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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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mercoledì 14 marzo 2012

Meritiamo gli schiaffi di India e Gran Bretagna: Pepe ha ragione





Cari amici ed amiche.


Leggete l'articolo che ho scritto su "Italia chiama Italia" e che è intitolato "Meritiamo gli schiaffi di India e Gran Bretagna: Pepe ha ragione - di Antonio Gabriele Fucilone".

Il suo link è http://www.italiachiamaitalia.it/articoli/detalles/5304/MeritiamoOgliOschiaffiOdiOIndiaOeOGranOBretagna%20OPepeOhaOragioneO-OdiOAntonioOGabrieleOFucilone.html. I fatti di questi ultimi tempi (il caso dei marò prigionieri in India e quello di Franco La Molinara, l'ingegnere ucciso durante il blitz inglese) dimostrano che non è vero che con il governo Monti l'Italia abbia acquisito un maggiore prestigio.

Nel novembre scorso, il presidente Berlusconi si dimise per l'Italia si dimostrò un Paese ingovernabile, un Paese in cui, ad esempio, il veto di tre o quattro teppistelli blocca la realizzazione di un'opera come la TAV Lione-Torino, in Val di Susa, o in cui vi sono intere famiglie che vivono da anni in un albergo perché le loro case sono inagibili.

Quest'ultimo caso, è presente, ad esempio, a Napoli.

Qui vi è un albergo che da anni è abitato da intere famiglie che hanno perso le loro case.

Fino a qualche tempo fa, le famiglie vivevano a spese del Comune, che dava i soldi all'albergatore.

Oggi, il Comune non dà più i soldi e le famiglie continuano a vivere in quell'albergo e l'albergatore rischia di fallire.

Questa è una delle tante situazioni che squalificano l'Italia agli occhi del mondo.

Ve sono tante altre.

Vi è, ad esempio, il Comune di Roncoferraro (in Provincia di Mantova) che, ad esempio, aveva messo in piedi il progetto dell'impianto di teleriscaldamento "Fossil Free Energy", spendendo parecchi soldi. L'impianto non rende.

Oggi, il medesimo progetto si è dimostrato fallimentare.

Vi è anche la questione del mercato del lavoro che non si riesce a riformare perché altrimenti i sindacati scioperano.

Intanto, vi sono molti giovani (come il sottoscritto) che non trovano lavoro.

Inoltre, vi è anche la questione della burocrazia prolissa, che di fatto serve più a garantire gli stipendi alla pletora di impiegati pubblici che a cose più importanti per il cittadino.

Queste sono solo alcune delle storture che squalificano l'immagine dell'Italia. Meritiamo gli schiaffi degli Inglesi e degli Indiani.

Cordiali saluti.






ANNO TERZO: EDIZIONE CONCORSO INTERNAZIONALE DI POESIA: "L'ANGELO"

Cari amici ed amiche.

Sul sito "Pontifex.Roma" (http://www.pontifex.roma.it/index.php/news/29-news/10925-anno-terzo-edizione-concorso-internazionale-di-poesia-qlangeloq) ho trovato questo bando:

Il Concorso si articolerà in una sola sezione: Sezione " Poesie a tema: l'Angelo o gli Angeli (Arcangeli, Angelo custode, Angeli celesti) ". Quota di partecipazione: La partecipazione al concorso è gratuita. Copie - I concorrenti debbono inviare 5 copie, una ulteriore copia completa di nome e cognome, indirizzo, recapito telefonico ed eventuale indirizzo e-mail. Scadenza del bando - Le poesie dovranno pervenire, non oltre il 30 marzo 2012 (timbro postale) a: Centro Culturale Studi Storici - via Guglielmo Vacca, 8 - 84025 Eboli (SA) oppure a concorsopoesia@ilsaggio.it. Premi - La Giuria, il cui giudizio è insindacabile ed inappellabile, premierà il primo classificato con una statua di San Michele Arcangelo e altri 10 (5 secondi posti e 5 terzi posti) con una piccola statua dello stesso Santo, Ci sarà una classifica dal IV al X ai quali sarà consegnato un diploma. La giuria ha la facoltà di attribuire premi speciali e di menzionare o segnalare le liriche più meritevoli. ...
... Le poesie potranno essere pubblicate su "Il Saggio", rivista di cultura, organo del Centro o su pubblicazioni edite dalla Parrocchia di S. Maria la Nova di Campagna.
La cerimonia di premiazione avrà luogo in Campagna, presso il Santuario di Santa Maria la Nova - Campagna (SA), l'1 giugno 2012, in occasione del Convegno Internazionale di Angelologia.
La partecipazione al concorso implica l'accettazione incondizionata del presente regolamento.
Annotazione:
Le poesie pervenute non verranno restituite e saranno utilizzate per un'eventuale pubblicazione edita dal nostro Centro o dalla Parrocchia di Santa Maria la Nova. Ogni opera dovrà essere frutto esclusivo del proprio ingegno.
Le poesie oggetto di plagio saranno automaticamente escluse dal Concorso ed il partecipante sarà cancellato dall'elenco dei poeti del Centro Culturale Studi Storici.


Il Presidente Giuseppe Barra".


Anch'io ho già inviato la mia poesia e spero che tanti di voi partecipino e mostrino il proprio talento.
Cordiali saluti.

«Gli ebrei hanno bisogno di una loro patria». Parola di Pio XII




Cari amici ed amiche.



Ora, è pressoché ufficiale!

Il Beato Pio XII non era contro gli ebrei.

Leggete questo articolo che l'ottimo Angelo Fazio ha messo su Facebook ed il cui link è http://www.documentazione.info/node/812.

Esso parla del Beato Pio XII che fu favorevole alla nascita di uno Stato ebraico in Palestina, lo Stato di Israele.

Tra l'altro, l'articolo prende spunto da un altro testo del sito "Pave the Way Foundation" (http://www.ptwf.org/).

Non solo fece ciò, ma Papa Pio XII spianò la strada al dialogo ebraico-cattolico e favorì, per esempio, e mise a tacere chi nella Chiesa era contrario ad aiutare gli ebrei che stavano andando in Palestina e deluse da delegazione araba, che nel 1946 voleva dissuaderlo dal fare ciò.

Ora, faccio una riflessione.

Io ritengo che l'aiuto agli ebrei in quel periodo sia stato giusto.

Dopo quello che successe in Europa, sia da parte dei nazisti e sia da parte dei comunisti, al popolo ebraico serviva una patria in cui potessero vivere in pace.

Inoltre, la cosa avrebbe favorito anche i cristiani del Medio Oriente, che, come gli ebrei in Europa, dovettero vivere (e tuttora devono vivere), sotto restrizioni e subire angherie.

Quindi, la presenza ebraica a Gerusalemme e nei luoghi santi avrebbe favorito anche il riscatto dei cristiani lì presenti.

Questo avrebbe favorito le relazioni tra ebrei e cristiani (che sono parenti stretti) e avrebbe cambiato anche la geopolitica.

Infatti, l'attuale Stato di Israele rappresenta un po' la "cerniera" tra l'Occidente e l'Oriente.

In poche parole, esso rappresenta un porto franco ed un interlocutore fidato per l'Occidente in un'area che è ostile ad esso.

Cordiali saluti.

martedì 13 marzo 2012

Marcel de Corte, "Una definizione della Destra", in 'la Destra. Rivista internazionale..." n. 1/1972, pagg. 4-8

Cari amici ed amiche.

Su Facebook, l'amico Filippo Giorgianni mi ha fatto trovare questa nota:

«L’uomo di Destra è l’uomo che accetta la condizione umana. Correlativamente, chiunque non accetti la condizione umana non è di Destra, anche se si dice o lo si dice di Destra. È chiaro. È netto. È tutto, e potremmo fermarci qui, se la mente dei nostri contemporanei non fosse imbottita di miti e di pregiudizi, se il pensiero moderno potesse ancora vedere la realtà alle quali il linguaggio rinvia. Accettare la condizione umana, significa ammettere la duplice e unica limitazione della nascita e della morte, con tutto ciò che comporta, né più né meno. Questo consenso non è né l’atto della vita inconscia né quello dello spirito cosciente: nell’uomo, la vita senza lo spirito non è la vita, ma il suo rottame, e lo spirito senza la vita non è lo spirito, ma la sua caricatura. Ciò che è proprio dell’uomo maturo è l’accettazione totale della vita e della morte. Egli non le sceglie. Nascita e scomparsa si pongono per lui al di là della sua libertà. Se è lucido, contempla, con un sorriso beffardo, le contorsioni degli esistenzialisti che pretendono “farsi da loro stessi”, in una specie d’incesto da cui un Aristofane potrebbe trarre, se scrivesse delle nuove Nuvole, i suoi più sicuri effetti scenici. Quanto alla morte, l’essere umano la può scegliere soltanto apparentemente. Anche riflettendo poco, il suicidio non è un atto che emanerebbe dall’uomo in cui lo spirito e la vita fanno una cosa sola, ma dall’uomo che non è già più uomo, che ha già rotto i ponti con la vita, che si è fatto puro spirito e che, troncando con la condizione umana, non esercita più la sua libertà di uomo. Acconsentire alla nascita, significa molto semplicemente acconsentire all’irrevocabile relazione che ci unisce a una determinata famiglia, a un determinato ambiente, a una determinata civiltà. Questo è un dono ricevuto in deposito che possiamo accettare, rifiutare, sprecare, dissipare. L’uomo di Destra lo investe e lo fa fruttare nel profondo dell’anima sua. Se ne sente radicalmente responsabile e tanto più in quanto si sente incaricato di trasmetterlo con la stessa liberalità usata nel riceverlo. È la sola ricchezza totale che possa tenere per tale e che è così incorporata al suo essere totale che si confonde con lui e egli stesso con tutti coloro che l’hanno ricevuta in retaggio. In questo caso, l’uomo di Destra è infinitamente più socialista e comunista di qualsiasi seguace di Marx, infinitamente più ricco di tutti i banchieri e i grossi industriali del mondo. Sottrarsi agli imperativi della nascita è il segno infallibile della mentalità di Sinistra, come della plutocrazia che le è intimamente collegata, perché ciò che è proprio della ricchezza in valori monetabili è sostituire l’avere all’essere, in quanto indice del Sacro. […] L’uomo di Sinistra, come il finanziere puro, esclude dal suo campo visivo tutti i valori gratuiti legati alla nascita e tiene in considerazione soltanto quei valori convertibili in cifre e in statistiche. Per questo la Finanza è quasi sempre complice del socialismo che aborre in apparenza. Tutta la sua storia, nel corso di questi ultimi due secoli, è quella delle sue opposizioni e delle sue concessioni coniugate al socialismo. Essa ricerca ostinatamente un terreno d’intesa con esso perché ha la sua stessa struttura. […] L’uomo di Destra è incapace di entrare in questa dialettica quantitativa. I valori della nascita, che gli sono cari, sono per lui valori ontologici che fanno parte del suo essere. Invitarlo a metterli sullo stesso piano dei valori economici, significa spingerlo a trasformarsi in uomo di sinistra, e negare se stesso. Non più di qualunque essere umano, egli disprezza i valori economici. Ma, per lui, essi sono strettamente e rigorosamente subordinati ai valori della nascita, della famiglia, della patria, della cultura e della civiltà, da cui il suo essere non si separa mai. Ciò vuol dire che l’uomo di Destra trova estreme difficoltà vivendo nel mondo attuale lasciato in balìa del primato economico. È bene che egli le subisca. Si effettua allora una scelta tra gli autentici uomini di destra e gli altri che fanno finta o sono persuasi di essere tali. L’enorme confusione che colpisce attualmente la Destra politica e sociale, le divisioni che la dilaniano derivano dal vaglio che si sta compiendo sotto i nostri occhi laboriosamente, ma necessariamente. […] L’uomo di Destra, oggi, non ha più che una sola scelta possibile: o trasmettere ai suoi discendenti un’eredità intatta di cui avrà illuminato la sostanza, trionfando così della morte, o iscriversi al partito dei suoi carnefici, “passare ai Barbari”. Questa presa di coscienza della condizione umana e del dono gratuito che essa presuppone può condurre soltanto a Dio, alla Divinità che veglia in defettibilmente sulla Casa, sulla Patria e su questa Civiltà che suo Figlio ha eletto come luogo di nascita. Armato in questo, l’uomo di Destra può resistere, invincibile, a tutti gli assalti di una Barbarie che finirà per distruggere se stessa. […]. È dunque il senso nudo, liberato da ogni mitologia, il senso mistico e sacro, spogliato da ogni accidente, ridotto alla sua sostanza purissima, che egli deve ormai riconoscere alla Casa, alla Patria, alla Civiltà, alla Tradizione. Il grande albero sotto il quale si riparavano i suoi padri è stato abbattuto dai Barbari. Ma lui, l’uomo di Destra, ne conserva il seme prezioso, imperituro. Non c’è altro modo d’integrare il passato e l’avvenire che la presenza di questo piccolissimo germe che li contiene. […] ecco ciò che d’ora in avanti è richiesto all’uomo di Destra. In una parola: non sembrare, ma essere. Non tollerare attorno a sé, né soprattutto in sé alcuna apparenza, alcuna chimera, alcuna utopia, alcun miraggio. Dissipare tutte le suggestioni del mondo artificiale che ci circonda. […] Recuperando la propria realtà, la propria pura condizione umana, l’uomo recupera il vincolo nuziale che lo unisce costitutivamente all’universo reale: nella misura, nella sola misura in cui saremo uomini reali, potremo percepire e comprendere la realtà accessibile all’uomo. Ciò è di un’evidenza solare: per raggiungere l’altro, è necessario essere se stessi. […] Odio, da parte mia, quei sedicenti uomini di Destra che si vergognano di esserlo. L’autentico uomo di Destra è colui che ripugna a quella “Destra”, la cui caratteristica principale è di cedere a tutte le pressioni sociali del rispetto umano, della paura, della moda e del conformismo. L’uomo di Destra è l’uomo che affronta, che capisce le umili realtà della Nascita malgrado tutti i sarcasmi della plebe e delle “élites”, che traccia il suo solco, dritto davanti a sé. È l’uomo del progresso umano, perché è l’uomo della realtà umana, della sua definizione d’uomo. Gli altri? Dalla Sinistra a questa Destra, dei retrogradi.»

Voglio commentare questa nota in modo pratico, da uomo di destra quale sono.
Lo voglio fare, facendo un introduzione storica sul rapporto tra destra e cattolicesimo.
Tra il XVII ed il XVIII secolo, nacquero in Inghilterra due partiti politici, i Wighs ed i Tories.
I Wighs erano i progressisti ed erano legati al Parlamento e al presbiterianesimo.
I Tories, invece, erano i conservatori ed erano legati al re e all'anglo-cattolicesimo.
Questi ultimi erano inclini a simpatizzare con i cattolici.
Ora, i Wighs e i Tories furono il "prototipi" della sinistra e della destra.
Da tutto ciò si evince che un cattolico che si voglia impegnare in politica possa stare solamente a destra.
L'uomo destra, infatti, come dice la nota, è l'uomo che accetta la sua condizione umana, con tutti i punti di forza e quelli di debolezza.
Il cattolicesimo insegna la stessa cosa.
Infatti, come il cattolicesimo, l'identità di destra non è rivoluzionaria poiché la rivoluzione è un rifiuto della propria condizione.
Sapete chi fu colui che tentò di fare una rivoluzione nella notte dei tempi?
Il prototipo del rivoluzionario fu Lucifero, l'angelo che si ribellò a Dio.
Ora, il peccato di Lucifero fu la non accettazione della propria condizione.
L'uomo di destra, quindi, non rifiuta la propria condizione, pur cercando di migliorarla.
Essere di destra, quindi, deve essere qualcosa di cui andare e non di cui doversi vergognare.
Qualcuno al giorno d'oggi impari.
Cordiali saluti.

INNO DEL POPOLO DELLA LIBERTA'

Cari amici ed amiche.

Seguite il link http://www.pdl.it/notizie/22360/gente-della-liberta e sentirete il nuovo inno del Popolo della Libertà.
L'inno deve rispecchiare quello che è il partito.
Fatto il nuovo inno, ora si ricominci a fare realmente politica, cercando di sanare, prima di tutto, la spaccatura con la Lega Nord, per fare insieme un grande polo di centrodestra che possa cambiare questo Paese.
Cordiali saluti.

ANTISEMITISMO. BREVE VADEMECUM PER I GIORNALISTI ANTISEMITI



Cari amici ed amiche.

Sul sito "Free Italian Press" c'è questo articolo, intitolato "Antisemitismo: breve vademecum per i giornalisti antisemiti" ( http://www.freeitalianpress.org/2012/03/12/antisemitismo-breve-vademecum-per-i-giornalisti-antisemiti/) che recita:

"Francamente ci siamo stancati di vedere tanta disinformazione su Israele e sul conflitto tra israeliani e arabi che occupano i territori ebraici (qualcuno li chiama palestinesi). E siccome non sappiamo bene se questi giornalisti antisemiti sono in malafede o sono semplicemente ignoranti, sperando nella seconda ipotesi li vorremmo aiutare con un breve vademecum al fine di correggere i loro errori di ignoranza. Solo nove punti che però riteniamo essere indispensabili per fornire una corretta informazione a chi legge.
1) La capitale di Israele è Gerusalemme, non Tel Aviv
2) Israele è una democrazia compiuta, non un regime (per quello rivolgersi a paesi arabi, Iran, Turchia ecc. ecc.)
3) Gaza non è un territorio occupato. Israele ha lasciato Gaza definitivamente nel 2004 alla Autorità Nazionale Palestinese. Di seguito il territorio è stato occupato con la forza da Hamas e ogni struttura lasciata da Israele (tra cui delle modernissime serre) distrutta.
4) Hamas non è un partito politico o un gruppo di resistenza, Hamas è un gruppo universalmente riconosciuto come terrorista.
5) La Palestina non esiste così come non esiste il popolo palestinese. Si può parlare di territori ebraici concessi e occupati dagli arabi.
6) L’assedio di Gaza è una invenzione (una delle tante) degli arabi che occupano i territori ebraici (leggi palestinesi). Ogni giorno da Israele entrano decine di camion con ogni tipo di materiale, compreso la benzina per poter far funzionare le centrali elettriche. Israele è l’unico Stato al mondo a inviare aiuti ai suoi nemici.
7) I Raid difensivi di Israele contro le basi terroristiche nella Striscia di Gaza sono una normale reazione di legittima difesa al continuo lancio di missili. Se ci sono morti tra i civili è solo perché i terroristi islamici sono così vigliacchi da nascondere le batterie di lancio e i depositi di armi tra le case civili facendosi scudo dei civili stessi.
8) Non esiste il concetto di “risposta spropositata”. Una risposta militare ad uno o più attacchi terroristici è sempre una risposta militare data con i mezzi di cui uno dispone. Esiste invece il concetto di “difesa inqualificabile o vile” che significa non portare una divisa per confondersi tra i civili e farsi scudo dei civili stessi, la stessa adottata dai terroristi arabi.
9) Gli arabi che compiono attentati contro Israele non sono “resistenti” ma sono “terroristi” perché cercano di colpire deliberatamente la popolazione civile. Un resistente queste cose non le fa.
© 2012, Free Italian Press. All rights reserved. Gli articoli sono liberamente riproducibili a condizione che venga citata la fonte attraverso un link all’articolo.".

Io penso che Israele abbia il sacrosanto diritto di difendersi.
Pensate, intorno a questo Paese, ci sono Stati le cui società sono ostili.
Uno di questi l'Iran, vorrebbe (addirittura) cancellarlo dalla faccia della Terra.
Quindi, Israele ha il tutto il diritto di reagire e di difendersi.
Oltretutto, quelli che lo attaccano non hanno nemmeno il senso della vita, visto che si fanno saltare in aria, uccidendo sé stessi e chi sta a loro intorno.
Una persona che non ha rispetto per la propria vita non può averlo per quella degli altri.
Inoltre, è grazie ad Israele se anche noi cristiani possiamo pregare nei luoghi santi di Gerusalemme in sicurezza.
Quindi, pensate un po', questi "cattivi Israeliani" rischiano la propria vita per difendere anche i nostri luoghi santi, come la Basilica del Santo sepolcro a Gerusalemme.
Ricordo che, per esempio, è grazie agli Israeliani se oggi noi cristiani possiamo pregare nel Cenacolo di Gerusalemme.
Forse, qualche mio correligionario un po' esaltato da certe idee politiche dovrebbe un attimino riflettere, invece di andare in giro con la kefiah ed inneggiare alla "Resistenza palestinese".
Lo dovrebbe fare almeno per gratitudine.
Inoltre, ricordo che non esiste un popolo palestinese.
Esiste un popolo arabo (a cui, per carità di Dio, nessuno deve negare la propria dignità) ed uno Stato "palestinese" c'è già ed è la Giordania.
Quindi, smettiamola con certa retorica.
Cordiali saluti.

DANTE ALIGHIERI ANTISEMITA E RAZZISTA, STIAMO SCHERZANDO?

Cari amici ed amiche.

Stiamo scadendo davvero!
Leggete l'articolo su "Daw Blog" che è intitolato "
Consulenti ONU: “La Divina Commedia è razzista, islamofobica e antisemita. Via dalle scuole”", il cui link è http://www.daw-blog.com/2012/03/12/consulenti-onu-la-divina-commedia-e-razzista-islamofobica-e-antisemita-via-dalle-scuole/.
Questa notizia dice che, secondo il parere di certi consulenti dell'ONU, la "Divina Commedia" di Dante Alighieri sia razzista ed antisemita.
Ora, questa cosa è assurda, per molteplici ragioni.
La prima è il fatto che quest'opera sia stata scritta nel XIV secolo.
Quindi, essa va contestualizzata.
Ora, questi signori dell'ONU hanno accusato Dante di antisemitismo, citando il canto XXIII dell'Inferno in cui, sempre secondo questi signori, vi sarebbe un attacco contro il Sinedrio e, quindi, contro gli ebrei.
In primo luogo, va ricordato che il Sinedrio del tempo di Gesù non aveva nemmeno il consenso del popolo ebraico di allora, per la sua connivenza con i Romani, che avevano occupato la Terra Santa.
Questo è documentato.
Quindi, non può valere l'equazione che dice che un attacco verso il Sinedrio del tempo di Gesù sia un attacco verso il popolo ebraico di allora come verso quello delle epoche successive, fino ad oggi.
In secondo luogo, ricordo che ci sono altre opere del passato che sono apertamente antisemite.
Cito alcuni testi di Martin Luther (o Martin Lutero, 1483-1546).
In alcune sue opere, Luther parlò di bruciare gli ebrei ed incitava a bruciare le sinagoghe.
Eppure, nessuno dice nulla riguardo a ciò.
Leggete questo saggio, seguendo il link http://giacintobutindaro.org/2011/05/20/martin-lutero-e-gli-ebrei/.
Questo è grave, visto che le opere di Luther diedero lo spunto ad Adolf Hitler.
Inoltre, la "Divina Commedia" di Dante è stata accusata anche di razzismo verso l'Islam.
Anche qui c'è una cosa da dire.
Anche gli islamici profanarono i simboli cristiani.
Ricordo che il 29 maggio 1453 Costantinopoli fu presa dai Turchi Ottomani del sultano Mehmet II Fatih.
Quando entrarono nella città, i giannizzeri turchi entrarono nella Basilica di Hagia Sophia, uccidendo i preti che dicevano Messa, le donne in preghiera e stuprando i bambini sugli altari.
Inoltre, per i musulmani, quando noi ci facciamo il segno della croce, siamo blasfemi.
Con grande virtù cristiana, durante il Giubileo del 2000, il Beato Giovanni Paolo II si scusò con gli islamici per i crimini delle epoche passate.
Non mi risulta che i musulmani abbiano mai chiesto scusa a noi per i crimini da loro commessi, come quello che ho citato prima o quello che fecero a Famagosta (Cipro) nel 1571.
Inoltre, la "Divina Commedia" è stata accusata anche di essere omofoba.
Anche qui, vorrei dire una cosa.
Leggete questo brano del libro del Levitico (capitolo 18, versetto 22) che recita:

"[22] Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio. ".*

Quindi, leggendo la Bibbia, nella tradizione giudaica (prima) e cristiana (poi) l'omosessualità è vista peccato.
Ora, ognuno è libero di fare quello che vuole e solo Dio ha l'ultima parola.
Quindi, non sta a me, né a nessun altro, giudicare.
Tuttavia, va ricordato che Dante visse in un'epoca in cui la tradizione religiosa fu forte.
Termino, dicendo che la "Divina Commedia" fa parte della nostra storia e delle nostre radici.
Toglierla sarebbe un atto di guerra contro la nostra cultura.
Cordiali saluti.

*Dal sito http://www.vatican.va/.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.