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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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giovedì 22 settembre 2011

CENA DEL PDL A VILLIMPENTA, UNA RIFLESSIONE SULLO STATO DEL PARTITO IN ITALIA E...A RONCOFERRARO

Cari amici ed amiche.

Ieri, sono stato invitato ad una cena-dibattito del Popolo della Libertà che è stata organizzata dalla sezione di Roncoferraro del partito. L'evento si è tenuto a Villimpenta, in Provincia di Mantova, presso il ristorante "L'Antico Mulino".
A questa cena hanno partecipato anche i vertici roncoferraresi della Lega Nord, con l'amico Franco Carreri, il segretario comunale del "Carroccio", oltre ai rappresentanti del PdL di Villimpenta.
L'ospite d'onore è stato Gilberto Sogliani, vice segretario provinciale del Popolo della Libertà.
Con Sogliani, è stato trattato il discorso inerente allo stato del partito sia a livello nazionale e sia a quello locale.
Proprio Sogliani, che ha iniziato il discorso, ha parlato di un partito "ingessato" e spesso incapace di agire, in quanto tutte figure che detengono le cariche al suo interno non sarebbero frutto di congressi (e quindi elette) ma di nomine.
Inoltre, ha detto che il presidente Berlusconi non deve fare il "passo indietro", ossia dimettersi dal Governo, ma ha anche detto che il 2013 sarebbe bene che egli non si presentasse alle elezioni, anche per una questione anagrafica.
Ha comunque ribadito i meriti del presidente Berlusconi che ha evitato che l'Italia cadesse nelle mani di questa sinistra massimalista e giustizialista.
Da cattolicio, Sogliani ha parlato della necessità di riunire i cattolici impegnati in politica, cercando riaprire il dialogo (e di ricomporre l'alleanza) con l'Unione di centro.
Ha parlato anche della necessità dei congressi nel PdL, per creare delle regole e fare finire le situazioni di anarchia dentro il partito.
Ha preso la parola Previdi Maria Grazia, già candidata alle elezioni amministrative di Roncoferraro che si tennero nel 2009 (come consigliere comunale) nella lista di centrodestra "Libertà di cambiare, diritto di crescere-Poltronieri sindaco" che ha trattato il caso del suo Comune (che è anche il mio) come emblematico della situazione del partito a livello provinciale.
La lista di centrodestra, infatti, perse rovinosamente le elezioni e si disgregò a causa dei personalismi e frizioni interni.
La signora Previdi ha più volte ribadito il fatto di non essere contenta della situazione del PdL a Roncoferraro e non solo (come si può darle torto?) per il fatto di avere più volte chiesto l'appoggio della segreteria provinciale del partito che non è mai stata presente. Inoltre, ha denunciato anche la carenza di iscritti a Roncoferraro, che è correlata al mancato sostegno da parte del coordinamento provinciale.
Ho preso la parola io.
In sostegno a quanto detto dalla signora Previdi, io ho denunciato a Sogliani il comportamento non conforme rispetto alla linea del partito del gruppo che in Consiglio comunale fa parte della succitata lista. Ovviamente, mi sono riferito ai consiglieri che dovrebbero fare riferimento al Popolo della Libertà.
Tra l'altro, ho citato la riunione del Consiglio comunale del 25 agosto 2009.
In quell'occasione (udite udite, anzi, leggete leggete) la lista votò a favore del programma del sindaco Candido Roveda e della sua lista di centrosinistra.
Basta vedere i verbali della seduta del Consiglio comunale.
E' chiaro che una cosa del genere non sia politicamente ammissibile.
Sarebbe come se il Partito Democratico votasse la fiducia al Governo del presidente Berlusconi.
Inoltre, ho fatto notare che vi è uno scollamento sia tra il gruppo consiliare del PdL e l'elettorato di centrodestra e sia tra lo stesso ed il resto del partito.
Questo ha generato la frantumazione del PdL di Roncoferraro.
Del resto, già nel 2009, io denunciai una situazione di continuo scontro interno alla lista, per la quale collaboravo, e la mancanza di un suo chiaro progetto.
Dopo una serie di frizioni iniziali, scrissi un articolo sul giornale "Italia chiama Italia" , il cui titolo era "PdL sul territorio? C'è ancora molto da lavorare! - di Antonio Gabriele Fucilone".
Questo articolo generò nuove e fortissime frizioni tra me e la "fronda" che fa riferimento a quel gruppo consiliare.
La cosa degenerò e sfociò in questo articolo senza firma e pieno di cose non veritiere, il cui titolo fu "Il PdL di Roncoferraro: "Smentiamo con forza il Sig. Fucilone" .
Questo articolo è pieno di falsità.
In primo luogo, io chiarii la mia posizione, dicendo che io non volli offendere nessuno ma volli semplicemente analizzare la sconfitta.
Se una persona muore è giusto che i suoi cari conoscano la causa della morte.
In secondo luogo, io non scrissi determinate cose che mi furono attribuite.
Ad esempio, non parlai di "baraonde" "né di "ubriaconi".
Vi pare che io mi metta a calunniare le persone?
La Lega Nord prese le distanze da ciò, scrivendo un suo articolo a firma del suo segretario locale Franco Carreri che è intitolato "PdL Roncoferraro, Franco Carreri (Lega Nord): "Le riflessioni di Antonio Gabriele Fucilone? Corrette ed accurate"".
Anch'io, tempo dopo, anch'io scrissi un articolo, in seguito all"infelice votazione del Consiglio comunale del 25 agosto 2009". Il titolo dell'articolo è "PdL di Roncoferraro, qualcuno si scusi! - di Antonio Gabriele Fucilone". Quel gruppo che si trova in Consiglio comunale vive in un mondo tutto suo ed è conpletamente staccato sia dal PdL e sia dall'elettorato.
Anzi, spesso e volentieri tende a fare da "stampella" alla maggioranza di centrosinistra, cosa che è dimostrata da ciò accadde il 25 agosto del 2009. Lo dico con il rispetto per le persone.
Ho scritto ciò per farvi comprendere la reale situazione del partito a Roncoferraro. Non ne ho parlato durante la cena.
Sogliani ha risposto che il problema c'è e che è dovuto alla situazione da lui prima descritta.
E' intervenuto anche il dottor Stefano Chiavelli, altro ex-candidato della lista "Libertà di cambiare, diritto di crescere-Poltronieri sindaco", che ha parlato della necessità di un cambiamento culturale del PdL, un cambiamento culturale che deve provenire dal basso.
Questo cambiamento culturale può avvenire tramite il congresso.
E' intervenuto anche l'ingegnere Ettore Alessi, del Circolo "Nuove Prospettive per Roncoferraro" .
L'ingegnere Alessi ha definito "kafkiana" la situazione del PdL a Roncoferraro.
Inoltre, ha parlato anche del presidente Berlusconi, affermando che la manovra finanziaria ha degli errori (come l'aumento dell'IVA) che, a suo dire, sono dovuti al fatto che egli (il presidente) abbia dato ascolto ai sondaggi e agli umori delle varie "caste" e che avrebbe dovuto andare a prendere i soldi ove questi si trovano, come i grandi patrimoni.
Ha, comunque, ribadito anche i meriti del presidente che impedì alla sinistra di prendere il potere, dopo che i partiti di governo della I Repubblica furono indeboliti dagli attacchi giudiziari. Inoltre, ha parlato proprio dei giudici e ha detto che serve l'introduzione di princpio di responsabilità civile dei magistrati, qualora essi sbaglino.
Riguardo alle intercettazioni, ha affermato che devono essere puniti coloro che abusano di tali strumenti e favoriscono la fuga di notizie e non i giornalisti.
E' stata una bella serata e, a mio modo di vedere, molto costruttiva.
Certo, sul alcune cose dette sono perfettamente d'accordo. Su altre meno.
Credo, però, che sia giusto sottolineare che vi è una necessità di ricostruire il PdL dalle sue fondamenta, dai suoi organismi locali e che la situazione del partito a Roncoferraro non sia più sostenibile.
Tra l'altro, anche la cena è stata ottima, a base di risotti.
Villimpenta, si sa, è una delle patrie del risotto.
Con una buona cena, si ragiona meglio.
Cordiali saluti.

CASO MILANESE, E' STATA SALVATA L'AUTONOMIA DEL PARLAMENTO




Cari amici ed amiche.

La Camera dei Deputati nega l'arresto per l'onorevole Marco Milanese, deputato del Popolo della Libertà, dando parere favorevole alla decisione della Giunta per le autorizzazioni a procedere, con 312 voti favorevoli e 305 contrari.
Con questo voto è stato deciso che l'autonomia del Parlamento rispetto agli altri poteri non debba essere inficiata da quella parte di magistratura che punta ad influenzare la sfera politica.
Solo così si può mantenere la democrazia.
Questo voto dimostra anche che la maggioranza è perfettamente solida e che questo Governo è legittimato a governare.
Cordiali saluti.

MANOVRA FINANZIARIA, VERITA' E STRUMENTALIZZAZIONI, COMMENTO ALL'ARTICOLO DEL BLOG DI GIUSEPPE SAGLIOCCO


Cari amici ed amiche.

Leggete l'articolo del blog "Liberalmind", il blog del consigliere del Popolo della Libertà nel Comune di Lodi, Giuseppe Sagliocco.
Questo articolo (che ho riportato qui sotto) smentisce chi dice che essa sia iniqua e che non produca una riduzione dei costi della politica.
Già rendere costituzionale il pareggio di bilancio è un atto di grande responsabilità.
Infatti, qualora non riesca a portare a termine il pareggio di bilancio e a fare in modo che vi sia equilibrio tra spese ed entrate, il Governo in carica dovrebbe prendersi le responsabilità di fronte ai cittadini e alla Costituzione stessa.
Questa manovra va letta bene.
Cordiali saluti.


Liberalmind: Manovra finanziaria 2011: verità e strumentalizzaz...: Con la manovra economica finanziaria, in questi giorni sono state poste le premesse perché l’Italia raggiunga il pareggio di bilancio entro ...

LA COOP SEI TU? NON SEMBRA! COMMENTO ALL'ARTICOLO DE "LA BUSSOLA QUOTIDIANA"




Il tribunale censura chi svela le coop

di Andrea Zambrano
22-09-2011

Non importa se la notizia non è diffamatoria. Ciò che conta è che abbia comunque arrecato un danno alle coop. E pertanto, quel danno, inquadrato come concorrenza sleale va punito e censurato fino a “bruciare” il libro che lo ha prodotto.

E’ questo il senso della sentenza del Tribunale di Milano
, sezione civile, che il 14 settembre scorso ha condannato il patron di Esselunga Bernardo Caprotti al pagamento di 300mila euro a Coop Italia, la centrale dei colossi cooperativi della grande distribuzione. Finisce così con una sentenza insolita, uno dei round della querelle che da decenni ormai oppone le coop a Caprotti, anche con sentenze in passato a lui favorevoli.

Due mondi e due visioni contrapposte del mercato nello stesso mondo
fatto di surgelati e detersivi, dove la guerra non solo commerciale ha assunto rilievi culturali e politici, soprattutto dopo la pubblicazione da parte di Caprotti del libro “Falce e Carrello”.

Un testo scomodo, politicamente scorretto,
dove Caprotti non fa altro che raccontare al lettore le vicissitudini che la sua azienda ha passato quando ha deciso di mettersi in concorrenza con le coop, secondo le regole del libero mercato, e andare ad aprire, soprattutto in Emilia Romagna, Liguria e Toscana, i suoi superstore. Praticamente in casa del “nemico” e con l’ombra delle amministrazioni rosse piegate a favore delle coop.

Caprotti in quel libro racconta, senza accusa di smentita,
aneddoti che fanno ormai parte della storica battaglia tra il sistema cooperativo e l’azienda dell’86enne imprenditore brianzolo. Aneddoti che, pur non essendo riconosciuti come diffamatori dal giudice, sono comunque sleali e pertanto da punire.

Con la decisione di ritirare dal commercio il libro,
il giudice ha poi introdotto un tema che non mancherà di fare discutere: spariti i roghi sulla pubblica piazza oggi ci si accontenta di un burocratico ritiro dagli scaffali delle librerie. Il risultato però è sempre lo stesso: l’odiata censura, che in Italia ha visto in dieci anni, appena due libri all’indice. Con questo, tre.

Ma andiamo con ordine. Il libro, edito da Marsilio nel 2007 e corredato da una prefazione di Geminiello Alvi e da un’appendice del giornalista Stefano Filippi (anche loro condannati con Caprotti per illecita concorrenza) è raccontato in prima persona da Caprotti, che illustra il sistema con cui le coop della grande distribuzione hanno letteralmente messo i bastoni fra le ruote a Esselunga.

Secondo il giudice monocratico che ha emesso la sentenza però,
gli scritti, potranno anche essere offensivi, ma non sono diffamatori, come invece sostenuto da Coop Italia, che in nome di tutte le altre coop della gdo, aveva portato avanti una delle cause con l’accusa di diffamazione e concorrenza sleale. Dunque si tratta di un'inchiesta giornalistica a tutti gli effetti, legittimata dal diritto di critica e di cronaca garantito dall’articolo 21 della Costituzione. Un articolo che viene sbandierato ogni qual volta la libera-stampa-anti-bavaglio vuole rimarcare la propria indipendenza dai “padroni del vapore”.

In questo caso però, si registra la totale assenza di commenti e prese di posizione
da parte dell'ordine dei giornalisti, per il quale evidentemente ci sarebbero libertà e libertà. A questo punto sorge il quesito: come fa una cronaca-critica rispettosa dell’articolo 21 ad essere sottoposta a censura? Non è una contraddizione? E come si sposa questo concetto con il gran parlare di libertà d'informazione che sentiamo dai soliti soloni?

In attesa che qualcuno ci illumini è bene ripercorrere la storia del libro
di Caprotti per comprendere qual è la posta in gioco nella lotta a colpi di querele e richieste di risarcimenti tra Coop e Esselunga.

E nello specifico ricordare due dei tanti episodi
su cui Caprotti costruisce il suo pesante j'accuse al sistema. I più eclatanti. Il primo è relativo ad un terreno in via Canaletto a Modena che Esselunga, con un socio controllava per l’82%. Per la restante parte intervenne Coop Estense che si aggiudicò all’asta quel piccolo appezzamento a peso d’oro, quattro volte il suo valore. Il motivo? “Stoppare il concorrente Esselunga”. Così titolarono i giornali locali negli anni ’90 quando emerse la querelle. Divenuta proprietaria di quella porzione minoritaria di terreno, Coop Estense fece rimettere in discussione il piano particolareggiato del Comune, pretendendo che le venisse attribuito il supermercato. A nulla valsero i diritti edificatori di Caprotti. Quel terreno è ancora a Modena incolto, abbandonato per impedire all’odiato concorrente di edificare il superstore.

Cambiando provincia, precisamente a Bologna, in quel di Casalecchio di Reno,
Caprotti racconta poi la surreale vicenda di un terreno acquistato da Esselunga, nel quale, malauguratamente è il caso di dire, vennero trovati dei resti etruschi, che fecero immediatamente stoppare i lavori. Seguirono mesi di snervanti trattative tra Caprotti, la Sovrintendenza e il Comune. Niente da fare: i resti andavano tenuti in loco. Così Caprotti decide di abbandonare l’area. Ma alcuni mesi più tardi, si scopre che Coop Adriatica aveva acquistato quel terreno e ottenuto dai Beni culturali lo spostamento in altro loco di quei reperti archeologici. Perché? E’ questo il cuore del libro di Caprotti.

L’intreccio con le amministrazioni rosse e la cinghia di trasmissione
tra il Pci-Ds-Pd e il mondo cooperativo non si era mai interrotta. La cosiddetta cinghia nacque nel 1946 a Reggio Emilia, quando Togliatti per sedare gli ormai imbarazzanti crimini del triangolo della morte, fece il famoso discorso al teatro Valli dei “Ceti medi ed Emilia rossa”, in cui inquadrava le “plebi rurali povere” nelle cooperative, nelle Camere del lavoro, nelle sezioni di un partito politico nazionale (il Pci) che avevano “acceso nell’animo loro la fede inestinguibile di un avvenire migliore, nella redenzione del lavoro da ogni sfruttamento e da ogni oppressione”.

Incominciava così un rapporto, quello tra il mondo cooperativo e il Pci,
che si è retto fino ad oggi tra commistioni e uomini di fiducia che negli anni sono passati da questi a quelli, dalla politica alla cooperazione, secondo un metodo clientelare sotto gli occhi di tutti. Un rapporto che ha costruito il monopolio delle coop, non solo della grande distribuzione, in Emilia e in altre regioni rosse e che ha retto a tutti gli urti.

Anche ai tentativi di Caprotti di insediarsi in un mercato molto, ma molto rischioso.
E’ lo stesso Caprotti a raccontarlo nel libro, del quale a questo punto non si capisce più se sia reato anche solo il parlarne. Lo stesso Caprotti che ieri, intervenendo per la prima volta dopo la sentenza, sul Corriere della Sera, ha ribadito la necessità di denunciare “la stravaganza di quel sistema”.

“Fu Prodi a farmi decidere di scrivere quel libro”, ricorda Caprotti.
Era il 2004 e l’azienda versava in cattive acque per colpa di una gestione dissennata da parte di alcuni manager. Si parla di cessione di Esselunga agli stranieri. A quel punto intervengono le coop che si dicono disponibili per il bene del made in Italy a rilevare l’azienda di Caprotti. A sinistra ci si mettono un po' tutti, Bersani compreso, a far passare il concetto di un acquisto provvidenziale di Esselunga da parte delle coop per il bene dell'italianità. Ci si metterà anche Prodi, che, in diretta a Porta a Porta, sentenziò: “Ci sono le coop e c’è ancora Esselunga. Il governo le può mettere insieme”.

Fu quella la molla che spinse Caprotti a scrivere il libro denuncia,
campione di incassi in libreria e oggi nel mirino della censura, non perché dice cose diffamatorie, ma semplicemente perché data l’eco della pubblicazione, le coop ne uscivano danneggiate.

Cari amici ed amiche.

Questo articolo (che ho messo qui sopra) è stato scritto da Andrea Zambrano sul giornale "La Bussola Quotidiana" e parla delle cooperative.
Questo articolo dimostra che il Partito Comunista Italiano ha sempre coltivato l'idea di avere il potere e per avere il potere fece ricorso al "metodo" di Antonio Gramsci.
Infatti, per Gramsci, non vi sarebbero state le condizioni per fare una rivoluzione sul modello sovietico.
Secondo il noto esponente comunista sardo, il modo per acquisire potere è quello di controllare tutte le "casematte" della società civile, a cominciare dall'istruzione, il mondo sociale (con i sindacati) e l'economia.
Nelle amministrazioni locali in cui vince, la sinistra crea dei sistemi in cui favorisce certi interessi particolari, in modo da avere sempre i voti.
Così, di fatto, può avere il potere sullo lo Stato.
Cordiali saluti.

mercoledì 21 settembre 2011

ITALIANI NEL MONDO, FINALMENTE E' NATO UN GRUPPO A FAVORE DEL PRESIDENTE BERLUSCONI

Cari amici ed amiche.

Finalmente, l'elettorato di centrodestra incomincia a farsi sentire, sia qui in Italia e sia all'estero.
Commento con piacere questo articolo sul giornale "Italia chiama Italia" che è intitolato "Italiani all'estero, su Facebook gli italiani nel mondo con Berlusconi e Alfano".
Com'è noto, la sinistra riesce sempre a fare rumore.
Questo va riconosciuto.
Infatti, gli elettori di centrosinistra sono più militarizzati di noi del centrodestra. Commentano spesso sui blogs a loro avversi, spesso arrivando agli insulti, telefonano più spesso nelle trasmissioni che parlano di politica, i loro siti fanno rete tra loro, su Facebook e sugli altri social-network fanno gruppi e si iscrivono nei gruppi di centrodestra, per creare disturbo, e chiedono le "amicizie" a noi del centrodestra, per invadere le nostre bacheche con il loro commenti, spesso offensivi.
Inoltre, fanno sempre le contro-manifestazioni, quando a manifestare è il centrodestra, con la loro rete di sindacati e centri sociali.
Fanno delle vere e proprie claques.
Questo dimostra che tra noi del centrodestra e loro c'è una differenza di fondo.
Loro sono sempre in guerra con gli altri e l'avversione verso la parte a loro avversa è un ottimo "cemento ideologico".
Loro si dicono "liberi" ma non lo sono. Rileggete l'articolo intitolato "Verdi, rossi e neri, commento all'articolo di Alexandre Del Valle".
Noi, al contrario, abbiamo una maggiore coscienza individuale.
Ergo, noi non andiamo ad invadere i gruppi sui social-network e le bacheche dei profili delle persone di centrosinistra né facciamo delle grosse contro-manifestazioni quando loro manifestano.
Noi telefoniamo meno nelle trasmissioni in cui si parla di politica ed i nostri siti e blogs, spesso e volentieri, non fanno rete.
Forse, quelli veramente liberi siamo noi.
Noi non ci aggreghiamo contro i nostri avversari ma per proporre qualcosa di alternativo a loro.
Noi non abbiamo l'ossessione di volere a tutti costi urlare contro i nostri avversari.
Noi abbiamo delle "masse critiche" all'interno dei nostri partiti e movimenti.
Quindi, noi siamo liberi.
Ciò è un bene ma fino ad un certo punto.
Infatti, se, da una parte, la nostra libertà ci dà una vera coscienza critica e ci toglie i pregiudizi, dall'altra, ci impedisce di fare rete tra noi.
Questo, speso, rende inefficace la nostra propaganda.
Quindi, ben vengano le iniziative come quelle di quegli italiani residenti all'estero che hanno fatto su Facebook il gruppo a favore del presidente Berlusconi.
Forse, anche noi dovremmo dotarci della stessa "macchina da guerra" della sinistra.
Cordiali saluti.



DI PIETRO? IRRESPONSABILE!



Cari amici ed amiche.

Io trovo che siano irresponsabili, imbarazzanti e molto pericolose le parole pronunciate dal leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro.
Infatti, egli ha detto che il Governo deve dimettersi "prima che ci scappi il morto".
Io trovo che queste parole siano gravissime!
In primo luogo, questo Governo è stato eletto democraticamente e, finché ha la maggioranza, è legittimato a governare.
Di Pietro può dire quello che vuole ma è così.
In secondo luogo, le parole di Di Pietro sono pericolose.
In un momento di crisi, le tensioni si fanno forti.
Quindi, le parole di Di Pietro possono essere come un fiammifero accesso vicino ad un enorme serbatoio di benzina.
Ergo, esse potrebbero portare anche ad atti violenti.
In momenti come questo servono solo toni costruttivi.
Se dovesse scapparci il morto, la colpa sarebbe solo di chi come Di Pietro ha alzato i toni.
Io credo che debba essere isolato.
Inoltre, trovo non condivisibile il suo moralismo.
Fa la morale agli altri ma non guarda in casa propria. L'esempio di suo figlio Cristiano è lampante.
Leggete questo articolo de "L'Occidentale", che è intitolato "Di Pietro inguaribile moralista, anche quando fa il papà" .
Al caro "Tonino nazionale" voglio dare un consiglio.
Vorrei consigliargli di studiare la storia della Rivoluzione francese e, in particolare, quella di Maximilien de Robespierre, che con il Di Pietro ha una certa assonanza.
Sarà forse uno scherzo del destino?
Dopo avere fatto ghigliottinare mezza Francia (con il Terrore), Robespierre fu decapitato a sua volta.
Il giustizialismo non porta mai a nulla di buono...e si ritorce verso chi lo pratica.
Servono toni più responsabili.

VERDI, ROSSI E NERI, COMMENTO ALL'ARTICOLO DI ALEXANDRE DEL VALLE



Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo scritto da Alexandre Del Valle:

"L’Occidente è sotto attacco. Mai nella sua storia è stato così odiato. Mai è stato oggetto di un fuoco concentrico così insistente. I tre totalitarismi più pericolosi – l’islamismo fondamentalista, il comunismo rivoluzionario, il neonazismo razzista – dichiarano di avere lo stesso nemico: le democrazie occidentali (Europa, Stati Uniti, Israele), fondate sull’inviolabilità dei diritti dell’individuo, sulla laicità dello Stato e sulla separazione dei poteri. La pericolosa alleanza tra gli estremismi rosso-nero-verdi ha dunque come unico obiettivo le democrazie liberali, le società aperte. È un conflitto che ha conosciuto la sua prima fase nel corso della seconda guerra mondiale, con l’alleanza antisemita tra il Gran Muftì di Gerusalemme e Hitler, e che periodicamente deflagra in attentati e azioni sensazionali in ogni parte del mondo. L’opinione pubblica internazionale ha preso drammaticamente atto di questa minaccia l’11 settembre 2001 con la caduta delle Torri Gemelle. In realtà, spiega l’Autore, l’alleanza fra l’Islam radicale e gli opposti estremismi sta lentamente e inesorabilmente cambiando la fisionomia stessa dell’Occidente, in particolare dell’Europa. La «conquista» musulmana (innanzitutto demografica, poi culturale, politica, giuridica) in atto da alcuni decenni, il negazionismo, l’anti-imperialismo, il rifiuto del mercato, la sotterranea azione di lobby dell’OCI (la Conferenza islamica) all’interno dell’ONU disegnano nuove alleanze, ribaltano equilibri consolidati, dividono l’Occidente.
Nel presente saggio si sostiene la tesi che l’Occidente giudaico-cristiano, indistintamente associato all’imperialismo americano, al sionismo, all’Europa coloniale o al capitalismo e al mercato economico, non è mai stato così tanto detestato e contestato da una simile pletora di individui che lavorano alla sua catartica distruzione. Tale odio, specchio capovolto dei valori liberali e individuali incarnati dall’Occidente considerato responsabile di tutti i mali della terra, riunisce nella contestazione che lo fomenta le tre famiglie totalitarie dell’«iperantioccidentalismo», i cui colori si sovrappongono come in un cocomero. Il verde della scorza è il colore dell’islamismo radicale, eroe ineguagliato dell’antiegemonismo che grazie alle «rappresaglie» di al-Qa’ida contro gli yankee, o la «resistenza» del jihad iracheno, di Hamas e degli Hezbollah, sfida il Golia israeliano. Il rosso della parte interna è il colore del comunismo rivoluzionario e della nuova sinistra terzomondista: dal crollo dell’Unione Sovietica la rivoluzione rossa non è mai stata così aggressiva. Non ha ancora pronunciato l’ultima parola ma lo farà, se è necessario, usando la lingua dell’Islam, in nome dell’Unione dei Revanscisti pronti a tutto pur di far cadere l’Impero occidentale, anche ad allearsi con quel Diavolo in cui i suoi seguaci non credono. Il colore nero del centro, o piuttosto dei suoi semi, è quello delle camicie nere della barbarie nazifascista – un contributo che gli alleati «progressisti» degli islamico-rivoluzionari non vantano, professionisti quali sono della «reductio ad hitlerum» e della strumentalizzazione del dolore ebraico con cui tentano di opprimere il popolo d’Israele e il sionismo. Il verde della copertura non è solo quello dell’islamismo, ma più in generale della lotta condotta contro i sionisti e gli americani. L’innocenza vittimistica e la condizione dei presunti «oppressi» rappresentano un alibi formidabile per giustificare la barbarie commessa contro i supposti «oppressori» sionisti americani e occidentali.
Per informazioni sulle conferenze: www.unaviaxoriana.it 339 8704071 e-mail unaviaxoriana@unaviaxoriana.it
Per informazioni e interviste all'autore: Silvja Manzi • Ufficio Stampa Edizioni Lindau Corso Re Umberto 37 – I-10128 Torino (TO); tel. +39 011 517 53 24 • fax +39 011 669 39 29".

Questo articolo è stato scritto dal grande geopolitologo italo-francese Alexandre Del Valle sul sito sito http://www.alexandredelvalle.it/. Ringrazio l'amico Angelo Fazio che me l'ha segnalato su Facebook.
Esso riprende il tema da me sollevato nell'articolo intitolato "L'Internazionale dell'odio, commento all'articolo del blog "La croce e la spada".
Possiamo asserire che oggi esista una "bandiera tricolore", i cui colori sono il verde, il rosso ed il nero.
Il verde rappresenta il fondamentalismo islamico, il rosso il comunismo ed il nero il nazismo.
Queste tre idee sono unite dall'odio verso l'Occidente, verso Israele e la Chiesa cattolica per com'è costituita, se non verso la religione cristiana stessa.
Già il fatto che sia i comunisti che i neonazisti siano contro lo Stato di Israele dimostra ciò, così come dimostrano ciò le posizioni negazioniste verso la Shoah che sono state adottate da certi leader del fondamentalismo islamico, come il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad.
Coloro che hanno queste idee odiano il capitalismo, che per i nazisti è frutto di un complotto giudaico-massonico, per i comunisti favorisce lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e per i fondamentalisti islamici rappresenta il colonialismo, e la libertà di pensiero.
Infatti, come ho già detto, sia nel fondamentalismo islamico che nel nazismo e nel comunismo non c'è spazio per il dissenso né per ogni massa critica.
Ideologie come quelle si ergono a "Moloch" e privano l'uomo di ogni libertà.
Queste idee vanno contro Dio. Dio, infatti, ci ha creati liberi.
Quando l'uomo diventa schiavo di qualcuno (o di qualcosa) non si va contro il disegno di Dio?
Chi è che va contro Dio?
Ovviamente, tutto ciò che va contro Dio è diavolo.
L'Occidente deve stare attento a ciò che gli sta accadendo intorno e al suo interno.
Ad esempio, l'Occidente deve dire basta con questa concezione relativista che, ad esempio, fa sì che non siano più cantate le canzoni di Natale dai bambini nelle scuole, che si stacchino i crocifissi dai muri delle scuole e degli edifici pubblici e persino dai cimiteri, come nel caso di Albinea, in provincia di Reggio Emilia. Di quest'ultimo caso, ho scritto nell'articolo intitolato "Cimitero di Albinea? La fiera del relativismo!".
Per "non offendere" chi non è cattolico (o cristiano di altra confessione) si fanno queste cose.
Questo è negare la propria radice culturale cristiana a livello pubblico.
Ciò è un errore.
Infatti, questa non è più democrazia ma è una "dittatura della minoranza".
Inoltre, faccio notare che nei Paesi islamici i muezzin urlano dai minareti delle moschee (per chiamare i fedeli musulmani alla preghiera) mentre le chiese non fanno suonare le campane.
Inoltre, chi non è musulamo ha delle restrizioni. In alcuni casi viene perseguitato e fatto morire.Inoltre, nei Paesi islamici non si fanno costruire le sinagoghe, le chiese e agli altri luoghi di culto diversi dalle moschee
Forse, certi buonisti che parlano di "società multietnica" dovrebbero informarsi meglio e riflettere.
Riguardo alla "Primavera araba", che qualcuno saluta come un fatto positivo, direi di stare molto attenti.
Infatti, proprio nei momenti di crisi possono emergere le peggiori pulsioni, come il nazismo ed il comunismo, in Europa, o il fondamentalismo islamico, nei Paesi arabi.
Le premesse per un risveglio del fondamentalismo islamico nei Paesi arabi ci sono tutte.
Se tutto ciò dovesse accadere, noi Europei, come Israele, saremmo esposti a gravi rischi.
Proprio riguardo ad Israele, vorrei fare una considerazione.
Il nazismo, il comunismo ed il fondamentalismo islamico odiano Israele.
Tutti e tre vogliono che l'ONU riconosca uno Stato Palestinese.
Se ciò dovesse accadere, sarebbe pericoloso.
Potrebbe crearsi, infatti, uno Stato fondamentalista che sarebbe a diretto contatto con Israele.
Sarebbe come se ogni israeliano avesse in casa una bomba ad orologeria.
Ciò potrebbe essere l'inizio della catastrofe.
Cordiali saluti.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.