Cari amici ed amiche.
A Parma, ha vinto Federico Pizzarotti, candidato sindaco del Movimento 5 Stelle.
In primo luogo, faccio notare una cosa.
La vittoria di Pizzarotti è avvenuta grazie anche ai voti degli elettori del centro destra.
In questo caso, gli elettori di questa compagine politica hanno preferito votare Pizzarotti, piuttosto che dare il voto alla sinistra.
Il caso di Parma è, quindi, un paradigma della situazione nazionale.
Per fortuna, la sinistra non è maggioranza Italia.
E' vero che ha vinto a Como, Monza, Genova, Lucca, Brindisi e in altre importanti realtà locali, ma politicamente non ha vinto.
Questo è stato ammesso anche dal governatore della Puglia Nichi Vendola.
Infatti, la sinistra non ha tolto voti al centro destra.
Semmai, i voti del centro destra si sono dispersi nelle varie liste in cui la compagine si è divisa o nell'astensionismo oppure, nel caso di Parma, è finito al Movimento 5 Stelle.
Questo deve fare riflettere, come deve fare riflettere questo avanzamento dei movimenti come il Movimento 5 Stelle.
La politica rischia di perdere il controllo.
Cordiali saluti.
The Liberty Bell of Italy, una voce per chi difende la libertà...dalla politica alla cultura...come i nostri amici americani, i quali ebbero occasione di udire la celebre campana di Philadelphia nel 1776, quando fu letta la celeberrima Dichiarazione di Indipendenza. Questa è una voce per chi crede nei migliori valori della nostra cultura.
Il mio libro
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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino
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martedì 22 maggio 2012
Le operazioni dello Spirito Santo. Dal trattato «Su lo Spirito Santo» di san Basilio Magno, vescovo
Cari amici ed amiche.
L'amico Giovanni Covino (SEFT) mi ha fatto avere questa nota, un brano del "Trattato sullo Spirito Santo" di San Basilio Vescovo:
"Chi è quell'uomo che, udendo gli appellativi dello Spirito Santo, non si solleva con l'animo e non innalza il pensiero alla suprema natura di Dio? Infatti è stato chiamato Spirito di Dio e Spirito di verità, che procede dal Padre: Spirito forte, Spirito retto, Spirito creatore. Spirito Santo è l'appellativo che gli conviene di più e che gli è proprio.
Tutto ciò che ha un carattere sacro è da lui che lo deriva. Di lui hanno bisogno gli esseri che hanno vita e, come irrorati dalla sua rugiada, ricevono vigore e sostegno nel loro esistere ed agire in ordine al fine naturale per il quale sono fatti.
Egli è sorgente di santificazione e luce intelligibile. Offre ad ogni creatura ragionevole se stesso e con se stesso luce e aiuto per la ricerca della verità.
Inaccessibile per natura, può essere percepito per sua bontà. Tutto riempie con la propria forza, ma si rende manifesto solo a quelli che ne sono degni. Ad essi tuttavia egli non si dà in ugual misura, ma si concede in rapporto all'intensità della fede.
Semplice nell'essenza, e molteplice nei poteri, è presente ai singoli nella sua totalità ed è contemporaneamente e tutto dovunque. Egli viene partecipato senza tuttavia subire alcuna alterazione. Di lui tutti sono partecipi, ma egli resta integro, allo stesso modo dei raggi del sole, i cui benefici vengono sentiti da ciascuno come se risplendessero solo per lui e tuttavia illuminano la terra e il mare e si confondono con l'aria. Così anche lo Spirito Santo, pur essendo presente a ciascuno di quanti ne sono capaci come se fosse presente a lui solo, infonde in tutti una grazia sufficiente ed intera. Di lui gode tutto ciò che di lui partecipa, per quanto è permesso alla natura, ma non per quanto egli può.
Per lui i cuori si elevano in alto, i deboli vengono condotti per mano, i forti giungono alla perfezione. Egli risplende su coloro che si sono purificati da ogni bruttura e li rende spirituali per mezzo della comunione che hanno con lui.
E come i corpi molto trasparenti e nitidi al contatto di un raggio diventano anch'essi molto luminosi ed emanano da sé nuovo bagliore, così le anime che hanno in sé lo Spirito e che sono illuminate dallo Spirito diventano anch'esse sante e riflettono la grazia sugli altri.
Dallo Spirito l'anticipata conoscenza delle cose future, l'approfondimento dei misteri, la percezione delle cose occulte, le distribuzioni dei doni, la familiarità delle cose del cielo, il tripudio con gli angeli. Da lui la gioia eterna, da lui l'unione costante e la somiglianza con Dio, e, cosa più sublime d'ogni altra, da lui la possibilità di divenire Dio.".
Ci avviciniamo alla Pentecoste e credo che valga la pena commentare questo testo.
Lo Spirito Santo è l'amore del Padre e del Figlio che anima tutta la Chiesa.
Non è come l'amore umano.
L'amore umano, infatti, si divide tra eros ed agape.
L'eros è l'amore carnale, l'amore non gratuito in cui una persona ama se è amata.
L'agape è l'amore spirituale, l'amore fraterno e disinteressato in cui si trasforma l'eros nella misura in cui due persone si amano realmente.
La caritas riunisce entrambi gli amori umani. E' un amore gratuito in cui si dà ogni cosa per il prossimo.
Lo Spirito Santo è l'amore perfetto di Dio, la perfetta koinonia tra il Padre ed il Figlio.
Lo Spirito Santo fu mandato agli apostoli perché diventassero come Gesù, portatori del messaggio di salvezza.
Grazie allo Spirito Santo, l'uomo può abbandonare il male in tutte le sue forme.
Il brano del Vangelo secondo Marco che recita "[17] E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove..." ha questo significato.
Lo Spirito Santo sarà anche il nostro avvocato, quando saremo giudicati.
Per questo, lo Spirito Santo è importante.
Questo è lo Spirito Santo.
lunedì 21 maggio 2012
Formattiamo il PdL!
Cari amici ed amiche.
Il 26 maggio, a Pavia, il Popolo della Libertà terrà un convegno in cui si tratteranno vari temi.
Il programma dell'evento è il seguente:
Il 26 maggio, a Pavia, il Popolo della Libertà terrà un convegno in cui si tratteranno vari temi.
Il programma dell'evento è il seguente:
- Ore 13:00: Il futuro tra Europa, riforme e spesa pubblica. Intervengono Alessandro Biafora, Andrea Cecchetto, Lara Comi, Nicola Formichella, Giuseppe Moles, Giuseppe Pedà, Alberto Villa e Giacomo Zucco. Modera Giorgio Silli.
- Ora 15:00 : Speciale Movimentando " Rete vs PdL la sfida". Intervengono Anna Grazia Calabria , Massimo Corsaro, Guido Crosetto, Maria Stella Gelmini e Mario Valducci.
- Ore 17:00: Ripartiamo dal territorio. Collegamenti Skype e Google con città italiane e giovani sindaci under 30. Modera Alessandro Cattaneo.
- Ore 17:30, Formattiamo il PdL. Intervengono Alberto Ancarani, Everest Bertoli, Marco Bestetti, Emanuele Bottini, Simone Bressan, Federica De Benedetto, Alessia De Paulis, Nello Donnarumma, Mariachiara Fornasari, Niccolò Mardegan, Maria Rosi, Pietro Tatafiore, Pietro Tatarella e Lorenzo Tomassini. Modera Andrea di Sorte.
Io penso che convegni simili, che abbiano al centro i giovani, le questioni del territorio ed il concetto di riforma vadano fatti più spesso.
Il Popolo della Libertà deve attirare i giovani, anche usando di più la rete.
Ringrazio l'onorevole Lara Comi che mi ha inoltrato la locandina.
Cordiali saluti.
Il PdL? Torni a fare veramente politica!
Cari amici ed amiche.
L'onorevole Lara Comi, su Facebook, mi ha inoltrato questa locandina.
Alla luce di quanto è successo alle elezioni amministrative e ai ballottaggi, è ora di riflettere
Il Popolo della Libertà ha subito una sconfitta pesante.
Certo, l'astensionismo l'ha penalizzato.
Del resto, l'astensionismo penalizza più il centro destra che il centro sinistra.
Però, non possiamo nascondere gli errori.
Il Popolo della Libertà deve usare questa sconfitta per imparare dai suoi errori.
Gli errori ci sono stati?
Certamente, gli errori ci sono stati.
Il primo è stato l'appoggio al governo Monti, appoggio che ha comportato un'abdicazione della politica a pannaggio della tecnocrazia e la rottura con la Lega Nord.
Anche il Partito Democratico appoggia Monti ma gli elettori di sinistra votano sempre, essendo più militarizzati.
L'elettore di centro destra è ideologicamente più libero e quando vede che il suo partito non va non vota.
Il secondo è stato essersi affidati nei livelli locali a personalità che hanno pensato più agli interessi delle correnti a cui appartengono che non agli interessi del partito, della coalizione e della cittadinanza.
Questi errori sono stati pagati pesantemente.
La sinistra non è maggioranza nel Paese.
Tuttavia, rischia di vincere le elezioni, nonostante essa non sia maggioranza nel Paese, per questi errori che, a mio giudizio, sono stupidi.
Prima di tutto, il Popolo della Libertà deve incominciare a mettere dei paletti a Monti e a minacciare di farlo cadere, qualora non si comportasse bene.
In secondo luogo, il partito deve tornare a parlare con la gente, riprendendo quello che il presidente Berlusconi iniziò nel 1994.
Deve valorizzare i giovani e portare avanti progetti nuovi che abbiano come fulcro i valori tradizionali, come la difesa della famiglia e quella della vita, la cultura del lavoro (autonomo e dipendente), inteso come fonte di ricchezza e di realizzazione della persona, e l'amicizia verso gli U.S.A ed Israele.
Deve tornare a parlare di federalismo, di riduzione della burocrazia e di riforme delle istituzioni.
Non dovrebbe avere paura nemmeno di parlare di presidenzialismo all'americana.
Se non fa ciò, il partito rischia di avere problemi.
Cordiali saluti.
L'onorevole Lara Comi, su Facebook, mi ha inoltrato questa locandina.
Alla luce di quanto è successo alle elezioni amministrative e ai ballottaggi, è ora di riflettere
Il Popolo della Libertà ha subito una sconfitta pesante.
Certo, l'astensionismo l'ha penalizzato.
Del resto, l'astensionismo penalizza più il centro destra che il centro sinistra.
Però, non possiamo nascondere gli errori.
Il Popolo della Libertà deve usare questa sconfitta per imparare dai suoi errori.
Gli errori ci sono stati?
Certamente, gli errori ci sono stati.
Il primo è stato l'appoggio al governo Monti, appoggio che ha comportato un'abdicazione della politica a pannaggio della tecnocrazia e la rottura con la Lega Nord.
Anche il Partito Democratico appoggia Monti ma gli elettori di sinistra votano sempre, essendo più militarizzati.
L'elettore di centro destra è ideologicamente più libero e quando vede che il suo partito non va non vota.
Il secondo è stato essersi affidati nei livelli locali a personalità che hanno pensato più agli interessi delle correnti a cui appartengono che non agli interessi del partito, della coalizione e della cittadinanza.
Questi errori sono stati pagati pesantemente.
La sinistra non è maggioranza nel Paese.
Tuttavia, rischia di vincere le elezioni, nonostante essa non sia maggioranza nel Paese, per questi errori che, a mio giudizio, sono stupidi.
Prima di tutto, il Popolo della Libertà deve incominciare a mettere dei paletti a Monti e a minacciare di farlo cadere, qualora non si comportasse bene.
In secondo luogo, il partito deve tornare a parlare con la gente, riprendendo quello che il presidente Berlusconi iniziò nel 1994.
Deve valorizzare i giovani e portare avanti progetti nuovi che abbiano come fulcro i valori tradizionali, come la difesa della famiglia e quella della vita, la cultura del lavoro (autonomo e dipendente), inteso come fonte di ricchezza e di realizzazione della persona, e l'amicizia verso gli U.S.A ed Israele.
Deve tornare a parlare di federalismo, di riduzione della burocrazia e di riforme delle istituzioni.
Non dovrebbe avere paura nemmeno di parlare di presidenzialismo all'americana.
Se non fa ciò, il partito rischia di avere problemi.
Cordiali saluti.
Roncoferraro, chiesa chiusa!
Cari amici ed amiche.
Purtroppo, il terremoto ha colpito anche a Roncoferraro.
La chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista è chiusa.
C'è stata un'ordinanza del sindaco. Si teme, infatti, che ci siano dei danni.
I rosari si terranno presso l'adiacente Oratorio, mentre chi vuole pregare potrà andare in sagrestia.
Per maggiori informazioni ci si deve rivolgere al parroco don Alberto Bertozzi.
Il terremoto ha fatto danni anche qui.
L'anno scorso, la chiesa ha avuto dei problemi. Era crollato il tetto di un locale attiguo.
Adesso sono davvero preoccupato.
Se qui a Roncoferraro è successo ciò, chissà cosa può essere accaduto a Governolo frazione del Comune di Roncoferraro?
Qui, infatti, il campanile della chiesa dei Santi Erasmo ed Agostino aveva già avuto dei problemi di staticità.
Come sarà la situazione ora?
A Roncoferraro, potrebbe esserci anche il problema di Corte Grande.
Qui si terrà anche la "Festa del Pesce".
A questo punto, non sarebbe meglio procrastinarla?
Spero che si faccia qualcosa per evitare che ci siano problemi.
Cordiali saluti.
Purtroppo, il terremoto ha colpito anche a Roncoferraro.
La chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista è chiusa.
C'è stata un'ordinanza del sindaco. Si teme, infatti, che ci siano dei danni.
I rosari si terranno presso l'adiacente Oratorio, mentre chi vuole pregare potrà andare in sagrestia.
Per maggiori informazioni ci si deve rivolgere al parroco don Alberto Bertozzi.
Il terremoto ha fatto danni anche qui.
L'anno scorso, la chiesa ha avuto dei problemi. Era crollato il tetto di un locale attiguo.
Adesso sono davvero preoccupato.
Se qui a Roncoferraro è successo ciò, chissà cosa può essere accaduto a Governolo frazione del Comune di Roncoferraro?
Qui, infatti, il campanile della chiesa dei Santi Erasmo ed Agostino aveva già avuto dei problemi di staticità.
Come sarà la situazione ora?
A Roncoferraro, potrebbe esserci anche il problema di Corte Grande.
Qui si terrà anche la "Festa del Pesce".
A questo punto, non sarebbe meglio procrastinarla?
Spero che si faccia qualcosa per evitare che ci siano problemi.
Cordiali saluti.
Mario Sechi, "La tecnocrazia non è democrazia", in 'Il Tempo' del 10/05/12, pagg. 1 e 7
Cari amici ed amiche.
Leggete questo brano di Mario Sechi:
«Il tema di cui discutiamo è la sovranità. Ma le elezioni presidenziali in Francia e quelle in Grecia segnalano un’inversione di tendenza: siamo tornati alle nazioni. Come reazione alla politica europea che non è condivisa dai popoli. A Parigi si è votato pour la France e contre l’Allemagne, ad Atene hanno vinto i partiti «no Euro», «no Bruxelles», «no Bce», tutto ciò che era ed è l’Europa di cui stiamo parlando qui, nel Parlamento. Ho ascoltato con grande attenzione le parole di Cohn Bendit, e devo dire che condivido il fondo della sua analisi: c’è una perdita di democrazia, rispetto ai dogmatismi contabili e agli accordi dei governi, i Parlamenti contano sempre meno. Ecco perché le elezioni nazionali hanno avuto come argomenti principali l’Europa e i suoi mali. Ma in quale scenario si sta svolgendo questo dibattito? Cari amici, sull’agenda ci sono almeno quattro parole chiave: 1. Lavoro: secondo gli ultimi dati del fondo monetario internazionale nel mondo industrializzato ci sono duecento milioni di uomini e donne in cerca di occupazione. Duecento milioni! Questa è una minaccia, un problema sociale che può sfociare in una guerra sociale. 2. Crescita: l’ho sentita evocare spesso nel Parlamento italiano e anche in questa sala più volte. È l’ultimo mantra di una politica che però non riesce a crearla. Sembra di vedere un veliero fantasma galleggiare in un mare morto. E mentre i governi cercano la crescita, la recessione sta distruggendo imprese, posti di lavoro, ma soprattutto speranza. Il fiscal compact che alcuni Parlamenti hanno approvato senza neppure leggerlo e altri non hanno nemmeno discusso ma dato per buono, è contro qualsiasi ipotesi di crescita, anzi è un ammazza-crescita. Verrebbe quasi da sospettare, ma lo facciamo solo per amore dell’analisi di scenario, che la Germania lo difenda così tanto perché in fondo consente ai tedeschi, attraverso il gioco degli spread, di finanziare il proprio sviluppo emettendo debito a bassissimo tasso d’interesse. E scaricando il costo del debito sui Paesi più deboli e che resteranno tali finché non si sarà allentata la morsa fiscale e data loro una possibilità di sviluppo che non vuol dire uscire dal rigore, come si pensa a Berlino, ma aprire le porte a una nuova èra di investimenti. 3. Banche: anche ieri la prima pagina del Financial Times dava il titolo principale al salvataggio con soldi pubblici di Bankia, il terzo gruppo spagnolo per asset posseduti. Che sorpresa, ancora una volta i soldi dei contribuenti vengono utilizzati per salvare chi continua a fare finanza per la finanza, senza mai servire l’economia reale. Proprio ieri mentre viaggiavo verso Bruxelles stavo rileggendo i saggi politici di Orwell, ecco mi sembra di essere piombato in un romanzo orwelliano in cui il paradigma del «too big to fail» (troppo grande per fallire) non può essere applicato ai giganti della finanza, ma gli Stati e i loro popoli invece possono fallire. Per cui siamo al paradosso che le banche che hanno speculato sulla Grecia vanno salvate mentre lo Stato greco può fallire e il suo popolo essere affamato. È questa l’Unione europea che sognavate? È questa l’Europa che volevano costruire Spinelli, Schuman e i padri fondatori? Secondo un rapporto dell’Unicef in Grecia 450 mila bambini sono sulla soglia della fame. È una vergogna e non smetterò mai di scriverlo e dirlo in pubblico. Certamente questa non può essere la mia Europa. Risolvere il problema della Grecia qualche anno fa sarebbe costato solo 50 miliardi, ma si è preferito attendere perché la finanza non voleva perdere un euro e il risultato è tutto nella drammaticità di queste ore. La Grecia non ha ancora un governo, in Parlamento sono arrivati i partiti estremisti, Atene rischia di tornare a votare senza risolvere i suoi problemi, il default è un rischio concreto, il ritorno alla dracma per un popolo esasperato è diventato una speranza, e l’Eurozona rischia il break up, la rottura. Che cosa succede se si realizza lo scenario previsto da uno studio dell’università di Cardiff per cui arriviamo al doppio euro? Chi lo gestisce? Cosa succede? Quali saranno le conseguenze? Lo sanno tutti che i contratti delle grandi corporation ormai prevedono clausole di salvaguardia nel caso in Europa dovesse rompersi l’Eurozona. Gli studi legali internazionali già prendono contromisure, le mettono nero su bianco, preparano la diga in caso del diluvio. E i governi europei che fanno? E il Parlamento che fa contro la cattiva finanza? Non c’è neppure un ombrello in caso di pioggia. Ripeto, banche e cattiva finanza questo è il problema, l’origine della crisi che parte nel 2008 con i mutui subprime in America e si propaga come un virus in tutto il mondo. È ora che anche le banche prendano atto che possono fallire, non si salva la finanza che lavora solo per la finanza. Deve essere chiaro una volta per tutte, bisogna finirla con questa mistificazione e manipolazione del linguaggio e mi appello a tutti i giornalisti affinché raccontino quel che sta accadendo: l’Europa è in pericolo, grave pericolo. 4. Democrazia versus Tecnocrazia: è questo il nocciolo del problema occidentale, ma in particolare europeo. La discussione sul funzionamento istituzionale dell’Unione a cui ho assistito dimostra che bisogna ripensare il rapporto tra organi rappresentativi, eletti e soprattutto elettori. Il mio Paese, l’Italia, è una metafora di questo problema. La tecnocratica way of life italiana è interessante nei suoi esiti perché avete qui davanti un signore che ha sostenuto il governo Monti, pensa che non vi sia alternativa, ha salutato con favore l’uscita del governo Berlusconi, ma alcuni mesi dopo deve prendere atto della realtà. La ricetta dettata dalla Bce e da Bruxelles ha dei limiti enormi: quando un Paese in recessione viene sottoposto a una cura fiscale eccessiva – siamo ben oltre il 45% di prelievo – non occorre essere laureato in economia a Princeton per capire che il risultato è quello di produrre ancora più recessione, distruzione di posti di lavoro e turbolenza sociale. E anche in Italia le ultime elezioni hanno confermato la tendenza europea al «no euro», «no Bce» «no Bruxelles». È un fiume carsico pericoloso, perché ripeto, sono tornate le nazioni e invece c’è bisogno di un’Europa che funzioni. Non è possibile vedere uno scenario in cui la France ècontre l’Allemagne, Atene brucia e Berlino irride, l’Italia si dibatte in una ricetta suicida e intanto nel mondo circolano trecento trilioni di dollari di titoli derivati, vera spazzatura, senza alcuna copertura fondamentale, una bomba atomica sulla quale siamo seduti, dieci volte la ricchezza mondiale, e nessuno fa niente. Cari amici del Parlamento europeo, dov’è la soluzione per la cattiva finanza? Non la vedo. Ma abbiamo accettato che le banche non possono fallire e gli Stati sì. Io non so se l’Italia riuscirà a salvarsi o meno da questa crisi profonda e drammatica. Ma di una cosa sono certo: senza l’Italia non ci sarà mai l’Europa.».
Leggete questo brano di Mario Sechi:
«Il tema di cui discutiamo è la sovranità. Ma le elezioni presidenziali in Francia e quelle in Grecia segnalano un’inversione di tendenza: siamo tornati alle nazioni. Come reazione alla politica europea che non è condivisa dai popoli. A Parigi si è votato pour la France e contre l’Allemagne, ad Atene hanno vinto i partiti «no Euro», «no Bruxelles», «no Bce», tutto ciò che era ed è l’Europa di cui stiamo parlando qui, nel Parlamento. Ho ascoltato con grande attenzione le parole di Cohn Bendit, e devo dire che condivido il fondo della sua analisi: c’è una perdita di democrazia, rispetto ai dogmatismi contabili e agli accordi dei governi, i Parlamenti contano sempre meno. Ecco perché le elezioni nazionali hanno avuto come argomenti principali l’Europa e i suoi mali. Ma in quale scenario si sta svolgendo questo dibattito? Cari amici, sull’agenda ci sono almeno quattro parole chiave: 1. Lavoro: secondo gli ultimi dati del fondo monetario internazionale nel mondo industrializzato ci sono duecento milioni di uomini e donne in cerca di occupazione. Duecento milioni! Questa è una minaccia, un problema sociale che può sfociare in una guerra sociale. 2. Crescita: l’ho sentita evocare spesso nel Parlamento italiano e anche in questa sala più volte. È l’ultimo mantra di una politica che però non riesce a crearla. Sembra di vedere un veliero fantasma galleggiare in un mare morto. E mentre i governi cercano la crescita, la recessione sta distruggendo imprese, posti di lavoro, ma soprattutto speranza. Il fiscal compact che alcuni Parlamenti hanno approvato senza neppure leggerlo e altri non hanno nemmeno discusso ma dato per buono, è contro qualsiasi ipotesi di crescita, anzi è un ammazza-crescita. Verrebbe quasi da sospettare, ma lo facciamo solo per amore dell’analisi di scenario, che la Germania lo difenda così tanto perché in fondo consente ai tedeschi, attraverso il gioco degli spread, di finanziare il proprio sviluppo emettendo debito a bassissimo tasso d’interesse. E scaricando il costo del debito sui Paesi più deboli e che resteranno tali finché non si sarà allentata la morsa fiscale e data loro una possibilità di sviluppo che non vuol dire uscire dal rigore, come si pensa a Berlino, ma aprire le porte a una nuova èra di investimenti. 3. Banche: anche ieri la prima pagina del Financial Times dava il titolo principale al salvataggio con soldi pubblici di Bankia, il terzo gruppo spagnolo per asset posseduti. Che sorpresa, ancora una volta i soldi dei contribuenti vengono utilizzati per salvare chi continua a fare finanza per la finanza, senza mai servire l’economia reale. Proprio ieri mentre viaggiavo verso Bruxelles stavo rileggendo i saggi politici di Orwell, ecco mi sembra di essere piombato in un romanzo orwelliano in cui il paradigma del «too big to fail» (troppo grande per fallire) non può essere applicato ai giganti della finanza, ma gli Stati e i loro popoli invece possono fallire. Per cui siamo al paradosso che le banche che hanno speculato sulla Grecia vanno salvate mentre lo Stato greco può fallire e il suo popolo essere affamato. È questa l’Unione europea che sognavate? È questa l’Europa che volevano costruire Spinelli, Schuman e i padri fondatori? Secondo un rapporto dell’Unicef in Grecia 450 mila bambini sono sulla soglia della fame. È una vergogna e non smetterò mai di scriverlo e dirlo in pubblico. Certamente questa non può essere la mia Europa. Risolvere il problema della Grecia qualche anno fa sarebbe costato solo 50 miliardi, ma si è preferito attendere perché la finanza non voleva perdere un euro e il risultato è tutto nella drammaticità di queste ore. La Grecia non ha ancora un governo, in Parlamento sono arrivati i partiti estremisti, Atene rischia di tornare a votare senza risolvere i suoi problemi, il default è un rischio concreto, il ritorno alla dracma per un popolo esasperato è diventato una speranza, e l’Eurozona rischia il break up, la rottura. Che cosa succede se si realizza lo scenario previsto da uno studio dell’università di Cardiff per cui arriviamo al doppio euro? Chi lo gestisce? Cosa succede? Quali saranno le conseguenze? Lo sanno tutti che i contratti delle grandi corporation ormai prevedono clausole di salvaguardia nel caso in Europa dovesse rompersi l’Eurozona. Gli studi legali internazionali già prendono contromisure, le mettono nero su bianco, preparano la diga in caso del diluvio. E i governi europei che fanno? E il Parlamento che fa contro la cattiva finanza? Non c’è neppure un ombrello in caso di pioggia. Ripeto, banche e cattiva finanza questo è il problema, l’origine della crisi che parte nel 2008 con i mutui subprime in America e si propaga come un virus in tutto il mondo. È ora che anche le banche prendano atto che possono fallire, non si salva la finanza che lavora solo per la finanza. Deve essere chiaro una volta per tutte, bisogna finirla con questa mistificazione e manipolazione del linguaggio e mi appello a tutti i giornalisti affinché raccontino quel che sta accadendo: l’Europa è in pericolo, grave pericolo. 4. Democrazia versus Tecnocrazia: è questo il nocciolo del problema occidentale, ma in particolare europeo. La discussione sul funzionamento istituzionale dell’Unione a cui ho assistito dimostra che bisogna ripensare il rapporto tra organi rappresentativi, eletti e soprattutto elettori. Il mio Paese, l’Italia, è una metafora di questo problema. La tecnocratica way of life italiana è interessante nei suoi esiti perché avete qui davanti un signore che ha sostenuto il governo Monti, pensa che non vi sia alternativa, ha salutato con favore l’uscita del governo Berlusconi, ma alcuni mesi dopo deve prendere atto della realtà. La ricetta dettata dalla Bce e da Bruxelles ha dei limiti enormi: quando un Paese in recessione viene sottoposto a una cura fiscale eccessiva – siamo ben oltre il 45% di prelievo – non occorre essere laureato in economia a Princeton per capire che il risultato è quello di produrre ancora più recessione, distruzione di posti di lavoro e turbolenza sociale. E anche in Italia le ultime elezioni hanno confermato la tendenza europea al «no euro», «no Bce» «no Bruxelles». È un fiume carsico pericoloso, perché ripeto, sono tornate le nazioni e invece c’è bisogno di un’Europa che funzioni. Non è possibile vedere uno scenario in cui la France ècontre l’Allemagne, Atene brucia e Berlino irride, l’Italia si dibatte in una ricetta suicida e intanto nel mondo circolano trecento trilioni di dollari di titoli derivati, vera spazzatura, senza alcuna copertura fondamentale, una bomba atomica sulla quale siamo seduti, dieci volte la ricchezza mondiale, e nessuno fa niente. Cari amici del Parlamento europeo, dov’è la soluzione per la cattiva finanza? Non la vedo. Ma abbiamo accettato che le banche non possono fallire e gli Stati sì. Io non so se l’Italia riuscirà a salvarsi o meno da questa crisi profonda e drammatica. Ma di una cosa sono certo: senza l’Italia non ci sarà mai l’Europa.».
Voglio ringraziare Filippo Giorgianni che ha messo questo articolo su Facebook.
Voglio ringraziare lui, che è un bravissimo ragazzo (chi ce l'ha per amico è fortunato), e tutti gli altri che su Facebook mi hanno scritto, mostrandomi la loro vicinanza.
Voglio rassicurarli, dicendo loro che sto bene e che, almeno per quanto riguarda Roncoferraro, non sono stati registrati danni, almeno per il momento.
Certo, la Protezione Civile è venuta anche qui.
Tuttavia,. la Provincia di Mantova è stata colpita duramente.
Oltre i danni registrati dai Comuni di Moglia, Sermide, Felonica Po, San Giovanni del Dosso Poggio Rusco e Quistello (di cui ho parlato nell'articolo intitolato "Terremoto, è ora della solidarietà"), purtroppo, devo segnalarvi anche quelli subiti da quello di Ostiglia.
Il Santuario della Beata Vergine della Comuna ha subito danni.
Infatti, è crollata la guglia del campanile.
Ostiglia è relativamente vicina a Roncoferraro.
Le brutte notizie non finiscono mai.
Ora, parliamo dell'argomento in questione.
Che la tecnocrazia non sia democrazia è cosa nota.
Come ho già detto (e scritto), l'Euro è una moneta apolide, una moneta senza un'istituzione politica, né nazionale, né europea.
Essa è gestita dalle banche come moneta sovranazionale.
Ora, chi ha il controllo della moneta, ha la sovranità effettiva sugli Stati che hanno adottato la stessa.
Quindi, le banche possono fare pressione sulla politica dei singoli Stati, anche in funzione del fatto che manchi un'istituzione politica a livello europeo.
Quindi, i governi dei Paesi dell'area dell'Euro devono attenersi a ciò che dicono le banche, banche che, a loro volto, si alleano con i Paesi che esse considerano più forti, nel nostro caso, la Germania.
La tecnocrazia è una politica senz'anima.
Basti pensare al recente provvedimento fatto dal governo Monti che prevede che lo Stato non risarcisca più le vittime delle calamità (compresi i terremotati dell'Emilia) o l'IMU, che sta sfiancando imprese e famiglie.
Questa è una situazione potenzialmente pericolosa perché rischia di favorire situazioni che possono essere incontrollabili, tra le quali anche l'eversione.
Cordiali saluti.
Ciao, Melissa!
Cari amici ed amiche.
Oggi ci sarà l'estremo saluto a Melissa Bassi, la ragazza uccisa in quel vile attentato alla scuola "Morvillo Falcone" di Brindisi.
Esprimo il mio più sentito cordoglio ai suoi cari.
Quell'atto vile e sacrilego non ancora una spiegazione.
Ciò rende ancora più angosciosa la vicenda.
In tale senso, vi invito a leggere l'articolo che ho scritto su "Italia chiama Italia" e che è intitolato "Attentato alla scuola di Brindisi, tutte le piste sono valide! - di Antonio Gabriele Fucilone".
Comunque, noi oggi ci dobbiamo sentire tutti brindisini.
Cordiali saluti.
Oggi ci sarà l'estremo saluto a Melissa Bassi, la ragazza uccisa in quel vile attentato alla scuola "Morvillo Falcone" di Brindisi.
Esprimo il mio più sentito cordoglio ai suoi cari.
Quell'atto vile e sacrilego non ancora una spiegazione.
Ciò rende ancora più angosciosa la vicenda.
In tale senso, vi invito a leggere l'articolo che ho scritto su "Italia chiama Italia" e che è intitolato "Attentato alla scuola di Brindisi, tutte le piste sono valide! - di Antonio Gabriele Fucilone".
Comunque, noi oggi ci dobbiamo sentire tutti brindisini.
Cordiali saluti.
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