Presentazione

Presentazione
Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

Il mio libro sul Covid

Il mio libro

Il mio libro

Il mio libro

Il mio libro

Il mio libro

Il mio libro

Il mio libro

Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

Il mio libro

Il mio libro

Il mio libro

mercoledì 15 febbraio 2012

NO ALLE OLIMPIADI, NON SONO D'ACCORDO CON MONTI

Cari amici ed amiche.

Il governo ha detto "no" alle Olimpiadi che si sarebbero dovute tenere a Roma nel 2020.
Io non condivido questa decisione.
Infatti, io credo che queste Olimpiadi sarebbero state una "mano santa" per il nostro Paese, che avrebbe avuto modo di farsi valere e di avere introiti.
Le Olimpiadi avrebbero creato posti di lavoro e sarebbero state un'occasione per fare conoscere il nostro Paese anche da un punto della tanto decantata cultura.
Io, se fossi stato in nel presidente del Consiglio Mario Monti, avrei detto sì alle Olimpiadi ma con delle condizioni.
La prima sarebbe stata, logicamente, il rispetto del budget. In pratica, il governo avrebbe dovuto fissare un limite di spesa da non superare.
La seconda sarebbe stata il non limitare l'evento solo a Roma ma il convolgimento di altre strutture in altre regioni, come le strutture dell EXPO di Milano.
La terza sarebbe stata quella del riutilizzo di tutte le strutture che sarebbero state costruite per l'evento.
Io penso che il governo sia stato poco coraggioso.
Avrebbe potuto coinvolgere i privati nei vari progetti.
Cordiali saluti.

martedì 14 febbraio 2012

Gianfranco Brunelli, "Il tripartito. Dal governo Monti alla prossima legislatura", in 'Il Regno attualità' n. 2/2012, pag. 3

Cari amici ed amiche.

Leggete questo brano di Gianfranco Brunelli che è stato riportato su Facebook dall'ottimo Filippo Giorgianni:

«Non è la DC. Non è la “Cosa bianca”. È un’altra “Cosa”. Non è un progetto culturalmente avanzato su un piano politico, tale da contribuire a riformare la nostra democrazia. Ma realisticamente può bastare. Del resto, l’esperienza storica della DC è finita con Moro, con la fine (simbolicamente alta e drammatica) di un’intera generazione cresciuta in Azione cattolica e diffusa in maniera omogenea sul piano nazionale. Quella stagione è irripetibile. Non c’è oggi un’altra generazione di cattolici posta in condizioni simili. Ma già il decennio successivo alla morte di Moro aveva cominciato a descrivere una DC diversa, pienamente secolarizzata nei pensieri e nelle abitudini, nei comportamenti e nei valori. Che non tematizzava più il confronto filosofico e teologico tra morale e politica (e spesso praticava altro). Se ci fosse bisogno di altri simboli al riguardo, a riguardo di quella generazione, la morte di Oscar Luigi Scalfaro ne è un ulteriore sigillo. Quello che restava di quella stagione è stato investito con grandi speranze, sotto la definizione di “cattolicesimo democratico”, nell’esperienza dell’Ulivo. E con la fine dell’Ulivo ha avuto termine anche quel “resto”. Fuori da un progetto politico nazionale, sostenuto da una continuità culturale innestata in una grande tradizione, anche il futuro dei cattolici nel PD, dal piano locale a quello nazionale, sarà difficile. Senza dire del riverbero che tutto questo avrà su un piano elettorale per lo stesso PD. In una compagine di centro-destra moderato, la gerarchia vede non la possibilità di una condivisione generalizzata di valori, ma la possibilità pratica che vi trovi spazio in maniera nuovamente influente una quota di classe dirigente cattolica, tale da salvaguardare alcune posizioni. Le gerarchie ecclesiastiche hanno preso saldamente in mano il pasticcio di Todi e lo ordinano diversamente. In questo senso Todi è il fallimento di quello che rimane dell’associazionismo variamente cattolico. Del resto l’elaborazione piuttosto rigida della nozione di “valori non negoziabili” è la formula con la quale si prende atto della secolarizzazione dello stesso mondo cattolico e ci si riserva, da parte ecclesiastica, il diritto d’intervenire pubblicamente sui temi che maggiormente interessano la gerarchia e determinare, di fatto, in funzione di quella rigidità, la maggiore o minore vicinanza di singoli e di gruppi alle posizioni della Chiesa. In questo senso non serve più neppure lo strumento dell’unità politica dei cattolici. Ricomincia una storia.».

Quando si parla di "cattolicesimo democratico", mi viene da ridere.
La denominazione "cattolicesimo democratico" non ha senso.
Intendiamoci, essere cattolici non significa essere contro la democrazia.
Però, l'espressione, "cattolicesimo democratico" dà l'idea di un qualcosa di non ben definito, di un cattolicesimo più di facciata che non di sostanza.
Ad esempio, ci sono esponenti cattolici che sono aperti e che non hanno condizioni verso l'immigrazione.
Ora, il cattolico ha sempre posto il principio della difesa delle radici culturali del proprio Paese.
Questi due pensieri sono in contrasto tra loro.
Infatti, come può un "cattolico democratico" dirsi "difensore delle radici culturali del proprio Paese" e, magari, volere che vengano concessi locali parrocchiali ai musulmani, per la loro preghiera?
Come può un "cattolico democratico" dirsi "difensore delle radici culturali del proprio Paese" e volere che nei munù delle mense scolastiche vengano tolti i piatti a base di carne di maiale e che agli scolari venga somministrato un menù senza questo tipo di carne?
Come può un "cattolico democratico" dirsi cattolico e poi fare compromessi con chi sostiene l'aborto, i matrimoni gay e l'eutanasia?
Inoltre, come può un "cattolico democratico" dirsi a favore della sussidiarietà (principio riconosciuto dalla "Dottrina sociale della Chiesa" di Papa Leone XIII) e sostenere chi è favorevole all'assistenzialismo?
Allora, da qui capiamo che il "cattolico democratico" è solo una figura ibrida tra un "cattolicesimo di facciata ed un marxismo di sostanza".
A mio parere, questo tipo di cattolicesimo è da ripudiare ed il movimento "Azione Cattolica" è stato l'esempio!
Il cattolico non può condividere certi temi, come l'aborto, l'eutanasia o i matrimoni gay.
Il "cattolicesimo democratico" è paragonabile a certe idee che furono portate avanti da John Locke e John Toland, una sorta di "religione naturale" che della vera visione cristiana ha perso le connotazioni.
Quando si parla di aborto, un cattolico non può essere neutrale ma si deve mettere contro.
Quando si parla di eutanasia, un cattolico non può essere neutrale ma si deve mettere contro.
La religione cattolica (che si ispira alla Scritture che vengono interpretate dalla Tradizione della Chiesa) è molto chiara su questi temi.
Per finire, va detto che un cattolico non può essere centrista, ossia ricorrere alla politica del "doppio forno", schierandosi con chi ha il potere (o può prendere il potere), anche quando quest'ultimo ha idee che contrastano con la dottrina cattolica.
Mi viene da ridere quando i politici che si dicono cattolici parlano di valori cattolici e di tradizioni, quando poi, a seconda della convenienza, si schierano con partiti che vanno in tutt'altra direzione.
Ad esempio, cito l'Unione di Centro che alle elezioni regionali, in Piemonte, del 2010 si schierò con l'allora governatrice Mercedes Bresso, una sostenitrice dell'aborto.
Posizioni simili non mi sembrano coerenti.
Credo che sia ora di finirla con il "democristianesimo" e con il "milazzismo" che danno l'idea di un cattolicesimo confuso e che agisce secondo logiche di "grandi coalizioni" che sono estranee ai cittadini e alla stessa tradizione cattolica.
Questa concezione del cattolicesimo in politica è solo un assist a chi sostiene posizioni apertamente anticattoliche che può permettersi di dire che i cattolici siano legati solo al potere.
Questo non è cattolicesimo.
Cordiali saluti.



CRISI GRECA, PARLA NIGEL FARAGE




Cari amici ed amiche.

Guardate questo video che ho preso da Youtube, in cui vi è Nigel Farage, il noto europarlamentare britannico, che parla della crisi greca.
Ringrazio l'amico Vittorio Leo che su Facebook ha messo il video.
Leggete anche l'articolo de "Il Giornale" che è intitolato "La dittatura della Borsa ha sconfitto la politica".
E' chiaro che la situazione di oggi non sia bella.
In Grecia, essa è drammatica.
Com'è noto, in quel Paese vi è un governo tecnico che sta massacrando tutto il tessuto sociale della popolazione che è sul piede di guerra.
Questo governo sta facendo ciò, per seguire quelli che sono i dettami della Germania che, in barba alla politica di integrazione europea, sta pensando solo a salvare sé stessa, a scapito degli altri.
Del resto, la Germania sta usando l'Euro come una propria valuta.
Lo dimostra il fatto che con l'Euro la Germania non incontri più la concorrenza degli altri Paesi europei, come l'Italia.
Quando c'era la valuta nazionale (la Lira), l'Italia poteva fare concorrenza alla Germania, svalutando la propria moneta.
Oggi, l'Italia non può più fare ciò.
Inoltre, c'è chi sta facendo di tutto per buttare fuori il Regno Unito dall'Unito dall'Unione Europea.
Leggete l'articolo scritto sull'East Journal ed è intitolato "UNIONE EUROPEA: Fuori la Gran Bretagna dall’Europa. Dentro le pieghe del nuovo trattatoCosì facendo, però, la Germania".
E' chiaro che quelli dell'asse franco-tedesco stiano facendo di tutto pur di cacciare via la Gran Bretagna, l'unico Stato che, guarda caso, è in grado di tenere testa alla Germania.
Io temo che questa situazione possa portare a tante tensioni e che queste tensioni portino a situazioni gravi.
Infatti, pur di salvarsi, la Germania è disposta a fare affondare altri Stati e a farli impoverire.
Da qui potrebbero nascere situazioni incontrollabili.
Per questo, Farage ha ragione.
Cordiali saluti.

LA MAFIA E LA STORIA


Cari amici ed amiche.

Leggendo il mio articolo intitolato "Considerazioni sulla storia della Mafia e sulla lotta contro di essa", l'amico Angelo Fazio mi ha dato del materiale molto interessante.
Mi ha inoltrato questo articolo intitolato ""I Beati Paoli".
Leggete anche l'altro articolo intitolato "Quando leggevamo i Beati Paoli".
I Beati Paoli erano una società segreta che si trovava nella Sicilia del 1500.
Pare che essa risalga ad una congiura detta "degli Squarcialupo".
Questa congiura fu ordita da Gianluca Squarcialupo che provò a sostituirsi alle oligarchie locali.
Da qui nacque una setta, quella dei Beati Paoli, il cui nome derivò da quello di San Francesco di Paola.
Ora, pare che i Beati Paoli siano stati legati alla Mafia.
Di sicuro, con la Mafia ebbero molto in comune.
Riprendendo quanto scritto nel mio articolo, la Mafia nacque come una società di carattere iniziatico.
Per entrare in essa bisognava (e bisogna tuttora) rispettare un cerimoniale.
Inoltre, la Mafia ha i "suoi santi".
Questa pratica risale alle sue origini leggendarie che vide coinvolti fratelli Osso, Mastrosso e Carcagnosso.
Il primo che "adottò" un santo fu Carcagnosso, il fondatore della 'Ndrangheta calabrese.
Carcagnosso scelse San Michele Arcangelo.
In seguito, gli altri due fratelli fecero la stessa cosa.
Mastrosso, fondatore della Camorra, adottò San Pietro e Osso, fondatore della Mafia, adottò Gesù Cristo.
Quindi, la Mafia assunse quasi un "carattere mistico".
Di certo, essa diceva di "proteggere" i più deboli. Ovviamente, questa era una "protezione" che costava tanto a chi la riceveva, sia in termini economici che in quelli di libertà.
Ora, va smentita una cosa.
Certe teorie dicevano che la Mafia fosse diffusa in tutta la Sicilia.
Questo non fu così vero.
Infatti, nel XIX secolo (prima del 1861) essa fu forte in quelle aree in cui fu forte l'avversione ai Borboni, ossia la parte occidentale della Sicilia.
Al contrario, nella parte orientale, le attuali Province di Messina e di Catania, la presenza della Mafia fu più debole, poiché la borghesia di quelle zone fu legata alla casa regnante di Napoli.
Di sicuro, a fare esplodere il fenomeno mafioso fu Giuseppe Garibaldi.
I mafiosi si schierarono con lui e con i Mille.
Tra questi, va citato Gaspare Mosca, un garibaldino e maestro delle scuole elementari che si mise con i mafiosi di Pepe Rizzotto.
In funzione antiborbonica, la Mafia vide Garibaldi ed i suoi come coloro che le avrebbero fatto prendere potere.
La cosa si verificò.
Io credo che la storiografia debba essere riletta e corretta.
Cordiali saluti.






Inserisci link

CARO MARIO MONTI, TU NON SEI IL MIO PRESIDENTE, UNA RIFLESSIONE SU "ITALIA CHIAMA ITALIA"

Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo scritto su "Italia chiama Italia" . Esso è intitolato "Caro Mario Monti, tu non sei il mio presidente perché non ti ho votato (VIDEO)".
In quell'articolo c'è anche un video.
Ora, esprimo un mio parere.
Io penso che l'autore di quell'articolo abbia pienamente ragione.
In un momento di crisi come questo, la gente deve sentire vicina la politica.
Il governo Monti non è un esempio di vicinanza della politica ai cittadini.
Anzi, esso è stato calato dall'alto, dopo che è stata fatta ogni cosa per screditare e fare cadere il precedente governo del presidente Berlusconi.
E' evidente che per fare cadere quest'ultimo esecutivo ci siano state delle pressioni.
Prima, hanno tentato di distruggere il presidente Berlusconi con la via giudiziaria e non ci sono riusciti.
Poi, hanno tentato di fare la stessa cosa con il gossip e non ci sono riusciti.
Sono riusciti a fare ciò solo usando il mercato, con l'aiuto di alcune forze che, per qualche strano motivo, sono uscite dal centro destra.
E' evidente che a qualcuno il presidente Berlusconi sia stato scomodo.
E' arrivato Monti che ha promesso sobrietà e liberalizzazioni vere.
Purtroppo, non mi sembra che abbia mantenuto le promesse.
Infatti, ha aumentato le tasse sulle imprese e non ha fatto delle vere liberalizzazioni.
Se avesse voluto fare ciò, ad esempio, avrebbe tolto il privilegi fiscali alle cooperative.
Inoltre, anche in fatto di sobrietà, non mi pare che l'attuale esecutivo mantenga le promesse.
Infatti, Monti ed i suoi ministri sono sistematicamente in televisione.
Qui c'è una certa ipocrisia.
Infatti, quando il presidente Berlusconi compariva in televisione, c'erano quelli che criticavano dicendo che un Presidente del Consiglio non potesse fare ciò.
Ora, Monti ed i suoi ministri fanno la stessa cosa e tutto tace.
Molto spesso, i Monti ed i suoi ministri hanno delle uscite infelici, come quella del Vice-Ministro del Lavoro, Michel Martone, che ha definito "sfigato" colui che non si laurea a ventotto anni.
Mentre il presidente del Consiglio ed i membri del suo governo fanno ciò, le aziende chiudono e molte famiglie non arrivano alla fine del mese.
Quindi, noi ci troviamo di fronte ad un Presidente del Consiglio e ad un governo non eletti dal popolo e con una politica commissariata da certi euro-tecnocrati.
Ora, parlando da iscritto al Popolo della Libertà, voglio dire che proprio gli elettori di tale partito e del centro destra sono quelli più insofferenti di fronte a tale situazione.
L'onorevole Alfano, che è una persona seria, tenga conto di ciò.
Termino, dicendo che qui c'è un grosso pericolo.
Con la disaffezione verso questa politica immobile, vi è un rischio gravissimo che al "governo dei professori" subentri quello degli "stregoni del populismo".
Il futuro potrebbe essere oscuro.
Cordiali saluti.

lunedì 13 febbraio 2012

LA FAMIGLIA, I GIOVANI ED IL SESSO



Cari amici ed amiche.

Ieri sera, presso l'oratorio della Parrocchia di San Giovanni Battista di Roncoferraro (Mantova) vi è stato l'ultimo incontro della serie intitolata "La famiglia chiede aiuto".
I moderatori sono stati don Alberto Bertozzi, parroco di Roncoferraro, e don Giovanni Telò, parroco di Villa Garibaldi.
Ospiti e relatori della serata sono stati Enzo Riccò e Patrizia Aldrigo, due coniugi, insegnanti e consulenti familiari del Consultorio di Mantova, che, insieme al Comune di Roncoferraro (nelle persone dell' Assessore alla cultura, Livia Calciolari, e dell'Assessore alle Politiche Familiari, Carlo Alberto Filippi) e all'Unità Pastorale di San Leone Magno hanno patrocinato la serata.
La sessualità è stata il tema della serata.
I professori Riccò e Aldrigo hanno trattato l'argomento in questione, parlando della situazione dei giovani, che si trovano di fronte un mondo pieno di insidie (qual è la sessualità), e dei genitori, che devono trattare l'argomento in questione.
Una volta, quando un bambino faceva domande, i genitori esponevano teorie assurde, come quella della cicogna, quella dell'ape che punge l'uomo e la donna o quella del cavolo.
Oggi, una cosa del genere non è più possibile.
Infatti, al giorno d'oggi, i bambini ed i giovani sono bombardati di immagini di sensualità, come nel caso di una pubblicità di una nota marca di liquore che mostra una scena sessuale ambigua.
La pubblicità in questione risale al 2005 ed è stata citata come esempio dai due relatori della serata.
Quindi, il genitore deve educare il figlio all'affettività.
Egli deve contribuire a fare sì che il figlio sia in grado di amare, dimostrando di essere lui stesso in grado di fare la stessa cosa.
Ad esempio, qualora e sia separato dal suo coniuge, egli non deve parlare male di quest'ultimo.
Un genitore che non sa amare rischia di generare e fare crescere un figlio incapace di amare.
Inoltre, riguardo alla sessualità, il genitore deve stare vicino al figlio, quando guarda i programmi televisivi della fascia non protetta e deve cercare di rispondere quando questi ultimi pongono delle domande.
La serata si è poi conclusa con una citazione del libro "Non mi vegogno del Vangelo", libro scritto dal noto vaticanista de "La Repubblica", Luigi Accattoli.
La citazione recita:

"La nostra epoca presenta dei vantaggi per la vita cristiana: uno di essi è
la libertà di presentarsi come credenti senza che ciò provochi un rigetto.
Occorre saperne approfittare, liberandoci dalla vecchia vergogna a
mostrarci cristiani, a leggere la Bibbia in treno o a fare il segno della
croce in luogo pubblico, quando non c'è un prete a comandarlo.
L'autore propone dieci provocazioni in vista di questa uscita alla scoperto:
come organizzare la casa e la giornata; come realizzare un rapporto libero
con il lavoro e il denaro, i media e la vacanza; come vivere la coppia e la
famiglia, il tempo libero e la domenica in modo che si veda la nostra fede.
Con esempi vissuti e in un linguaggio secolare, una proposta libera e
fedele per il cristiano comune del terzo millennio.".

Poi ci sono stati gli interventi dal pubblico.
Manco a dirlo, il primo ad intervenire sono stato io che ho denunciato la cultura attuale, in cui vi è un distacco tra sesso ed amore.
Ho cominciato il mio intervento, citando la scienza.
Quest'ultima riconosce l'amore coniugato al sesso come segno di evoluzione rispetto alle altre spiecie animali che fanno sesso solo per riprodursi.
Oggi, invece si privilegia il sesso (che, citando Italo Svevo, ho chiamato "animalità") sull'agape e sulla caritas. Ho citato l'enciclica del Santo Padre Benedetto XVI "Deus Caritas est".
Il relatore Riccò ha risposto affermando che ciò è vero.
Un altro signore che è intervenuto si è riallacciato a quanto da me affermato e ha detto che potrebbe esserci un disegno demoniaco in questa "cultura del sesso senza amore".
E' stato bello l'intervento di un ragazzo che sta per sposarsi.
Questi ha affermato che vi sono state delle persone che, in qualche modo, avrebbero tentato di dissuaderlo dal fare ciò, portando delle loro testimonianze.
I relatori hanno risposto, dicendo quanto hanno fatto questi ultimi sia sbagliato poiché hanno negato la speranza ad una persona.
Io penso che l'argomento debba essere affrontato senza moralismi.
Cito una frase di Gustave Thibon, che è stata citata dall'amica Irene Bertoglio, una persona con cui ho il piacere di confrontarmi ogni giorno.
La frase recita:

"Non ho mai desistito dal lottare contro il peccato del secolo che viveva non soltanto intorno a me ma in me. Non ho mai cessato di testimoniare contro me stesso, di risalire la mia propria china.
La mia testimonianza trae forse valore da questa lotta.".

La serata si è conclusa con dei questionari con cui si chiedeva un parere su questo ciclo di serate e delle proposte.
Io ho proposto di trattare alcuni temi scottanti, come la mafia ed il satanismo.
Sarò ascoltato?
Solo Dio lo sa!
Cordiali saluti.

CONSIDERAZIONI SULLA STORIA DELLA MAFIA E SULLA LOTTA CONTRO DI ESSA


Cari amici ed amiche.

Sulla Mafia ci sono alcune leggede metropolitane.
Una di queste dice che essa sia frutto della monarchia borbonica che regnò nell'Italia del sud dal 1734 al 1861.
La realtà è ben diversa.
Sulla mafia vi è una leggenda che pare la faccia risalire al Medio Evo.
Tre cavalieri e fratelli spagnoli, Osso, Mastrosso e Carcagnosso, dovettero lasciare la loro terra d'origine per una "questione di letto" che non riuscirono a dirimere.
Infatti, una loro sorella fu sedotta dal re e, non potendo sistemare la cosa per ripristinare l'onore, dovettero fuggire.
Passarono i Pirenei ed arrivarono in Francia. Passarono le Alpi ed arrivarono in Italia.
Scesero lungo la penisola ed arrivarono a Napoli.
Mastrosso si fermò lì e fondò la Camorra.
Gli altri due fratelli proseguirono verso sud ed arrivarono in Calabria.
Qui si fermò Carcagnosso. Questi fondò la 'Ndrangheta.
Osso proseguì ed andò in Sicilia. Arrivò a Palermo, ove fondò la Mafia.
La storia reale accosta la mafia medioevale alla Gardunas spagnola, una "società di mutuo soccorso" che "proteggeva" la gente. Certo, questa "protezione" aveva un costo.
Un'altra versione della storia della Mafia dice che il suo nome provenga da un acronimo o meglio da una società che fu contro i Francesi durante i Vespri Siciliani (1282-1302) ed il cui motto recitava "Morte ai Francesi Italia Auspica" o "Morte alla Francia Italia Anela".
Quindi, la Mafia con i Borboni c'entra come il cavolo a merenda.
Fu certo che i Borboni furono acerrimi nemici della Mafia. Nonostante ci fosse stata un'avversione verso i Borboni in certe aree della Sicilia e nonostante queste spinte indipendentiste potessero essere state un punto di forza della Mafia, la corona del Regno delle Due Sicilie combatté questa organizzazione.
Essa, però, trovò un alleato, Giuseppe Garibaldi.
Senza più i Borboni e trovandosi in un nuovo regno che non fu accettato pienamente dalle popolazioni, la Mafia potà espandersi.
Quindi, fu dopo l'Unità d'Italia, con il suo discutibile processo, che la Mafia divenne un fenomeno esteso.
Ora, faccio una considerazione.
Io trovo che sia veramente stupido l'atteggiamento di certi politici che accusano i loro avversari di Mafia.
Anzi, questo atteggiamento rafforza la Mafia stessa poiché essa può fare quello che vuole in una società civile spaccata dalle controversie politiche.
Vale il detto che recita: "Divide et impera".
La lotta alla Mafia non deve essere una lotta politica.
Ad esempio, la sinistra dice che il centro destra sia colluso con la Mafia.
Mi risulta che, ad esempio, il governo del presidente Berlusconi si sia impegnato nella lotta contro la Mafia, grazie ai ministri Angelino Alfano e Roberto Maroni.
Ad esempio, è stato ripristinato l'articolo 41 bis (carcere duro) e sono stati arrestati parecchi mafiosi, circa otto al giorno.
Auspico che il governo Monti faccia altrettanto e, forse, invece di colpire i commercianti e gli imprenditori (con le tasse ed i blitz della Guardia di Finanza) farebbe bene a continuare l'opera di chi l'ha preceduto.
La lotta alla Mafia non deve essere una lotta politica.
Cordiali saluti.

Translate

Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.