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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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mercoledì 15 febbraio 2012

DAL GOVERNO A CELENTANO, DUE CONSIDERAZIONI

Cari amici ed amiche.

Leggete l'articolo scritto sul blog "Liberalmind", il blog di Giuseppe Sagliocco, che è intitolato "Per il Quirinale i Decreti di Monti valgono più di quelli del Cav. ".
In questo articolo si fa notare come il Quirinale abbia cambiato atteggiamento con il cambio del governo.
Quando al governo c'era il presidente Berlusconi e questi ricorreva al decreto, per velocizzare l'approvazione delle leggi, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, o chi per lui faceva rilievi a tutto spiano e parlava di sovranità del Parlamento, in quanto espressione popolare.
Ora, che c'è il governo Monti, la situazione è diversa.
I decreti vengono accettati dal Quirinale.
Questa cosa è percepibile.
Oltretutto, si deve tenere conto del fatto che il governo del presidente Berlusconi sia stato un governo democraticamente eletto e voluto dal popolo mentre quello di Monti no.
Infatti, quest'ultimo è frutto di una "manovra di palazzo".
Non è stato voluto dal popolo.
Inoltre, ieri sera è stata la prima serata del Festival di San Remo.
Mattatore della serata è stato Adriano Celentano.
Possiamo dire che il noto (e tanto discusso) cantautore sia stato il protagonista della serata, in senso negativo.
Purtroppo, ha fatto un discorso intriso di populismo e, mi si passi il termine, di farneticazioni.
Leggete questo pezzo che ho preso dal giornale "Affaritaliani.it":

"E' arrivato. Trascinandosi dietro un prevedibile treno di polemiche che domani imperversera' sui binari della politica, tirandosi dietro la Rai o parte di essa. Lo aspettavano e Adriano Celentano non si e' smentito. Attacco durissimo a giornali come 'Avvenire' e Famiglia Cristiana, definiti "inutili", testate "ipocrite" e che - ha detto esplicitamente - "devono chiudere"; attacco alla Consulta per aver bocciato il referendum sulla legge elettorale. In questo alla Consulta e' stato accompagnato da Gianni Morandi e anche da Rocco Papaleo. Vere e proprie "bombe" mediatiche precedute dal rumore sordo e al tempo stesso terrorizzante degli scoppi di bombe aeree, delle sirene ululanti, dalle immagini di edifici in fiamme, di aerei che bombardano obiettivi a terra e in mare, fasci di luce bianca che sciamano da un punto all'altro, cacciabombardieri in volo che lanciano bombe sui palazzi che precedenti attacchi hanno gia' sventrato e trasformato in tombe, imbarcazioni colpite, gente che fugge in strada o in acqua.
Gente riversa per terra sul palco dell'Ariston. Scene che rappresentano la guerra, scene che introducono la prima perfomance di Celentano in questa edizione del Festival di Sanremo. Un applauso, inizialmente non molto sostenuto, l'ha accolto. Bicchiere in mano, occhiali, impermeabile, Celentano ha esordito dicendo "i preti non sanno regolare gli audio. Se c'e' una cosa che non sopporto, non solo dei preti ma anche dei frati, e' che nei loro argomenti, quando fanno la predica non parlano mai della cosa piu' importante, cioe' del motivo per cui siamo nati, quel motivo nel quale e' insito il cammino verso il traguardo, quel traguardo che segna non la fine di un'esistenza ma l'inizio di una nuova vita. I preti non parlano mai del paradiso, quasi come a dare l'impressione che l'uomo sia nato per morire. Ma noi non siamo nati per morire, siamo nati per vivere. Che cazzo di vita e' questa qua? lo spread, l'economia...". Quindi l'attacco a giornali definiti "inutili", dicendo che "Avvenire, Famiglia Cristiana andrebbero chiusi definitivamente". Qui dalla galleria ed anche dalla platea sono partiti numerosi fischi. Celentano ha continuato dicendo che questi giornali "si occupano di politica e delle beghe del mondo. Senza contare i malati terminali, che anche se non lo dicono, loro sono consapevoli di cio' a cui stanno andando incontro. Loro pero', Famiglia Cristiana e l'Avvenire, non la pensano cosi'. Per loro il discorso di Dio occupa poco spazio, lo spazio delle loro testate ipocrite, le critiche che fanno a uno come don Gallo che ha dedicato la sua vita, ancora adesso, per aiutare gli ultimi, e di ultimi ce ne sono tanti".
LA CHIESA - Quello di Celentano sul palcoscenico di Sanremo e' stato "un monologo, una sorta di predica fatta utilizzando il servizio pubblico per delle farneticazioni". L'emittente dei vescovi italiani "TV2000" ha commentato cosi' "l'attacco a testa bassa di Celentano contro la stampa cattolica", fatto chiedendo la chiusura di due testate, "lui - prosegue - che professa la liberta' di stampa".".

Vorrei commentare queste parole becere con un pensiero dell'onorevole Alfredo Mantovano che recita:

"Non ho simpatia per le prediche. Ancor meno per le prediche lunghe. Ancor meno per le prediche lunghe televisive. Ma la S. Scrittura ci invita a porre mente a quello che viene detto, non a chi lo ha detto. Anche se lo ha detto Celentano, non desideriamo tutti che qualche prete in più parli di Dio e della salvezza un po' di più? La critica secca a tante cose squilibrate o esagerate che ha detto Celentano non pensate che travolga il desiderio di Dio che comunque viene fuori dalle sue parole?".

Sono pienamente d'accordo con l'onorevole Mantovano.
Celentano è sembrato più un telepredicatore che non un cantautore.
Il desiderio di Dio è legittimo.
Anzi, ogni uomo deve desiderare Dio.
Purtroppo, non si può arrivare a Dio insultando a destra e a manca ed aizzando la gente contro questa e quell'altra autorità.
Cordiali saluti.

SAN LEONE MAGNO ED ATTILA,COSA SUCCESSE A GOVERNOLO?





Cari amici ed amiche.


Questo sarebbe un caso degno di un'indagine della "The Atlantic Paranormal Society", la TAPS, che il video qui sopra mostra all'opera, mentre fa delle indagine nel Fort Delaware.
Mi è capitato spesso di trattare l'argomento di Governolo, frazione di Roncoferraro, il mio Comune in Provincia di Mantova, e di quello che successe nel 452 AD, quando ci fu l'incontro tra Papa Leone I (San Leone Magno) ed il re degli Unni Attila.
Infatti, secondo le cronache, parve che Attila fosse stato spaventato da una figura che apparve dietro al Papa.
Altre versioni dicono che le figure apparse siano state due.
Comunque, l'effetto ci fu ed Attila dovette ritirarsi.
Ora, c'è da capire che siano state queste figure.
Secondo una teoria del paranormale (che fu molto in voga tra gli antichi) la presenza dei fiumi e di confluenze degli stessi vi sarebbero particolari energie che attraggono gli spiriti maligni.
Sempre secondo questa teoria, però, le sorgenti d'acqua, i fiumi e le confluenze potrebbero attrarre anche altri spiriti, entità benevole.
Prendiamo, ad esempio, la città di Londra, una città che secondo alcuni sarebbe infestata, è attraversata da un fiume, il Tamigi.
Anche a Mantova pare che ci siano dei fantasmi, nel Palazzo Ducale, che si trova non lontano dai tre laghi.
Anche Fort Delaware si trova vicino all'acqua.
Demoni ed angeli sono esseri spirituali.
Quindi, fu possibile che il Papa fosse stato a conoscenza di tale teoria e che avesse scelto di incontrare Attila in quel punto esatto.
In qualche modo, potrebbe esserci stata un'apparizione di uno spirito benevolo, forse quello di San Pietro.
Forse, il Papa potrebbe avere chiesto l'intercessione di San Pietro e questa richiesta potrebbe essere stata esaudita in questo modo.
Fatto sta che quell'apparizione spaventò Attila e lo fece recedere dal tristo proposito di attaccare Roma, la città che ospita il soglio di San Pietro ed il Papa, il Vicario di Cristo sulla Terra.
Vale il detto del Vangelo che recita: "Chi non è contro di noi è con noi".
Cordiali saluti.

SE QUESTO E' UN PRETE...


Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo de "Il Giornale" che è intitolato "Don Gallo, cappellano di tutte le giunte chic" e quello del sito "Ponifex Roma" che è intitolato "Don Gallo fa politica attiva e nessuno gli ordina di finirla".
Io trovo che Don Gallo abbia confuso la parrocchia con la casa del popolo.
Egli non fa altro che fare discorsi politici, spesso con ideologie lontane da quelle della Chiesa.
Perché nessuno gli dice niente?
Inoltre, egli si dice "prete di strada" ma lo si trova sempre in televisione e, in qualche caso, ha fatto anche da testimonial su manifesti politici.
Più che un prete, sembra l'uomo marketing del centro sinistra.
Inoltre, in chiesa si mette a cantare "Bella ciao", una canzone anticlericale.
Inoltre, quando va in Terra Santa, gira con la kefiah palestinese, quasi a volere provocare.
Un prete che fa questo, come minimo, dovrebbe essere sospeso a divinis.
Invece, forse per paura di scatenare proteste estreme, nessuno dice nulla.
Così non si f il bene della Chiesa.
Cordili salti.

NO ALLE OLIMPIADI, NON SONO D'ACCORDO CON MONTI

Cari amici ed amiche.

Il governo ha detto "no" alle Olimpiadi che si sarebbero dovute tenere a Roma nel 2020.
Io non condivido questa decisione.
Infatti, io credo che queste Olimpiadi sarebbero state una "mano santa" per il nostro Paese, che avrebbe avuto modo di farsi valere e di avere introiti.
Le Olimpiadi avrebbero creato posti di lavoro e sarebbero state un'occasione per fare conoscere il nostro Paese anche da un punto della tanto decantata cultura.
Io, se fossi stato in nel presidente del Consiglio Mario Monti, avrei detto sì alle Olimpiadi ma con delle condizioni.
La prima sarebbe stata, logicamente, il rispetto del budget. In pratica, il governo avrebbe dovuto fissare un limite di spesa da non superare.
La seconda sarebbe stata il non limitare l'evento solo a Roma ma il convolgimento di altre strutture in altre regioni, come le strutture dell EXPO di Milano.
La terza sarebbe stata quella del riutilizzo di tutte le strutture che sarebbero state costruite per l'evento.
Io penso che il governo sia stato poco coraggioso.
Avrebbe potuto coinvolgere i privati nei vari progetti.
Cordiali saluti.

martedì 14 febbraio 2012

Gianfranco Brunelli, "Il tripartito. Dal governo Monti alla prossima legislatura", in 'Il Regno attualità' n. 2/2012, pag. 3

Cari amici ed amiche.

Leggete questo brano di Gianfranco Brunelli che è stato riportato su Facebook dall'ottimo Filippo Giorgianni:

«Non è la DC. Non è la “Cosa bianca”. È un’altra “Cosa”. Non è un progetto culturalmente avanzato su un piano politico, tale da contribuire a riformare la nostra democrazia. Ma realisticamente può bastare. Del resto, l’esperienza storica della DC è finita con Moro, con la fine (simbolicamente alta e drammatica) di un’intera generazione cresciuta in Azione cattolica e diffusa in maniera omogenea sul piano nazionale. Quella stagione è irripetibile. Non c’è oggi un’altra generazione di cattolici posta in condizioni simili. Ma già il decennio successivo alla morte di Moro aveva cominciato a descrivere una DC diversa, pienamente secolarizzata nei pensieri e nelle abitudini, nei comportamenti e nei valori. Che non tematizzava più il confronto filosofico e teologico tra morale e politica (e spesso praticava altro). Se ci fosse bisogno di altri simboli al riguardo, a riguardo di quella generazione, la morte di Oscar Luigi Scalfaro ne è un ulteriore sigillo. Quello che restava di quella stagione è stato investito con grandi speranze, sotto la definizione di “cattolicesimo democratico”, nell’esperienza dell’Ulivo. E con la fine dell’Ulivo ha avuto termine anche quel “resto”. Fuori da un progetto politico nazionale, sostenuto da una continuità culturale innestata in una grande tradizione, anche il futuro dei cattolici nel PD, dal piano locale a quello nazionale, sarà difficile. Senza dire del riverbero che tutto questo avrà su un piano elettorale per lo stesso PD. In una compagine di centro-destra moderato, la gerarchia vede non la possibilità di una condivisione generalizzata di valori, ma la possibilità pratica che vi trovi spazio in maniera nuovamente influente una quota di classe dirigente cattolica, tale da salvaguardare alcune posizioni. Le gerarchie ecclesiastiche hanno preso saldamente in mano il pasticcio di Todi e lo ordinano diversamente. In questo senso Todi è il fallimento di quello che rimane dell’associazionismo variamente cattolico. Del resto l’elaborazione piuttosto rigida della nozione di “valori non negoziabili” è la formula con la quale si prende atto della secolarizzazione dello stesso mondo cattolico e ci si riserva, da parte ecclesiastica, il diritto d’intervenire pubblicamente sui temi che maggiormente interessano la gerarchia e determinare, di fatto, in funzione di quella rigidità, la maggiore o minore vicinanza di singoli e di gruppi alle posizioni della Chiesa. In questo senso non serve più neppure lo strumento dell’unità politica dei cattolici. Ricomincia una storia.».

Quando si parla di "cattolicesimo democratico", mi viene da ridere.
La denominazione "cattolicesimo democratico" non ha senso.
Intendiamoci, essere cattolici non significa essere contro la democrazia.
Però, l'espressione, "cattolicesimo democratico" dà l'idea di un qualcosa di non ben definito, di un cattolicesimo più di facciata che non di sostanza.
Ad esempio, ci sono esponenti cattolici che sono aperti e che non hanno condizioni verso l'immigrazione.
Ora, il cattolico ha sempre posto il principio della difesa delle radici culturali del proprio Paese.
Questi due pensieri sono in contrasto tra loro.
Infatti, come può un "cattolico democratico" dirsi "difensore delle radici culturali del proprio Paese" e, magari, volere che vengano concessi locali parrocchiali ai musulmani, per la loro preghiera?
Come può un "cattolico democratico" dirsi "difensore delle radici culturali del proprio Paese" e volere che nei munù delle mense scolastiche vengano tolti i piatti a base di carne di maiale e che agli scolari venga somministrato un menù senza questo tipo di carne?
Come può un "cattolico democratico" dirsi cattolico e poi fare compromessi con chi sostiene l'aborto, i matrimoni gay e l'eutanasia?
Inoltre, come può un "cattolico democratico" dirsi a favore della sussidiarietà (principio riconosciuto dalla "Dottrina sociale della Chiesa" di Papa Leone XIII) e sostenere chi è favorevole all'assistenzialismo?
Allora, da qui capiamo che il "cattolico democratico" è solo una figura ibrida tra un "cattolicesimo di facciata ed un marxismo di sostanza".
A mio parere, questo tipo di cattolicesimo è da ripudiare ed il movimento "Azione Cattolica" è stato l'esempio!
Il cattolico non può condividere certi temi, come l'aborto, l'eutanasia o i matrimoni gay.
Il "cattolicesimo democratico" è paragonabile a certe idee che furono portate avanti da John Locke e John Toland, una sorta di "religione naturale" che della vera visione cristiana ha perso le connotazioni.
Quando si parla di aborto, un cattolico non può essere neutrale ma si deve mettere contro.
Quando si parla di eutanasia, un cattolico non può essere neutrale ma si deve mettere contro.
La religione cattolica (che si ispira alla Scritture che vengono interpretate dalla Tradizione della Chiesa) è molto chiara su questi temi.
Per finire, va detto che un cattolico non può essere centrista, ossia ricorrere alla politica del "doppio forno", schierandosi con chi ha il potere (o può prendere il potere), anche quando quest'ultimo ha idee che contrastano con la dottrina cattolica.
Mi viene da ridere quando i politici che si dicono cattolici parlano di valori cattolici e di tradizioni, quando poi, a seconda della convenienza, si schierano con partiti che vanno in tutt'altra direzione.
Ad esempio, cito l'Unione di Centro che alle elezioni regionali, in Piemonte, del 2010 si schierò con l'allora governatrice Mercedes Bresso, una sostenitrice dell'aborto.
Posizioni simili non mi sembrano coerenti.
Credo che sia ora di finirla con il "democristianesimo" e con il "milazzismo" che danno l'idea di un cattolicesimo confuso e che agisce secondo logiche di "grandi coalizioni" che sono estranee ai cittadini e alla stessa tradizione cattolica.
Questa concezione del cattolicesimo in politica è solo un assist a chi sostiene posizioni apertamente anticattoliche che può permettersi di dire che i cattolici siano legati solo al potere.
Questo non è cattolicesimo.
Cordiali saluti.



CRISI GRECA, PARLA NIGEL FARAGE




Cari amici ed amiche.

Guardate questo video che ho preso da Youtube, in cui vi è Nigel Farage, il noto europarlamentare britannico, che parla della crisi greca.
Ringrazio l'amico Vittorio Leo che su Facebook ha messo il video.
Leggete anche l'articolo de "Il Giornale" che è intitolato "La dittatura della Borsa ha sconfitto la politica".
E' chiaro che la situazione di oggi non sia bella.
In Grecia, essa è drammatica.
Com'è noto, in quel Paese vi è un governo tecnico che sta massacrando tutto il tessuto sociale della popolazione che è sul piede di guerra.
Questo governo sta facendo ciò, per seguire quelli che sono i dettami della Germania che, in barba alla politica di integrazione europea, sta pensando solo a salvare sé stessa, a scapito degli altri.
Del resto, la Germania sta usando l'Euro come una propria valuta.
Lo dimostra il fatto che con l'Euro la Germania non incontri più la concorrenza degli altri Paesi europei, come l'Italia.
Quando c'era la valuta nazionale (la Lira), l'Italia poteva fare concorrenza alla Germania, svalutando la propria moneta.
Oggi, l'Italia non può più fare ciò.
Inoltre, c'è chi sta facendo di tutto per buttare fuori il Regno Unito dall'Unito dall'Unione Europea.
Leggete l'articolo scritto sull'East Journal ed è intitolato "UNIONE EUROPEA: Fuori la Gran Bretagna dall’Europa. Dentro le pieghe del nuovo trattatoCosì facendo, però, la Germania".
E' chiaro che quelli dell'asse franco-tedesco stiano facendo di tutto pur di cacciare via la Gran Bretagna, l'unico Stato che, guarda caso, è in grado di tenere testa alla Germania.
Io temo che questa situazione possa portare a tante tensioni e che queste tensioni portino a situazioni gravi.
Infatti, pur di salvarsi, la Germania è disposta a fare affondare altri Stati e a farli impoverire.
Da qui potrebbero nascere situazioni incontrollabili.
Per questo, Farage ha ragione.
Cordiali saluti.

LA MAFIA E LA STORIA


Cari amici ed amiche.

Leggendo il mio articolo intitolato "Considerazioni sulla storia della Mafia e sulla lotta contro di essa", l'amico Angelo Fazio mi ha dato del materiale molto interessante.
Mi ha inoltrato questo articolo intitolato ""I Beati Paoli".
Leggete anche l'altro articolo intitolato "Quando leggevamo i Beati Paoli".
I Beati Paoli erano una società segreta che si trovava nella Sicilia del 1500.
Pare che essa risalga ad una congiura detta "degli Squarcialupo".
Questa congiura fu ordita da Gianluca Squarcialupo che provò a sostituirsi alle oligarchie locali.
Da qui nacque una setta, quella dei Beati Paoli, il cui nome derivò da quello di San Francesco di Paola.
Ora, pare che i Beati Paoli siano stati legati alla Mafia.
Di sicuro, con la Mafia ebbero molto in comune.
Riprendendo quanto scritto nel mio articolo, la Mafia nacque come una società di carattere iniziatico.
Per entrare in essa bisognava (e bisogna tuttora) rispettare un cerimoniale.
Inoltre, la Mafia ha i "suoi santi".
Questa pratica risale alle sue origini leggendarie che vide coinvolti fratelli Osso, Mastrosso e Carcagnosso.
Il primo che "adottò" un santo fu Carcagnosso, il fondatore della 'Ndrangheta calabrese.
Carcagnosso scelse San Michele Arcangelo.
In seguito, gli altri due fratelli fecero la stessa cosa.
Mastrosso, fondatore della Camorra, adottò San Pietro e Osso, fondatore della Mafia, adottò Gesù Cristo.
Quindi, la Mafia assunse quasi un "carattere mistico".
Di certo, essa diceva di "proteggere" i più deboli. Ovviamente, questa era una "protezione" che costava tanto a chi la riceveva, sia in termini economici che in quelli di libertà.
Ora, va smentita una cosa.
Certe teorie dicevano che la Mafia fosse diffusa in tutta la Sicilia.
Questo non fu così vero.
Infatti, nel XIX secolo (prima del 1861) essa fu forte in quelle aree in cui fu forte l'avversione ai Borboni, ossia la parte occidentale della Sicilia.
Al contrario, nella parte orientale, le attuali Province di Messina e di Catania, la presenza della Mafia fu più debole, poiché la borghesia di quelle zone fu legata alla casa regnante di Napoli.
Di sicuro, a fare esplodere il fenomeno mafioso fu Giuseppe Garibaldi.
I mafiosi si schierarono con lui e con i Mille.
Tra questi, va citato Gaspare Mosca, un garibaldino e maestro delle scuole elementari che si mise con i mafiosi di Pepe Rizzotto.
In funzione antiborbonica, la Mafia vide Garibaldi ed i suoi come coloro che le avrebbero fatto prendere potere.
La cosa si verificò.
Io credo che la storiografia debba essere riletta e corretta.
Cordiali saluti.






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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.