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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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sabato 18 agosto 2012

Antisemitismo? Altro non è che feccia!

Cari amici ed amiche.

Ieri mi sono veramente (e dico veramente) arrabbiato.
Chissà perché quando pubblico articoli e foto pro-Israele e contro personaggi come Ahamadinejad su Facebook, subito arrivano i soliti idioti che scrivono sulla mia bacheca cose veramente offensive!
Tutto ciò è vergognoso!
Oltre a mettermi in cattiva luce, poiché queste frasi possono essere cavalcate da chi è contro di me qui nella mia zona, io trovo che l'odio verso gli ebrei sia insensato e stupido.
In primo luogo, l'antisemitismo non è cristiano.
Ieri, durante la Messa, ho ascoltato l'omelia del prete con molta attenzione.
Essa era incentrata sul brano del Vangelo secondo Giovanni (capitolo 6, versetti 51-58) che recita:

" In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
 Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».".

Ora, pur essendoci stato questo malinteso tra Gesù ed i Giudei di allora, va detta una cosa molto importante.
Per gli ebrei, il sangue è intoccabile, cosa sacra, perché è simbolo di vita.
Gli ebrei si scandalizzarono perché Gesù diceva che bisognava bere il suo sangue e mangiare la sua carne.
In realtà, Gesù disse una cosa ben diversa.
Con quel "bere il suo sangue e mangiare la sua carne", Gesù volle dire che per salvarsi bisognava essere in comunione con lui e con la sua sofferenza sulla croce.
Eppure, pur in un malinteso, è emerso l'amore per la vita che hanno gli ebrei.
Anzi, per gli ebrei la vita è cosa sacra.
Ebbene, anche per noi cristiani la vita è cosa sacra.
Il senso della sacralità della vita è cosa comune all'Ebraismo e al Cristianesimo.
Già questo dice molto.
Vi invito a visitare il sito "Gli Scritti.it" che ha codesto articolo:

" L'ideologia ebraico-cristiana e il dialogo ebrei-cristiani. Storia e teologia (tpfs*)di D.Neuhaus S.J.[1]

Il presente testo è una traduzione italiana curata da Giulia Balzerani dell'originale francese: D.Neuhaus, L'idéologie judéo-chrétienne et le dialogue juifs-chrétiens. Histoire et théologie, RSR 85/2 (1997) 249-276. Chiunque si occupi seriamente del dialogo ebraico-cristiano conosce gli importanti lavori di p.Bruno Hussar, di p.Marcel Dubois, di p.Pierre Lenhardt, di p.Francesco Rossi de Gasperis e le prospettive da loro aperte sulla via della riflessione cristiana sull'ebraismo. L'articolo di p.Neuhaus, che molto rilievo ha avuto negli ambienti di lingua francese, propone ulteriori e diverse domande, o, forse, pone le stesse da un diverso punto di vista. E' espressione, anche, di una nuova generazione che si affaccia a servizio di tale dialogo. Soprattutto è testimonianza di una voce che cerca di vivere il dialogo ebraico-cristiano non nei paesi occidentali, ma nel contesto dello Stato di Israele e della realtà palestinese, là dove la presenza cristiana è una piccola minoranza dinanzi alla maggioranza ebraica. Le discussioni seguite alla pubblicazione in francese dell'articolo hanno spinto l'autore ad ulteriori precisazioni ed approfondimenti nei 4 articoli: "Wie mann weiterkommt: Einigen Mythen des gegenwartigen Dialogs unter Juden, Christen und Muslimen zerlegt" in Offene Fragen im Dialog (ed. Jens Haupt et Rainer Zimmer-Winkel), Hofgeismar Vortrage, 1998, 28-44, "Pour l'amour de la Torah: R. Johanan ben Zakkai eet l'origine du judaisme rabbinique" dans Le Milieu du Nouveau Testament: Diversite du judaisme et des communautes chretiennes au premier siecle, Media Sevres, Paris, 1998, 239-252, "A la rencontre de Paul: Connaitre Paul aujourd'hui, un changement de paradigme?" dans Recherches de Science Religieuse, 90/3 (2002) 353-376, "Qehilla, Eglise et Peuple juif" di prossima pubblicazione su Proche Orient chretien, 53 (2003). Presentiamo così ai lettori italiani il testo di D.Neuhaus, perché possa suscitare ulteriori riflessioni.
L'Areopago

Indice:


L'ideologia ebraico-cristiana e il dialogo ebrei-cristiani. Storia e teologia

La Chiesa cattolica vive - dopo il Concilio Vaticano II - un periodo di dialogo con gli ebrei. Dopo trentacinque anni è molto cambiato lo sguardo che essa porta sull'ebraismo e sugli ebrei – come testimoniano i numerosi documenti ufficiali sull'ebraismo[2]. Si è, in qualche modo, tentato di cancellare duemila anni di disprezzo. Questa evoluzione, di cui ci si può ben rallegrare, rappresenta un vero progresso in rapporto all'insegnamento ecclesiale che, per secoli, ha affrontato in modo negativo ogni questione relativa agli ebrei e all'ebraismo.
Tuttavia noi solleveremo un certo numero di domande a partire da tre espressioni usate nel quadro dell'incontro ebraico-cristiano: la testimonianza religiosa, la storia dell'incontro e la teologia dell'incontro. Queste domande toccano il rapporto fondamentale che la Chiesa vede tra il cristianesimo e l'ebraismo. I documenti della Chiesa cattolica di oggi pretendono che i rapporti tra il cristianesimo e l'ebraismo siano unici e che essi siano “legati al livello stesso della loro propria identità”[3]. In questa prospettiva, il cristianesimo nasce dall'ebraismo; Gesù non era ebreo? Per di più i cristiani non hanno forse adottato “le Scritture ebraiche” (l'Antico Testamento) come prima parte del loro testo fondante (la Bibbia)? Infine, i cristiani, dimenticando questi legami, si sarebbero allora resi responsabili di tutte le violenze storiche perpetrate contro gli Ebrei. In queste condizioni, cosa può significare per noi l'incontro con l'ebraismo fondato su una tale elaborazione storica e teologica?
Nel corso di tutto questo articolo, i termini "ebraismo" ed "ebrei" faranno riferimento alla religione ebraica e a quelli che praticano questa religione. Non entreremo nel dibattito sull'identità ebraica di quelli per i quali l'ebraismo è sinonimo di appartenenza sociologica o politica. Ciò a cui si punta in questo articolo è piuttosto l'incontro con una testimonianza religiosa vivente. Oggi, trentacinque anni dopo il Concilio, una certa ideologia "ebraico-cristiana" si è istaurata poco a poco come fondamento dell'incontro ebraico-cristiano. In uno spirito di vero dialogo, questo articolo vorrebbe presentare una riflessione critica su questa ideologia. In effetti, è essenziale andare sempre più lontano nello slancio del dialogo: ma per fare questo è necessario approfondire una riflessione teologica a partire da questo incontro ebraico-cristiano.

1. Testimonianza religiosa

"Gli ebrei e l'ebraismo non dovrebbero occupare un posto occasionale e marginale nella catechesi e nella predicazione, ma la loro presenza indispensabile deve esservi integrata in modo organico"[4]. Nel discorso cattolico dopo il Concilio Vaticano II si è sostenuto regolarmente che il rapporto del cristianesimo con l'ebraismo è essenziale per la sua auto-comprensione. Il cristianesimo, in effetti, non può comprendere se stesso senza l'ebraismo che gli è storicamente anteriore. Così, secondo il Concilio Vaticano II, il cristianesimo testimonia della sua origine nel riconoscimento di Gesù come ebreo e nell'unità del Nuovo Testamento con l'Antico.

a) “Gesù l'ebreo”

“Gesù era ebreo ed è sempre rimasto tale”[5]. Gesù Cristo, che è l'incarnazione di Dio, è sorto dall'insieme dell'Antico Testamento e ha vissuto il suo ebraismo come ebreo praticante, fedele alla Legge e a tutte le sue prescrizioni. Riprendendo una espressione dei vescovi tedeschi, Giovanni Paolo II dice che “chiunque incontra Gesù Cristo incontra l'ebraismo”[6]. Cosa implica il rapporto tra Gesù e il suo ebraismo per l'auto-comprensione cristiana? Il fatto che Gesù sia ebreo comporta un rapporto speciale con l'ebraismo? Cosa significa l'espressione “Gesù l'ebreo”? Queste domande pongono già in partenza dei problemi di terminologia. Cosa significa "ebreo" nel vocabolario cristiano? Secondo noi è possibile dare almeno tre significati a questo termine.

1. L' “ebreo” del testo
L'ebreo del testo è quello che esiste nel testo fondante del cristianesimo, la Bibbia (l'Antico Testamento e il Nuovo Testamento). La storia cristiana della salvezza si svolge in un racconto che riguarda un popolo specifico, Israele, eletto da Dio. Questa storia si completa con la nascita, la morte e la risurrezione di Gesù, egli stesso figlio di questo popolo. Ci sono tre categorie di ebrei nel testo. I "confessori" (quelli che hanno atteso la venuta di Cristo nell'Antico Testamento), "i testimoni" (quelli che hanno affermato la sua venuta nel Nuovo Testamento) e i "ciechi" (coloro che, nel Nuovo Testamento, hanno rifiutato Gesù come i loro antenati avevano rifiutato la Legge di Dio nell'Antico Testamento). L'ebreo del testo è definito allora dalla sua accettazione o dal suo rifiuto di Gesù come Cristo.
2. L' “ebreo” mitico
L'ebreo mitico è quello che esiste nell'immaginazione cristiana. E' l'ebreo come è percepito dopo la rottura irrevocabile del cristianesimo con l'ebraismo. Una lettura anti-giudaica del Nuovo Testamento (la negazione della religione ebraica vista come superata dopo la venuta di Cristo) ha dato origine a un antisemitismo forte nel mondo cristiano (il disprezzo degli ebrei stessi). L'anti-giudaismo cristiano vede l'ebraismo come una religione di paura e di legalismo ipocrita, privato di ogni vitalità, e vede nell'ebreo un deicida – l'uccisore di Cristo. E' contro tutte queste immagini che i documenti cattolici si levano dopo il 1965. L'ebreo mitico è quello che, nel suo rifiuto di Cristo e della Chiesa, rifiuta la verità, la luce e la vita e, in questo modo, tutti i valori umani. E' anche vero che esiste un certo filo-semitismo che vuole vedere negli ebrei delle persone particolarmente dotate intellettualmente o abili sul piano finanziario per esempio. In effetti questo filo-semitismo non è molto diverso dall'antisemitismo perché rinchiude l'ebreo in un immaginario cristiano che trova il suo principio e il suo fondamento in una lettura della Bibbia in cui il rapporto con l'ebreo reale è inesistente.
3. L' “ebreo” vicino
L'ebreo vicino è quello che vive in un mondo che il cristiano divide con lui. Questa immagine dell'ebreo come vicino non corrisponde né all'ebreo del testo, né all'ebreo mitico. L'ebreo vicino è, in una certa misura, un “altro” in un mondo pieno di altri. L'ebreo che resta al di fuori dell'accoglienza della testimonianza cristiana si ricollega alla stessa categoria di altri “non credenti”, come il musulmano, l'indù, il buddista o l'ateo. L'ebreo vicino come “altro” è presente da molto nella storia cristiana e costituisce una realtà sempre presente di alterità.

La confusione di questi tre significati è molto diffusa nel discorso cristiano sugli ebrei e sull'ebraismo. E' dunque fondamentale, in un vero dialogo, prendere coscienza della distinzione essenziale che esiste tra l'ebreo del testo e l'ebreo vicino per neutralizzare l'immagine (a volte molto violenta) dell'ebreo mitico. L'ebreo del testo è quello che indica la venuta di Cristo ma (per la maggior parte) rifiuta Cristo quando egli viene. L'ebreo vicino non può essere definito dal Cristo, né dall'evento cristiano, né dalle radici ebraiche di Gesù. Benché la maggior parte degli ebrei ignori totalmente Gesù, è vero che oggi ci sono alcuni autori ebrei (come M. Buber, F. Rosenzweig, S. Ben Chorin, D. Flusser, ecc.) che riconoscono in Gesù una sorta di riformatore ebreo, in buona fede, tra molti altri della sua epoca. Ma per i cristiani Gesù è più che un riformatore, più che un profeta.
Non c'è dubbio secondo il testo fondante del cristianesimo sul fatto che Gesù e i suoi discepoli fossero ebrei. Gesù e i primi cristiani sono stati formati nell'ebraismo, il culto dei sacrifici, le tradizioni, le pratiche e la Sacra Scrittura, del loro tempo. Situato nella particolarità del suo ebraismo, Gesù segna con questo una rottura che è al centro dell'avvenimento fondante del Cristianesimo. E' in questa rottura con l'ebraismo della sua epoca che Gesù apre una strada per il cristianesimo che altro non è che il compimento dell'Antica Alleanza.
In questo senso Gesù è definito nella tradizione cristiana per l' “instaurazione di un altro senso[7]”. Gesù è un ebreo per nascita e cultura, ma “suggerisce qualcos'altro, che critica l'assoluto rappresentato da questa condizione che ne è alla radice[8]”.
Pertanto, per comprendere il cristianesimo e l'ebraismo attuali, bisogna capire le loro rotture (al plurale) con la religione dell'Antico Testamento. La prima è evidentemente la rottura tra i discepoli di Gesù e il giudaismo istituzionale del loro tempo. La seconda è la rottura tra la Chiesa e la Sinagoga dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme (nel 70 d.C.). Il Tempio è stato un punto d'incontro per quelli che hanno accettato Gesù e quelli che lo hanno rifiutato, ma è stato anche un punto di incontro per molte altre sette giudaiche, tra gli altri per quelli che hanno accettato una Torah orale (i Farisei) e quelli che l'hanno rigettata (i Sadducei). Infine, c'è stata una terza rottura – che spesso viene dimenticata dai cristiani che parlano del rapporto del Cristianesimo con l'ebraismo – la rottura tra il giudaismo antico e il giudaismo rabbinico che è fondato sulla consacrazione e la redazione di una Torah orale.
Gesù non rappresenta la sola rottura con la religione dell' “Antico Testamento” e non è il solo ad avergli dato un nuovo senso – ce ne sono altri. Rabbi Yohanan ben Zakkai, i suoi compagni e i suoi discepoli, le generazioni dei Tannaim, degli Amoraim, i rabbini, costituiscono un'altra rottura nei confronti di questa religione dell' “Antico Testamento”. Queste persone hanno costruito un nuovo modo di essere nel mondo, il significato religioso di un quotidiano regolato dalla volontà divina[9]. Sono questi saggi, i rabbini, che, tra il primo e il settimo secolo, hanno dato un nuovo senso al giudaismo dopo la distruzione del Tempio nel 70 d.C. Il giudaismo del Tempio era incentrato sui riti e sui sacrifici laddove il giudaismo rabbinico si fonda sullo studio della Torah, una vita di mitzvot (i comandamenti) e gli atti di misericordia[10]. E' la Torah che rappresenta allora un terzo cammino che non è né quello del Tempio, né quello dei discepoli di Gesù e della Chiesa che riconoscono in lui il Messia. L'interpretazione e la memorizzazione dei testi sacri mirano alla strutturazione interiore e segreta dell'esistenza, cercando di fare la volontà divina in una comprensione della creazione[11]. E. Lévinas descrive questo movimento fondamentale, che costituisce la rottura rabbinica con la religione antica, come un passaggio dal sacro al santo. “La Torah orale parla in spirito e in verità anche quando sembra "triturare" dei versetti e dei testi della Torah scritta. E' per questo che noi abbiamo intitolato il presente libro con delle parole che, a usare un linguaggio appropriato, concernono soltanto il tema trattato dal sacro al santo[12]”. La distinzione tra l'ebreo del testo e l'ebreo vicino concerne l'identità storica di ciò che noi chiamiamo ebraismo. La definizione dell'ebraismo che emerge dai documenti cattolici contemporanei – un ebraismo che è definito da citazioni bibliche – dovrebbe essere precedentemente verificata. In rapporto a questa definizione, bisogna domandarsi qual'è la realtà dell'ebraismo vissuto oggi. Ciò che manca a questa definizione è il cuore stesso dell'ebraismo: il progresso storico – i diciotto secoli che sono trascorsi tra la distruzione del Tempio e la liberazione degli ebrei europei. L'ebraismo, restando sempre vivo, si è sviluppato e la Torah scritta ha trovato il suo slancio nella formazione della Torah orale (il Talmud). Benché i rabbini non siano coloro che hanno dato origine alla Torah orale, sono essi, però, che l'hanno stabilita come autorità. Il Talmud costituisce un'altra trasformazione della religione del tempo di Gesù. Adin Steinsaltz, un pensatore ebreo contemporaneo, così spiega:

“Poiché il Talmud è di un'importanza tanto fondamentale per il popolo ebraico, studiato a fondo da ogni sapiente ebreo, è evidente che non soltanto esso è stato creato dal popolo ebraico, ma che esso stesso, di rimando, ha modellato questo popolo[13]”.
Questa realtà di un ebraismo in evoluzione è essenziale per il cristiano che desideri comprendere l'ebraismo. Per il cristiano, la sfida posta dall'esistenza dell'ebreo vicino dopo la venuta di Cristo, non è la fedeltà ebraica all' "Antico Testamento" che non troverebbe il suo compimento nel Nuovo Testamento, ma piuttosto l'elaborazione di un movimento nel seno stesso delle Scritture che andrebbe dall' "Antico" verso un altro “nuovo”. E' necessario dunque condurre un dialogo che riconosca l'ebraismo così come è stato definito dalla sua propria evoluzione. Solo un riconoscimento del Talmud permette di cogliere la differenza tra un ebraismo reale e quello che esiste nell'immaginario cristiano. Secondo J. Neusner, quando i cristiani dicono “Antico” Testamento, vogliono dire che c'è un "Nuovo" Testamento che porta a compimento l' "Antico". Ma ciò che la maggior parte dei cristiani ignora è che l'ebraismo stesso opera una distinzione tra un “Antico” – il Tanak (l'equivalente ebraico dell' "Antico Testamento") che contiene una parte della rivelazione – e la Torah orale insegnata dai rabbini e che sviluppa l'altra parte di questa stessa rivelazione[14].
La comprensione cristiana dell'ebraismo attuale non può essere fondata sulla presupposta giudaicità di Gesù di Nazareth perché l'ebraismo di questo Gesù è anteriore alla testimonianza ebraica delle due Toroth (Torah scritta e Torah orale). Bisogna notare che ci sono stati, dopo l'inizio dell'esegesi moderna, dei tentativi di comprendere Gesù e i suoi discepoli come degli ebrei “rabbinici”, utilizzando gli scritti rabbinici per ricostruire il quotidiano del I secolo [15]. Bisogna riconoscere che questa ricostruzione è il risultato di una proiezione erronea del giudaismo rabbinico successivo al 70 d.C. sul giudaismo del Tempio anteriore al 70 (quello di Gesù). Le domande che Gesù e i suoi discepoli pongono in rapporto alla Legge, alla rivelazione di Dio e all'elezione di Israele sono formulate in un contesto ebraico proprio del I secolo. Le domande dei rabbini sono di un'altra epoca. Si deve dunque situare il Gesù storico nella sua epoca per cogliere la novità che ciò rappresenta quando i suoi discepoli lo riconoscono come il Cristo. In questo riconoscimento il cristianesimo segna una rottura con la religione che lo precede, ma, nello stesso tempo, stabilisce una continuità con la rivelazione di Dio espressa nell'Antico Testamento. Non accade diversamente per l'ebraismo contemporaneo – si può parlare di passaggio da una religione antica incentrata su un tempio con dei sacrifici, un'autorità politica e un centro geografico, ad una religione incentrata sulla pietà personale e familiare e sullo studio fedele della Torah. In continuità, come il cristianesimo, con gli scritti dell'Antico Testamento, l'ebraismo rabbinico instaura un altro senso. Questo senso deve essere scoperto in un dialogo con l'ebreo vicino piuttosto che in un riferimento a “Gesù l'ebreo”.

b) "Il testo comune"

 

Una seconda fonte di confusione possibile nel discorso cristiano sul rapporto con l'ebraismo concerne ciò che è identificato, nella dichiarazione del Concilio Vaticano II “Nostra Aetate”, come “il grande patrimonio spirituale comune” degli ebrei e dei cristiani – l'Antico Testamento. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che “a differenza delle altre religioni, la fede ebraica è già risposta alla rivelazione di Dio nell'Antica Alleanza[16]”. I documenti che pretendono che la giudaicità di Gesù renda necessario un rapporto con l'ebraismo, spiegano che c'è una "parentela" unica tra l'ebraismo e il cristianesimo a causa di "un testo comune" - l'Antico Testamento.
Tradizionalmente i cristiani hanno fatto riferimento alla Scrittura comune nella loro polemica con gli ebrei per tentare di convincerli che Gesù Cristo è il Messia e il Figlio di Dio[17]. Tommaso d'Aquino, per esempio, spiega che "sconfiggere tutti gli errori è difficile" poiché "i Maomettani e i pagani non si accordano con noi per riconoscere l'autorità della Scrittura, grazie alla quale si potrebbero convincere, mentre al contrario con gli ebrei noi possiamo disputare sul terreno dell'Antico Testamento[18] ". E' importante non dimenticare da dove viene questo linguaggio di comunione – esso è legato al tentativo di ricondurre gli ebrei al cristianesimo. Il fatto che gli ebrei abbiano questo testo “comune”, l'Antico Testamento, e non riconoscano il Cristo (che, beninteso, vi è prefigurato all'interno) ha giustificato l'assimilazione degli ebrei a dei “ciechi”. Il portale centrale di Notre-Dame a Parigi ne è un buon esempio. La Sinagoga cieca, la sua corona in terra, il suo scettro spezzato, lascia il posto alla Chiesa che scopre il vero senso del testo.
Molti cristiani, oggi, chiamano l'Antico Testamento, questa prima parte del testo fondante cristiano, “le Scritture ebraiche”. Perché sottolineare che questo testo è “comune”? Cosa implica il rapporto tra l'Antico Testamento e il suo compimento nel Nuovo Testamento per l'incontro tra l'ebraismo e il cristianesimo? Il problema non è quello di una rottura con una religione che avrebbe preceduto il cristianesimo e anche l'ebraismo contemporaneo, ma piuttosto quello di una continuità/unità di rivelazione. In un certo senso, il Gesù del Nuovo Testamento e la Torah orale dei rabbini rappresentano una rottura in rapporto all'Antico Testamento, ma d'altro canto, né il cristianesimo né l'ebraismo contemporaneo rendono conto di una rottura con i testi dell'Antico Testamento. Le due religioni pongono una ermeneutica di continuità/unità (un compimento dell'Antico Testamento per il cristianesimo e una “apertura di senso” della Torah scritta per l'ebraismo).
E' evidente che ebrei e cristiani venerano e leggono, in generale, dei testi che costituiscono ciò che i cristiani chiamano l'Antico Testamento. Ma il problema maggiore che sorge quando si argomenta di un “testo comune” è il presupposto che il testo esista “in se stesso”. Ora il testo non può essere separato dalla comunità che lo legge. Ogni lettura è propria ad una comunità particolare. Ricoeur propone una comprensione ermeneutica del “mondo del testo[19]”. Occorre ben riconoscere che questi due mondi, il mondo ebraico e il mondo cristiano, sono diversi. Bisogna anche sottolineare che questi testi divengono “testi fondatori” nelle due religioni in modo diverso. Infine bisogna rispettare questa differenza per rispettare l'alterità dell'ebreo vicino e per allontanarsi dall'ebreo del testo che conduce alla violenza dell'immagine dell'ebreo mitico. Tre differenze fondamentali dissolvono il presupposto di un “testo comune”.
1.Il luogo del testo
E' molto importante prendere coscienza del fatto che il testo non occupa lo stesso posto nel cristianesimo e nell'ebraismo. Gli ebrei sono un “popolo del Libro” mentre, per i cristiani, la parola è incarnata in Gesù. Per ciò che concerne il luogo della Scrittura, bisogna sottolineare che, nel cristianesimo post-patristico, la Bibbia (lectio) e la Teologia (quaestio) sono state progressivamente separate man mano che il centro del pensiero cristiano si focalizzava su una elaborazione teologica e dogmatica. Questa distinzione tra Bibbia e Teologia è divenuta un punto centrale nel dibattito tra cattolici e protestanti. Dopo il Concilio Vaticano II, c'è stato un certo ritorno alla Bibbia per trovare una risposta alla moderna crisi di senso. E' vero che un cristianesimo rinviato alle fonti riscopre il “Gesù storico” – un “ebreo” – e l'Antico Testamento, spesso dimenticato. Tuttavia non bisogna confondere questo ritorno alle fonti del cristianesimo con la realtà degli ebrei e dell'ebraismo che costituiscono una sfida permanente alla pretesa di universalità del cristianesimo. Il ritorno alla Bibbia, anche se è definito in termini di “patrimonio comune” tra ebrei e cristiani, non offre una soluzione semplice alla domanda: come comprendere la testimonianza ebraica reale che rigetta l'universalità del cristianesimo? In effetti, il testo fondante del cristianesimo, la Bibbia, propone il Nuovo Testamento come il compimento necessario dell'Antico Testamento. Benché ci sia questo ritorno alle “fonti” (la Bibbia e i Padri della Chiesa l'utilizzano come punto di partenza) nel cattolicesimo moderno, il cristianesimo non può essere compreso come una religione del Libro. Mentre per gli ebrei è il "testo" sacro (rappresentato dal nucleo centrale della Torah, il Pentateuco, scritta su un rotolo) che riceve un'adorazione rituale, per i cristiani è il corpo di Gesù che riceve l'adorazione dei fedeli nei sacramenti.
Gli ebrei sostituiranno dopo il 70 d.C. l'immagine del Monte Sion (il Tempio di Gerusalemme) con l'immagine fondatrice del Monte Sinai che sarà totalmente reinterpretato nella Torah orale. Uno dei “miti fondatori” dell'ebraismo rabbinico si incentra sulla figura di Mosè che ha ricevuto sul Sinai una rivelazione scritta e un'altra orale, trasmessa, in seguito, dai maestri ai discepoli. L'unità di queste due rivelazioni contiene il disegno rivelato dallo stesso Architetto dell'Universo. Lo studio di questo disegno divino è da intendersi non tanto come un mezzo di conoscenza ma piuttosto come un atto di riverenza verso Colui che in questo modo si rivela agli uomini. Nel suo studio il rabbino imita Dio[20]. Mosè diventa il primo rabbino e il testo della Torah (orale e scritta) diventa il punto di incontro con il divino[21]. Y. Leibowitz, uno dei più eminenti pensatori ebrei contemporanei, lo conferma. “Occorre sottolineare che il mio ebraismo... non proviene dall'ebraismo biblico, ma realmente dall'ebraismo della Legge orale... Nella struttura dell'ebraismo così come ci è pervenuto, Soura e Pumbédita (dove il Talmud fu redatto) sono più importanti di Gerusalemme. Non un ebraismo come nozione astratta, ma l'ebraismo reale che si esprime attraverso un programma di vita per i credenti, ed è questo ebraismo che i negatori della religione rifiutano[22] ".
Non si potrebbe dire che il Monte Sion della religione antica all'epoca di Gesù diviene il Monte Calvario per i cristiani e il Monte Sinai per gli ebrei? In questo senso l'idea di compimento di questo “testo comune” è presente nel cristianesimo. Il Nuovo Testamento dà la prospettiva definitiva dell'Antico Testamento e presenta Gesù come suo compimento perfetto e completo. Per il cristiano, l'avvenimento fondatore è l'Incarnazione che termina con la Crocifissione e la risurrezione di Cristo. Il Calvario sostituisce il Sinai e Gesù sostituisce il corpo del testo. Mosè diventa, allora, per il cristiano, non soltanto un precursore, ma anche una prefigurazione di Gesù. Quanto alla Torah orale, essa apre lo scritto ad una infinità di significati. E. Lévinas spiega che per la Torah orale, “il senso letterale, che è interamente significante, non è ancora il significato. Questo resta da cercare" [23].


2. Le frontiere del testo
Bisogna riconoscere la differenza reale tra “l'Antico Testamento” e la “Torah scritta” o il “Tanak” malgrado la loro apparente somiglianza. Il cristianesimo, chiamando la prima parte della Bibbia “Antico Testamento”, esprime l'idea che l'Antico Testamento debba essere letto a partire dal Nuovo Testamento. L'ebraismo rabbinico, da parte sua, delimita anch'esso il proprio punto di partenza nei testi della Torah orale che dà il senso alla Torah scritta. Secondo i rabbini, la Torah orale precede la Torah scritta, rivelata sul Sinai, e ciò permette di spiegare come i Patriarchi siano vissuti secondo i comandamenti prima che essi fossero rivelati a Mosè. In ogni caso l'unità della Scrittura è indivisibile. Il testo alla base del cristianesimo (la Bibbia, che unisce Antico e Nuovo Testamento) e quello dell'ebraismo (la Torah che unisce Torah scritta e orale) sono presentati in lingue diverse – il greco per la Bibbia, l'ebraico e l'aramaico per la Torah. Nel cristianesimo è la versione greca dell'Antico Testamento (la LXX) che ha costituito la prima parte della Bibbia. Gli evangelisti, S.Paolo e gli altri autori del Nuovo Testamento citano soltanto la versione greca dell'Antico Testamento, e come loro, la maggior parte dei Padri. Con Origene, e dopo di lui Girolamo, inizia il fascino cristiano per la versione ebraica dell'Antico Testamento, un interesse che Lutero manifesterà con forza collocando la versione masoretica ebraica ad un livello superiore della LXX. Bisogna però notare che la lingua (il greco) e il canone (più ampio di quello della versione masoretica) della LXX permettono di cogliere pienamente i rapporti interni tra i due Testamenti (Antico e Nuovo Testamento).
Il rifiuto del greco da parte dei rabbini e la sua adozione da parte degli Apostoli e dei Padri sono un elemento essenziale nella rottura tra la Chiesa e la Sinagoga. Poco a poco, l'ebraismo rabbinico ha rifiutato l'inculturazione della cultura ebraica nella cultura greca, iniziata alcuni secoli prima della nascita del cristianesimo. Accadde fino al Medio Evo, quando Maimonide tra gli altri, riscopre la filosofia greca. In un primo tempo i rabbini hanno rigettato la LXX, desiderando così eliminare “una versione greca che la nuova setta cristiana usava a vantaggio delle sue tesi[24]”, ma hanno autorizzato altre traduzioni greche per restare in rapporto con gli ebrei ellenizzati. Eppure, in un secondo tempo, la semplice traduzione della Scrittura è stata malvista: “Le Scritture non devono essere scritte... in greco. 70 anziani scrissero la Torah per il re Tolomeo in greco, e quel giorno fu per Israele altrettanto funesto di quello in cui fu fabbricato il vitello d'oro[25]”. I rabbini hanno rigettato gli scritti greci dell'Antico Testamento e hanno usato una lingua ebraica rinnovata per scrivere la Mishna. Per la Gemara (la seconda parte del Talmud), hanno utilizzato l'aramaico.
La definizione di un “canone” delle Scritture – la Bibbia per la Chiesa e la Torah (orale e scritta) per la Sinagoga – rivela due processi decisionali paralleli e non si devono ignorare le differenze tra i due[26]. Così, nell'ebraismo rabbinico, i rabbini hanno eliminato gli scritti in greco e la lettura di alcuni altri testi del Tanak troppo legati alla lettura cristiana dell'Antico Testamento. Non dimentichiamo che i fedeli, ebrei e cristiani, non leggono gli stessi testa tra quelli che sono apparentemente comuni. Mentre la lettura ebraica dà il primato al Pentateuco (è questa parte che si trova nel tabernacolo scritta sul rotolo e che riceve l'adorazione rituale), la lettura cristiana dà il primato ai profeti e ai testi sapienziali, poiché essi rivelano una progressione che conduce al Nuovo Testamento. Per la lettura ebraica il Talmud di Babilonia trae i suoi fondamenti halakici solo dalla Torah (Pentateuco) poiché lo considera il solo testo che abbia autorità a questo riguardo[27]. Per la lettura cristiana, è negli ultimi libri dell'Antico Testamento (i libri profetici nell'ordine seguito nella LXX e non i libri della Sapienza come nella versione ebraica) che i segni della venuta di Cristo divengono sempre più evidenti.".


Vi invito anche a leggere l'articolo messo su Facebook dall'amico Angelo Fazio (il "genietto di Palermo") che è intitolato "Pio XII, gli ebrei ed il mistero dei dispacci".
Nemmeno la Chiesa è in sé antisemita.
Quindi, gli idioti hanno torto su tutti i fronti.
Cordiali saluti. 

Dal sito "Lo Straniero" di Antonio Socci, IL DISASTRO DEI CATTOLICI IN POLITICA (avremo un Meeting colonizzato dalla tecnocrazia finanziaria al potere? O il grido di libertà del popolo ciellino si farà sentire?)

Cari amici ed amiche.

Sul sito di Antonio Socci "Lo Straniero", è comparso questo articolo intitolato "IL DISASTRO DEI CATTOLICI IN POLITICA (avremo un Meeting colonizzato dalla tecnocrazia finanziaria al potere? O il grido di libertà del popolo ciellino si farà sentire?)":

"“E’ doveroso che, nella vita pubblica, i cattolici siano sempre più numerosi”, ha affermato il cardinale Bagnasco, presidente della Cei. Infatti i giornali di ieri hanno titolato: “Bagnasco: più cattolici in politica”.
DI PIU’ ?
Ma siamo sicuri che manchino? A me pare che tutti si dicano cattolici. Dagli ultradestri di Forza Nuova ai comunisti Vendola e Crocetta, da Tonino Di Pietro a Silvio Berlusconi, da Monti a Tremonti, da Rosy Bindi a Maurizio Gasparri e Carlo Giovanardi, da Leoluca Orlando a Raffaele Lombardo o Totò Cuffaro, dall’ex pannelliano ed ex verde Rutelli al post-socialista Sacconi, dall’ex radicale Roccella al caso politico del momento, il sindaco Renzi, dall’ex musulmano Magdi Allam a Borghezio, dalla Binetti a Ignazio Marino, da Mantovano a Buttiglione, perfino da Prodi a Sgarbi (che mi pare si dica cattolico).
E’ il caso di dire: troppa grazia…
Uno dei pochi a dirsi pubblicamente ateo (abbracciando le battaglie laiciste), Gianfranco Fini, con coerenza tutta finiana ambisce ad essere tra i fondatori della “Cosa Bianca”, cioè il nuovo raggruppamento cattolico. Le cui colonne – a difesa del valore della famiglia – oltre a Fini, sarebbero Casini e Passera (non è divertente?).
Mentre per l’altro pilastro – quello dello stato sociale (rivendicato da Olivero delle Acli, un altro dei fondatori, insieme al cislino Bonanni) – il Corriere suggerisce il nome di Emma Marcegaglia, notoriamente paladina degli operai e della dottrina sociale della Chiesa.
A sintesi di tutto – valore della famiglia e valori sociali – sempre secondo il Corriere c’è Luca Cordero di Montezemolo, che è davvero un simbolo vivente, per le masse cattoliche, di devozione e di battaglie per la famiglia e la giustizia sociale…
Il tutto in alleanza con il duo Bersani-Vendola che – di fronte alla grande emergenza economica del Paese – come prima idea ha lanciato quella delle “unioni gay” (la cosa che, come si sa, più sta a cuore agli operai e alla casalinga di Voghera).
Ma oltre alla “coerenza di valori”, nella futura alleanza fra Cosa bianca e sinistra c’è anche un’ammirevole coerenza politica e programmatica.
Perché mentre il nuovo centro di Casini intende rappresentare il “partito di Monti”, per riportare il tecnocrate a Palazzo Chigi dopo il 2013, il duo Bersani-Vendola con cui si allea è dichiaratamente “contro Monti” (Vendola-Fassina) e “per superare Monti” (Bersani). Come si vede: poche idee, ma molto confuse.
Non è chiaro poi cosa abbiano a che fare i cattolici con la tecnocrazia finanziaria rappresentata da Monti, da sempre contrapposta alla Chiesa (già Pio XI, nella “Quadragesimo anno”, tuonava contro l’ “imperialismo internazionale del denaro”).
I PALETTI DELLA CHIESA
E’ evidente allora che la richiesta di Bagnasco in realtà non riguarda il numero di politici cattolici. Ma la qualità e la loro direzione di marcia.
Probabilmente il suo intervento è stato provocato dal crollo del centrodestra il cui governo per la Chiesa fu perfino più favorevole di quelli della Dc.
Alla Cei e anche alla Segreteria di Stato vedevano assai di buon occhio la leadership e la candidatura di Alfano, che speravano si alleasse con l’Udc, ma poi tutto è naufragato.
Così Bagnasco ha riproposto i fondamenti di una seria presenza politica dei cattolici: i valori non negoziabili come base e i valori sociali come sviluppo. Ha posto dei paletti preventivi.
Perché la cosiddetta “Cosa bianca” non sembra nascere alla scuola del magistero Wojtyla-Ratzinger, né in continuità con la tradizione democristiana, ma sull’equivoca “operazione Todi”, uno degli episodi più umilianti di subalternità culturale e politica dei cattolici ai salotti laicisti del “Corriere della sera” (i più accanitamente anticattolici).
DA DON STURZO A DON LURIO
E’ pur vero che a Todi, Bagnasco fece un ottimo intervento per bocciare l’intenzione dichiarata del “Corriere” – gran burattinaio del convegno – di condannare l’epoca Ruini.
Ed è vero che lo stesso Bagnasco ribadì la centralità dei “valori non negoziabili” come base anche per una sana politica sociale (lo ha ripetuto in queste ore).
Tuttavia a Todi non ha prevalso la linea Bagnasco, ma quella del Corriere. Infatti l’evento è poi servito per le manovre politiche che hanno portato al potere Monti, Passera e Riccardi.
E non è mai stato ufficialmente sconfessato dalla Cei (solo a mezza bocca). “Avvenire” sembra talora l’organo ufficioso di Riccardi, dell’ Udc e di Monti.
Del resto a Todi non si sono viste idee, ma solo le ambizioni di tanti personaggi in cerca di notorietà o di poltrone. Insomma un balletto politichese. Cosicché la “cosa bianca” che nasce da lì non sarà all’insegna di don Sturzo, ma casomai di don Lurio.
Quello che è successo da Todi in poi pone anche un altro problema. Ieri, sul “Corriere”, il presidente delle Acli, Andrea Olivero, ha sostenuto che è finita la “supplenza” esercitata dai vescovi, in politica, dopo la fine della Dc.
Poi ha aggiunto: “proseguire su una strada simile, significherebbe tradire la linea del Concilio e la responsabilità del laicato in politica”.
Vero. Ma non è ancora più fondamentalista e anticonciliare il diretto coinvolgimento di associazioni ecclesiali nell’agone politico, come è accaduto a Todi?
E che dire poi della nomina a sottosegretario dell’ambizioso Riccardi, definito da tutti “fondatore della Comunità di S. Egidio”?
Ce la vedete voi Chiara Lubich a sgomitare per avere un posto da sottosegretario o da ministro?
Si tratta di capire se la Comunità di S. Egidio è un soggetto ecclesiale (e allora sembra inopportuno che il suo fondatore corra da politico), o da sempre è un soggetto politico (ma allora si smetta di considerarlo movimento ecclesiale).
Del resto a Todi c’erano anche altri movimenti ecclesiali (quasi tutti) dunque è stata davvero la débacle della laicità proclamata dal Concilio. Mancava – opportunamente – Comunione e liberazione, ma c’era la Compagnia delle opere.
IL CASO CL
E proprio CL è l’altro enigma che sconcerta i vescovi. Il movimento di don Giussani infatti è sempre stato la realtà ecclesiale più vivace, coraggiosa, culturalmente consapevole e socialmente creativa.
Negli ambienti della Cei però, dopo la morte di don Giussani, hanno la sensazione di assistere a un ripiegamento intimistico che sta portando CL proprio a quella “scelta religiosa” di cui Giussani – poi con Giovanni Paolo II e Ruini – fu il più strenuo avversario.
Alla Cei guardano con preoccupazione sia il diminuito slancio missionario, sia la vistosa ritirata del movimento dalla sua tradizionale presenza negli ambienti giovanili e di lavoro, nella vita pubblica, nel mondo della cultura, della scuola e delle iniziative sociali.
Del tutto incomprensibili, alle gerarchie, appaiono poi i segnali sulla politica.
Dall’intervista al “Corriere” del 20 gennaio di don Carron (attuale responsabile del movimento) in cui si annunciava che non esistono politici di CL, alla lettera dello stesso Carron a “Repubblica”, interpretata da tutti non solo come uno storico siluramento di Formigoni (con tutto quel che rappresenta), ma pure come un’immotivata colpevolizzazione di CL, per di più sulle colonne del giornale da sempre più ostile al Movimento e alla Chiesa.
E poi dall’apoteosi di Napolitano al Meeting dell’anno scorso (con tanto di mostra risorgimentale che buttava al macero quarant’anni di elaborazione culturale ciellina), all’apertura del Meeting di quest’anno affidata al premier Monti, presentato da Vittadini, con un seguito di conferenze per ben sette ministri, Passera incluso (il Papa ha deciso di non andare).
Sarà inevitabile dunque la strumentalizzazione politica del Meeting. E diventeranno più vistose le divisioni interne già presenti sia sul caso Formigoni-Simone, che sul recente attacco di Giorgio Vittadini a Maurizio Lupi in quanto berlusconiano (Vittadini invece è indulgente col governo Monti).
In questa confusione i cattolici rischiano di diventare le foglie di fico di poteri e ideologie diverse. Perdendo ogni originalità e identità.  ".

Ringrazio l'amica Irene Bertoglio che ha messo l'articolo su Facebook.
Come ho detto tante volte, non servono tanti politici cattolici.
Servono dei buoni politici cattolici che siano coerenti con il loro credo.
I politici cattolici devono combattere tutti i totalitarismi, dal nazismo al comunismo, fino alla tecnocrazia.
I politici cattolici devono tornare a parlare di famiglia e di sussidiarietà.
I politici cattolici devono difendere la vita. 
I politici cattolici devono dire no al terrorismo islamico e stare con chi combatte il terrorismo islamico, come lo Stato di Israele.
I politici cattolici devono essere a favore della scienza e contro lo scientismo, ossia quella posizione ideologica che vede nella scienza un potere illimitato dell'uomo e non una risorsa per l'uomo.
I politici devono rigettare il comunismo, il nazismo e la tecnocrazia.
I politici cattolici non possono essere centristi.
Il centrismo è il peggiore nemico del cattolicesimo poiché lo svilisce.
Infatti, il centrismo fa sì che il cattolico si schieri a seconda delle convenienze e lo porta anche a schierarsi con movimenti anticattolici.
Basti pensare ai cattolici del centrosinistra o anche all'Unione di Centro.
I cattolici devono stare nei partiti che rispecchiano realmente i valori del cattolicesimo.
Cordiali saluti. 


Lavoro e religione

Cari amici ed amiche.

L'amico Fabio Trinchieri ha messo sul suo blog "Zoom Italia" un articolo intitolato "Suicidi economici".
Purtroppo, questa crisi sta creando problemi alle aziende e disoccupazione.
Io che sono disoccupato so di cosa si tratta.
Purtroppo,a complicare le cose, ci si mette la burocrazia.
Ora, nel mio curriculum,  io ho messo anche la religione che professo, il cattolicesimo romano.
Purtroppo, c'è chi mi critica per il fatto che io metta ciò, poiché,  a dire di alcuni,  la gente dice che io venga preso per idiota e che il mio curriculum venga preso per poco serio.
Altri, dicono che io non debba mettere la religione poiché (a loro dire) essa sarebbe un fatto privato.
Io penso una cosa.
La religione non è un fatto un strettamente privato.
Ad esempio, un ebreo osservante non mangia le carni di maiale, quelle di coniglio e quelle di cavallo e non mischia carne e latticini.
Ora, il datore di lavoro non può non tenere conto di ciò, specie se la sua fabbrica ha una mensa.
Lo stesso discorso può valere per noi cattolici.
Noi cattolici possiamo mangiare tutto ma nei periodi di Quaresima pratichiamo il digiuno e l'astinenza dalle carni di venerdì e cerchiamo di mangiare di magro.
Quindi, la religione non è un fatto privato.
A questo punto, mi viene da pensare che il mondo del lavoro stia favorendo gli atei.
Comincio a pensare che il fatto che io dichiari di essere cattolico stia pesando sulla mia situazione e mi sfavorisca nella ricerca del lavoro. 
Certo, se una cosa del genere dovesse essere un dato di fatto, sarebbe a rischio lo Stato di diritto.
Questa non sarebbe una vera laicità.
Cordiali saluti. 

Il diabete, una piaga!

Cari amici ed amiche.

Il video qui sopra mostra uno spezzone della III stagione del reality show "Hell's Kitchen", il reality show di Gordon Ramsay.
Questa stagione era stati vinta dello chef Rahman Harper, detto Rock.
Ora, in questa stagione del noto reality show era comparso anche un personaggio simpatico, un cuoco asiatico di nome Aaron Song.
Questi, purtroppo, dovette lasciare la competizione al terzo episodio per motivi di salute.
Purtroppo, il 30 novembre 2010, Aaron è morto a causa del diabete.
Ora, vi voglio parlare di questa malattia.
Il termine diabete deriva dal greco significa "perdere, passare", dall'esigenza di dovere continuare ad urinare dei malati di questa malattia.
Esistono tanti tipi di diabete, come il diabete insipido ed il diabete mellito.Nel sentire comune, però, per diabete si intende solo il diabete mellito.
Ora, provo a parlare di questa malattia.
Il nostro corpo ha un sistema di regolazione degli zuccheri nel sangue.
Vi è il fegato che funge da organo glucostato.
Quando c'è troppo glucosio nel sangue, il fegato lo prende e lo immagazzina come glicogeno.
Quando c'è poco zucchero, il fegato fa il processo inverso.
Inoltre, ci sono due ormoni proteici che sono prodotti dalle insule di Langheras nel pancreas.
Questi ormoni sono l'insulina ed il glucagone.
L'insulina è l'ormone ipoglicemizzante e fa in modo che lo zucchero passi dal sangue alle cellule.
Il glucagone fa il processo inverso e blocca lo zucchero nel sangue.
Ora, se questo equilibrio tra insulina e glucagone dovesse alterarsi a favore di quest'ultimo, vi sarebbe il diabete mellito.
In pratica, se manca l'insulina, lo zucchero non entra più nei tessuti e resta in circolo nel sangue.
Questo determina degli scompensi inimmaginabili.
Mancando lo zucchero, le cellule devono vivere in un altro modo.
Per avere l'energia, le cellule sono costrette ad usare gli acidi grassi e gli amminoacidi.
Questo processo, però, si interrompe poiché manca l'acido ossalacetico, un prodotto che deriva dalla parziale "digestione" degli zuccheri.
Quindi, mancando l'acido ossalacetico, si forma tanto aceti-coenzima A.
Quest'ultimo, viene rimesso in circolo nel sangue e si trasforma in trigliceridi e colesterolo.
Questo crea altri problemi.
Con la presenza di questo grasso, si formano sulle pareti dei vasi gli accumuli di grassi.
Questi poi fanno sì che il sangue si coaguli su di essi, formando i trombi.
I trombi restringono il lume dei vasi, facendo sì che il cuore pompi più forte e si affatichi.
I trombi poi si staccano, entrando in circolo nel sangue, ed andando ad intasare i piccoli vasi sanguigni.
Ciò può portare a conseguenze gravi, come la cancrena (per i vasi degli arti), la cecità (per i vasi degli occhi), l'infarto miocardico (per i vasi del cuore) e l'ictus (per i vasi del cervello).
La vita del paziente è in serio pericolo.
Inoltre, la presenza di acetil-coenzima A favorisce la formazione di corpi chetonici, ossia di composti con il gruppo chetonico, come l'acetone.
Questo abbassa il pH del sangue, facendo denaturare le proteine e mettendo in serio pericolo la vita del paziente.
Ora, esistono due tipi di diabete mellito,  il diabete di tipo 1 e quello di tipo 2.
Il primo è una malattia autoimmune che distrugge le cellule B dellle insule di Langheras, favorendo l'insulino-deficienza.
Ci sono fattori genetici, ambientali ed autoimmunitari.
Quello di tipo 2, invece, è dovuto a fattori genetici e allo stile di vita.
A questo tipo di diabete sono esposti gli obesi e le persone che non hanno una corretta alimentazione.
La cura si può fare attraverso l'iniezione di insulina.
Questa però è prelevata dal maiale.
Ora, ci sono progetti di produzione di insulina umana a basso costo, attraverso l'ingegneria genetica.
Infatti, si può trovare il gene che codifica per l'insulina e poi impiantarlo in un batterio tramite trasduzione virale.
Il batterio inizierà a produrre insulina umana in grande quantità.
Qui sotto che la mappa che mostra la presenza del diabete nel mondo.
Prevalenza di diabete nel mondo nel 2000 (per 1.000 abitanti) - la media mondiale è del 2.8%.
██ nessun dato
██ ≤ 7.5
██ 7.5–15
██ 15–22.5
██ 22.5–30
██ 30–37.5
██ 37.5–45
██ 45–52.5
██ 52.5–60
██ 60–67.5
██ 67.5–75
██ 75–82.5
██

Vista la prevalenza, ci si deve preoccupare.
Il diabete è una malattia sociale.
Cordiali saluti.


venerdì 17 agosto 2012

Fermate Ahmadinejad!

Cari amici ed amiche.

Un mio amico mi ha fatto avere un articolo del sito svizzero "Ticino News" che è intitolato "Iran: Ahmadinejad, Israele tumore canceroso, scomparirà."
Il tiranno iraniano Mahmud Ahmadinejad è tornato con le sue frasi vergognose e sconcertanti!
In pratica, egli ha affermato: "Israele è un tumore canceroso e presto scomparirà".
Io spero che l'ONU prenda atto di questa cosa e che si muova in modo deciso contro questo personaggio squallido!
Israele ha il diritto di esistere!
Non ci sono se e ma, Israele ha il diritto di esistere.
Ora, questo inverecondo personaggio continua con le sue minacce ed i suoi insulti verso una grande nazione democratica, civile e rispettosa degli altri, cosa che di certo non è il suo Iran!
Qualcuno lo faccia tacere!
Io sono una persona che usa toni pacati.
Però, di fronte ad una situazione come questa mi arrabbio molto!
Al dittatore iraniano, vorrei fare una semplice domanda:

Che male gli ha fatto Israele?

A me risulta che lo Stato di Israele non abbia mai fatto del male a nessuno!
Quindi, finiamola!
Inoltre, qui in Italia ci sono certi "Soloni" che dicono che non sia giusto attaccare così l'Iran e che, in fondo, la questione sia legata solo agli interessi petroliferi degli Americani e che chi si schiera con Israele sia a favore di questi ultimi che schiavizzano le popolazioni povere.
Questi "Soloni" dovrebbero solo tacere!
Qui c'è un Paese che è minacciato pesantemente e questi qui fanno dei ragionamenti che non stanno in cielo né in terra!
Io sto con Israele!
Qualche solito buonista mi dirà: "Sei dalla parte di coloro che sfruttano i poveri" o mi urlerà: "Assassino! Tu hai le mani sporche di sangue!" 
Io rispondo: "Non me ne frega niente!".
Cordiali saluti e scusate questa mia irruenza ma non posso tollerare certe cose!  

 

Gesù, Vero Pane

Cari amici ed amiche.

Sul sito "La Parola.it", troverete le letture delle Sante Messe di questa sera e di domani.
Molto interessante è il brano del Vangelo secondo Giovanni (capitolo 6, versetti 51-58) che recita:

"In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Parola del Signore".

Ora, Gesù non volle incitare tutti al cannibalismo.
Egli volle fare capire che la Salvezza (quella vera) si sarebbe potuta concretizzare solo dopo la sua morte sulla croce e la sua resurrezione.
Morendo sulla croce e risorgendo, Gesù Cristo sconfisse il peccato, la causa della morte.
Questo dà il valore all'Eucaristia.
Nell'Eucaristia, memoria dell'Ultima Cena, vi sono il corpo ed il sangue di Cristo.
Quel pane e quel vino diventano il corpo del sangue di Cristo.
Per questo motivo, quando noi cristiani ci accostiamo a questo sacramento, dobbiamo farlo in totale grazia di Dio, perché esso sia efficace.
Cordiali saluti. 

Intimidazioni al Comitato "Addiopizzo"? Un segno di debolezza della mafia!

Cari amici ed amiche.

Sul suo blog "Zoom Italia", l'amico Fabio Trinchieri ha pubblicato un articolo intitolato "Messina, intimidazioni contro i ragazzi di "Addiopizzo".
I ragazzi del Comitato "Addiopizzo" di Messina, un'associazione che combatte il fenomeno del "pizzo", i soldi che i commercianti e gli imprenditori sono costretti a versare alla mafia (per avere salve la propria attività e la propria incolumità), sono stati intimiditi.
I ragazzi hanno riferito di essere stati insultati e minacciati da un gruppo di persone che urlavano: "La mafia non esiste!".
La cosa è avvenuta durante i festeggiamenti dell'Assunta, a Messina. 
Ora, io vorrei dire una cosa.
Spesso, le minacce sono un segno di debolezza e non di forza.
Se i mafiosi (o coloro che agiscono per loro) hanno minacciato questi ragazzi, significa che questi ultimi danno loro fastidio e che essi sono una minaccia.
Se la mafia non si sentisse minacciata, non minaccerebbe né insulterebbe (o non farebbe minacciare ed insultare) coloro che le si oppongono.
La mafia è in difficoltà e chi si oppone ad essa deve continuare a farlo.
Questi ragazzi meritano il mio sostegno!
Amo la Sicilia e posso dire che essa sia abitata da tante brave persone.
La mafia non rappresenta quell'isola!
Cordiali saluti. 





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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.