The Liberty Bell of Italy, una voce per chi difende la libertà...dalla politica alla cultura...come i nostri amici americani, i quali ebbero occasione di udire la celebre campana di Philadelphia nel 1776, quando fu letta la celeberrima Dichiarazione di Indipendenza. Questa è una voce per chi crede nei migliori valori della nostra cultura.
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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino
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mercoledì 21 dicembre 2011
IL VALORE DEL CULTO MARIANO
Cari amici ed amiche.
Il culto a Maria è molto importante.
Ascoltate questo bellissimo canto dei Cavalieri dell'Ordine Templare . E' il canto del "Salve Regina".
Ringrazio l'amico Tommaso Tartaglione che ha messo questo video (preso da Youtube) su Facebook.
Maria è una figura molto molto importante per la tradizione cristiana. Lei è la figura che unisce la Vecchia Alleanza (il Vecchio Testamento) con quello nuovo.
Purtroppo, c'è chi vorrebbe ridurre il culto di Maria.
E' il caso di quanto sta succedendo a Torino, nella chiesa del Sacro Cuore di Maria.
Qui, infatti, vogliono fare dei restauri che rischiano di stravolgere lo stesso luogo di culto, un luogo di grande devozione.
E' stata fatta una petizione, per fare sì che ciò non avvenga.
Spero che la firmiate in tanti.
Il suo link è http://www.firmiamo.it/salviamo-il-sacro-cuore-di-maria-a-torino.
A questo, vorrei aggiungere un mio personale appello.
Qui nel Mantovano, nel paese di Susano, una frazione del Comune di Castel d'Ario, manca la chiesa.
O meglio, la chiesa ci sarebbe ma è sconsacrata.
Ne ho parlato nell'articolo intitolato "Castel d'Ario, riconsacriamo la chiesa di Susano!".
Quella chiesa era dedicata a Maria.
Io avrei un'idea per potere fare in modo che si possa tornare dire Messa in quella chiesa.
Nel Mantovano, non ci sono chiese anglicane.
Infatti, a Mantova (e nella Provincia) ci sono le chiese ortodosse (per via degli immigrati dell'Europa dell'Est), ci sono varie chiese evangeliche (tra cui quella valdese in Via Trieste a Mantova) e la Sala del Regno dei Testimoni di Geova.
Non ci sono chiese anglicane.
Eppure, a Mantova vengono in visita inglesi ed americani, come turisti.
Molti di loro sono anglicani.
Mantova e la sua provincia sono ricchi di tesori d'arte che il mondo ci invidia.
La chiesa di Susano potrebbe essere affidata agli anglicani che avrebbero così un luogo di culto nel Mantovano.
Successivamente, si potrebbe fare un accordo con gli anglicani, per fare in modo che, in determinate festività religiose (come quelle mariane), anche i cattolici possano celebrare il culto nella stessa chiesa, in orari distinti.
Tenete conto di una cosa. Susano si trova sulla ex SS 10, la ex Strada Statale "Padana Inferiore", che mette in comunicazione Mantova con Padova, attraverso Castel 'Ario e Legnago.
Quindi, i turisti inglesi ed americani (che professano fede anglicana) non avrebbero una chiesa fuori mano rispetto alla città virgiliana.
Inoltre, Susano ha dei ristoranti. Cito "Il Conventino" (che si trova vicino alla chiesa) e "Vecchia Susano".
Questi ristoranti avrebbero più clienti e lo stesso paese avrebbe una nuova vita.
Inoltre, si potrebbe dare agli anglicani anche una parte del convento per farne un centro culturale.
Sarebbe il primo, qui nella nostra provincia.
Inoltre, anche i cattolici potrebbero usare la chiesa, in orari concordati con gli anglicani e in determinate occasioni, come le feste mariane, un po' come accade nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Tripoli, in Libia.
Io sono disponibile a confrontarmi con chi di dovere.
Cordiali saluti.
martedì 20 dicembre 2011
SUICIDI, IL LATO DRAMMATICO DELLA CRISI

Cari amici ed amiche.
Leggete questo toccante articolo de "Il Giornale del Sud" che è intitolato "Quando la crisi porta alla morte, tutti pazzi per lo Stato".
Purtroppo, tra i suoi tanti lati drammatici, questa crisi ne ha uno ancora più drammatico.
L'articolo in questione parla del suicidio di un imprenditore veneto, Giovanni Schiavon.
Schiavon, 59 anni, era titolare dell'azienda "Eurostrade 90" e risiedeva a Vigonza, un paese in Provincia di Padova.
La sua azienda era entrata in crisi ed i suoi conti non quadravano.
Il dramma l'ha portato al suicidio con un colpo di pistola.
Purtroppo, il caso di Schiavon non è l'unico.
Ci sono stati altri suicidi e tanti imprenditori come lui sono in gravi difficoltà.
Queste difficoltà, però, colpiscono tutti.
Colpiscono gli imprenditori, che non sono più capaci di fare lavorare la gente, colpiscono il mercato che si impoverisce e colpiscono anche i giovani, che (come me) cercano lavoro.
Ad esempio, ho fatto tante domande di lavoro nella zona di Castel d'Ario, Villimpenta e non solo.
Molti imprenditori mi hanno risposto dicendo: "Siamo in difficoltà e non possiamo assicurarti il posto di lavoro".
Bisogna capire il perché di questo meccanismo perverso.
Il perché sta nel "sistema Italia" che è esploso.
In Italia non si riesce a fare una seria politica del mercato del lavoro (poiché subito scatta la protesta dei sindacati) e vi sono una burocrazia asfissiante ed un fisco pesante.
Quindi, vi sono un costo del lavoro altissimo, tasse a non finire, una burocrazia che serve più a mantenere una pletora di impiegati pubblici (spesso favoriti da certi politici) ed una scarsa libertà d'impresa, anche a causa della rigidità della Costituzione e del sistema stesso.
Non è un caso se cito come esempi Gordon Ramsay e Steve Jobs.
Quest'ultimo aveva incominciato a costruire il suo impero lavorando in un garage.
Se fosse vissuto in Italia, la Guardia di Finanza sarebbe venuta da lui e l'avrebbe stroncato.
Quanto a Ramsay, se si fosse trovato di fronte alla burocrazia come quella italiana, non avrebbe aperto il suo primo ristorante a Chelsea (Londra) nel 1993.
Chi (dopo tante vicissitudini) riesce ad aprire un'azienda qui in Italia è costretto a fare una "corsa ad ostacoli" tra tasse (come l'ICI, l'IVA, l'IRPEF e l'IRAP), questioni burocratiche e quant'altro.
Quando l'imprenditore non ce la fa più, ecco che entra in scena la banca, a cui egli si rivolge.
La banca vuole delle garanzie e se l'imprenditore non le fornisce ecco che ci sono i problemi.
Il fallimento è dietro l'angolo.
Forse, per questo motivo, il fallimento di un'impresa viene visto come il fallimento di un uomo, l'imprenditore.
Quest'ultimo, infatti, non vede nella sua impresa solo qualcosa da lasciare ai suoi posteri, i suoi figli in primis, ma un traguardo raggiunto, dopo le tante difficoltà che ho citato.
Il fallimento dell'azienda diventa per lui il fallimento personale e questo rischia di portarlo all'autodistruzione, il suicidio.
Per questo, urgono delle serie riforme.
Casi simili non devono più ripetersi.
Non devono più esserci vedove, vedovi, genitori e figli che piangono per il proprio caro (o la propria cara) che ha deciso di togliersi la vita!
Inoltre, va notato che non vi sono solo gli imprenditori che si suicidano ma anche persone comuni che non riescono a trovare a lavoro o che sono in difficoltà e che meditano atti estremi.
Stamattina, su "Canale Italia", ho sentito il talk show che era presentato da Vito Monaco. A questo talk show partecipano ospitti di vario tipo (spesso politici) e telefonano varie persone da casa. Tra gli ascoltatori che da casa hanno telefonato ve n'è stato uno che ha lanciato un messaggio inquietante.
Un certo Pasquale di Bari ha raccontato la sua drammatica storia e, ad un certo punto, ha affermato che se non dovesse più farcela, lui andrebbe a Roma e farebbe il kamikaze.
Quando ho sentito una cosa del genere sono rimasto inquieto.
Questa crisi sta avendo dei gravi effetti anche a livello psicologico.
Qualcuno di "coloro che stanno a Roma" non hanno ancora capito la gravità della situazione.
Per questo, giudico negativa la manovra di Monti, una manovra fondata solo sulle tasse.
Cordiali saluti.
ADDIO PRESIDENTE HAVEL!
Due giorni fa si è spento l'ex-presidente della Repubblica Ceca Vaclav Havel.
Questi fu l'ultimo presidente di quella Cecoslovacchia che si era appena liberata dal comunismo (1989-1992) ed il primo presidente della Repubblica Ceca (1993-2003).
Quest'uomo subì ogni tipo di persecuzione e visse pienamente la politica del suo Paese, dall'accusa di filo-nazismo alla sua partecipazione alla partecipazione al movimento Charta 77, fino alla Rivoluzione di Velluto del 1989, rivoluzione che lo portò alla presidenza.
Furono uomini come lui, come Jan Palach e come tanti altri a provocare la fine di quel mostro chiamato comunismo, quel mostro che tra gli anni '60 e gli anni '70 del secolo mandò a Praga i carri armati.
Furono i grandi uomini come lui, uomini di grande fede in Dio, a mettere fine a quel mostro.
Di questo i cechi devono ricordarsi.
Devono ricordarsi di questo scrittore che divenne uno dei più importanti personaggi della storia.
Vi invito a leggere questo articolo intitolato "Havel, il rivoluzionario di velluto" del blog "Ostpolitik".
Quel brano riporta queste parole che Havel scrisse a sua moglie Olga mentre era in prigione e che recitano: "L'uomo non è semplicemente un'entità tra le altre entità, il suo stesso essere è sostanzialmente diverso da tutto quello che esiste al di fuori di lui".
Queste parole devono essere un monito contro chi pensa di imporre l'uguaglianza con la forza.
Se Dio ci ha fatti gli uni diversi dagli altri...perché e con quale autorità certi uomini si oppongono?
L'uomo non è superiore a Dio.
Cordiali saluti.
RADIO RADICALE, CHE IPOCRISIA!
Cari amici ed amiche.Sul blog "Messainlatino.it" compare questo articolo intitolato "Radio Radicale attacca la Chiesa ed i cristiani, ma poi riceve aiuto dai rappresentanti del mondo cattolico" che recita:
"E' bene, ogni tanto, dire le cose come stanno. Perché ci sono momenti in cui, a mio avviso, la misura è colma. In questi giorni radio radicale torna all'attacco, per incassare i suoi soliti 10 milioni di euro. Crisi economica o meno, chissenefrega, 10 milioni di euro (all'anno, per 3 anni) sono e i radicali, quelli che si battono contro il finanziamento pubblico ai partiti (degli altri), li vogliono tutti: certo non saranno loro a preoccuparsi per i tagli che colpiscono, per esempio, le famiglie. Nessuno di loro ne ha una, e il loro unico impegno, si sa, è per distruggerne il più possibile. Ebbene, si diceva, 10 milioni di euro! Per averli Pannella e Bonino sono andati a bussare a tutte le porte. E come sempre, le hanno trovate tutte aperte, a destra come a sinistra. E' sempre successo così. Alla fine i radicali hanno pochissimi voti, ma uomini dovunque: radicali veri; ex radicali ancora affezionati alla casa madre; radicali sotto mentite spoglie, come Della Vedova; radicali in prestito, come Daniele Capezzone... L'elenco di queste personaggi sarebbe troppo lungo, poco meno dell'elenco incredibile di quelli che hanno prontamente firmato, come sempre, l'appello in favore della radio stessa. Tra i firmatari, come ha denunciato Danilo Quinto sulla sempre più bella e coraggiosa Bussolaquotidiana, molti "cattolici". Cattolici dei miei stivali, verrebbe da dire, al cattolico rozzo e reazionario che scrive. Cattolici che ritengono essenziale che lo Stato versi milioni di euro all'uomo, Marco Pannella, che ha rovinato il paese con i suoi referendum nichilisti; alla radio che da anni e anni di batte per: aborto; divorzio; divorzio breve; "rientro dolce" dell'umanità da 6 a 2 miliardi; droga libera; eutanasia; tentativi di incriminare Benedetto XVI per pedofilia; manipolazione genetica; eliminazione seriale degli embrioni per scopi curativi; clonazione... Li volete, questi nomi? Da Pierluigi Castagnetti a Giuseppe Fioroni, da Gianfranco Rotondi a Savino Pezzotta...(http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-i-soldi-di-pannella-2508.htm). E oltre a costoro: la focolarina Maria Letizia De Torre, Dario Franceschini, la prodiana Marina Magistrelli, Eugenia Roccella, Bruno Tabacci... Se avete letto bene i nomi, forse ne avrete notati in particolare due: Eugenia Roccella e Savino Pezzotta. Qualcuno ricorderà bene: i portavoce del Family Day del 2007! Coloro che accettarono senza indugi di rappresentare oltre un milione di cattolici che manifestavano per la famiglia, contro le politiche radicali della sinistra. Queste stesse persone, che ora sostengono Pannella, Bonino e radio radicale, hanno costruito la loro carriera politica anche sul Family Day (grazie al quale sono stati in tv per lunghi mesi e dopo il quale sono entrati in Parlamento). Due parole, in particolare, sull'ex radicale Eugenia Roccella, visto che delle piroette dei democristiani non si stupisce più nessuno. Roccella, dicevo: persona squisita, intelligente, simpatica, lo dico davvero, che però ha il vizietto, per me, di essere ancora pro divorzio e pro aborto. Di essere una fan della legge 194, quella in nome di cui il Tar del Piemonte esclude i volontari pro vita persino dai consultori. Si può, con questo vizietto, rappresentare il mondo cattolico? Eppure Roccella, causa la sua nobile battaglia contro la Ru 486, è diventata improvvisamente editorialista di Avvenire, opinionista dell'Osservatore Romano, portavoce del Family Day, e, quando si volle fare una nomina "cattolica" al ministero strategico della Salute, sottosegretario! Una enfant prodige dietro cui si è mosso, a quanto sembra, l'astuto cardinal Ruini. Ma sono troppo astute, certe tattiche: si scelgono persone a modino, che non urtino la sensibilità laicista, che abbiano ancora gli "amici giusti" e un pedigree presentabile (Roccella è stata una delle principali artefici della legge 194 negli anni Settanta)... peccato che poi ci si debba accorgere di aver portato al governo chi delle idee cattoliche non si fa difensore, né a parole, né coi fatti. Ma così è. Che ci tocchi sentire, un giorno, che una parte dell'8 per mille va data ai radicali e alla loro radio, perché si battono contro la fame nel mondo (incentivando l'eliminazione dei bambini)? Se questi sono i cattolici, può anche succedere...".
Ringrazio l'amico Angelo Fazio che su Facebook ha portato alla mia attenzione questo articolo.
Io trovo che qui ci sia una grande ipocrisia, da una parte e dall'altra.
Infatti, da una parte, il Partito Radicale è sempre stato contro la Chiesa e ha sempre avuto idee intrinsecamente ed estrinsecamente anticlericali.
La sua ipocrisia sta nel farsi aiutare dai cattolici.
Un anticlericale non ha nulla a che fare con i cattolici e con "chi porta la tonaca".
Un antriclericale non può dire: "Sono anticlericale ma mi faccio aiutare dai cattolici e dai preti".
Per contro, sono ipocriti anche molti (non tutti, poiché alcuni di loro lo fanno in buona fede) i cattolici che aiutano Radio Radicale, un'emittente radio che attacca sistematicamente la Chiesa ed inneggia all'aborto e all'eutanasia, cosa che fa il suo partito di riferimento, il Partito Radicale.
Poiché credo nella buona fede, non faccio processi contro nessuno ma essere cattolici significa essere contro il divorzio, l'eutanasia, il matrimonio gay, la legalizzazione della droga e l'aborto e credo che significhi anche non rafforzare chi sostiene queste idee.
Cordiali saluti.
DUE PESI DUE MISURE - COME SEMPRE-COMMENTO ALLA NOTA DI GIANLUCA IANNONE
L'amico Marco Stella mi ha inoltrato questa nota di Gianluca Iannone che recita:
"SCIOGLIERANNO IL PD?
Per istigazione alla mafia e allo stupro seriale
‘’No alla mafia e agli stupratori seriali: sciogliere il Pd’’. Questa la proposta del leader di CasaPound Italia
Gianluca Iannone in risposta alle ripetute richieste del Partito democratico di ‘mettere al bando’ Cpi dopo la tragedia di Firenze.
‘’Tutti ricordano la storia di Luca Bianchini, il dirigente di un circolo del Pd di Roma che è stato arrestato con l’accusa di essere uno stupratore seriale. Pochi giorni fa, inoltre, il sindaco antimafia di Campobello Messina eletto con l’appoggio del partito democratico è finito in manette come fiancheggiatore di Matteo Messina Danaro, lanprimula rossa di Cosa Nostra. In entrambi i casi – sottolinea Iannone - stiamo parlando di un rapporto molto più ‘solido’ di quello che legava Casseri a Cpi, eppure nessuno si è sognato di chiedere lo scioglimento del partito di Pierluigi Bersani’’.
‘’E’ vero - evidenzia Iannone -, il Pd non ha mai espressamente appoggiato la mafia o gli stupratori, così come CasaPound non si è mai espressa a favore della xenofobia, non è mai stata accusata di un’aggressione anche solo verbale a uno straniero, né è stata mai implicata in processi che abbiamo a che vedere con la discriminazione
razziale. A chi vuole far chiudere CasaPound però questo non interessa: dice che l’humus razzista è comprovato dall’azione di Casseri e che l’azione di Casseri prova che c’è un humus razzista. E allora, applicando al Pd la stessa logica ‘rigorosa’ usata per Cpi, noi diciamo che se ci sono i frutti, ci deve essere anche l’humus, il terreno fertile che quei frutti ha dato: il ‘brodo di coltura’ del Pd’’.
Nota di Gianluca Iannone – fone noreporter.org".
Io non sono un simpatizzante di CasaPound né di partiti fascisti propriamente detti ma ritengo che qui ci sia un problema.
Effettivamente, c'è il classico "doppiopesismo culturale".
Si parla tanto dei crimini perpetrati da nazisti e fascisti e, per carità di Dio, bisogna parlarne, visto che quei tristi eventi ci furono e furono un esempio di bassezza umana, il peggio del peggio.
Ricordo che Adolf Hitler fece morire più di 6.000.000 di persone.
Però, ancora oggi, non si riesce a parlare dei crimini perpetrati dai comunisti senza incorrere nel rischio di insulti, minacce e quant'altro.
Questo è inaccettabile com'è inaccettabile il fatto che la "cultura ufficiale" non parli dei crimini perpetrati da Stalin, Mao Tse Tung, Ceausescu, Fidel Castro, Tito, Pol Pot e Ho Chi Minh e ghettizzi chi cerca di farlo.
Lo sapete che Stalin uccise più di 12.000.000 di persone.
E' una grave mancanza di rispetto verso le vittime di questi personaggi la cui ideologia criminale non dovrebbe avere alcuna cittadinanza in Paese civile.
Evidentemente, l'Italia non è ancora un Paese civile e non lo sarà mai finché ci saranno coloro che omettono certe verità e finché coloro che inneggiano ai personaggi e all'ideologia che ho citato continueranno ad avere voce in capitolo nell'elite culturale, come in larghi strati della politica.
Mi sono stancato di passare per "antidemocratico" per il semplice fatto di non accettare il comunismo.
Cordiali saluti.
lunedì 19 dicembre 2011
STORIA DELLA LINGUA SICILIANA
Vi parloerò di un argomento che farà piacere a molti. Di sicuro, farà molto piacere agli amici Filippo Giorgianni, Stefania Ragaglia, Vittorio Leo, Alessandra Spanò, Angelo Fazio e a vari parenti che (sia su Facebook che su questo blog) mi seguono dalla Sicilia e non solo.
Sto parlando della storia del dialetto siciliano, anzi della lingua siciliana.
Proprio così, secondo alcuni etnologi, non si può parlare di dialetto siciliano ma di lingua siciliana poiché il gruppo linguistico è abbastanza distinto dall'italiano.
La stessa situazione riguarda altre realtà linguistiche, come il friulano, che è una lingua ladina, o il sardo.
In realtà, anche parlare solo di lingua siciliana sarebbe riduttivo.
Infatti, lo stesso gruppo linguistico è esteso anche nella Calabria centro-meridionale (da Catanzaro fino a Reggio Calabria), nel Salento (Puglia meridionale) e in una piccola parte del Cilento campano.
La lingua siciliana rispecchia la storia della Sicilia e di tutte quelle terre ad essa vicine.
Le prime popolazioni siciliane erano delle tribù come i Sicani, gli Elimi ed i Siculi. Essi vissero circa fra il I ed il II millennio BC.
Secondo le fonti storiche l'elimo era una lingua di origine indoeuropea, ossia una lingua che originaria di quel ceppo linguistico della zona compresa tra Europa ed India. Anche l'idioma siculo era di origini indoeuropee. Anzi, secondo alcuni studiosi pare che l'idioma siculo fosse stato una lingua italica (come il latino) mentre secondo altri pare che fosse stato vicino al sanscrito, una lingua parlata in India.
Fra il X l'VIII secolo BC in Sicilia arrivarono i Fenici, un popolo che parlava una lingua semitica, di gruppo moabitico (simile all'ebraico).
I Fenici furono i primi ad avere un alfabeto.
Dall'VIII secolo in avanti arrivarono i Greci. Elimi, Siculi e Sicani si ritrarono all'interno dell'isola.
Il fenicio si parlava in città come Palermo, Mozia, Lillibeo e Solunto.
Nella zona orientale della Sicilia si parlava greco.
Quest'ultima lingua divenne per secoli la lingua parlata in Sicilia, anche dopo la conquista romana, nel III secolo BC.
Con i Romani arrivarono anche i Mamertini, un popolo originario del centro Italia che parlava una lingua di radice osco-umbra.
Durante il periodo romano, il fenicio (o meglio il punico cartaginese) si estinse.
Il greco rimase la lingua delle classi povere delle città mentre il latino si diffuse nei ceti ricchi di queste e nelle campagne.
La latinizzazione fu ancora più forte con la cristianizzazione (IV secolo AD).
Nel 440 AD, in Sicilia arrivarono i Vandali, un popolo germanico che in quell'anno iniziò a fare delle incursioni nell'isola.
Dopo il dominio bizantino dell'isola (535-IX secolo AD) in Sicilia arrivarono gli Arabi.
Il dominio arabo iniziò con lo sbarco a Mazara del Vallo nell'827 AD.
Dall'878 AD al 965 AD l'invasione delle Sicilia da parte degli Arabi continuò e si completò proprio nel 965 AD, con la caduta di Rometta, una città della Provincia di Messina.
gli Arabi vi rimasero fino al 1060, anno in cui vennero i Normanni, a cui successero gli Svevi (1194 AD), gli Angioini (1266AD) gli Aragonesi (1302), gli Spagnoli (1501 AD). Nel 1713 AD, con la Pace di Utrecht, arrivò il dominio dei Savoia. Cinque anni dopo, in seguito a un tentativo di riconquista da parte degli Spagnoli (con l'Alberoni), la Sicilia passò al dominio asburgico di Casa d'Austria. Il figlio di secondo letto di Filippo V , don Carlos di Borbone, la Sicilia ebbe di nuovo un re, re Carlo III di Borbone. I Borboni rimasero fino al 4 aprile 1860, giorno in cui arrivò Giuseppe Garibaldi con i suoi uomini, che nel 1861 annetterono l'isola ed il sud Italia al Regno di Sardegna, il regno sabaudo.
Ora, tutte queste dominazioni influirono molto sulla lingua siciliana.
Pensiamo, per esempio ad alcune parole come "dudda"
Questa parola è il nome siciliano della mora. Pare che questa parola derivi dall'indoerupeo antico roudho ma è affine al gallese rhudd, al serbo-croato rud, al lituano rauda e al romeno dudà.
Questa parola potrebbe essere stata delle lingue delle popolazioni che abitavano l'isola prima dei Fenici e dei Greci (Elimi, Sicani e Siculi) oppure potrebbe essere stata introdotta attraverso le successive dominazion.
Anche l'influenza greca si fece sentire e molte parole di origine greca sono presenti nel siciliano.
In realtà, alcune parole potrebbero essere state introdotte non dai Greci antichi ma dai Bizantini.
Esempi di queste parole sono babbaluciu (che deriva boubalakion ed indica la lumaca), cirasa (che deriva da kerasos e che indica la ciliegia), naca (che deriva da nake ed indica la culla) e tuppuliari (che deriva da typto e significa "battere, bussare").
Anche gli Arabi lasciarono il loro segno.
Parole come bagghiu (che deriva da bahah e significa "cortile"), capu rrais (che significa "capobanda" e deriva da ra' is), dammusu (che significa "soffitto, caverna" e deriva da dammus) e taliàri (che deriva da tal' a' e significa "osservare, guardare") sono esempi di ciò.
Anche i Normanni lasciarono le loro tracce.
Esempi di parole normanne nel siciliano sono buatta (che deriva da boite e significa "barattolo") , foddi (che deriva da fol e significa "pazzo") e racina (che deriva da raisin e significa "uva") sono esempi di ciò.
Ci sono anche parole di origini diverse come addumari (che deriva da allumer, una parola di origine sardo-lugoderese, simile al corso, e significa "accendere"), affruntarisi (che deriva dal catalano afrontar-se e significa "vergognarsi") e accurdarisi (che deriva dal castigliano acordar e significa "accontentarsi") sono esempi di ciò.
Dal catalano e dal castigliano, il siciliano prese molto, come prese anche dall'inglese.
Un esempio è il ferrabottu (ferry boat, il traghetto) o il pisci stoccu (stock fish, lo stoccafisso).
Il siciliano è a tutti gli effetti una lingua "europea", viste le influenze.
Non sarebbe esagerato dire che il siciliano sia la "lingua di Dio", dato che esso è una lingua neolatina con parole greche e persino ebraiche.
Si sa che l'ebraico, il greco ed il latino sono le tre lingue della Chiesa.
Termino con una mia poesia.
Del resto, l'aveva capito anche l'imperatore Federico II di Svevia che tra il 1230 ed il 1250 fondò la Scuola siciliana, da cui attinse anche Dante Alighieri.
La lingua siciliana lasciò una forte impronta anche furi dall'Italia.
Pensiamo al siculish, uno slang parlato dai discendenti dei siciliani emigrati in America del Nord o al sicignolu, uno slang parlato dai loro conterranei emigrati in Argentina e in Uruguay.
Pensiamo anche alla lingua maltese, una lingua che deriva dal siculo-arabo.
Com'è noto scrivo poesie in calco medioevale, con parole siciliane e della lingua corsa, la lingua parlata in Corsica che ha qualche affinità con il siciliano.
ARRICU DI CURNUVAGGHIA
"Lo cor che 'n su Tamisi ancor si cola."
Accussì...picchì ranni fici violentia...
unni hà a stari mittìu u maestru Danti...
accussì nto Nfernu...certu 'n aeterna ponitentia...
picchì 'n Viterbu...ranni fici u mali di Montfort Simon...
cuntru Arricu, di Curnuvagghia duca, et so' cuscinu...
et chiddu chì l'omini ficiru et camora fanu...
a pajari avaranu...picchì chistu hè vuliri divinu!
Cordiali saluti.
DEBITO PUBBLICO, PARLA OSCAR GIANNINO
Cari amici ed amiche.
Il video qui sopra mostra una conferenza in cui Oscar Giannino parla del debito pubblico italiano che, a suo dire, sarebbe venuto fuori nel 1992, con i governi di Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi.
Giannino è sicuramente molto preparato ma ritengo che il debito pubblico abbia radici ben più profonde.
Esso, infatti, è figlio dello Stato assistenzialista.
Abbiamo di fronte un'istituzione pubblica che, di fatto, è un insieme di carrozzoni che mantengono un ceto burocratico che non produce ricchezza ma che, anzi, la toglie.
Questa situazione è figlia di questo Stato fondato sull'assistenzialismo di stampo marxista.
Lo Stato è diventato "un'industria che non produce ricchezza". Si è formato un ceto burocratico pesante.
Questo apparato burocratico (formato da uffici e da enti come INPS, INAIL ed altri) deve essere mantenuto.
Esso si mantiene con le tasse che i cittadini pagano.
E' evidente che più il ceto burocratico è prolisso, più il fisco diventa pesante.
Ciò che non produce ricchezza diventa (automaticamente) fonte di debito.
Nel caso italiano, il centralismo aggrava le cose.
Questa burocrazia così pesante si fonda sul centralismo ed è una vera e propria lobby antifederalista.
Il federalismo, infatti, la farebbe cadere questo ceto burocratico che, forse, può essere considerato come una delle tante "caste" italiane.
Anzi, molti si lamentano dei politici ma questi, almeno, sono eletti. I burocrati, invece, sono nominati da altri.
Cordiali saluti.