Cari amici ed amiche.
Mentre la Regione Lombardia ha elargito 53.000.000 di Euro per i terremotati ed il Santo Padre Benedetto XVI verrà a visitare le zone colpite dal sisma, lo Stato ha abbandonato completamente queste ultime, in particolare il Mantovano.
A dirlo non sono io ma la Confcommercio di Mantova.
Noi mantovani ci sentiamo abbandonati dallo Stato.
Perché c'è questa situazione?
Il Mantovano è una zona che produce ricchezza.
Eppure, esso è abbandonato.
Intanto, le scosse continuano.
Cordiali saluti.
The Liberty Bell of Italy, una voce per chi difende la libertà...dalla politica alla cultura...come i nostri amici americani, i quali ebbero occasione di udire la celebre campana di Philadelphia nel 1776, quando fu letta la celeberrima Dichiarazione di Indipendenza. Questa è una voce per chi crede nei migliori valori della nostra cultura.
Il mio libro
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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino
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giovedì 21 giugno 2012
BERLUSCONI E MARTINO: PIANO PER USCIRE DALL'EURO CASINI: SE ESCE DALL'EURO, ESCA DAL PPE
Cari amici ed amiche.
Sulla pagina del "Minzolini Fan Club" Facebook ho visto questo foto con questo articolo:
"Berlusconi ne è sempre più convinto: o la BCE si assume la responsabilità dell'ultima istanza per i debiti sovrani, o la Germania esce dall'euro ovvero usciamo noi. Ecco cos'ha dichiarato oggi: "L'ipotesi di uscire dall'euro non è una bestemmia, porterebbe ad una svalutazione competitiva. Il ritorno alle monete nazionali porterebbe anche dei vantaggi". Se l'Italia, la Spagna o la Grecia dovessero uscire dall'euro ci saranno cambiamenti ma "che ci sia una perdita di ricchezza io non arrivo a capirlo. C'è chi si aspetta che la Germania si ritiri dall’euro. Ho parlato con alcuni esperti della finanza tedesca per i quali il ritiro dall’euro non è poi un’idea così balzana".
La crisi e come uscirne, anche abbandonando l'euro, saranno al centro di una conferenza internazionale che si terrà il 15 luglio nell’università del Pdl, presiederà Antonio Martino, parteciperanno esperti e premi Nobel dell’economia. Berlusconi è decisissimo a staccare la spina a Monti, al massimo entro ottobre, ma c'è chi lo spinge a farlo prima, Crosetto e Brunetta ad esempio guidano un gruppo di Parlamentari PdL che non voteranno la fiducia sul Lavoro.
Immancabile è arrivata a stretto giro di posta la scomunica di Casini: Se Berlusconi esce dall'euro, deve uscire anche dal PPE.
Anche il PPE è cosa sua? Ma Casini si è reso conto di non essere nessuno in Italia e ancor meno in Europa?
M. Rizzi."
Io penso che serva un esame di coscienza da parte di tutti.
L'Euro, così com'è, non va.
Sulla pagina del "Minzolini Fan Club" Facebook ho visto questo foto con questo articolo:
"Berlusconi ne è sempre più convinto: o la BCE si assume la responsabilità dell'ultima istanza per i debiti sovrani, o la Germania esce dall'euro ovvero usciamo noi. Ecco cos'ha dichiarato oggi: "L'ipotesi di uscire dall'euro non è una bestemmia, porterebbe ad una svalutazione competitiva. Il ritorno alle monete nazionali porterebbe anche dei vantaggi". Se l'Italia, la Spagna o la Grecia dovessero uscire dall'euro ci saranno cambiamenti ma "che ci sia una perdita di ricchezza io non arrivo a capirlo. C'è chi si aspetta che la Germania si ritiri dall’euro. Ho parlato con alcuni esperti della finanza tedesca per i quali il ritiro dall’euro non è poi un’idea così balzana".
La crisi e come uscirne, anche abbandonando l'euro, saranno al centro di una conferenza internazionale che si terrà il 15 luglio nell’università del Pdl, presiederà Antonio Martino, parteciperanno esperti e premi Nobel dell’economia. Berlusconi è decisissimo a staccare la spina a Monti, al massimo entro ottobre, ma c'è chi lo spinge a farlo prima, Crosetto e Brunetta ad esempio guidano un gruppo di Parlamentari PdL che non voteranno la fiducia sul Lavoro.
Immancabile è arrivata a stretto giro di posta la scomunica di Casini: Se Berlusconi esce dall'euro, deve uscire anche dal PPE.
Anche il PPE è cosa sua? Ma Casini si è reso conto di non essere nessuno in Italia e ancor meno in Europa?
M. Rizzi."
Io penso che serva un esame di coscienza da parte di tutti.
L'Euro, così com'è, non va.
Lo capirebbe anche un bambino.
Anche un bambino capirebbe il fatto che una moneta retta solo da una banca, la Banca Centrale Europea, a debito (e non a credito) e (di conseguenza) alla mercé degli Stati più forti e degli speculatori non vada bene.
Così com'è, l'Euro è dannoso per l'Italia, come lo è per la Spagna o per la Grecia.
Per questo, ritengo che uscire dall'Euro possa non essere una mossa negativa.
Quanto al leader dell'Unione di Centro, Pierferdinando Casini, che ha detto che il Popolo della Libertà dovrebbe uscire dal Partito Popolare Europeo, qualora uscisse dall'Euro, vorrei dire una cosa.
Se oggi la politica soffre ed è impopolare, la colpa è anche sua, con la sua linea politica ambigua.
Anche per questo c'è antipolitica, come ho scritto su "Italia chiama Italia", nell'articolo intitolato "La mancanza di ideologie favorisce l'antipolitica".
Semmai, dovrebbe essere Casini ad uscire dal Partito Popolare Europeo, visto che spesso si schiera con la sinistra.
Sempre sul "Minzolini "Fan Club" di Facebook, ho trovato quest'altro articolo interessante che è intitolato "Silvio voleva uscire dall'Euro, lo disse in un vertice internazionale ed immediato partì l'attacco degli speculatori" e recita:
"La storia è come un quadro impressionista, da vicino tante macchiettine di colore, solo da lontano si comprende il soggetto dell'immagine. Solo adesso cominciamo a capire il perché Berlusconi è stato fatto fuori. Ad un vertice internazionale, davanti ai rifiuti della Merkel di far si che la BCE fosse prestatrice di ultima istanza per i debitI sovrani, sbottò e disse quel che da tempo andava ripetendo agli intimi: Porterò l'Italia fuori dall'Euro!
Era un po' che lanciava frecciate tipo: Bisogna rivedere Lisbona, ma quella volta la presa di posizione fu inequivocabile, determinata e scatenò la reazione preoccupata del duo Merkel-Sarkozy e di tutta l'alta finanza sporca, del Nuovo Ordine che poi è vecchio come il mondo!
Ecco che ora ci spieghiamo le risatine, gli ammiccamenti, sapevano quel che sarebbe successo di li a poco, ecco le telefonatine della Merkel a Napolitano, l'attacco immediato quanto ingiustificato degli speculatori contro l'Italia che all'epoca come conti stava benino, a parte l'angosciante debito pubblico che iniziava però a calare, di poco ma ad ogni trimestre si riscontrava un piccolo miglioramento, come i conti interni, il così detto avanzo primario, era il migliore d'Europa e forse il 2° nel mondo!
Ora abbiamo un debito pubblico che aumenta vertiginosamente, la recessione che porta il PIL al segno meno oltre le stime più pessimistiche, e lo spread è tale e quale,nonostante gli interventi massicci delle banche centrali sui nostri titoli di Stato, sui bancari e su Piazza Affari.
Se confrontassimo lo spread di oggi con il periodo delle dimissioni di Berlusconi, a parità di condizioni, quello odierno lo sovrasterebbe di almeno 2 punti.
Ora Monti strilla: abbiamo 10 giorni per salvare l'euro!
La Merkel nicchia, dei debiti altrui non ne vuol sapere e forse la si può anche comprendere.
Come finirà? Faranno anche alla Merkel qualche proposta stile Padrino, di quelle che non si possono rifiutare? O sarà la Germania ad uscire dall'euro? Di certo nei prossimi giorni succederà qualcosa di epocale! Prepariamoci! M. Rizzi.".
Era un po' che lanciava frecciate tipo: Bisogna rivedere Lisbona, ma quella volta la presa di posizione fu inequivocabile, determinata e scatenò la reazione preoccupata del duo Merkel-Sarkozy e di tutta l'alta finanza sporca, del Nuovo Ordine che poi è vecchio come il mondo!
Ecco che ora ci spieghiamo le risatine, gli ammiccamenti, sapevano quel che sarebbe successo di li a poco, ecco le telefonatine della Merkel a Napolitano, l'attacco immediato quanto ingiustificato degli speculatori contro l'Italia che all'epoca come conti stava benino, a parte l'angosciante debito pubblico che iniziava però a calare, di poco ma ad ogni trimestre si riscontrava un piccolo miglioramento, come i conti interni, il così detto avanzo primario, era il migliore d'Europa e forse il 2° nel mondo!
Ora abbiamo un debito pubblico che aumenta vertiginosamente, la recessione che porta il PIL al segno meno oltre le stime più pessimistiche, e lo spread è tale e quale,nonostante gli interventi massicci delle banche centrali sui nostri titoli di Stato, sui bancari e su Piazza Affari.
Se confrontassimo lo spread di oggi con il periodo delle dimissioni di Berlusconi, a parità di condizioni, quello odierno lo sovrasterebbe di almeno 2 punti.
Ora Monti strilla: abbiamo 10 giorni per salvare l'euro!
La Merkel nicchia, dei debiti altrui non ne vuol sapere e forse la si può anche comprendere.
Come finirà? Faranno anche alla Merkel qualche proposta stile Padrino, di quelle che non si possono rifiutare? O sarà la Germania ad uscire dall'euro? Di certo nei prossimi giorni succederà qualcosa di epocale! Prepariamoci! M. Rizzi.".
Effettivamente, sulla caduta del governo del presidente Berlusconi ci fu qualcosa di strano.
Si tentò di farlo cadere per via giudiziaria e non ci riuscirono.
Si tentò di farlo cadere con gli scandali e non ebbero alcun risultato.
Andò a segno il tentativo di farlo cadere con lo spread.
Ora, vi invito a leggere l'articolo scritto sul sito USEMLAB da Francesco Carbone ed intitolato "Quelli che il complotto franco-tedesco...".
Che dall'Euro l'asse franco-tedesco (ed in particolare la Germania) ci abbia guadagnato è cosa nota.
Al momento della sua entrata in vigore, l'Euro eliminò la concorrenza di Paesi come l'Italia.
Noi ci troviamo in una situazione antipatica.
La Germania dovrà assumersi la responsabilità di ciò.
Poiché, di fatto, ha il controllo dell'Euro, essa decide per tutti e non si rende conto del fatto che una cosa del genere stia rovinando molti Paesi, Italia compresa, ed anche essa stessa.
I Tedeschi stanno tirando troppo la corda e, se dovessero continuare così, il prezzo che pagherebbero potrebbe essere molto alto, poiché con la loro politica stanno rovinando molti Stati, Italia compresa.
Sembra che la storia non abbia insegnato nulla.
Dire (o scrivere) ciò non significa essere "neofascisti", "rissosi" o "anticomunitari".
Vi sembra normale che un Paese che cerca di portare una politica alternativa a livello europeo o che un governo che cerca di fare delle riforme per innovare il sistema interno venga attaccato con lo spread?
A questo punto, mi viene da dire che abbiano ragione quei Paesi che, come la Gran Bretagna, non hanno adottato l'Euro.
Guarda caso, questi Paesi vengono attaccati dalla crisi.
Il caso della Danimarca è eclatante.
Mi viene da dire: "God save the queen!".
No vorrei che il politico inglese Nigel Farage si dimostrasse un buon profeta.
Guardate il video qui sotto.
Cordiali saluti.
mercoledì 20 giugno 2012
Terremoto, salvate la chiesa di Villa Garibaldi!
| Si chiama "Villa Garibaldi" dal 1867, quando il comune di Roncoferraro decise di dare un nuovo nome a Carzedole. Il paese si è sempre chiamato così; da "caresa" pianta palustre che abbondava in questa zona prima che venisse modificata dai monaci benedettini. La parrocchia comprende due frazioni: Villa Garibaldi nel comune di Roncoferraro e Bazza, comune di Bigarello. Non si conservano valori artistici. La chiesa parrocchiale dedicata ai Santissimi Giacomo e Mariano, martiri (1700) doveva, per i gusti di allora, essere povera e spoglia, ora piace per la sua semplicità. Nel paese l'edificio che più merita attenzione è il palazzo Pendasio, chiamato anche "villa Ramachi". E’ un palazzo gozanghesco del 1600. Dal sito della Diocesi di Mantova. |
Qui da noi, la terra continua tremare!
Anche questa notte ci sono state delle scosse di terremoto, come questa mattina.
Anche ora, ci sono delle scosse.
Le scosse sono deboli ma ci sono. Purtroppo, non fanno più notizia.
Purtroppo,tra i tanti monumenti danneggiati, vi è anche la chiesa parrocchiale di Villa Garibaldi di Roncoferraro, la chiesa in cui fui battezzato.
Questa chiesa è a rischio di crollo.
Pertanto, essa è inagibile.
Il parroco, don Giovanni Telò, ha messo tanto di cartello con scritto "La chiesa è inagibile. Si temono crolli interni. Le sante messe saranno celebrate in oratorio. L'orologio è rimasto fermo alle ore 9:00".
Il cartello termina con la scritta "Ab omni malo, libera nos, Domine".
Purtroppo, questa chiesa rischia seriamente di crollare.
Spero che si faccia qualcosa.
Cordiali saluti.
Gennaro Malgieri, "La destra deve uscire dall'irrilevanza", in 'Secolo d'Italia' del 08/06/12, p. 1
Cari amici ed amiche.
Leggete questo articolo scritto da Gennaro Malgieri su "Il Secolo d'Italia".
Esso mi è stato inoltrato dall'amico Filippo Giorgianni e recita:
«Dopo la crisi politica del novembre scorso, culminata con la fine del governo Berlusconi, immaginavo (ingenuamente) che nel PdL si prendesse finalmente a discutere, con serietà d’intenti ed animo scevro da idiosincrasie, di progetti, programmi e dell’identità stessa del partito nato da una innegabile “fusione a freddo” i cui effetti sono stati immediatamente manifesti. Mi sbagliavo nel ritenere che i vertici del movimento volessero cogliere l’occasione per impostare una campagna di primavera all’insegna di una salutare riflessione sul modello-partito e sulle nuove ragioni della politica a fronte delle squassanti convulsioni, non soltanto economico-finanziarie, che ci tengono in apprensione. Devo constare, con rammarico, che niente ridesta dal torpore il partito di Berlusconi finito in un girone infernale dopo l’esito delle elezioni amministrative. Continuo a credere, tuttavia, che qualcosa può ancora essere rivitalizzato nell’ambito del PdL: le diverse soggettività che lo compongono potrebbero assumere, prima che sia troppo tardi, quella libertà di elaborazione e d’azione capaci di attrarre fasce diverse di elettorato e sottrarle all’obbligo di scegliere acriticamente (per scarsità di offerta politica) un partito-contenitore nel quale l’amalgama auspicato non è riuscito. Ciò vale soprattutto per coloro i quali si sono riconosciuti e continuano a riconoscersi in una destra politicamente resa irrilevante dal continuo compromesso con altre sensibilità politiche che non ha portato alla nascita di un soggetto fornito di una nuova e riconoscibile identità come pure chi scrive sperava, fin dal 2002, conducendo una battaglia insieme con pochi altri amici, affinché nascesse il partito unico del centrodestra coerentemente con il bipolarismo che all’epoca sembrava fuori discussione. Continuo a pensare, rafforzato nella mia convinzione dagli avvenimenti delle ultime settimane, che al disfacimento del centrodestra potrebbe opporsi proprio quella destra negata che in tale schieramento sopravvive tra risentimenti e scoramenti. Da qui la mia totale adesione all’appello dell’amico Marcello Veneziani che, con la lucidità che lo caratterizza, ha lanciato una prospettiva unificante le varie “anime” della diaspora della destra in vista di una nuova stagione politica. Nei mesi scorsi anch’io mi sono impegnato con numerosi interventi suLibero, Il Tempo, Il Borghese, l’Occidentale.it e in tante occasioni pubbliche (perlopiù carbonare) nel sostenere la necessità avanzata da Veneziani e condivisa, a parole, da numerosi esponenti dell’ex-AN oggi allocati nel PdL, in Popolo e Territorio, in Coesione nazionale, in FareFuturo, nei Cristiano riformisti, in FLI, ne la Destra ed in tanti altri soggetti meno conosciuti, ma non meno importanti. Inutile dire che finora non è sortita alcuna discussione degna di rilievo a testimonianza della grande confusione che regna tra coloro che pur non hanno mai rinnegato le proprie radici di destra (uso questo termine per esemplificare). Che fare? Credo sia arrivato il momento di dare vita ad un movimento includente, sia chiaro, e non revanscista o, peggio, caricatura di un raggruppamento di “combattenti e reduci”, che tessa nuova tela politica guardando alle contraddizioni della modernità e riprendendo quei valori tutt’altro che caduchi intorno ai quali ricostruire una trama d’intervento da portare in dote ad un nuovo centrodestra. Insomma, ciò che rimane della destra, come presenza riconoscibile, dovrebbe agire da lievito per far crescere culturalmente e politicamente un grumo di idee che mai come oggi risultano attualissime. Temi come l’identità nazionale, il sovranismo, l’improcrastinabile costruzione di un’Europa dei popoli e delle nazioni da contrapporre a quella senz’anima dei tecnocrati e dei banchieri, il rilancio della centralità geostrategica del Mediterraneo, ilrecupero della cultura della tradizione quale fonte ispiratrice della modernizzazione sostenibile, la crescita e lo sviluppo “umanizzati” dalla salvaguardia dell’intangibilità dei diritti primari e naturali della persona, la funzione dello Stato come ente regolatore dei conflitti e promotore di una Big Society fondata sulla sussidiarietà costituiscono gli elementi di un patrimonio che la destra non dovrebbe gettare al vento, ma rivitalizzarlo. Intorno ad esso, chi nella destra si riconosce, potrebbe ritrovarsi riproponendo innanzitutto la Grande Riforma delle istituzioni (imperniata su un presidenzialismo credibile e non improvvisato), proponendo magari l’istituzione di un’Assemblea costituente, garanzia di intervento popolare, facendola finita con le solite conventicole di “piccoli saggi” destinate al fallimento, dalla quale venga fuori un nuovo sistema fondato sulla democrazia partecipativa e decidente. Ricordo che presidenzialismo e parlamentarismo, nel quadro di un bilanciamento di poteri chiaro e coerente con le esigenze che la crisi che stiamo vivendo ha evidenziato in maniera drammatica, potrebbero proficuamente convivere come nel tempo hanno sostenuto inascoltati studiosi e politici lungimiranti da Costamagna a Pacciardi, da Vinciguerra a Operti, da Calamandrei a Valiani, da Almirante a Craxi, da Miglio a Segni. Perché dimenticare che la destra italiana, la sua cultura essenzialmente, è stata all’avanguardia nell’immaginare l’avvenire del nostro Paese, la sua inevitabile crisi, i possibili rimedi? Perché non dovrebbe rigenerarsi condannandosi all’estinzione? Personalmente non mi rassegno. E attendo risposte. Da chiunque.»
Leggete questo articolo scritto da Gennaro Malgieri su "Il Secolo d'Italia".
Esso mi è stato inoltrato dall'amico Filippo Giorgianni e recita:
«Dopo la crisi politica del novembre scorso, culminata con la fine del governo Berlusconi, immaginavo (ingenuamente) che nel PdL si prendesse finalmente a discutere, con serietà d’intenti ed animo scevro da idiosincrasie, di progetti, programmi e dell’identità stessa del partito nato da una innegabile “fusione a freddo” i cui effetti sono stati immediatamente manifesti. Mi sbagliavo nel ritenere che i vertici del movimento volessero cogliere l’occasione per impostare una campagna di primavera all’insegna di una salutare riflessione sul modello-partito e sulle nuove ragioni della politica a fronte delle squassanti convulsioni, non soltanto economico-finanziarie, che ci tengono in apprensione. Devo constare, con rammarico, che niente ridesta dal torpore il partito di Berlusconi finito in un girone infernale dopo l’esito delle elezioni amministrative. Continuo a credere, tuttavia, che qualcosa può ancora essere rivitalizzato nell’ambito del PdL: le diverse soggettività che lo compongono potrebbero assumere, prima che sia troppo tardi, quella libertà di elaborazione e d’azione capaci di attrarre fasce diverse di elettorato e sottrarle all’obbligo di scegliere acriticamente (per scarsità di offerta politica) un partito-contenitore nel quale l’amalgama auspicato non è riuscito. Ciò vale soprattutto per coloro i quali si sono riconosciuti e continuano a riconoscersi in una destra politicamente resa irrilevante dal continuo compromesso con altre sensibilità politiche che non ha portato alla nascita di un soggetto fornito di una nuova e riconoscibile identità come pure chi scrive sperava, fin dal 2002, conducendo una battaglia insieme con pochi altri amici, affinché nascesse il partito unico del centrodestra coerentemente con il bipolarismo che all’epoca sembrava fuori discussione. Continuo a pensare, rafforzato nella mia convinzione dagli avvenimenti delle ultime settimane, che al disfacimento del centrodestra potrebbe opporsi proprio quella destra negata che in tale schieramento sopravvive tra risentimenti e scoramenti. Da qui la mia totale adesione all’appello dell’amico Marcello Veneziani che, con la lucidità che lo caratterizza, ha lanciato una prospettiva unificante le varie “anime” della diaspora della destra in vista di una nuova stagione politica. Nei mesi scorsi anch’io mi sono impegnato con numerosi interventi suLibero, Il Tempo, Il Borghese, l’Occidentale.it e in tante occasioni pubbliche (perlopiù carbonare) nel sostenere la necessità avanzata da Veneziani e condivisa, a parole, da numerosi esponenti dell’ex-AN oggi allocati nel PdL, in Popolo e Territorio, in Coesione nazionale, in FareFuturo, nei Cristiano riformisti, in FLI, ne la Destra ed in tanti altri soggetti meno conosciuti, ma non meno importanti. Inutile dire che finora non è sortita alcuna discussione degna di rilievo a testimonianza della grande confusione che regna tra coloro che pur non hanno mai rinnegato le proprie radici di destra (uso questo termine per esemplificare). Che fare? Credo sia arrivato il momento di dare vita ad un movimento includente, sia chiaro, e non revanscista o, peggio, caricatura di un raggruppamento di “combattenti e reduci”, che tessa nuova tela politica guardando alle contraddizioni della modernità e riprendendo quei valori tutt’altro che caduchi intorno ai quali ricostruire una trama d’intervento da portare in dote ad un nuovo centrodestra. Insomma, ciò che rimane della destra, come presenza riconoscibile, dovrebbe agire da lievito per far crescere culturalmente e politicamente un grumo di idee che mai come oggi risultano attualissime. Temi come l’identità nazionale, il sovranismo, l’improcrastinabile costruzione di un’Europa dei popoli e delle nazioni da contrapporre a quella senz’anima dei tecnocrati e dei banchieri, il rilancio della centralità geostrategica del Mediterraneo, ilrecupero della cultura della tradizione quale fonte ispiratrice della modernizzazione sostenibile, la crescita e lo sviluppo “umanizzati” dalla salvaguardia dell’intangibilità dei diritti primari e naturali della persona, la funzione dello Stato come ente regolatore dei conflitti e promotore di una Big Society fondata sulla sussidiarietà costituiscono gli elementi di un patrimonio che la destra non dovrebbe gettare al vento, ma rivitalizzarlo. Intorno ad esso, chi nella destra si riconosce, potrebbe ritrovarsi riproponendo innanzitutto la Grande Riforma delle istituzioni (imperniata su un presidenzialismo credibile e non improvvisato), proponendo magari l’istituzione di un’Assemblea costituente, garanzia di intervento popolare, facendola finita con le solite conventicole di “piccoli saggi” destinate al fallimento, dalla quale venga fuori un nuovo sistema fondato sulla democrazia partecipativa e decidente. Ricordo che presidenzialismo e parlamentarismo, nel quadro di un bilanciamento di poteri chiaro e coerente con le esigenze che la crisi che stiamo vivendo ha evidenziato in maniera drammatica, potrebbero proficuamente convivere come nel tempo hanno sostenuto inascoltati studiosi e politici lungimiranti da Costamagna a Pacciardi, da Vinciguerra a Operti, da Calamandrei a Valiani, da Almirante a Craxi, da Miglio a Segni. Perché dimenticare che la destra italiana, la sua cultura essenzialmente, è stata all’avanguardia nell’immaginare l’avvenire del nostro Paese, la sua inevitabile crisi, i possibili rimedi? Perché non dovrebbe rigenerarsi condannandosi all’estinzione? Personalmente non mi rassegno. E attendo risposte. Da chiunque.»
Confermo la stima che ho per Filippo, un ragazzo in gamba.
I suoi amici sono fortunati e per me è un piacere averlo tra i miei interlocutori.
L'argomento mi interessa, soprattutto tenendo conto del fatto che io sia un uomo di destra.
Io penso che per fare uscire la destra dall'irrilevanza serva una battaglia culturale.
Purtroppo, si è affermata una "kultura" (uso la lettera "k" per via del suo orientamento politico) che vuole proporre una visione distorta della destra, una visione che la associa (ad esempio) ai crimini nazisti.
La destra è tutta un'altra cosa.
La destra (quella vera) esisteva da prima della nascita del nazismo.
Nei secoli passati, essere di destra voleva dire essere contro quelle tendenze ideologiche figlie della I Rivoluzione inglese del 1649, della II Rivoluzione inglese del 1688 (detta "Gloriosa Rivoluzione) e della Rivoluzione francese del 1789.
Poi, l'idea fu cambiata.
Con il termine "destra" si bollò anche quelle idee che avevano il nazionalismo ed il militarismo ma che non ebbero origini dalla vera destra.
Per esempio, il fascismo ed il nazismo furono identificati come di "destra" ma le loro origini furono di destra?
La risposta è negativa.
Fascismo e nazismo non furono (e non sono) ideologie di destra.
Essi provennero dal socialismo, un'ideologia figlia della Rivoluzione.
Basti studiare la storia del fascismo.
Non poteva un'ideologia figlia di una visione rivoluzionaria essere contro le tendenze rivoluzionarie.
Quindi, nazismo e fascismo (che erano prodotti del socialismo) non potevano essere contro le tendenze rivoluzionarie.
Essere di destra significa essere per la difesa dei valori cardine di una società.
La nostra società, per esempio, è incardinata sui principi della tradizione giudaico-cristiana, tradizione che porta con sé altri principi, come la sussidiarietà, principio già citato nella Dottrina sociale della Chiesa.
Un altro principio della cultura della nostra società è la difesa del diritto di proprietà, sia dei beni strettamente privati (come la casa) e sia dei beni d'uso pubblico, come le aziende.
Un altro principio valido è quello del rifiuto dell'egualitarismo, idea castrante che, "in nome dell'eguaglianza", mortifica ogni possibilità di ogni singolo uomo di realizzare sé stesso e di contribuire in modo attivo nella società.
Essere di destra vuole dire essere antirelativisti e per la difesa della famiglia e della vita come valori fondanti della società.
Essere di destra vuole dire ribadire questi concetti e, sicuramente, ribadirò questi concetti anche nell'assemblea del Popolo della Libertà che si terrà qui a Roncoferraro, Mantova.
Cordiali saluti.
martedì 19 giugno 2012
Maturità, oggi si inizia!
Cari amici ed amiche.
Oggi vi è il primo giorno dell'Esame di Stato, la cara "Maturità".
Per la prima volta, le tracce delle prime due prove scritte saranno telematiche.
Quindi, c'è il rischio di attacchi da parte di hacker che potrebbero prendere i testi ed usarli per fare azioni truffaldine.
Comunque, io che nel 1999 feci l'Esame di Stato (presso l'IPSS "Don Primo Mazzolari" di Mantova), voglio dare qualche consiglio.
Riguardo alla prima prova, quella di italiano, è sempre bene scegliere l'opzione che tratta una materia in cui si è più ferrati ed il tipo di prova che è più congeniale.
Se una persona sa scrivere bene i temi e se il tema dell'esame tratta una materia in cui è ferrata, quella persona farebbe bene a scegliere quel tema.
Per quanto riguarda la seconda prova scritta, quella che tratta le materie di indirizzo, bisogna essere preparati in essa.
Essa è un'incognita e non si sa sarà un tema, un saggio di latino o greco, un problema di chimica o di matematica, un testo scritto-grafico o altro.
Quindi, bisogna essere preparati ad ogni evenienza e non farsi prendere dal panico.
La terza prova scritta è una prova interdisciplinare fatta dalla Commissione (e non da Ministero come le altre due) e, solitamente, è un test a risposte multiple o una serie di testi da completare con parole chiave.
Essa è interdisciplinare e quindi tocca varie materie.
Se si è preparati, essa sarà una passeggiata.
Quanto agli orali, do qualche dritta.
E' sempre bene affrontare gli orali con una tesina che tratta un argomento scelto dallo studente.
La tesina dovrà toccare più materie essere il punto di partenza dell'orale.
L'orale non sarà un'interrogazione ma un colloquio.
A gestire questo colloqui non dovrà essere la Commissione ma lo studente.
Qui ci possono essere alcuni problemi.
Lo studente dovrà essere preparato ed usare la tesina come supporto.
Dovrà fare in modo che siano trattati argomenti in cui egli è più ferrato.
Infatti, se inizia a trattare un argomento in cui egli presenta più lacune, rischia di avere grossi problemi.
I docenti della Commissione iniziano a fare tante domande e lo studente inizia a farsi prendere dal panico.
Durante le prove orali del mio esame, io mi trovai ad assistere ad una situazione di questo tipo.
Mi ricordo di una mia collega di classe (che oggi ritengo che sia tra i miei migliori amici), che fece la prova orale, si trovò in questa situazione.
Lei era un'ottima studentessa ed il suo esame era iniziato bene.
Anche l'orale iniziò bene.
Ad un certo punto, cadde su un argomento di storia in cui era meno preparata.
Mi ricordo ancora oggi che la Commissione (ed in particolare l'insegnante che la presiedeva) iniziò a bombardarla di domande.
Quella mia collega andò nel panico non riuscì a rispondere.
Alla fine, ella subì un rimbrotto dalla presidentessa della Commissione e si mise quasi a piangere.
Ella, comunque, era brava. L'esame le andò bene.
Quindi, state bene attenti e, mi raccomando, durante l'esame non portate i cellulari!
Ora, da ex studente, auguro a tutti gli studenti di fare un buon esame.
Nella vita ci saranno tanti altri esame e, certamente, questo è tra i più facili.
Cordiali saluti.
Oggi vi è il primo giorno dell'Esame di Stato, la cara "Maturità".
Per la prima volta, le tracce delle prime due prove scritte saranno telematiche.
Quindi, c'è il rischio di attacchi da parte di hacker che potrebbero prendere i testi ed usarli per fare azioni truffaldine.
Comunque, io che nel 1999 feci l'Esame di Stato (presso l'IPSS "Don Primo Mazzolari" di Mantova), voglio dare qualche consiglio.
Riguardo alla prima prova, quella di italiano, è sempre bene scegliere l'opzione che tratta una materia in cui si è più ferrati ed il tipo di prova che è più congeniale.
Se una persona sa scrivere bene i temi e se il tema dell'esame tratta una materia in cui è ferrata, quella persona farebbe bene a scegliere quel tema.
Per quanto riguarda la seconda prova scritta, quella che tratta le materie di indirizzo, bisogna essere preparati in essa.
Essa è un'incognita e non si sa sarà un tema, un saggio di latino o greco, un problema di chimica o di matematica, un testo scritto-grafico o altro.
Quindi, bisogna essere preparati ad ogni evenienza e non farsi prendere dal panico.
La terza prova scritta è una prova interdisciplinare fatta dalla Commissione (e non da Ministero come le altre due) e, solitamente, è un test a risposte multiple o una serie di testi da completare con parole chiave.
Essa è interdisciplinare e quindi tocca varie materie.
Se si è preparati, essa sarà una passeggiata.
Quanto agli orali, do qualche dritta.
E' sempre bene affrontare gli orali con una tesina che tratta un argomento scelto dallo studente.
La tesina dovrà toccare più materie essere il punto di partenza dell'orale.
L'orale non sarà un'interrogazione ma un colloquio.
A gestire questo colloqui non dovrà essere la Commissione ma lo studente.
Qui ci possono essere alcuni problemi.
Lo studente dovrà essere preparato ed usare la tesina come supporto.
Dovrà fare in modo che siano trattati argomenti in cui egli è più ferrato.
Infatti, se inizia a trattare un argomento in cui egli presenta più lacune, rischia di avere grossi problemi.
I docenti della Commissione iniziano a fare tante domande e lo studente inizia a farsi prendere dal panico.
Durante le prove orali del mio esame, io mi trovai ad assistere ad una situazione di questo tipo.
Mi ricordo di una mia collega di classe (che oggi ritengo che sia tra i miei migliori amici), che fece la prova orale, si trovò in questa situazione.
Lei era un'ottima studentessa ed il suo esame era iniziato bene.
Anche l'orale iniziò bene.
Ad un certo punto, cadde su un argomento di storia in cui era meno preparata.
Mi ricordo ancora oggi che la Commissione (ed in particolare l'insegnante che la presiedeva) iniziò a bombardarla di domande.
Quella mia collega andò nel panico non riuscì a rispondere.
Alla fine, ella subì un rimbrotto dalla presidentessa della Commissione e si mise quasi a piangere.
Ella, comunque, era brava. L'esame le andò bene.
Quindi, state bene attenti e, mi raccomando, durante l'esame non portate i cellulari!
Ora, da ex studente, auguro a tutti gli studenti di fare un buon esame.
Nella vita ci saranno tanti altri esame e, certamente, questo è tra i più facili.
Cordiali saluti.
Dal blog dell'Anti-UAAR, Richard Waghorne, un gay contro le nozze gay
| Richard Waghorne, http://www.forumlibertas.com/frontend/forumlibertas/noticia.php?id_noticia=23113&id_seccion=21. |
Sul blog dell'Anti-UAAR, ho letto questo brano intitolato "Richard Waghorne, un gay contro le nozze gay".
Esso recita:
" E’ stato fatto recentemente notare che negli Usa quando la definizione di “matrimonio” è stato sottoposta ad referendum in 32 stati, ha vinto tutte le volte il matrimonio naturale. Questo perché dove ci sono leggi di matrimonio omosessuale, è sempre a causa dell’imposizione di giudici attivisti, non certe del voto popolare. Il dissenso è ampio, dai credenti ai non credenti, dagli eterosessuali e perfino agli omosessuali. Un esemplare di quest’ultima categoria, è certamente Richard Waghorne, ricercatore in filosofia politica e commentatore su diversi quotidiani anglosassoni.".
Effettivamente, questa è una materia molto complessa.
Il termine "matrimonio" prelude il diventare madre di una donna.
Ergo, per matrimonio si intende l'unione tra un uomo ed una donna.
Solo unendosi ad un uomo, in natura, una donna può diventare madre.
Questo concetto è insito nella cultura della società civile.
Anche gli omosessuali sanno ciò.
Il caso di Richard Waghorne è un esempio di ciò.
Egli sostiene che "in realtà le persone gay dovrebbero difendere la concezione tradizione del matrimonio come gli altri. Dato che il matrimonio tradizionale viene ostacolato in nome del popolo gay, con conseguenze per le generazioni future, è tanto più importante che le persone gay che si oppongono al matrimonio gay comincino a parlare".
Io credo che, forse, questi gay contro il matrimonio gay siano una maggioranza silente.
Chi vuole il matrimonio gay rappresenta solo una minoranza prepotente che vuole imporre una cosa su una maggioranza.
In fondo, una lobby è una minoranza.
Per evitare che questa lobby detti legge, bisogna che le persone sappiano della questione.
Qui c'è in ballo il futuro della società.
Leggete l'articolo completo, seguendo il link http://www.uccronline.it/2012/06/18/richard-waghorne-un-gay-contro-le-nozze-gay/.
Cordiali saluti.
Volontariato a favore degli Italiani-commento all'articolo di Marco Stella
Cari amici ed amiche.
Leggete questo articolo scritto da Marco Stella sul Portale dei Lombardi nel Mondo e che è intitolato "Volontariato a favore degli Italiani".
Esso recita:
"Le catastrofi naturali che negli ultimi anni hanno colpito l’Italia - come l’alluvione in Liguria, i terremoti di Assisi, L’Aquila ed il più recente in Emilia – e la crisi economica che dura ormai da parecchio, non fanno che martoriare ulteriormente una popolazione, quella italiana, di Marco Stella.
Le catastrofi naturali che negli ultimi anni hanno colpito l’Italia - come l’alluvione in Liguria, i terremoti di Assisi, L’Aquila ed il più recente in Emilia – e la crisi economica che dura ormai da parecchio, non fanno che martoriare ulteriormente una popolazione, quella italiana, che negli ultimi decenni, ed in modo accelerato dopo il duemila, si vede ledere sempre più i diritti sociali conquistati duramente negli ultimi secoli. All’involuzione sociale dello stato, di uno stato sempre meno attento alle esigenze dei cittadini, si associano dunque le catastrofi naturali e la crisi economica. Questa mancanza da parte di chi ne avrebbe il dovere può essere sopperita esclusivamente da forze sociali capaci di arginarne la grave deriva. Tra le forze sociali un ruolo fondamentale può esser sovolto dalle associazioni di volontariato fortunatamente abbondanti in Italia. La filantropia fa parte del nostro modo di essere in quanto italiani, le numerose associazioni religiose o laiche che sono state create nel nostro territorio hanno svolto e stanno svolgendo un ruolo fondamentale nel campo dell’assistenza sociale. Negli ultimi decenni parecchie associazioni hanno dedicato molte risorse e sforzi in progetti finalizzati allo sviluppo dei paesi del terzo mondo, contribuendo notevolmente alla trasformazione di questi ultimi da paesi sottosviluppati a paesi in via di sviluppo. Ebbene pur non condannando l’operato di tali associazioni vorrei però ricordare che, in un momento storico dove è il nostro popolo ad esser particolarmente fragilizzato, le associazioni di volontariato dovrebbero dedicarsi maggiormente agli Italiani. In situazioni critiche versano interi nuclei familiari, in condizioni di miseria vivono molti nostri anziani, in stato di abbandono si trovano molti Italiani nel mondo. Ribadisco dunque che le associazioni filantropiche italiane dovrebbero avere come obiettivo fondamentale esser d’ausilio agli italiani stessi, allo stesso modo le istituzioni, che attraverso i progetti di collaborazione allo sviluppo hanno spesso sostenuto associazioni che operavano all’estero beneficiando altri popoli, dovrebbero oggi priorizzare progetti in favore degli Italiani. ".
Leggete questo articolo scritto da Marco Stella sul Portale dei Lombardi nel Mondo e che è intitolato "Volontariato a favore degli Italiani".
Esso recita:
"Le catastrofi naturali che negli ultimi anni hanno colpito l’Italia - come l’alluvione in Liguria, i terremoti di Assisi, L’Aquila ed il più recente in Emilia – e la crisi economica che dura ormai da parecchio, non fanno che martoriare ulteriormente una popolazione, quella italiana, di Marco Stella.
Le catastrofi naturali che negli ultimi anni hanno colpito l’Italia - come l’alluvione in Liguria, i terremoti di Assisi, L’Aquila ed il più recente in Emilia – e la crisi economica che dura ormai da parecchio, non fanno che martoriare ulteriormente una popolazione, quella italiana, che negli ultimi decenni, ed in modo accelerato dopo il duemila, si vede ledere sempre più i diritti sociali conquistati duramente negli ultimi secoli. All’involuzione sociale dello stato, di uno stato sempre meno attento alle esigenze dei cittadini, si associano dunque le catastrofi naturali e la crisi economica. Questa mancanza da parte di chi ne avrebbe il dovere può essere sopperita esclusivamente da forze sociali capaci di arginarne la grave deriva. Tra le forze sociali un ruolo fondamentale può esser sovolto dalle associazioni di volontariato fortunatamente abbondanti in Italia. La filantropia fa parte del nostro modo di essere in quanto italiani, le numerose associazioni religiose o laiche che sono state create nel nostro territorio hanno svolto e stanno svolgendo un ruolo fondamentale nel campo dell’assistenza sociale. Negli ultimi decenni parecchie associazioni hanno dedicato molte risorse e sforzi in progetti finalizzati allo sviluppo dei paesi del terzo mondo, contribuendo notevolmente alla trasformazione di questi ultimi da paesi sottosviluppati a paesi in via di sviluppo. Ebbene pur non condannando l’operato di tali associazioni vorrei però ricordare che, in un momento storico dove è il nostro popolo ad esser particolarmente fragilizzato, le associazioni di volontariato dovrebbero dedicarsi maggiormente agli Italiani. In situazioni critiche versano interi nuclei familiari, in condizioni di miseria vivono molti nostri anziani, in stato di abbandono si trovano molti Italiani nel mondo. Ribadisco dunque che le associazioni filantropiche italiane dovrebbero avere come obiettivo fondamentale esser d’ausilio agli italiani stessi, allo stesso modo le istituzioni, che attraverso i progetti di collaborazione allo sviluppo hanno spesso sostenuto associazioni che operavano all’estero beneficiando altri popoli, dovrebbero oggi priorizzare progetti in favore degli Italiani. ".
Faccio i complimenti a Marco perché fa un ottimo lavoro!
Spesso e volentieri, qui a Roncoferraro, mi capita di parlare con l'amico Ettore Alessi, un mio collega di partito.
Spesso e volentieri, qui a Roncoferraro, mi capita di parlare con l'amico Ettore Alessi, un mio collega di partito.
Su alcune cose, però, io e lui la pensiamo diversamente.
Tra queste cose vi è la questione degli italiani all'estero.
Lui, infatti, è favorevole all'abolizione del voto agli italiani all'estero poiché ritiene che agli italiani all'estero non interessi nulla dell'Italia.
Io ne sono contrario e, anzi, io ritengo che si debba fare in modo che gli italiani all'estero possano esercitare il diritto di voto nel modo migliore.
Con tutto il rispetto per gli amici come Ettore Alessi ed altri, ma dico che non risponde a verità dire che agli italiani all'estero non interessi nulla dell'Italia.
Gli italiani all'estero si interessano dell'Italia.
La vicende del terremoto che ha colpito la Pianura Padana è l'esempio più recente.
Ancora oggi ci sono le scosse.
Tramite internet, molti dall'estero mi hanno contattato per sapere tutte le cose che sono accadute.
Addirittura, Michele Capaccioli, un mio coetaneo che risiede a Londra, aveva voluto sapere ogni cosa e mi ha detto di contattarlo qualora avessi avuto bisogno.
Quindi, il senso di solidarietà degli italiani all'estero verso il loro Paese d'origine c'è stato e c'è.
Forse, la nostra classe dirigente farebbe meglio a capire che prima di aiutare gli altri debba essere vicina ai nostri connazionali sparsi all'estero.
Questi ultimi sono spesso lasciati soli o che, addirittura, rischiano di perdere la cittadinanza italiana.
Cito, ad esempio, il ben noto caso degli italiani residenti a Tacuarembò, in Uruguay, caso di cui ho parlato spesso.
All'estero c'è un'altra Italia che merita rispetto.
Cordiali saluti.
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