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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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martedì 27 dicembre 2011

IL GOVERNO MONTI? SE NON AVVIA LA "FASE DUE", SI FA DURA!


Cari amici ed amiche.

I numeri sono impietosi con il governo Monti.
A Natale, i consumi sono scesi.
Rispetto al Natale dell'anno scorso, gli italiani hanno speso 400.000.000 di Euro in eno.
Inoltre, lo spread tra Bund tedeschi e Btp italiani è rimasto oltre i 500 punti.
Il 30% dei giovani è disoccupato.
Ovviamente, io ne so qualcosa, essendo anch'io attualmente in cerca di lavoro.
I piccoli imprenditori sono oberati dal fisco.
Per "non farci mancare nulla", si torna a parlare di "fuga dei cervelli".
Molti giovani italiani hanno ripreso ad emigrare all'estero.
Infatti, si parla di giovani che fuggono in Argentina e in altri Paesi.
Ora, si auspica che il premier, il professor Mario Monti, e gli altri membri del governo abbiano capito che fare una manovra economica di sole tasse rischia di portare ad una recessione.
Un conto è punire l'evasione fiscale e ciò è una cosa commendevole.
Un altro, invece, è aumentare la pressione fiscale, rischiando di bloccare i consumi e, di conseguenza, la crescita.
All'Italia serve la produzione di ricchezza e per produrre ricchezza serve che la gente torni a comprare i beni e ad usare i servizi forniti dalle varie aziende.
Solo se vi è la domanda, le aziende possono tornare a produrre beni e servizi.
Così, si rimette in moto l'economia e si torna a produrre ricchezza e a creare nuovi posti di lavoro.
Non mi sembra che il governo Monti stia andando in questa direzione e la posizione del Popolo della Libertà lo dimostra.
Infatti, sia il presidente Berlusconi che l'onorevole Ignazio La Russa hanno affermato che il governo deve passare ad una nuova fase, la fase del rilancio attraverso delle buone riforme strutturali.
Se non facesse così, il declino sarebbe inevitabile e sarebbe inutile che il Popolo della Libertà continui a dargli fiducia ad un governo che si sta rendendo impopolare, per via delle tasse.
Il partito rischia di rimetterci la popolarità.
Cordiali saluti.

LA STORIA IN UN QUADRO


Cari amici ed amiche.

Il 27 dicembre di dieci anni fa, iniziai a studiare la storia inglese dei secoli XVI e XVII.
Per festeggiare questo "anniversario", vi mostro questa tavola dipinta da un pittore anonimo che mostra il noto re Enrico VIII Tudor (Henry VIII Tudor 1491-1547) ritratto con il suo figlio e successore Edoardo VI (Edward VI 1537-1553) ed il Papa.
In questi dieci anni, ho imparato a conoscere i vari personaggi della storia inglese.
Proprio perché ho imparato a conoscere i personaggi, incomincio a fare delle considerazioni sul dipinto che ho riportato qui sopra.
In primo luogo, nel dipinto, re Enrico VIII è raffigurato sul letto nell'atto di indicare suo figlio che si trova al centro della scena.
Conoscendo il personaggio in questione, so che egli aveva una forte volontà di egemonia.
In tutti i quadri che lo raffigurano, re Enrico VIII è sempre rappresentato al centro della scena ed è sempre raffigurato in ottima salute.
Se guardate, ad esempio, il quadro che lo raffigura con la sua famiglia, lui si trova al centro della scena e siede sul trono.
Anche l'autore di questo quadro è ignoto.
Se guardate anche il quadro di Hans Holbein il giovane che è intitolato "Portrait of Henry VIII" , noterete che il re è raffigurato in ottima salute ed in abiti regali.
Invece, il re raffigurato sulla tavola che ho riportato qui sopra è raffigurato come malato e prossimo alla morte.
Forse, quando quest'ultimo quadro fu fatto, re Enrico VIII potrebbe essere già morto.
Infatti, conoscendo il personaggio, non credo egli avrebbe avuto piacere a farsi ritrarre malato.
Del resto, i monarchi non dovevano mostrare difetti fisici e quant'altro.
Pensiamo, ad esempio, agli imperatori bizantini.
Un imperatore bizantino non doveva avere difetti fisici perché egli rappresentava il potere di Dio sulla Terra.
Il miglior modo per eliminare un imperatore deposto non era ucciderlo ma accecarlo o provocargli un difetto fisico.
Tanti imperatori di Costantinopoli furono accecati, per essere messi fuori gioco.
Lo stesso discorso valse anche per i sovrani occidentali e per lo stesso re Enrico VIII.
Ad avallare le tesi del ritratto postumo di re Enrico VIII sono anche altri particolari del quadro.
Alla sinistra di Edoardo VI, vi sono dei personaggi.
Tra questi sono riconoscibili Edaordo Seymour, duca di Somerset e zio e tutore del nuovo re, e l'arcivescovo di Canterbury Thomas Cranmer.
Infatti, quando salì al trono, re Edoardo VI era un bambino e non aveva ancora compiuto dieci anni.
Il duca Edoardo Seymour è raffigurato in piedi.
Questo dettaglio è molto importante.
Mentre gli altri personaggi sono inginocchiati, il Seymour è in piedi.
Questo significa che il vero potere non fu in mano al re ma a suo zio.
In questo quadro, non compare Maria, la figlia di primo letto del re (e della prima moglie Caterina d'Aragona) che sarebbe stata l'erede più prossimo, in caso di morte di re Edoardo VI.
Altri particolari da notare sono le parole che compaiono sul quadro.
Le parole scritte sul quadro sono particolari.
Esse sono scritte in inglese (e non in latino) e recitano e veri e propri slogan contro le pratiche cattoliche.
La cosa è avallata dal fatto che si trovino vicino al Papa, la cui testa è schiacciata da una Bibbia
Il Papa raffigurato potrebbe essere Clemente VII (1478-1534), il Papa che rifiutò di concedere il divorzio da Caterina d'Aragona a re Enrico VIII, o Paolo III (1468-1549), il Papa che cercò di mediare fino all'ultimo anche con re Edoardo VI, con cardinale Capodiferro, ma che non riuscì a riportare l'Inghilterra in comunione con Roma.
Il fatto che la Bibbia schiacci la testa del Papa sta a significare che la Salvezza proviene dalla fede e dalla Scrittura, nella visione protestante.
Infatti, anche dopo lo scisma del 1534, re Enrico VIII mantenne i dogmi cattolici.
Con re Edoardo Vi, invece, la religione in Inghilterra assunse tutte le connotazioni del protestantesimo.
Sotto re Edoardo VI, le chiese furono spogliate delle statue e degli arredi ispirati al cattolicesimo, i preti poterono sposarsi e furono privati di ogni carattere sacrale, la Comunione fu celebrata sotto le due specie liturgiche, furono ridotti i Sacramenti, fu abolito il culto della Madonna e dei Santi e la Messa fu celebrata in inglese. Sotto re Enrico VIII, queste idee furono condannate ma le cose cambiarono sotto re Edoardo VI.
Quindi, possiamo dire che questo quadro fu posteriore rispetto al 28 gennaio 1547 (gorno della morte di re Enrico VIII) e ci fu già il protestantesimo.
Un altro particolare è rappresentato dai personaggi vicini al Papa.
Alla sinistra del Papa vi sono un chierico che guarda dall'altra parte.
Forse, questi rappresenta colui che vuole evitare un'imminente rovina.
Infatti, sotto re Edoardo VI, i preti cattolici (anche quelli che appoggiarono re Enrico VIII) non vissero bene.
Sempre alla sinistra del Papa vi è un altro personaggio che somiglia all'imperatore Carlo V, colui che fece sì che il primo matrimonio di re Enrico VIII non fosse annullato, visto che Caterina d'Aragona era sua zia.
Il suo volto è sconvolto. Infatti, la nascita di Edoardo VI fu come una scure su possibili rivendicazioni dinastiche degli Asburgo.
Dall'altra parte, ai piedi del letto di re Enrico VIII, vi sono due frati.
I loro facce ricordano quelle delle becere caricature fatte sugli ebrei da una certa stampa antisemita.
Effettivamente, re Enrico VIII soppresse i monasteri (1540) ed i monaci e le suore furono perseguitati ed additati allo stesso modo in cui furono additati gli ebrei dalla propaganda nazista. Infatti, i monaci furono additati come "arraffatori", "stregoni" , "parassiti" ed "usurai".
Inoltre, l'arcivescovo Cranmer è vecchio, con la barba.
Quindi, possiamo dire che, se fossimo vissuti nell'Inghilterra di quel tempo ed avessimo visto dipingere quel quadro, l'unico personaggio che non avremmo visto sarebbe stato re Enrico VIII, poiché era già morto.
La storia inglese è appassionante.
Soprattutto l'epoca dei Tudor (1485-1603) e degli Stuart (1603-1688) fu un'era di grande sviluppo ma anche di grandi contrasti.
Ci furono anche delle guerre, delle rivoluzioni e dei martiri (San Giovanni Fisher, San Tommaso Moro e San Carlo I Stuart).
In essa si possono capire tante cose di una nazione che cerca di mantenere i propri valori, nonostante le rivoluzioni e la secolarizzazione attuale.
Io avevo fatto una proposta al Comune di Roncoferraro.
Infatti, avevo proposto di dedicare una giornata alla storia britannica, tenendo conto del fatto che qui nel Mantovano potrebbero esserci monumenti fatti con maestranze inglesi.
Leggete il testo dell'istanza:

"

Proposta


Egregio signor Sindaco, signor Assessore, signori membri della Giunta e del Consiglio comunale di Roncoferraro.


Vorrei proporre un avento culturale dedicato alla storia e alla cultura inglese e al rapporto che essi ebbero (e tuttora hanno) con l'Italia e con la nostra realtà.

Tra Italia ed Inghilterra vi sono forti legami storici e culturali.

Ad esempio, nell'Isola di Man vi è un simbolo simile a quello della Regione Sicilia e nella cripta della cattedrale di Canterbury vi sono archi simili a quelli delle chiese siciliane di epoca normanna.

Inoltre, in Sicilia vi fu una forte comunità inglese che, ad esempio, inventò il Marsala, il noto vino liquoroso. Vi consiglio di leggere questo mio articolo intitolato “Storia di una famiglia inglese in Sicilia”, il cui link è http://italiaemondo.blogspot.com/2010/08/storia-di-una-famiglia-inglese-in.html.

La cultura inglese, però, potrebbe avere anche dei legami con la nostra realtà. Ad esempio, il Santuario della Beata Vergine di Grazie potrebbe essere stato realizzato anche con maestranze inglesi. Il tutto è documentato nell'articolo intitolato “Un grande potenziale, il Santuario della Beata Vergine di Grazie, San Gabriele e gli Inglesi”, http://italiaemondo.blogspot.com/2011/04/un-grande-potenziale-il-santuario-della.html.

Vorrei proporre, quindi, una “Tavola rotonda” o un convegno che abbia come tema centrale la storia e la cultura inglese. In questo convegno si potrebbero trattare i personaggi importanti (come i re Alfredo il Grande, Guglielmo I, Riccardo I, Enrico VIII, Carlo I ed Elisabetta II o gli uomini di cultura come Ruggero Bacone, Tommaso Moro, Isaac Newton o Alexander Pope) ed i fatti salienti della storia inglese.

Inoltre, si potrebbe anche parlare del rapporto tra gli inglesi e l'unità d'Italia.

Ne parlai nel mio articolo intitolato “Commento sul libro “L'Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie”, http://italiaemondo.blogspot.com/2011/02/commento-sul-libro-linghilterra-contro.html.

Si potrebbe anche organizzare una liturgia fatta con il rito anglicano, secondo la Costituzione apostolica “Anglicanorum coetibus”. Qui si potrebbe coinvolgere la parrocchia.

Io penso che un simile evento sarebbe utile ed istruttivo anche per comprendere meglio la nostra storia.

Cordiali saluti.".


Mi sarebbe piaciuto un evento simile. Peccato che non sono stato ascoltato.
Avrei avuto tutto il materiale culturale per fare un evento degno di questo nome.
Termino con una poesia con cui ho "tradotto" il quadro.

ALL FLESHE IS GRASSE

"THE WORD OF THE LORD ENDURETH FOREVER".

Com'ebbenu...cusì ancor anu...di la Viritati...
ché nta Palora stani...questi palori...
chì ci dissi Diu...et pè nuautri sarvari da li piccati...
chì Carne si fici, murìu et ebbe a risorghje!

Ma ùn fù cusì...quandu da lu craspu di racina...
più lu Sangue ùn vistiru l'omini...
comu Cristu nto pani...et tuttu finìu su la rina!

Cusì tuttu finìu su lu mare...pè fà la guerra...
et la Scrivitura mittìu rè Arricu su lu capu di lu Papa...
comu gogna et ùn fù curona...et la Razia pirdìu la Ngriterra!

Cusì ficiru di la Viritati guerra...
puru si in fede bona...come di quelle palori armi...
et onne fogghia rossa si fici et fù unu voceru...
et tanti nnuncenti...su li scali pè lu Celu...ebbenu li parmi!

Cordiali saluti.

lunedì 26 dicembre 2011

L'UNIONE EUROPEA? COSI' COM'E' NON VA! L'ITALIA...




Cari amici ed amiche.

Guardate questo video che ho preso da Youtube.
Ringrazio l'amica Irene Bertoglio che l'ha messo su Facebook.
Esso parla dell'attuale premier Mario Monti e dell'Unione Europea.
Quest'ultima sta dimostrando tutte le debolezze che sono figlie del passato.
L'Unione Europea, infatti, nacque fondandosi solo sul mercato e senza una piattaforma culturale e politica comune che unisca i vari stati membri.
E' logico che, di fronte ad una situazione del genere, la geopolitica tenda a farla da padrona e gli Stati più forti tendano a "fagocitare" quelli più deboli.
Inoltre, nessuna realtà politica nasce dopo la propria moneta.
L'Unione Europea, con il suo Euro, è un'anomalia, poiché quest'ultimo nacque prima della propria realtà politica.
Questo rischia di creare forti squilibri e povertà in molta parte dell'Europa, un'Europa in cui la politica non ci sarebbe più.
Un'istituzione senza politica è destinata ad andare in rovina e a portare alla rovina chi vi fa parte. La colpa è anche di quella cultura relativista che è figlia di ceri eventi, come la Rivoluzione francese.
L'Italia rischia di affondare con il "Titanic Europa".
Cordiali saluti.

GIORGIO BOCCA? SICURAMENTE, SARA' RICORDATO!

Cari amici ed amiche.

L'altro ieri è morto il noto giornalista e scrittore Giorgio Bocca.
Nell'esprimere il mio pensiero, sarò diplomatico, visto che è pur sempre la morte di una persona.
Giorgio Bocca sarà ricordato.
Di sicuro, tante cose da lui affermate fanno (e faranno) discutere.
Una di queste risale al 1942 e recita:

"Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?".

Una frase del genere fa orrore e se si tiene conto del fatto che Bocca fosse passato dalla parte dei partigiani, essa assume toni grotteschi.
Questa frase rispecchia fedelmente quello che era questo personaggio e la sua visione del mondo, una visione del mondo in cui l'opportunismo italiota la fa da padrone e che è fondata sui rancori ideologici e la supponenza di un'ideologia che si crede virtuosa ma che, in realtà, fece tanto male a tante persone.
Cordiali saluti.

BRITISH MONARCHY, THE CHRISTMAS BROADCAST 2011




Cari amici ed amiche.

Il video (che ho preso da Youtube) mostra il messaggio augurale di buon Natale della regina del Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord Elisabetta II.
Ora, sulla monarchia britannica si possono dire tante cose.
Non si può dire, però, che essa non sia un simbolo della nazione britannica.
Il monarca britannico, infatti, è re d'Inghilterra, di Scozia e d'Irlanda, capo del Commowealth e Difensore della fede.
Quindi, la corona è un simbolo, un qualcosa che unisce tutto il popolo britannico.
Ad esempio, ci sono britannici anglicani, calvinisti, cattolici e di altre religioni.
Eppure, la maggioranza di loro vede nella corona un punto di riferimento, nonostante la corona sia a capo di una Chiesa di Stato, la Chiesa anglicana.
Ci sono britannici di diversi colori politici.
Eppure, la maggioranza di loro vede nella corona un simbolo.
Noi italiani non abbiamo più il re.
Però, abbiamo altri simboli, primo dei quali l'appartenenza alla fede cristiana.
Dobbiamo riscoprire ciò che ci unisce veramente per potere essere realmente un popolo.
Pur con tutte le contraddizioni, i britannici hanno dei simboli e li tengono ben vivi.
Pensate al ruolo che ebbe il padre della regina Elisabetta II, re Giorgio VI, durante la II Guerra Mondiale.
Egli fu un punto di riferimento per tutto il popolo britannico.
Mentre quest'ultimo si unì intorno al sovrano, noi, qui in Italia, ci facemmo la guerra a vicenda.
E' la dimostrazione della differenza tra un popolo vero ed un popolo che non è tale.
Un popolo vero si unisce attorno ai propri simboli.
Anche noi abbiamo i nostri simboli ma un certa storia recente ha fatto di tutto perché essi non abbiano più una dignità in ambito pubblico.
Questo atteggiamento rischia di portare alla morte il nostro popolo.
Forse, chi oggi contesta i festeggiamenti del 150° anno dell'unità d'Italia non ha tutti i torti.
Infatti, se guardiamo bene il processo storico che portò all'unità del nostro Paese (1861) esso fu fatto forzosamente e contro ciò che rappresenta realmente l'unità del popolo italiano, a cominciare dalla Chiesa cattolica.
Se analizziamo ciò, possiamo capire tanti mali del nostro Paese.
Allora, riflettiamo!
Cordiali saluti.

SAN LEONE MAGNO E LA STORIA


Cari amici ed amiche.

Su Facebook, mi è capitato di leggere questa nota di Giovanni Covino che prende spunto da alcuni discorsi di San Leone Magno.
Essa è intitolata "Riconosci, cristiano, la tua dignità. Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa" e recita:

"Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c'è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne. Nessuno è escluso da questa felicità: la causa della gioia è comune a tutti perché il nostro Signore, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti. Esulti il santo, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato alla vita.

Il Figlio di Dio infatti, giunta la pienezza dei tempi che l'impenetrabile disegno divino aveva disposto, volendo riconciliare con il suo Creatore la natura umana, l'assunse lui stesso in modo che il diavolo, apportatore della morte, fosse vinto da quella stessa natura che prima lui aveva reso schiava. Così alla nascita del Signore gli angeli cantano esultanti: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2, 14). Essi vedono che la celeste Gerusalemme è formata da tutti i popoli del mondo. Di questa opera ineffabile dell'amore divino, di cui tanto gioiscono gli angeli nella loro altezza, quanto non deve rallegrarsi l'umanità nella sua miseria! O carissimi, rendiamo grazie a Dio Padre per mezzo del suo Figlio nello Spirito Santo, perché nella infinita misericordia, con cui ci ha amati, ha avuto pietà di noi, «e, mentre eravamo morti per i nostri peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo» (cfr. Ef 2, 5) perché fossimo in lui creatura nuova, nuova opera delle sue mani.

Deponiamo dunque «l'uomo vecchio con la condotta di prima» (Ef 4, 22) e, poiché siamo partecipi della generazione di Cristo, rinunziamo alle opere della carne. Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina, non voler tornare all'abiezione di un tempo con una condotta indegna. Ricòrdati chi è il tuo Capo e di quale Corpo sei membro. Ricòrdati che, strappato al potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce del Regno di Dio. Con il sacramento del battesimo sei diventato tempio dello Spirito Santo! Non mettere in fuga un ospite così illustre con un comportamento riprovevole e non sottometterti di nuovo alla schiavitù del demonio. Ricorda che il prezzo pagato per il tuo riscatto è il sangue di Cristo. ".

Ringrazio l'amico Angelo Fazio, che l'ha portata alla mia attenzione.
E' una bella nota e credo che valga la pena di commentarla, tenendo conto anche del fatto che io abiti a Roncoferraro, un Comune della Provincia di Mantova in cui operò proprio San Leone Magno e che fa parte proprio del Vicariato di San Leone Magno.
Siamo nel 452 AD e, dopo avere devastato la sede patriarcale di Aquileia, il terribile popolo degli Unni ed il suo re Attila si stabilirono nel nord Italia. Attila portò la sua corte a Milano, una delle ex-capitali dell'Impero Romano d'Occidente.
Nel Palazzo Reale di questa città fece fare un mosaico in cui vi era ritratto lui che veniva servito dai due Cesari, quello dell'Impero Romano d'Occidente e quello dell'Impero Romano d'Oriente, che, prostrati ai suoi piedi, gli versavano fiumi d'oro.
Attila volle arrivare a Roma, ove l'imperatore Valentiniano era fuggito, per reclamare il matrimonio con la principessa Onoria.
A differenza di Alarico dei suoi Visigoti, che saccheggiarono Roma nel 410 AD, Attila e gli Unni non erano cristiani e quindi non avrebbero risparmiato nemmeno le chiese.
Con la sua orda di barbari, Attila partì per Roma, spostandosi a sud-est.
Arrivò nell'Ager Ambulejanus, quella zona vicina al fiume Mincio che corrisponde alla zona sud all'attuale Comune di Roncoferraro. Il centro della zona fu Governolo, una frazione del Comune di Roncoferraro. Qui si trovò faccia a faccia con Papa Leone Magno che gli venne incontro e lo convinse a ritirarsi. Ne parlai in un precedete articolo del 16 novembre 2010 che è intitolato "Dove avvene l'incontro tra Attila e Papa Leone Magno?".
Pare che il re Unno fosse stato convinto a ritirarsi perché vide dietro al Papa un vecchio (forse San Pietro) che si agitava dietro di lui e che lo turbò.
Anche l'esperienza di San Leone Magno fu, a tutti gli effetti, una testimonianza della fede cristiana.
Pensate, quanto fu importante l'opera di quell'uomo che da Roma si mise in cammino verso per incontrarare un re barbaro che avrebbe potuto ucciderlo senza battere ciglio e convincerlo a recedere dal suo proposito.
Egli non ebbe paura di niente.
Egli non temette i pericoli che avrebbe potuto incontrare durante il viaggio.
Tenete conto del fatto che l'Italia di allora fu una terra di scontro tra bande e di banditi.
Inoltre, le strade non erano più curate e vi erano molte malattie, a cominciare dalla malaria, la peste e le malattie respiratorie.
L'Impero Romano d'Occidente si era di fatto dissolto e ventisei anni dopo scomparve anche a livello formale.
San Leone Magno non temette neppure quel re barbaro.
Egli andò di fronte a quell'uomo che avrebbe potuto ucciderlo e lo affrontò.
Non lo fece con le spade o con le lance ma lo fece con la sua fede e vinse.
Infatti, Attila tornò sui suoi passi.
Essere cristiani vuole dire anche questo.
Molti cristiani di oggi non hanno lo stesso coraggio che ebbe San Leone Magno di fronte ad Attila.
Se lo avessero, tante cose andrebbero meglio.
Come disse il Beato Giovanni Paolo II, non dobbiamo avere paura!
Cordiali saluti.

IL MARTIRIO DI SANTO STEFANO


Cari amici ed amiche.

E' passato il Santo Natale ed oggi è il giorno di Santo Stefano Protomartire.
Ne parla il libro degli Atti degli Apostoli (capitoli 6-7, versetti 1-15-1-60).
Il brano del succitato libro che viene letto nelle Messe di oggi recita:

"[1] In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana.

[2] Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: "Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense.

[3] Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest'incarico.

[4] Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola".

[5] Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia.

[6] Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.

[7] Intanto la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli a Gerusalemme; anche un gran numero di sacerdoti aderiva alla fede.

[8] Stefano intanto, pieno di grazia e di fortezza, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo.

[9] Sorsero allora alcuni della sinagoga detta dei "liberti" comprendente anche i Cirenèi, gli Alessandrini e altri della Cilicia e dell'Asia, a disputare con Stefano,

[10] ma non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava.

[11] Perciò sobillarono alcuni che dissero: "Lo abbiamo udito pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio".

[12] E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio.

[13] Presentarono quindi dei falsi testimoni, che dissero: "Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge.

[14] Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno distruggerà questo luogo e sovvertirà i costumi tramandatici da Mosè".

[15] E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.

[1] Gli disse allora il sommo sacerdote: "Queste cose stanno proprio così?".

[2] Ed egli rispose: "Fratelli e padri, ascoltate: il Dio della gloria apparve al nostro padre Abramo quando era ancora in Mesopotamia, prima che egli si stabilisse in Carran,

[3] e gli disse: Esci dalla tua terra e dalla tua gente e và nella terra che io ti indicherò.
[4] Allora, uscito dalla terra dei Caldei, si stabilì in Carran; di là, dopo la morte del padre, Dio lo fece emigrare in questo paese dove voi ora abitate,

[5] ma non gli diede alcuna proprietà in esso, neppure quanto l'orma di un piede, ma gli promise di darlo in possesso a lui e alla sua discendenza dopo di lui, sebbene non avesse ancora figli.

[6] Poi Dio parlò così: La discendenza di Abramo sarà pellegrina in terra straniera, tenuta in schiavitù e oppressione per quattrocento anni.

[7] Ma del popolo di cui saranno schiavi io farò giustizia, disse Dio: dopo potranno uscire e mi adoreranno in questo luogo.

[8] E gli diede l'alleanza della circoncisione. E così Abramo generò Isacco e lo circoncise l'ottavo giorno e Isacco generò Giacobbe e Giacobbe i dodici patriarchi.

[9] Ma i patriarchi, gelosi di Giuseppe, lo vendettero schiavo in Egitto. Dio però era con lui

[10] e lo liberò da tutte le sue afflizioni e gli diede grazia e saggezza davanti al faraone re d'Egitto, il quale lo nominò amministratore dell'Egitto e di tutta la sua casa.

[11] Venne una carestia su tutto l'Egitto e in Cànaan e una grande miseria, e i nostri padri non trovavano da mangiare.

[12] Avendo udito Giacobbe che in Egitto c'era del grano, vi inviò i nostri padri una prima volta;

[13] la seconda volta Giuseppe si fece riconoscere dai suoi fratelli e fu nota al faraone la sua origine.

[14] Giuseppe allora mandò a chiamare Giacobbe suo padre e tutta la sua parentela, settantacinque persone in tutto.

[15] E Giacobbe si recò in Egitto, e qui egli morì come anche i nostri padri;

[16] essi furono poi trasportati in Sichem e posti nel sepolcro che Abramo aveva acquistato e pagato in denaro dai figli di Emor, a Sichem.

[17] Mentre si avvicinava il tempo della promessa fatta da Dio ad Abramo, il popolo crebbe e si moltiplicò in Egitto,

[18] finché salì al trono d'Egitto un altro re, che non conosceva Giuseppe.

[19] Questi, adoperando l'astuzia contro la nostra gente, perseguitò i nostri padri fino a costringerli a esporre i loro figli, perché non sopravvivessero.

[20] In quel tempo nacque Mosè e piacque a Dio; egli fu allevato per tre mesi nella casa paterna, poi,

[21] essendo stato esposto, lo raccolse la figlia del faraone e lo allevò come figlio.

[22] Così Mosè venne istruito in tutta la sapienza degli Egiziani ed era potente nelle parole e nelle opere.

[23] Quando stava per compiere i quarant'anni, gli venne l'idea di far visita ai suoi fratelli, i figli di Israele,

[24] e vedendone uno trattato ingiustamente, ne prese le difese e vendicò l'oppresso, uccidendo l'Egiziano.

[25] Egli pensava che i suoi connazionali avrebbero capito che Dio dava loro salvezza per mezzo suo, ma essi non compresero.

[26] Il giorno dopo si presentò in mezzo a loro mentre stavano litigando e si adoperò per metterli d'accordo, dicendo: Siete fratelli; perché vi insultate l'un l'altro?

[27] Ma quello che maltrattava il vicino lo respinse, dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice sopra di noi?

[28] Vuoi forse uccidermi, come hai ucciso ieri l'Egiziano?

[29] Fuggì via Mosè a queste parole, e andò ad abitare nella terra di Madian, dove ebbe due figli.

[30] Passati quarant'anni, gli apparve nel deserto del monte Sinai un angelo, in mezzo alla fiamma di un roveto ardente.

[31] Mosè rimase stupito di questa visione; e mentre si avvicinava per veder meglio, si udì la voce del Signore:

[32] Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Esterrefatto, Mosè non osava guardare.

[33] Allora il Signore gli disse: Togliti dai piedi i calzari, perché il luogo in cui stai è terra santa.

[34] Ho visto l'afflizione del mio popolo in Egitto, ho udito il loro gemito e sono sceso a liberarli; ed ora vieni, che ti mando in Egitto.

[35] Questo Mosè che avevano rinnegato dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice?, proprio lui Dio aveva mandato per esser capo e liberatore, parlando per mezzo dell'angelo che gli era apparso nel roveto.

[36] Egli li fece uscire, compiendo miracoli e prodigi nella terra d'Egitto, nel Mare Rosso, e nel deserto per quarant'anni.

[37] Egli è quel Mosè che disse ai figli d'Israele: Dio vi farà sorgere un profeta tra i vostri fratelli, al pari di me.

[38] Egli è colui che, mentre erano radunati nel deserto, fu mediatore tra l'angelo che gli parlava sul monte Sinai e i nostri padri; egli ricevette parole di vita da trasmettere a noi.
[39] Ma i nostri padri non vollero dargli ascolto, lo respinsero e si volsero in cuor loro verso l'Egitto,

[40] dicendo ad Aronne: Fà per noi una divinità che ci vada innanzi, perché a questo Mosè che ci condusse fuori dall'Egitto non sappiamo che cosa sia accaduto.

[41] E in quei giorni fabbricarono un vitello e offrirono sacrifici all'idolo e si rallegrarono per l'opera delle loro mani.

[42] Ma Dio si ritrasse da loro e li abbandonò al culto dell'esercito del cielo, come è scritto nel libro dei Profeti:

[43] Mi avete forse offerto vittime e sacrifici
per quarant'anni nel deserto, o casa d'Israele?
Avete preso con voi la tenda di Mòloch,
e la stella del dio Refàn,
simulacri che vi siete fabbricati per adorarli!
Perciò vi deporterò al di là di Babilonia.

[44] I nostri padri avevano nel deserto la tenda della testimonianza, come aveva ordinato colui che disse a Mosè di costruirla secondo il modello che aveva visto.

[45] E dopo averla ricevuta, i nostri padri con Giosuè se la portarono con sé nella conquista dei popoli che Dio scacciò davanti a loro, fino ai tempi di Davide.

[46] Questi trovò grazia innanzi a Dio e domandò di poter trovare una dimora per il Dio di Giacobbe;

[47] Salomone poi gli edificò una casa.

[48] Ma l'Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d'uomo, come dice il Profeta:

[49] Il cielo è il mio trono
e la terra sgabello per i miei piedi.
Quale casa potrete edificarmi, dice il Signore,
o quale sarà il luogo del mio riposo?

[50] Non forse la mia mano ha creato tutte queste cose?

[51] O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi.

[52] Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori;

[53] voi che avete ricevuto la legge per mano degli angeli e non l'avete osservata".

[54] All'udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui.

[55] Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra

[56] e disse: "Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo che sta alla destra di Dio".

[57] Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui,

[58] lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo.

[59] E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: "Signore Gesù, accogli il mio spirito".

[60] Poi piegò le ginocchia e gridò forte: "Signore, non imputar loro questo peccato". Detto questo, morì. ".

L'esperienza di Santo Stefano ci insegna ad essere veramente cristiani.
Essere cristiani è un costo.
Lo so bene io, che, ad esempio, vengo visto da alcuni come "bigotto" ed "ipocrita" ed ho anche perso qualche amicizia, ma lo sanno ancora di più quei cristiani in ogni parte del mondo rischiano la vita per la loro fede.
Pensate, ad esempio, a quello che sta accadendo in Nigeria.
Lì li chiese sono assaltate dai fondamentalisti islamici e le persone sono uccise.
Il cristiano è chiamato a testimoniare la propria fede in qualsiasi modo, anche rimettendoci la vita.
Il vero martire non è quello che si fa saltare in aria, uccidendo tante persone innocenti, cosa che certi esponenti di certe religioni fanno.
Chi si fa esplodere uccidendo delle persone è solo un folle omicida.
Il martire, invece, è un testimone.
Infatti, egli mostra la sua fede e la difende anche pagando con la propria vita e senza serbare il rancore verso i propri avversari.
A volte, basta poco per testimoniare la propria fede.
Questa mattina, ad esempio, io sono andato ad ascoltare la Messa all'Istituto Geriatrico "Antonio Nuvolari" di Roncoferraro.
Avrei potuto andare a Messa in chiesa alle 08:00 o alle ore 11:00.
Invece, ho preferito andare a Messa alla casa di riposo, anche per essere vicino agli anziani che si trovano lì.
A volte, invece, la fede va testimoniata anche pagando con la propria vita.
Pensiamo a quello che succede nei Paesi islamici piuttosto che in quelli comunisti, in cui i cristiani hanno forti restrizioni e rischiano la vita.
Purtroppo, però, certi "germi" sono presenti anche nel nostro Occidente.
Sto parlando del relativismo.
In questo caso, i cristiani possono andare a Messa senza rischiare la vita ma si sta affermando una mentalità in cui la fede deve essere relegata all'ambito privato e chi cerca di parlare di certi temi viene irriso e definito "contro la modernità, la ragione e la scienza".
Già altre volte l'Europa dimenticò Dio e pagò il prezzo di ciò.
Ci furono tanti martiri.
Pensiamo, ad esempio, a padre Massimiliano Kolbe e a padre Giuseppe Girotti, che morirono nei lager nazisti, piuttosto che ai cristiani morti a Butovo (in Russia) ad opera dei sovietici.
Prima che arrivassero queste tragedie ci fu la dimenticanza di Dio da parte della gente europea.
Allora, noi cristiani abbiamo il dovere di testimoniare la nostra fede ogni giorno.
Se non lo fecessimo, non saremmo degni di essere chiamati cristiani e la nascita di Gesù (che ieri abbiamo festeggiato) sarebbe stata inutile.
Cordiali saluti.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.