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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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giovedì 28 giugno 2012

Un prof della New York University: "il Vesuvio esploderà con una forza mai vista"

Cari amici ed amiche.

Su Facebook mi è arrivata questa foto, con questa didascalia:

"Il Vesuvio all'improvviso esploderà con una potenza mai vista". Una previsione sconvolgente quella del prof. Flavio Dobran della New York University, che non può passare inosservata e sotto silenzio. Viene la pelle d'oca a leggere l'ipotetico scenario che potrebbe venirsi a creare, e visto che nei secoli scorsi si sono verificate potenti eruzioni, capaci di fare migliaia di morti in uno scenario in cui la densità demografica era nettamente inferiore, c'è davvero poco da scherzare.
Abbiamo cercato ulteriori notizie sul professore autore di questa apocalittica previsione, Flavio Dorban, descritto ovunque con un bravo professionista: aspetto che rende ancora più preoccupante la questione. Dobran ha redatto persino 2 libri sul Vesuvio. Delle sue previsioni ne parlano anche Silvestro Giannantonio e Aniello Sammarco in un lungo e articolato "Speciale Vesuvio" di cui consigliamo la lettura a coloro che vogliono approfondire la questione.

Sarebbe opportuno - vista la gravità dello scenario ipotizzato dal prof. Dorban - che le istituzioni italiane - sia l'INVG che il governo - si esprimano sulla questione, riferendo ai cittadini: non possiamo credere che previsioni di questa gravità, provenienti da uno stimato docente universitario, siano passate inosservate, e sarebbe doveroso da parte delle istituzioni fornire delucidazioni ai cittadini, ma questo comporterebbe un'assunzione di responsabilità che sicuramente - visto la posta in gioco - eviteranno accuratamente. Molto strano anche il fatto che i mass media abbiano rinunciato in massa ad interessarsi di una questione con la quale i nostri "cacciatori di sensazionalismo" sempre a caccia di scoop sarebbero potuti andare a nozze, visto che il tema sicuramente suscita grande interesse nell'opinione pubblica, ed in particolare ai milioni di cittadini che vivono nell'area napoletana. Se ci fosse un parlamentare con le PALLE, sarebbe opportuno presentare un'interrogazione e chiedere spiegazioni in merito al premier e al ministro, costringendoli a prendere posizione.

Alessandro Raffa per nocensura.com

- - -
di seguito l'articolo di Gianni Lannes per sulatestagiannilannes.blogspot.it

Per l’Etna parlano da sole le immagini rabbiose diffuse dalle televisioni di mezzo mondo ad ogni eruzione. Nella vicina base Usa di Sigonella sono state accumulati ordigni atomici, in violazione del Trattato internazionale di non proliferazione nucleare. Che succederà? Altrettanto inquietanti, ma sottovalutate, sono le proiezioni riferite all’apparentemente tranquillo collega napoletano. Gli esperti si confrontano sull’eventualità di un’ora X per l’eruzione. Rischierebbero la vita almeno un milione e mezzo di persone nell’area napoletana. Ma è meglio non farlo sapere all’opinione pubblica. Vero presidente Monti?

Previsione scientifica - Su di lui, però, ha le idee chiare il professor Flavio Dobran docente della New York University. Qual è la previsione dell’esperto americano? "All’improvviso il Vesuvio che sonnecchia dal 1944, esploderà con una potenza mai vista. Una colonna di gas, cenere e lapilli si innalzerà per duemila metri sopra il cratere. Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocità di 100 metri al secondo e una temperatura di 1000 gradi centigradi, distruggendo l’intero paesaggio in un raggio di sette chilometri, spazzando via strade e case, bruciando alberi, asfissiando animali, uccidendo forse un milione di esseri umani". Il tutto in appena 15 minuti.Uno scenario catastrofico? Semplicemente un’ipotesi documentata, frutto di accurati studi, da non sottovalutare.

Con una sola incognita: il giorno in cui scatterà la terribile esplosione. "Questa purtroppo non possiamo prevederla - precisa il professor Dobran - Certo non sarà tra due settimane, però sappiamo con certezza che il momento del grande botto sia per l’Etna che però il Vesuvio, anche se è su quest’ultimo che i nostri test si sono soffermati con particolare attenzione. La conferma viene dalla storia: le eruzioni su larga scala arrivano una volta ogni millennio. Quelle su media scala una volta ogni 4-5 secoli. Quelle su piccola scala ogni 30 anni. Ebbene, l’ultima gigantesca eruzione su larga scala è quella descritta da Plinio il Vecchio: quella che il 24 agosto del 79 dopo Cristo distrusse Ercolano e Pompei uccidendo più di duemila persone. La più recente eruzione su media scala è quella del 1631, che rase al suolo Torre del Greco e Torre Annunziata, facendo 4 mila morti in poche ore".

Il magma che alimenta il Vesuvio se ne sta tranquillo nel suo serbatoio profondo o sta risalendo? "E’ il magma che spinge e vuole salire a far tremare il suolo della Campania". La tesi è di un vulcanologo napoletano, il professor Giuseppe Luongo , ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano, che non condivide la diagnosi rassicurante fatta da un suo collega, Paolo Gasparini che descrive il vulcano come "un cono edificato dai prodotti eterogenei delle eruzioni, poggiato su un basamento di calcare che inizia a 2-3 chilometri di profondità". Molto al di sotto, a circa 10 km, la tomografia sismica a tre dimensioni individua materiali fluidi, interpretati come il bacino magmatico che alimenta il vulcano. Nei limiti della tomografia, che non distingue masse inferiori a circa 300 metri di diametro, Gasparini precisa che "non si vedono altre sacche magmatiche sopra il bacino, cioè sopra i 10 km". Luongo contesta queste interpretazioni e avanza l’ipotesi, rilevante per le implicazioni di protezione civile, che potrebbero esistere canali di risalita già colmi di magma, senza interruzione, dal bacino profondo 10 km, fino alle parti più superficiali, con dimensioni al di sotto del potere risolutivo della tomografia. "Il magma, per risalire in superficie, non dovrà vincere la resistenza di rocce rigide che lo sovrastano per uno spessore di 10 km, al contrario potrebbe trovare una facile via di risalita lungo i percorsi già occupati da masse a temperature elevata". Questo scenario, aggiunge Luongo, "sarebbe compatibile con un quadro fenomenologico dei precursori meno appariscente di quello atteso". Analizzare il passato può servire allora a immaginare il futuro.
Ed è proprio ciò che ha fatto il vulcanologo statunitense, Dobran, progettando il simulatore vulcanico globale. Si tratta di un modello informatico in grado di ricostruire le passate eruzioni del Vesuvio, per descrivere quelle future. Oltre ai dati storici nel computer vengono inseriti anche quelli sullo stato attuale del vulcano: l’attività sismica più recente, le emissioni di gas, i cambiamenti dei campi magnetici. "Abbiamo cercato di riprodurre al computer l’eruzione del 79 - dice Dobran - E il simulatore vulcanico globale, dopo aver analizzato i dati, ha disegnato uno scenario infernale: appena 20 secondi dopo l’esplosione il fungo di gas e ceneri incandescenti ha già raggiunto i 3 mila metri di altezza, da dove collassa lungo i fianchi del cono. Un minuto dopo, la valanga ardente si trova già a due chilometri dal cratere. In tre minuti ha già raggiunto Ottaviano, Somma Vesuviana e Boscoreale. In quattro minuti sono spacciate Torre del Greco ed Ercolano. Sessanta secondi dopo è la volta di Torre Annunziata". E’ successo in passato, potrebbe accadere in futuro. Gli esperti ne sono sicuri, anche se il giorno esatto non lo conosce nessuno.

Trivellazioni - Scavare una galleria sotterranea per spingere delle sonde fino alla caldera flegrea sotto il mare di Pozzuoli è considerato da molti altamente pericoloso. Il “Campi Flegrei Deep Drilling Project”, coordinato dall’ingegnere Giuseppe De Natale, costa 15 milioni di dollari e servirebbe a monitorare il rischio di terremoti ed eruzioni oltre che a studiare il bradisismo e a sfruttare l’energia del sottosuolo. Ma numerosi esperti mettono in guardia sugli effetti disastrosi che le trivellazioni potrebbero avere sul territorio. Gli ultimi avvertimenti in ordine di tempo provengono da due media americani, il “Popular Science” e la rivista scientifica “Nature”. Secondo entrambi le trivelle potrebbero incontrare sulla propria strada del magma sotto pressione, causando delle eruzioni e dei terremoti in tutta la zona intorno al Vesuvio. Clay Dillow, dalle pagine del Popular Science, si chiede se “il tentativo di difendere i Campi Flegrei, che nel mondo sono uno dei luoghi più a rischio di eruzioni vulcaniche, non possa addirittura peggiorare la situazione”.
Sulla questione si è espresso anche Benedetto De Vivo, ordinario di Geochimica ambientale alla Federico II di Napoli e consulente della procura sull’area dei Campi Flegrei. De Vivo ha inviato una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in cui ha sottolineato il rischio di effettuare le rilevazioni in prossimità di centri abitati come Bagnoli, allegando pubblicazioni su altri incidenti «clamorosi» avvenuti in Nuova Zelanda e Islanda. Il professor De Vivo ha sottolineato che degli esami nel territorio «sono possibili, si fanno, ma in zone disabitate e in questo caso sono inutili, perché sappiamo già tutto della caldera flegrea». I precedenti del Vesuvio non sono in effetti confortanti.".





L'anno scorso, mentre andavo in Sicilia, ho visto il Vesuvio, dall'area di servizio "Tre Ponti" dell'Autostrada A30 Caserta-Salerno.
Ho visto la sua minacciosa maestà.
Il Vesuvio è un vulcano esplosivo.
La storia dice ciò.
Nel 79 AD, esso esplose distruggendo le città di Pompei, Ercolano e Stabia e seminando morte.
Molte persone morirono prima di essere sepolti dalla lava.
Il monte vulcanico, che era molto più alto rispetto a quello attuale, si squarciò ed emise una nube ardente di ceneri, bombe e lapilli.
Questa nube si proiettò in cielo, producendo fulmini, e poi collassò sui fianchi della montagna travolgendo persone e cose.
Le persone morirono bruciate dentro.
Le ceneri ardenti soffocarono le persone e bruciarono loro i polmoni.
Inoltre,  anche i cervelli scoppiarono.
Se guardate i crani delle persone morte in quell'eruzione, noterete che molti di essi sono deformati.
La cosa potrebbe ripetersi.
Perché avviene questo?
Le lave del Vesuvio sono viscose perché ricche di silice (SiO2).
Se guardate il monte vulcanico noterete ciò.
Queste lave fanno fatica ad uscire e perciò ostruiscono il camino vulcanico.
Si crea un aumento di pressione che genera l'esplosione.
Però, il pericolo maggio potrebbe venire da una zona vicina, i Campi Flegrei, il supervulcano di cui ho parlato nell'articolo intitolato "Campi Flegrei, una bomba ad orologeria?".
Il Vesuvio dà dei segnali prima di eruttare.
Ad esempio, vi sono terremoti, bradisismi e fonti inaridite.
Se dovessero esserci queste cose, l'eruzione sarebbe imminente.
Stando ai calcoli, il vulcano darebbe circa 10 ore di tempo per fare evacuare la zona.
Dopo, esso inizierebbe ad eruttare, emettendo una nuvola di ceneri, lapilli e bombe.
Allora sì che molti sarebbero in pericolo!
Cordiali saluti.







Identità e diversità secondo Kuehnelt-Leddihn-traduzione di Filippo Giorgianni

Cari amici ed amiche.

Sul sito di Ludwig von Mises Italia c'è questo brano scritto da Erik von Kuhenelt-Leddihin (1909-1999):

"Visti da una certa angolazione, siamo tutti soggetti a due spinte basilari: identità e diversità. Né nella vita delle persone né nella storia delle nazioni queste due spinte hanno sempre la medesima intensità e il medesimo equilibrio. Esse come si manifestano? Tutti noi sperimentiamo uno stato d’animo durante il quale sentiamo il desiderio di essere in compagnia delle persone della nostra stessa età o della stessa classe, sesso, convinzioni, religione o gusto.

Molto probabilmente, condividiamo con il mondo animale questa spinta verso la conformità, per una forte sensazione di identità che è come un istinto di branco, un comune e forte sentimento di comunità che guarda ogni altro gruppo con ostilità. Nelle rivolte razziali e nelle manifestazioni etniche, questo sentimento collettivo può mostrare una grande forza: l’istinto conformista del branco è stato, per esempio, il motore guida dietro le organizzazioni ginniche nazionaliste dei tedeschi e degli slavi, così potente nella prima parte di questo secolo. Guardando cinque o diecimila uomini e donne, vestiti identicamente, compiere i medesimi movimenti, si è assaliti da un’impressione irresistibile di omogeneità, sincronizzazione, simmetria, uniformità. L’identità e la sua spinta tendono all’autocancellazione, tendono a un «nostrismo» in cui l’ego viene eliminato.

Certamente, il «nostrismo» (termine creato dal nazionalsocialista austriaco Walther Pembaur) può essere, e di solito è, un’intelligente moltiplicazione degli egoismi. Chiunque esalti un’unità collettiva a cui partecipi (una nazione, una razza, una classe, un partito) esalta anche sé stesso. E dunque tutte le spinte verso la conformità non solo prendono posizione per l’uniformazione e si oppongono all’alterità, ma sono anche autoreferenziali. L’omosessualità possiede un aspetto di uniformazione a sé insieme a un rifiuto di stabilire un ponte – intellettuale, spirituale e psicologico –, a volte difficile, con l’altro sesso. Sotto questo aspetto, l’omosessualità è una forma di narcisismo, di immaturità e denota dei limiti da “sempliciotto”[2]. Fortunatamente, l’uomo nella sua maturità e nel pieno delle sue capacità non possiede solo spinte verso l’identità, ma anche verso la diversità, non solo un istinto del branco, ma anche un sentimento romantico. Più spesso che non, noi aneliamo ad incontrare persone del sesso opposto, un altro gruppo d’età, di mentalità, classe, persino di un’altra fede e convinzione politica.

Tutti i tipi di curiosità per il nuovo – il desiderio di viaggiare, di mangiare altri cibi, di sentire musica differente, di tenersi in contatto con varie culture e civiltà – derivano dalla tendenza alla diversificazione. Un cane non ha desiderio di viaggiare, né si oppone molto al cibarsi dello stesso cibo. Lo stadio della formica o della termite può rimanere inalterato attraverso i secoli. Ma il desiderio dell’uomo di cambiare produce risultati nella storia, come sappiamo. C’è qualcosa in noi che non sopporta la ripetizione. Questa brama per il nuovo può essere micidiale, certamente, se non viene fusa con un elemento di permanenza – e con la prudenza. In altri termini, condividiamo con le bestie l’istinto di cercare l’identità con l’altro; ma diventiamo completamente umani solo attraverso la nostra spinta e il nostro entusiasmo per la diversità.

Nonostante il pericolo, tutte le maggiori religioni teiste poggiano appieno su questo anelito, su questo amore per l’alterità. Anche se non sottoscriverei la formula di Karl Barth del Gott als der ganz andere(Dio come il totalmente altro), nessun teista può negare l’alterità di Dio. Noi siamo creati a Sua immagine, per quanto non siamo un facsimile di Dio. Questa è una ragione del perché l’Incarnazione smuova gli uomini così profondamente, del perché il primo Concilio Ecumenico si sia infuriato con asprezza con riguardo all’esatta natura dell’Incarnazione, del perché essa abbia dato origine a tragiche eresie e scismi.

Osservando queste due spinte, identità e diversità (entrambe hanno fondamenta psicologiche, ma solo la seconda possiede un carattere intellettuale), dobbiamo concludere che i tempi moderni sono molto più favorevoli all’istinto di branco che alla diversità. Questo potrebbe non essere di immediata evidenza, perché in qualche modo l’opposto sembra essere la regola: la brama di viaggiare può essere ora molto facilmente soddisfatta e nelle arti esiste una grande varietà di gusti e di scuole. Ma in altri più importanti reami, l’identità è stata favorita in ogni modo, in parte dalle passioni (per lo più di ordine animale) e in parte dalla moderna tecnologia e dalle procedure che formano la civiltà moderna. Sebbene sia di moda parlare del pluralismo dei nostri giorni, infatti, tutte le tendenze moderne puntano verso lo spettro di una terrificante, più grande e più spietata, conformità. A tal proposito, l’identità è una cugina dell’eguaglianza. Ogni cosa che sia identica è automaticamente uguale. Due monete da cinquanta centesimi della stessa provenienza non sono solo identiche, ma anche eguali. Due quarti sono uguali a una moneta di cinquanta centesimi, ma essi non le sono identici.

L’identità è uguaglianza: essa è eguaglianza a prima vista, un’eguaglianza che non necessita di alcun lungo ragionamento o accurata indagine per essere ritrovata. Di conseguenza, tutte le forme politiche o sociali che sono ispirate dall’idea di uguaglianza punteranno quasi inevitabilmente al concetto di identità e favoriranno l’istinto del branco, con il susseguente sospetto, se non avversione, per coloro i quali osino essere differenti o per coloro i quali reclamino una superiorità. C’è un’ottusa inclinazione animalistica verso la conformità sociale (l’identità) così come un programmatico e fanatico impulso in quella direzione. Nietzsche[3] ne era consapevole, così come lo era Jacob Burckhardt[4]. Il suo motore portante è la paura, proveniente da un complesso d’inferiorità che genera l’odio, e l’invidia come sua sorella di sangue. Questa paura deriva dal sentirsi inferiori a un’altra persona (o ad una situazione); l’odio è possibile solo attraverso il sentirsi impotenti davanti a una persona più forte. Uno schiavo debole e imbelle può temere e odiare il suo padrone; il padrone, d’altro canto, non odierà ma piuttosto proverà disprezzo per il suo schiavo. Chi odia in tutto il corso della storia ha commesso orribili atti di crudeltà (la vendetta dell’inferiore)[5], mentre il disprezzo – spesso accoppiato a un senso di superiorità – ha prodotto crudeltà solo raramente.

La domanda di eguaglianza ed identità nasce precisamente al fine di evitare quella paura, quel senso di inferiorità. Nessuno è migliore, nessuno è superiore, nessuno si sente toccato, tutti sono “tranquilli”. Inoltre, se l’identità, se l’uniformità viene raggiunta, le azioni e le reazioni delle persone possono essere previste. Senza (sgradevoli) sorprese, emerge una calda sensazione collettiva di fratellanza. Questi sentimenti – questo rigetto della qualità (che ineluttabilmente differisce da persona a persona) – spiegano molte cose a proposito dello spirito dei movimenti di massa degli ultimi duecento anni. Simone Weil ci ha insegnato che l’“io” viene dall’uomo, ma il “noi” proviene dal Diavolo. L’altro fattore dell’identità è l’invidia. L’invidia possiede diverse e complesse radici psicologiche. C’è, prima di tutto, la strana sensazione secondo cui, qualunque situazione viva una persona, ciò dipenderebbe in qualche modo da qualcun altro: “Sono povero perché lui è ricco”. Questo sentimento intimo e spesso taciuto riposa sull’assunto che tutte le cose buone in questo mondo sono limitate. Nel caso del denaro, o più ancora nel caso della proprietà fondiaria, potrebbe avere qualche fondamento (da qui l’invidia enorme dei contadini per i beni immobili di qualcun altro). Questa contesa, tuttavia, è spesso inconsciamente estesa ai valori che non sono limitati. Isabella è bellissima; Luisa è brutta. Eppure la bellezza di Isabella non è il risultato della bruttezza di Luisa, né l’intelligenza di Roberto dipende dalla stupidità di Timoteo. L’invidia a volte usa inconsciamente un argomento statistico: “Non tutte le nostre sorelle possono essere belle, né tutti i nostri fratelli intelligenti. Il destino mi ha discriminato!”. Il secondo aspetto dell’invidia risiede nella superiorità di un’altra persona in un diverso ambito. Un’invidia bruciante può essere creata dal mero sospetto che un’altra persona si senta superiore a causa dello sguardo, dell’intelligenza, dei muscoli, dei soldi o quant’altro. Il solo modo per compensare è trovare qualità inferiori nella persona oggetto dell’invidia: “Lui è ricco, ma è cattivo”, “Ha successo, ma la sua vita familiare è miserabile”. Le carenze della persona invidiata servono quali consolazioni: a volte esse servono come accusa per attaccarla, specialmente se le sue carenze sono morali.

Negli ultimi duecento anni lo sfruttamento dell’invidia – la sua mobilitazione presso le masse – accoppiata alla denigrazione degli individui, ma molto frequentemente anche di classi, di razze, di nazioni, di comunità religiose, sono state la chiave del successo politico[6]. La storia del mondo occidentale dalla fine del diciottesimo secolo non può esser scritta senza tenere questo fatto sempre a mente. Tutti gli “ismi” sinistrorsi suonano intorno a questo tema: vale a dire, sul privilegio dei gruppi che sono oggetto dell’invidia e, al medesimo tempo, che vengono considerati inferiori in qualche aspetto intellettuale o morale. Essi non hanno diritto alla loro posizione di rilievo, bando alle ipocrisie. Essi dovrebbero adeguarsi, divenire identici al “popolo”, rinunciare ai loro privilegi, conformarsi. Se parlano un altro linguaggio, dovrebbero astenersi dal farlo in favore dell’idioma comune. Se sono benestanti, le loro ricchezze dovrebbero essere tassate maggiormente o confiscate. Se aderiscono ad una ideologia impopolare, dovrebbero rinunciarvi[7]. Ogni cosa speciale, ogni cosa astrusa, ogni cosa non facilmente comprensibile dai più, diventa sospetta e malvagia (come, per esempio, le sempre più “antidemocratiche” arte e poesia moderne[8]). Un tipo di minoranza impopolare che non può conformarsi e quindi è sempre in pericolo di essere esiliata, oppressa o massacrata, è la minoranza razziale.

Poiché – come sempre – l’ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù, il cattivo incitamento all’invidia non verrà mai pubblicamente invocato. La persona o il gruppo non conformisti, peccando contro il sacro principio dell’uniformità, saranno invece trattati come traditori e, se non sono traditori, la maggioranza invidiosa li spingerà in quella direzione (ancora nel 1934 alcuni ebrei tedeschi provarono a formare un proprio gruppo Nazista; essi consideravano ingenuamente l’antisemitismo una “fase passeggera”. Ma si può immaginare un ebreo tedesco nel 1943 non pregare per una vittoria Alleata? Essi sono stati spinti in quella direzione). Di conseguenza, essere diversi significa essere trattati da (o diventare un) traditore.

Persino laddove lo schema “nonconformista = traditore” non sia apertamente utilizzato, frequentemente esso si nasconde dietro la mentalità dell’uomo moderno, che si abbracci o meno direttamente il totalitarismo. Quante, tra le molte persone che rigettano sinceramente tutte le dottrine totalitarie, oggi sottoscriverebbero la famosa massima di Santo Stefano, Re d’Ungheria, che scrisse nel suo testamento al proprio presunto erede, Sant’Emerico: «Un regno con una sola lingua e un solo costume è una cosa stupida»[9]?

Unicità e conformità sono mischiati nelle nostre menti. La moderna fascinazione dell’uniformità è stata incrementata non solo dalla tecnologia che produce oggetti identici (un tipo d’auto di proprietà “comune” a mezzo milione di persone), ma anche dalla percezione subcosciente che l’uniformità sia legata alla compera a buon mercato e al fatto che essa rende più intelligibili le cose per le menti semplici. Leggi identiche, dimensioni identiche, lingua identica, identica valuta, potere politico identico (“una testa – un voto”), abiti identici o quasi identici (i blue-jeans maoisti): tutto questo sembra altamente desiderabile. Semplifica le cose. È più economico. Evita di far pensare. A certe menti pare addirittura “più giusto”. Ma queste tendenze identiche si imbattono in due ostacoli: la natura e l’uomo (che è parte della natura). Tra le due, la natura può più facilmente essere compressa dallo sforzo umano in modelli identici, come testimoniano certi tipi di giardinaggio o le colline che vengono livellate.

Ma inserire l’uomo in uno stampo identico è un’impresa più difficile, per quanto non priva di speranza per lo stolto che dichiari allegramente: “Tutti gli uomini sono uguali” e “Tutte le persone sono tra loro più simili che dissimili”. Ciò evoca Procuste, il leggendario predone sadico che stendeva le sue vittime su di un letto: coloro che erano troppo corti venivano stirati e martellati sino a giungere alla loro forma, coloro che erano troppo lunghi venivano tagliati alla giusta misura. Procuste è il precursore della tirannia moderna. Ma inevitabilmente il livellatore si scontra con il mistero della personalità. Gli esseri umani sono diversi. Sono diversi per età, per sesso; variano nella forza fisica, nell’intelletto, nell’educazione, nell’ambizione. Hanno differenti caratteristiche, diverse disposizioni e diversi tipi di memoria; essi reagiscono differentemente allo stesso trattamento (tutte cose che resistono all’egualitarista). Mentre il calzolaio dà per scontata la diversità, il grattacapo sorge per il calzaturiere. Se essa è naturale per la governante e non è un mistero per il genitore, può divenire un problema insolubile per l’insegnante di una classe di grandi dimensioni.

In effetti, i gruppi di rilevanti dimensioni tendono a rinunciare almeno in parte alla personalità. L’uomo-massa ha la tendenza a pensare, agire e reagire in modo sincronizzato con la folla (un fenomeno che può avere una spiegazione scientifica). Più precisamente, poiché l’identità umana è difficile da raggiungere, deve essere frequentemente approntato un mediocre succedaneo. Questo succedaneo è l’uguaglianza: ed essa è ugualmente inattuabile.

Di Erik von Kuehnelt Leddihn

Traduzione di Filippo Giorgianni
[1] Herman Borchardt, The Conspiracy of the Carpenters,Simon&Shuster,New York 1943.

[2] Il dottor Marcel Eck scrive in un suo saggio che l’«inferno dell’omosessualità» sta proprio nel fatto che essa evita il vero dialogo; l’amore omosessuale non è la ricerca di un altro, ma semplicemente una ricerca di se stessi. Cfr. Marcel Eck, Propos de la sexualité, in Idem, Qu’est-ce-que l’homme, Pierre Horay, Parigi 1955, p. 110.

[3] José Ortega y Gasset scrive: «Probabilmente l’origine della furia anti-individuale risiede nel fatto che nei loro cuori più intimi le masse si sentono deboli e indifese di fronte al loro destino. In una pagina amara e terribile Nietzsche nota come, nelle società primitive che erano deboli allorquando si confrontavano con le difficoltà dell’esistenza, ogni atto individuale e originale fosse un crimine e come l’uomo che provava a condurre una vita solitaria fosse un malfattore. Egli doveva comportarsi in ogni cosa al modo della tribù». Cfr. José Ortega y Gasset, Invertebrate Spain, traduzione di Mildred Adams, Norton, New York 1937, pp. 170-171. Sull’antagonismo tra libertà ed eguaglianza, liberalismo e democrazia, si veda anche Roger John Williams, Free and Unequal: The Biological Basis of Individual Liberty, University of Texas Press, Austin 1953; Alexander Dunlop Lindsay, The Modern Democratic State, Oxford University Press, Londra 1945, vol. I, pp. 46 e 79; Franz Schnabel, Deutsche Geschichte im Neunzehnten Jahrhundert, Herder, Friburgo in Brisgovia 1933, vol. II, pp. 97-98; Heinz Otto Ziegler, Autoritärer oder totaler Staat, J. C. B. Mohr, Tubinga 1932, p. 10; Wilhelm Stählin, Freiheit und Ordnung, in Der Mensch un die Freiheit, Neues Abendland, Monaco 1954, p. 17. Werner Jaeger pone l’accento sul fatto che Atene fosse democratica, che essa insistesse sull’ison (eguaglianza), ma non sulla libertà personale: cfr. Werner Jaeger, Paideia, Walter de Gruyter, Berlino 1954, vol. II, p. 104. Il professor Goetz Briefs ricorda che tutti i democraticismi (che egli distingue dalla democrazia) devono concludersi in un dispotismo dal momento che essi si oppongono alla realtà dell’uomo e della società: cfr. Goetz Briefs, Zwischen Kapitalismus und Syndakalismus, A. Francke, Berna 1952, p. 75. Herbert Marcuse, riferendosi a Hegel, giunge a conclusioni simili: cfr. Herbert Marcuse, Reason and Revolution, Boston Press, Boston 1960, pp. 242-243.

[4] Jacob Burckhardt nella sua lettera a Friedrich von Preen, datata 1 gennaio 1879 scrive: «Sei perfettamente nel giusto: si vuol educare la gente agli incontri. Alla fine, le persone inizieranno a gridare ove non formino folle di almeno un centinaio di componenti». cfr. Jakob Burckhardt, Briefe an seinen Freud Friedrich von Preen 1864-1893, Deutsche Verlaganstalt, Stoccarda 1922, p. 130.

[5] Friedrich Nietzsche, Werke, Kröner, Lipsia 1917, vol. XII, p. 140.

[6] Sull’invidia, si vedano i magistrali lavori di Gonzalo Fernández de la Mora, La invidia igualitaria, Planeta, Barcellona 1984; Helmut Schoeck, Der Neid, Karl Alber, Friburgo in Brisgovia 1966 e Idem,Recht auf Ungleichheit, Herbig, Monaco 1979.
La candida dichiarazione del Presidente Wilson poco prima dell’entrata dell’America nella Prima Guerra Mondiale fu: «La conformità sarà la sola virtù. E ogni uomo che rifiuti di conformarsi sarà sanzionato». Cfr. Harold U. Faulkner, From Versailles to the New Deal, Yale University Press, New Haven 1950, p. 141.

[7] La candida dichiarazione del Presidente Wilson poco prima dell’entrata dell’America nella Prima Guerra Mondiale fu: «La conformità sarà la sola virtù. E ogni uomo che rifiuti di conformarsi sarà sanzionato». Cfr. Harold U. Faulkner, From Versailles to the New Deal, Yale University Press, New Haven 1950, p. 141.

[8] Gran parte dell’arte moderna è simultaneamente: 1) una reazione contro la democrazia e il “populismo”, 2) una bufala enorme a spese degli ingenui, che sfrutta la loro ammirazione snobistica per i «Vestiti Nuovi dell’Imperatore» e 3) (a volte) un pizzico di Satanismo, una protesta contro la creazione di Dio. Ma ricordiamo che il superfuturista d’Italia, Marinetti, era un devoto fascista e che il nazionalsocialismo e il comunismo russo (dopo un periodo di accettazione) si sono rivoltati violentemente contro l’arte moderna (Khruschev pensava che tutti gli artisti moderni fossero omosessuali e quindi li faceva incarcerare). C’è, comunque, un’arte moderna legittima.

[9] «Monita quibus Stephanus filium Emericum instruxit, ut regnum recte pieque administraret», cap. VI, in Jacques Paul Migne, Patrologiae Cursus Completus, Series Latina, vol. CLI, pp. 124 e ss
.".

Lo devo proprio dire, sono onorato di avere una persona come Filippo tra i miei interlocutori.
Per me è un piacere interloquire con una persona come lui.
E' intelligente, colto e disponibile a dialogare.
E' una brava persona.
Ora, quello che c'è scritto è pienamente condivisibile.
L'uguaglianza non esiste.
Ogni uomo è diverso dl suo simile.
Questo non fu deciso dall'uomo ma da Dio.
Basti pensare ai doni dello Spirito.
Lo Spirito dà i carismo ad ogni uomo ed ogni uomo riceve doni diversi.
Leggete questo brano della lettera di San Paolo agli Efesini (capitolo 4, versetti 6-11):

"[6] Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
[7] A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo.

[8] Per questo sta scritto:
Ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri,
ha distribuito doni agli uomini.

[9] Ma che significa la parola "ascese", se non che prima era disceso quaggiù sulla terra?

[10] Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose.

[11] È lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri,

[12] per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo,

[13] finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo.".



Se Dio stabilì ciò, come può pretendere l'uomo di fare il contrario.  
La diseguaglianza non è un crimine.
Ogni uomo ha una sa funzione nella società.
E' un po' come nel corpo umano.
L'occhio è diverso dal cuore ed il fegato è diverso dalle ossa.
Eppure, ogni organo serve.
Lo stesso discorso vale per la società.
Ci sono i politici, gli imprenditori, gli operai, i preti, i contadini, gli insegnanti ed altri.
Ogni categoria ha la sua funzione.
Certo, ognuno deve rispettare l'altro ma la diseguaglianza in sé non è negativa.
Immaginate una società composta da soli politici, da soli operai, da soli preti, da soli contadini, da soli insegnanti o solo da qualsiasi altra categoria, escludendo le altre. 
Una società del genere sarebbe destinata allo sfascio.
Invece, la presenza di più categorie garantisce la sopravvivenza di una società.
Certo, non è escluso che un operaio possa diventare un politico o che un contadino possa diventare un imprenditore ma la presenza di più categorie è la situazione più naturale di una società umana.
Per questo, idee come il comunismo sono sbagliate.
Cordiali saluti. 

Riforma del mercato de lavoro, due parole.

Cari amici ed amiche.

Queste sono le innovazioni apportate dalla riforma del mercato del lavoro che ieri è stata approvata dalla Camera dei Deputati:

FLESSIBILITÀ IN ENTRATA. Contratti a termine. Durerà un anno primo contratto a termine senza causale, con pause più lunghe delle attuali. In alternativa i contratti collettivi potranno prevedere una 'franchigia oggettivà nei casi di specifici processi organizzativi (avvio di start up, lancio di un nuovo prodotto, rilevante cambiamento tecnologico, progetto di R&S, proroga di una commessa) nel limite del 6% dei lavoratori occupati nell'unità produttiva, inoltre sarà ridotto di due terzi il 'periodo di inibizioné tra più contratti.


COCOPRO. Arriva il salario di base per i contratti a progetto calcolato sulla base della media delle retribuzioni stabilite dai contratti collettivi. Si rafforza l'attuale una tantum per i parasubordinati come misura sperimentale per 3 anni. Circa 6 mila euro per chi avrà lavorato almeno 6 mesi in un anno. Infine éprevisto un aumento dell'aliquota contributiva di un punto l'anno fino a raggiungere nel 2018 il 33% previsto per il lavoro
dipendente.


APPRENDISTATO. Sarà sempre possibile assumere un nuovo apprendista, ma i contratti in media dovranno durare almeno 6 mesi. Il limite del 50% di apprendisti dipendenti dallo stesso datore di lavoro varrà solo per chi ha alle proprie dipendenze meno di 10 lavoratori.

LAVORO A CHIAMATA. Per attivare il lavoro intermittente basterà un sms, o un fax o la posta elettronica certificata, alla Direzione teritoriale del lavoro. Ridotte del 60% le sanzioni per chi non rispetta la norma.

VOUCHER IN AGRICOLTURA. Consentita l'applicazione del sistema dei voucher in agricoltura ai lavoratori appartenenti alle categorie di studenti, pensionati e casalinghe per le imprese con un fatturato al di sotto dei 7 mila euro, mentre per tutte le altre imprese le casalinghe sarebbero escluse. La valutazione oraria del voucher sarà rivista periodicamente tenuto conto del risultato del confronto con le parti sociali.


PARTITE IVA. Quelle con un reddito annuo lordo dai 18 mila euro in sù sono considerate vere. Passa da sei mesi a otto la durata delle collaborazioni a partita Iva e dal 75% all'80% il corrispettivo pagato non deve essere superiore
dell'80% di quello di dipendenti e co.co.co (75% nel ddl); il lavoratore non deve avere una postazione «fissa» in azienda: non si può avere una scrivania insomma ma il telefono sì.

FLESSIBILITÀ IN USCITA. Modificato l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. In caso di licenziamento per motivi economici non ci sarà il reintegro automatico, mentre é prevista un indennità di risarcimento. Per i licenziamenti disciplinari, il giudice, per il quale é prevista minore discrezionalità, potrà ordinare il reintegro del lavoratore solo sulla base dei contratti collettivi e non anche sulla base della legge o delle tipizzazioni di giustificato motivo soggettivo e di giusta causa. Non sarà inoltre bloccata dalla malattia del lavoratore la procedura di
conciliazione, tranne nel caso di sopraggiunta maternità o infortunio sul lavoro. Resta sempre nullo invece il licenziamento discriminatorio.


AMMORTIZZATORI SOCIALI. L'Aspi sostituirà le attuali indennità di disoccupazione e di mobilità e interesserà lavoratori dipendenti, apprendisti e artisti. Perderà il sussidio chi dovesse rifiutare un impiego la cui
retribuzione sia superiore almeno del 20% dell'indennità percepita. Stop a sussidi per mafiosi e terroristi. Niente pensione, sussidio di disoccupazione, assegno di invalidità per chi sta scontando pene per reati
di terrorisismo, eversione, mafia e strage. Una volta scontata la pena, la persona condannata potrà nuovamente accedere alle prestazioni facendone richiesta.

TICKET SANITARI PER DISOCCUPATI. Ripristinata l'esenzione dei ticket sanità per i disoccupati che erano stati cancellati nel testo uscito da Palazzo Chigi.



CONGEDO PATERNITÀ. Alla nascita del figlio per i padri ci sarà un giorno di congedo obbligatorio, al quale ne potranno essere aggiunti altri due facoltativi, però scalati dalle 20 settimane che spettano di diritto alla madre. Inoltre é in arrivo il buono baby-sitter per agevolare le lavoratrici nei primi mesi di nascita del figlio: potrà essere utilizzato anche per pagare asili-nido pubblici o privati.

DIMISSIONI IN BIANCO. Aumentano le misure per contrastare il fenomeno. Predisposte due modalità per certificare l'autenticità delle dimissioni firmate 'in biancò dalla lavoratrice e rafforzato il diritto al ripensamento.

IMMIGRATI. Passa da sei mesi a un anno la validità del permesso di soggiorno per i lavoratori extracomunitari che beneficiano del sussidio di disoccupazione o di mobilità.


PREMI DI PRODUZIONE. Confermati per il 2012 gli sgravi contributivi introdotti in via sperimentale per il triennio 2008-2010. 650 milioni di euro le risorse da destinare.

COMPARTECIPAZIONE LAVORATORI A UTILI. Il governo dovrà emanare entro nove mesi le norme per la partecipazione dei lavoratori agli utili e al capitale delle imprese come anche ai Consigli di sorveglianza.

COPERTURE. Torna al 5% il taglio della deducibilità a fini Irpef dei redditi da locazione tra le norme a copertura del provvedimento. Escluso chi ha aderito alla cedolare secca. Aumento della tassa di imbarco aereo che passa a 2 euro.*

Io penso che questa riforma sia una buona base di partenza.
Certo, ci sono dei punti in cui essa è perfettibile.
Ad esempio, la questione dell'esenzione dai ticket sanitari per chi è disoccupato è uno di questi.
Infatti,  questa esenzione deve essere fatta valere solo per chi è veramente disoccupato.
Ergo, bisognerà verificare che la persona che richiede tale esenzione non lavori in nero (evadendo tra l'altro anche le tasse) e non abbia guadagni superiori a 500 Euro al mese da eventuali lavoretti saltuari.
Qui il rischio è che ci siano tante persone pronte a chiedere un'esenzione dai ticket sanitari  che magari fanno lauti guadagni da lavori in nero.
A causa di ciò in seguito, potrebbero avere problemi anche le persone realmente disoccupate e che hanno bisogno.
Quindi, la norma va rivista. 
Il vero problema, però, è la disoccupazione giovanile che è elevata.
Questa riforma va bene ma serve altro.
Per esempio, bisogna ridurre le tasse sulle imprese e togliere i privilegi fiscali alle cooperative che oggi hanno dei vantaggi che vanno contro il principio di libera concorrenza.
Vorrei terminare con due parole su quanto affermato dal ministro Elsa Fornero.
Ella ha detto che il lavoro non è un diritto.
Ora, la Costituzione italiana (articolo 4, comma 1)  recita:

"La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto."

Il ministro Fornero farebbe bene a ripassare il testo della Costituzione che non sarà perfetto ma è ancora valido.
Cordiali saluti. 

Fonte "Il Sole 24 Ore". 

Is Paul Mc Cartney dead?

Cari amici ed amiche.

Vi voglio parlare di uno dei tanti misteri che riguardano i Beatles, la leggenda metropolitana della presunta morte di Paul Mc Cartney, morte che sarebbe avvenuta il 9 novembre 1966, a causa di un incidente automobilistico.
Ora, qui sopra vi viene mostrata la copertina dell'album "Abbey Road" , un album girato nel 1969.
Esso mostra Paul Mc Cartney senza scarpe.
Secondo le tradizioni antiche ed orientali, l'essere senza scarpe significa essere staccati dalla terra, intesa come luogo fisico e spirituale, ossia essere morti.
Secondo questa leggenda metropolitana, pare che Paul sia uscito dalle prove dopo un litigio con il resto del suo gruppo, che sia salito sulla sua automobile, una Aston Martin DB5, e che durante il tragitto egli abbia preso con sé una ragazza che stava scappando dal suo ragazzo che voleva farla abortire.
Quando vide che al volante vi era Paul, la ragazza avrebbe avuto una reazione esagitata, Paul si sarebbe spaventato e non avrebbe visto un semaforo diventare rosso.
Egli avrebbe una macchina che stava per venire dall'altra strada ma sarebbe finito fuori strada e avrebbe sbattuto contro un albero e l'auto avrebbe preso fuoco.
Paul sarebbe sbalzato dall'abitacolo, battendo la testa e morendo.
Sarebbe morta anche la ragazza.Questa leggenda iniziò a circolare nel 1969.
Stando a questa leggenda, in seguito, gli altri tre Beatles ed il loro manager Brian Epstein avrebbero deciso il da farsi.
Essi avrebbero mantenuto il silenzio ed in seguito avrebbero assoldato un attore di nome William Campbell.
Questi avrebbe subito una serie di operazioni di chirurgia plastica, per somigliare a Paul, e sarebbe stato educato a cantare come Paul.
In effetti, vi sono delle differenze tra  Paul Mc Cartney prima del 1966 e quello degli anni successivi, come mostra il video della trasmissione di Roberto Giacobbo "Voyager" che ho messo qui sopra.
Ad esempio, le distanze degli occhi non coincidono.
Inoltre, secondo i teorici di questa idea, dal 1966 Paul sarebbe diventato più alto e per questo motivo i Beatles avrebbero smesso di esibirsi in pubblico.
Ora, di cose strane ve ne sono tante.
Una di queste è nella copertina dell'album "Sgt Pepper", un album del 1967.
Su questa copertina compaiono personaggi inquietanti, come il satanista Aleister Crowley, Karl Marx ed Adolf Hitler.
Tutti e tra facevano parte di logge ed associazioni segrete.
Questa può essere una prova che conferma una teoria che ho sempre sostenuto, quella che vede il comunismo come un'ideologia satanica.
Ora, prendendo uno specchietto mettendo sulla grancassa della batteria compaiono dei numeri che si rifanno ad una data, proprio quella della presunta morte di Paul.
Inoltre, pare che l'autore della grancassa sia un fantomatico John Ephgrave.
Guarda caso, nel cognome di Ephgrave si può leggere l'espressione "Epitaph grave", ossia "epitaffio tombale".
Le immagini rassomigliano a quelle di un corteo funebre.
Inoltre, nella canzone "Let it be" ascoltata al contrario si percepisce un messaggio che recita: "Paul is dead".
Anche il cambiamento dei Beatles fu evidente.
Prima del 1966, i Beatles erano vestiti come bravi ragazzi.
Dopo quell'anno, essi iniziarono ad essere vestiti da hippy e a comportarsi come tali.
Ora, ci sarebbe da chiedersi il perché di tutto ciò.
Perché, ammesso che ci fosse stata, la morte di Paul fu taciuta?
Secondo certe fonti, non si voleva che il mondo fosse sconvolto.
Secondo altre, potrebbe esserci stato qualcosa di più inquietante.
Forse  Paul potrebbe avere saputo qualcosa e potrebbe avere preso una posizione diversa dal resto del gruppo e a qualcuno potrebbe essere non andato a genio.
Perciò, Mc Cartney avrebbe dovuto essere eliminato fisicamente e dalla memoria di tutti.
Il miglior modo sarebbe stato proprio quello di rimpiazzarlo con un altra persona.
Nessuno sa come siano andate veramente le cose, né se Paul sia morto veramente o meno.
Anche questo creò la leggenda dei Beatles.
Cordiali saluti.





mercoledì 27 giugno 2012

La vera, perfetta ed eterna amicizia. Dal trattato «L'amicizia spirituale» del beato Aelredo, abate

Cari amici ed amiche.

Leggete questa nota che è stata messa su Facebook dall'amico Giovanni Covino (SEFT) che riprodoce un brano di Sant'Aelredo abate:


"Quel nobilissimo fra i giovani, Giònata, non badando al blasone regale, né alla successione del regno, strinse amicizia con Davide e, mettendo sullo stesso piano dell'amore il servo al suo sovrano, preferì a se stesso lui, scacciato dal padre, latitante nel deserto, condannato a morte, destinato ad essere trucidato, a tal punto che, umiliando se stesso ed esaltando l'altro, gli disse: «Tu sarai re ed io sarò secondo dopo di te» (1Sam 23,17).

O specchio grande e sublime di vera amicizia! Mirabile cosa! Il re era furibondo contro il servo e gli eccitava contro, come ad un emulo del regno, tutta la nazione. Accusando i sacerdoti di tradimento, li fa ammazzare per un solo sospetto. S'aggira per boschi, si inoltra in vallate, attraversa montagne e dirupi con bande armate. Tutti promettono di farsi vendicatori dell'indignazione del re. Solo Giònata, che unico avrebbe potuto, a maggior diritto, portargli invidia, ritenne di doversi opporre al re, di favorire l'amico, di dargli consiglio tra tante avversità e, preferendo l'amicizia al regno, dice: «Tu sarai re ed io sarò secondo dopo di te».

Ed osserva come il padre del giovanetto ne eccitasse la gelosia contro l'amico, insistendo con invettive, spaventandolo con le minacce di spogliarlo del regno, ricordandogli che sarebbe stato privato dell'onore.

Avendo infatti quegli pronunziato la sentenza di morte contro Davide, Giònata non abbandonò l'amico. «Perché dovrà morire Davide? Cos'ha commesso, cos'ha fatto? Egli mise a repentaglio la sua vita ed abbatté il Filisteo e tu ne fosti felice. Perché dunque dovrebbe morire?» (1Sam 20,32; 19,3). A queste parole il re, montato in furia, cercò di trafiggere Giònata alla parete con la lancia e, aggiungendo invettive e minacce, gli fece questo oltraggio: Figlio di una donna di malaffare. Io so che tu lo ami per disonore tuo e vergogna della tua madre svergognata (cfr. 1Sam 20,30). Poi vomitò tutto il suo veleno sul volto del giovane, ma non trascurò le parole d'incitamento alla sua ambizione, per fomentarne l'invidia e per suscitarne la gelosia e l'amarezza. Fino a quando vivrà il figlio di Iesse, disse, il tuo regno non avrà sicurezza (cfr. 1Sam 20,31). Chi non sarebbe rimasto scosso a queste parole, chi non si sarebbe acceso di odio? Non avrebbe forse ciò corroso, sminuito e cancellato qualsiasi amore, qualsiasi stima e amicizia? Invece quel giovane affezionatissimo, mantenendo i patti dell'amicizia, forte davanti alle minacce, paziente di fronte alle invettive, spregiando il regno per la fedeltà all'amico, dimentico della gloria, ma memore della stima, disse: «Tu sarai re ed io sarò secondo dopo di te».

Questa è la vera, perfetta, salda ed eterna amicizia, che l'invidia non intacca, il sospetto non sminuisce, l'ambizione non riesce a rompere. Messa alla prova non vacillò, bersagliata non cadde, battuta in breccia da tanti insulti rimase inflessibile, provocata da tante ingiurie restò incrollabile. «Va', dunque, e fa' anche tu lo stesso» (Lc 10,37).
".

Invidio chi non ha mai avuto problemi di amicizie.
L'amicizia è uno dei sentimenti più nobili della natura umana.
L'amicizia ("philia", nella dicitura greca dell'enciclica di Papa Benedetto XVI "Deus Caritas Est")  fa parte della carità.
L'amicizia, però, è disinteressata.
Il caso di Gionata e Davide fu il paradigma di ciò.
Gionata sapeva che suo padre, re Saul, fu rigettato da Dio e che Davide avrebbe preso il suo posto sul trono.
Eppure, l'amicizia di Gionata fu vera e pura.
Questa è la vera amicizia.
Purtroppo, con questa vita frenetica l'amicizia è spesso e volentieri trascurata.
Anzi, purtroppo, oggi c'è una cultura edonista ed individualista.
L'uomo è in mezzo agli altri ma è da solo, poiché pensa a sé stesso, soffocato dalle sue ambizioni.
Avere ambizioni non è in sé negativo ma esse non vanno messe al primo posto.
Infatti, se l'uomo mette al primo posto l'ambizione e sé stesso perde la sua umanità.
L'uomo non è più libero e diventa incapace di amare e di socializzare.
Un uomo incapace di amare è un uomo che non fa la carità.
Un uomo che non fa carità è destinato alla rovina.
Si rovina nel mondo e si rovinerà nella vita futura.
Ora, l'amicizia è anche merce rara.
Oggi, l'uso del termine è inflazionato ma non con il senso originale.
Ci sono i social network (come Facebook e Twitter) e le persone stringono "amicizie" via internet.
Tuttavia c'è da chiedersi quante di queste siano vere o potenzialmente tali.
Io, sinceramente, non riesco a considerare come amici, nel senso stretto del termine, le persone che ho conosciuto su Facebook.
Potenzialmente, posso considerare queste persone come "amici".
Però, non possono essere considerate realmente come amici.
Il mio augurio è che qualcuna di loro diventi mia amica veramente.
Mi piacerebbe conoscere direttamente la magentina Irene Bertoglio, la veneta Francesca Padovese, Il modenese Emanuele Bignardi,  le viterbesi Anna Castaldo e Francesca Romana Norcia Castaldo, il romano Morris Sonnino, l'abruzzese Riccardo Di Giuseppe o i siciliani Filippo Giorgianni, Stefania Ragaglia, Angelo Fazio e Vittorio Leo ed altri.
Solo così si potrà parlare di amicizia.
L'amicizia si fonda sul vero scambio di esperienze.
Cordiali saluti. 










martedì 26 giugno 2012

Streghe ed Inquisizione, un po' di verità!

Cari amici ed amiche.

Leggete l'articolo intitolato "Streghe e Inquisizione:  la verità storica oltre i luoghi comuni".
Molto spesso, quando si parla della Chiesa cattolica, si parla anche dell'Inquisizione e dei morti che essa fece con i processi di stregoneria.
Soprattutto, questa cosa viene attribuita al Medio Evo.
La realtà è ben diversa.
Nel Medio Evo non c'era l'Inquisizione.
Essa sorse dopo la questione dell'eresia catara (XIII secolo) e soprattutto dopo lo Scisma d'Occidente (XIV secolo AD) e l'avvento della Riforma protestante (XVI secolo).
Possiamo che dire che l'avvento del protestantesimo cambiò radicalmente anche la mentalità dei cattolici.
Prima di parlare di ciò, proviamo a capire cosa fosse stato in quegli anni il protestantesimo sul piano culturale.
Martin Lutero (1483-1546) nacque ad Eisleben un borgo della Sassonia in cui si era inclini a credere alle streghe e alle superstizioni.
Nel mondo medioevale ciò era presente.
Ora, la Chiesa condannava ciò ma nel Medio Evo essa era forte e si rifaceva a queste parole del Vangelo secondo Matteo :

"E Gesù gli disse: "Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli".

Pertanto, non serviva un'Inquisizione.
Con l'avvento dell'eresia catara e soprattutto con la crisi del XIV secolo, le cose iniziarono a cambiare.
Soprattutto nel XIV secolo (con la "Cattività avignonese dei Papi" e lo Scisma d'Occidente) la Chiesa si scoprì vulnerabile.
Si incominciò a pensare che il diavolo attaccasse la Chiesa dell'interno, attraverso uomini di Chiesa non degni di questo nome.
Il protestantesimo e tutte le guerre che provennero da esso furono il colpo di grazia.
Lutero (che pur predicando un certo razionalismo simile a quello moderno aveva la mentalità di un uomo medioevale)  elaborò una dottrina che di fatto condannò ogni misticismo ed ogni propensione verso il soprannaturale.
Per Lutero, quindi, ogni manifestazione soprannaturale era collegata al demonio e non a Dio e la devozione verso la Vergine Maria ed i santi era vista come una superstizione .
Nelle zone in cui il protestantesimo si diffuse ci fu questa contraddizione.
Da una parte, per i protestanti, ci fu una fede razionale (o meglio razionalista) e dall'altra si conservarono le superstizioni che, in un certo senso, si amplificarono.
Questo generò un senso del rigore esasperato e tutto ciò che era percepito come fuori dalla norma veniva bollato come "demoniaco".
Questo fece sì che nei Paesi protestanti ci fosse il maggiore numero di esecuzioni per stregoneria e che venissero uccisi anche molti ebrei ed oppositori religiosi, cattolici in primis.
Tenete conto, infatti, che il protestantesimo si espanse in quei Paesi in cui i protestanti trovarono l'appoggio del governo.
Anzi, molto spesso la Riforma fu voluta dai re e dai governanti secolari, per controllare i propri sudditi ed i beni della Chiesa.
Quindi, non aderire alla Chiesa protestante del Paese significava essere contro il re di quel Paese.
Il cattolico o l'ebreo che viveva in un Paese protestante del XVI secolo aveva grossi problemi. 
Lo stesso discorso poteva valere per un mistico.
Il mondo cattolico, invece, reagì in un altro modo.
Se pur traumatizzato ed incarognito dai fatti del XVI secolo, il cattolicesimo era aveva mantenuto la tensione verso il soprannaturale.
Quindi, aveva mantenuto anche il discernimento dei vari fenomeni tra ciò che proveniva da Dio e ciò che da Dio non proveniva.
Questo permise di evitare un gran numero di esecuzioni.
Paradossalmente, l'Inquisizione fece meno danni delle corti dei Paesi protestanti.
Oltretutto, l'Inquisizione era controllata dai regnanti dei Paesi cattolici. Questi tendevano a muoversi come i loro colleghi protestanti, ovviamente a parti invertite.
Il caso spagnolo fu eclatante.
Tuttavia, la Chiesa fece da freno a certe tendenze. 
Questo rivaluta la posizione dell Chiesa, che secondo il pensiero anticlericale veniva vista come la causa di morte di tante persone.
La storia non va mai letta con l'occhio della faziosità.
Cordiali saluti. 





Osama Bin Grillo

Cari amici ed amiche.

Beppe Grillo ha superato i limiti.
Egli ha affermato:

"L'Iran di Ahmadinejad? Un giorno ho visto impiccare una persona, su una piazza di Ishafan. Ero lì. Mi son chiesto : cos'è questa barbarie?. Ma poi ho pensato agli Usa. Anche loro hanno la pena di morte...Mia moglie è iraniana, lì la donna è al centro della famiglia... Quelli che scappano dall'Iran,sono oppositori. Ma chi è rimasto non ha le stesse preoccupazioni che abbiamo noi all'estero. L'economia lì va bene, le persone lavorano. Ho un cugino che costruisce strade in Iran. E mi dice che non sono per nulla preoccupati... Ahmadinejad vuole cancellare Israele? "Cambierà idea. Non penso che lo voglia davvero : lo dice e basta. Del resto anche quando uscivano i discorsi di Bin Laden, mio suocero iraniano m'ha spiegato che le traduzioni non erano esatte...Perché , nessun dubbio, c'è una lobby ebraica che controlla il sapere...I massacri in Siria? "Ci sono cose che non possiamo capire. Non sappiamo se sia una vera guerra civile o si tratti di agenti infiltrati nel Paese...".

Io trovo che queste parole siano odiose.
A Grillo vorrei fare questa domanda:

"Se l'Iran di Ahmadinejad è questo "Paradiso", perché la gente scappa da lì?".

Con queste sue parole, Beppe Grillo ha mostrato solo ignoranza della realtà.
In primo luogo, Israele è un Paese civilissimo in cui tutti sono rispettati.
In secondo luogo, le parole di Grillo sono pericolose.
In questo momento di crisi non bisogna esacerbare gli animi.
Frasi come quelle dette da Beppe Grillo ricordano quelle dette da Adolf Hitler.
Anche Hitler parlò di "lobby ebraiche" e di "ebrei che volevano controllare il mondo".
Sappiamo tutti come andò a finire la storia.
Grazie agli Israeliani, i cristiani possono pregare con sicurezza al Cenacolo e negli altri luoghi santi di Gerusalemme e non solo.
Inoltre, in Israele si fanno molte cure per varie malattie. 
Quindi, Grillo stia zitto!
Purtroppo, ci sono troppe persone che lo seguono.
Anche qui a Roncoferraro (il mio Comune, in Provincia di Mantova) c'è chi ha accolto le sue tesi su Israele.
Io ho avuto qualche discussione.
A Grillo rispondo dicendo che Israele esiste e, che gli piaccia o no, è legittimo e nessuno può toccarlo.
Se gli piace bene e se non gli piace è un problema suo.
Cordiali saluti. 
 
 
 

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.