Presentazione

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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

Il mio libro sul Covid

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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lunedì 20 agosto 2012

domenica 19 agosto 2012

Israele, basta disinformazione!

Cari amici ed amiche.

Guardate la foto qui sopra.
Essa ritrae un soldato israeliano che aiuta un uomo anziano arabo, forse ad attraversare una strada.

Aiutate a ritrovare il computer di Ludovica!

Cari amici ed amiche.

Su Facebook, l'amica Barbara Kaziow ha condiviso questa foto con questa didascalia:

Lucifero? Non è colpa solo dell'uomo!

Cari amici ed amiche.

Stiamo patendo un gran caldo.
Prima c'è stato l'anticiclone "Scipione", poi "Caronte", "Ulisse", "Nerone", "Nerone", "Caligola" ed ora c'è "Lucifero".
Suggerisco il nome del prossimo anticiclone africano, "Belial".
Ora, battute a parte, qui c'è da preoccuparsi.
Qui nel Mantovano, ad esempio, non piove da più di quattro mesi.
L'Alto Mantovano, ossia la zona Goito in su è a secco.
Il consorzio del Lago d'Idro (che si trova tra la Provincia di Brescia e quella di Trento) ha chiuso i rubinetti e l'acqua non arriva più qui nel Mantovano.
Pensate che qui nella Provincia di Mantova è andato perduto il 20% della produzione delle barbabietole da zucchero.
Eppure,  al contrario di quello che si dice, questa situazione è naturale.
Intendiamoci, l'uomo sta facendo dei dei danni e, sicuramente, sta contribuendo a fare riscaldare l'atmosfera,  con le emissioni di diossido di carbonio (CO2) e gas serra vari , ma la natura ci sta mettendo del suo.
Infatti, nella storia ci sono periodi più caldi ed altri più freddi.
Vi invito a leggere l'"Historia Anglicana", uno scritto di un cronista inglese del XIV secolo, Thomas Walsingham.
Questa cronaca parlò della crisi del XIV secolo, una crisi dovuta ad un clima più freddo.
Altre cronache contemporanee parlano di mareggiate e di raccolti distrutti o poco redditizi a causa del clima rigido.
Sembra che si stia ripetendo quanto accadde nel XIV secolo, però al contrario.
Infatti, anche ora c'è una forte crisi economica e ci sono rivolte (come in Spagna) e povertà.
L'unica differenza sta nel fatto che qui ci sia caldo.
Ora, ci manca solo una pestilenza.
Tuttavia, la crisi del XIV secolo cambiò l'Europa.
Basti pensare alle crisi del Papato e dell'Impero.
Non è che la storia si stia ripetendo?
Cordiali saluti.

Dal blog "Zoom Italia", i fratelli d’Egitto attuano un colpo di stato preventivo

Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo che l'amico Fabio Trinchieri ha messo sul suo blog e che è intitolato "I fratelli d’Egitto attuano un colpo di stato preventivo" e che recita:

"Melkulangara Bhadrakumar, Strategic Culture Foundation
Il presidente egiziano Mohammed Morsi ha fatto l’impensabile – affermando la supremazia civile su quella militare. Questo è stato un atto che doveva andare ben oltre le capacità della Fratellanza musulmana per un colpo come questo. Qualcosa è accaduto. Sei decenni di storia politica dell’Egitto sono stati chiusi. Ma questo è più di una svolta nella storia. Paesi vicini e lontani – Stati Uniti, Israele, Iran e Arabia Saudita, in particolare – ne terranno conto.
C’è silenzio nell’aria. A dire il vero, gli Stati Uniti e Israele sono traumatizzati. Israele, che non è mai a corto di parole, è senza parole. La cacciata del maresciallo Mohammed Tantawi, ministro della difesa dell’Egitto, rimuove il numero uno degli interlocutori-collaboratori degli Stati Uniti nel calcolo del potere a Cairo. Washington sembra aver completamente frainteso il panorama politico egiziano. Non più tardi di due settimane fa, il segretario alla difesa statunitense Leon Panetta aveva visitato Cairo ed espresso il suo convincimento che Tantawi e Morsi se la cavavano bene. In un commento che lo perseguiterà, oggi, Panetta aveva detto: “A mio avviso, in base a quello che ho visto [a Cairo], il presidente Morsi e il feldmaresciallo Tantawi hanno un rapporto molto buono e collaborano agli stessi obiettivi”. Ciò che Panetta diceva, era che gli interessi degli Stati Uniti a Cairo erano al sicuro, non importava la transizione democratica dell’Egitto e l’ascesa dei Fratelli musulmani, a condizione che Tantawi fosse al comando. L’autorevole opinionista del Washington Post, David Ignatius, che è collegato alla dirigenza degli Stati Uniti, ha riassunto l’acutezza del dilemma attuale dell’amministrazione statunitense:
“Ciò che è indiscutibile è che i Fratelli musulmani, di cui Morsi è membro da tempo, ha rafforzato la sua presa sull’Egitto, controllando i militari, nonché la presidenza e il parlamento. Questo è un esempio di democrazia in azione e di controllo civile delle forze armate, o un colpo di stato dei Fratelli musulmani, a seconda del vostro punto di vista. Probabilmente è entrambe le cose”. Ignatius ha aggiunto, “la mossa di Morsi è avvenuta con la repentinità di un colpo di stato”. Evidentemente, vi è stato un fallimento dell’intelligence a Washington. La prima reazione della Casa Bianca è stata di rassegnazione.
 “E’ importante che l’esercito egiziano e i civili (il governo) lavorino a stretto contatto per affrontare la sfida economica e di sicurezza che affronta l’Egitto”, ha detto ai giornalisti il capo ufficio stampa della Casa Bianca, Jay Carney. “Ci auguriamo che l’annuncio del Presidente Morsi servirà gli interessi del popolo egiziano … e continueremo a lavorare con i leader civili e militari in Egitto, per far avanzare i molti nostri interessi comuni.”
Gli Stati Uniti capiscono che non è in loro potere sovvertire quanto è successo. Gli eventi di domenica testimoniano il drammatico declino dell’influenza degli Stati Uniti in Egitto, lo scorso anno. Ma Washington ha rapidamente risposto sostenendo che il nuovo ministro della Difesa, Abdel Fattah al-Sissi, nominato da Morsi, è una ‘nota’ figura che ha partecipato all’addestramento in un istituto militare degli Stati Uniti, circa tre decenni fa. Questo para il vero problema. Il cuore della questione è che la mossa di Morsi va ben al di là della questione dei nuovi volti militari. Ha anche annullato la dichiarazione costituzionale volta a contenere i poteri presidenziali e gli ha dato i poteri militari legislativi e altre prerogative. Ha modificato la costituzione ad interim negando all’esercito qualsiasi ruolo nella definizione delle politiche pubbliche, del bilancio e qualsiasi ruolo nella scelta di una assemblea costituente per redigere la nuova costituzione. Questo è a dir poco la presa, da parte dei Fratelli musulmani, delle leve del potere.
Chiaramente, Morsi ha agito secondo la decisione collettiva della leadership dei Fratelli musulmani. Si tratta di una decisione ben ponderata e le sue ramificazioni nella futura traiettoria delle politiche egiziane resta da vedere. Ignatius riassume, “Gli israeliani hanno detto di essere più preoccupati per la purga di domenica, preoccupati da Morsi che sta prendendo una serie di passi che possono portare verso una collisione con Gerusalemme. Ma per gli Stati Uniti e Israele, osservare gli sviluppi in Egitto è un po come andare a cavallo di una tigre, potenzialmente molto pericolosa e impossibile da governare”.
 Ciò che gli Stati Uniti (e Israele) devono soppesare con attenzione in questo momento, è la connessione tra l’attentato terroristico in Sinai del 5 agosto, e la decisione di Morsi di frustare i militari. Il punto è se ci sia una connessione.
Una sceneggiatura hollywoodiana
In effetti, Washington ha rapidamente fatto seguito all’attacco terroristico del Sinai, offrendo ai militari egiziani un pacchetto di assistenza. Non prima che l’attacco terroristico avesse luogo, Israele si era anch’esso subito presentato come il miglior alleato che l’Egitto potrebbe mai pensare di avere in questi tempi pericolosi. Tuttavia, i Fratelli musulmani hanno volutamente ritenuto il Mossad israeliano responsabile della gestione dell’attacco in Sinai. Significativamente, il primo importante cambiamento di Morsi, che ha fatto seguito al misterioso attacco terroristico in Sinai del 5 agosto, è stato il licenziamento del capo dei servizi segreti, il generale Murad Muwafi, ampiamente ritenuto il singolo ‘asset strategico’ più importante degli Stati Uniti (e d’Israele) nella direzione della sicurezza egiziana.
In poche parole, i Fratelli sono diffidenti nei confronti dei tentativi degli Stati Uniti di portare il terrorismo al centro della scena del discorso egiziano, in questo frangente, quando Morsi deve ancora consolidare la sua presa sulla struttura di potere. I Fratelli sanno che se il centro si sposta sulla ‘guerra al terrorismo’, ciò inevitabilmente spingerà Cairo a ricercare la cooperazione nella sicurezza con Washington (e Tel Aviv), un’eventualità che danneggerebbe Morsi erodendone la base politica. Inoltre, ci sarebbe anche un programma che metterebbe ancor più i militari alla guida, e per molto tempo. In effetti, nelle ultime settimane, gli Stati Uniti hanno spinto la questione. Il mese scorso, quando il segretario di stato statunitense Hillary Clinton e Panetta visitarono Cairo, chiesero che l’esercito egiziano agisse con fermezza contro i militanti che operano in Sinai. Washington contava sull’esercito egiziano per stringere ulteriormente i legami del paese con gli Stati Uniti, in una comune ‘guerra al terrore’ nel Sinai. Gli Stati Uniti hanno promesso maggiore assistenza nella sicurezza all’esercito egiziano.
Poco dopo la sua visita a Cairo, Clinton ha detto alla CNN: “Abbiamo degli americani nel Sinai. Abbiamo delle preoccupazioni per la loro sicurezza. Quindi questo non riguarda solo l’Egitto e Israele, si tratta anche degli Stati Uniti e degli altri membri di questa forza multinazionale. Perciò è nell’interesse di tutti lavorare insieme per fare in modo che la sicurezza sia vigente nel Sinai”. Vale a dire, Clinton implica che la presenza dei 700 soldati statunitensi nella forza internazionale di pace nel Sinai (con il trattato di Camp David) obbligato Washington ad intervenire per garantire che il governo Morsi non si discosti dalla politica perseguita da Hosni Mubarak verso il Sinai (implicando uno stretto coordinamento e cooperazione con Israele). Insomma, era un avvertimento a malapena dissimulato riguardo la ‘linea rossa’.
 Si tratta di semplice buon senso, poiché il Sinai è una terra di nessuno senza legge, dove l’intelligence israeliana è molto attiva. Non sorprende che gli attacchi del 5 agosto abbiano sollevato una serie di domande per le quali non ci sono in realtà risposte facili. Gli attacchi hanno avuto luogo subito dopo che Morsi aveva ricevuto il capo di Hamas, Khaled Mashaal, e ordinato la progressiva eliminazione delle restrizioni al valico di Rafah, una parodia del blocco israeliano di Gaza. Ovviamente, la correzione politica di Morsi su Gaza e la sua bonomia verso la leadership di Hamas, fa suonare i campanelli d’allarme a Washington e Tel Aviv. Basti dire che Washington e Tel Aviv erano sempre più ottimiste, dopo le ultime visite a Cairo di Clinton e Panetta, verso la leadership militare egiziana, su cui potrebbero contare per un proseguimento degli orientamenti della politica estera dell’era Mubarak, nei confronti di Israele. Ma gli eventi di domenica hanno spazzato via questo ottimismo.
Chiaramente, a partire da domenica, la scommessa si ferma con Morsi. La realtà della situazione attuale è tale che solo la magistratura rimane al di fuori del controllo della presidenza egiziana. Né gli USA, né Israele, hanno un indizio su cosa pensino di fare i Fratelli nel prossimo periodo.
La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora.".


Ringrazio Fabio (un altro "genio")  del materiale!
Il problema è che il movimento dei "Fratelli Musulmani" è un'organizzazione fondamentalista.
Smettiamola di dire il contrario.
Ora cerca una legittimazione agli occhi della gente e degli altri Stati.
Per questo, ora, questa organizzazione  si mostra moderata.
Poi, però, quando avrà ottenuto ciò che oggi desidera, getterà la maschera ed inizierà a minacciare Israele e l'Occidente.
Israele ha ragione a preoccuparsi e noi non dobbiamo lasciare solo lo Stato israeliano.
Ai fondamentalisti islamici, gente piena di odio e senza scrupoli, interessa solo la distruzione di Israele e la resa dell'Occidente.
Qui da noi, purtroppo, c'è chi si è dimenticato della vera natura del movimento dei "Fratelli musulmani".
Del resto, qui in Italia vi sono organizzazioni che si ispirano ai "Fratelli musulmani".
Basti pensare all'U.COI.I. (Unione delle Comunità Islamiche Italiane).
Basti pensare che,  in un convegno che si è tenuto a Bellaria (Rimini)  02 gennaio di quest'anno,  l' U.CO.I.I. ha portato in Italia un tale Sawat Hijazi, un becero predicatore che odia gli Ebrei che ne profetizza lo sterminio per mano dei musulmani.
Noi, come cristiani abbiamo il dovere di difendere gli Ebrei ed Israele.
Questi ultimi farebbero la stessa cosa per noi.
Am Chai Israel!
Cordiali saluti.  

Vendesi Italia...a prezzo conveniente!




Cari amici ed amiche.

L'Italia è un Paese ricco di potenzialità.
In Italia c'è circa il 50% del grande patrimonio artistico mondiale, senza contare tanta parte di quel patrimonio artistico italiano che oggi si trova fuori dall'Italia, a cominciare (ad esempio)  dalla Monna Lisa, opera di Leonardo da Vinci che si trova nel Palazzo del Louvre, a Parigi.
L'Italia fu la culla del Rinascimento e fu terra di grandi uomini d'arte, di scienza e di cultura, come Jacopone da Todi, Leonardo da Vinci, Raffaello, Michelangelo Buonarroti, Girolamo Segato, Guglielmo Marconi, Enrico Fermi e Renato Dulbecco.
Le opere d'arte italiane ispirarono i grandi architetti internazionali.
Un esempio fu Inigo Jones l'architetto inglese vissuto nel XVI secolo che fece opere architettoniche ispirate a quelle di Andrea Palladio.
L'italiano è grande per la sua creatività, cosa che, per esempio, non hanno i tedeschi, che in compenso hanno un forte senso dell'organizzazione.
Inoltre, anche i piccoli centri italiani hanno opere invidiabili.
Ad esempio, basti pensare ad Alatri, un Comune della Provincia di Frosinone, che ha antiche strutture di dimensioni ciclopiche che pare siano state fatte da antichi popoli mediorientali.
Eppure, la classe dirigente italiana non valorizza ciò.
Basti pensare al fatto che solo l'1,3% dei soldi dati allo Stato vada alla ricerca scientifica, uno dei settori più importanti per fare in modo che un Paese sia competitivo.
Una cosa del genere è inammissibile in altri Paesi, come Regno Unito, Stati Uniti d'America ed Israele, Paesi che hanno delle eccellenze in quel campo e che danno dei finanziamenti assai più cospicui alla ricerca scientifica.
Attenzione, non si intenda che con i termini "classe dirigente" mi riferisca solo ai politici italiani.
Basti pensare al fatto che i contributi privati dati alla ricerca scientifica in Italia corrisponda solo allo 0,7%.
In Paesi come Regno Unito, Stati Uniti d'America ed Israele, i privati danno sovvenzioni ben più alte alla ricerca scientifica.
In pratica, tanta parte delle aziende italiane non dà alcun sostegno all'innovazione e, piuttosto che rischiare innovandosi, punta a rimanere in piccolo.
Anche l'avere detto no a progetti importanti, come quello dell'energia nucleare, sta portando delle brutte conseguenze.
Questo, da una parte, genera la fuga dei cervelli all'estero e, dall'altra, la disoccupazione dei giovani.
Sono disoccupato e parlo con cognizione di causa. 
Così, noi stiamo "svendendo" i cervelli ad altri Paesi.
Questi si rafforzano e noi ci indeboliamo.
La classe politica ha le sue colpe.
Essa ha pensato a conservare sé stessa, senza fare delle riforme e chi avrebbe voluto fare delle riforme serie è stato sempre fermato.
Ora, la politica è commissariata dai tecnici.
Questi ultimi fanno l'interesse di quel Paese che si è posto come leader dell'Unione Europea (e che tutti noi conosciamo) e vorrebbero svendere molti immobili.
Non vorrei che ora ci fosse anche una spoliazione di tutto il capitale architettonico ed artistico.
Ciò sarebbe una grande tragedia ed il nostro Paese non perderebbe solo i cervelli ma anche la sua arte e la sua storia.
Bisogna cambiare rotta o l'Italia non esisterà più.
Quando una nazione svende la propria storia, essa cessa di esistere.
L'amico Fabio Trinchieri ha messo sul suo blog "Zoom Italia" un articolo intitolato "Derubare i poveri: ieri il terzo mondo, oggi tocca a noi". 
Leggetelo!
Noi stiamo diventando un Paese del Terzo Mondo, grazie a questi "Europeisti" che non stanno facendo l'interesse dell'Italia
Cordiali saluti. 


                                                     



A3 tratto Campotenese-Morano Castrovillari completato

 Sito Matildi+Partners   gallerie "Cillarese".
 

Cari amici ed amiche.

E' stato inaugurato il tratto ammodernato dell'Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria compreso tra gli svincoli di Campotenese e di Morano Calabro-Castrovillari.
In direzione nord (per Salerno) l'autostrada è stata in buona parte ammodernata.
Le opere più importanti di questo tratto sono i viadotti "Mazzancollo" (lunghezza 155 m., in direzione sud, 167 m. in direzione nord) e "Caballa" (313 m)  e  le gallerie "Cillarese" (lunghezza 968 m) e "Cerreta" (610 m).
Ora, questo tratto si trova in piena montagna, in prossimità del Monte Pollino (che è alto 2. 248 metri).
Ora, da un punto di vista geologico, la zona è costituita da rocce calcaree e da carsismo, come mostra la foto della galleria "Cillarese" che è qui sotto.

Galleria "Cillarese"
Resta ancora la questione della galleria "Colloreto" (lunghezza 175 m.).
Sopra di essa ci sono i ruderi dell'omonima abbazia.
Il timore è che durante l'alesaggio delle gallerie ci siano vibrazioni tali da pregiudicare la stabilità del bene architettonico.
A mio giudizio, si dovrebbe ampliare l'attuale canna nord e riconvertirla come canna sud e costruire una nuova canna nord.
Comunque, l'ANAS sta facendo dei grossi lavori, anche grazie all'impegno dei vari governi, per fare sì che l'Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria sia decente!
Il presidente dell'ANAS Piero Ciucci ha annunciato che l'ammodernamento dell'autostrada sarà completato nel 2013. Speriamo bene.
Ricordo che le nuove gallerie saranno illuminate con i diodi LED.
Anche l'ANAS ha capito che i LED sono il futuro. A Roncoferraro, qualcuno si svegli!
Cordiali saluti.

Galleria "Cerreta".




Galleria "Colloreto".




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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.