dichiaratamente di sinistra.
Oggi, questi stessi signori sono quelli che vogliono "aprire le frontiere agli immigrati" ed attaccano la Lega Nord.
Adesso, la sinistra fa la "caccia alle streghe" contro gli evasori fiscali.
Chissà perché questa parte politica bolla "come evasori" , coloro che, notoriamente, non la votano.
Leggete questa lettera al direttore de "Il Foglio", Giuliano Ferrara, che è stata scritta da Giovanni Formicola (membro di Alleanza cattolica) e che è stata riportata su Facebook.
L'ho trovata attraverso la mia "Homepage" sul social-network, in quanto è stata pubblicata anche sul profilo di una persona in contatto con me, l'amica Irene Bertoglio, che ringrazio.
La lettera recita:

"Gentilissimo Signor Direttore,

lo Stato del XX secolo pretendeva l'obbedienza ideologica; quello del XXI secolo pretende l'obbedienza fiscale; non senza la comune tendenza ad integrarsi in un sistema sovra e anti nazionale: un superStato "imperiale" senza popolo. A tal fine, per "far rispettare la legge", si dilata l'apparato repressivo e di controllo, che sempre più irrompe nella società e la invade. Certo, Equitalia e la tributaria non sono la stessa cosa della Gestapo. Certo, le legittime libertà di religione e di pensiero sono gerarchicamente sovraordinate alle legittime libertà economiche e al diritto di proprietà. Epperò, il sistema delle libertà è organico, e quindi l'una tiene le altre e viceversa, così come l'invasione è invasione, anche senza gli stivali chiodati, il passo dell'oca e i lager (meno male). Il totalitarismo si è ammorbidito nelle forme, ma non nella sua realtà, e importa relativamente se la proprietà e le libertà sono aggredite in nome di una classe, di una razza o dello spread; non cambia la sostanza delle cose se è la maggioranza democratica - e da noi, oggi, neppure questa - a colpire la società e le famiglie, ovvero un'avanguardia rivoluzionaria (domanda politologica: un'accolita di tecnici e banchieri, pretesi portatori di sapere e competenza superiori, le somiglia?). Anche la pretesa fiscale ha un limite, e quando questo limite è superato - oltre il sessanta per cento tra imposte dirette e indirette è al di là di ogni limite? - la disobbedienza non solo è un diritto, ma un dovere di resistenza civile. Altrimenti, si deve concludere che il governo in materia fiscale può tutto, et de hoc satis. Nè si argomenti in proposito invocando l'esistenza di una representation: senza mandato imperativo, essa è soltanto derisoria. E come tutti i totalitarsmi, anche questo ha il suo "nemico del popolo", cui imputare tutti i mali, che neppur'esso ovviamente riesce ad eliminare, e contro il quale scatenare con appositi spot i "Due Minuti d'Odio" d'orwelliana memoria: l'evasore.Ma forse l'ideologia - il "politicamente corretto" integrato e servito dal "fiscalmente corretto" - non è del tutto assente nel costituendo superStato fiscal-finanziario, senza Dio, patria e famiglia: il caso Ungheria dice niente?

Cordialmente

Giovanni Formicola".

Ora, la sinistra fa tanto la moralista verso gli altri ma dovrebbe guardare in casa propria.
Mi risulta, ad esempio, che vi sono dei dipendenti del pubblico impiego che hanno due o più lavori, uno dei quali in nero.
Tradizionalmente, coloro che operano nel pubblico impiego votano la sinistra.
La sinistra dice di avere il senso dell'istituzione.
Peccato che essa era quella parte politica che predicava la rivoluzione, anche armata.
Tuttora, vi sono pezzi di sinistra che vorrebbero le rivoluzioni.
Questa è pura ipocrisia ed auspico che gli italiani siano abbastanza maturi per capire le cose.
Cordiali saluti.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.