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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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mercoledì 17 novembre 2010

RE CARLO III O RE CARLO IV?

Cari amici ed amiche.

Vi voglio porre un quesito importante che riguarda la Corona britannica.
Come si chiamerà il prossimo re del Regno Unito?
Come tutti noi già sappiamo, l'erede al trono è Carlo, il Principe del Galles.
Il suo nome per esteso è Charles Philip Artur George Mountbatten-Windsor.
Quando diventerà re, come si chiamerà?
Qualcuno potrebbe dire che si chiamerà Carlo III.
Qui c'è un problema!
Nel 1688, re Giacomo II Stuart venne deposto dalla "Gloriosa Rivoluzione".
Questo re si sposò con una nobildonna italiana, Maria Beatrice d'Este, detta "Mary of Modena", per la quale si vuole aprire una causa di beatificazione.
Nel 1688 divenne regina la figlia nata dal primo matrimonio di re Giacomo II, Maria, che era moglie dello Stathouder d'Olanda Guglielmo III d'Orange e che (come quest'ultimo) era protestante.
Nel 1701, anno in cui l'esiliato re Giacomo II morì, venne fatto l'Act of Settlement, una legge che escludeva i cattolici dalla sucessione al trono. Gli Stuart erano cattolici.
Re Giacomo II aveva avuto un figlio da Maria Beatrice, Giacomo Francesco Edoardo Stuart che nacque nel 1688 e che andò a vivere a Roma, ove morì nel 1766.
Il principe Giacomo si faceva chiamare dai suoi sostenitori come re Giacomo III. Egli ebbe dei discendenti che furono il principe Carlo Edoardo (1720-1788) e, suo fratello, il principe-cardinale Enrico Benedetto (1725-1807).
Quando loro padre morì, Carlo Edoardo si fece chiamare con il nome regale di Carlo III.
Nel 1745, questi mosse per rovesciare re Giorgio II di Hannover ma venne sconfitto nella Battaglia di Culloden nel 1746.
Quindi, quando sarà re, teoricamente l'attuale Principe Carlo potrebbe assumere il nome di Carlo III, perché gli Stuart non regnarono.
Ma se così non fosse, come potrebbe chiamarsi?
Potrebbe chiamarsi Carlo IV?
Sarebbe il riconoscimento del fatto che il principe Carlo Edoardo Stuart avesse avuto il diritto di chiamarsi Carlo III.
E così, dopo San Carlo I Stuart, re Carlo II (1630-1685, che fu suo figlio) ed il suo bisnipote Carlo Edoardo, il prossimo re dovrebbe chiamarsi Carlo IV, se il pretendente Stuart venisse riconosciuto nella numerazione dei sovrani, o Carlo III, in caso contrario.
Lo stesso dicasi per i futuri re che si chiameranno Giacomo o Enrico.
Infatti, com'è stato detto prima, il principe Giacomo (figlio di re Giacomo II e padre di Carlo Edoardo) fu dichiarato re dai suoi sostenitori con il nome di Giacomo III.
Il fratello di Carlo Edoardo, il cardinale Enrico Benedetto, venne proclamato re con il nome di Enrico IX.
C'è anche un altro fatto da tenere in considerazione.
I re Carlo I e Carlo II regnarono come re d'Inghilterra.
Dal 01 maggio del 1707, sotto il regno di Anna Stuart, ci fu l' Atto di Unione tra Scozia ed Inghilterra ed i sovrani non furono più "re d'Inghilterra" ma "re di Gran Bretagna".
Quindi, l'attuale principe Carlo potrebbe chiamarsi re Carlo I di Gran Bretagna.
C'è, però, un'altra possibilità. Cè la possibilità che il principe Carlo possa cambiare nome.
Forse, potrebbe assumere il nome di Giorgio VII.
Solo il buon Dio saprà come si chiamerà il prossimo re del Regno Unito.
Intanto, ho colto l'occasione per stimolare a fare conoscere ( e studiare) un po' la storia.
Vi suggerisco di visitare il sito della monarchia britannica http://www.royal.gov.uk/.
Ha molto materiale storico.
Se ci sono degli studenti che fanno delle ricerche di storia per la scuola o per l'università, in quel sito essi possono trovare molto materiale utile.
E' utile anche per studiare un po' l'inglese.
Cordiali saluti.


martedì 16 novembre 2010

SCONTRO SAVIANO-MARONI? HA RAGIONE MARONI!




Cari amici ed amiche.
Certamente, le affermazioni dette dallo scrittore Roberto Saviano, durante la trasmissione che va in onda su RAI 3 "Vieni via con me", non sono piaciute a molti, me compreso.
In pratica, Saviano ha parlato di connivenze tra la Ndrangheta e la Lega Nord, a Milano.
Il Ministro dell'Interno, onorevole Roberto Maroni, si è adirato e ha bollato queste affermazioni come infamanti.
Il ministro ha pienamente ragione!
La Lega Nord ha sempre avuto a cuore la legalità.
Anzi, ne ha fatto un suo punto fisso perché la sicurezza (che è un tema molto caro alla Lega Nord) non può prescindere dalla legalità.
Sarebbe chiaro anche ad un bambino.
Inoltre, il governo del presidente Berlusconi, ovviamente con il Ministro Maroni, ha fatto una lotta senza esclusione di colpi alla criminalità.
Questo governo ha inasprito l'articolo 41 bis (cosa che qualcun'altro in passato non fece) e, ad oggi, ha arrestato ben 28 su 30 superlatitanti pericolosi.
Le frasi di Saviano sono fuori luogo e difformi dalla verità.
Io preferisco i fatti e non le parole.
Le parole possono andare bene se sono seguite dai fatti.
Questo governo fa esattamente ciò.
San Michele non combatté il diavolo con le chiacchiere ma dandogliele di santa ragione con la spada!
Chi vuole capire...capisca!
Cordiali saluti.

DOVE AVVENNE L'INCONTRO TRA ATTILA E PAPA LEONE MAGNO?



Cari amici ed amiche.

Vi voglio parlare di una storia misteriosa.
Dove avvenne l'incontro tra Attila, il re degli Unni, e Papa Leone Magno?
Dopo essere stati sconfitti dal generale Flavio Ezio e da un esercito romano integrato da truppe visigote, franche, alamanne e di altre tribù barbare, nella battaglia dei Campi Catalaunici del 451, gli Unni si diressero verso l'Italia. Attila, infatti, rivendicò la mano di Onoria, la sorella dell'imperatore che gli fu promessa in matrimonio.
Nel 452 puntarono su Trieste ma si fermarono ad Aquileia, città importante per il commercio e sede di un importante Patriarcato.
Cinsero d'assedio la città e la attaccarono ma fu inutile.
Proprio quando stettero per andarsene, Attila vide una cicogna abbandonare una torre delle mura della città con il suo piccolo.
Egli (che fu molto superstizioso) intese ciò come un segnale positivo.
Ebbe ragione!
Infatti, una parte delle mura crollò e Attila poté entrare nella città che venne rasa al suolo.
Da Aquileia si diressero poi a Padova.
La città venne saccheggiata e gli abitanti fuggirono verso est, in una zona lagunare sul Mare Adriatico.
Così venne fondata Venezia!
Da Padova, Attila si mosse a Milano.
La città cadde senza resistere (gli abitanti aprirono le porte agli Unni) e Attila si stabilì nel Palazzo reale.
Infatti, Milano fu capitale del'Impero romano d'Occidente.
Il palazzo aveva un dipinto con raffigurati i Cesari che schiacciavano gli Sciti.
Lui lo face modificare, facendo raffigurare gli stessi Cesari che chiedevano pietà e che vuotavano le borse d'oro davanti al suo trono.
L'imperatore Valentiniano III partì da Ravenna e andò a Roma.
Poi, Attila ripartì verso sud ed incontrò un'ambasciata costituita dal console Avienno, il prefetto Trigezio e Papa Leone I, detto "Magno".
Qui vi è il mistero.
Secondo le cronache, l'incontro avvenne sulle sponde del fiume Mincio.
Qual è il punto esatto?
Secondo una tradizione orale, l'incontro avvenne a Salionze, in provincia di Verona.
Questa tradizione fu avallata dal fatto che la strada che conduceva Verona a Milano passasse proprio sul Mincio, proprio a Salionze.
Questa teoria fu sostenuta dal professor Giorgio Vandelli.
Vi è però un'altra teoria che dice che il re unno ed il Papa non si fossero incontrati a Salionze ma nella zona di Roncoferraro, in provincia di Mantova, precisamente a Governolo.
Questa zona, che conosco molto bene, è prossima alla confluenza tra Mincio e Po.
Questa zona si chiamava "Agro Venetum Ambulejo".
Essa fu una zona di collegamento tra l'Europa ed il Mediterraneo.
Inoltre, secondo una tradizione esoterica, le confluenze tra fiumi sono punti di particolare energia.
Forse, il grande Papa potrebbe avere tenuto conto della superstiziosità di Attila.
Tra l'altro, il vicariato in cui si trova Roncoferraro è dedicato proprio a San Leone Magno.
Decisivi in questo senso, furono necessari anche gli studi di Gabriele Bertazzolo nel 1614.
Bertazzolo fece costruire una chiesetta dedicata a San Leone Magno.
Di questa chiesetta non resta nulla, a causa di un'alluvione che la distrusse.
Vi è, però, un'altra teoria che dice che Attila ed il Papa si fossero incontrati in un altro luogo.
Sempre nel Mantovano, nel Comune di Curtatone, vi è una località chiamata Ponteventuno.
Nella locale chiesa, a ricordo di ciò è stato fatto un affresco che raffigura Attila ed il Papa.
Gli abitanti di Ponteventuno ne sono convinti perché si riteneva che in passato il Mincio avesse avuto un corso diverso rispetto a quello attuale.
Effettivamente, molti fiumi diversi rispetto a quelli di oggi.
Bisogna tenere conto anche del fatto che, con la decadenza dell'Impero romano d'Occidente, non vi fosse più stata la manutenzione delle varie opere di bonifica.
Comunque, a prescindere dal luogo in cui avvenne, l'incontro tra Attila ed il Papa ebbe il suo effetto.
Attila si ritirò e non distrusse Roma e né rivendicò la mano di Onoria.
Pare che egli fosse rimasto colpito dal coraggio del Papa ed ebbe la visione di un uomo anziano (forse San Pietro) che dietro il Pontefice si agitava e minacciava lo stesso re Unno.
La leggenda più accreditata dice che Attila i fosse fermato quando il Papa gli mostrò il crocifisso.
A prescindere da tutto, essere santi vuole dire anche questo.
Un santo mette a repentaglio anche sé stesso per salvare gli altri.
Gesù nostro Signore insegnò questo e Papa Leone I eseguì.
Per questo, egli è santo.
Cordiali saluti.







CHE IRRESPONSABILI!


Cari amici ed amiche.

Leggete il terzo commento all'articolo intitolato "Caso Fini, un possibile scenario", http://italiaemondo.blogspot.com/2010/11/caso-fini-un-possibile-scenario.html.
Il commento dice:
"Stai già piangendo? Ah ah ah ah!
E' finita, a casa. E in tribunale.
Era ora!"
Chi fa dei commenti simili è solo un irresponsabile!
Infatti, il suo stupido odio verso il presidente Berlusconi ed il centro destra supera ogni buon senso.
A questo "signore" e a tutti quelli che la pensano come lui, vorrei chiedere se credono di migliorare le cose, una volta tolto il presidente Berlusconi.
Io penso proprio di no. Anzi...le cose potrebbero anche andare peggio.
Un "Governo tecnico" non si può fare, perché non c'è la maggioranza che possa sostenerlo.
Quindi, l'unica soluzione è il voto!
E poi, il centro sinistra è unito solo dall'antiberlusconismo e non ha un progetto politico!
Antiberlusconiani, state zitti o, se volete parlare, dite qualcosa di più responsabile e costruttivo!
Sapete solo gettare fango ma non tenete conto delle reali conseguenze di ciò che potrebbe avvenire.
Cordiali saluti.

lunedì 15 novembre 2010

GOVERNABILITA', UNA PROPOSTA (con articolo su "Italia chiama Italia")

Cari amici ed amiche.



Dal commento firmato dall'onorevole Giorgio Stracquadanio all'articolo "Caso Fini? E fallito il parlamentarismo italiano!" (http://italiaemondo.blogspot.com/2010/11/caso-fini-e-fallito-il-parlamentarismo.html), vorrei lanciare questa idea, che spero venga recepita da chi dovere. Raccolgo così la "sfida" (nel senso buono del termine) che è stata lanciata dall'onorevole Stracquadanio. Un po' di brainstorming non fa certamente male. Io credo che sia davvero arrivato il momento di superare il parlamentarismo e di passare al presidenzialismo di tipo americano o comunque simile.
Il sistema parlamentare si sta mostrando molto deficitario.
Un nuovo sistema potrebbe essere fatto in questo modo:


  1. Presidente della Repubblica. La carica di presidente della Repubblica non dovrebbe più essere più eletta dal Parlamento ma dal popolo. Sarebbe anche capo del Governo, di cui potrebbe nominare e deporre i ministri. Ovviamente, deciderebbe la politica del governo stesso. Manterrebbe la prerogativa di capo delle forze armate ma non potrà più sciogliere il Parlamento e né essere il presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Al popolo, egli sarebbe tenuto a rendere conto del proprio operato.

  2. Vice-presidente della Repubblica. Questa carica avrebbe il compito di sostituire il presidente della Repubblica, quando questi dovesse essere all'estero, in caso di malattia, di morte o di impeachment. Sarebbe anche il Senato.

  3. Parlamento. Il Parlamento manterebbe il potere legislativo. Esso rimarrebbe bicamerale ma le due Camere avrebbero compiti diversi, in funzione della riorganizzazione in senso federale dello Stato. La Camera dei Deputati manterebbe le funzioni attuali e rimarrebbe elettiva con sistema proporzionale e con preferenza. Il Senato verrebbe, invece, eletto su base regionale e con sistema proporzionale. Ad essere eletti senatori, sarebbero i primi due candidati più votati in assoluto in ciascuna Regione. Quindi, ogni Regione eleggerebbe due senatori, tranne il Trentino-Alto Adige. Per questa Regione, i senatori sarebbero quattro, due per la Provincia di Trento e due per quella di Bolzano. Escludendo il Presidente, il Senato sarebbe quindi composto da 42 senatori eletti nelle Regioni e dai 7 senatori eletti all'estero. Per entrare in Senato, basta essere cittadini dai 30 anni in sù. I senatori diventerebbero rappresentanti delle Regioni e avrebbero il potere di presentare leggi ma non quello di proporre le leggi tributarie. Potrebbero solo modificarle. Le proposte dovrebbero passare per le due Camere, per diventare legge. In caso di parere discordante tra le due Camere si dovrebbe creare una commissione mista che serva a trovare l'accordo. Il presidente della Repubblica dovrà avere l'appoggio del senato per concludere i trattati internazionali. Il Senato avrebbe anche la funzione di processare il presidente della Repubblica, in caso di impeachment. I capi di accusa verrebbero formulati dalla Camera. Il Presidente della Camera non sarebbe più eletto dalla stessa ma dal popolo. A questa carica accederebbe il deputato più eletto. I presidenti delle due Camere presiederebbero il Consiglio Superiore della Magistratura, i cui "membri laici" verrebbero eletti solo dalla Camera. Le presidenze delle Commissioni parlamentari spetterebbero alle forze politiche di opposizione, quelle che non esprimono il presidente della Repubblica ed il Governo. Lo stesso discorso varrebbe per le presidenze del Copasir e la Commissione di Vigilanza.

  4. Governo. Il Governo dipenderebbe dal Presidente della Repubblica. Esso non avrebbe più bisogno della fiducia in Parlamento. Verrebbe abolita la carica del Presidente del Consiglio.

  5. Corte costituzionale. La Corte Costituzionale sarebbe composta da 12 giudici. Quattro sarebbero eletti dal Parlamento, quattro dal Consiglio Superiore della Magistratura e quattro sarebbero nominati dal presidente della Repubblica.

  6. Impeachment del Presidente della Repubblica. Una procedura di impeachment contro il presidente della Repubblica potrebbe essere aperta qualora questi venisse accusato di omicidio, appartenenza alla criminalità organizzata, pratiche di terrorismo, eversione, reati contro la persona (come stupro o pedofilia) e l'abuso di potere. Il capo di accusa verrebbe fatto dalla Camera mentre in Senato il presidente verrebbe processato dal Presidente della Corte Costituzionale. In caso di provata colpevolezza, egli verrebbe costretto a dimettersi e a dare il mandato al suo vice che sarebbe tenuto a portare avanti il mandato del suo predecessore dimissionato. Il Senato nominerebbe il nuovo Vice-presidente. Tramite elezioni suppletive, verrebbe sostituito il Senatore che prenderebbe il posto il posto del Vice-presidente. In caso di rifiuto di assunzione dell'incarico da parte del Vice-presidente, si tornerebbe al voto democratico. Perché il presidente sia processabile devono esserci indizi seri del reato che gli viene contestato. Una commissione speciale della Camera dovrebbe, poi, vagliare e verificare le prove. Terminata la verifica, la Camera dovrebbe poi fare il capo d'accusa, se queste prove dovessero essere credibili. Anche i ministri del Governo potrebbero essere trattati allo stesso modo.
  7. Consiglio Superiore della Magistratura. Il CSM non sarebbe più presieduto dal Presidente della Repubblica ma dai Presidenti di Camera e Senato. I suoi "membri laici" diventerebbero 14 e non più 15. Infatti, il quindicesimo sarebbe il Presidente della Camera. I "membri laici" sarebbero sette parlamentari (quattro deputati e tre senatori) di partiti di governo e gli altri sette di quelli di opposizione.

Questo sistema semplificherebbe molto la politica. Toglierebbe cariche elettive (come il presidente del Consiglio) e ridurrebbe anche gli immobili pubblici. Spero di avere dato uno stimolo per fare del buon brainstorming. Di certo, si accettano suggerimenti e critiche. Ovviamente, queste ultime dovranno essere costruttive. Tutto questo processo dovrebbe accompagnare il federalismo, che si sta già facendo. Termino, dicendo che è giusto che la gente parli anche delle proprie istituzioni, ovviamente, in modo costruttivo. Chissà se questa proposta verrà ascoltata. Intanto, vi invito a leggere l'articolo da me scritto su "Italia chiama Italia", http://www.italiachiamaitalia.net/news/124/ARTICLE/24099/2010-11-15.html. Sono vicino al presidente Berlusconi, che sarebbe un ottimo Presidente della Repubblica.

Cordiali saluti.

FLAVIUS AETIUS

"Mihi heri et tibi hodie".

Quandu fù ammazzatu...comu di Sira Ghjesù scrivìu...

cusì ellu, Flavius Aetius, dissi...

cusì a l'ochji di Valintinianu mpiraturi...

chì mai "razzi" ci dissi...si 'n Governolo solu vinni Attila...

et mai nte banni di Roma...cù tutta l' orda...

ché com' ebbe la Palora lu Papa...ebbe ellu cundutteru la spata...

et cusì pè manu di Massimu quellu curunatu murìu...

cusì ngratu...et cascau lu Mperiu...pè questu tradimentu...

et sanza l'omu forti...la ghjenti salvà pudìa solu Diu!

CASO FINI, UN POSSIBILE SCENARIO

Cari amici ed amiche.



Nell'articolo intitolato "Italia, che rischio", http://italiaemondo.blogspot.com/2010/11/italia-che-rischio.html, ho parlato della vicenda del generale romano Flavio Ezio e ho fatto il paragone con quanto sta succedendo ora, con il presidente Berlusconi.
Ezio fu un uomo capace che sconfisse gli Unni nella battaglia dei Capi Catalaunici (451 AD) e che volle riformare l'Impero romano d'Occidente, oramai in grave crisi.
Venne fatto uccidere dall'imperatore Valentiniano III e da lì fino al 476 AD, l'Impero romano d'Occidente non ebbe più nessun uomo in grado di fermarne il declino.
Si avvicendarono i vari "imperatori-marionetta" (come Libio Severo e Glicerio), sotto il dominio di vari generali (spesso di origine barbara, come Ricimero e suo nipote Gunderico) che contribuirono a portare l'impero alla rovina.
Quello che sta succedendo ora è simile a quanto accadde in quella vicenda.
Qui si vuole eliminare il presidente Berlusconi dalla scena politica.
Questo è chiaro a tutti.
Il problema non è rappresentato solo dalla volontà di eliminare un uomo che per questo Paese sta facendo tanto ma anche dalle conseguenze che potrebbero esserci dopo tutto ciò.
Infatti, qui si rischia di andare verso una deriva pericolosa.
Il maggiore pericolo per la democrazia è la rottura tra il popolo e la politica.
E' evidente che vi sarebbe una rottura tra popolo e politica, se dovesse cadere il governo del presidente Berlusconi e se si dovesse fare un esecutivo tecnico e con maggioranza diverse da quella uscita nel 2008.
Sicuramente, il legame tra politica e popolo si rescinderebbe e la politica diventerebbe autoreferenziale.
Con questa situazione, la storia del nostro Paese potrebbe farsi oscura.
Emergerebbero forze extra-parlamentari, giustizialiste e populiste, come le forze di estrema destra, quelle di estrema sinistra e movimenti antipolitici come, ad esempio, il "Movimento 5 Stelle" di Beppe Grillo.
Questo governo sta portando avanti delle riforme importanti, come il federalismo. Se dovesse cadere, questo processo riformatore si fermerebbe e potrebbero esserci nuovi problemi.
Ad esempio, il federalismo risolverebbe gli squilibri attuali.
Ad oggi, ci sono 5 Regioni (Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Sardagna e Sicilia) che possono tenersi i soldi delle loro tasse e hanno dei poteri speciali.
Le Regioni del Sud non possono sostenere del tutto lo Stato.
Quindi, tutta la spesa dello Stato sarebbe sostenuta solo dalle Regioni Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
Questo rischierebbe di generare gravi tensioni.
Il governo tecnico non sarebbe in grado di governare perché non avrebbe una maggioranza forte ed unita politicamente.
Il governo sarebbe ostaggio di piccole forze politiche che minaccerebbero di farlo cadere ogni dì.
Il futuro potrebbe essere oscuro.
Vi sarebbe una grave instabilità da cui non verranno fuori altro che perdita di competitività, tensioni sociali e problemi di governabilità.
Leggete anche quanto troverete nel link http://www.adnkronos.com/AKI/English/Politics/?id=3.1.1255297314.
Di questo link, devo ringraziare l'amico Carlos Echavarria di Miami (http://carlosechevarria.blogspot.com/) che segue con interesse le vicende italiane.
Anche all'estero, hanno capito il gioco di Fini e dei suoi.
Futuro e Libertà per l'Italia si assumano la responsabilità di ciò.
Cordiali saluti.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.