Presentazione

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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

Il mio libro sul Covid

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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domenica 30 ottobre 2011

AIUTIAMO GLI ALLUVIONATI IN LIGURIA!

Cari amici ed amiche.

L'amica Maria Teresa Bargelli, su Facebook, mi ha segnalato un'iniziativa lodevole.
Il giornale "Libero" ha aperto una sottoscrizione per aiutare gli alluvionati in Liguria e in Lunigiana.
Andate all'articolo intitolato "Si aggrava il bilancio in Liguria. Ritrovato l'ottavo corpo".
Lì troverete anche un conto aperto dal giornale.
Per donare, versate i soldi in questo conto intestanto a Editoriale Libero Srl Libero pro alluvionati delle Cinque Terre - Via dei Valeri, 1 - 00184 RM. Il codice Iban è il seguente: IT59 Z030 6909 4511 0000 0000 584.
Anche il presidente Berlusconi ha versato dei soldi in questa iniziativa lodevole.
Di fronte a queste disgrazie non devono estere destra e sinistra.
Cordiali saluti.

sabato 29 ottobre 2011

HALLOWEEN, WHY NOT?


Cari amici ed amiche.

Ho trovato giusto parlare della storia della festa di Halloween.
Questa festa si celebra alla vigilia di quella di Ognissanti, il 31 ottobre.
Il suo nome deriva dalla contrazione della denominazione dell'inglese medioevale "All Hallows Even", in cui Even significa "sera".
Infatti, alla sera si celebra il vespro.
I luoghi di origine di questa festa sono le Isole Britanniche.
Nel 610 AD, Papa Bonifacio IV fece celebrare la festa di Ognissanti il 13 maggio, come festa di tutti i martiri.
Successivamente, Papa Gregorio III la spostò al 1 novembre, sovrapponendola a quella di un culto pagano molto radicato, il culto di Samhain.
Secondo un'altra fonte, fu Sant'Odilone di Cluny a spostare la festa al 1 novembre (proprio per sradicare il culto di Samhain) nel 1048 .
Del resto, la Chiesa cristianizzò tutte le feste pagane.
Pensiamo al Natale di nostro Signore, che sostituì il "Dies Natalis Solis Invicti" che fu istituito dall'imperatore romano Aureliano, oppure al culto di San Cornelio, che sostituì quello di una divinità di origine gallica, il dio mostruoso e cornuto Cornennus.
Inoltre, la festa di Ognissanti fu spostata al 1 novembre per dare ai cristiani l'occasione di celebrare la festa e commemorare i defunti nel giorno successivo.
Nel XVII secolo, in Inghilterra, ci fu il puritanesimo che fece sopprimere tutte le feste cattoliche che erano viste come retaggi del paganesimo.
Effettivamente, la festa di Halloween ha una sottocultura proveniente dal druidismo celtico ed anche da certe tradizioni romane.
Per commemorare i morti, gli antichi Romani suonavano delle campane di bronzo e cantilenavano: "Spiriti dei miei padri, andatevene via".
I Celti, invece, non temevano i morti e lasciavano che le loro anime venissero tra i vivi e lasciavano a loro del cibo.
Inoltre, non credevano nei demoni ma nelle fate e negli elfi.
Durante la notta di Samhain, però, si temeva che questi ultimi facessero degli scherzi pericolosi agli uomini.
Da qui nacquero le storie terrificanti e la tradizione del "Trick or Treath", "dolcetto o scherzetto", in cui i bambini travestiti da demoni, fantasmi e mostri vanno in giro casa per casa a chiedere i dolcetti e chi non li dà subisce degli scherzi.
Tra gli Irlandesi si sviluppò poi una leggenda, quella di "Jack O' Lantern".
Jack fu un fabbro dissoluto che vendette l'anima al Diavolo per pagare i debiti di gioco.
Quando il diavolo venne a riscuotere, Jack lo fece bere al bar.
Jack sfidò il Diavolo dicendogli che non sarebbe stato in grado di trasformarsi in ogni cosa.
Il Diavolo (che tradizionalmente è superbo) accettò la sfida e si trasformò in una moneta con cui avrebbe pagato la bevuta.
In realtà, Jack prese la moneta e la mise in tasca con una croce d'argento.
Allora, si accordò con il Diavolo che l'avrebbe lasciato in pace per un anno, per fare sì che si potesse redimere.
Non fu così.
Jack rimase un dissoluto e trascurò la moglie e gli impegni religiosi.
Allora, il Maligno tornò per riscuotere l'anima ma Jack lo gabbò ancora, stringendo con lui un patto che prevedeva che l'avrebbe lasciato in pace per dieci anni.
Jack morì. In Paradiso non fu voluto e non poté andare nemmeno all'Inferno, per via di quel patto con il Diavolo.
Arrivato alla porta dell'Inferno, il Demonio gli scagliò un tizzone ardente.
Jack lo prese e lo mise dentro una rapa cava per farsi luce e trovare una dimora.
Da qui nacque la tradizione della zucca intagliata con dentro la candela.
Questa festa si radicò negli USA, ove confluirono tradizioni inglesi, irlandesi, scozzesi, tedesche, italiane ed altre.
Ora, va posta questa domanda:
Perché la Chiesa cattolica non gradisce la festa di Halloween?
Che, in un certo senso, la festa di Halloween potesse essere stata in passato una sorta di "reazione" al puritanesimo spesso ipocrita della tradizione inglese del XVI e del XVII secolo è cosa vera.
Tuttavia, il problema della festa di Halloween sta proprio nella sua connotazione esoterica, per non dire neopagana.
In poche parole, si passa da un eccesso ad un altro e l'eccesso non va mai bene.
Gesù Cristo condannò ogni forma di eccesso.
Condannò gli eccessi di zelo dei farisei come la dissolutezza.
Per questo Halloween non va bene poiché, specialmente in questo periodo buio, porta la mente dell'uomo a dissacrare ciò
D'altra parte, però, non trovo giusto "usare" questa festa per condannare gli Stati Uniti d'America come fonte di ogni male.
Ricordo che in un'altra festività americana, il "Thanksgiving Day" , si ringrazia Dio.
Quindi, negli USA, Dio ha una dignità pubblica anche nelle feste civili.
Tenete conto del fatto che l'81 % degli Americani si professi cristiano e che in questo 81%, i cattolici siano oggi il gruppo più forte e rappresentano il 23, 9 % della popolazione.
Quindi, le feste civili negli USA hanno una forte connotazione cristiana, visto che Dio ha una dignità pubblica.
Provate a mettere Dio nelle feste civili europee ed italiane.
Arriverebbero i comunisti ed i vari gruppi laicisti che inizierebbero a parlare di "fondamentalismo cristiano".
Quindi, diciamo "NO" ad Halloween ma con il giusto criterio nell'approcciarsi verso le cose.
Termino, facendo notare che si può chiedere l'Indulgenza plenaria per i defunti.
Per averla, basta andare al cimitero in religioso silenzio o pregando ed essere confessati e comunicati nella settimana antecedente e in quella successiva al 1 novembre.
Sicuramente, la preghiera è meglio delle carnevalate.
Cordiali saluti.

OGNUNO E' RESPONSABILE DEL PROSSIMO!


Cari amici ed amiche.

Nelle Sante Messe di questa sera e di domani mattina, saranno letti i brani del libro del profeta Malachìa (capitolo 1, versetto 14b-capitolo 2b, versetti 8-10), del Salmo 130 (131), della I Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi (capitolo 2, versetti 7b-9, 13) e del Vangelo secondo Matteo (capitolo 23, versetti 1-12).
Questo è il testo del Vangelo:

"[1] Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:

[2] "Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei.

[3] Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno.

[4] Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito.

[5] Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange;

[6] amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe

[7] e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì" dalla gente.

[8] Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli.

[9] E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo.

[10] E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.

[11] Il più grande tra voi sia vostro servo;

[12] chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato. ".

In questo brano, Gesù fece delle osservazione sulla sua gente nel suo tempo.
Lui fece notare che chi ebbe la responsabilità di custodire e portare la parola e gli insegnamenti di Dio ( come i sacerdoti, gli scribi ed i farisei) spesso dava consigli agli altri ma non guardava sé stesso né i suoi difetti.
Lui suggerì agli apostoli di non comportarsi così ma di essere servi gli uni degli altri.
Questo insegnamento deve valere oggi.
E' molto facile farsi belli di fronte agli altri, dare loro consigli e giudicarli.
E' molto facile farsi chiamare con appellativi come "maestro".
Purtroppo, spesso e volentieri ci sono dei cattivi maestri.
Magari danno dei buoni consigli ma si limitano a comandare e a lasciare le incombenze agli altri.
Gesù, però, ci insegnò una cosa molto importante.
Lo fece prima della sua morte in croce, quando si tolse la veste, si cinse un grembiule ed iniziò a lavare i piedi agli apostoli.
Perciò, se lui (che è il Figlio di Dio) fece questo, perché noi (che siamo comuni mortali) non facciamo altrettanto.
Perciò va bene dare dei buoni consigli ma bisogna fare di più.
Se una persona dà un buon consiglio bisogna accettarlo.
Però non bisogna imitare quella persona, specie nei difetti.
Inoltre, va detto che il bene più autentico è quello fatto senza secondi fini.
Ogni uomo è responsabile degli altri.
Cordiali saluti.

LETTERA DEL PRESIDENTE BERLUSCONI SU "IL FOGLIO"

Cari amici ed amiche.

Leggete questa lettera che è stata fatta pubblicare dal presidente Berlusconi su "Il Foglio". A me è giunta attraverso il sito "Forzasilvio.it "
Questo è il testo:

"Gentile direttore, bisogna stare attenti alle parole, come sapete voi del Foglio.

“Austerità” non fa parte del mio vocabolario. Responsabilità sì, autonomia sì, libertà sì, ma austerità no. La polemica sui “licenziamenti facili” è figlia di una cultura ottocentesca che ignora i cambiamenti del mercato mondiale ed è oltraggiosa per l’intelligenza degli italiani: già ora nelle aziende con meno di 15 dipendenti, dove lavora circa la metà degli occupati, non vige la giusta causa.

E se ora il governo si propone di intervenire sui contratti di lavoro, seguendo la strada indicata dal disegno di legge presentato dal senatore dell’opposizione Pietro Ichino, è solo per aumentare la competitività del Paese, aprire nuovi spazi occupazionali per le donne e per i giovani, e garantire a chi perde il lavoro l’aiuto della cassa integrazione per trovare una nuova occupazione. Di fronte al compimento di una fase critica e turbolenta, e dopo che in Europa il nostro e altri governi hanno chiesto e ottenuto impegni finanziari a difesa dell’euro, dando assicurazioni sulle riforme e un calendario impegnativo per la loro realizzazione, si va purtroppo dipanando una campagna fatta di ipocrisie e falsità, che tende a rovesciare come un guanto il senso delle cose.

Ci siamo impegnati per la crescita, per lo sviluppo, per più efficaci regole di concorrenza, di competitività, di mobilità sociale, non per deprimere l’economia e rilanciare la lotta di classe, che come ho detto in Parlamento è finita da un pezzo. La rete di protezione sociale, in specie sul tema del lavoro, è tutto sommato abbastanza solida in Italia, e nessuno vuole sfilacciarla. Il problema è di ridurre le cattive abitudini, scongiurare un’estensione abnorme del lavoro precario, offrire un futuro qualificato ai giovani e alle donne rimuovendo solo e soltanto le rigidità improprie che impediscono l’allargamento della base occupazionale e produttiva, per avvicinarci agli obiettivi del Trattato di Lisbona sulla partecipazione al mercato del lavoro, purtroppo ancora lontani.

Gli imprenditori del XXI secolo non sono i padroni delle ferriere dell’Ottocento, non si svegliano al mattino con l’impulso di liberarsi di manodopera per gonfiare profitti. E i lavoratori sono titolari di forza contrattuale e di diritti, non schiavi sociali. Non dobbiamo sottometterci alla caricatura di noi stessi. Il lavoro è cambiato. Sono cambiati i bisogni e le aspettative sociali. Il lavoro socialmente tutelato ha le sue ragioni, ma gli investimenti in ricerca e in sviluppo, il rischio d’impresa e il ruolo delle politiche pubbliche si misurano con la capacità di competere produttivamente in una dimensione infinitamente più grande e varia che nel passato, di rendere il lavoro un’utilità sociale di cui andare orgogliosi, una scala da salire per vedere meglio l’orizzonte, non un buco in cui ripararsi.

Sono cose che anche la migliore cultura riformista di una grande filiera di tecnici del diritto del lavoro, al di là delle diverse appartenenze, ha sempre coerentemente sostenuto.
Siamo tutti chiamati a un grande senso di responsabilità nell’interesse dell’Italia e dell’Europa. Mi affido al senso della realtà dei sindacati, a una resipiscenza di senso comune nelle opposizioni, e soprattutto all’intelligenza paziente, tendenzialmente infinita, del nostro popolo. Abbiamo un orizzonte stretto e ravvicinato per varare alcuni provvedimenti in favore del lavoro e dello sviluppo, capaci di rimettere in moto la produzione di ricchezza nel manifatturiero e nei servizi, in particolare capace di restituire orgoglio e fiducia al Mezzogiorno italiano, e diciotto mesi di serio e responsabile lavoro prima del compimento della legislatura.

Avvilire il tutto in manovre di concertazione corporativa, in giochi di palazzo e di vecchia politica, non è la soluzione auspicata dalla maggioranza degli italiani.
Possiamo e dobbiamo fare di meglio. Siamo europei e liberi cittadini di un’Unione cha ha battuto un colpo sonoro nell’ultimo vertice di Bruxelles, l’Italia ha dei vincoli ma anche dei vantaggi da sfruttare. Rimettere in moto la macchina demagogica del catastrofismo e del pessimismo può essere l’istinto politicista di pochi, ma non deve essere la pratica dei molti, nella maggioranza e perfino nell’opposizione, che si rendono conto della necessità di crescere. Stimolata a dovere, in un nuovo clima di cooperazione che non ha alternative, l’economia italiana, che dipende dal funzionamento del sistema politico e dal comportamento della società civile, può vincere anche questa sfida. Io ci scommetto fiducioso. Altro che austerità.

Cordiali saluti,
Silvio Berlusconi".

Non posso che essere d'accordo con il presidente Berlusconi.
Ha chiarito la sua posizione che trovo condivisibile.
Purtroppo, c'è una certa stampa che, anziché informare, crea della confusione, spesso per screditare una determinata parte politica.
Il presidente Berlusconi vuole rilanciare questo Paese che da troppo tempo è bloccato da certi consociativismi che hanno costituito delle vere e proprie lobbies.
Cordiali saluti.

venerdì 28 ottobre 2011

LE RELIGIONI GNOSTICHE


Cari amici ed amiche.

Nel mondo non ci furono (né ci sono tuttora) solo le tre grandi religioni monoteistiche, ossia Giudaismo, Cristianesimo ed Islam.
Infatti, ci furono (e tuttora ci sono) anche altre religioni che riconoscono un unico dio ma che sono minoritarie. Esse vengono definite "gnostiche", ossia religioni frutto di particolari conoscenze di pochi iniziati.
Di queste, ne cito alcune:

  1. Zoroastrismo. Lo Zoroastrismo fu fondato da un certo Zarathustra (Zoroastro). Di questo culto parlò Erodoto (484 BC-425 BC). Questa religione è presente tuttora nell'attuale Iran e si fonda su un principo dualistico del Bene e del Male. Il Bene è rappresentato dal Dio supremo Ahura Mazda mentre il Male è rappresentato da Angra Mainyu o Ahriman. Esso si diffuse tra le popolazioni di stirpe iranica ed influenzò anche i culti romani. Non si sa se questa religione potesse avere avuto dei legami con il Giudaismo. Secondo gli storici, pare che gli ebrei fossero stati influenzati dallo Zoroastrismo, durante la cattività babilonese nel VI secolo BC. Pare che, ad esempio, l'Ahriman dello lo Zoroastrismo avesse ispirato agli ebrei la figura di Satana, Satan, l'avversario. Le ipotesi sono comunque tante. Può darsi, ad esempio, che lo Zorastrismo potesse essere una "costola gnostica" dell'antico Ebraismo. Come nell'Ebraismo, esistono nello Zoroastrismo un Dio buono, i suoi angeli, una figura malvagia e la lotta tra Bene e Male. Tra l'altro, nello Zorastrismo si usa un "fuoco sacro". Anche nell'Ebraismo antico si usava il fuoco, ad esempio, per fare i sacrifici a Dio, come anche nell'Antica Roma (nel tempio di Vesta) e nel Cristianesimo, durante le liturgie pasquali, come segno di luce. Il libro sacro dello Zoroastrismo è l'Avesta. Per finire, pare che i Re Magi fossero stati zoroastriani. Sarebbe interessante fare degli studi.
  2. Mithraismo. Il Mithraismo nacque intorno al II-I secolo BC. Esso fu una religione monoteistica ed esoterica, ossia per pochi inziati. Esso fu influenzato dallo Zoroastrismo e vedeva un dio unico, Mitrha. Questa divinità fu di origine persiana e in epoca romana fu identificata con il Sol Invictus, la cui festa fu istituita dall'imperatore Aureliano (214 AD-275 AD) nel giorno 25 dicembre. Con l'imperatore Costantino I e l'istituzionalizzazione del Cristianesimo, la figura di Mithra venne sostituita da Gesù Cristo. Per tanto tempo, Mithra fu visto come il "rivale di Gesù". Infatti, la religione mithraica ebbe anologie con il Cristianesimo come il battesimo tramite abluzione, che però era più simile a quello ebraico, ossia un battesimo di purificazione. Vi ricordate quando scrissi del battesimo di Cristo? Inoltre, tra i suoi rituali contempla i banchetti sacri. Nei suoi rituali venivano escluse le donne. I riti si sviluppavano nel mitreo, una caverna. Un esempio di mitreo si trova sotto la Basilica di San Clemente, a Roma. Il Mithraismo si estinse con l'editto dell'imperatore Teodosio nel 391 AD.
  3. Manicheismo. Questa religione fu fondata da un certo Mani. Questi nacque nel 216 o nel 217 AD e fu figlio di Patik, un patrizio di nazionalità partica e di Maryam, una donna di origine giudaica. La leggenda vuole che un sogno preannunciasse alla madre la salita del figlio in cielo. Ad un certo punto, Patik lasciò gli affari e divenne adepto di una setta gnostica di "battezzatori" e vi portò il figlio che a 12 anni ebbe una visione di un "gemello celeste" inviatogli dal Signore. Quando ebbe 24 anni, il suo "alter ego" celeste gli disse che avrebbe dovuto iniziare a predicare. Sotto il re persiano Shaipur I, Mani potè predicare ma nel 274 AD salì al trono Bahram I che ascoltò i suoi accusatori, la casta dei Magi e lo fece imprigionare e mettere a morte. Il Manicheismo si fondava sul dualismo del Bene e del Male. Anzi, ebbe una doppia morale, tollerante per i laici ed intransigente per i religiosi. I pilastri del Manicheismo furono l'universalismo, il pacifismo, la vita povera, le Scritture (redatte dal Mani stesso) ed il "Sigillo dei Profeti". Infatti, il Manicheismo si basava sulle profezie redentrici come quelle di Buddha e di Gesù. Nel Manicheismo vi fu un sincretismo tra tradizione giudaico-cristiana, culti orientali e buddhismo. Questa fu la religione di Sant'Agostino d'Ippona, prima che si convertisse al Cristianesimo. In seguito, pur essendosi estinto, il Manicheismo influenzò altre dottrine gnostiche come i Patari, il Bogomilismo ed il Catarismo.
  4. Mandeismo. Il Mandeismo fu una religione gnostica in cui la figura di San Giovanni Battista venne vista come redentrice, al posto di quella di Gesù Cristo. Ancora oggi, vi sono piccole comunità di mandei in Iran. Erroneamente, essi vengono definiti i "Cristiani di San Giovanni". In realtà, essi furono diffidenti (se non ostili) verso i cristiani.
  5. Islam. Pur non essendo una religione di pochi, l'Islam ha un'origine gnostica. Rileggete questo articolo da me scritto il 29 marzo scorso che è intitolato "Islam vero discendente del giudeo-cristianesimo? Ho qualche dubbio!". Infatti, pare che Maometto fosse stato influenzato da una setta gnostica. L'Islam non può essere la continuazione della tradizione giudaico-cristiana. Infatti, se Cristo è il Figlio di Dio, l'Alfa e l'Omega, non può esserci null'altro dopo di lui.
Ora, questi sono solo alcuni dei movimenti gnostici. Oggi, possiamo dire che ve ne siano altri ed i Testimoni di Geova possono essere un esempio di ciò.
Comunque, la verità sta nella coerenza.
Chi è capace di capire...capisca.
Cordiali saluti.

LA SCOMUNICA AI COMUNISTI? E' COSA BUONA E GIUSTA!

Cari amici ed amiche.

Leggete il testo qui sotto:

"Pio XII, tramite la Sacra Congregazione del Sant’Uffizio, emanò tre documenti sulla natura del comunismo e la sua inconciliabilità col cristianesimo.

1°) Un ‘Decreto generale’ (1° luglio del 1949), che dichiara:

a) non essere mai lecito iscriversi ai partiti comunisti o dar loro appoggio, poiché il comunismo è materialista e quindi anticristiano;

b) che è vietato diffondere libri o giornali, i quali sostengono la dottrina e prassi del comunismo materialista ed ateo;

c) che i fedeli, i quali compiono con piena consapevolezza gli atti su proibiti, non possono ricevere i Sacramenti;

d) inoltre che i battezzati, i quali professano, difendono o propagandano consapevolmente la dottrina o prassi comunista, incorrono ipso facto nella scomunica riservata in modo speciale alla S. Sede, in quanto apostati dalla Fede cattolica (l’apostasia è il passaggio dalla religione cristiana ad un’altra totalmente diversa - nel caso il materialismo ateo - e perciò più grave dell’eresia e scisma, quale sarebbe il passare dal cattolicesimo al protestantesimo o ‘ortodossismo’).

2°) Una ‘Dichiarazione sui matrimoni’ (11 agosto 1949), la quale insegna che gli iscritti a sette ateistiche ossia acattoliche, quali sono i comunisti militanti, incorrono nell’impedimento dirimente[1] di religione mista[2], in quanto atei, debbono sottoscrivere le cauzioni che sono richieste agli a-cristiani (battesimo, educazione cristiana dei figli e rimozione del pericolo di perversione del coniuge non comunista).

3°) un ‘Monito sull’educazione della gioventù’ (28 luglio 1950), contro i genitori che consentono ai loro figli di essere iscritti a società giovanili perverse (FCGI).

●Il Papa individuava nel materialismo e quindi nell’ateismo la causa della inconciliabilità assoluta tra cristianesimo e comunismo, materialista ed ateo. Ora vediamo cosa dice di essere il comunismo stesso per capire se la condanna sia stata giusta. Alla fine vedremo se tale condanna sia ancora attuale ai nostri tempi in cui il comunismo professa di essere cambiato

Cosa dice di essere il marxismo stesso

Il marxismo-leninismo è una concezione unitaria del mondo o un’unica filosofia pratica, che comprende materialismo dialettico e storico, formanti un tutto organico, il quale deve essere considerato nel suo insieme[3].

1°) Il ‘materialismo dialettico’, ritiene la materia come unica realtà ed esclude ogni altro elemento spirituale: non c’è Dio, anima, valori trascendenti[4]. Il pensiero e la coscienza dell’uomo derivano per evoluzione dalla materia[5]. Il ‘materialismo dialettico’, concepisce la materia non come oggetto stabile, ma come attività sensibile e prassi[6]. Marx aggiunge la dialettica o dinamica hegeliana al materialismo classico o statico[7]. Ciò che distingue l’uomo dagli animali bruti è lo stadio più perfetto, ma non ancora definitivo, della materia in evoluzione, la quale grazie al lavoro ha trasformato la scimmia in uomo, onde il pensiero e la parola nascono dal lavoro e col lavoro[8].

2°) Il ‘materialismo storico’ applica il materialismo dialettico alla storia dell’umanità[9]. La storia è letta alla luce dell’economia la quale è l’elemento fondamentale dell’evoluzione storica[10]. Perciò la storia umana è soprattutto storia di classi sociali ed economiche. Esse entrano necessariamente in lotta tra loro, la lotta di classe è un fenomeno assolutamente inevitabile[11]. Come si vede la concezione economica marxista è essenzialmente legata alla filosofia di Marx, onde non si può accettare l’analisi economica marxiana e rifiutare la filosofia materialistica dialettico-storica. Il marxismo, come materialismo, nega Dio e come economicismo nega la proprietà privata[12] tramite la lotta delle classi in contrapposizione dialettica; non si ferma neppure davanti alla famiglia, in cui immette la lotta dialettica tra uomo e donna, figli e genitori[13], per giungere all’abolizione del matrimonio e alla società del libero amore[14]. Onde le degenerazioni freudiane e pansessualiste della Scuola di Francoforte tra gli anni Venti-Sessanta (Theodor Adorno + 1969 e Herbert Marcuse + 1979) esplose nel 1968, erano già contenute virtualmente in Marx (+ 1883) ed Engels (+ 1895).

Marxismo e giustizia sociale

Molti pensano, per ignoranza e in buona fede, che il comunismo sia anelito alla giustizia sociale, all’eliminazione della povertà, della miseria e dello sfruttamento dei poveri. Nulla di meno marxista. Lo scopo del comunismo è la rivoluzione o dialettica materialistica costante e permanente, tendente al “paradiso socialista in terra” o società senza Stato, classi sociali, religione e famiglia. Il comunismo per cogliere il suo fine (rivoluzione continua) ha bisogno della povertà, delle contraddizioni e ingiustizie che si incontrano nella società umana, per opporle - hegelianamente - come antitesi alla ricchezza (tesi), onde giungere alla sintesi: “paradiso in terra”. Senza miseria e sfruttamento non sarebbe possibile la rivolta del proletariato. Quindi ben vengano i soprusi, perché essi sono l’occasione per scatenare l’odio di classe e la rivoluzione del proletariato[15]. La rivoluzione è intesa marxianamente come un divenire continuo e in contraddizione permanente con la realtà e non come un semplice rivolgimento storico che ha un inizio e una fine[16].

Il marxismo in azione

All’obiezione “il comunismo odierno è cambiato”, il professor Jean Daujat risponde con ampie citazioni di autori marxisti: «[…]. Non è dunque per conversione, né per ipocrisia che i comunisti cambiano senza tregua, e dicono e fanno ogni giorno il contrario di ciò che hanno fatto e detto il giorno precedente; ciò è conforme alle più pure esigenze del marxismo ed essi non sarebbero marxisti se agissero diversamente; poiché il marxismo è un evoluzionismo integrale, essi devono - in quanto sono marxisti - evolversi e contraddirsi senza tregua. Bisogna, una volta per tutte, convincersi che ciò che essi dicono non esprime alcuna verità, ma unicamente le esigenze della loro azione, poiché per essi niente esiste all'infuori di questa azione. L'azione è una evoluzione perpetua in cui il sì diventa no a ogni momento. Riconoscere una verità, equivarrebbe a riconoscere qualche cosa che esiste, e con ciò rinunziare a trasformarla con la propria azione. Per Marx, conoscere è niente, condurre un'azione è tutto [17].[…]. È evidente che il marxismo, non ammettendo alcuna dipendenza né alcun oggetto, non ammetterà neppure un bene da amare o realizzare in misura maggiore di quanto ammette che vi sia una verità da conoscere. Un bene e un male la cui distinzione e opposizione si impongano a noi, sono altrettanto inaccettabili per il marxismo quanto un sì e un no, una verità e un errore. Per il marxismo non vi è bene da amare né da realizzare, non c'è che l'azione da condurre. Ammettere un bene che sia un fine, qualche cosa di buono che si debba amare perché è buono, significherebbe imporre una dipendenza all'azione umana. Il marxista che vive il suo marxismo non può amare nulla, poiché l'amore mette in dipendenza dell'oggetto amato; il marxismo è il rifiuto definitivo di ogni amore come di ogni verità [18]. Se un comunista ci presenta qualche ideale come un fine, per esempio l'ideale di giustizia sociale messo innanzi alle rivendicazioni operaie, oppure l'ideale patriottico, è unicamente perché la presenza di un ideale nei cervelli umani diventa in questi casi un mezzo efficace per trascinarli all'azione e alla lotta, un organo o uno strumento d'azione e di lotta delle forze materiali. Stiamo certi, però, che il comunista, il quale vive il suo marxismo, ha in vista solo l'azione rivoluzionaria e la lotta da condurre [19]; l'ideale che mette avanti è solo un mezzo per condurre meglio tale azione e tale lotta, e non ha, in se stesso, alcun valore ai suoi occhi: esiste solo in funzione di questa azione e di questa lotta e solo per tutto il tempo che è utile a essa. […] Così il marxismo resta solo un umanesimo esclusivo o integrale, che ammette solo l'azione umana. A questo umanesimo esclusivo il pensiero moderno, imperniato esclusivamente sull'uomo, doveva fatalmente pervenire [cfr. J. Maritain, L’umanesimo integrale, Parigi, 1936, nda]. Chiunque vuole riconoscere soltanto la crescita e l'indipendenza dell'individuo o della persona umana, [si pensi al ‘personalismo’ di Emmanuel Mounier + 1950 e Jacques Maritain + 1973, nda] o anche della collettività o della società umana, e rifiuta di sottomettere tale crescita e indipendenza a Dio e alla sua legge e di orientarle verso Dio, apre fatalmente la strada al marxismo, sebbene solo il marxismo giunga al termine di questa strada. Chiunque rifiuterà il primato della contemplazione, l'abbandono dell'intelligenza a una verità da conoscere e della volontà a un bene da amare per rifugiarsi nell'ebbrezza dell'azione pura e curarsi solo di agire, è sulla strada del marxismo. Il capitale o l'industriale del secolo scorso o di oggi, che fa del lavoro produttivo e dei suoi risultati materiali lo scopo e l'essenza della vita umana, pianta un albero di cui il marxismo sarà il frutto. Tutti coloro che annunciano che la civiltà futura sarà una "civiltà del lavoro", ossia una civiltà in cui il lavoro è il valore supremo della vita, sanno poi che l'unica civiltà totalmente e unicamente "del lavoro" è il marxismo? […] Per un comunista cosciente del proprio marxismo, il comunismo non è una verità (ed è per questo motivo che egli potrà senza tregua contraddirsi senza conversione e senza ipocrisia, ma in virtù del suo stesso comunismo e rimanendo perfettamente comunista), il comunismo è un'azione.[…]. Nel marxismo vi sono soltanto prese di posizione per l'azione - dunque mutevoli e contraddittorie - perché la sola realtà del marxismo è l'azione [20]. Ciò ha come conseguenza capitale che non avrebbe alcun senso dire che si collabora o ci si allea con l'azione dei marxisti pur rifiutandone la dottrina: poiché il marxismo si identifica con l'azione marxista, collaborare o allearsi con l'azione marxista significa collaborare o allearsi con il marxismo stesso. Dunque, la natura stessa del marxismo esige che completiamo il nostro studio, esponendo l'azione marxista e il suo sviluppo da Marx e da Lenin (+ 1924) ai giorni nostri» (Jean Daujat, Conoscere il comunismo, Milano, Il Falco, 1977, pp. 11-17).

L'azione marxista

«L'azione rivoluzionaria marxista, in seguito a ciò che abbiamo appena spiegato, è molto diversa dalla nozione corrente di rivoluzione. Per l'uomo comune, che si propone di realizzare un bene, una rivoluzione è un mezzo in vista di un fine, che è una società migliore e durevole. Tale non è evidentemente la concezione del marxista, per il quale non vi è un bene da realizzare, ma soltanto un'azione da condurre. L'azione rivoluzionaria non è per lui un mezzo: essa stessa è voluta come l'opera gigantesca nella quale l'uomo nuovo creerà se stesso, si tratta di trovare i mezzi di quella azione rivoluzionaria. Ora, all'epoca di Marx, si presentava un mezzo eccellente: l'estrema miseria e la totale insoddisfazione della classe proletaria. La felicità del proletariato non rappresenta un fine per il marxista, come si crede comunemente, ma la miseria del proletariato un mezzo per l'azione rivoluzionaria. Niente poteva essere più conforme ai bisogni del marxismo quanto la condizione del proletariato nel secolo XIX. Per sviluppare una volontà rivoluzionaria totale, che non voglia conservare niente, che non mantenga niente di conservatore, che voglia trasformare tutto, creare una società completamente nuova, ci volevano uomini che non avessero rigorosamente niente, che fossero strettamente spogli di tutto. Ciò non fu sempre il caso del povero o dell'operaio, ma nel secolo scorso fu esattamente il caso del proletario. […] un vagabondo in una instabilità totale. Ora, per il marxismo, tutto ciò che è stabilito o esistente, tutto ciò che ha stabilità o durata, è una abominazione, perché ostacola l'azione rivoluzionaria. Ciò di cui il marxismo ha bisogno è precisamente il proletariato [oggi sono gli studenti psicanalizzati, rockettati e drogati della Scuola di Francoforte, nda]. A causa del liberalismo, che ha soppresso ogni istituzione professionale per lasciare sussistere solo individui isolati completamente liberi, soltanto coloro che possiedono strumenti di lavoro avranno una certa sicurezza, un regime stabilito e durevole di vita e di lavoro. Gli altri hanno per vivere solo la forza delle loro braccia da affittare giorno per giorno a quelli che possiedono gli strumenti di lavoro, che li adoperano a loro piacimento, avendo tutta la libertà di sfruttarli; essi divengono proletari, che non hanno nessun diritto da far valere, nessuna certezza del domani, nessuna di vita e di lavoro; costoro non sono più legati da nulla a una società che li ignora, non riconosce loro alcun posto, non fa che utilizzarli. In breve, essi sono abbandonati a uno sfruttamento totale, non avendo alcun diritto sugli strumenti di lavoro né sui frutti del loro lavoro, interamente posseduti da altri.[…]. Ciò spiega perché la propaganda comunista non cerchi affatto di convincere di una verità, ma di trovare i mezzi più efficaci e gli slogan più adatti a far presa sui cervelli, poco importa se questi slogan siano veri o falsi: l'importante è che siano efficaci e, in ogni caso, li si cambierà secondo le circostanze [21]. L'espressione "imbottire i cervelli" trova qui il suo significato più letterale, che non ha niente di peggiorativo da un punto di vista marxista: la propaganda è l'introduzione materiale nei cervelli della massa di idee-forza [22] che li faranno agire per la lotta rivoluzionaria [23]. […] Marx, d'altra parte, ha analizzato con una lucidità mirabile come il desiderio sfrenato di guadagni sempre maggiori, desiderio scatenato dal liberalismo, trascina con sé fatalmente una concentrazione di capitali sempre maggiore e una proletarizzazione delle masse sempre in aumento, e come ciò a sua volta porti fatalmente alla rivoluzione proletaria e alla concentrazione totale nelle mani della collettività proletaria. Il marxismo deve, dunque, combattere particolarmente tutto ciò che potrebbe sostenere la piccola proprietà personale e il piccolo padronato. Allo stesso modo deve combattere ogni tentativo di restaurazione corporativa che restituirebbe al lavoratore un posto riconosciuto e uno stato di vita in una organizzazione professionale e lo toglierebbe dalla condizione proletaria, radicandolo in un ordine sociale esistente. […]» (J. Daujat, ivi, pp. 19-22).

Il comunismo odierno e la religione

«Più incompreso ancora è l’atteggiamento attuale del comunismo nei riguardi della religione, la tolleranza religiosa e la “mano tesa” dai comunisti ai cattolici. Questa incomprensione deriva dal fatto che si considera sempre il comunismo come un ateismo dottrinale invece di capire che esso è un ateismo pratico. Non si tratta affatto, per il comunismo, di opporre una verità atea a una verità religiosa. La propaganda dottrinale antireligiosa in sé stessa, se non è richiesta dalle esigenze dell’azione rivoluzionaria materialista, non interessa il marxismo, come tutto ciò che è dottrinale. Parlando dell’anticlericalismo massonico, Lenin definisce ciò “dilettantismo di intellettuali borghesi”, e si capirà facilmente ciò che questa espressione sulla sua bocca può avere di sovranamente sprezzante. Il marxismo farà propaganda antireligiosa soltanto se ciò è utile all’azione rivoluzionaria, cioè soltanto nella misura, continuamente mutevole da un’ora all’altra, in cui la religione apparirà come un ostacolo attuale all’azione rivoluzionaria. Ma la vera azione antireligiosa del marxismo non consiste affatto nel combattere la religione da fuori con una propaganda contraria: consiste nel sopprimere la religione da dentro, nello svuotare gli uomini di ogni vita religiosa e di ogni concezione religiosa, prendendoli e trascinandoli interamente nell’azione puramente materialista. Vi saranno dunque molti casi in cui, per trascinare i cristiani in questa azione puramente materialista e con ciò svuotarli dall’interno di tutto il loro cristianesimo, bisognerà “tendere loro la mano” e offrire loro la collaborazione [24]. Poco importa se con ciò si contraddice un atteggiamento che in precedenza era ostile: non si tratta né di conversione, né di ipocrisia: comandano soltanto le esigenze dell’azione. Se il successo dell’azione da condurre richiede la collaborazione dei cristiani, questo successo per un marxista deve evidentemente passare innanzi a tutto, e allora la verità marxista sarà “la mano tesa”» (J. daujat, ivi, pp. 23-27).

Conclusione

La condanna di Pio XII, che calava in pratica quanto già asserito da Pio IX (Qui pluribus 1846; Quanta cura/Sillabo 1864), Leone XIII (Quod apostolici muneris 1878; Rerum novarum 1891) e Pio XI (Quadragesimo anno 1931; Divini Redemptoris 1937), a partire da quanto il comunismo dice di sé, pertanto è non solo giusta, ma anche tuttora attuale, poiché il cambiamento è la natura del comunismo, come la serpe che cambia la pelle ma resta sempre se stessa [25]. ".



Con stima, ringrazio l'amica Stefania Ragaglia per il materiale che proviene dal sito di don Curzio Nitoglia.
La scomunica ai comunisti fu istituita il 01 luglio 1949 da Papa Pio XII. Questo provvedimento fu voluto dal Papa perché il comunismo è per sua natura un'ideologia inconciliabile con la dottrina cattolica ed il Santo Padre se ne accorse. Il comunismo, infatti, è un'ideologia che fece del materialismo il suo punto di forza. Quindi, non ha alcuna aspirazione al cielo ma alle cose terrene, se non a quelle infere. Inoltre, il comunismo è un'ideologia che nega quei valori fondanti di una società, come la famiglia. Rileggete il mio articolo intitolato "Karl Marx era ateo? No, era un satanista!". Friedrich Engels (collaboratore ed amico di Karl Marx) scrisse:

"La moderna famiglia singola è fondata sulla schiavitù domestica della donna, aperta o mascherata, e la società è una massa molecolare composta da più famiglie singole. Al giorno d'oggi l'uomo, nella maggioranza dei casi, deve essere colui che guadagna, alimenta la famiglia, per lo più nelle classi meno abbienti; il che gli dà una posizione di comando che non ha bisogno di alcun privilegio giuridico straordinario. Nella famiglia, egli è il borghese e la donna rappresenta il proletariato."

In pratica, la famiglia viene rinnegata dal comunismo e da esso definita "un forma di schiavitù".
Il messaggio implicito del comunismo è:

"Fa ciò che vuoi sempre e sarai libero!" .

Questa, però, non è libertà ma è una forma di schiavitù, la schiavitù di sé stessi.
Tra l'altro, lo stesso principio fu ribadito da un certo Aleister Crowley, il fondatore del satanismo moderno. Fondamentalmente, il comunismo punta a fare sì che l'uomo si sostituisca a Dio, quel Dio che si mostrò vicino all'uomo, nel Giudaismo prima e nel Cristianesimo poi. In pratica, per il comunismo, l'uomo è il dio di sé stesso. Quando l'uomo si sostituisce a Dio, il disastro è imminente. La storia ce lo insegna. Forse, quei cattolici che difendono l'ideologia comunista (e che con essa hanno fatto compromessi) dovrebbero riflettere un attimino. Come si può andare in Chiesa e prendere la Comunione e poi tacere di fronte a chi attacca la famiglia o la sacralità della vita o anche il diritto di proprietà che la dottrina Chiesa riconosce? Quella Comunione (di fatto) è priva di valore, per non definirla un atto di blasfemia.
Ai cattolici di sinistra, consiglierei di leggere i libri di Plinio Correa De Oliveira.
Il vero cristiano è per sua natura contro-rivoluzionario!
Ieri, quando il Santo Padre Benedetto XVI ha parlato degli atei che non trovano Dio, dando la colpa ai credenti, si riferiva anche a questi "cattolici adulti" che hanno sostituito Cristo con Che Guevara.
Chi è capace di intendere...intenda!
Cordiali saluti.

MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA UNA SITUAZIONE DI PERICOLO!


Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo del sito "Masada2000" che è intitolato "Send Iran Packing to France" .
Io penso che oggi più che mai ci sia una situazione pericolosa tanto in Medio Oriente, quanto in Nord Africa.
Nell'immagine in alto, vi sono riportati i dati sulle popolazioni ebraiche che residenti in alcuni Paesi islamici. Per vederla meglio, fate un "click" su di essa.
Notate che dal 1948 al 1976 ci fu un forte calo.
Purtroppo, c'è una recrudescenza del fondamentalismo islamico tanto in Nord Africa, quanto in Medio Oriente, ove il presidente iraniano Ahmadinejad parla di soppressione di Israele e di certe indegne teorie negazioniste della tragedia della Shoah.
Sembra Hitler.
Provo un senso di orrore quando lo vedo in televisione o sui giornali.
Ad essere in pericolo non sono sono solo gli ebrei ed Israele ma anche i cristiani delle varie confessioni.
Ad esempio, se, in totale libertà, un musulmano si fa ebreo o cristiano, questi rischia la morte perché accusato di "apostasia".
E' follia pura!
Il mondo civile deve prendere posizione su ciò.
Pensiamo, ad esempio, ai copti in Egitto.
Forse, la "Primavera araba" potrebbe essere un "cavallo di Troia" del fondamentalismo islamico.
Ad esempio, il fatto che in Libia sia voglia mettere la Shari'a deve farci intuire ciò.
Cordiali saluti.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.