Presentazione

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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

Il mio libro sul Covid

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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martedì 5 ottobre 2010

CHI UCCISE REALMENTE CRISTO?

Cari amici ed amiche.

Correva l'anno 33 AD e in una città del Medio Oriente si stava consumando il "Sacrificio dei sacrifici".
Un uomo nativo di Betlemme venne flagellato e crocifisso.
Quest'uomo altri non fu che Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio e la città in questione fu Gerusalemme.
Ora, proviamo a capire meglio le dinamiche di quanto successe in quel giorno.
Per capire bene gli avvenimenti, dobbiamo fare un "viaggio a ritroso" e provare ad avere una visione del luogo in quell'epoca.
Gerusalemme faceva parte della Palestina, una terra che fu abitata da un popolo che credeva in un Unico Dio, gli Ebrei e che dal 130 BC fu sotto il dominio dei Romani.
Ora, essa era retta da un governatore romano che all'epoca di Gesù era un tale Ponzio Pilato.
Questa provincia, però, aveva anche una grande autonomia nella gestione.
Infatti, al governo concorrevano anche il tetrarca Erode Antipa ed il Sinedrio.
Erode, in realtà, pare che non fosse stato di origini ebraiche ma nabatee.
I Nabatei erano un popolo che si stabilì nell'attuale Giordania. Una loro testimonianza si trova proprio lì ed è la città di Petra.
Il Sinedrio era un organo che aveva funzioni di tribunale e faceva sì che la Torah (il nostro Vecchio Testamento) venisse rispettata. Inoltre, poteva infliggere la pena capitale. Esso si trovava presso il Tempio di Gerusalemme e governava la città stessa.
Esso era presieduto dal Sommo sacerdote, che all'epoca di Cristo era un tale Caifa.
Ora si possono capire meglio gli avvenimenti.
Da qui si può dedurre che a volere la morte del Cristo non fu il popolo ebraico.
Anzi, stando anche al Vangelo di Giovanni, il popolo ebraico rispettava il Cristo.
Addirittura, Egli veniva chiamato "rabbì", ossia "maestro".
Allora, chi volle la morte di Cristo?
Se il popolo ebraico va escluso, allora potrebbero essere stati o i Romani o Erode ed il Sinedrio.
In fondo, erano loro potevano avere l'interesse di ciò.
Effettivamente, Erode ed il Sinedrio vedevano in Cristo un pericolo per la autorità.
Infatti, da una parte, loro temevano di perdere il controllo sul popolo e dall'altra temevano i Romani, a cui comunque giurarono fedeltà ed il sovrano di questi ultimi, l'allora imperatore Tiberio, era riconosciuto da essi.
Inoltre, vi fu un'altra questione.
La casta sacerdotale ebraica discendeva tutta dalla tribù di Levi.
Gesù discendeva invece da quella di Giuda. Tra l'altro, anche lo stesso Giacobbe (Israele) quando parlò di suo figlio Giuda disse che dalla sua casata sarebbe venuto fuori il Messia, il Cristo.
Ora, alla casta sacerdotale dell'epoca non piaceva che un laico parlasse di religione e cose delle Scritture.
Quanto ad Erode, va detto che questi fece arrestare e decapitare Giovanni Battista che lo accusava del fatto che egli avesse peccato contro le Scritture sposando la moglie di suo fratello.
Anche Erode temeva di perdere il proprio potere.
E così, prima della famosa "Ultima cena", che avrebbe dovuto aprire la Pasqua ebraica, uno degli apostoli di Gesù, un tale Giuda Iscariota, fece il tradimento.
Per 30 denari, egli vendette il Cristo al Sinedrio.
Nell'orto del Getsemani, i soldati e le guardie del Sinedrio catturarono Gesù lo portarono di fronte al Sommo sacerdote Caifa che lo processò. Andò anche da Erode e lo processò anche lui.
Era ovvio che questi processi fossero pieni di falsità.
Ad esempio, gli accusatori accusarono Gesù di istigare alla ribellione.
La realtà non fu questa. Infatti, Egli disse: "Dai a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.".
Il Vangelo riporta ciò.
In realtà, la "chiave rivoluzionaria" del messaggio di Cristo sta proprio nel fatto che quel Dio dei Giudei è il Dio di tutti!
Quindi, Gesù non puntò solo a salvare il "Popolo eletto" ma tutta l'umanità, riconducendola sotto l'Unico Dio.
In pratica, puntò a fare cadere il muro tra Giudei e Gentili.
Questo, però, non fu capito dai sacerdoti del Sinedrio che, oltretutto, vedevano nei miracoli che Egli operava un inganno, per turlupinare il popolo ebraico.
E così, lo portarono da Pilato che inizialmente non trovò nulla contro Gesù.
Poi, però, i membri del Sinedrio istigarono un gruppo di persone che, urlando, chiedevano la morte di Gesù per crocifissione e la liberazione di un altro prigioniero, Barabba.
Le voci si fecero sempre più forti ed inisistenti e, sentendosi minacciato e sentendo minacciato il proprio potere, Pilato accontentò il Sinderio. Alla fine Gesù fu condannato.
Sul colle del Gòlgota, Egli fu crocifisso e morì.
I Vangeli ne parlano in modo dettagliato. Poi vi fu la Sua Resurrezione.
Ma questa è un'altra storia.
Restano degli interrogativi.
Il primo di questi chiede chi effettivamente volle la morte di Gesù.
A volere la morte di Gesù furono i membri del Sinedrio (non tutti per la verità), che vedevano in lui una minaccia sia alla loro influenza religiosa che a quella politica.
Dal canto loro, anche i Romani vedevano in Cristo un avversario politico. Essi sapevano della storia del Messia che avrebbe dovuto liberare il popolo ebraico dal loro giogo.
Tra l'altro, a parlare Gesù non vi sono solo i Vangeli canonici ma anche altre fonti.
Vi sono, infatti, le fonti non cristiane ed i testi apocrifi.
Tra tutti questi testi testi vi sono delle analogie.
La prova?
Leggete la poesia da me scritta e fatta pubblicare sul sito dell'associazione "Agorà" di Sant'Agata di Militello (in provincia di Messina) e che parla del generale Giovanni Giustiniani Longo. Il link è http://santagatando.com/2009/10/21/u-ricordu-di-ghjuvanni-giustiniani-longo/.
E' introdotta da un testo del Vangelo apocrifo di Nicodemo.
Cordiali saluti.














IL POPOLO DELLA LIBERTA'? VUOLE UNIRE l'ITALIA!




Cari amici ed amiche.


La recente festa del Popolo della Libertà che si è tenuta a Milano ha dimostrato la vitalità della nostra politica.
Soprattutto, essa ha dimostrato che il popolo vuole che questo governo rimanga ed operi e che in caso di crisi l'unica soluzione possibile è il voto!
Da questo evento emerge anche un'altra cosa.
Infatti, emerge la volontà del Popolo della Libertà di unire l'Italia e non di dividerla.
Il Popolo della Libertà ripudia lo scontro di classe, che qualcuno sta fomentando.
Oggi, c'è un grosso pericolo, che ho già segnalato.
Oggi si rischia lo scontro tra poveri e ricchi, tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi, tra cattolici e laici, tra Nord e Sud, tra giovani e vecchi e tra popolo e politici.
Il Popolo della Libertà vuole evitare tutto ciò.
Il vero "Partito della Nazione" è proprio il PdL. Lo dimostra l'alta partecipazione a tutti gli eventi che esso organizza.
E' proprio questo il partito che cerca di raccogliere tutte le energie migliori per rilanciare questo Paese.
Il PdL non ha mai fomentato certi scontri, come quelli elencati.
Quindi, questo partito sarà in grado di evitare quelle cose che ho citato nell'articolo intitolato "Tensioni interne, attenzione alla rete" (http://italiaemondo.blogspot.com/2010/10/tensioni-interne-attenzione-alla-rete.html).
Io non ho mai sentito nessun esponente o elettore del Popolo della Libertà denigrare il proprio avversario.
Anzi, molto spesso siamo proprio noi elettori, militanti ed esponenti del partito ad essere attaccati.
Mi viene in mente l'amico Morris Sonnino di Facebook che di recente è stato gravemente offeso sul piano personale.
Mi vengono in mente anche gli amici Sveva Orlandini e Riccardo Di Giuseppe che vengono attaccati.
Del sottoscritto, non ne parliamo. Basta leggere alcuni commenti su questo blog.
E' ora che noi semplici elettori, insieme agli eletti e agli esponenti del PdL, ci impegnamo per mantenere unito il nostro Paese.
Gli altri urlino pure ma noi non dobbiamo né farci intimidire e né cadere in certe provocazioni.
Solo così, noi possiamo aiutare il presidente Berlusconi a migliorare l'Italia.
Cordiali saluti.

TENSIONI INTERNE, ATTENZIONE ALLA RETE!


Cari amici ed amiche.
Purtroppo, devo continuare a denunciare il fatto che vi sia una mentalità politica che vede nell'avversario un nemico da abbattere e da ingiuriare.
I commenti su questo mio link dimostrano proprio questo.
Sviscero il tema prendendo spunto dalla puntata della trasmissione "Matrix" che è andata in onda ieri notte su "Canale 5".
Nella puntata di quella trasmissione condotta da Alessio Vinci si è parlato del caso del direttore di "Libero" Maurizio Belpietro, dell'aggressione subita dal sindacalista Raffaele Bonanni e dalle varie tensioni in politica e nel caso FIAT.
C'è un clima di tensione che è preoccupante.
Qualcuno dice che non è paragonabile a quello della fine degli anni '60 e degli anni '70.
Io, invece, ritengo che sia peggiore a quello di quegli anni.
Infatti, a differenza del tempo delle Brigate Rosse, oggi vi è la rete, Internet.
Questo strumento rappresenta un "Mare Magnum", in cui circolano tante informazioni con una velocità impressionante.
Mentre il brigatista degli anni '70 aveva bisogno di organizzarsi sul territorio, oggi, con la rete, l'"aspirante brigatista" non ha bisogno di tutto ciò!
Gli basta fare un "click" con il mouse e riesce ad accedere ovunque.
Gli basta premere un tasto e può muovere informazioni fino in capo al mondo.
In poco tempo, può comunicare con gli Stati Uniti come con il Giappone e tutto il resto del mondo, restando a casa e senza esporsi fisicamente.
Questo è il pericolo!
Inoltre, il pericolo è ancora più gravi sui social-network (come ad esempio Libero Community, Facebook, Twitter ed altri).
Qui, infatti, chiunque può chiedere l'"amicizia" ad una persona ed accedere ai suoi dati. Ad esempio, vi sono i troll che sono utenti della rete che interagiscono nelle comunità virtuali come blog, mailing list, chatroom, social-network, newsgroup e forum con messaggi stupidi, provocatori ed inappropriati, atti ad interferire con il normale scambio di opinioni.
Vi sono anche i fake, che sono utenti della rete che hanno false identità.
Vi sono pure gli hackers che possono mettere virus nei computers.
I social-network (come Libero Community, Facebook, Twitter ed altri) sono particolarmente esposti a tutti questi rischi.
Quindi, sui social-network si possono creare delle "cyber-Brigate Rosse" o si possono creare dei gruppi che possono proporre anche l'eliminazione fisica di un politico ad essi sgradito.
Inoltre, in questa situazioni, chiunque può essere istigato a colpire il politico odiato, divenendo così colui che traduce queste tensioni in atti concreti.
Per questo, pur avendo un profilo su Facebook, preferisco fare amicizia conoscendo di persona i miei potenziali amici.
Questo clima così teso favorisce le possibili situazioni descritte e ciò è molto pericoloso.
Questo non è clima costruttivo ma distruttivo perché chi è di un'opinione diversa viene insultato e visto come il nemico di abbattere.
Io dico che si deve stare molto attenti a quello che si dice o, nel caso della rete, a quello che si scrive.
Le parole possono essere molto pericolose.
Esse, infatti, possono essere sentite anche da chi può avere certe inclinazioni alla violenza ed essere tradotte in fatti.
Bisogna stare attenti ed assumere un atteggiamento più responsabile sulla rete.
Se sul social-network vi sono gruppi che istigano alla violenza, il navigatore serio ha il dovere di segnalarli alla Polizia Postale.
Bisogna isolare chi predica la violenza.
Leggete anche l'articolo da me scritto nel 2008 su "Italia chiama Italia" . Il link è http://www.italiachiamaitalia.net/news/124/ARTICLE/11307/2008-10-10.html.
Se non si riuscisse a cambiare rotta, creando un clima più costruttivo, potrebbero esserci dei grossi problemi.
E' ora di tornare a parlare seriamente di politica e di finirla di esasperare i toni.
Cordiali saluti.

lunedì 4 ottobre 2010

L'OTTIMO LAVORO DEL MINISTRO CARFAGNA

Cari amici ed amiche.

Leggete i commenti all'articolo http://italiaemondo.blogspot.com/2010/10/di-pietro-e-inquietante.html.
Si commentano da soli.
Il Ministro delle Pari Opportunità, l'onorevole Maria Rosaria Carfagna, merita pienamente i miei complimenti.
Giusto ieri, ella ha annunciato che parteciperà come parte civile al processo che vedrà coinvolto il pakistano residente a Novi (in provincia di Modena) che ha lapidato la moglie perché "colpevole" di avere protetto la figlia che non voleva sposarsi con un matrimonio combinato.
Sulla vicenda, io penso che ci sia qualcosa di inquietante.
Io credo che quello di Novi non sia l'unico caso di matrimonio combinato, un matrimonio senza amore in cui la famiglia d'origine impone ad una ragazza l'uomo da sposare.
Anzi, di casi del genere, in cui vengono fatte valere certe leggi tribali, ce ne sono tanti.
La sola differenza è che molti di questi non vengono denunciati e le donne hanno paura di opporsi.
Io credo che vi siano anche dei casi di poligamia.
Quindi, da una parte, dovrà esserci una maggiore severità sull'immigrazione (come l'applicazione di sanzioni più dure contro gli immigrati che commettono dei reati) e, dall'altra, dovrà esserci una "campagna di educazione" degli immigrati stessi che devono capire che qui ci sono leggi diverse e che se non le rispettano possono accomodarsi alla porta.
Tra l'altro, io ammiro molte battaglie del ministro Carfagna, a cominciare da quelle contro lo stalking.
Ho letto il suo blog (il cui link è http://www.maracarfagna.net/) e vi ho trovato dei contenuti interessanti.
Metterò il suo link nella voce "Link preferiti" di questo blog.
Cordiali saluti.

SAN FRANCESCO ED I GIORNI NOSTRI




Cari amici ed amiche.
Oggi è il giorno di San Francesco d'Assisi, il patrono d'Italia. Pertanto, faccio gli auguri a tutti i miei connazionali, sia quelli che risiedono qui in Italia che quelli che stanno all'estero.
Su questo Santo si è detto molto.
Nacque ad Assisi il 26 settembre 1182 e morì il 03 ottobre 1226.
Di lui, si seppe che fu il figlio di un ricco mercante di stoffe, un tale Pietro Bernardone dei Moriconi, e della nobile Pica Bourlemont. Sua madre lo fece battezzare con il nome di Giovanni ma il padre gli cambiò il nome in Francesco, per onorare la Francia, Paese che gli diede molte fortune.
Da giovane, egli voleva diventare cavaliere ma nel 1154 vi fu la guerra tra la ghibellina Assisi e la guelfa Perugia e Francesco cadde prigioniero.
Lì ebbe una crisi e scoprì Cristo.
Nel 1205, mentre pregava nella chiesa di San Damiano, sentì parlare il Crocifisso che gli diceva:
"Francesco, va' e ripara la mia casa che, come vedi, è in rovina".
Iniziò così a compiere atteggiamenti strani agli occhi della gente.
Una volta fece incetta delle stoffe del padre e le andò a venderle e vendette anche il cavallo e tornò a casa a piedi. Diede il ricavato al sacerdote della chiesa di San Damiano.
Fece altre cose, come dare i ricavati delle vendite del negozio paterno ai poveri.
Il padre si arrabbiò ed i suoi concittadini furono disturbati a tal punto che nel 1206 fu processato davanti al vescovo.
Egli si spogliò di tutte le vesti. Il vescovo Guido lo coprì con il manto. In realtà questo gesto fu anche simbolico perché significò che Francesco fu accolto nella Chiesa.
Qui iniziò il cammino di santità di San Francesco.
In seguito, alcuni suoi amici iniziarono a seguirlo, facendo nascere l'Ordine dei Frati Minori che nel 1209 fu riconosciuto da Papa Innocenzo III, che vide in sogno la chiesa crollargli addosso ed un uomo che vi entrò e ne sorresse i muri.
Quell'uomo fu proprio San Francesco.
Iniziò così la predicazione.
Nel 1211, una giovane nobildonna di nome Chiara Scifi volle entrare nel'ordine di San Francesco.
Questa nobildonna fondò poi il ramo femminile dell'Ordine francescano, quello delle Clarisse e lei diventò Santa.
La dottrina di San Francesco era tanto semplice quanto efficace.
Egli predicava un ritorno alle origini ed una purificazione della Chiesa ma riconosceva l'autorità del Papa e della gerarchia ecclesiastica e della Tradizione cattolica.
Così combatté le eresie come il catarismo.
Partecipò anche alle Crociate e nel 1219 incontrò il sultano d'Egitto al-Malik-al-Kamil che rimase ammirato da questo frate.
Nel 1223 venne approvata da Papa Onorio III la Regola dell'Ordine che crebbe e formò molti conventi in tutta l'Europa.
Sempre nel 1223, a Greccio egli fece il primo presepio.
Il 17 settembre 1224, egli ebbe le stigmate, mentre pregava sul Monte della Verna.
Lì, pare che ebbe anche degli scontri con il diavolo che cercò di farlo cadere dalla rupe.
La roccia che era dietro il Santo si ritirò e lo accolse.
Ammalatosi agli occhi e al fegato, egli morì nel 1226.
Nel 1230, la sua salma fu trasferita nell'attuale basilica francescana.
Di San Francesco si sono dette tante cose.
C'è chi lo "usa" a sproposito.
Ad esempio, c'è chi usa il suo nome per mettere in guerra i poveri contro i ricchi.
In realtà San Francesco non fu contro il denaro in sé.
Egli volle semplicemente dire che deve essere l'uomo a possedere il denaro e non il denaro a possedere l'uomo.
Inoltre, egli è amato da tutti, da noi cattolici, dagli ortodossi, dai protestanti, dai buddisti, dagli atei, dai musulmani e perfino dagli ebrei.
Anzi, pare che la sua famiglia fosse stata di origini ebraiche.
In alcuni punti, la sua spiritualità ricordava quella ebraica.
Perfino l'anticlericale Mussolini lo ammirava.
Quindi, la figura di San Francesco è oggi un simbolo, "symballein" , qualcosa (o qualcuno) che unisce.
Tra l'altro, anch'io sono legato a San Francesco.
Il mio primo nome è Antonio ed è legato a Sant'Antonio di Padova, Santo legato a San Francesco.
Il mio secondo nome, Gabriele è legato a San Gabriele dell'Addolorata che nacque ad Assisi ed il cui nome da secolare fu proprio Francesco.
Termino con una mia poesia.
PRIGHERA A SANTU FRANCISCU
"Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione."
Pè mia! Sì, pè mia...o Santu Franciscu parrati...
a lu nosciu Signuri chì hè nto Celu...
comu pè tutti l'omini di bona vuluntati...
ché pè lu bughju chianu fà pò lu viaghju...
et pè la carne solu esse ùn pò la morti...
la mio alma...et chì sempri sii nto curaghju...
et facitimi sempri nto cori forti!
Amen.

domenica 3 ottobre 2010

QUMRAN


Cari amici ed amiche.
Prima di incominciare, voglio portare alla vostra attenzione un evento importante.
Dal 12 al 17 ottobre, a Castel d'Ario (in provincia di Mantova) sarà portata la Madonna di Fatima.
Spero che veniate in tanti.
In un certo senso, il tema che sto per trattare è legato alla Vergine Maria, trattando direttamente anche Gesù. Sicuramente, il tema che sto per trattare farà piacere all'amico Franco Carreri di Roncoferraro e che è un appassionato di queste cose.
Con lui mi trovo spesso a discutere (con grande piacere) di questa materia. In fondo, anche noi, che siamo in maggioranza cristiani, c'entriamo.
Correva l'anno 1947 ed un giovane pastore beduino, un tale Muhammad adh-Dhib, stava cercando una capra perduta. Questo pastore si trovò in una zona vicina al Mar Morto chiamata Khirbet Qumran, nell'attuale Cisgiordania.
Ad un certo punto notò un buco e vi tirò dentro delle pietre. Sentì qualcosa che si infrangeva e perciò chiamò un suo amico, un tale Ahmed Muhammad. I due ragazzi si calarono nel buco ed entrarono in una grotta lunga circa 9 metri e larga 2. Credettero di trovarvi dell'oro. Invece, vi trovarono dei pezzi di giarre e di vasi e ben 11 involti rivestiti di di lino ed odoranti di muffa.
Tolsero il tappo di cuoio, che era decomposto, da uno di questi rotoli e non trovarono l'oro ma della pergamena con delle scritte in un linguaggio ad essi ignoto.
Delusi, i due riuscirono a vendere alcuni di questi lacerti di pergamena ad un mercante di Gerusalemme.
Tramite vie traverse, riusltò che queste pergamene altro non furono che testi della Bibbia. Alcuni di questi erano scritti in ebraico ed altri in aramaico, la lingua parlata da Gesù Cristo.
Sebbene un impiegato del Dipartimento di Antichità della Palestina li avesse definiti "senza alcun valore", cinque dei rotoli furono acquistati dal monastero siro-ortodosso di San Marco.
In seguito, il vice-direttore dell'Istituto Americano per le Ricerche Orientali a Gerusalemme analizzò questi rotoli e scoprì che il linguaggio era così arcaico che poteva risalire a prima di Cristo.
Li tradusse e scopri che si trattava di un testo del Libro di Isaia.
Ora, prima di allora non esistevano testi del Vecchio Testamento che risalissero a più di 1.300 anni fa.
Quindi, fu una scoperta straordinaria.
Iniziò così, una campagna di ricerca che fu portata avanti anche da istituti molto importanti come, ad esempio, lo Smithsonian di Washington.
Leggete questo bell'articolo del succitato istituto.
Il dottor William Albrght della John Hopkins University stabilità che il rotolo del Libro di Isaia fosse datato intorno all'anno 100 BC.
Gli archeologi iniziarono a lavorare e trovarono altre 10 caverne che contenevano rotoli e pezzi di giarre.
L'Isitituto degli Studi Nucleari di Chicago analizzò un frammento di lino con il C14 e lo datarono tra il 167 BC e il 233 AD.
In seguito scoprirono altri testi del Vecchio Testamento, ad eccezione di quello di Esther.
Infatti, parte di questo libro per gli ebrei era (ed tuttora è) apocrifo, essendo presente solo nel Deuterocanone, che vale per noi cristiani cattolici e per gli ortodossi.
Vennero trovati anche dei resti di edifici che si scoprirono essere di una sorta di "monastero" appartenuto comunità mistica giudaica che visse al tempo di Gesù.
Questa fu la comunità degli Esseni.
Di essi parlarono gli scrittori Plinio, Filone Alessandrino e Giuseppe Flavio.
Sembra che essi si fossero uniti poi agli ebrei zeloti, con i quali condivisero le sorti a Masada nel 73 AD.
Gli Esseni erano poco conosciuti ma erano importanti.
Essi, ad esempio, avevano una "loro porta" attraverso la quale entrarono i Gerusalemme.
Inoltre, avevano dei riti simili a quelli di noi cristiani.
Ad esempio, usavano "battezzarsi" proprio come noi.
Quindi, qui sorge una domanda.
San Giovanni Battista (che tra l'altro è il Patrono di città come Torino e Firenze ed anche di Sotto il Monto Giovanni XXIII e di Roncoferraro) poteva essere un esseno?
Anche lui battezzava con acqua ed il suo era un battesimo di purificazione.
Tra l'altro, il Sacramento del Battesimo è l'unico che può essere fatto anche da un laico.
Infatti, mentre gli altri sei Sacramenti della Chiesa cattolica possono essere fatti solo da un sacerdote, il Battesimo può essere fatto anche da un laico.
Quindi, proprio perché già prima di Cristo vi era il Battesimo, questo potrebbe essere un indizio per capire che tra Giudaismo e Cristianesimo vi possono essere più cose comuni di quanto si possa immaginare. Gli Esseni erano pur sempre ebrei.
E poi, lo stesso Gesù Cristo disse:"
"Io non sono venuto per abrogare la Legge ma per completarla".
Sorge, quindi, un'altra domanda.
Gesù stesso poteva essere un esseno?
E' possibile o, almeno, potrebbe avere a che fare con gli Esseni.
Del resto, di Gesù si conosce anche la mistica e gli Esseni davano importanza al misticismo e alla meditazione.
Tra le varie cose, furono trovati anche i pezzi di una lamina di rame.
Si di essa furono trovate delle iscrizioni ebraiche.
Queste iscrizioni erano una sorta di "inventario".
Sarà, forse, l'inventario del Tesoro di re Salomone?
Oppure, non può essere l'inventario del tesoro di qualcun'altro, forse quello di Akhenaton?
Akhenaton fu un faraone egizio della XVIII dinistia che sostituì il culto politeistico egizio con una nuova religione monoteistica, come il Giudaismo prima ed il Cristianesimo ora.
Venne visto come un eretico.
Quel rotolo aveva anche una particolarità.
Le scritte recano degli errori.
Forse, questi errori potrebbero essere stati fatti apposta per depistare coloro che volevano appropriarsi delle cose citate in quell'inventario.
Forse, i manoscritti di Qumran potrebbero essere utili per capire meglio le origini della nostra fede che non è frutto di favole ma di fonti concrete.
Cordiali saluti.

DI PIETRO? HA UN TONO INQUIETANTE!


Cari amici ed amiche.
Con le sue ultime esternazioni, il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro sta assumendo dei toni sempre più inquietanti.
Durante la seduta che si è tenuta mercoledì a Montecitorio, Di Pietro ha usato toni eccessivi e violenti contro il presidente Berlusconi ed il centro destra.
Toni di questo tipo sono pericolosi!
Mi rifaccio a quanto detto dal giornalista Mario Zwirner.
Nella sua rubrica su "Telenuovo" Zwirner ha affermato che Di Pietro è pericoloso!
Il giornalista veneto, ha parlato, infatti, della carriera da magistrato di Di Pietro.
Con il suo giustizialismo sommario e la sua azione aggressiva, egli punì sia chi era realmente corrotto e sia delle persone che poi risultarono innocenti.
Queste ultime videro le loro carriere e le loro reputazioni rovinate.
Inoltre, egli aveva dei toni aggressivi.
Parlando proprio del presidente Berlusconi, quando era giudice, Di Pietro disse la celebre frase:
"Io quello lo sfascio!".
Oggi, Di Pietro usa la stessa aggressività nella politica.
Questi sono toni molto pericolosi e molto gravi!
Chi fa politica non deve alzare i toni.
Certo, in politica è ammessa la dialettica, anche accesa, ma sempre nei limiti del rispetto tra persone.
Di Pietro travalica questi limiti.
Ciò è pericoloso perché queste derive rischiano di degnerare e di portare ad episodi spiacevoli, come quanto successe proprio al presidente Berlusconi che il 13 dicembre 2009 fu colpito al volto da una copia del duomo di Milano.
Quell'episodio fu al culmine di una sequela di baruffe e di discussioni troppo accese.
E poi, basta ricordarsi di Oliver Cromwell.
Cromwell, infatti, accusò re Carlo I (che era un sant'uomo) di tirannia.
Fece una guerra civile che portò al martirio di re Carlo I e poi cosa fece?
Instaurò una feroce dittatura.
La stessa cosa vale per Maximilien de Robespierre.
Questi alzò i toni e "in nome della democrazia" fece la Rivoluzione Francese del 1789.
Poi, però, instaurò il Terrore.
Bisogna stare attenti!
Persone che Di Pietro vanno isolate.
Bisogna che la politica torni a toni più costruttivi e perché ciò avvenga si devono isolare coloro che alzano i toni.
Cordiali saluti.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.