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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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giovedì 15 settembre 2011

L'ITALIA? DEVE DIVENTARE UN PAESE PER GIOVANI!


Cari amici ed amiche.

Forse, la difficoltà che sta incontrando il presidente Berlusconi nel riformare il nostro Paese sta in un sistema cristallizzato sui vecchi privilegi concessi dal consociativismo catto-comunista.
Ad esempio, le cooperative protestano perché con la Manovra sono stati tolti certi benefici fiscali di cui godevano.
I sindacati protestano perché il Governo vuole modificare anche il mondo del lavoro, che qui in Italia è rimasto agli anni '70 mentre nel resto del mondo è cambiato.
Così fanno le scuole pubbliche (che sono sempre più popolate da insegnanti e bidelli e meno dagli alunni), le università (con le loro baronie che hanno tolto ogni principio meritocratico e che fanno corsi frequentati anche da un solo studente) e tanti altri.
Questi protestano per mantenere il proprio orticello, anche a scapito degli altri e senza rendersi conto che il mondo è cambiato.
Intanto, nessuno si rende conto che a fare le spese di questo immobilismo siamo noi giovani.
Molti di noi (me compreso) sono disoccupati.
Coloro che oggi protestano contro le riforme e non le vogliono, fanno un danno a noi giovani.
E' ora di cambiare cultura e, ad esempio, di dire basta con le baronie nelle università, finanziando solo quelle facoltà virtuose, magari quelle che fanno ricerca scientifica.
E' ora di dire basta a questa disparità a livello fiscale tra le aziende private e le cooperative. Visto che esse sono vere e proprie aziende, devono essere trattate come le normali industrie private.
Si facciano le riforme istituzionali, come il federalismo.
Soprattutto, si dia ai giovani un giusto spazio nella politica e li si ascoltino di più.
Ne va del nostro futuro.
Cordiali saluti.

GLI SCHELETRI DI CASTEL D'ARIO, LA CADUTA DEI BONACOLSI E PICO DELLA MIRANDOLA


Cari amici ed amiche.

Sto per parlarvi di una storia agghiacciante che riguarda il mio territorio, la Provincia di Mantova.
Siamo nel 1851, a Castel d'Ario, un paese in Provincia di Mantova, non lontano da casa mia.
Il parroco di allora, un tale don Masè, si trovava nel vecchio castello a fare alcuni lavori di restauri.
Dentro un muro trovò dei macabri reperti, sette scheletri, di cui uno in catene e due abbracciati tra loro.
In seguito ad una ricerca, si scoprì che quegli scheletri appartennero a Francesco I Pico della Mirandola, ai suoi due figli e ai figli e ai nipoti di Rinaldo Bonacolsi, detto Passerino, ultimo signore di Mantova della casata.
Le mura di quel castello raccontano ancora oggi la triste vicenda.
Siamo nel XIV secolo e Passerino (1308-1328) ebbe dei problemi con la città di Mirandola (oggi in Provincia di Modena).
Egli accusò Francesco I Pico della Mirandola di avere aizzato gli abitanti contro di lui.
Lo fece prigioniero e lo portò al castello di Castel d'Ario, maniero che pare fosse stato fondato da Ario, un signore romano, e che funse da vera fortezza, prima in mano ai vescovi-principi di Trento, poi ai Bonacolsi e poi ai Gonzaga.
Venne tradotto al forte con i suoi due figli e lì vennero murati vivi e fatti morire di fame.
La storia, però, si vendicò.
Nel 1328, una famiglia nobile proveniente da una zona al di là del Po, i Corradi di Gonzaga, presero il potere a Mantova, rovesciando Passerino.
Il nuovo signore di Mantova, Ludovico I Gonzaga (1268-1360), decise di fare assaggiare al suo predecessore la sua stessa "medicina".
Prese due figli di lui ed i due figli di suo fratello Bonaventura (detto Butirone) e li portò allo stesso forte in cui furono murati vivi e fatti morire di fame. La torre del castello in cui avvenne questa vicenda venne chiamata "Torre della Fame".
Anche la vita di Passerino ebbe un macabro epilogo. Mentre il vincitore entrava nel duomo di Mantova in trionfo, egli fu ferito alla testa da un certo Alberto da Saviola. Morì dissanguato. Secondo una leggenda, pare che il suo corpo fosse stato mummificato e pare che su di esso ci fosse stato anche un sortilegio di una strega.
Secondo questo sortilegio, i Gonzaga avrebbero dovuto tenere il corpo di Passerino, insieme ad un armadillo, un vitello, dei coccodrilli scorticati, un drago a sette teste, una testa umana imbalsamata ed un unicorno. Del resto, sui Gonzaga vi sono tante leggende, come quella del Gusano Rojo, un animale mitologico delle Americhe che sarebbe stato cercato dal duca Vincenzo I Gonzaga (Mantova 21 settembre 1562-18 febbraio 1612) e che gli sarebbe servito per combattere l'impotenza ed avere vita lunga.
Del resto, negli ambienti dei Gonzaga era praticata l'alchimia, come dimostra la grotta del Palazzo Te, a Mantova.
Secondo la leggenda, il corpo di Passerino sarebbe state gettato nel lago nel 1708. L'ultima duchessa fu stanca di quell'inquietante "cimelio". Nello stesso anno il Ducato di Mantova fu annesso a quello di Milano, un possedimento degli Asburgo.
E così, la storia di Mantova ebbe anche questi momenti, come la storia di qualsiasi altra realtà.
Se volete sapere di più sul castello di Castel d'Ario, contattate il sito del Comune, seguendo il link http://www.comune.casteldario.mn.it/com/site/.
Cordiali saluti.

mercoledì 14 settembre 2011

LA DESTRA, LA SINISTRA E LA STORIA, COMMENTO ALLA NOTA DI FILIPPO GIORGIANNI

Cari amici ed amiche.

Come sempre, l'ottimo Filippo Giorgianni, ha messo questa nota sulla mia pagina di Facebook.
Essa parla di una citazione dell'"Ettore Fieramosca", opera del politico e scrittore Massimo Taparelli d'Azeglio (Torino 24 ottobre 1798-Torino 15 gennaio 1866).
Esso recita:

"«A questa lode espressa col fuoco d’un animo schietto ed amante del vero, gli Spagnuoli diedero coi cenni e colle parole un’approvazione che non potevano negare essendo giornalmente testimoni del valore degli uomini d’arme Italiani. Ma i tre prigionieri caldi dalle parole e dal vino, e La Motta più degli altri, avendola con Íñigo, che sempre durante la cena lo era andato pungendo, non potè mancare alla sua superba natura di stimar tutti nulla in paragone suo e dei suoi; onde alle parole dello Spagnuolo rispose con un riso studiato ed un guardo di compassione che fece montar la stizza fino ai capelli al giovane, e gli s’accrebbe la metà quando La Motta seguì dicendo: — Quanto a questo, messer cavaliere, nè io nè i miei compagni siamo del vostro avviso. Da molt’anni facciamo la guerra in Italia; e, come già v’ho detto, abbiamo molto più veduto adoprar pugnali e veleni che lance e spade, e vi prego di crederlo; un gendarme francese (e fece un viso grosso) si vergognerebbe d’aver per ragazzi di stalla uomini che non valessero meglio di questi poltroni d’Italiani: giudicate se si può immaginare di paragonarli con noi.
— Sentite, cavaliere, ed aprite bene gli orecchi — rispose Íñigo che non potè più reggere alla passione di sentir costui dir tanta villania de’ suoi amici, e non gli parve vero di sfogarsi contra chi gli avea storpiato il suo cavallo — se qualcuno de’ nostri Italiani fosse qui, e Fieramosca il primo, e voi foste libero, come siete prigione di Diego Garcia, potreste imparare, prima d’andar a letto, che un uomo d’arme francese può aver a fare a due mani per difender la sua pelle contra un Italiano; ma poichè voi siete prigione, e qui non sono che Spagnuoli, io, che sono amico di Fieramosca e degl’Italiani, dico in loro nome, che voi e chiunque dirà aver essi timore coll’armi in mano di chicchessia, ed esser, come dite, poltroni e traditori, mente per la gola, e son pronti a starne al paragone con tutto il mondo, a piedi, a cavallo, con tutte l’arme, o colla sola spada; dove, e quando, e sempre che vi piacerà.
La Motta ed i compagni, i quali al cominciar di quelle parole s’erano rivolti con atto superbo verso chi le diceva, mutandosi gradatamente in volto, fra l’adirato e l’attonito, ne stavano attendendo la fine. Come accade in una brigata, allorchè in mezzo allo schiamazzo e alle risa, si sente sorger una voce e dir parole di ferro e di sangue, che ognuno tace e si volge sospeso a chiarire il fatto, cessato il bisbiglio, ogni Spagnuolo stette ad orecchie tese, aspettando che cosa potesse nascere da questa prima rottura.
— Siamo prigioni, — rispose La Motta con orgogliosa modestia — e non potremmo accettare disfide; però, coll’approvazione degli uomini d’arme che hanno avute le nostre spade, e che, ben inteso, avranno da noi un giusto riscatto, a nome mio, de’ miei compagni e di tutta la gente d’arme francese, rispondo e ripeto quello che ho già detto una volta, e che dirò sempre, gl’Italiani valer solo ad ordir tradimenti e non alla guerra, ed esser la più trista gente d’arme che abbia mai tenuto piede in istaffa e vestita corazza. E chi dice che io abbia mentito, mente, e glielo manterrò coll’armi in mano. — Poi cercatosi in petto ne trasse una croce d’oro, e dopo averla baciata la depose sulla tavola. — E possa io non avere speranza in questo segno della nostra salute quando sarà la mia ultim’ora, esser tenuto cavalier disleale, ed indegno di calzar speroni d’oro, se non rispondo io ed i miei compagni alla disfida che gl’Italiani mi mandano per bocca vostra, e colla grazia di Dio, di Nostra Signora e di s. Dionigi, che ajuteranno la nostra ragione, mostreremo a tutto il mondo qual differenza vi sia fra la gente d’arme francese e questa canaglia italiana che voi proteggete.— E sia col nome di Dio, — rispose Íñigo: quindi esso pure apertosi davanti il giubbone si trasse dal collo una immagine della Madonna di Monserrato, colla quale si fece il segno di croce e la depose vicino alla croce d’oro di La Motta: e quantunque provasse un leggier senso di umiliazione di non potere per la sua povertà offrire un pegno di battaglia di valore eguale a quello di La Motta, pure scossa quella vergogna, disse francamente: — Ecco il mio pegno. Diego Garcia li prenda ambedue in nome di Consalvo, che non ricuserà campo franco ai nostri nobili amici, nè ai cavalieri francesi che verranno a combatterli.
— Non per certo, — rispose Garcia, prendendo i pegni della sfida: Consalvo non impedirà mai questa brava gente di misurarsi le spade e fare il dovere di buoni cavalieri. Ma voi, messer barone (parlando a La Motta) avrete sotto i denti un osso da rodere più duro che non pensate.
— C’est notre affaire , — rispose il Francese scuotendo il capo e sorridendo. — Nè io nè i miei compagni terremo per il più pericoloso e per il più splendido fatto della nostra vita, quello nel quale potremo mostrare a questo bravo Spagnuolo il suo errore, facendo votar la sella a quattro Italiani.»."

Ora, faccio qualche mia considerazione.
La storia è spesso usata come veicolo di propaganda politica. Questo è uno dei casi.
Qui, infatti, Massimo Taparelli d'Azeglio usò la "Disfida di Barletta", il noto duello tra tredici cavalieri italiani e tredici francesi che si tenne nella piana tra Corato ed Andria il 13 febbraio 1503 e che finì con la vittoria degli italiani, per fare la sua propaganda politica del Risorgimento.
Ora, guardandolo bene, l'episodio citato, c'entra come il cavolo a merenda con il Risorgimento.
La "Disfida di Barletta" fu un episodio tra cavalieri, tra persone di un mondo che ebbe a che fare con Dio e che fu ben lontano dal Risorgimento ed anche dalla cultura di D'Azeglio, che fu una cultura anticlericale. D'Azeglio, infatti, fu massone e favorì l'approvazione delle "Leggi Siccardi", le leggi contro la Chiesa nel Regno di Sardegna.
E' chiaro che la storia possa diventare un mezzo di propaganda politica.
Prendiamo, ad esempio, la storia della mafia.
Secondo alcuni, il termine "mafia" è l'acronimo e dell'espressione "Morte ai Francesi Italia Auspica".
Questa espressione fa riferimento alla vicenda dei "Vespri siciliani", evento storico che avvenne in Sicilia tra il 1282 ed al 1302 in cui i Siciliani si ribellarono ai Francesi che li dominavano.
Questo fatto storico, ad esempio, venne usato dalla mafia, che nel XIX secolo si definì quasi come un'"associazione patriottica siciliana" contro i Borboni ed il governo napoletano nel Regno delle Due Sicilie e che, proprio per questo, appoggiò Giuseppe Garibaldi, consegnando l'isola al regno sabaudo che ne distrusse ogni possibilità di sviluppo.
Un altro esempio è la vicenda di re Carlo I Stuart (Dunfermline 19 novembre 1600-Londra 30 gennaio 1649). La storiografia ufficiale dipinge Oliver Cromwell (Huntington 25 aprile 1599- Londra 03 settembre 1658) come un eroe e re Carlo I come un tiranno. Il discorso analogo vale per la Rivoluzione francese del 1789, che viene dipinta (sempre dalla storiografia ufficiale) come un fatto positivo mentre all'Ancien Régime viene data una connotazione negativa.
E' chiaro che la storiografia ufficiale non abbia un ruolo di terzietà rispetto alla lotta politica.
Qui in Italia, in particolare ha un certo orientamento politico.
Però, se noi guardiamo tra le pieghe della storia, notiamo che vi è una discrasia tra quest'ultima e la storiografia ufficiale.
Quest'ultima, ad esempio, non dice che re Carlo I protesse i cattolici o che la Rivoluzione francese del 1789 seminò morte e distruzione di tanti innocenti.
E' chiaro che certe tesi sono scomode a certi ceti politici e culturali che sono tra loro saldati.
Lo stesso discorso vale per Giuseppe Garibaldi. La storiografia ufficiale lo dipinge come un eroe.
Ora, io pongo queste domande.
Tutti i milanesi, i mantovani, i trentini, i veneti ed i triestini stavano male nell'Impero Austro-Ungarico?
Tutti i romagnoli, i marchigiani, gli umbri ed i laziali stavano male nello Stato Pontificio?
Tutti gli abruzzesi, i campani, i lucani, i pugliesi, i calabresi ed i siciliani stavano male nel Regno delle Due Sicilie?
Io penso che la realtà sia ben diversa da quella descritta dalla storiografia ufficiale.
Io penso che non tutti i mantovani fossero stati male nell'Impero Austro-Ungarico, non tutti i marchigiani fossero stati male nello Stato Pontificio e non tutti i siciliani fossero nel Regno delle Due Sicilie.
E' evidente che la storiografia ufficiale dovette servire a legittimare agli occhi dei cittadini un evento controverso, quale fu il processo di unificazione del nostro Paese.
Ora, la stessa cosa vale per la storia attuale, che viene vista con "l'occhio della politica" .
Prendiamo, ad esempio, la II Guerra Mondiale.
Tutti dipingono il nazismo come negativo e causa di morte.
Fino a qui è tutto perfetto.
Il nazismo fu negativo, per non dire satanico. Un regime che uccise più 6.000.000 di persone non può essere definito in altro modo.
Del nazismo si sa tutto ed anche ciò è giusto.
Purtroppo, non si può dire lo stesso del comunismo.
Anche questa ideologia uccise e torturò tanti innocenti ma la storiografia ufficiale ne parla poco.
Qualcuno, con poco sale in zucca, dirà che il nazismo uccise gli ebrei.
Evidentemente, questo qualcuno dovrebbe studiare la storia.
Infatti, le vittime del nazismo non furono tutti ebrei ma anche oppositori politici, preti ed altre persone che di ebraico non ebbero nulla.
Il comunismo, invece, uccise anche molti ebrei, oltre agli oppositori politici, ai preti e ad altri.
Purtroppo, la storiografia ufficiale parla poco dei crimini perpetrati dai comunisti. Evidentemente, a qualcuno questa cosa è scomoda.
E' evidente che vale il detto che recita: "La storia è l'ancella della politica".
Oggi, va detto che noi di destra abbiamo assunto una visione critica della storia, anche contro la storiografia ufficiale. Non voglio fare pubblicità alla mia parte politica ma voglio fare capire alcune cose.
Noi, ad esempio, sollevammo la questione degli italiani che vennero uccisi nelle foibe, ad opera dei partigiani jugoslavi di Tito e di quelli comunisti italiani, cosa che per la storiografia ufficiale fu un tabù.
La sinistra, invece, resta fedele alla storiografia ufficiale, ergendo, ad esempio, Garibaldi come suo simbolo (anche tenendo conto del fatto che questi si fosse interessato di socialismo) ed esalta la Rivoluzione francese ed altri eventi che dovrebbero essere rivisti.
Questo dice molte cose e...chi è in grado di comprendere...comprenda.
Forse, se noi guardassimo la storia per quello che è...ci accorgeremmo che d'Azeglio non raccontò la vicenda della "Disfida di Barletta" secondo il vero "canone" della storia ma secondo la sua visione e per propaganda. I cavalieri non ebbero nulla a che fare con i garibaldini. La verità sta nel mezzo.
Chi è capace di intendere...intenda!
Cordiali saluti.


















COMMENTO ALL'ARTICOLO SUGLI ITALIANI ALL'ESTERO DI GIAN LUIGI FERRETTI

Cari amici ed amiche.

Su Facebook mi è stato segnalato questo articolo intitolato "Cari senatori e cari deputati del PdL eletti all'estero". Questo articolo è stato scritto da Gian Luigi Ferretti sul giornale online "L'ITALIANO.it" Io penso che la questione non sia così semplice.
Ci possono essere quei deputati o quei senatori più bravi come quelli meno bravi. Però, il vero problema è strutturale.
Noi ci troviamo di fronte ad una crisi, contro la quale è stata approvata una Manovra finanziaria, e ad un Paese che ha bisogno di riforme.
Questo Paese deve essere riformato seriamente per potere andare avanti.
Noi abbiamo un sistema che perde tanti soldi.
Per riformare questo sistema, servono riforme costituzionali, come l'abolizione delle Province, il federalismo, abolizione del bicameralismo perfetto, maggiori poteri al Presidente del Consiglio ed il dimezzamento dei parlamentari.
Quindi, bisogna agire sulla Costituzione.
E' logico che se non si fanno delle riforme si rischia di mantenere questo sistema che perde tanti soldi.
E' logico che, mancando i soldi, manchino anche i sevizi, sia per noi che stiamo qui in Italia e sia per i nostri connazionali all'estero.
Per questi ultimi, è evidente che ci siano dei problemi.
Un esempio è quello degli italiani di Tacuarembò (Uruguay), di cui scrissi in più occasione. Cito l'articolo intitolato "Cittadinanza? Prima agli italiani all'estero che agli immigrati" e quello intitolato"Tacuarembò (Uruguay) non dimentichiamoci dei nostri connazionali!" . Questi nostri connazionali che risiedono in questa cittadina della campagna uruguaiana hanno problemi di natura burocratica e non hanno strutture di riferimento.
E' evidente che se cambiasse il sistema e diventasse meno sprecone, tutto il resto si farebbe con minore difficoltà.
Riguardo agli italiani all'estero vi è anche la questione del voto.
Chiamare "Porcellum" l'attuale legge elettorale mi sembra ingiusto.
Questa legge è buona, perché favorisce il bipolarismo. Ha solo due problemi, la mancanza del voto di preferenza ed il meccanismo del voto all'estero.
E' logico che il voto attraverso la posta sia rischioso. E' un voto esposto al broglio e ai problemi di logistica. Quindi, si dovranno fare delle nuove strutture e dei nuovi meccanismi per favorire il voto dei nostri connazionali all'estero. Qui vale il discorso di prima.
Io penso che, anziché focalizzare l'attenzione sui deputati e sui senatori, si debba guardare il sistema e capire che esso non va.
Cordiali saluti.

LA MANOVRA? NON OPPRIME I DEBOLI!


Cari amici ed amiche.

Voglio riproporre il discorso fatto dal presidente Berlusconi l'11 settembre scorso.
Potete trovare il discorso anche sul sito Forzasilvio.it
Esso recita:

"Nel decennale dell’11 settembre 2001 ho ritenuto di inviare una lettera al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per rinnovargli i sentimenti della nostra vicinanza, i nostri sentimenti di amicizia, solidarietà e di riconoscenza nei confronti del popolo degli Stati Uniti.

Siamo sempre grati agli Stati Uniti per avere sconfitto il nazismo e il fascismo, per averci aiutato a vincere la povertà e a raggiungere la prosperità dopo la Seconda Guerra Mondiale grazie alla generosità del Piano Marshall.

Tra noi italiani e gli americani c’è un comune sentire che da oltre mezzo secolo, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale fino alla lotta contro il terrorismo, ci vede schierati insieme in difesa della libertà e in difesa della democrazia.

Questa alleanza è divenuta ancora più forte dopo la grande tragedia dell’11 settembre, che provocò migliaia di vittime civili e anche militari a New York, a Washington e sull’aereo fatto cadere in Pennsylvania. Vittime innocenti, che provenivano da 90 diversi Paesi. Di colpo, il mondo si trovò immerso in un incubo, dove una minoranza fondamentalista antidemocratica e settaria voleva imporsi con la violenza e il terrore al mondo libero. Fu l’inizio della lotta del male contro il bene. L’Italia, con il nostro governo di allora, non esitò a schierarsi con gli Stati Uniti, non esitò a intervenire con propri contingenti militari in quei Paesi dove il terrorismo aveva le sue roccheforti. In Iraq prima, in Afghanistan poi, e di recente in Libia, siamo sempre intervenuti con lo scopo precipuo di tutelare le popolazioni locali dal terrore e preparare la transizione alla democrazia e quindi alla piena libertà.

La nostra linea contro il terrorismo è sempre stata di assoluta coerenza. Nessuna ideologia politica, economica o religiosa può giustificare gli atti di terrore. Non può farlo neppure il mito più insidioso, che tenta di fornire al terrorismo l’alibi della lotta contro la povertà e l’oppressione. Infatti i signori del terrore appartengono per lo più alle classi agiate, alle élite, non mai agli strati più poveri della popolazione. Era così per il ricco sceicco Bin Laden, e vale oggi per i suoi tristi eredi, che per dare seguito alla loro follia non esitano a trasformare dei poveri diseredati in pericolosi kamikaze.

L’esperienza ha dimostrato che i popoli mussulmani più poveri non vedono affatto nel terrorismo una via di riscatto. L’Islam non predica la violenza. Anzi, i governanti moderati dei Paesi arabi e islamici sono i migliori alleati dell’Occidente nella lotta contro la barbarie terrorista. Lo abbiamo visto bene e lo vediamo in Afghanistan, dove alla caduta del regime talebano, oppressivo e oscurantista, la popolazione è scesa in piazza per esultare. Un popolo, quello afgano, che nella sua stragrande maggioranza vede tuttora con favore la presenza dei nostri militari, che sa impegnati nella costruzione per un loro futuro migliore, al fianco dei contingenti degli Stati Uniti e di numerosi altri Paesi.

Dopo dieci anni, la guerra al terrorismo non è ancora conclusa, ma ha raggiunto risultati che sono certamente positivi.

Non è una guerra finita perché il terrorismo, dopo avere colpito gli Stati Uniti nel 2001, in seguito ha ferito molte altre grandi città nel mondo, tra cui due grandi capitali europee come Madrid e Londra. Non è finita, perché purtroppo le vittime si contano anche tra i nostri militari, che ogni giorno sanno di rischiare la vita per la nostra sicurezza e per la democrazia di quei popoli. I nostri militari che si comportano davvero da eroi. A loro va la nostra più profonda gratitudine.

La guerra al terrorismo, ne siamo assolutamente certi, finirà con la vittoria del bene sul male. In risposta agli attacchi del terrore contro l’Occidente, tutti, tutti i Paesi democratici, a partire dall’Italia, hanno rafforzato i loro sistemi di sicurezza, hanno introdotto leggi severe ed efficaci per la prevenzione del terrore. I controlli più stringenti negli aeroporti e nei luoghi pubblici possono a volte non piacere. Ma sono indispensabili. Ci consola il fatto che numerosi terroristi siano già stati catturati e che il capo di Al Qaeda non sia più in campo.

Oggi possiamo davvero dire che Al Qaeda rappresenta il passato, mentre i pacifici protagonisti della primavera araba sono il futuro.

Care amiche e cari amici,

vi ringrazio davvero per l’impegno con il quale state portando avanti le nostre battaglie di verità e di libertà in un momento di così grande difficoltà per tutte le economie nel mondo.

Insieme al terrorismo, la crisi economica mondiale è stata il dato preminente, saliente di questo decennio. Il nostro governo ha dimostrato con i fatti di sapere fare fronte con successo ad entrambi.

Con la manovra approvata nei giorni scorsi, abbiamo posto le premesse perché l’Italia raggiunga il pareggio di bilancio entro il 2013, pensate, vale a dire che lo raggiungerà per la prima volta nella storia a partire dal 1876, quando lo raggiunse per ad opera del governo di Marco Minghetti.
E’ un dato che ci fa capire come l’Italia abbia vissuto per troppo tempo al di sopra delle proprie risorse, soprattutto per colpa dell’enorme debito accumulato negli anni del consociativismo catto-comunista, che dal 1980 al 1992 ha moltiplicato per molte volte il debito dello Stato. La manovra ci è stata chiesta dall’Europa, dalla BCE, ci è stata imposta in tempi molto stretti dai mercati.

Penso che abbiamo lavorato bene per rendere la manovra più equa possibile, sia pure con il necessario rigore. Il ritocco dell’Iva di un punto dal venti al ventuno non colpisce i beni di prima necessità.
Soltanto ai contribuenti più facoltosi, dai trecentomila euro in su, è stato chiesto un onere del tre per cento in più sino a quando non avremo raggiunto il pareggio di bilancio. Ma questa è l’unica eccezione al principio che ho sempre rispettato di non mettere le mani nelle tasche degli italiani.
I costi della politica saranno ridotti con varie misure, su tutte ricordo l’abolizione delle province. Il pareggio di bilancio diventerà un obbligo stringente posto dalla Costituzione. In questo modo abbiamo tutelato i risparmi delle famiglie e abbiamo esentato dai sacrifici le fasce sociali più deboli. Soprattutto, credo di poterlo davvero dire, abbiamo salvato i nostri conti, in definitiva, abbiamo salvato i risparmi dei cittadini italiani, abbiamo salvato l’Italia.

Dovete spiegarlo a tutti, ai nostri sostenitori, ai vostri amici, ai vostri colleghi di lavoro. Forse non basterà quello che abbiamo fatto e quello che voi farete a riequilibrare le infinite falsità che vengono scritte in questi giorni, anche su di me come persona, ma io credo che sarà di certo sarà una missione positiva, una missione di verità.

Vi ringrazio per il vostro impegno e vi abbraccio tutti, davvero con il cuore, ancora grazie.

Silvio Berlusconi".


Oltre a parlare di quanto successe l'11 settembre e ad avere ribadito la sua vicinanza agli Stati Uniti d'America, il presidente Berlusconi ha parlato della Manovra finanziaria. Su questa legge è stato detto di tutto e di più.
In primo luogo, l'aumento dell'IVA non tocca i beni di prima necessità.
In secondo luogo, va detto che ai contribuenti più facoltosi è stato chiesto un onere del tre per cento in più, fino al pareggio di bilancio. Questo smentisce chi dice che questa Manovra colpirà i deboli, come gli operai, le casalinghe ed i pensionati.
Inoltre, va fatta un'altra considerazione. L'Italia paga gli errori fatti nella I Repubblica. Oggi, durante le dichiarazioni di voto da dare per la fiducia alla Manovra, l'onorevole Vincenzo D'Anna (Popolo e Territorio) aveva indicato le politiche della I Repubblica come causa di danni.
Basti pensare ai "Governi di unità nazionale" che altro non furono che compromessi con il Partito Comunista Italiano. In pratica, ci fu un vero e proprio consociativismo catto-comunista che bloccò molte riforme ed impedì lo sviluppo di un vero capitalismo ed in cui lo Stato si addentrò in una realtà che non deve essere la sua, l'economia.
Basti pensare alle cooperative che, in quanto legate al Partito Comunista, ebbero tante tutele, a scapito di altre categorie.
Inoltre, fu aumentata la spesa pubblica. Di conseguenza, salì il debito.
Oggi noi non possiamo non fare le riforme strutturali. Se non le faremo, affonderemo!
Questa Manovra serve a mantenere i conti pubblici a posto oggi, per potere pensare alla crescita e alle riforme in futuro.
Concordo anche con l'onorevole Fabrizio Cicchitto quando ha parlato di una magistratura che è legata alla logica di una certa parte politica e che punta a fare cadere il Governo.
Sono d'accordo anche con quello che ha detto sull'opposizione che ragiona secondo il principio del "tanto peggio tanto meglio" . All'opposizione, infatti, interessa solo che il presidente Belusconi se ne vada, senza interessarsi delle conseguenze. Infatti, gli speculatori aspettano il crollo del Governo.
L'opposizione cita gli altri Paesi, come la Spagna, in cui il premier José Luis Rodriguez Zapatero ha dato le dimissioni e ha anticipato le elezioni.
Io cito gli Stati Uniti d'America.
Lì c'è una crisi molto grave e sono fallite le banche. Il presidente Barack Hussein Obama è in crisi di popolarità e sta facendo politiche impegnative. Inoltre, il Partito Democratico USA ha perso le elezioni per il seggio alla Camera dei Rappresentanti del distretto di New York, distretto in cui non perdeva dal 1920. Il candidato repubblicano Bob Turner ha sconfitto il suo rivale con il 53% dei voti. Eppure, Obama non si è dimesso.
Qui in Italia, invece, solo per il fatto di avere perso a Milano, l'opposizione chiede le dimissioni del presidente Berlusconi.
E' una situazione grottesca!
C'è il pericolo di una forte speculazione finanziara e l'opposizione chiede le dimissioni del Presidente del Consiglio, nonostante questi abbia una solida maggioranza in Parlamento.
Inoltre, sulle riforme, come il federalismo, la riduzione del numero di parlamentari e l'abolizione delle Province, va detto che esse devono essere fatte per via costituzionale.
Inoltre, va detto che anche gli Enti Locali dovrebbero avere un maggiore senso di responsabilità e ridurre le spese.
Ad esempio, qui a Roncoferraro (in Provincia di Mantova), il Comune (amministrato dal centrosinistra) eroga il servizio scuolabus ad una famiglia marocchina che risiede in paese e che, quindi, può portare tranquillamente i propri figli alla Scuola Materna, che è non è lontana da casa suaù. Quindi, la scuola può essere raggiunta a piedi. Tra l'altro, a Roncoferraro c'è anche il servizio "Piedibus". Che senso ha mantenere questo servizio, visto che c'è chi, pur risiedendo in paese, usa il pulmino?
Se io fossi il Sindaco, farei usare il pullmino solo a chi risiede in una zona troppo lontana dai plessi scolastici. Chi risiede vicino ai plessi scolastici, potrebbe andare a piedi o con mezzo proprio.
Questa manovra, fatta più di tagli che di tasse, serve a mantenere i conti pubblici a posto.
Vale il detto che dice: " Vivi oggi, per crescere domani!".
Cordiali saluti.

CHIESA, UN ATTACCO INDECENTE!

Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo scritto su "Avvenire" , il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, l'articolo intitolato "Enorme piccineria". Il Santo Padre, Papa Benedetto XVI, ed i cardinali Tarcisio Bertone, Angelo Sodano e William Joseph Levada sono stati denunciati alla Tribunale Penale Internazionale (che si trova a L'Aia, nei Paesi Bassi) con l'accusa di crimini contro l'umanità, in merito alla vicenda dei preti pedofili che, a giudizio dei loro accusatori, sarebbero stati coperti dalle "alte sfere" del Vaticano. Ringrazio l'amico Riccardo Di Giuseppe che mi ha segnalato l'articolo su Facebook.
Ora, faccio qualche mia considerazione.
Io trovo che la vicenda dei preti pedofili sia stata strumentalizzata per fare un vero e proprio attacco contro la Chiesa.
E' evidente che vi siano delle lobbies che hanno tutto l'interesse a screditare la Chiesa.
Se qualcuno mi chiedesse se i preti pedofili vadano condannati o meno, ovviamente, io risponderei di sì.
La pedofilia è una cosa grave. Violare l'innocenza di un bambino è un vero e proprio sacrilegio, a prescindere dal fatto che a fare una cosa del genere sia un prete o un laico.
Se qualcuno mi chiedesse se i preti pedofili siano la maggioranza, io risponderei di no.
Anzi, la maggioranza degli abusi sui minori è causata da familiari, da amici o da altre persone che stanno vicino ai bambini, come gli insegnanti delle scuole.
Queste sono le statistiche.
Quindi, è evidente che qualcuno abbia deciso di dare una certa risonanza mediatica a certi fattacci causati da certi preti indegni per colpire la Chiesa in generale.
Guarda caso, la questione dei preti pedofili ha una maggiore risonanza quando il Papa parla di certi valori, come la famiglia (intesa come istituzione naturale fondata sull'amore tra uomo e donna e sul matrimoni) o la vita.
Secondo me, dietro a questa vicenda ci siano certe lobbies che evidentemente sono contro questi valori che ho citato e che hanno iniziato a fare una vera e propria campagna di delegittimazione e di denigrazione nei confronti della Chiesa.
Anzi, io credo che a "muovere i fili" di chi ha deciso di accusare la Chiesa siano proprio queste lobbies.
Riflettiamo...e affidiamoci a Maria, che è raffigurata qui sopra.
Anch'ella dovette soffrire, quando vide che Gesù fu rifiutato da tutti, schernito ed ucciso.
Cordiali saluti.

martedì 13 settembre 2011

IL PRESIDENTE BERLUSCONI, UN CAPITANO DI UNA NAVE NELLA TEMPESTA

Cari amici ed amiche.

A chi paragonerei il presidente Berlusconi?
Lo paragonerei ad un capitano di una nave nella tempesta.
Con il suo Governo, lui sta cercando di rimettere a posto i conti pubblici e questo Paese che ha dei grossi problemi che risolgono al XIX secolo e gli altri stanno facendo di tutto per non farlo lavorare.
L'ultima azione discutibile riguarda proprio la questione dei magistrati della procura di Napoli, che hanno minacciato l'accompagnamento coattivo del presidente, qualora non si presentasse al processo che riguarda il caso Tarantini.
Io ritengo che, se dovesse concretizzarsi, questa azione sarebbe gravissima.
Ma i magistrati si rendono conto di quello che vogliono fare?
Un Presidente del Consiglio ha molti impegni, soprattutto nei momenti di grave crisi come questo.
Una cosa del genere vuole dire solamente non fare lavorare il Presidente del Consiglio.
Oltre a ciò, l'opposizione fa ostruzionismo. Addirittura, alla Camera dei Deputati, l'Italia dei Valori ha sollevato una pregiudiziale di costituzionalità, pregiudiziale che è stata respinta anche con il voto di altre parti dell'opposizione, che hanno avuto parecchie rimostranze verso il partito di Antonio Di Pietro.
Questa sarebbe l'alternativa al centrodestra?
Le varie componenti dell'attuale opposizione sanno solo contestare quello che fa il Governo ma non propongono nulla di alternativo.
L'Italia è esposta alla speculazione finanziaria e l'opposizione chiede le dimissioni del Governo, sapendo che non vi sono le condizioni per avere una maggioranza ed un Governo alternativi.
La sinistra si ritiene sicura di vincere eventuali elezioni anticipate. Se fossi in Bersani e soci, starei attento.
Infatti, potrebbe succedere che il centrosinistra arrivi al 40% e che lo stesso faccia il centrodestra. Allora, non vi sarebbe una maggioranza, senza l'aiuto di forze esterne ai due grossi schieramenti.
Quindi, vi sarebbe il caos.
E' logico che noi non possiamo permetterci ciò.
Inoltre, per vincere le elezioni, il centrosinistra ha bisogno della sinistra radicale, quella di Nichi Vendola e di Paolo Ferrero, per intenderci. Il caso delle elezioni comunali a Milano fu un esempio di ciò
Di fatto, un Governo retto da una simile coalizione sarebbe in mano a queste componenti estreme ed il futuro potrebbe essere fosco.
Questo Governo deve rimanere.
Tra l'altro, esso ha fatto dei risultati.
La Manovra economica (che è tanto vituperata dall'opposizione e dai sindacati) è apprezzata dall'Unione Europea. Il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Achille Van Rompuy, l'ha definita "ambiziosa".
Inoltre, va ricordato che, all'inizio della crisi, questo Governo stanziò ben 38.000.000.000 di Euro per gli ammortizzatori sociali.
Nel 2008, quando questo Governo si insediò, ci furono già tutti i sintomi della crisi.
Chi governava prima non poteva prendere qualche misura preventiva?
Inoltre, si dovranno fare delle riforme strutturali e per farle serve una stabilità di chi governa.
Fare cadere questo Governo sarebbe un "salto nel buio" ed il rischio sarebbe proprio una mancanza di vere riforme strutturali che tutti chiedono.
Cordiali saluti.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.