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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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mercoledì 20 giugno 2012

Terremoto, salvate la chiesa di Villa Garibaldi!

Si chiama "Villa Garibaldi" dal 1867, quando il comune di Roncoferraro decise di dare un nuovo nome a Carzedole. Il paese si è sempre chiamato così; da "caresa" pianta palustre che abbondava in questa zona prima che venisse modificata dai monaci benedettini.
La parrocchia comprende due frazioni: Villa Garibaldi nel comune di Roncoferraro e Bazza, comune di Bigarello.
Non si conservano valori artistici. La chiesa parrocchiale dedicata ai Santissimi Giacomo e Mariano, martiri (1700) doveva, per i gusti di allora, essere povera e spoglia, ora piace per la sua semplicità.
Nel paese l'edificio che più merita attenzione è il palazzo Pendasio, chiamato anche "villa Ramachi". E’ un palazzo gozanghesco del 1600. Dal sito della Diocesi di Mantova.
Cari amici ed amiche.

Qui da noi,  la terra continua tremare!
Anche questa notte ci sono state delle scosse di terremoto, come questa mattina.
Anche ora, ci sono delle scosse.
Le scosse sono deboli ma ci sono. Purtroppo, non fanno più notizia.
Purtroppo,tra i tanti monumenti danneggiati, vi è anche la chiesa parrocchiale di Villa Garibaldi di Roncoferraro, la chiesa in cui fui battezzato.
Questa chiesa è a rischio di crollo.
Pertanto, essa è inagibile.
Il parroco, don Giovanni Telò, ha messo tanto di cartello con scritto "La chiesa è inagibile. Si temono crolli interni. Le sante messe saranno celebrate in oratorio. L'orologio è rimasto fermo alle ore 9:00".
Il cartello termina con la scritta "Ab omni malo, libera nos, Domine".
Purtroppo, questa chiesa rischia seriamente di crollare.
Spero che si faccia qualcosa.
Cordiali saluti.

Gennaro Malgieri, "La destra deve uscire dall'irrilevanza", in 'Secolo d'Italia' del 08/06/12, p. 1

Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo scritto da Gennaro Malgieri su "Il Secolo d'Italia".
Esso mi è stato inoltrato dall'amico Filippo Giorgianni e recita:

«Dopo la crisi politica del novembre scorso, culminata con la fine del governo Berlusconi, immaginavo (ingenuamente) che nel PdL si prendesse finalmente a discutere, con serietà d’intenti ed animo scevro da idiosincrasie, di progetti, programmi e dell’identità stessa del partito nato da una innegabile “fusione a freddo” i cui effetti sono stati immediatamente manifesti. Mi sbagliavo nel ritenere che i vertici del movimento volessero cogliere l’occasione per impostare una campagna di primavera all’insegna di una salutare riflessione sul modello-partito e sulle nuove ragioni della politica a fronte delle squassanti convulsioni, non soltanto economico-finanziarie, che ci tengono in apprensione. Devo constare, con rammarico, che niente ridesta dal torpore il partito di Berlusconi finito in un girone infernale dopo l’esito delle elezioni amministrative. Continuo a credere, tuttavia, che qualcosa può ancora essere rivitalizzato nell’ambito del PdL: le diverse soggettività che lo compongono potrebbero assumere, prima che sia troppo tardi, quella libertà di elaborazione e d’azione capaci di attrarre fasce diverse di elettorato e sottrarle all’obbligo di scegliere acriticamente (per scarsità di offerta politica) un partito-contenitore nel quale l’amalgama auspicato non è riuscito. Ciò vale soprattutto per coloro i quali si sono riconosciuti e continuano a riconoscersi in una destra politicamente resa irrilevante dal continuo compromesso con altre sensibilità politiche che non ha portato alla nascita di un soggetto fornito di una nuova e riconoscibile identità come pure chi scrive sperava, fin dal 2002, conducendo una battaglia insieme con pochi altri amici, affinché nascesse il partito unico del centrodestra coerentemente con il bipolarismo che all’epoca sembrava fuori discussione. Continuo a pensare, rafforzato nella mia convinzione dagli avvenimenti delle ultime settimane, che al disfacimento del centrodestra potrebbe opporsi proprio quella destra negata che in tale schieramento sopravvive tra risentimenti e scoramenti. Da qui la mia totale adesione all’appello dell’amico Marcello Veneziani che, con la lucidità che lo caratterizza, ha lanciato una prospettiva unificante le varie “anime” della diaspora della destra in vista di una nuova stagione politica. Nei mesi scorsi anch’io mi sono impegnato con numerosi interventi suLibero, Il Tempo, Il Borghese, l’Occidentale.it e in tante occasioni pubbliche (perlopiù carbonare) nel sostenere la necessità avanzata da Veneziani e condivisa, a parole, da numerosi esponenti dell’ex-AN oggi allocati nel PdL, in Popolo e Territorio, in Coesione nazionale, in FareFuturo, nei Cristiano riformisti, in FLI, ne la Destra ed in tanti altri soggetti meno conosciuti, ma non meno importanti. Inutile dire che finora non è sortita alcuna discussione degna di rilievo a testimonianza della grande confusione che regna tra coloro che pur non hanno mai rinnegato le proprie radici di destra (uso questo termine per esemplificare). Che fare? Credo sia arrivato il momento di dare vita ad un movimento includente, sia chiaro, e non revanscista o, peggio, caricatura di un raggruppamento di “combattenti e reduci”, che tessa nuova tela politica guardando alle contraddizioni della modernità e riprendendo quei valori tutt’altro che caduchi intorno ai quali ricostruire una trama d’intervento da portare in dote ad un nuovo centrodestra. Insomma, ciò che rimane della destra, come presenza riconoscibile, dovrebbe agire da lievito per far crescere culturalmente e politicamente un grumo di idee che mai come oggi risultano attualissime. Temi come l’identità nazionale, il sovranismo, l’improcrastinabile costruzione di un’Europa dei popoli e delle nazioni da contrapporre a quella senz’anima dei tecnocrati e dei banchieri, il rilancio della centralità geostrategica del Mediterraneo, ilrecupero della cultura della tradizione quale fonte ispiratrice della modernizzazione sostenibile, la crescita e lo sviluppo “umanizzati” dalla salvaguardia dell’intangibilità dei diritti primari e naturali della persona, la funzione dello Stato come ente regolatore dei conflitti e promotore di una Big Society fondata sulla sussidiarietà costituiscono gli elementi di un patrimonio che la destra non dovrebbe gettare al vento, ma rivitalizzarlo. Intorno ad esso, chi nella destra si riconosce, potrebbe ritrovarsi riproponendo innanzitutto la Grande Riforma delle istituzioni (imperniata su un presidenzialismo credibile e non improvvisato), proponendo magari l’istituzione di un’Assemblea costituente, garanzia di intervento popolare, facendola finita con le solite conventicole di “piccoli saggi” destinate al fallimento, dalla quale venga fuori un nuovo sistema fondato sulla democrazia partecipativa e decidente. Ricordo che presidenzialismo e parlamentarismo, nel quadro di un bilanciamento di poteri chiaro e coerente con le esigenze che la crisi che stiamo vivendo ha evidenziato in maniera drammatica, potrebbero proficuamente convivere come nel tempo hanno sostenuto inascoltati studiosi e politici lungimiranti da Costamagna a Pacciardi, da Vinciguerra a Operti, da Calamandrei a Valiani, da Almirante a Craxi, da Miglio a Segni. Perché dimenticare che la destra italiana, la sua cultura essenzialmente, è stata all’avanguardia nell’immaginare l’avvenire del nostro Paese, la sua inevitabile crisi, i possibili rimedi? Perché non dovrebbe rigenerarsi condannandosi all’estinzione? Personalmente non mi rassegno. E attendo risposte. Da chiunque.»

Confermo la stima che ho per Filippo, un ragazzo in gamba.
I suoi amici sono fortunati e per me è un piacere averlo tra i miei interlocutori.
L'argomento mi interessa, soprattutto tenendo conto del fatto che io sia un uomo di destra.
Io penso che per fare uscire la destra dall'irrilevanza serva una battaglia culturale.
Purtroppo, si è affermata una "kultura" (uso la lettera "k" per via del suo orientamento politico) che vuole proporre una visione distorta della destra, una visione che la associa (ad esempio)  ai crimini nazisti.
La destra è tutta un'altra cosa.
La destra (quella vera) esisteva da prima della nascita del nazismo.
Nei secoli passati, essere di destra voleva dire essere contro quelle tendenze ideologiche figlie della I Rivoluzione inglese del 1649, della II Rivoluzione inglese del 1688 (detta "Gloriosa Rivoluzione) e della Rivoluzione francese del 1789.
Poi, l'idea fu cambiata.
Con il termine "destra" si bollò anche quelle idee che avevano il nazionalismo ed il militarismo ma che non ebbero origini dalla vera destra.
Per esempio, il fascismo ed il nazismo furono identificati come di "destra" ma le loro origini furono di destra?
La risposta è negativa.
Fascismo e nazismo non furono (e non sono) ideologie di destra.
Essi provennero dal socialismo, un'ideologia figlia della Rivoluzione.
Basti studiare la storia del fascismo. 
Non poteva un'ideologia figlia di una visione rivoluzionaria essere contro le tendenze rivoluzionarie.
Quindi, nazismo e fascismo (che erano prodotti del socialismo) non potevano essere contro le tendenze rivoluzionarie.
Essere di destra significa essere per la difesa dei valori cardine di una società.
La nostra società, per esempio, è incardinata sui principi della tradizione giudaico-cristiana, tradizione che porta con sé altri principi, come la sussidiarietà, principio già citato nella Dottrina sociale della Chiesa
Un altro principio della cultura della nostra società è la difesa del diritto di proprietà, sia dei beni strettamente privati (come la casa) e sia dei beni d'uso pubblico, come le aziende.
Un altro principio valido è quello del rifiuto dell'egualitarismo, idea castrante che, "in nome dell'eguaglianza", mortifica ogni possibilità di ogni singolo uomo di realizzare sé stesso e di contribuire in modo attivo nella società.
Essere di destra vuole dire essere antirelativisti e per la difesa della famiglia e della vita come valori fondanti della società. 
Essere di destra vuole dire ribadire questi concetti e, sicuramente, ribadirò questi concetti anche nell'assemblea del Popolo della Libertà che si terrà qui a Roncoferraro, Mantova.
Cordiali saluti. 





martedì 19 giugno 2012

Maturità, oggi si inizia!

Cari amici ed amiche.

Oggi vi è il primo giorno dell'Esame di Stato, la cara "Maturità".
Per la prima volta, le tracce delle prime due prove scritte saranno telematiche.
Quindi, c'è il rischio di attacchi da parte di hacker che potrebbero prendere i testi ed usarli per fare azioni truffaldine.
Comunque, io che nel 1999 feci l'Esame di Stato (presso l'IPSS "Don Primo Mazzolari" di Mantova), voglio dare qualche consiglio.
Riguardo alla prima prova, quella di italiano, è sempre bene scegliere l'opzione che tratta una materia in cui si è più ferrati ed il tipo di prova che è più congeniale.
Se una persona sa scrivere bene i temi e se il tema dell'esame tratta una materia in cui è ferrata, quella persona farebbe bene a scegliere quel tema.
Per quanto riguarda la seconda prova scritta, quella che tratta le materie di indirizzo, bisogna essere preparati in essa.
Essa è un'incognita e non si sa sarà un tema, un saggio di latino o greco, un problema di chimica o di matematica, un testo scritto-grafico o altro.
Quindi, bisogna essere preparati ad ogni evenienza e non farsi prendere dal panico.
La terza prova scritta è una prova interdisciplinare fatta dalla Commissione (e non da Ministero come le altre due) e, solitamente, è un test a risposte multiple o una serie di testi da completare con parole chiave.
Essa è interdisciplinare e quindi tocca varie materie.
Se si è preparati, essa sarà una passeggiata.
Quanto agli orali, do qualche dritta.
E' sempre bene affrontare gli orali con una tesina che tratta un argomento scelto dallo studente.
La tesina dovrà toccare più materie essere il punto di partenza dell'orale.
L'orale non sarà un'interrogazione ma un colloquio.
A gestire questo colloqui non dovrà essere la Commissione ma lo studente.
Qui ci possono essere alcuni problemi.
Lo studente dovrà essere preparato ed usare la tesina come supporto.
Dovrà fare in modo che siano trattati argomenti in cui egli è più ferrato.
Infatti, se inizia a trattare un argomento in cui egli presenta più lacune, rischia di avere grossi problemi.
I docenti della Commissione iniziano a fare tante domande e lo studente inizia a farsi prendere dal panico.
Durante le prove orali del mio esame, io mi trovai ad assistere ad una situazione di questo tipo.
Mi ricordo di una mia collega di classe (che oggi ritengo che sia tra i miei migliori amici), che fece la prova orale, si trovò in questa situazione.
Lei era un'ottima studentessa ed il suo esame era iniziato bene.
Anche l'orale iniziò bene.
Ad un certo punto, cadde su un argomento di storia in cui era meno preparata.
Mi ricordo ancora oggi che la Commissione (ed in particolare l'insegnante che la presiedeva) iniziò a bombardarla di domande.
Quella mia collega andò nel panico non riuscì a rispondere.
Alla fine, ella subì un rimbrotto dalla presidentessa della Commissione e si mise quasi a piangere.
Ella, comunque, era brava. L'esame le andò bene.
Quindi, state bene attenti e, mi raccomando, durante l'esame non portate i cellulari!
Ora, da ex studente, auguro a tutti gli studenti di fare un buon esame.
Nella vita ci saranno tanti altri esame e, certamente, questo è tra i più facili.
Cordiali saluti.



Dal blog dell'Anti-UAAR, Richard Waghorne, un gay contro le nozze gay

Richard Waghorne, http://www.forumlibertas.com/frontend/forumlibertas/noticia.php?id_noticia=23113&id_seccion=21.
Cari amici ed amiche.

Sul blog dell'Anti-UAAR, ho letto questo brano intitolato "Richard Waghorne, un gay contro le nozze gay".
Esso recita:

" E’ stato fatto recentemente notare che negli Usa quando la definizione di “matrimonio” è stato sottoposta ad referendum in 32 stati, ha vinto tutte le volte il matrimonio naturale. Questo perché dove ci sono leggi di matrimonio omosessuale, è sempre a causa dell’imposizione di giudici attivisti, non certe del voto popolare. Il dissenso è ampio, dai credenti ai non credenti, dagli eterosessuali e perfino agli omosessuali. Un esemplare di quest’ultima categoria, è certamente Richard Waghorne, ricercatore in filosofia politica e commentatore su diversi quotidiani anglosassoni.".

Effettivamente, questa è una materia molto complessa.
Il termine "matrimonio" prelude il diventare madre di una donna.
Ergo, per matrimonio si intende l'unione tra un uomo ed una donna.
Solo unendosi ad un uomo, in natura, una donna può diventare madre.
Questo concetto è insito nella cultura della società civile.
Anche gli omosessuali sanno ciò.
Il caso di Richard Waghorne è un esempio di ciò.
Egli sostiene che "in realtà le persone gay dovrebbero difendere la concezione tradizione del matrimonio come gli altri.  Dato che il matrimonio tradizionale viene ostacolato in nome del popolo gay, con conseguenze per le generazioni future, è tanto più importante che le persone gay che si oppongono al matrimonio gay comincino a parlare".
Io credo che, forse, questi gay contro il matrimonio gay siano una maggioranza silente.
Chi vuole il matrimonio gay rappresenta solo una minoranza prepotente che vuole imporre una cosa su una maggioranza.
In fondo, una lobby è una minoranza.
Per evitare che questa lobby detti legge, bisogna che le persone sappiano della questione.
Qui c'è in ballo il futuro della società.
Leggete l'articolo completo, seguendo il link http://www.uccronline.it/2012/06/18/richard-waghorne-un-gay-contro-le-nozze-gay/.
Cordiali saluti.


Volontariato a favore degli Italiani-commento all'articolo di Marco Stella

Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo scritto da Marco Stella sul Portale dei Lombardi nel Mondo e che è intitolato "Volontariato a favore degli Italiani".
Esso recita:

"Le catastrofi naturali che negli ultimi anni hanno colpito l’Italia - come l’alluvione in Liguria, i terremoti di Assisi, L’Aquila ed il più recente in Emilia – e la crisi economica che dura ormai da parecchio, non fanno che martoriare ulteriormente una popolazione, quella italiana, di Marco Stella.




Le catastrofi naturali che negli ultimi anni hanno colpito l’Italia - come l’alluvione in Liguria, i terremoti di Assisi, L’Aquila ed il più recente in Emilia – e la crisi economica che dura ormai da parecchio, non fanno che martoriare ulteriormente una popolazione, quella italiana, che negli ultimi decenni, ed in modo accelerato dopo il duemila, si vede ledere sempre più i diritti sociali conquistati duramente negli ultimi secoli. All’involuzione sociale dello stato, di uno stato sempre meno attento alle esigenze dei cittadini, si associano dunque le catastrofi naturali e la crisi economica. Questa mancanza da parte di chi ne avrebbe il dovere può essere sopperita esclusivamente da forze sociali capaci di arginarne la grave deriva. Tra le forze sociali un ruolo fondamentale può esser sovolto dalle associazioni di volontariato fortunatamente abbondanti in Italia. La filantropia fa parte del nostro modo di essere in quanto italiani, le numerose associazioni religiose o laiche che sono state create nel nostro territorio hanno svolto e stanno svolgendo un ruolo fondamentale nel campo dell’assistenza sociale. Negli ultimi decenni parecchie associazioni hanno dedicato molte risorse e sforzi in progetti finalizzati allo sviluppo dei paesi del terzo mondo, contribuendo notevolmente alla trasformazione di questi ultimi da paesi sottosviluppati a paesi in via di sviluppo. Ebbene pur non condannando l’operato di tali associazioni vorrei però ricordare che, in un momento storico dove è il nostro popolo ad esser particolarmente fragilizzato, le associazioni di volontariato dovrebbero dedicarsi maggiormente agli Italiani. In situazioni critiche versano interi nuclei familiari, in condizioni di miseria vivono molti nostri anziani, in stato di abbandono si trovano molti Italiani nel mondo. Ribadisco dunque che le associazioni filantropiche italiane dovrebbero avere come obiettivo fondamentale esser d’ausilio agli italiani stessi, allo stesso modo le istituzioni, che attraverso i progetti di collaborazione allo sviluppo hanno spesso sostenuto associazioni che operavano all’estero beneficiando altri popoli, dovrebbero oggi priorizzare progetti in favore degli Italiani. ".

Faccio i complimenti a Marco perché fa un ottimo lavoro!
Spesso e volentieri, qui a Roncoferraro, mi capita di parlare con l'amico Ettore Alessi, un mio collega di partito.
Su alcune cose, però, io e lui la pensiamo diversamente.
Tra queste cose vi è la questione degli italiani all'estero. 
Lui, infatti, è favorevole all'abolizione del voto agli italiani all'estero poiché ritiene che agli italiani all'estero non interessi nulla dell'Italia.
Io ne sono contrario e, anzi, io ritengo che si debba fare in modo che gli italiani all'estero possano esercitare il diritto di voto nel modo migliore.
Con tutto il rispetto per gli amici come Ettore Alessi ed altri, ma dico che non risponde a verità dire che agli italiani all'estero non interessi nulla dell'Italia. 
Gli italiani all'estero si interessano dell'Italia.
La vicende del terremoto che ha colpito la Pianura Padana è l'esempio più recente.
Ancora oggi ci sono le scosse.
Tramite internet, molti dall'estero mi hanno contattato per sapere tutte le cose che sono accadute.
Addirittura, Michele Capaccioli, un mio coetaneo che risiede a Londra, aveva voluto sapere ogni cosa e mi ha detto di contattarlo qualora avessi avuto bisogno.
Quindi, il senso di solidarietà degli italiani all'estero verso il loro Paese d'origine c'è stato e c'è.
Forse, la nostra classe dirigente farebbe meglio a capire che prima di aiutare gli altri debba essere vicina ai nostri connazionali sparsi all'estero.
Questi ultimi sono spesso lasciati soli o che, addirittura, rischiano di perdere la cittadinanza italiana. 
Cito, ad esempio, il ben noto caso degli italiani residenti a Tacuarembò, in Uruguay, caso di cui ho parlato spesso.
All'estero c'è un'altra Italia che merita rispetto.
Cordiali saluti.



Chi non crede in Dio crede a tutto!

Cari amici ed amiche.

Leggete l'articolo scritto da Costanza Miriano ed intitolato " Chi non crede in Dio inizia a credere a tutto".
Io sono d'accordo.
Mi piace leggere la Bibbia e non solo per i suoi contenuti religiosi.
La Bibbia, infatti, ha anche contenuti storici.
Leggendo nei libri del Vecchio Testamento le storie dei re come Geroboamo, Roboamo, Acaz o Sedecia, ho imparato che anche il popolo ebraico di allora ebbe momenti bui nella fede.
Quando essi smisero di credere in Dio, tanta parte delle genti del popolo ebraico iniziò a credere in divinità pagane come Dagon, Moloch, Baal, Astarte o le divinità greche.
Questo dimostra che quando non si crede più in Dio si incomincia a credere in ciò che non è Dio.
Lo stesso accadde anche a noi cristiani, nella Rivoluzione francese, nella Germania nazista o nei Paesi comunisti, come nella secolarizzazione attuale.
Ciò che venne definito "ateismo" fu in, realtà, un rifiuto di Dio.
Rifiutare Dio significa accettare ciò che Dio non è.
Guarda caso, in questo periodo in cui c'è una forte secolarizzazione proliferano le sette esoteriche e sataniche.
Questo è il segnale che conferma quanto ho scritto prima.
Cordiali saluti.

Da "Il Giornale", l’idea per i comuni del Mantovano colpiti dal sisma

Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo de "Il Giornale" che recita:

"«C'è una richiesta forte del Pdl» sull'Imu e cioè «che si tratti di una tassa soltanto annuale, una “una tantum” per il 2012». Così il presidente della Regione Roberto Formigoni ha risposto ieri mattina ai giornalisti che gli chiedevano della tassa sulla casa all'indomani della dichiarazione di guerra della Lega che chiede agli italiani di non pagare il nuovo balzello introdotto dal governo Monti.


Ingrandisci immagine«Anche il Pdl - ha voluto spiegare Formigoni - ha

segnalato in maniera chiara che se si prosegue su una politica fondata solo sulle tasse, si porta il Paese a fondo». I sindaci leghisti che minacciano di sforare il Patto di stabilità? «Noi facciamo da anni una battaglia per la sua revisione, sia in Europa che in Italia, perch´ così com'è oggi penalizza i comuni virtuosi». Non solo. «Certamente saremo al fianco dei comuni che non ne possono più, soprattutto in questo momento di crisi, di avere risorse in cassa e di non poterle spendere per legge».In serata, ospite dell'assemblea dei Cavalieri del lavoro, Formigoni ha poi voluto commentare il programma di dismissioni del patrimonio pubblico contenuto nel decreto legge approvato dal governo. «Il nostro Paese ha la necessità assoluta di trovare la strada della crescita, senza gravare ulteriormente sul debito pubblico». Sotto questo aspetto la Lombardia ha fatto la sua parte. «Avevamo 26 immobili, dalla cui vendita abbiamo incassato 55 milioni. Il patrimonio immobiliare dello Stato è valutato in 500 miliardi di euro: una vendita ben fatta permetterà di ridurre il debito e le tasse».
Oggi, intanto, nella seduta del consiglio regionale interamente dedicata al terremoto, arriva la mozione firmata da Davide Boni (nella foto) e Claudio Bottari per istituire una «no tax area» per i Comuni in provincia di Mantova colpiti dal sisma. Secondo i due consiglieri leghisti, una zona franca in quella zona sarebbe «un ottimo strumento per le aziende della zona che avranno una maggiore liquidità da reinvestire sul territorio per far fronte alle gravissime difficoltà a cui sono andate incontro». Perch´ «l'esenzione da determinate imposte, come accise e Iva, potrà essere compensata da un forte incremento delle imposte dirette, generato dall'opportunità di realizzare, vendere e fornire una quantità rilevante di prodotti e servizi agevolati». Altra richiesta del Carroccio, che ha presentato una mozione con Boni come primo firmatario, è una moratoria al pagamento dei mutui per le persone residenti nelle stesse zone. Terza mozione del Carroccio, a firma del consigliere regionale Cesare Bossetti, con la richiesta dell'esenzione dal pagamento dell'Imu per le persone che hanno deciso di ospitare i terremotati nelle seconde case.
"

Io sono d'accordo con il consigliere Boni.
Il terremoto ha messo in ginocchio la Provincia di Mantova.
Se poi noi mettiamo l'IMU, senza esenzioni per i terremotati, il disastro è fatto.
Ci sono chiese, case e stabilimenti industriali che sono in cattivo stato a causa del terremoto.
Ora, con le chiese ed i monumenti diroccati, il turismo ha dei problemi.
Se poi graviamo le industrie già danneggiate con l'IMU, si ammazza l'economia.
Ma non ci si rende conto di tutto ciò.
La terra continua a tremare e a Roma vogliono tassare.
Non va bene.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.