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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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domenica 18 dicembre 2011

UN GIUDIZIO SUL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, GIORGIO NAPOLITANO

Cari amici ed amiche.

Leggete l'editoriale de "Il Giornale del Sud" che è intitolato "L'EDITORIALE/ Presidente, la prego, stia zitto!".
Condivido, più nel merito che nel metodo, le parole espresse in questo editoriale che è stato scritto da Roberto Della Rocca.
Io penso che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sia andato oltre quelle che sono le sue competenze.
Lo dico con ogni rispetto per la persona ma ritengo che il presidente sia andato oltre quelle che sono le sue competenze.
A favorire ciò è stata anche la debolezza della politica, una politica sempre più fondata su delle baruffe (spesso stupide) e sempre più lontana dai cittadini che avevano eletto un Parlamento ed un Governo.
Così, con la tecnocrazia, è stato sostituito un Governo eletto democraticamente ed è stato commissariato un Parlamento, organo che dovrenbe rappresentare i cittadini.
Questo Governo di tecnocrati sta mostrando sempre più il suo volto, il volto di uno Stato che rischia di essere malsopportato dai cittadini e sempre più autoreferenziale.
Le uscite di certi ministri lo dimostrano.
Cito, ad esempio, l'ultima uscita del Ministro della Cooperazione, il professor Andrea Riccardi, che aveva affermato che sarebbe giusto regalare le case popolari ai Rom.
Questa affermazione è molto discutibile.
In primo luogo,essa è frutto di un cattolicesimo che non mi rappresenta.
Anzi, per me è quasi un'eresia!
Per me, il vero cattolicesimo è quello della Milizia di San Michele, di San Pio di Pietrelcina, di San Gabriele dell'Addolorata, di Plinio Correa de Oliveira o del Beato John Henry Newman.
Infatti, trovo che le affermazioni del ministro Riccardi siano razziste.
Infatti, è come se avesse detto: " Regaliamo le case popolari ai Rom e agli immigrati mentre facciamo pagare gli affitti alti ai cittadini italiani, giovani in primis.".
Non ho nulla contro gli stranieri ma noto un certo "razzismo al contrario" che penalizza gli italiani.
Oggi, purtroppo, è così.
Ricordo che le case popolari furono pagate dai cittadini italiani!
Non pretendo di essere interprete di quello che potrebbero pensare i Santi, né voglio buttarli nell'agone politico, ma credo che di fronte a questa situazione San Gabriele dell'Addolorata e San Luigi Gonzaga (che come il primo è Patrono dei giovani) avrebbero molto da dire, visto che questa situazione danneggia i giovani italiani.
Inoltre, vi sono famiglie (italiane) con figli o genitori malati a carico, che vivono con reddito basso e che pagano degli affitti esosi (anche di 600 Euro) nelle case popolari, case che furono pagate con soldi loro!
Molte di queste famiglie hanno redditi molto bassi, anche di 1000 Euro al mese.
Se si tolgono loro 600 Euro, quello che rimane non serve nemmeno per fare una bella spesa alimentare.
Il presidente Napolitano, a mio modo di vedere, dovrebbe ascoltare le istanze dei cittadini.
Non mi sembra che lo stia facendo e lo dico con grande rammarico.
Cordiali saluti.

L'INTERVISTA Urss, il peso di un incubo *di Antonio Giuliano


Cari amici ed amiche.

Leggete questa nota:

"Il progetto diabolico di Lenin e compagni si concluse vent’anni fa. Il 26 dicembre del 1991 Mikhail Gorbaciov, sulla scia del vento che aveva spazzato il Muro di Berlino, sciolse ufficialmente l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (Urss), nata nel lontano 1922. Per quasi settant’anni, nel primo stato socialistadel mondo lo spettro comunista agitato da Marx si rivelò un sistema disumano in carne e ossa. E oggi a distanza di vent’anni si fa ancora fatica a comprendere la portata di quell’incubo. «Non abbiamo ancora chiarito le relazioni con il nostro passato. Non abbiamo fatto l’atto di pentimento a cui ci esortava Solženicyn».

È la denuncia amara di Ol’ga Aleksandrovna Sedakova, 62 anni, poetessa e voce tra le più brillanti della cultura russa contemporanea, conosciuta in Italia anche grazie all’opera di Russia Cristiana che ha pubblicato l’ultima sua opera in italiano Apologia della ragione (La Casa di Matriona, 2009). Originaria di Mosca, la Sedakova ha cominciato a comporre poesie quando ancora non sapeva leggere e scrivere «da che mi ricordo e forse anche prima», puntualizza. Una passione fomentata proprio dagli anni del comunismo sovietico. «Sentivamo un bisogno vitale della parola poetica, di una parola alta, ispirata» spiega richiamando gli altri grandi colleghi poeti e artisti esiliati in patria, come Osip Mandel’stam, Josif Brodskij e Boris Pasternak. Una «generazione letteraria perduta» dice la Sedakova, messa al bando nel paese dei soviet. “Inattuali” e sgraditi al regime, trovavano come unici interlocutori i grandi classici della cultura mondiale. «Solo in una prigione come l’Unione sovietica – spiega la poetessa – si poteva amare Dante e Omero al modo in cui noi li amavamo: come la nostra personale salvezza». E la produzione poetica della Sedakova, rimasta a lungo ai margini negli anni ’70-’80 e affidata ai samidzat, alle copie dattiloscritte clandestine, è venuta alla luce solo alla fine dell’Urss.

Che ricordo ha lei del comunismo sovietico?

Il regime sovietico ha avuto varie fasi, molto diverse tra loro. La mia infanzia è coincisa con il periodo allegro e abbastanza stolido del “disgelo” degli anni Sessanta. Negli anni della maturità ho visto la lunga epoca della “stagnazione”, la lenta dissoluzione del regime. Un’impressione di soffocante assurdità, di falsità generalizzata (anche i bambini sapevano mostrarsi “ideologicamente agguerriti”), di squallore. E di vergogna. Perché i delitti di epoca staliniana erano già stati parzialmente scoperti nell’epoca del disgelo, ma poi furono nuovamente occultati, e quindi – in qualche modo – noi tradivamo per la seconda volta coloro che erano stati annientati dal nostro potere. La vergogna nasceva dal fatto che senza collaborazionismo non si poteva far niente: perfino ottenere un diploma, senza dare gli esami delle materie ideologiche, tra cui l’«ateismo scientifico» era impossibile. Ne parlo in modo particolare inElegia che trascolora in requiem, (tradotta da tempo in italiano da Francesca Chessa, ma finora la sua bellissima traduzione non è ancora stata pubblicata). Un testo ponderoso, una sorta di compianto funebre di tutta la storia sovietica. L’ho scritto nel periodo dei «funerali di Stato», quando uno dopo l’altro morivano i nostri capi: Brežnev, Andropov, ?ernenko. Avevo iniziato questo poema alla morte di Brežnev, e l’ho terminato alla vigilia della morte di ?ernenko. L’epoca si concluse con una lunga agonia. “Piangiamo tutto ciò che con lui seppelliamo” scrissi. Con lui, cioè volevo dire i nostri governanti. Naturalmente si trattava di versi proibiti, che circolavano nel samizdat. E io non mi sarei azzardata a recitarli in qualunque casa di conoscenti. Sul mondo del “socialismo reale” ho scritto anche una prosa:Viaggio a Brjansk. Questo testo, un tempo considerato terribilmente sovversivo e perciò costretto alla clandestinità, attualmente è uscito anche in tedesco e in francese.

Lei ha sempre messo in risalto il paradosso di un totalitarismo che si definiva «umanesimo socialista» ma che di fatto ha distrutto l'uomo.

Sì, era un umanesimo “sui generis”. I comunisti, infatti, erano insoddisfatti dell’uomo in quanto tale, lo scopo del regime era costantemente la «rieducazione», la «creazione dell’uomo nuovo», dell’«uomo dell’avvenire». Una delle sue costanti era l’ateismo. Un’altra era la fedeltà alla causa del partito. Come sappiamo, i gulag erano pensati come una scuola di rieducazione ideologica, ma anche in libertà l’uomo sovietico subiva un processo di «rieducazione» (cioè di lavaggio del cervello), fin dalla scuola materna. E come strumento per creare l’«uomo nuovo», oltre a questo indottrinamento generale si praticava anche una rigida selezione, di generazione in generazione. In primo luogo, secondo il principio di classe. Alcuni ceti dovevano scomparire completamente (nobili, mercanti, contadini agiati, clero), i loro discendenti venivano privati del diritto di partecipare alla vita civile. Per principio, il «popolo sovietico» doveva essere composto da discendenti degli operai e dai braccianti agricoli (proletariato urbano e rurale). Selezione su base classista e sull’indefessa fedeltà al partito: non interessavano affatto le capacità professionali, la cultura, il talento. Così si formò l’homo sovieticus. Un uomo costretto a una terribile dieta intellettuale e spirituale: tutto ciò che poteva esserci di complesso, di elevato, di originale gli veniva tenuto nascosto perché tacciato di «idealismo», «formalismo» o «borghesismo».

Sia gli artisti che i credenti, ha ribadito più volte, «si sono incontrati nelle catacombe», perseguitati entrambi ferocemente dal regime con un numero tutt’ora incalcolabile di testimoni e martiri. Eppure si può dire che il comunismo non è riuscito a cancellare Dio dal cuore del popolo russo?

Più che dal popolo, non è riuscito a cancellarlo dal cuore delle singole persone. Anche se costoro sono stati costretti a diventare – se non dei martiri – almeno dei confessori della fede all’interno dello Stato ateo. Sul cuore umano, in fin dei conti, nessuno può vantare pieni poteri, nessun regime può se Dio lo chiama a sé. Ma dobbiamo ammettere, purtroppo, che il regime è riuscito in moltissimi dei suoi intenti. È riuscito a coltivare più generazioni di persone completamente avulse dalla tradizione cristiana. È riuscito a generare un’incredibile ignoranza in questo campo. Quando in epoca sovietica andavo al cimitero, dove si aveva paura di far mettere le croci sulle tombe, io pensavo atterrita alle dimensioni di questo strappo dalla fede, dalla preghiera, dal diritto a confessarsi e a comunicarsi prima di morire. Ma d’altra parte, coloro che conservarono la fede, e coloro che nonostante tutto vi approdarono – e questo processo si accentuò negli anni Settanta – che gioia del cristianesimo sperimentavano! Nelle epoche di prosperità della Chiesa non si vive tanto intensamente questa gioia della fede, questa forza vivificante della fede.

A vent’anni dalla caduta dell’Urss quanto pesa il passato sul popolo russo?

Nessuno dei progetti utopici del regime come l’ateismo di stato o l’arte e le scienze manipolate dall’ideologia riuscì a realizzarsi allo stato puro. Ma pur nella loro parziale attuazione hanno generato fiumi di sangue, degradazione e ignoranza in tutti i campi. E purtroppo non abbiamo ancora chiarito le relazioni con il nostro passato. Non abbiamo fatto l’atto di pentimento a cui esortava Solženicyn. Per questo, per molti l’unico «rifugio» rimangono l’ironia e il cinismo generalizzati. Ho già avuto modo di dire che la società russa non ha riesaminato la cinica ferocia inculcata per decenni alla gente. Basta pensare solo alla parola spietato usata da noi ancora in senso positivo: “Faremo una lotta spietata” si dice. L’essere spietati contro il nemico era considerato qualcosa di eroico…

Lei ha scritto che l’esperienza disastrosa dei totalitarismi del Novecento ha lasciato macerie pesanti anche nel mondo occidentale che oggi è incapace di interrogarsi sul senso dell’esistenza e non riesce più a sperare. La sua poesia al contrario brucia di speranza come si evince anche dalla sua raccolta Solo nel fuoco si semina il fuoco (Qiqaion, 2008).

Sì il mondo occidentale uscito dal totalitarismo ha prodotto un uomo traumatizzato, ferito, misero, svuotato dalla sua storia. Un essere che può trasformarsi solo in carnefice, dimenticando che invece in lui abita qualcosa di buono. L’uomo di oggi è sprofondato nella banalità perché ha dimenticato l’«inizio», il Principio. E tutto ciò che ne consegue: la riconoscenza, lo stupore, la grazia, la lode, l’ispirazione, il dono, la speranza in ciò che sembra impossibile… La maggior parte dell’arte contemporanea ne è un esempio: è piena dei motivi del vuoto, della distruzione, dell’impotenza, dell’aggressività. Mi piace invece l’immagine del fuoco e ricorre nella mia opera perché è un elemento che è quasi identico alla vita. Il Signore stesso dice che è venuto a portare nel mondo «la vita, e la vita in abbondanza...», e aggiunge che è venuto ad «accendere il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso!». Non a caso il cristianesimo è capace di dare ad ogni persona significato, fermezza, audacia, speranza. E invece dimenticando l’inizio abbiamo rimosso anche la speranza nella vita eterna. In fondo il Principio di cui parlo è appunto l’immortalità originaria che ci viene donata dalle mani di Dio, la dignità creativa dell’uomo.

17-12-2011".

Ringrazio l'amico Angelo Fazio che ha portato alla mia attenzione questa nota.
Il comunismo è un'ideologia malvagia in sé.
In esso vi è un "egoismo socializzato".
Infatti, chi non è comunista viene bollato come "ignorante", "ladro" e quant'altro e quindi non degno di fare parte del consorzio umano.
Questo fondò, ad esempio, l'Unione Sovietica.
L'arroganza di alcuni uomini portarono al baratro milioni di loro simili.
Su questo, noi dobbiamo riflettere.
Cordiali saluti.

sabato 17 dicembre 2011

IL PRESEPE E L'ALBERO DI NATALE





Cari amici ed amiche.

Oggi vi parlo di due simboli del Natale, il presepe e l'albero di Natale.
Il primo è di origine puramente cristiana mentre il secondo è di origine pagana ma fu assimilato dal Cristianesimo.
Il presepe nacque a Greccio, nella Provincia di Rieti.
Correva l'anno 1223, quando San Francesco d'Assisi decise di "portare la Terra Santa in Italia".
Infartti, egli visse le Crociate. Infatti partecipò alla V Crociata, quella in cui il Santo incontrò il sultano al-Malik al-Kamil.
Nel tornare ad Assisi, San Francesco si fermò a Greccio e lì passò la notte di Natale.
Volle fare vivere l'esperienza della Natività di Gesù ai cittadini di Greccio.
Fece un presepe vivente, con persone del posto.
Mise insieme un asino, un bue, una coppia di sposi, un bambino e dei pastori.
Lì nacque l'uso del presepe o, come si dice qui da noi, presepio.
L'uso del presepe si diffuse in tutta Italia e non solo.
Nacque l'uso del presepe fatto con statuette.
Particolarmente caratteristico è il presepe napoletano, un presepe fatto con statuette che rappresentano la Santa Famiglia (Gesù Bambino, Maria e San Giuseppe), i pastori, il bue, l'asinello, le pecore ed altri caratteristici, come il monaco (che, letto in chiave dissacrante, rappresenta l'unione tra sacro e profano), i due compari, Zi Vicienzo e Zì Pascale (che sono le personificazioni del Carnevale e della Morte), il vinaio e Cicci Bacco (il primo rappresenta la rivoluzione religiosa del Cristianesimo nel pane e nel vino e il secondo rappresenta il dio pagano Dioniso, il diavolo), la zingara (colei che predice il futuro e che porterà i chiodi della croce di Cristo), Stefania (colei a cui gli angeli impedirono di vedere Maria, perché nubile e senza figli, ma ingannò questi ultimi, portando un sasso fasciato) e la meretrice, colei che rappresenta la contrapposizione alla Vergine Maria.
Oggi, nel presepe napoletano compaiono anche i personaggi più in voga del momento, come uomini di Chiesa, sportivi, politici e uomini di spettacolo.
E' pieno di simbolismo. Il fiume, ad esempio, rappresenta l'Acheronte, il fiume degli inferi in cui vengono traghettati i dannati mentre il mercato rappresenta le attività umane.
Molto belli sono i presepi fatti nel quartiere di San Gregorio Armeno.
Vi sono anche il presepe genovese e quello bolognese.
Genovese, bolognese o napoletano, il presepe rappresenta il valore della famiglia, il valore cardine dello spirito del Natale.
L'albero di Natale, invece, fu di origini pagane.
Pare che esso, infatti, sia legato all'Yggdrasill, l'albero cosmico del mondo, secondo la mitologia norrena.
In realtà, l'Yggdrasill rappresenta un paganesimo oramai influenzato dalla religione cristiana.
Il primo albero di Natale fu fatto nel 1441 a Tallinn, in Estonia.
Qui fu eretto un grande abete illuminato, intorno al quale ballavano giovani donne e uomini in cerca di un'anima gemella.
In ambito luterano, poi, si diffuse l'uso dell'albero illuminato, simbolo della luce.
Pare che fosse stato lo stesso Martin Luther a volere un abete con tante luci e decorazioni.
Fino al Congresso di Vienna, l'uso dell'albero di Natale venne considerato protestante, da parte dei cattolici.
I Prussiani, poi, lo fecero diffondere, con il Congresso di Vienna.
Oggi, il presepe e l'albero di Natale sono due simboli del Natale, una festa che, però, va vissuta in pace e nell'amore di Dio e verso il prossimo.
Se non ci sono queste due cose, il presepe e l'albero sono solo due belle cose poetiche ma senza una vera concezione del Natale.
Cordiali saluti.

IV DOMENICA DI AVVENTO


Cari amici ed amiche.

Nelle Sante Messe che si sono celebrate questa sera e in quelle che si celebreranno domani mattina saranno letti i seguenti brani:
  1. II libro di Samuele (capitolo 7, versetti 1-5.8b-12.14a.16)
  2. Salmo 88 (89)
  3. lettera di San Paolo ai Romani (capitolo 16, versetti 25-27)
  4. Vangelo secondo Luca (capitolo 1, versetti 26-38).
I brani possono essere letti qui sopra, sul foglio parrocchiale della Parrocchia di San Giovanni Battista, qui a Roncoferraro.
Re Davide fu colui che stabilizzò Israele, dandogli delle leggi e delle regole.
A lui anche l'attuale Stato d'Israele deve la sua grandezza ed il suo patrimonio.
Con Davide, le città prosperavano ed il popolo aveva delle leggi.
Egli, però, si preoccupò di fare un tempio in cui accogliere l'Arca dell'Alleanza, oggetto di grande sacralità che stava ancora in una tenda.
Dio apprezzò ciò ma gli annunciò anche quello che sarebbe stato il suo vero desiderio, il suo progetto, dare un Salvatore al suo popolo.
Questo Salvatore, il Messia, sarebbe provenuto dalla stirpe regale, la stirpe di Davide.
La Vergine Maria era della stirpe di Davide e in essa si compì il progetto di Dio, ossia il dare il Salvatore al popolo, un Salvatore che non sarebbe stato solo del Popolo di Israele ma di tutta l'umanità.
Il Salvatore fu (ed è) Gesù Cristo, quel Dio tanto grande che si fece piccolo e si velò di carne.
In Gesù, l'Emmanuele (ossia "Dio con noi"), si compì quello che Dio aveva detto a re Davide.
Maria, all'annuncio dell'arcangelo Gabriele, rimase turbata ma accettò quello che Dio voleva fare di lei. Lo fece in totale libertà.
Lei rinunciò alla vita simile a quella degli altri esseri umani per avere qualcosa di più grande, essere la madre dell'interno genere umano.
Proprio così, attraverso tutta la vita, la morte e la resurrezione di Gesù, Maria divenne la madre di tutto il genere umano e lo fece obbedendo ciecamente a Dio.
Fu lei il prototipo della Chiesa di Dio.
Allora, per festeggiare bene il Natale bisogna capire questo concetto che (forse) vale più dei bei presepi e degli alberi di Natale illuminati.
Annuncio che venerdì 23, presso la chiesa parrocchiale di Roncoferraro (Mantova), vi sarà un concerto organizzato dal coro.
L'evento si terrà alle ore 21:00.
Cordiali saluti.




IL MISTERO DEL MONTE CARMELO

Cari amici ed amiche.

Vi voglio parlare di quello che accadde sul Monte Carmelo, in Israele.
Leggete questi versetti del Vecchio Testamento, il I Libro dei Re (capitolo 18, versetti 17-40):

"7 Appena lo vide, Acab disse a Elia: «Sei tu la rovina di Israele!». 18 Quegli rispose: «Io non rovino Israele, ma piuttosto tu insieme con la tua famiglia, perché avete abbandonato i comandi del Signore e tu hai seguito Baal. 19 Su, con un ordine raduna tutto Israele presso di me sul monte Carmelo insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Asera, che mangiano alla tavola di Gezabele».
20 Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. 21 Elia si accostò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando zoppicherete con i due piedi? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!». Il popolo non gli rispose nulla. 22 Elia aggiunse al popolo: «Sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. 23 Dateci due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. 24 Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò quello del Signore. La divinità che risponderà concedendo il fuoco è Dio!». Tutto il popolo rispose: «La proposta è buona!».
25 Elia disse ai profeti di Baal: «Sceglietevi il giovenco e cominciate voi perché siete più numerosi. Invocate il nome del vostro Dio, ma senza appiccare il fuoco». 26 Quelli presero il giovenco, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: «Baal, rispondici!». Ma non si sentiva un alito, né una risposta. Quelli continuavano a saltare intorno all'altare che avevano eretto. 27 Essendo già mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: «Gridate con voce più alta, perché egli è un dio! Forse è soprappensiero oppure indaffarato o in viaggio; caso mai fosse addormentato, si sveglierà». 28 Gridarono a voce più forte e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. 29 Passato il mezzogiorno, quelli ancora agivano da invasati ed era venuto il momento in cui si sogliono offrire i sacrifici, ma non si sentiva alcuna voce né una risposta né un segno di attenzione.
30 Elia disse a tutto il popolo: «Avvicinatevi!». Tutti si avvicinarono. Si sistemò di nuovo l'altare del Signore che era stato demolito. 31 Elia prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei discendenti di Giacobbe, al quale il Signore aveva detto: «Israele sarà il tuo nome». 32 Con le pietre eresse un altare al Signore; scavò intorno un canaletto, capace di contenere due misure di seme. 33 Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. 34 Quindi disse: «Riempite quattro brocche d'acqua e versatele sull'olocausto e sulla legna!». Ed essi lo fecero. Egli disse: «Fatelo di nuovo!». Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: «Per la terza volta!». Lo fecero per la terza volta. 35 L'acqua scorreva intorno all'altare; anche il canaletto si riempì d'acqua. 36 Al momento dell'offerta si avvicinò il profeta Elia e disse: «Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose per tuo comando. 37 Rispondimi, Signore, rispondimi e questo popolo sappia che tu sei il Signore Dio e che converti il loro cuore!». 38 Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. 39 A tal vista, tutti si prostrarono a terra ed esclamarono: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!». 40 Elia disse loro: «Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi uno!». Li afferrarono. Elia li fece scendere nel torrente Kison, ove li scannò.".


Questo testo parla della sfida che il profeta Elia lanciò ai sacerdoti di Baal.
Infatti, nel periodo del profeta Elia, il culto di Baal si diffuse in Israele e sostituì quello di Dio.
Baal era una divinità fenicia che nell'Ebraismo assunse le connotazioni di un demone, Baal Pheor o Baal Zebub, che noi conosciamo come Belfagor o Belzebù, il diavolo.
Elia sfidò i sacerdoti di Baal sul Monte Carmelo.
Fece fare loro un altare formato di legna e pietre e fece mettere sopra di esso un giovenco.
Poi disse loro di pregare il loro dio perché accenda il fuoco senza che l'uomo intervenga.
Non successe nulla.
Poi, Elia fece un suo altare fatto con dodici pietre e legna.
Vi fece mettere sopra il vitello da sacrificare ed intorno ad esso fece mettere dell'acqua.
Elia fece l'invocazione e l'olocausto si accese.
Questo convinse il popolo di Israele a tornare a Dio e ad abiurare Baal.
Ora, certi scienziati di oggi vorrebbero fare credere che ciò non ebbe nulla di miracoloso ma che fu frutto di ingegno umano.
Effettivamente, da tecnico di laboratorio chimico (se pur attualmente disoccupato), posso confermare che certe reazioni possono scatenare incendi.
Ad esempio, mettendo del sodio metallico (Na) in acqua, si genera una forte reazione esotermica che produce idrogeno gassoso (H2).
Quest'ultimo, a contatto con l'ossigeno (O2) si incendia, anche per effetto del calore sviluppato.
A scuola, l'Istituto Professionale per i Servizi Sociali "Don Primo Mazzolari" (che si trova nel quartiere "Te Brunetti" di Mantova), io provai questa reazione.
L'idrogeno fece una fiammata.
Ora, agli alchimisti antichi era noto che mescolando zolfo (S), calce viva ( ossido di calcio, CaO) e nafta si poteva generare una reazione esotermica molto forte.
Questi materiali erano reperibili.
Da questa reazione esotermica veniva fuori il calore e questi faceva incendiare lo zolfo e la nafta.
Tuttavia, sorge una domanda.
Se questa tecnica fu nota agli antichi, significa che anche coloro che credevano in Baal la conoscevano.
Quindi, se anche i credenti in Baal conoscevano la tecnica, perché non confutarono quello che fece Elia?
Gli alchimisti c'erano anche tra di loro.
Forse, non furono in grado di farlo.
Quindi, può darsi, che fosse intervenuto davvero "Qualcuno che stette (e che sta) in alto" e deve creare il beneficio del dubbio sull'esistenza o meno di Dio.
Cordiali saluti.

venerdì 16 dicembre 2011

CRISI GRECA, PARLA L'OCCIDENTALE


Cari amici ed amiche.

L'amico Angelo Fazio, su Facebook, ha portato alla mia attenzione questo articolo scritto sul giornale "L'Occidentale", il cui titolo è "I guai della Grecia stanno prima di tutto nella struttura economica del paese".
Ringrazio Angelo Fazio, una persona che stimo per la sua grande attenzione verso i problemi. Ha grande passione per la storia e la geopolitica. Deve essere valorizzato. Se lo merita, tenendo conto anche del fatto che ha solo venticinque anni. Gli auguro ogni bene.
Ora, commento l'articolo.
Io penso che l'economia greca sia come la Fonthill Abbey, l'abbazia inglese che fu realizzata da Sir William Beckford e che finì male perché realizzata sulle fondamenta di una piccola casa.
L'economia greca è così.
La Grecia non ha grandi risorse.
La sua vera fonte di ricchezza è il turismo, per la sua ricchezza culturale, ma per il resto è povera. Non ha un tessuto industriale forte e l'agricoltura (pur producendo prodotti di ottima qualità) è estensiva.
Eppure, la sua economia crebbe in modo vertinginoso, anche per le Olimpiadi del 2004.
Però, questa economia crebbe creando debito e non ricchezza.
Fece enormi infrastrutture ed investimenti degni dell'economia americana o europea dei tempi migliori.
Quindi, lo Stato greco è come un uomo che, per vivere da nababbo, si è messo in mano agli usurai.
Gli speculatori ebbero molto agio a fare crescere l'economia greca fino a che faceva comodo a loro.
Quando l'economia greca non fece può comodo a loro, gli speculatori la fecero crollare.
Il problema è che la Grecia è nell'Eurozona e l'Euro è un po' come una catena.
La sua forza è rapportata all'anello più debole, che nel caso specifico è la Grecia.
Comunque, il problema dell'Europa sta nel fatto che essa viva in virtù del solo Euro.
Legare una realtà politica solo ad una cosa o ad una persona non porta ad un progetto a lungo termine.
Pensiamo all'Impero di Alessandro Magno, un impero che si estendeva dai Balcani fino alla Bactriana, l'attuale Afghanistan.
Morto Alessandro Magno (323 BC), l'impero si sgretolò.
Lo stesso accadde all'Impero di Napoleone.
Caduto Napoleone Bonaparte, ci fu la Restaurazione (814 AD).
L'Europa deve nascere su valori condivisi.
Solo così può durare.
Cordiali saluti.

giovedì 15 dicembre 2011

ITALIA CHIAMA ITALIA, LE CONFESSIONI DI UN IMPRESENTABILE, COLLOQUIO TRA IL DIRETTORE RICKY FILOSA ED ANDREA VERDE. IL COMMENTO

Cari amici ed amiche.

Su Facebook, l'amico Andrea Verde mi ha inoltrato questo articolo che ha riportato anche su "Italia chiama Italia", il giornale fondato e diretto da Ricky Filosa.
L'articolo è un colloquio tra Verde ed il direttore:

"Andrea Verde sa di essere un personaggio scomodo ed ingombrante: i politici lo evitano come la peste, lo ignorano, non gli rivolgono la parola, storcono il naso quando si pronuncia il suo nome, ma i portali ospitano volentieri i suoi interventi perché fanno «audience». Irriverente e dissacrante fino all’eccesso, poco incline ai formalismi, ama provocare ed innervosire i suoi interlocutori. Nonostante il grande bagaglio culturale e l’intelligenza critica, nessun partito oserebbe, oggi come oggi, proporgli una candidatura. Troppo «politicamente scorretto». La solitudine non lo spaventa, anzi…

Nel 2008 balzo’ agli onori della cronaca per il suo passato professionale nel mondo dell’hard; questo bocconiano, emigrato a Parigi vent’anni fa, nella vita ha fatto proprio di tutto.

La visita del direttore di ItaliaChiamaItalia, Ricky Filosa, a Parigi, é un’occasione troppa ghiotta per non fare una chiacchierata a tutto campo. Sulla collina di Montmartre sorge il famoso quartiere degli artisti, celebre durante la Belle Epoque per essere stato il centro della vita bohémienne.

Che effetto fa essere considerato un impresentabile?

«Stupendo! Vedere l’imbarazzo con cui certi politici mi guardano nel corso delle cerimonie ufficiali mi fa capire che la politica italiana é una cosa da operetta. Un ex sottosegretario agli Esteri di cui non faro’ il nome, l’ultima volta che venne a Parigi, in compagnia del Presidente della Repubblica, mi strinse la mano voltando la faccia dall’altra parte, come se si trovasse in presenza di un appestato. C’é poi chi trova imbarazzante farsi fotografare in mia compagnia, ma non in quella di Lavitola!! Ai ricevimenti dell’ambasciata italiana di Parigi, di solito non vengo invitato e francamente non me ne frega nulla. Il tradizionale ricevimento del 2 giugno si é oramai trasformato in una sagra strapaesana con signore ingioiellate ed incipriate fino al cattivo gusto e cummenda incravattati con fare da cafoni arricchiti, capaci solo di fare l’assalto ai buffet.»

Il tuo disinteresse per le forme e le convenzioni e i tuoi mutevoli umori fanno pensare che tu sia un bohémien della politica

«Lo voglio prendere per un complimento, anche se alcuni detrattori mi hanno accusato di trasformismo. La realtà é che faccio sempre piu’ fatica a riconoscermi in questa politica fatta di mediocrità, specie tra gli italiani all’estero.»

Spiegati meglio

«Il grande sogno di Mirko Tremaglia era quello di dare voce e dignità a quei milioni di connazionali che, pur vivendo e lavorando all’estero, volevano tenere un legame con la madrepatria. Tremaglia sognava servizi efficienti ed organismi realmente impegnati nella promozione del Made in Italy: sognava un’altra Italia virtuosa e fiera delle proprie radici e non certo l’indegno suk che è sotto gli occhi di tutti. Mi riferisco a deputati come Razzi che dichiarano di volersi fare ‘i cazzi propri’ e a tutta quella gente in cerca di medagliette.»

Ma pure i deputati del Pdl non brillano certo per autorevolezza…

«Preferirei stendere un velo pietoso su questo argomento. Anche perché parlarne é semplicemente inutile. Quando rivolgi una critica al deputato Picchi questi reagisce sdegnato accusandoti di fare campagne di odio e ti snocciola tutte le missioni che ha fatto in seno all’Ocse; come se il turismo potesse compensare il vuoto politico. Su Fantetti preferirei non esprimermi. Eleggerlo in Senato é stato un tragico errore e speriamo che gli elettori vi pongano rimedio alle prossime elezioni. Privo di una propria personalità si accontenta di fare il numero due sempre e comunque. E’ uno che arriverebbe secondo anche se corresse da solo. I deputati eletti in Nord e Sud America fanno fatica ad esprimersi in italiano; figurati cosa possono capire dei provvedimenti che si stanno votando in Parlamento».

Cosa ne pensi del ruolo di Caselli come coordinatore del Pdl nel mondo?

"Dico che aspettiamo ancora i famosi dieci milioni di euro promessi da Berlusconi non si sa bene per farne cosa. Oppure ci vogliamo ricordare della fu Fondazione degli Italiani nel mondo capeggiata dal sen. De Gregorio, di cui il sen. Caselli faceva parte, protagonista dell'organizzazione di uno show ridicolo trasmesso dalla Rai due anni fa? Con tanto di medagliette e targhe ad amici ed amici di amici? O preferiamo parlare di colui che doveva candidarsi alla presidenza dell'Argentina? Che minacciava di lasciare il Pdl? Meglio che tu mi faccia un'altra domanda".

Una escort con una lettera chiede di regolarizzare la prostituzione e di poter pagare le tasse, che ne pensi?

"Suggestioni a parte penso che al di là delle buone intenzioni, sia difficile regolamentare il settore. Te lo immagini un cliente che va a trovare una escort, che paga con la carta di credito e chiede la fattura da scaricare dalle tasse? Con quale dicitura? Prestazione sessuale occasionale? Con l'aggiunta dei dettagli intimi o meno? Con quale tasso di Iva? Quello normale o quello per i beni di lusso? Insomma non mi sembra una cosa facile, comunque parliamone pure senza tabù".

Picchi ha attaccato Massimo Romagnoli dicendo che il suo Mdl é fuori dal Pdl…

«Dichiarazione ridicola degna di un vetero-comunista. Da quando in un partito che si definisce liberale si criminalizzano i movimenti di opinione? Romagnoli comunque per dare forza al suo progetto dovrebbe rompere con Picchi e Fantetti e denunciare la farsa di quel coordinamento Europa del Pdl che altro non é che il comitato elettorale di Picchi e Fantetti. Piu’ forte sarà la rottura, piu’ forte sarà la credibilità del suo progetto politico».

Romagnoli ha chiesto che la Chiesa paghi l’Ici

«Finalmente una dichiarazione di buon senso! Chiedere agli Enti ecclesiastici di pagare l’Ici sugli immobili che svolgono attività commerciali é un atto dovuto. Anche i valdesi pagano l’Ici, perché non dovrebbe pagarla la Chiesa cattolica? Un plauso a Romagnoli specie davanti al silenzio dei vari Picchi e Fantetti che non si capisce bene cosa ci stiano a fare in Parlamento».

Anticlericalismo di stampo radicale?

«Non direi. Io sono per la laicità positiva come in Francia. Rispetto di ogni credenza religiosa ma neutralità dello Stato. Negli spazi comuni a tutti i cittadini deve prevalere la laicità; sono contro l’ostentazione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici. Niente crocifissi, niente velo islamico, niente burqa, niente kippa; esattamente come in Francia»

E magari sei anche favorevole al riconoscimento delle coppie di fatto…

"Ovviamente! Sono anche favorevole ai matrimoni gay se é per questo. Sono per la ricerca sulle staminali, per la fecondazione assistita, per la depenalizzazione della cannabis e per tutte le grandi battaglie radicali di Marco Pannella. Col Pdl non c’era possibilità di ascolto su questi temi; invece Gianfranco Fini ha fatto aperture molto significative dimostrando che puo’ esistere un’altra destra laica, illuminata, illuminista ed europea. Non sopporto la destra reazionaria che vuole negare i diritti e le libertà degli altri, dei diversi! Seguo il progetto di Fini con interesse ed auspico un tavolo comune con i radicali. Non dimentichiamoci che il capogruppo di Fli alla Camera, Benedetto Della Vedova, proviene dal movimento radicale".

Parliamo di costi della politica. In particolare, di ciò che riguarda i collaboratori dei parlamentari. In Italia i soldi che deputati e senatori ricevono per i 'portaborse' spesso non servono a pagare degli assistenti, ma a pagare la rata del mutuo... In Francia come funziona?

"Ogni deputato riceve 3.690 euro mensili come rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletti ed elettori. In queste spese dovrebbero rientrare anche quelle per i portaborse, ma alla fine questi soldi finiscono, in gran parte, nelle tasche del parlamentare di turno. Nel 2007 le Iene scoprirono che in Parlamento, su 683 portaborse accreditati, solo 54 avevano regolare contratto. Tutti gli altri entravano a Montecitorio o a Palazzo Madama come ospiti o, volontari 'a titolo non oneroso'. Oggi la situazione è migliorata, ma il lavoro nero ed il precariato non sono stati ancora estirpati. In Francia i deputati dispongono di un 'credito collaboratori' fino a 9.093 euro al mese, per remunerare sino a cinque assistenti. I collaboratori sono pagati direttamente dal Parlamento, secondo un tariffario chiaro e puntuale. Perché questo non avviene anche in Italia?"

Ti candiderai alle prossime elezioni e con chi?

«Sarà molto difficile; non che mi manchi la voglia ma non vedo una grande volontà politica di coinvolgermi. Ho la sensazione di essere di troppo. Comunque col Pdl ho chiuso, il Terzo Polo non mi convince del tutto. Vorrei che ci fosse una lista radicale, a cui aderirei ad occhi chiusi ma so che Pannella non crede molto negli italiani nel mondo. Peccato!»

E chi appoggeresti?

«Vorrei un candidato forte ed autorevole. Competente sui problemi degli italiani all’estero e sui temi della politica italiana. Colto con un bel curriculum alle spalle. L’unico che mi sembra rispondere a questi requisiti é Gian Luigi Ferretti, ma non so se il Terzo Polo avrà il coraggio di impegnarsi per una candidatura così impegnativa e prestigiosa. Per quanto riguarda il Pdl auguro a Massimo Romagnoli di sbaragliare il duo Picchi e Fantetti.»

Toglici una curiosità; cosa é successo realmente tra te e Picchi? Perché avevi aderito al coordinamento Pdl in Europa salvo dimetterti dieci giorno dopo?

«Vi avevo aderito nell’illusione che si potesse fare politica a tutto campo; prima di aderire spiegai a Picchi che sarei stato intransingente sui temi etici e sulla laicità e cominciai ad attaccare l’ex ministro Sacconi per via della legge sul fine vita. A Picchi non interessava fare politica: interessava solo costituire il suo comitato elettorale. Poi non sopportavo la sua aria di servetto petulante con i potenti e la sua arroganza con gli elettori: non si costruisce nulla con le maldicenze e seminando zizzania. Io di certo non ero disposto a fare il galoppino di Picchi e del suo vuoto politico e cosi’ me ne sono andato del tutto dal Pdl, complice anche il fatto che non condividevo piu’ nulla di cio’ che faceva Berlusconi. Da allora il deputato Picchi ha smesso di rivolgermi la parola ma io vivo bene lo stesso! Faccio volentieri a meno di questo Don Abbondio della politica!»".

Premetto, non condivido molte idee di Verde, specie per ciò che riguarda i temi inerente alla laicità, ma ne riconosco l'onestà intellettuale nel dire le cose.
In politica, come nella vita, dire le cose in faccia è spesso sconveniente.
Verde ha avuto la questione con l'onorevole e a causa di ciò ha lasciato il Popolo della Libertà.
Parlando per espererienza personale, anch'io (ad esempio qui a Roncoferraro) ho avuto qualche questione con qualcuno del PdL locale ma, a differenza di Verde, io non me ne sono andato dal partito.
La questione era sorta in seguito ad un articolo da me scritto su "Italia chiama Italia" ed intitolato "PdL sul territorio? C'è ancora molto da lavorare! - di Antonio Gabriele Fucilone".
Ad alcuni, qui a Roncoferraro, questa cosa non piacque ed alcune persone mi fecero un articolo contro. Potete leggere l'articolo che è intitolato "Il PdL di Roncoferraro: "Smentiamo con forza il Sig. Fucilone"".
In quell'articolo (anonimo) mi furono attribuite cose che non erano nemmeno nei miei pensieri.
Io replicai con un altro articolo intitolato "PdL di Roncoferraro, qualcuno si scusi! - di Antonio Gabriele Fucilone" .
Nella querelle intervenne anche la Lega Nord che, tramite il segretario di Roncoferraro Franco Carreri, si espresse con quest'altro articolo intitolato "PdL Roncoferraro, Franco Carreri (Lega Nord): "Le riflessioni di Antonio Gabriele Fucilone? Corrette ed accurate"".
Ho raccontato questa vicenda personale per fare capire due cose.
La prima è il fatto che dire le cose direttamente dia sempre fastidio.
Le persone sincere sono sempre scomode a qualcuno.
Persino Gesù Cristo fu scomodo a qualcuno. Infatti, fu crocifisso.
Non oso paragonarmi a Gesù Cristo, intendiamoci.
La seconda è il fatto che se si è consci di della propria ragione e del fatto di avere ragione, alla fine si vince.
Così accadde a me.
Infatti, coloro che mi attaccarono, oggi, non hanno più alcuna credibilità a livello politico, specie dopo alcune loro scelte che danneggiarono il centro destra.
Ciò conferma quanto scrissi.
Per questo, non me ne sono andato dal Popolo della Libertà, partito in cui credo più di quanto avessero creduto coloro che mi fecero quell'articolo contro.
Anzi, oggi anche tra di loro c'è chi mi dà ragione.
Nel mio caso ci fu solo una questione personale. In quello di Verde, forse, ci fu anche una questione di diversa ideologia.
La politica deve liberarsi da certi personalismi che la danneggiano.
Io penso, comunque, che in politica si debba anche sul lungo periodo.
Ergo, il fatto di non avere ragione oggi non significa che non lo si avrà in futuro.
Cordiali saluti.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.