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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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giovedì 14 luglio 2011

I FRUTTI DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE



Cari amici ed amiche.

Su Facebook, l'amico Andrea Casiere (dell'Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie) ha pubblicato questo brano di Vittorio Messori:

"Quattro falsificatori di moneta che se la diedero subito a gambe. Due pazzi pericolosi che, scambiati per «filosofi» e, dunque acclamati sulle prime come «vittime della repressione», furono rinchiusi, chiarito l'equivoco, in un manicomio. Un maniaco sessuale: un giovane depravato allievo del marchese de Sade, messo dietro le sbarre per richiesta della sua stessa famiglia.

Sette detenuti che sarebbe difficile definire «politici». Sette «perseguitati» assai improbabili. Eppure, è sulle loro miserevoli spalle che, da due secoli, grava il mito della presa della Bastiglia da parte del popolo parigino, con conseguente liberazione di prigionieri che sarebbero stati tragico simbolo dell'assolutismo monarchico. In realtà, i quattro falsari, i due matti e il depravato erano i soli ospiti della fortezza-prigione quando fu assalita, nella tarda mattinata del 14 luglio 1789.

La storiografia da manuale scolastico data ancora da quel giorno l'inizio del "mondo nuovo". A duecento anni di distanza un grandioso corteo, con rappresentanze di tutto il mondo, sfila a Parigi, per ricordare il giorno glorioso, davanti a François Mitterrand (che della "Grande Révolution" si considera figlio diretto e legittimo).

Sarà dunque bene vaccinarsi, una volta per tutte, con quei vigorosi antidoti alla retorica che sono ironia e senso critico, del tutto legittimi davanti al mix di ridicolo e di orrore che fu la vera «presa della Bastiglia».

Si sa che ogni rivoluzione ha bisogno vitale di un «mito di fondazione» che, di solito, viene identificato in una «presa»: la «presa della Bastiglia», ma anche la «presa» di Roma per il Risorgimento, la «presa del Palazzo d'inverno» per il regime marx-leninista in Russia.

Quanto alla Pietroburgo del 1917, chi un poco frequenti la storia sa bene che non ci fu alcuna «presa» e che la residenza della corte, abbandonata da mesi dallo Zar, fu occupata da un piccolo gruppo di bolscevichi praticamente senza colpo ferire. Realtà, naturalmente, ben diversa dai manifesti, dai film, dalle cronache magniloquenti dei successivi settant'anni.

Quanto a Roma nel settembre del 1870, è noto che, ai suoi meno che quindicimila uomini, Pio IX aveva dato l'ordine di «sottrarsi al contatto con l'invasore, concentrandosi nella capitale». Così il papa al suo comandante, generale Kanzler. Quando, a partire dal 18 settembre, Roma fu assediata, l'ordine pontificio fu: «Il minimo di resistenza, possibilmente senza alcuno spargimento di sangue, solo per significare al mondo che si cede alla violenza. Appena aperta la breccia, alzare bandiera bianca e inviare una delegazione per la resa». In effetti, in due giorni e due notti di "assedio" non fu sparata che qualche fucilata casuale, con due morti e qualche ferito. Aperta a Porta Pia la breccia, il 34° reggimento bersaglieri si arrampicò sulle macerie. Vi fu un solo morto, il maggiore Pagliari che era alla testa, per un colpo partito a un franco tiratore che aveva disobbedito agli ordini, mentre i battaglioni pontifici si concentravano, con le armi al piede, in piazza San Pietro. In dieci giorni di "guerra", i 60.000 soldati italiani di Raffaele Cadorna avevano perduto 32 uomini, morti per incidenti vari compresi: una percentuale di 0,5 caduti ogni mille soldati. Si sa che, in un qualunque week-end di oggi, i deceduti per incidenti stradali sono proporzionalmente assai di più.

La «presa» della Bastiglia, al ridicolo aggiunse anche la crudeltà che, purtroppo, in futuro avrebbe dato il suo frutto avvelenato. Ridicolo, il fatto che in quel «simbolo dell'oppressione» non ci fossero che prigionieri che elencavamo. Ma, ridicolo, anche il fatto che l'Assemblea Nazionale rivoluzionaria manifestasse il suo solenne sdegno, quando le furono mostrate «le orribili e sconosciute macchine da tortura» trovate all'interno della fortezza. Fu esibito quello che il relatore, Dussault, presentò come «un corsetto di ferro per stritolare le articolazioni». Nessuno osò dire che si trattava di un'armatura medievale conservata nel museo di armi antiche che proprio alla Bastiglia aveva sede. Si esibì anche «una macchina non meno infernale e distruttiva», ma così segreta che non si riuscì a spiegare in che modo torturasse. Saltò poi fuori che era una pressa sequestrata tre anni prima a un tipografo che stampava pubblicazioni oscene.

Si proposero allo sdegno del popolo anche «le ossa degli sventurati, giustiziati in segreto nelle celle». Pure qui, solo anni dopo qualcuno ebbe il coraggio di ricordare che gli scheletri erano quelli dei suicidi parigini che, non potendo essere sepolti in terra consacrata, erano deposti in un cortiletto interno della fortezza. Fu infine compilata una lista ufficiale dei "vincitori della Bastiglia": risultarono 954 nomi che, oltre a una pensione vitalizia, ricevettero il diritto di portare una divisa con l'insegna di una corona di gloria. Solo molto dopo un'inchiesta rigorosa stabilì che, poiché agli eroi era stato permesso di testimoniare l'uno per l'altro, senza alcun'altra prova, più della metà dei valorosi non aveva partecipato al fatto.

Il ridicolo, certo: ma anche l'orrore per il seme di sangue che fu deposto quel giorno e che dovrebbe rendere ancora più perplessi sull'opportunità delle celebrazioni. Il governatore della Bastiglia de Launay, invitati a pranzo i capi degli assalitori (e anche questo invito a mensa dà il clima dell'"epica giornata"...), aveva ricevuto da essi la parola d'onore che, arrendendosi senza difesa, avrebbe salvato la vita sua e degli "invalidi", i vecchi soldati ai suoi ordini. Fu, invece, massacrato a tradimento. Si chiese l'intervento di un garzone di macellaio (perché, dicono le fonti, «sapeva lavorare le carni») per staccarne la testa dal busto e portarla in processione infilzata su una picca. Altra macabra picca per la testa di Flesselles, sindaco di Parigi, che era sopraggiunto per invitare alla calma. Massacrati anche gli altri ufficiali della guarnigione, due invalidi impiccati alle sbarre delle celle; altri torturati in vari modi tra cui il taglio delle mani.

Così, proprio in quel 14 luglio dell'anno primo della Rivoluzione, si apriva la diga degli orrori inenarrabili che sarebbero seguiti. Fu il primo sangue dell'onda che avrebbe travolto la Francia e poi l'Europa. Al mondo d'oggi che non tralascia occasione per gridare la sua avversione a ogni violenza, per proclamare la necessità della pacifica tolleranza, c'è da chiedere se è davvero il caso di fare così solenne festa per l'anniversario dell'inizio di ciò che avrebbe portato al Terrore e al genocidio vandeano e poi all'Europa spopolata dal "fils de la Révolution" per eccellenza, il Bonaparte.".

Ora faccio qualche mia considerazione. Chi dice che la Rivoluzione francese fosse stata il punto più alto per l'umanità e che essa trasmise valori, come la democrazia, ha una visione alquanto limitata. Infatti, la democrazia è preesistente alla Rivoluzione francese. Pensiamo, ad esempio, alla Grecia antica, all'Inghilterra, che nel 1215 fece la Magna Charta Libertatum, o agli Stati Uniti d'America. Cosa portò, allora, la Rivoluzione francese? La Rivoluzione francese portò tante cose negative e di esse vi faccio un elenco:


  1. La volgarizzazione della politica. La politica dell'attuale Europa continentale è figlia della Rivoluzione francese. La Rivoluzione fece sì che il popolo partecipasse alla vita politica del proprio Paese. Questo fu senz'altro positivo. Tuttavia, essa generò anche un imbarbarimento della politica stessa. In questo senso, le democrazie che sono figlie della Rivoluzione francese sono diverse da quelle anglosassoni. Pur avendo avuto dei passaggi storici violenti (come la Rivoluzione inglese del 1649), le democrazie anglosassoni si formarono in un lasso di tempo molto lungo e graduale. Quindi, pur avendo tutti i canoni di una democrazia, il ceto politico anglosassone mantenne (e tuttora mantiene) quel carattere "aristocratico". Essa ha sì la partecipazione popolare ma nei codici è molto più vicino ad una vera e propria aristocrazia. Questo è positivo. Infatti, nella politica anglosassone non vi sono toni sguaiati e campagne d'odio così accese. Whigs e Tories sono avversari ma non nemici. Diverso è il discorso per le democrazie dell'Europa continentale (ed italiana in particolare). Qui la partecipazione del popolo fece sì non entrassero nella politica solo le "energie migliori" ma anche le tendenze più radicali. Il linguaggio della politica iniziò a scadere. Questo generò scontri violenti tra le fazioni. Ciascuna di esse puntò a prevalere sulle altre anche delegittimando il proprio avversario. Non c'è da sorprendersi se la politica italiana è così.
  2. Populismo. E' chiaro a tutti che la volgarizzazione della politica porti al populismo, ossia a quella concezione che punta a fare sì che il popolo venga visto come unico depositario del bene. Ciò è chiaramente sbagliato. Il popolo, infatti, è fatto di uomini e in ogni uomo vi sono il bene ed il male. Purtroppo, il populismo produsse anche ideologie che fecero crimini "in nome del popolo".
  3. Nazismo e comunismo. Ideologie come nazismo e comunismo sono legate a doppio filo con la Rivoluzione francese. Queste due ideologie sono le due facce della stessa medaglia. Provate a chiedervi perché, per esempio, in Paesi come l'Inghilterra e gli Stati Uniti d'America non sorsero regimi come quello nazista o quello comunista. E' chiaro, infatti, che con il bene l'uomo abbia anche il male. In talune situazioni (ad esempio le crisi) a vincere sia chi urla più forte. In un Paese in cui non è radicato il populismo vince chi "urla più forte", attraverso un processo violento, come la Rivoluzione russa, o elezioni, come il nazismo in Germania.
  4. Laicismo e relativismo. La Rivoluzione francese fu legata alle logge massoniche e a circoli antireligiosi. Ora, la massoneria dell'Europa continentale era (ed è) ben diversa da quella anglosassone. Mentre la massoneria inglese riproponeva (e tuttora ripropone) l'alleanza tra trono ed altare, quella francese e continentale puntava a sradicare la Chiesa. Infatti, lasciando la "serenità insulare" dell'ambiente britannico e passando nel continente, l'idea illuminista assunse toni caustici ed osceni. Per i vari Voltaire, Montesquieu ed altri, il dio del deismo (l'astratto Essere Supremo) doveva rimpiazzare il Dio cristiano. Inoltre, sotto il termine gradevole di "tolleranza" , si celava (e si cela tuttora) il relativismo, ossia la negazione delle verità assolute. E così, la religiosità tradizionale doveva essere calpestata perché retaggio e struttura portante dell'Ancien Régime. Ciò successe durante il periodo del Terrore (1793-1794) e durante l'epoca napoleonica. Di essa, abbiamo qui una testimonianza diretta. Nel video che ho preso da Youtube, viene mostrata la basilica di San Francesco del Prato, una chiesa che si trova a Parma. Questa chiesa fu importantissima perché legata direttamente al Santo di Assisi. Nel 1810, Napoleone la soppresse e la trasformò in un carcere. Questo fu un esempio di una religiosità che doveva essere calpesta. Tra l'altro, colgo l'occasione per rinnovare l'appello perche questa chiesa venga ristrutturata e riaperta al culto. Oggi, questo sentimento di ostilità verso la Chiesa è ancora ben vivo e presente, talvolta in certe manifestazioni, che, quantomeno, trovo che siano di pessimo gusto e non condivisbili, come il "Gay Pride", la "Giornata dello sbattezzo" o del "No Vat", o in modo più sottile. Un esempio è qui da me, a Roncoferraro, in provincia di Mantova. Qui, infatti, si sta costruendo un supermercato di fronte al cimitero. Ora, il cimitero è un luogo sacro. Ivi vi sono persone che pregano per i loro cari defunti. Un supermercato in quella zona è inopportuno. Chi è favorevole a tale opera rimprovera a coloro che la contestano il fatto che alcuni di questi ultimi non vadano in chiesa. Io rispondo dicendo che chi va in chiesa ed approva quest'opera non è meno incoerente. Ora, questa mancanza del rispetto verso il sacro è figlia della Rivoluzione francese.
La Rivoluzione francese non fu una rivoluzione fatta da ideali ma dal popolaccio, ossia la parte peggiore del popolo, quella rappresentata da arrampiacatori sociali e demagoghi. Io ho maggiore rispetto e devozione per un Santo anglicano che non per certi "idoli" del popolaccio italiano.
Cordiali saluti.

LAUREA E PROGRESSO, CON NOTA DI FILIPPO GIORGIANNI

Cari amici ed amiche.

Il Ministro dell'Istruzione e dell'Università, onorevole Mariastella Gelmini, ha proposto l'abolizione del valore legale dei titoli di studio.
Io sono favorevole a ciò e spiego anche il perché.
In Italia esiste un paradosso.
In tanti si laureano ma sono pochi quelli che studiano. Quindi, tante lauree sono solo pezzi di carta senza valore.
Eppure, questi pezzi di carta diventano un vincolo per la ricerca del lavoro e per l'accesso a taluni concorsi e quant'altro.
Ora, una situazione del genere sarebbe normale se alle lauree corrispondesse un buon livello di preparazione che sia ad esse proporzionato.
Molto spesso non è così.
Ci sono tanti laureati che non hanno un buon livello di preparazione.
Questo avviene perché la nostra università non è meritocratica.
Ora pongo una domanda.
Perché l'università non è meritocratica?
Il motivi è molto semplice.
L'università italiana si è sempre avvalsa di fondi pubblici. In molti casi, essa ha speso i soldi molto male, favorendo le "baronie", ossia quei professori molto influenti che si creano le "corti" di "discepoli", scelti spesso senza criteri meritocratici.
Le "baronie" sono retaggio del '68, quell'annus horribilis per tutta la gioventù.
Ora, il fatto che la pubblica istituzione abbia sempre elargito tanti fondi all'università è stato un male.
Infatti, l'uso fatto dalle "baronie" non è sempre stato positivo.
Questo determina la situazione. Vi sono tanti "dottori", "ingegneri" e "professori" che non sono formati e, quindi, sono degli incapaci. Ciò che è ancora rende più grave la situazione è il fatto che, oltre ad essere carenti di nozioni, questi laureati siano non abbiano giusti valori, come il rispetto verso gli altri e verso sé stessi e la cultura del merito. Ciò è colpa della politica ed in particolare dell'ideologia figlia del '68 che si è annidata nelle fila dei professori e degli studenti universitari.
I fautori di questa ideologia predicavano l'"eguaglianza" ma, di fatto, sradicarono la cultura del merito ed i valori tradizionali come il concetto di sacralità della vita e quello di inalienabilità della famiglia.
E' giusto che l'università torni, prima di tutto, a formare i ragazzi e non a "sfornare" lauree.
L'università deve formare i ragazzi sia sul piano culturale e sia su quello umano.
Ciò può avvenire solo con la regolare frequenza dei corsi e dei luoghi dell'università stessa, bar compreso. Qui, infatti, gli studenti possono socializzare. Anche la socializzazione aiuta a formare gli uomini del domani.
Questo non lo dico io come non lo dice nessun altro "pericoloso berlusconiano" o uomo di destra come me.
Lo sostiene un tale Philippe Daverio, uno che la pensa in modo diverso dal mio.
E allora, smettiamola di difendere l'indifendibile.
Ad esempio, facciamo sì che le università si reggano con fondi privati. Questo ridurrebbe il raggio d'azione dei baroni perché il privato vuole vedere i frutti e ciò che non porta frutti (e quindi profitto) viene eliminato.
Ora, qualcuno storcerà il naso di fronte a questa mia affermazione. Infatti, per certi "moralisti" questa logica è quasi "sacrilega".
Essi, i "moralisti" sono quelli che difendono a spada tratta l'attuale sistema vizioso e che vedono in ogni riforma il male.
I "moralisti" sono quelli che difendono questo sistema dei succitati "baroni" spesso foraggiati dai continui investimenti pubblici a pioggia e senza alcun controllo.
Questa non è buona università.
La buona università è quella che forma le persone sia sul piano culturale che umano.
La buona università è quella che non trasmette solo le nuove conoscenze ma anche quei valori radicati nell'uomo, come la lealtà, il rispetto verso gli altri e la cultura del merito.
Sono valori "antichi" ma sempre attuali.
In tale senso, voglio farvi leggere questa bellissima nota scritta dall'amico Filippo Giorgianni su Facebook.
Essa è tratta da un testo di Mortimer Adler, "God and modern man". Il vero progresso passa attraverso la conservazione di quei succitati valori che sono propri della nostra tradizione cristiana.
Ecco la nota e buona lettura:

"«Novità e progresso. Una passione per la novità sembra ossessionare molti nostri contemporanei, lasciandoli a una frenesia verso l’innovazione in tutte le cose e ad un amore per la novità fine a se stesso. Ma il progresso e la novità non sono la stessa cosa. Il nuovo come tale, come semplice nuovo, non è buono né cattivo, non è vero né falso, non è migliore o peggiore del vecchio. Il progresso, come ogni studente sa o dovrebbe sapere, non è il solo cambiamento, ma il cambiamento finalizzato al miglioramento, un cambiamento misurato da un’unità di misura che ci permetta di giudicare entrambi, vecchio e nuovo, e di compararne i meriti alla luce del medesimo sistema valoriale. Inoltre, il progresso è conservativo, perché è cumulativo, non sostitutivo. Esso non consiste semplicemente nel sostituire il vecchio con il nuovo. La sostituzione di una cosa con un’altra può lasciarci girare in modo circolare, senza avanzare né declinare. Per costituire un avanzamento genuino, il progresso deve conservare tutto ciò che di buono e vero vi sia nel vecchio e deve trasformarlo tramite l’addizione del nuovo, portando come risultato a un bene più grande o una verità più estesa. Stando così le cose, l’unico giudice legittimo, che possa dire quanto un cambiamento sia genuinamente un passo del progresso, è colui che sia adeguatamente e simpateticamente edotto delle conquiste del passato e che possa formulare e sostenere i criteri morali o intellettuali con i quali accertare se il nuovo sia un avanzamento nella bellezza o nella verità. Se uno è ignorante del passato, così come lo sono molti tra i nostri contemporanei (anche coloro che si reputano uomini e donne istruiti), egli è presumibile consideri novità qualcosa che in realtà non lo è affatto. E, se non avrà chiari i criteri con cui valutare i cambiamenti che prendono piede, non potrà sostenere il giudizio col quale riconoscere se la novità, persino ove questa impedisca una genuina novità, sia realmente un avanzamento. Qui noi vediamo come esista un paradosso: cioè, la maggior parte dei nostri contemporanei, che applaudono alle novità, difettano concettualmente o ricusano i molti criteri a cui dovrebbero appellarsi in genere per affermare che le novità, a cui applaudono, costituiscono il genuino progresso. Lasciatemi dire incidentalmente che io sono per il progresso nelle questioni umane e che penso il progresso sia stato prodotto non solo nella tecnologia e nella scienza, ma anche in filosofia e persino nella teologia e nella religione (il movimento ecumenico e il lavoro del Concilio fanno parte dei casi in questione). Ma molte delle novità che sono applaudite dai nostri contemporanei – specialmente nelle arti, nella filosofia e nella teologia – non sono progresso. Molte di esse non sono neppure novità. Esse appaiono esserlo soltanto a coloro che ignorano il passato.»

«Novelty and progress. A passion for novelty seems to obsess many of our contemporaries, leading to a frenzy of innovation in all things and a love of novelty for its own sake. But progress and novelty are not the same. The new as such, simply as new, is neither good nor bad, neither true not false, neither better nor worse than the old. Progress, as any schoolboy knows or should know, is not just change, but change for the better, change measured by a standard that enables us to judge both the new and the old, and to compare their merits in the light of the same set of values. Furthermore, progress is conservative, because it is cumulative, not substitutional. It does not consist simply in replacing the old with the new. The substitution of one thing for another would leave us going around in a circle, neither advancing nor declining. To constitute a genuine advance, progress must conserve whatever was good or true in the old and transform it by the addition of the new, resulting in a greater good or a larger truth. These things being so, the only sound judge who can say that a change is genuinely a step of progress is one who is thoroughly and sympathetically acquainted with the achievements of the past, and one who can formulate and defend the moral or intellectual standards by which he assesses the new as an advance in goodness or truth. If one is ignorant of the past, as so many of our contemporaries are (even those who regard themselves as educated men and women), one is likely to treat as a novelty something that is really not a novelty at all. And if one does not have clear standards by which to evaluate the changes that are taking place, one cannot defend the judgment that the change, even if it involves a genuine novelty, is really an advance. Here we see that a paradox exists: namely, that many of our contemporaries who applaud novelties in thought lack or deny the very standards to which they would have to appeal in order to claim that the novelties they applaud constitute genuine progress. Let me say in passing that I am for progress in human affairs and that I think progress has been made, not only in technology and in science, but also in philosophy, and even in theology and in religion. (The ecumenical movement and the work of the Council are cases in point.) But many of the novelties that are applauded by our contemporaries — especially in the arts and in philosophy and theology — are not progress. Many of them are not even novelties. They only appear to be so to those who are ignorant of the past.»"

Cordiali saluti.

mercoledì 13 luglio 2011

MANOVRA E COESIONE NAZIONALE

Cari amici ed amiche.

Le opposizioni si sono dette disponibili a dare il loro contributo all'approvazione della manovra finanziaria ma chiedono che all'indomani il Governo si dimetta.
Il tono delle opposizioni è ambiguo.
Infatti, se hanno mostrato responsabilità nel contribuire alla manovra, ora si mostrano irresponsabili nel chiedere le dimissioni del Governo.
Infatti, se il Governo dovesse dimettersi, cosa succederebbe?
Si farebbe un Governo tecnico?
Sarebbe un tradimento del mandato dato dagli elettori e questi ultimi si allontanerebbero dalla politica.
Inoltre, un Governo tecnico potrebbe non avere i numeri in Parlamento e non essere stabile.
Ci sarebbero nuove elezioni?
In primis, le elezioni costano.
Ora, in un periodo di crisi come quello attuale bisogna evitare le spese, altrrimenti si dovranno aumentare le tasse, cosa che ha detto il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi.
Inoltre, non è detto che dalle elezioni esca una maggioranza certa. Potrebbe succedere quello che successe nel 2006.
Forse, le opposizioni credono di poterle vincere.
Quindi, il Partito Democratico, l'Italia dei Valori ed il Terzo Polo la smettano.
Questo loro atteggiamento è controproducente e, di sicuro, contrasta con il messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha chiesto coesione nazionale.
Un'altra constatazione che faccio riguarda le frasi del Ministro dell'Economia Giulio Tremonti (nella foto).
Il ministro ha detto che negli anni passati, il debito pubblico crebbe perché si socializzarono le perdite dei privati.
Ciò è vero.
Infatti, molti vissero al di sopra delle proprie possibilità perché usarono lo stato come "parafulmine".
Oggi ne paghiamo le spese.
Va detto anche che in troppi trassero benefici da questa situazione malata.
Pensiamo ai "baby-pensionati" o alle "pensioni d'oro", che ora il Governo vuole tassare.
Bisogna dire basta a certe situazioni.
Inoltre, serviranno delle robuste privatizzazioni, che sono contemplate da codesta manovra.
Ora, l'ultimo referendum crea delle difficoltà, soprattutto dopo il referendum che ha sancito la bocciatura di parte del "decreto Ronchi-Fitto".
Ora, la situazione è nota.
O si abbassa la spesa pubblica o si aumenteranno le tasse.
I demagoghi che hanno spinto per fare votare sì all'abrogazione di parte del "decreto Ronchi-Fitto" che dicono?
Forse, il popolo italiano imparerà a non acoltare più certi "urlatori" che fanno solo del becero populismo.
Il populismo non è amore per il popolo.
Cordiali saluti.

2012 E FUTURO






Cari amici ed amiche.

Vi invito a vedere questo video che ho preso da Youtube.
Questo video mostra un ragazzo che parla di teoremi che trattano presunte cospirazioni di vario tipo.
Premetto, io prendo con le dovute cautele quello che egli dice.
Bisogna stare attenti a parlare di "complotti" .
Nel secolo scorso, ci fu chi parlò di "complotti" e tutti sappiamo come finì. Più di 6.000.000 di persone morirono nei campi di sterminio di Auschwitz, Buna-Monowitz, Birkenau ed altri.
Ora, in questo video, manco a dirlo, il ragazzo in questione parla di complotti e del 2012.
Alcune parti del suo discorso, però, sono vere.
Infatti, la Terra è un pianeta in continua evoluzione ed in continuo movimento.
Dalla sua formazione, fino a 180.000.000 di anni fa la Terra aveva un solo grosso continente ed un solo grosso oceano, la Pangea e la Pantalassa.
Poi, la Pangea si spaccò, per via del movimento delle placche tettoniche e si formarono i vari continenti.
Nacquero catene montuose. Ad esempio, l'Himalaya si formò circa 3000 anni fa, in seguito allo scontro tra la placca indiana e quella euro-asiatica.
Ci furono periodi caldi e freddi, le glaciazioni.
Ve ne fu una anche nel XIV secolo AD.
Ho accennato a ciò nell'articolo intitolato "La peste nera, una tragedia che fece finire un'era".
Ad esempio, le cronache dell'epoca parlano di un clima più freddo che impediva una buona produzione agricola e di mareggiate che danneggiavano i polder olandesi.
Ora, questo processo non si è fermato.
In questo, il ragazzo nel video ha ragione.
Ad esempio, in futuro, si prevede che in futuro i continenti continueranno a muoversi.
Ad esempio, non tutti sanno che in futuro il Corno d'Africa (che grosso modo corrisponde alle attuali Etiopia, Eritrea, Gibuti e Somalia) potrebbe staccarsi dal resto del continente.
Infatti, secondo la teoria della tettonica delle placche, la "Rift Valley" sarebbe in realtà un punto di rottura, una crepa nel continente africano.
Essa sarà destinata ad allargarsi sempre di più e alla fine l'acqua dell'Oceano Indiano potrebbe invaderla.
Una situazione analoga potrebbe riguardare la California. Anche questa potrebbe staccarsi dal Nord America e l'acqua dell'Oceano Pacifico potrebbe entrarvi.
Inoltre, lo Stretto di Gibilterra potrebbe chiudersi.
Ci sono previsioni che dicono il continente africano e quello europeo potrebbero congiungersi, proprio nel punto in cui vi è lo Stretto di Gibilterra.
Quindi, il Mar Mediterraneo potrebbe un mare chiuso.
Per quanto riguarda le Isole Britanniche, potrebbe esserci un grosso cambiamento.
Rileggete un mio vecchio articolo intitolato "Londra sott'acqua? E' possibile!".
Infatti, la Gran Bretagna potrebbe essere diversa da quella che noi vediamo.
L'isola si sta abbassando nella parte sud-orientale ed alzando in quella opposta.
Qui vi è l'estuario del Tamigi e vi è il rischio che Londra rimanga allagata.
Secondo altre previsioni, l'Oceano Atlantico si starebbe allargando sempre di più e quindi l'Europa e le due Americhe si starebbero allontanando.
Al contrario, vi sarebbe un avvicinamento tra l'America del Nord e l'Oceania.
Cambierebbero quindi anche le fasce climatiche.
Pare, ad esempio, che anche l' Antartide si stia spostando.
Questo potrebbe essere un problema.
Infatti, questo continente è coperto di ghiacci ma sotto è di essi vi è terraferma.
Ora, parlando dell'argomento, tocchiamo anche il tema del riscaldamento globale e dei ghiacci che sciogliendosi fanno aumentare il livello dei mari.
Infatti, ci sono ghiacci e ghiacci.
Ci sono i ghiacci del Polo Nord che sono sostanzialmente sull'acqua ed il cui scioglimento non farebbe aumentare in modo considerevole il livello dei mari e quelli di terra, tra cui quelli dell'Antartide, che, invece, sciogliendosi, farebbero aumentare il livello dei mari, anche in modo considerevole.
Questi ultimi sono pericolosi ed il riscaldamento globale potrebbe accelerare il processo del loro scioglimento.
Questo potrebbe estremizzare anche i fenomeni atmosferici.
Com'è noto gli uragani e le tempeste hanno bisogno di calore per generarsi.
Ora, il calore non è da confondere con la temperatura.
Vi faccio un giochino.
Ha più calore una pentola d'acqua in ebollizione o l'acqua dell'Oceano Atlantico piuttosto che quella del Mare Mediterraneo?
Un profano direbbe che ha più calore la pentola perché scotta.
Ciò è sbagliato.
Il calore è un'energia disperdibile e non direzionata mentre la temperatura è il livello in cui questa energia è disponibile.
Ergo, la pentola d'acqua in ebollizione ha una temperatura più alta ma non ha più calore dell'acqua dell'Oceano.
E' logico che, con un maggiore volume d'acqua nei mari e negli Oceani, vi sarebbe più calore.
Il calore degli oceani degli oceani e dei mari si generano le condizioni per la formazione di tempeste ed uragani, i famosi "Willy Willy", per come vengono chiamati a largo dell'Australia.
Quindi, se tutto ciò dovesse essere vero l'uomo del futuro sarebbe costretto ad affrontare tutto ciò, ammesso che ci sia ancora sulla Terra.
Certo, il processo è lento ma bisogna tenere conto di esso.
Termino, invitandovi a leggere l'articolo dell'amico Luigi Melcarne, nel suo blog http://www.melgigi.altervista.org/index_FuturSogni.html.
E' un sito interessante.
Comunque, solo Dio sa del futuro. L'uomo può solo ipotizzare ma non può avere certezze.
Certo, ci sono dei segnali. Alcuni di questi sono i terremoti, come quelli che ci sono in Sicilia, di cui ho parlato negli articoli intitolati "Dal terremoto al vulcanesimo, Messina e dintorni" e "Cosa sta succedendo in Sicilia?".
Il nostro è un pianeta vivo.
Cordiali saluti.

PRESENTAZIONE DEL SITO "IL NOSTRO CANTO LIBERO"

Cari amici ed amiche.

E' nato un nuovo sito per gli elettori del centrodestra.
Il sito si chiama "Il nostro canto libero" ed il suo link è http://www.ilnostrocantolibero.com.
Questo sito è stato fondato da Rosario Pietro Cannarozzo ed è una piattaforma di confronto tra gli elettori delle varie anime del centrodestra (Popolo della Libertà, Lega Nord e Responsabili).
Io trovo che sia utile perché crea brainstorming e confronto tra gli elettori.
Una politica realmente democratica trae forza dal basso.
Cordiali saluti.

martedì 12 luglio 2011

BERLUSCONISMO ED ANTIBERLUSCONISMO






Cari amici ed amiche.

Vi invito a guardare questo filmato di daw-blog.com (e riportato da Youtube) in cui viene mostriata un'intervista che fu fatta nel 1991 all'imprenditore Carlo De Benedetti che parlò positivamente dell'accordo fatto con il presidente Berlusconi riguardo alla Mondadori.
Oggi, vi è il noto processo "Lodo Mondadori", un processo che vede accusata Fininvest (oggi Mediaset, l'azienda del presidente Berlusconi) di corruzione per avere il possesso della nota casa editrice, ai danni della CIR di Carlo De Benedetti. In seguito alla recente sentenza, Fininvest deve pagare 56o.000.000 di Euro. Manca la sentenza della Corte di Cassazione.
Mi sembra che questo video smentisca le accuse mosse contro Fininvest.
E' purtroppo nota la situazione che c'è qui in Italia.
Ora, gli antiberlusconiani, coloro che avversano il presidente Berlusconi, sono sul piede di guerra e vogliono che Finivest paghi fino all'ultimo centesimo. Noi berlusconiani, invece, difendiamo Fininvest.
Voglio parlare proprio di "berlusconismo" e di "antiberlusconismo".
Spesso, le grandi personalità e le idee rilevanti dividono.
Senza dubbio il presidente Berlusconi è una grande personalità, una personalità che ha un grande impatto culturale.
Ora, il "berlusconismo" e l'"antiberlusconismo" vanno di pari passo, come il comunismo e l'anticomunismo o la fede e l'ateismo.
Per esempio, io sono notoriamente anticomunista e profondamente avverso alla dottrina di Karl Marx.
Il fatto che io sia anticomunista non significa che in passato il comunismo non avesse avuto un'influenza su di me.
Al contrario, il comunismo ebbe un'influenza su di me ma questa influenza fu negativa e mi portò ad essere avverso a questa ideologia in cui non mi riconobbi e tuttora non mi riconosco e che non ritengo diversa dal nazismo.
Lo stesso vale per altre ideologie e visioni del mondo che mi influenzano (come il cattolicesimo, il conservatorismo di tipo anglosassone o anche lo stesso "berlusconismo") ma con effetto diverso.
E' ovvio che qui giochino molto anche le esperienze e la cultura personali.
Io sono berlusconiano sia perché sono cattolico, filo-americano, filo-israeliano, federalista e vicino a posizioni come quelle del Partito Repubblicano americano o di quello conservatore britannico e contemporaneamente rigetto il comunismo, la lotta di classe e le ideologie totalizzanti e totalitarie (e quindi anche il nazismo) e sia perché ho avuto delle esperienze negative con la sinistra.
Un antiberlusconiano la penserà in modo diverso.
Come io sono anticomunista perché influenzato dal comunismo, così un antiberlusconiano è tale perché influenzato dal presidente Berlusconi. E' una situazione speculare.
Il problema sta nel fatto che l'"antiberlusconismo" passi dalla sfera politica a quella personale.
In pratica, l'avversione politica verso il presidente Berlusconi si è tradotta in odio personale contro di lui, la sua famiglia e contro chi lo sostiene.
Questo è molto grave.
Infatti, gli antiberlusconiani contestano il presidente Berlusconi non per la sua politica ma per vicende che riguardano la sua persona.
Questo porta ad una contestazione sterile da un punto di vista politico.
Infatti, gli antiberlusconiani non sarebbero in grado di fare una loro politica perché uniti soli dall'antiberlusconismo.
Di sicuro, quando il presidente Berlusconi lascerà la politica, gli antiberlusconiani si scioglieranno.
Per il centrodestra questa sarà l'occasione buona per rafforzarsi e compensare la perdita di un grande leader qual è il presidente Berlusconi.
Cordiali saluti.

CRISI, SERVE UN CLIMA COSTRUTTIVO!

Cari amici ed amiche.

Prima di incominciare, voglio togliermi una pietruzza dalla scarpa.
Da qualche tempo a questa parte c'è un certo ingegnere di 28 anni che si chiama Pasquale che altro non fa che commentare su questo blog.
Vi invito a rileggere gli ultimi articoli, quelli intitolati "Crisi, coesione nazionale e riforme" e "God vs Charles Darwin".
Ora, a me piace il confronto e chi mi conosce bene lo sa.
Il problema è che certi individui, come questo "fantomatico" ingegner Pasquale, usi termini volgari ed un linguaggio che punta all'insulto e all'offesa.
A questo "signore" voglio dire una cosa.
Visto che ama tanto esporre le proprie idee, si faccia un suo blog (o un suo sito) invece di rompere l'anima agli altri.
Però, metta nei suoi articoli il suo nome ed il suo cognome
Se ha un minimo di coraggio e di senso della responsabilità, ci metta la faccia e si assuma la responsabilità di quello che scrive, cosa che faccio io, ogni giorno.
Siamo tutti leoni, quando insultiamo in rete senza mettere il proprio nome ed il proprio cognome.
Se il "signor" Pasquale è coraggioso, si faccia un blog ed usi il suo nome ed il suo cognome.
La differenza tra me e lui non sta nel fatto che io sia di centrodestra e lui di centrosinistra ma nel fatto che io rispetti gli altri mentre lui mostra la sua becera intolleranza.
Questo è l'argomento dell'articolo.
In questo momento di crisi, serve un clima costruttivo.
Ad esempio, negli USA, il presidente Barack Hussein Obama sta cercando di dialogare con i repubblicani per risolvere la crisi negli USA.
Certo, il GOP (Grand Old Party), con lo speacker della Camera John Boehner, ha sollevato delle giuste perplessità.
Alzare le tasse sui cittadini statunitensi può non essere utile.
Anzi, può essere dannoso perché rischierebbe di bloccare i consumi.
Semmai servirebbe del rigore, anche abbassando la spesa pubblica.
In questo, i repubblicani hanno ragione.
E qui in Italia cosa succede?
Qui in Italia si litiga.
Solo ora, si è aperto uno spiraglio in questa politica del "muro contro muro".
Si sta cercando di dialogare ma ci sono delle resistenze.
Il problema è che di fronte a questa crisi non si può restare con le partigianerie politiche.
Non si deve fare come l'ingegner Pasquale, che altro non fa che insultare.
Bisogna che tutti si assumano le responsabilità, a cominciare dai politici.
I politici diano il buon esempio.
Se facessero così anche i vari "Pasquale" che si trovano nella nostra società non sarebbero legittimati a comportarsi in questo modo becero.
Cordiali saluti.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.