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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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mercoledì 16 maggio 2012

Nucleare, il Giappone torna sui suoi passi!

Cari amici ed amiche.

Gli anti-nuclearisti hanno festeggiato, quando si è diffusa la notizia dell'abbandono dell'energia nucleare da parte del Giappone.
Ora, pare che qualcuno nel Paese del Sol Levante abbia fatto marcia indietro.
Leggete l'articolo della Reuters che è intitolato "Japan assembly agrees to restart reactors, hurdles remain".
Infatti, un'assemblea municipale di un centro abitato ad ovest di Osaka ha deciso di fare riaccendere i reattori.
Questa è una buona notizia.
Infatti, sul nucleare è stato fatto del terrorismo psicologico.
Casi come quello di Chernobyl o Fukushima avvengono perché ci sono situazioni particolari.
Normalmente, una centrale nucleare non fa danni.
Anzi, basti pensare che ci sono situazioni ben più pericolose.
Qui nella Provincia di Mantova c'è la ex-Montedison.
Lo sapete che su questa azienda (che oggi è del gruppo Enichem) c'è un processo, per via dei numerosi casi di cancro?
Ci si spaventa di una centrale atomica e non ci si spaventa di situazioni simili.
Inoltre, bisogna essere un po' pragmatici.
Il Giappone ha deciso di spegnere le centrali atomiche ma poi dovrà trovare un rimedio per sostituire l'energia che prima era prodotto con l'atomo e che, con lo spegnimento delle centrali nucleari, verrà inevitabilmente a mancare.
Senza energia elettrica non si produce.
Quindi, piantiamola con certa retorica.
Cordiali saluti.


Unione Europea, perché potrebbe fallire?

Cari amici ed amiche.

Molti vedono come una possibilità non molto remota il fallimento dell'Unione Europea.
Proviamo ad analizzare meglio la situazione.
In realtà non esiste un'Europa ma esistono tante Europe diverse per origini della lingua e la religione. .
Infatti, c'è un'Europa latina, ce n'è una germanica ed una slava.
C'è un' Europa cattolica, ce n'è una ortodossa ed una protestante.
Oggi, fondamentalmente, l'Europa può essere divisa in queste tre aree:

  1. Europa anglo-scandinava.
  2. Europa renana.
  3. Europa mediterranea.
L'Europa anglo-scandinava è costituita dalle Isole Britanniche a dai tre Paesi scandinavi (Danimarca, Svezia e Finlandia).
La maggior parte dei Paesi che costituiscono quest'area sono fuori dall'Euro.
Poi, c'è l'Europa renana, che gira intorno all'asse franco-tedesco.
Infine, c'è l'Europa mediterranea, di cui sono parte integrante l'Italia e la Grecia.
Ora, questa Unione Europea non è stata fatta con delle istituzioni politiche che regolino i rapporti tra Stati ma ha il suo unico punto di riferimento nell'Euro, una moneta apolide che è gestita solo da delle banche private.
In questa condizione, le tre aree europee sono in competizione tra loro.
Ora, il controllo della moneta è Francoforte,  in Germania.
Quindi, l'Europa renana ha, di fatto, le chiavi dell'Unione Europea stessa e punta a controllare anche le altre due aree.
L'Europa anglo-scandinava riesce a resistere a questo tentativo di controllo.
Infatti, un Paese come il Regno Unito ha contatti diretti con gli Stati Uniti d'America e ha alle spalle il Commonwealth, una rete di Paesi che facevano parte del suo impero coloniale e con cui ha rapporti.
Quindi, l'Europa anglo-scandinava riesce a reggere di fronte agli attacchi provenienti dall'area franco-tedesca, anche perché solo l'Irlanda e la Finlandia hanno adottato l'Euro.
Invece, l'area mediterranea è completamente in balia di quella renana.
Nessun Paese dell'area mediterranea ha un Commonwealth che garantisca una via alternativa per i suoi mercati.
Inoltre, l'Euro ha annullato completamente tutta la concorrenza che essi facevano alla Germania, non potendo più svalutare la moneta.
La Germania ha potuto fare il bello ed il cattivo tempo, spesso puntando a fare il proprio interesse a scapito degli altri.
L'ha fatto con l'Italia, imponendole le "Quote latte" e l'ha fatto con la Grecia, non dandole gli aiuti che avrebbero potuto sanare il debito, che se confrontato con il debito complessivo era ben poca cosa.
Per questi motivi l'Unione Europea potrebbe fallire.
Infatti, questa moneta apolide si sta dimostrando un vero e proprio espediente usato dalla Germania e dalle banche per controllare la politica degli altri Paesi.
Essa rischia di portare al fallimento i Paesi come la Grecia e l'Italia.
Se dovessero fallire Grecia ed Italia, le conseguenze potrebbero essere incontrollabili.
Il gioco che sta facendo la Germania è pericoloso.
Cordiali saluti. 



Cagliostro? Potrebbe essere stato sepolto a Palermo!

Cari amici ed amiche.

In un precedente articolo, avevo parlato di Cagliostro  ed avevo lanciato alcune ipotesi che circolano sulla sua morte, che ufficialmente avvenne il 28 agosto del 1795.
Ora, però, sulla data di morte di questo controverso personaggio ci sono molti dubbi, come ce ne sono sul luogo.
Infatti, egli potrebbe non essere morto a San Leo (attualmente in Provincia di Rimini) ma potrebbe essere fuggito.
Ci sono ipotesi che dicono che lui sia scappato dalla rocca leontina.
Secondo alcuni, pare che egli abbia chiesto di confessarsi e che durante le confessione egli abbia avuto una collutazione con il confessore, che presumibilmente era un frate francescano.
Sempre secondo questa versione, pare che Cagliostro abbia ucciso questo frate e che poi sia fuggito, indossandone il saio.
Questa può essere un'ipotesi.
Bisogna tenere conto anche del contesto.
In piena tempesta rivoluzionaria,  c'era il caos più totale.
Inoltre, in Romagna era fortemente diffuso l'anticlericalismo.
Quindi, una volta fuggito, Cagliostro potrebbe avere trovato riparo in zona
D'altra parte, le autorità potrebbero avere temuto che la notizia della fuga di Cagliostro si fosse diffusa.
Quindi, una volta accortesi del fatto, potrebbero avere seppellito quel povero frate al posto del prigioniero.
A questo punto c'è da chiedersi quale sia stata la fine di Cagliostro.
Come ho già detto, in Romagna era diffuso l'anticlericalismo.
Quindi, per vie traverse, egli potrebbe essere fuggito lontano.
C'è un'ipotesi che dice che egli sia tornato a Palermo e lì potrebbe essere morto, forse per cause naturali.
Questa ipotesi dice anche che egli sia stato sepolto in punto particolare, la Cripta dei Cappucini, il luogo in cui si trovano le famose mummie.
Quindi, una delle mummie che noi vediamo in cripta potrebbe essere quella di Cagliostro.
Io penso che sia arrivato il momento di fare delle ricerche.
Magari, Cagliostro potrebbe essere tornato alla fede cattolica e potrebbe essere stato sepolto lì, con un altro nome.
Magari, viste le sue conoscenze scientifiche, potrebbe avere aiutato gli addetti ai lavori nella preparazione delle mummie.
Credo che si debbano fare delle ricerche più approfondite.
Cordiali saluti.

LA DOTTRINA SOCIALE CI SPIEGA COME DOVREBBE GOVERNARSI UNO STATO

Cari amici ed amiche.

Leggete questa bella nota di Stefania Ragaglia, che ha riportato un brano della "Dottrina sociale della Chiesa":

"Spesso, mi imbatto in soggetti che pensano di avere la verità in mano. In soggetti che pensano di avere soluzioni ai problemi che ci circondano e attanagliano. Peccato, però, che le loro soluzioni, sono, oggi come oggi impraticabili, utopiche, nostalgiche, alle volte perfino assurde, e peccato che spesso si rivelano fallacie perché, magari, neanche supportate da encicliche papali o dallo stesso catechismo della Chiesa Cattolica. Faccio riferimento a questo tipo di atti magisteriali perché la gente di cui parlo, si professa (e lo è) cattolica (apostolica, romana).

Parlano tanto, ripeto, pensando di avere la verità in mano; selezionano gli autori da sciorinarti al momento giusto, autori, secondo loro inappuntabili, fari della verità (e non sono, spesso e volentieri dei Santi), autori che se non hai letto o sconosci sei un cattolico di serie B. Ma questa gente, però, mostra una certa ristrettezza di vedute. Mostra, una certa settarietà, che non fa bene né a loro, né alle persone che incontrano, perché rischiano di rendersi antipatiche, di risultare ‘strane’, fuori dal mondo, insomma, dei pazzi. È gente che dovrebbe imparare e scolpire nella propria mente le parole di S. Paolo, ‘vagliare tutto e ritenere ciò che è buono’ , sostanzialmente ci chiede di non guardare CHI lo dice, ma COSA dice. Cioè, prendi, cum grano salis le cose belle, vere e giuste (o che comunque puoi orientare verso la Verità) e usale per propagandare la stessa.

Uno di questi argomenti che mi capita spesso di vedere portato come ‘soluzione ai problemi’ sarebbe il ritorno alla monarchia ovvero, secondo loro, sarebbe bello inquadrare l’assetto e l’ordinamento statale oggi come una forma di monarchia (magari non assoluta).

Io, personalmente, non tifo per nessun tipo di assetto statale. Sono piuttosto ‘moderata’ (magari mi definirebbero così), sostanzialmente sono per il: basta che funzioni. Basta che i principi non negoziabili siano messi al di sopra di ogni cosa.

Ecco, ora riporto i riferimenti estrapolati da: “Compendio della dottrina sociale della Chiesa” , Libreria editrice Vaticana (pagg. 214-215) (pagg. 222-223):



III. L’AUTORITA’ POLITICA



a) il fondamento della autorità politica



393 La Chiesa si è confrontata con diverse concezioni dell’autorità, avendo sempre cura di difenderne e proporne un modello fondato sulla natura sociale delle persone.



394 L’autorità politica deve garantire la vita ordinata e retta della comunità, senza sostituirsi alla libera attività dei singoli e dei gruppi, ma disciplinandola e orientandola, nel rispetto e nella tutela dell’indipendenza dei soggetti individuali o sociali, verso la realizzazione del bene comune.



395 Il soggetto dell’autorità politica è il popolo, considerato nella sua totalità quale detentore della sovranità. Il popolo, in varie forme, trasferisce l’esercizio della sua sovranità a coloro che liberamente elegge suoi rappresentanti, ma conserva la facoltà di farla valere nel controllo dell’operato dei governanti e anche nella loro sostituzione, qualora essi non adempiano in maniera soddisfacente alle loro funzioni. […] Il sistema della democrazia, grazie alle sue procedure di controllo, ne permette e ne garantisce la migliore attuazione.



IV IL SISTEMA DELLA DEMOCRAZIA



406 Un giudizio esplicito ed articolato sulla democrazia è contenuto nell’enciclica “Centesimus Annus”:"La Chiesa apprezza il sistema della democrazia, in quanto assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governanti la possibilità sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico, ove ciò risulti opportuno". E ancora: "Un’autentica democrazia è possibile soltanto in uno Stato di diritto e sulla base di una retta concezione della persona umana".

b) Istituzioni e democrazia



408 Il Magistero riconosce la validità del principio relativo alla divisione dei poteri in uno Stato: "E’ preferibile che ogni potere sia bilanciato da altri poteri e da altre sfere di competenza che lo mantengano nel suo giusto limite" […] Nel sistema democratico, l’autorità politica è responsabile di fronte al popolo



Ricordiamoci, poi, che qualsiasi tipo di ordinamento risulterebbe imperfetto perché formato da uomini, che per loro natura sono imperfetti. Ricordiamo anche che nel mondo esistono tantissimi ‘tipi’ di ordinamenti statali (come tirannie e finte democrazie) che non coincidono con i punti sopra descritti.
".

Prima di iniziare, faccio i complimenti a Stefania, che ha avuto l'acume di sollevare una tematica importante. 
Il fatto che la Chiesa si sia confrontata con varie forme di Stato è cosa vera.
Ha avuto a che fare con monarchie, repubbliche, oligarchie e dittature e ha sempre cercato di proporre un modello che porti avanti il riconoscimento di una retta concezione della persona umana, tenendo conto della natura di ogni singola persona, delle sue capacità e delle sue naturali ambizioni, come del contesto sociale.
In questo senso, la Chiesa si è sempre battuta contro quelle visioni di Stato che volevano (e che vogliono) imporre l'eguaglianza con la forza, come i regimi totalitari (comunismo e nazismo).
Per questo motivo, la Chiesa è intrinsecamente contro il totalitarismo.
L'autorità politica deve garantire il benessere e la sicurezza i cittadini ma non deve sostituirsi alla loro libera attività.
Semmai, lo Stato deve disciplinare tale attività ed orientarla verso il bene comune, nella tutela dell'indipendenza dei singoli.
La sussidiarietà ha sé questo principio.
Certo, citando San Tommaso d'Aquino, un sistema democratico può essere solo rappresentativo ed esiste se non come "aristocrazia elettiva".
In questo senso, noi dobbiamo guardare al sistema anglosassone.
Esso si formò con un lungo processo che iniziò nel 1215 a Runnymeae, con la redazione della Magna Charta Libertatum, che attraversò fasi controverse (come lo scisma anglicano del 1534, la Rivoluzione di Cromwell che portò re Carlo I Stuart nel 1649 e la redazione dell'Act of Settlement del 1701) ma che seppe tenere lontano il populismo e l'antipolitica.
Guarda caso, il Regno di Gran Bretagna fu l'unico a non essere stato attraversato da insurrezioni popolari nel 1830 e nel 1848.
Purtroppo, c'è chi ha travisato il significato della parola "democrazia", intendendola come perfetta eguaglianza tra governante e governato e come rifiuto dello Stato in quanto istituzione, in nome del populismo.
Ora, ciò non è praticabile.
Il governante ed il governato hanno responsabilità diverse.
Inoltre, questa concezione è anche dannosa.
Infatti, essa abbassa la qualità del linguaggio e crea movimenti di protesta spesso fine a sé stessa.
Il caso del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo è l'esempio più classico di ciò.
Grillo punta solo alla protesta ma non propone nulla di concreto ed alternativo.
Ad esempio, egli dice no ai termovalorizzatori ma poi non propone nulla di alternativo.
Egli dice no alla TAV Lione-Torino ma poi non propone nulla di alternativo.
Egli dice di fare il referendum quorum zero su ogni cosa.
Ora, in un Comune, qualche referendum su piccole cose si può fare, ma questa idea non è esportabile nella politica statale, poiché essa decide delle strategie importanti e metterle direttamente in mano al popolo, che non sa quale sia l'argomento, può essere rischioso.
Questa idea è dannosa poiché non fa altro che creare tensioni sociali.
Ora, bisogna tornare al concetto di una democrazia rappresentativa in cui i cittadini possano partecipare ma in cui si tiene conto anche del fatto che tra governante e governato vi siano delle diverse responsabilità.
Cordiali saluti. 




martedì 15 maggio 2012

Imprese, troppa burocrazia

Cari amici ed amiche.

Ho qui l'articolo scritto sul quotidiano "La Voce di Mantova"   del convegno che si è tenuto giovedì scorso a Barbassolo di Roncoferraro.
Questo convegno promosso dal Circolo "Roncoferraro Giovani e Futuro", ha trattato il tema del lavoro e dell'impresa.
Ne avevo parlato anche nell'articolo intitolato "Giovani ed imprenditoria, un rapporto complesso".
Ora, ci si deve porre questa domanda:

"Perché in Italia non  si fa impresa?".

Il motivo principale di ciò è il fatto che nel nostro Paese ci ci sia troppa burocrazia.
Qui sotto, c'è l''elenco della documentazione richiesta per il finanziamento di una nuova attività.
Ringrazio il dottor Enos Righi, relatore della Fiditer di Mantova,  che ha lasciato delle copie per fare vedere le procedure.

Voi qui vedete una sfilza di documenti che servono per avere un finanziamento atto ad iniziare la propria attività.
Capite da subito che ciò significa grosse perdite di tempo (poiché si deve girare da un ufficio all'altro) e di denaro.
Se non c'è una pratica a posto ci sono grossi problemi.
Questo scoraggia i giovani dal fare impresa.
Mi vengono in mente Bill Gates e Steve Jobs.
Essi iniziarono a lavorare in un garage.
Se essi si fossero trovati qui in Italia, si sarebbero visti arrivare la Guardia di Finanza ed avrebbe chiesto loro di fare controllare i documenti e se avessero avuto qualcosa fuori posto, essa avrebbe sequestrato tutto e fatto chiudere l'attività.
Questa burocrazia elefantiaca, inoltre, è causa di un aumento della pressione fiscale sulle aziende.
Per questi motivi, qui in Italia, i giovani sono scoraggiati ad aprire nuove aziende.
Cordiali saluti. 

Politica, commento alle parole del Papa

Cari amici ed amiche.

Ho letto un articolo sul blo "El Matiner Carlì" che è intitolato "Gaudium et spes: el "optimismo antropológico" en fase terminal" e ho voluto fare una riflessione.
La voglio fare anche in funzione delle parole dette dal Santo Padre Benedetto XVI ad Arezzo.
Il Papa ha detto che servono comportamenti nuovi.
Che oggi ci sia decadenza della società è vero.
L'esempio è la politica.
Oggi, infatti, non c'è più la politica ma c'è l'antipolitica, nel suo aspetto tecnocratico e in quello populista.
Questo è un esempio di decadenza.
Quando manca la politica muore lo Stato e quando muore lo Stato muore il popolo.
Mi viene da citare l'ottimo Filippo Giorgianni che ha messo su Facebook un brano di Marcello Veneziani che è intitolato "Marcello Veneziani, "Alla fine ha vinto Marx. Siamo tutti uguali: individualisti e nichilisti", in 'il Giornale' del 14/05/12...".
Esso recita:

«Marx ha vinto e vive con noi. Non è una boutade o un paradosso, è la realtà. Il marxismo separato dal comunismo – e la sua utopia scissa dalla sua profezia – è lo spirito del nostro tempo. Viviamo in piena epoca marxista. Non mi riferisco solo alla crisi economica presente né solo al fenomeno previsto da Marx ed ora effettivamente avverato della ricchezza concentrata in poche mani, con una minoranza sempre più ricca e ristretta e una maggioranza sempre più vasta e povera. Dobbiamo rifare i conti con Marx, e non solo perché ci siamo formati in un’epoca – come scrive Dürrenmatt – in cui “essere marxisti era una specie di dovere” – un dovere che noi trasgredimmo. Ma soprattutto perché il marxismo impregna il nostro oggi. Scrive Marx nel Manifesto: “Si dissolvono tutti i rapporti stabili e irrigiditi, con il loro seguito di idee e di concetti antichi e venerandi, e tutte le idee e i concetti nuovi invecchiano prima di potersi fissare. Si volatilizza tutto ciò che vi era di corporativo e di stabile, è profanata ogni cosa sacra e gli uomini sono finalmente costretti a osservare con occhio disincantato la propria posizione e i reciproci rapporti”. È la prefigurazione più precisa della nostra epoca. Il marxismo fu il più potente anatema scagliato contro Dio e il sacro, la patria e il radicamento, la famiglia e i legami con la Tradizione; una teoria che si fece prassi pervasiva. Fu una deviazione la sua realizzazione in paesi premoderni, come la Russia e la Cina, la Cambogia o Cuba. Contrariamente a quel che si pensa, il marxismo non si è realizzato nei paesi che hanno abbracciato il comunismo, dove invece ha fallito e ha resistito attraverso l’imposizione poliziesca e totalitaria; si è invece realizzato nel suo spirito laddove nacque e si rivolse, nell’Occidente del capitalismo avanzato. Non scardinò il sistema capitalistico, ma fu l’assistente sociale e culturale nel passaggio dalla vecchia società cristiano-borghese al neocapitalismo nichilista e globale. La società dei consumi, dei desideri e dei mondi virtuali ha realizzato, nella libertà, il compito e la definizione che Marx dava del comunismo: “è il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente”. L’utopia comunista è stata realizzata a livello planetario, ma sul piano individuale e non collettivo, come invece pensava Marx. Nel segno dell’individualismo di massa e non del comunismo e della sua abolizione dello Stato, della proprietà privata o delle diseguaglianze. Non sconcerti questa lettura individualistica di Marx. Nell’Ideologia tedesca, Marx dichiara che il fine supremo del comunismo “è la liberazione di ogni singolo individuo” dai limiti locali e nazionali, familiari e religiosi, economici e proprietari. Il giovane Marx onora un solo santo nel suo calendario: Prometeo, l’individuo eroico e liberatore. Uno dei primi scopritori dell’essenza individualistica che si celava dentro la buccia collettivista di Marx fu Louis Dumont in Homo aequalis. La società capitalistica globale ha realizzato le principali promesse del marxismo, seppur distorcendole: nella globalizzazione ha realizzato l’internazionalismo contro le patrie; nell’uniformità e nell’omologazione ha inverato l’uguaglianza e il livellamento universale; nel dominio globale del mercato ha riconosciuto il primato mondiale dell’economia posto da Marx; nell’ateismo pratico e nell’irreligione ha realizzato l’ateismo marxiano e la sua critica alla religione; nel primato dei rapporti materiali, pratici e utilitaristici rispetto ai valori spirituali, morali e tradizionali ha realizzato il materialismo marxiano; nella liberazione da ogni legame organico e naturale ha realizzato il prometeismo marxista nella sfera individuale; nella società libertina e permissiva ha inverato la liberazione marxiana dai vincoli famigliari e matrimoniali; e come Marx voleva, ha realizzato il primato della prassi sul pensiero. Il marxismo, fallito come apparato repressivo a Est, si è realizzato come radicalismo permissivo a Occidente, separandosi dal comunismo anticapitalista, messianico e profetico. E ora si realizza anche nell’Estremo Oriente, in Cina e Corea, nella forma del mao-capitalismo, il comunismo liberista. La spinta ideologica del marxismo si condensa in forma di mentalità; la sua avanguardia intellettuale assume il controllo del potere culturale, come una setta giacobina che vigila sulla conformità al politically correct; mentre nei rapporti sociali ed economici, il marxismo si conforma alla società globale e neocapitalistica di massa. Di cui è stato in definitiva la Guardia Rossa, a presidio della rimozione della Tradizione. Lo spirito del marxismo si realizza in Occidente, facendosi ideologicamente radical, economicamente liberal. Ha perso i toni violenti del marxismo – la cruenta lotta di classe e la dittatura del proletariato – lasciati alle rivoluzioni del Terzo Mondo e frange estreme d’Occidente; ma con essi ha perso anche l’anelito alla giustizia sociale e il radicamento nel proletariato e nella classe operaia. La società di massa dell’Occidente ha portato a compimento la previsione di Marx: la proletarizzazione dei ceti medi ma dopo l’imborghesimento del proletariato. La borghesia si universalizza come stile di vita e modello, ma il suo allargamento coincide col suo abbassamento di status socio-economico al rango proletario. Quel che Marx non aveva capito era che il disincanto, la secolarizzazione, l’ateismo non avrebbero risparmiato nemmeno il comunismo e la sua vena escatologica e profetica. Arrivo a dire che il comunismo dell’Est è stato sconfitto dal marxismo occidentale, col suo materialismo pratico, la sua irreligione e il suo primato dell’economia che hanno sradicato più che nelle società comuniste il seme vitale dei principi e degli assetti tradizionali. Non a caso i marxisti d’Occidente si sono convertiti allo spirito radical e liberal, all’individualismo, al mercato e alla liberazione sessuale, dismettendo la liberazione sociale. La lotta di classe ha ceduto alla lotta di bioclasse nel nome dell’antisessismo e l’antirazzismo. Anche la difesa egualitaria delle masse di poveri ha ceduto alla tutela prioritaria dei “diversi”. Il marxismo resta attivo sotto falso nome e falsa identità, quasi in forma transgenica, come spirito dissolutivo della realtà e del suo senso, del sacro e del fondamento, dei principi e delle strutture su cui si è fondata la società tradizionale. La fine del marxismo, a lungo enunciata, è un caso di morte apparente.»

Oggi, infatti, prevalgono il nichilismo e l'individualismo, due idee tipicamente marxiste.
I valori, come quello la famiglia, vengono meno, in nome dell'egualitarismo.
L'uomo viene ridotto ad essere un semplice individuo, al pari di un cane, di un maiale o di qualsiasi altro animale.
Vinto sul piano economico, il marxismo si è fatto strada nella cultura e nella politica.
La crisi attuale è il prodotto di ciò.
Il Santo Padre ha detto che i giovani devono tornare ad impegnarsi nella società e non devono farsi attrarre dall'antipolitica.
Infatti, l'antipolitica fa il gioco di chi professa e propaga queste idee perverse.
Nelle sue due forme, l'antipolitica attacca la persona.  intesa come essere umano che con le sue peculiarità è parte di una società,  ed assolve il popolo, facendo populismo e dell'egualitarismo, e poi divinizza lo Stato, uno Stato tecnocratico.
Intrinsecamente, ciò è prodotto del marxismo.
Senza più una cultura della persona e dello Stato, il cittadino diventa individualista. 
Da qui viene fuori l'individualismo che può diventare nichilista, violento ed asociale.
I giovani hanno il dovere di invertire la tendenza, se non si vuole finire nel baratro.
Cordiali saluti. 




Caro professor Pasquini, cosa dice?



Cari amici ed amiche.

Guardate questo video in cui il professor Shayk Abdu-r-Rahman Pasquini, un italiano convertito all'Islam, parla della cultura italiana.
Con il dovuto rispetto, io non condivido nulla di quello che dice.
L'Europa, infatti, non fu civilizzata dall'Islam ma dal Cristianesimo.
Nel 476 AD, l'Impero Romano d'Occidente crollò.
La Chiesa, con i suoi monaci, salvò tante opere classiche greche e latine.
Con i suoi evangelizzatori, la Chiesa portò l'alfabeto latino ai Germani e quello cirillico a varie popolazioni slave.
Appoggiando Carlo Magno, la Chiesa contribuì a ridisegnare l'Europa, un'Europa che si era sfasciata, dopo le invasioni barbariche.
Se non  ci fosse stato il Cristianesimo, l'Europa sarebbe rimasta frammentata e divisa tra le varie popolazioni latine, greche, germaniche, slave e di altra etnia.
La vera Europa ha radici giudaico-cristiane.
Quindi, cosa c'entra l'Islam?
Semmai, gli Arabi (musulmani) ci portarono il sistema numerico ed alcune nozioni scientifiche.
Però, ricordo che gli Arabi non inventarono molte di queste cose.
Infatti, il sistema numerico nacque in India mentre le nozioni scientifiche provengono dalle tradizioni greche ed egizie.
Anche il gioco degli scacchi, la cui origine viene attribuita da alcuni al mondo arabo, nacque in India.
Quindi, l'Islam portò all'Europa delle cose che erano già note all'Europa.
Magari, gli Arabi potrebbero avere migliorato alcune di queste nozioni ma esse non erano un patrimonio loro.
Esse erano anche un patrimonio nostro.
Basti pensare che anche la scienza dei Bizantini non fu arretrata.
Ad esempio, ad Istanbul, in Turchia, c'è la Moschea Blu (Sultanamet Camii), una moschea voluta dal sultano Ahmed I nel 1597.Ora, una simile opera non si sarebbe potuta fare se circa mille anni prima non fosse stata fatta la Basilica di Hagia Sophia, la ben nota e grande chiesa bizantina.
Le tecniche usate per fare la moschea sono le stesse di quelle usate per fare la basilica.
Quindi, l'Islam apprese cose già note e fece da cassa di risonanza.
Al contrario, il Cristianesimo fondò l'Europa.
Pasquini cita Dante Alighieri, attribuendo al mondo arabo la nascita della sua poesia.
Ora, io rispondo a Pasquini, dicendo che Dante si rifece al Cantico dei Cantici piuttosto che ai Vangeli o ad altri testi biblici.
Quindi alla tradizione giudaica e cristiana.
I riferimenti sono abbastanza chiari.
Inoltre, anche Maometto, il profeta tanto caro a Pasquini, si rifece al Cristianesimo.
Anzi, secondo certe fonti, Maometto appartenne ad un gruppo di gnostici cristiani.
Questi gnostici, ad esempio, sostennero che Gesù Cristo non morì in croce ma venne sostituito da Dio.
Al professor Pasquini do un consiglio molto importante, quello di documentarsi meglio, per non dire cose difformi dal vero!
Cordiali saluti.









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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.