Presentazione

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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

Il mio libro sul Covid

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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domenica 20 febbraio 2011

COMMENTO SUL LIBRO "L'INGHILTERRA CONTRO IL REGNO DELLE DUE SICILIE"


Cari amici ed amiche.
Anche il Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda ebbe la sua parte.
Leggete l'articolo sul blog dell'"Istituto di ricerca storica delle Due Sicilie", http://istitutoduesicilie.blogspot.com/.
Ringrazio il mio interlocutore di Facebook Roberto Della Rocca che me l'ha segnalato e metterò il link nella voce "Link preferiti" di questo blog.
Nell'articolo del succitato blog si parla di una recensione del libro scritto da Erminio De Biase che intitolato "L'Inghiterra contro il Regno delle Due Sicilie".
Mi permetto di fare un commento sia sul libro che sull'articolo su blog.
Questo libro è sicuramente interessante.
Effettivamente, il Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda (e non l'Inghilterra, poiché dopo gli Atti di Unione del 1707 e del 1800 ci fu la formale unificazione dei tre Regni di Inghilterra, Scozia ed Irlanda) ebbe una certa parte in questo controverso processo di unificazione dell'Italia.
Infatti, dal XVI secolo in poi, l'area italiana ebbe un declino.
Dopo il Rinascimento, infatti, l'area italiana perse d importanza, sia perché nel Mare Mediterraneo l'Impero Ottomano era un ostacolo per i traffici verso l'Oriente e sia perché, oramai, si consolidarono le rotte transoceaniche tra l'Europa e le Americhe, sulle quali, dal 1588 (anno della vittoria sull'Invencible Armada spagnola) l'Inghilterra assunse il controllo.
Tale controllo fu consolidato dall'Atto di Navigazione del 1651 che l'Inghilterra di Oliver Cromwell fece firmare ai Paesi Bassi.
Dopo il "boom culturale" del Rinascimento, l'area italiana ebbe un declino, anche a causa della sua frammentazione.
I commerci inglesi non erano di merci preziose o ricercate ma di prodotti di uso comune, come lo zucchero.
In questo modo, l'Inghilterra entrò con una certa spregiudicatezza anche nel Mediterraneo, tenendo conto del fatto che dalla vittoria cristiana nella Battaglia di Lepanto (1571) iniziò il declino dell'Impero Ottomano.
Tutto ciò trasformò l'Inghilterra in una potenza marittima molto forte che ebbe interessi anche in Italia.
Ne parlai proprio in un mio articolo, intitolato "Storia di una famiglia inglese in Sicilia", http://italiaemondo.blogspot.com/2010/08/storia-di-una-famiglia-inglese-in.html.
Ora, chi ha degli interessi una determinta realtà, fa di tutto per mantenerli, tenendo conto anche della volontà di espansione da parte dell'Impero Austro-Ungarico e della Francia. Ad esempio, Vienna aveva messo gli occhi sulle terre balcaniche dell'Impero Ottomano.
Così fecero gli Inglesi.
Nell'aiutare la "Spedizione dei Mille", gli Inglesi videro la possibilità di aumentare la propria area di influenza.
Provo ad "entrare nelle teste" dei vari William Ewart Gladstone e di Henry John Temple, III visconte di Palmerston, i politici inglesi che furono tra gli artefici di ciò.
Essi capirono che l'Italia divisa era troppo debole ma che era anche un punto strategico per avere il controllo del Mare Mediterraneo.
Qindi, gli Inglesi avrebbero contribuito ad unire l'Italia, così avrebbero avuto un unico Stato a loro alleato e che avrebbe garantito i loro interessi.
Teniamo conto del fatto che nel 1717 si formò a Londra la Gran Loggia, il caposaldo della Massoneria.
Sia Giuseppe Garibaldi che Camillo Benso, conte Cavour, erano massoni, come lo era anche Massimo Taparelli D'Azeglio.
Di quest'ultimo ricordo un aneddoto che fu raccontato durante un'omelia da don Alberto Ferrari, che allora era parroco della parrocchia di Roncoferraro, in Provincia di Mantova, di cui faccio parte.
Don Alberto raccontò di un dialogo tra D'Azeglio e San Giovanni Bosco, che erano amici.
Un giorno, però, mentre don Bosco gli faceva visitare il suo istituto, D'Azeglio gli disse che la recita del Rosario era una perdita di tempo.
Questi gli rispose, dicendo:
"Ebbene, io ci tengo a tale pratica; e su questa potrei dire che è fondata la mia istituzione; sarei disposto a lasciare altre cose pure importanti ma non questa.".
Poi aggiunse:
"E anche, se fosse necessario, sarei disposto a rinunziare alla sua preziosa , ma non mai alla recita del Santo Rosario.".
Le cronache dicono che da quell'episodio in poi, Massimo Taparelli D'Azeglio non si fece più vedere all'istituto di don Bosco.
La Massoneria, comunque, meriterebbe un discorso a parte perché il discorso ad essa inerente è più complesso di quanto si possa immaginare.
E' certo che la Massoneria italiana ebbe molte figure anticlericali.
Vi invito a leggere l'articolo intitolato "Magna Charta Libertatum, anche noi italiani avremmo dovuto averne una", http://italiaemondo.blogspot.com/2010/11/magna-charta-libertatum-anche-noi.html.
Tramite contatti con i "franchi muratori" di Inghilterra, Garibaldi e soci ebbero buon gioco.
Infatti, secondo una certa teoria, gli Inglesi avrebbero potuto fare sì che si creasse anche una Chiesa protestante a loro legata proprio in Italia.
Sulla Chiesa anglicana, però, va detta una cosa importante.
Nel XIX secolo, prese corpo nell'anglicanesimo l'anglo-cattolicesimo, di cui fu esponente il Beato John Henry Newman, di cui parlai nell'articolo intitolato "Re Carlo I Stuart, il precursore dell'anglo-cattolicesimo", http://italiaemondo.blogspot.com/2010/08/re-carlo-i-stuart-il-precursore.html.
In origine parroco anglicano, Newman si convertì, proprio durante un viaggio in Sicilia.
Quindi, questa teoria della protestantizzazione dell'Italia può essere, in parte, smentita.
Semmai, forse, ci sarebbe potuto essere il "rischio" di una cattolicizzazione del Regno Unito, propio perché l'anglo-cattolicesimo era seguito anche da persone di ceto importante. E poi, gli Inglesi tentarono già di protestantizzare l'Irlanda ma non ci riuscirono.
Certo, la storia con i "se", i "ma" ed i "forse" non si fa. Non c'è controprova. Però, in quegli anni, tutto sarebbe stato possibile.
Detto questo, una cosa è certa.
Gli Inglesi capirono l'importanza di un'Italia unita. Certo, lo fecero per un loro interesse ma capirono che l'Italia doveva essere unita.
Perché non lo capimmo noi italiani?
Avremmo potuto federarci, evitando così l'intervento violento di Garibaldi.
Forse, tante cose sarebbero andate diversamente.
Cordiali saluti.

GIUSTIZIA? HA RAGIONE IL PRESIDENTE BERLUSCONI!

Cari amici ed amiche.

Leggete la nota del sito "Forzasilvio.it", seguendo il link https://www.forzasilvio.it/news/3542.
Io penso che il presidente Berlusconi abbia ragione nell'esternare determinate sensazioni.
Effettivamente, sembra che ci sia un vero e proprio accanimento contro il presidente Berlusconi.
E' stato accusato di ogni nefandezza e, gauda caso, queste indagini avvengono, in particolare, a ridosso di importanti appuntamenti elettorali o quando il Governo decide di fare una riforma sulla Giustizia. Sono questi giudici la vera casta. In uno Stato di diritto, un giudice che sbaglia va sanzionato.
Qui in Italia, ciò non succede!
E' evidente che qui ci sia un gruppo di magistrati che tende ad influenzare la sfera politica.
Mentre succede ciò, vi sono processi seri che sono ancora irrisolti e che rischiano di andare in prescrizione. In pratica, con determinate persone (tra le quali il presidente Berlusconi) sembra che certi giudici abbiano una certa solerzia per arrivare alla condanna di queste.
In altri casi (magari veri e molto gravi) c'è il lassismo totale.
Leggete l'articolo intitolato "Giudici, siamo arrivati all'assurdo!", http://italiaemondo.blogspot.com/2011/02/giudici-samo-arrivati-all-assurdo.html.
Così non si fa la giustizia.
Cordiali saluti.

sabato 19 febbraio 2011

LA LEGGE DEL TAGLIONE E L'ATTUALE SOCIETA'


Cari amici ed amiche.
Oggi è la VII domenica del Tempo Ordinario. Nelle nostre chiese verranno letti i brani del libro del Levitico (capitolo 19, versetti 1-2, 17 18), del Salmo 102 (103), della I Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi (capitol 3, versetti 16-23) e del Vangelo secondo Matteo (capitolo 5, versetti 38-48).
Proprio questo brano del Vangelo (che è commentato anche nel video preso da Youtube) ha un ruolo centrale.
Esso recita queste parole:
"In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
"Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio e dente per dente".
Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, la lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Dà a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico". Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?
Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste".
Qesto brano del Vangelo secondo Matteo è una vera e propria "prova di coraggio".
Per noi è più facile serbare rancore verso chi ci fa un torto e maledire chi ci fa del male.
Anzi, spesso e volentieri noi tendiamo ad essere giustizialisti con gli altri e indulgenti con noi stessi.
Questo discorso vale per tutti, me compreso.
Qui nessuno è una verginella!
Dio non ragiona così!
Purtroppo, tanti sono quelli che bestemmiano, irridono la fede, si professano atei, uccidono a Suo nome e fanno tante altre cose indegne.
Eppure, Dio non fulmina queste persone e né fa venire disgrazie su di esse, contrariamente a quanto, certe volte, si pensa.
Mi viene in mente un brano di uno dei miei libri preferiti di Federigo Tozzi, "Il podere".
In questo brano, vi sono alcune disgrazie che succedono al protagonista, Remigio Selmi, ed il suo antagonista, l'assalariato Berto, che questo genere di disgrazie non avviene senza che Dio lo voglia.
Dio, però, non ragiona così!
Certo, per loro ci sarà un giudizio ma, nella vita terrena, Dio li tratta come tratta i giusti.
La dimostrazione più eclatante di ciò sta proprio nella crocifissione di Suo Figlio Gesù.
In quanto Figlio di Dio, egli avrebbe potuto mandare schiere di angeli e maledizioni contro chi lo volle fare crocifiggere.
Invece, egli accettò ciò.
In particolare, quando dice di pregare per coloro che ci perseguitano.
E' evidente che qui vi è la questione religiosa.
Guarda caso, la religione con più perseguitati è proprio quella cristiana.
Essa, è perseguitata in Cina e in tutti i Paesi totalitari come in molti Paesi islamici e in alcune zone dell'India mentre qui in Occidente si sta diffondendo la cultura del relativismo.
Tra l'altro, quanto sta succedendo in Nord Africa (con le cadute di Ben Ali e di Mubarak) e la crisi della monarchia in Giordania ci deve fare preoccupare perché potrebbero esserci delle derive verso il fondamentalismo islamico.
Perché questo?
Notate che i crstiani arabi ed indiani che vengono perseguitati non reagiscono facendo attentati o quant'altro, cosa che invece fanno esponenti di altre religioni.
E noi cosa facciamo?
Noi cristiani occidentali tendiamo a rinchiuderci nelle nostre case o nelle nostre sagrestie, per paura di non offendere chi non è cristiano, invece di fare notare quanto sta succedendo negli altri Paesi, stiamo zitti di fronte a chi vuole togliere i crocifissi e non fare cantare le canzoni di Natale o, peggio ancora, tendiamo a fare quello che fanno gli altri, meditando vendette contro chi ci fa un torto (anche irrisorio) e ci dividiamo anche su delle quisquilie.
Anche il clima politico attuale lo dimostra come lo dimostra il fatto che molti pensino solo al "proprio orticello".
Durante una discussione con alcuni miei amici, è saltato fuori il fatto che, qui a Roncoferraro, non ci sia vita e che, ad una certa ora, il centro si svuoti.
Uno di questi miei amici ha dato la colpa a Facebook.
Certo, a mio modo di vedere, i social-network sono utili per fare circolare idee e per iniziare dei rapporti personali ma l'amicizia ed i rapporti umani in sé sono un'altra cosa.
La gente, in realtà, è diventata più chiusa sia perché in certe zone (come, per l'appunto, Roncoferraro) non ci sono punti di aggregazione sociale e sia perché vi è effettivamente una crisi di valori.
Oggi, si pensa solo a volere prevalere sull'altro e ad avere visibilità, anche facendo male agli altri.
Il bullismo nelle scuole ne è un esempio.
Sul bullismo scrissi in un articolo su "Italia chiama Italia".
E' evidente che ciò porti ad una maggiore disgregazione sociale ed il boom dei social-network dimostra che questa "domanda di coesione sociale" è ancora presente.
Purtroppo, l'uso dei social-network non è una soluzione. I social-network, infatti, offrono un mondo virtuale che per molti diventa alternativo e che, spesso, crea problemi anche di ordine sociale e psicologico.
Le persone, specie i giovani, si chiudono nelle loro stanze e parlano con persone di cui spesso non sanno niente (e che spesso hanno profili falsi, i "fake") e credono che quella sia amicizia.
I realtà, tutto ciò è solo un'illusione per evadere da una realtà che può sembrare ingrata e fa credere che i vari interlocutori su Facebook o su altri social-network siano amici. La realtà dice una cosa diversa. Per me, i vari interlocutori con cui sono in contatto su Facebook non sono amici nel senso stretto del vocabolo, se non previa conoscenza diretta.
Questa illusione, però, è come una una droga.
Leggete quest'altro mio articolo su "Italia chiama Italia", seguendo il link http://www.italiachiamaitalia.net/news/133/ARTICLE/17014/2009-08-16.html.
Ciò contribuisce ad aumentare sempre di più l'individualismo e l'imbarbarimento della società che porta a vedere il bene solo in chi dà retta ad ognuno di noi e negli altri il male.
Nell'ultima parte del Vangelo, Gesù va oltre.
Qui, infatti, Gesù non invita solo ad amare i propri amici o i propri cari ma anche coloro che non lo sono.
Questo deve essere il "segno distintivo" dell'essere cristiani.
Infatti, anche un non cristiano (o un pagano) ama i propri amici ed i propri cari e prega per loro.
Essere cristiani vuole dire avere questa marcia in più.
Per questo, Gesù definì i cristiani come il "sale della Terra".
In tale senso, mi ha sorpreso il fatto che qualcuno che risede all'estero e con cui interloquisco su internet abbia acceso dei ceri per me .
Ne parlai nell'articolo intitolato "Legge voto, sono d'accordo con l'onorevole Tremeglia ma...", http://italiaemondo.blogspot.com/2011/02/legge-voto-sono-daccordo-con-lonorevole.html.
La cosa mi onora e, forse, potrebbe dimostrare quello che è il concetto espresso da Gesù.
Tra l'altro, anche una signora che è in contatto con me su Facebook, che si chama Alessandra Spanò, mi ha scritto dicendo che avrebbe pregato per me la Vergine Maria. Apprezzo molto la cosa e mi sento onorato.
Io ringrazio la signora Spanò e contraccambio, pregando per lei e per i suoi cari.
Ho apprezzato tutto ciò, così come ho apprezzato le parole dell'interlocutore (sempre su Facebook) Morris Sonnino, che in un messaggio inviato a me e a Riccardo Di Giuseppe e, scrisse queste testuali parole:
"Di voi mi fido, siete quasi come dei fratelli!".
La cosa mi ha stupito perché oggi è molto facile pregare per i propri cari e definirli propri fratelli mentre gli estranei vengono visti come delle potenziali minacce.
Una frase del poeta William Butler Yeats dice:
"Un estraneo è un amico non ancora incontrato".
Varrà ancora questo concetto?
Termino, rinnovando l'invito ad andare alla Messa che si terrà ad Acireale, in Provincia di Catania, di cui scrissi nell'articolo intitolato "Tradizione cattolica, un valore da salvare", http://italiaemondo.blogspot.com/2011/02/tradizione-cattolica-un-valore-da.html.
E' un evento molto importante!
Cordiali saluti.

HELL'S KITCHEN? PERCHE' NON FARE UN REALITY SIMILE ANCHE QUI IN ITALIA?





Cari amci ed amiche.


Vi invito visionare questo filmato preso da Youtube.
Esso è uno spezzone di un "reality show" che da un po' di tempo seguo su "Fox".
La sua prima versione fu prodotta nel Regno Unito dal 2004 al 2009. Nel 2005 iniziò la versione statunitense.
Questo reality si chiama "Hell's Kitchen" ed è una sorta di ristorante in cui de squadre di cuochi cucinano e devono fare tutto nel miglior tempo e nella migliore qualità.
Il tutto avviene sotto il controllo del celebre chef Gordon Ramsay (nella foto) che conduce il programma.
I cuochi devono fare tutto ciò che i clienti chiedono e lo chef Ramsay visiona tutti piatti, prima di farli servire.
Quando c'è qualcosa che non va si sentono le urla dello chef che, a volte, caccia i cuochi dalla cucina.
I cuochi vengono di volta in volta eliminati, finché non restano i migliori per la finale.
Chi dimostra di sapere fare bene le cose vince.
Io non sono un amante dei reality show ma devo dire che questo mi piace.
Qui, infatti, si devono "sudare sette camicie" per vincere e solo chi dimostra di essere il migliore può vincere.
I cuochi devono lavorare sotto la pressione dello chef che urla e rimprovera pubblicamente i concorrenti per vincere.
Io trovo questo reality istruttivo perché per ottenere un risultato bisogna faticare e (forse) ai nostri giovani non farebbe male ribadire questo concetto, magari usando proprio un reality show.
Inoltre, a chi (come me) ama la cucina, piace vedere nuove ricette.
Io mi chiedo il perché non si faccia un reality simile anche qui in Italia.
Del resto, la nostra cucina è invidiata in tutto il mondo ed i nostri piatti sono apparentemente semplici ma hanno delle regole perché riescano bene.
Ad esempio, per fare il ripieno dei Tortelli di zucca (tipico piatto di Mantova e provincia), non si deve lessare la zucca ma la si deve cuocere in forno.
Oppure si deve sapere che per fare il ripieno dei Tortelli di zucca mantovani si devono mettere gli amaretti tritati mentre per fare il ripieno dei Cappellacci (tipico piatto di Ferrara e provincia) no.
Io penso che sarebbe interessante fare un "Hell's Kitchen" anche qui in Italia.
Cordiali saluti.

SALVAGUARDIAMO IL MINCIO!


Cari amici ed amiche.
Questo articolo parla di situazioni problematiche del fiume Mincio e nel suo parco.
Nel 2009, io scrissi un articolo su "Italia chiama Italia" che toccava il problema.
L'articolo può essere letto, seguendo il link http://www.italiachiamaitalia.net/news/121/ARTICLE/15641/2009-05-25.html.
In quell'articolo, riportai le dichiarazioni fatte da un ex-consigliere comunale di Roncoferraro (Mantova) che parlò dello stato del fiume.
Io riportai testualmente le parole dell'ex-consigliere che definì il Mincio "una discarica a cielo aperto".
Qualcuno se ne ebbe a male e lo scrisse anche su internet.
A me dispiace che quel signore che fece quel post su Facebook avesse preso male questo mio articolo.
Quanto riportato ieri dalla " Gazzetta di Mantova", sta confermando le parole che scrissi due anni fa.
Detto questo, vorrei precisare dicendo che io non mi sono mai permesso di gettare fango su niente e su nessuno.
Quando scrivo su "Italia chiama Italia", su questo blog o su qualsiasi altro sito, io mi limito a criticare quello che non va, magari anche aspramente, ma non mi è mai passato nemmeno per l'anticamera del cervello di "gettare fango" o "sputtanare" niente e nessuno.
Di certo, non voglio fare una brutta figura o beccarmi una querela!
E poi, io amo il Mincio, che scorre anche nella mia zona, e a quel fiume io voglio bene.
In esso c'è la storia della mia terra natia.
Pensate allo storico incontro tra Attila e Papa Leone, di cui parlai nell'articolo intitolato "Dove avvenne l'incontro tra Attila e Papa Leone tra Attila e Papa Leone Magno", http://italiaemondo.blogspot.com/2010/11/dove-avvenne-lincontro-attila-e-papa.html.
Inoltre, a livello naturalistico, la zona del Mincio e pregevole.
Purtroppo, in alcuni punti da Monzambano alla foce nel Po, il Mincio ha grossi problemi, dovuti in buona parte all'incuria e all'inciviltà dell'uomo.
Nell'area di Governolo (frazione del Comune di Roncoferraro) il Mincio ha delle criticità dovute a ciò.
Le foto della "Gazzetta di Mantova" dimostrano ciò.
Quindi, la ma volontà e quella di sensibilizzare tutti a fare sì questo nostro fiume sia valorizzato e difeso.
Tra l'altro, si potrebbe sfruttare il porto di Governolo, oggi inattivo, per fare un circuito turistico che abbia al centro il Mincio.
Ne parlai nell'articolo intitolato "Una nuova via per Ostiglia, una greenway da Mantova a Governolo", http://italiaemondo.blogspot.com/2010/08/una-nuova-via-per-ostiglia-una-greenway.html.
Il Mincio è una risorsa per il nostro territorio.
Cordiali saluti.

venerdì 18 febbraio 2011

I SIMBOLI DELL'ITALIA UNITA














































Cari amici ed amiche.


Ringrazio la signora Alessandra Spanò che, su Facebook, mi ha inoltrato questo articolo, commentando quanto da me scritto su Vincenzo Gioberti, http://thecandelabra.blogspot.com/2011/02/se-avessero-dato-ascolto-gioberti.html.
Da qui, voglio prendere lo spunto su una questione, incominciando a porre una domanda.
L'Italia unita ha dei simboli?
Molti vedono nella figura di Giuseppe Garibaldi un simbolo dell'Italia unita.
In realtà, Garibaldi non può essere considerato un simbolo dell'Italia unita.
Infatti, molti lo vedono come colui che unì l'Italia.
In realtà, quando sbarcò a Marsala, egli fece stragi di innocenti e ciò è documentato.
Vi invito a visionare questo video preso da Youtube.
Ancora oggi, c'è chi dubita di Garibaldi e questi dubbi sono pienamente legittimi.
Un simbolo è qualcosa che unisce, come dice l'etimologia del termine che deriva dal greco "symballein", ossia "ciò che unisce". Il suo opposto è "diaballein" , ossia "ciò che divide". Da qesto vocabolo deriva il termine "diavolo".
Quindi, Garibaldi è più "diavolo" che "simbolo" e questo paragone mi sembra azzeccato, visto il noto anticlericalismo del personaggio che chiamò i suoi asini Pionono e Santissima Trinità, che definì Papa Pio IX "un metro cubo di letame" e che urlava slogan che dicevano frasi come:
"Preti alla vanga!".
Garibaldi non può essere considerato un simbolo dell'Italia unita.
I veri simboli sono altri e la storia ce li consegnò.
Uno di questi è, senza dubbio, Giulio Cesare (101-100 BC-11 BC).
Perfino Dante Alighieri, lo citò tra le persone positive. Infatti, nella sua "Divina Commedia", egli lo mise nel Limbo, il luogo in cui andavano le anime buone non battezzate.
Cesare fu un grande condottiero e scrittore. Citato anche da uomini di cultura di grande respiro europeo (come Geoffrey Chaucer), Cesare portò la cultura di Roma nel mondo ed unì l'Italia sotto un'unica bandiera ed un'unica identità.
L'Italia, però, non fu solo Giulio Cesare.
Roma fu "Caput mundi" ma divenne anche il cuore della cristianità.
San Pietro, il vicario di Cristo sulla Terra, vi si insediò e tutti i suoi successori, i Papi, ne fecero il loro centro.
Quindi, il Crocifisso è simbolo dell'Italia, un simbolo imperituro che qualcuno, in nome del "politicamente corretto" vorrebbe rimuovere.
Di conseguenza, anche la Vergine Maria, a cui molte delle nostre chiese disseminate dalle Alpi alla Sicilia sono consacrate, ed i numerosi Santi e Beati (come San Benedetto da Norcia, San Francesco d'Assisi, Santa Chiara, Santa Caterina da Siena, Beato Giovanni XXIII e San Pio di Pietrelcina) sono simboli dell'Italia.
Può essere considerato un simbolo dell'Italia anche l'imperatore bizantino Giustiniano I (482 AD-565AD).
Egli salvò il diritto romano e con lui l'Italia fu unita sotto un'unica bandiera, prima che arrivassero il Longobardi nel 568 AD.
Con i Longobardi, l'Italia si divise per tredici secoli restò divisa.
Ma ci sono ancora altri simboli.
Uno di questi, fu l'imperatore Federico II di Svevia (1194-1250).
Egli favorì le scienze e le arti.
Promosse la "Scuola siciliana", da cui Dante Alighieri attinse molto per le sue opere.
Quindi, questo imperatore contribuì a forgiare la nostra lingua, l'italiano, ed ebbe il progetto di unire l'Italia e la Germania in un unico grande impero universale che avesse proprio nell'Italia il suo centro.
Le sue idee furono troppo avanti rispetto al periodo in cui visse.
Anche l' Ordine dei Cavalieri Templari può essere considerato un simbolo dell'Italia. In esso si riunivano molti italiani provenienti da varie parti.
Le sue "mansioni" e le sue "precettorie" erano dislocate ovunque, dalle Alpi alla Sicilia.
Lo stesso si può dire per l' Ordine degli Ospitalieri.
Anche lo stesso Dante Alighieri (1265-1321), il "padre della nostra lingua" può essere considerato un simbolo della nostra terra.
Lo stesso si può dire di Cristoforo Colombo (1451-1506), di Leonardo da Vinci (1452-1519), di Galileo Galilei (1564-1642), di Alessandro Volta (1745-1827) e di tanti altri pittori, scrittori, poeti, uomini di scienza ed esploratori che si succedettero fino ai giorni nostri e che oggi tutti ci invidiano.
Da ciò si può desumere che l'Italia non avrebbe avuto bisogno di Garibaldi per essere unita.
Peccato che nessuno lo capì in tempo.
Lo capirono, invece, gli architetti che fecero la Concattedrale di San Giovanni Battista a La Valletta, capitale di Malta.
Vi invito a guardare la foto in alto, che avevo trovato su Facebook e che mi era piaciuta e che avevo salvato sul mio computer. Sono appassionato di arte.
Spero che l'autore della foto non si dispiaccia se la metto qui.
In questa foto è raffigurata una statua di un angelo che decora l'interno della Concattedrale.
Questa statua regge uno scudo che reca la scritta "Italia".
Questa chiesa risale al XVI secolo.
Questo significa che l'idea di un'Italia unita era preesistente a Garibaldi.
Termino con una mia poesia, poesia che porterò anche ad un evento che si terrà domenica 06 marzo presso il ristorante "Il Nespolo" che si trova a San Biagio, in Provincia di Mantova.
Questo evento è l' "VIII Pranzo dei Poeti Mantovani" ed è organizzato dal cenacolo dei poeti mantovani "Al Fogolèr". L'evento inizierà alle ore 10:00.
Io sarò tra gli ospiti. Per partecipare, ci si deve prenotare.
La poesia è dedicata allo sbarco a Marsala ed è intiatolata "L'ARVULU DI MENNULI NSANGUINATU", ossia, "IL MANDORLO INSANGUINATO".
Buona lettura.
L'ARVULU DI MENNULI NSANGUINATU
Cusì...comu dissi l'Apostulu chì lu Signuri amete...
da lu Mare vinni la Fera...di miricanu sangue vestita...
et cusì 'n Marsala fù la porta di lu Nfernu...
et vinni...cù lu focu...la Morti...
pè tanti nnucenti...poscia la Candelora...'n finisce di mmernu...
et cuntru Diu...finìu unu regnu di sèculi...
et russi vinniru...li janchi ciuri d'onne àrvulu di mènnuli!
Cordiali saluti.










FINI E LA STORIA DELLA DESTRA


Cari amici ed amiche.
Questo articolo, intitolato "Dov'è la destra che non c'?", è stato scritto da Filippo Giorgianni, che è tra i miei interlocutori su Facebook.
Gli faccio i miei complimenti per questo bell'articolo che mi è piaciuto.
Tra l'altro, Filippo è un giovane e leggere queste cose così ben scritte da un giovane fa piacere e dimostra che, in realtà, noi giovani non siamo rappresentati da chi spacca le vetrine o da chi fa atti di bullismo nelle scuole.
Tra Filippo Giorgianni, Morris Sonnino, Riccardo Di Giuseppe ed altri, devo dire che ho degli ottimi interlocutori.
Detto, questo, parliamo un po' della storia della destra e di quello che sta accadendo oggi, prendendo spunto anche dall'articolo di Giorgianni.
La destra è quella parte politica che si rifà ai valori tradizionali di un determinato Paese.
Ad esempio, nell'Inghilterra uscita dal periodo di Oliver Cromwell (1649-1660) si formarono due fazioni, quella dei Whigs e quella dei Tories.
I Whigs rappresentavano la sinistra, con i ceti mercantili, il presibiterianesimo ed il Governo parlamentare.
I Tories erano rappresentati dai proprietari terrieri e dalla struttura gerarchica della Chiesa anglicana.
Essi erano il "partito del re" ed erano inclini a simpatizzare con i cattolici.
Questi due poli furono i primi esempi di destra e di sinistra secondo la moderna accezione.
Con il tempo, però cambiarono i contenuti.
Proprio perché incline a rifiutare le gerarchie religiose (e spesso era anticlericale) la sinistra assunse sempre di più il termine di "partito progressista". Per progressismo si intese proprio il rifiuto della della società corrente, Chiesa compresa.
Ciò si palesò nella Rivoluzione francese del 1789.
L'ala più estrema dei rivoluzionari (rappresentata dai giacobini e dagli herbertisti) si pose a sinistra dell'aula.
Quindi, in nome della "liberazione del popolo" la sinistra propose l'eliminazione di tutto il vecchio sistema.
La destra, al contrario si rifaceva a quei valori tradizionali, come quelli espressi dalla Chiesa, e rifiutava lo sradicamento della società corrente.
Con l'affermazione del socialismo marxista, nel XIX secolo, le cose cambiarono.
Il marxismo divenne l'idea trainante della sinistra, proprio perché più vicino ai suoi principi fondanti.
La destra, invece, si arricchì.
In essa non ci furono più solo i nobili e la Chiesa gerarchica ma anche quella borghesia che, durante la Rivoluzione inglese del XVI secolo e quella francese del 1789, erano schierati contro di essa.
Da qui nacque la dicitura moderna di destra e di sinistra.
Esse rappresetavano due diversi tipi di società.
La sinistra si eresse a difensore del proletariato, si mise contro la Chiesa e la borghesia. Essa fu statalista ed assistenzialista.
La destra, invece, difese i valori religiosi e volle un'economia basata sulla sussidiarietà e sulla proprietà privata.
Del resto la sussidiarietà fu proposta dalla dottrina sociale della Chiesa (nei Paesi cattolici) e dall'etica protestante (nei Paesi protestanti).
In Italia, cosa avvenne?
Qui in Italia, il processo di formazione di una destra e di una sinistra fu particolare.
Dopo la sua unificazione (1861) ci furono una "Destra storica" ed una "Sinistra storica" .
Esse, però, furono molto simili e (di fatto) non portarono cambiamenti, nel loro avvicendarsi.
Ciò fu dovuto sia al fatto che l'Italia si fosse unita solo nel 1861 (mentre altri Stati come l'Inghilterra, la Francia, la Spagna e gli USA erano più antichi ed ebbero istituzioni più consolidate) e sia perché lo Stato si formò contro la Chiesa.
Le cose cambiarono quando ci furono la manifestazione del marxismo, con il "Biennio rosso" (1919-1920), e la crisi dello Stato liberale. Questa crisi portò all'affermazione del fascismo, che i ceti borghesi (e quindi legati alla destra) videro come una garanzia.
In realtà, il fascismo non fu di destra.
Esso si originò dal socialismo. Il suo fondatore, Benito Mussolini, era un socialista anticlericale che fu espulso dal partito per il suo interventismo nella I Guerra mondiale.
Quindi, il fascismo fu un "prodotto della sinistra".
Poi, però, quando dovette assumere il potere, il fascismo abbracciò idee di destra e divenne, quindi, partito trasversale.
Mussolini fece il Concordato con la Santa Sede (che fu una cosa di destra) ma fece la guerra alla Chiesa per ciò che riguardò l'educazione perché voleva che fosse lo Stato ad avere il predominio su questo settore, cosa che fu tipicamente di sinistra.
Già il fatto che si rifacesse all'Antica Roma, trascurando tutta la storia cristiana dell'Italia dimostrò ciò. Una destra vera si rifà ai valori della patria, valori che si stratificarono in ogni epoca.
Inoltre, come un partito di destra, protesse i ceti industriali e borghesi ma applicò tutti i principi dell'assistenzialismo e dello statalismo, come in qualsiasi Stato gestito dalla sinistra.
Da tutto ciò, derivò anche la situazione attuale.
Il Movimento Sociale Italiano, figlio dell'oramai caduto fascismo, venne collocato a destra mentre la sinistra fu sempre più rappresentata dal Partito Comunista italiano.
Qundi, a differenza di quanto accadde negli altri Paesi, in Italia non si formò una vera destra e la sinistra fu massimalista e non riformista.
Questo fece sì che la Democrazia Cristiana fosse l'unico partito a rappresentare lo Stato librale, anche se spesso fece compromessi, specie con i comunisti
Solo con l'arrivo in politica del presidente Silvio Berlusconi (1994), finalmente si formò la destra, secondo la dicitura moderna, quindi una destra simile ai repubblicani americani o ai conservatori britannici.
Con Alleanza Nazionale (l'ex-Movimento Sociale Italiano) di Gianfranco Fini e Forza Italia (il partito del presidente Berlusconi) vennero raccolte tutte le forze della destra e di quel centro afferente ad essa.
A questi due partiti si unì la Lega Nord, con l'idea di federalismo.
Questo è il modo di agire di una vera destra moderna.
Una vera destra moderna è laica ma non laicista ed è cattolica ma non confessionale. Non è statalista, è per la sussidiarietà ed è contro l'assistenzialismo.
Ciò non piace a Gianfranco Fini e la recente rottura con il presidente Berlusconi lo dimostra.
Infatti, Fini ha capito che, per vincere, la destra deve prendere voti al centro ma non ha capito che una destra moderna ed occidentale deve rifiutare ogni rimasuglio di fascismo come l'anticlericalismo e lo statalismo.
Il fatto che abbia assunto certe posizioni in merito a temi come le coppie di fattoo la procreazione assistita o sul caso di Eluana Englaro dimostra che in lui è rimasto quell'antico "germe dell'anticlericalismo fascista".
Inoltre, il fatto che faccia la guerra alla Lega Nord, dimostra solo la volontà di mantenere lo statalismo e l'assistenzialismo.
Questo è stato notato anche dai suoi stessi sostenitori, che oggi lo stanno abbandonando.
Questi ultimi credevano di vedere in "Futuro e Libertà per l'Italia" una destra moderna e, invece, ha rivisto il fascismo di un partito in cui vi è un leader (Gianfranco Fini) che non ammette la democrazia interna (e questo fa sorridere, visto che, quando era ancora nel Popolo della Libertà, lo stesso Fini accusava il presidente Berlusconi di "cesarismo") e che, di fatto, ha assunto le succitate idee che non sono di destra.
Insieme all'"Italia dei Valori" di Antonio Di Pietro, "Futuro e Libertà per l'Italia" rappresenta oggi un "partito ibrido", come il fascismo ed il peronismo argentino.
In essi coesistono idee di destra e di sinistra.
E' chiaro, però, che una vera destra non possa ammettere queste cose.
Fini farebbe bene a non arrabbiarsi con il presidente Berlusconi e dargli la colpa del fatto che la gente scappi dal suo partito ma dovrebbe riflettere e prendersela con sé stesso!
Cordiali saluti.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.