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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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lunedì 17 ottobre 2011

INDIGNADOS, PARLA GABRIELE ADINOLFI


Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo di Gabriele Adinolfi che mi è stato inoltrato da Marco Stella:

"SUGLI INDIGNADOS ITALIANI

RIFLESSIONE DI GABRIELE ADINOLFI

Fonte: www.noreporter.org

“Che gli indigandos-payasos, questi interpreti dell'impotenza generale, siano sostenuti da Soros e ottengano la complice indulgenza di Draghi dovrebbe far pensare, tutti, e non poco.”

“Ma sono soprattutto fauna da circo

Ballerini, suonatori e incappucciati.

A differenza di Usa e Cina, dove alcuni dei loro omologhi perlomeno hanno messo in discussione teorica il sistema imperante, questa è gente che non ha davvero niente da dire. Si limita ad esprimere l'acidità infelice e il livore vigliacco tipici della cultura odierna da associazione consumatori. Del resto è quanto che hanno insegnato loro in questa società post-terminale della decadenza borghese, caratterizzata dal fumo vietato, dall'alcool demonizzato, dal sesso senza eros e dalla raccolta differenziata.

Sicché hanno giocato proprio i giochi che hanno appreso da chi glieli ha insegnati, li hanno giocati con la mentalità cui sono stati ammaestrati, ed è così che hanno interpretato i propri ruoli nel reality-show del sabato.

Alcuni giocatori di ruolo hanno scelto di apparire duri e di recitare al blocco nero ma va detto che persino come teppisti hanno inciso poco. Anche se, ovviamente, quel poco poteva portare a conseguenze tragiche che non ci sono state. Conseguenze tragiche e ipotetiche su cui insiste la media-band, ma nonostante ciò appare lampante che negli anni settanta persino le gesta più ardite di ieri avrebbero ricevuto per reazione un annoiato sbadiglio.

E senza la buffonaggine delle televisioni che ne han fatto un caso drammatico, persino ora della loro commedia indignata ne avrebbe parlato solo la cronaca cittadina dell'indomani.

Perché è stata tutta una gran buffonta. Al punto che mentre alcuni giocavano ai duri, altri isterici, ovviamente indignati, imploravano invece la polizia di togliere di torno i loro compagni barnum che li spaventavano. Li spaventavano!

Sono davvero indignados? Certo, borghesucci come sono, lo “sdegno” è l'unico sentimento che possono esprimere. Di che altro sarebbero capaci?

Da come lo esprimono però, questo sdegno miserabile, sarà meglio definirli anche payasos: impotenti nella rabbia come incongrui nella proposta.

E potremmo chiuderla lì.

Non la chiudieremo invece così perché riteniamo che prima o poi le cose degenereranno davvero e ciò malgrado le intenzioni dei figuranti del sabato, perché ci son pifferai che vogliono così. Ma questa, per quanto sia strettamente collegata, è comunque un'altra faccenda.

Che poi tra coloro che s'indignano della violenza degli indignados ci sia gente ancor più pagliaccia di loro, sicuramente colpevole, correa dall'alto delle sue cariche amministrative dei vampri di banca, è ancora un'altra faccenda. Che va però sottolineata. Non si facciano grandi della piccolezza dei contestaori.

Non se la caveranno soltanto puntando l'indice contro quattro deficienti.

Né scaricandosi gli uni sugli altri (CENTROdestri e CENTROsinistri) le responsabilità delle comuni incompetenze e dei par servilismi.

Indigandos y payasos i figuranti del sabato, payasos e indignados i guardiani dell'educazione civica e del parlamentarismo prono.

Quello che però dobbiamo sottolineare, perché è necessario, è che l'intero sistema benedice questi clown del sabato perché essi esprimono in modo innocuo, vago e deviato la protesta contro il continuo furto, contro la continua truffa, contro la continua rapina ai danni di tutti su cui si fonda il potere delle consorterie che questo potere l'hanno veramente. E poiché l'impotenza palese della contestazione stanca e sfiducia per il futuro. Non a caso, impostata così e messa in scena quando gli animi sono ancor tiepidi, essa serve a neutralizzare in anticipo qualsiasi effetto di una sana rabbia. Che, se ci sarà e se sarà efficace, non sarà impersonata dagli acidi indignati che si atteggiano a commissari politici ma dalla gente ruspante.

Che gli indigandos-payasos, questi interpreti dell'impotenza generale, siano sostenuti da Soros e ottengano la complice indulgenza di Draghi dovrebbe far pensare, tutti, e non poco.

Ma va detto almeno in questo i revolucionarios di oggi sono coerenti con i loro padri.

All'Hypérion, insieme agli agenti delle potenze occidentali, ci stavano infatti loro. E ci sono infinità di banchieri occidentali insigniti dell'Ordine di Lenin per il sostegno dato al comunismo: nessuno di quella genia ha mai ricevuto un'onorificenza da Mussolini perché non lo sostenevano ma lo combattevano. E perché contro di lui e contro la rivoluzione ideale che aveva mosso, esattamente come era accaduto con Napoleone, i banchieri scatenarono una guerra mondiale. Alla quale parteciparono, dalla parte dei banchieri che li foraggiavano, i legittimi progenitori degli indignados.

In questo almeno c'è continuità. Sono degni dei loro padri rossi nella pratica di alzare la voce contro il sistema ma di servirlo organicamente e in prima linea, nel farsi manipolare e nel sabotare al tempo stesso ogni sentimento popolare. In quanto però a risoluzione, carattere, determinazione e capacità ne sono indegni.

Da una generazione all'altra, c'è stata caduta. Ed è chiaramente una caduta da circo.”."

Alcune cose scritte in questo articolo sono condivisibili ed altre meno. Di sicuro, c'è di condivisibile il fatto che certi uomini di banca abbiano innescato questa crisi. Purtroppo, si è passati dal "capitalismo dell'industria", quello "buono", ad un "capitalismo della finanza", quello "cattivo" poiché ha generato questa crisi. Quindi, certi uomini di banca che oggi solidarizzano con gli "indignados", magari in vista di una possibile carriera politica in futuro, farebbero bene a riflettere.
Concordo con quanto detto dall'onorevole Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Popolo della Libertà alla Camera dei Deputati.
Non condivido il fatto che si equipari il centrodestra con il centrosinistra.
In primo luogo, è vero il fatto che negli ultimi vent'anni il centrodestra abbia governato di più del centrosinistra ma va ricordato che in questi sessantacinque anni di repubblica vi furono altri governi che non fecero le riforme e che, anzi, favorirono un certo consociativismo tra forze politiche ed economia. Le cooperative rosse sono un esempio di ciò. Le cooperative, infatti, sono il paradigma della consociativismo tra forze politiche ed economia. E' logico che riformare questo sistema sia difficile.
Se c'è da essere indignati, bisogna esserlo verso questo sistema italiano che a fatica si riesce a riformare.
Il Governo di centrodestra vuole fare delle riforme ma chi ha avuto privilegi da questo sistema non vuole che si facciano.
Faccio notare anche un'altra cosa.
Che gli autori delle violenze che ci sono state a Roma siano stati pilotati da qualcuno è vero.
Uno di loro, che è stato arrestato, ha ammesso ciò.
Infatti, ha ammesso di essere stato in Grecia in un "campo di addestramento" per guerriglieri.
Quindi, bisogna stare attenti.
Da tutto ciò si può desumere che qui vi sia qualcuno che punta destabilizzare le nostre istituzioni. Io temo che le cose possano degenerare.
Bisogna essere vigili e fare sì che non si ripetano.
Bisogna anche abbassare i toni dello scontro politico.
Cordiali saluti.

domenica 16 ottobre 2011

SE C' E' QUALCUNO CHE DOVREBBE INDIGNARSI...


Cari amici ed amiche.


Se c'è qualcuno che dovrebbe indignarsi...quel qualcuno sarebbe chi come me ha dovuto vedere quello schifo che si è visto sabato a Roma.
Oltre ad avere distrutto le vetrine dei negozi, bruciato le automobili e seminato il terrore per la città, quei delinquenti, i "Black bloc", si sono dati anche al sacrilegio.
Infatti, quei delinquenti hanno profanato la chiesa dei Santi Pietro e Marcellino a Roma, rimuovendo il crocifisso e buttando a terra una statua della Vergine Maria.
Da cattolico sono indignato.
Sono indignato come cattolico e lo sono anche come militante politico del Popolo della Libertà.
Sono stufo (ma veramente stufo) di continuare a leggere e a sentire certi commenti che dicono che io sarei "prezzolato" (pagato da qualcuno) per scrivere certe cose su questo blog o sui vari giornali (come "Italia chiama Italia").
Io non prendo nemmeno un soldo per dire (o per scrivere) determinate cose.
E' vero, tramite questo blog, prendo dei soldi.
Infatti, io prendo i soldi attraverso i banner pubblicitari. Ad ogni "click" con il mouse, guadagno dei soldi.
Quindi, io non rubo quei soldi a nessuno perché nessuno deve pagare quando fa il "click" con il mouse.
In compenso li guadagno.
Sono disoccupato e...mi arrangio.
Invece, c'è chi sostiene che quelli che la pensano come me siano "pagati" per dire o per scrivere certe cose.
Potrei dire la stessa cosa di molti di coloro che scrivono commenti su questo blog o sui vari forum, spesso insultando.
Per colpa di certe persone, siamo arrivati a questo clima da guerra civile.
Quanto successo a Roma non può (e non deve) essere sottovalutato.
Poteva scapparci il morto!
Forse, quello che sto per scrivere potrebbe essere forte ma finché non ci scappa il morto, nessuno capirà che qui ci sono dei gruppi che vogliono destabilizzare il nostro Paese e creare scompiglio.
Nessuno capisce che quanto successo l'altro ieri a Roma è stato molto grave!
Un conto è manifestare ed ognuno ha il diritto di farlo.
Un altro è fare atti di violenza!
Una manifestazione giusta è una manifestazione in cui la gente mostra il proprio disagio ma a tempo stesso cerca sempre di essere sempre propositiva.
Un esempio, è questa proposta di legge che mi è stata inviata dall'amico Marco Stella, un italiano che risiede in Brasile.
Questo è il testo della proposta:

"L'inconcludente rumoreggiar di piazza non porta a nulla, la partecipazione è altro. Segue il testo integrale dell'appena ultimata legge d'iniziativa popolare. E' stato solo il primo passo. Il prossimo sarà inoltrare il testo alla Cancelleria della Corte di Cassazione affinché venga analizzata (devono determinarne la costituzionalità) per dare poi il via ufficiale alla raccolta delle 50.000 firme necessarie. Il primo passo è comunque fatto.

PROPOSTA DI LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE CONCERNENTE :

CERTIFICAZIONE ETICA DEL PRODOTTO PER LA TUTELA DEL LAVORATORE ED IMPRENDITORE ITALIANO ED ETICIZZAZIONE DEL MERCATO INTERNAZIONALE

Articolo I – Delle finalità

1. La presente legge denominata “Legge sulla Certificazione Etica del Prodotto per la Tutela del Lavoratore ed Imprenditore Italiano ed Eticizzazione del Mercato Internazionale”, semplificata con nome “Legge per la Certificazione Etica del Prodotto”, si pone come obiettivo quello di evitare che merce proveniente da paesi che non garantiscono la dignità del lavoratore sia commercializzata in Italia.

2. Con questa manovra si interpreta la volontà popolare di tutelare il lavoratore e l’impresa italiana come di evitare la proliferazione su scala globale di atteggiamenti economici immorali.

Articolo II - Dei principi

1. Come ricordato dall’Art.1 della Costituzione Italiana il lavoro va tutelato e garantito - in primis il lavoro degli italiani - ragion per cui vanno attuati tutti i necessari meccanismi di difesa del lavoro al fine di garantire tale fondamentale diritto.

2. Il lavoratore italiano, sia esso dipendente o imprenditore, deve esser tutelato dallo Stato che ha l’onere di difenderlo dai meccanismi perversi del degenerato sistema economico attualmente imperante.

3. Il sistema economico odierno incentiva moderne forme di schiavitù, in contrasto con i principi etici sulla quale è stata fondata la nostra società. Far parte di questo sistema, anche solo passivamente, significa condividerne l’attuazione e di conseguenza rinnegare i principi stessi della nostra civiltà.

4. Il progresso spirituale della stirpe, percorribile solamente col mantenimento di una linea etica morale, è più importante del momentaneo ed illusorio tornaconto economico generato dalla sottomissione al sistema economico in vigore.

Articolo III – Dell’enunciato

È fatto divieto importare e commerciare i prodotti stranieri non certificati dall’ Ufficio per la Certificazione Etica del Prodotto cui all’art.IV

Articolo IV – Dell’Ufficio per la Certificazione Etica del Prodotto

Il Ministero degli Affari Esteri istituirà gli Uffici per la Certificazione Etica del Prodotto presso le sedi dell’Istituto di Commercio Estero di ogni paese che mantiene relazioni commerciali con l’Italia sottoponendo tali Uffici all’ICE (Istituto per il Commercio Estero).

Articolo V - Della certificazione

1.Sarà compito dell’Ufficio per la Certificazione Etica del Prodotto certificare le imprese straniere che pretendono esportare i loro prodotti verso l’Italia. L’Ufficio per la Certificazione Etica del Prodotto rilascerà dunque un Certificato di Esportabilità e la conseguente autorizzazione ad apporre ai propri prodotti il marchio che comprova la Certificazione Etica del Prodotto senza la quale il prodotto non potrà esser esportato verso l’Italia.

2.La certificazione richiesta corrisponde come parametri alla QSA+E che è composta dalla certificazione che regolamenta la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro (BS OHSAS 18001), da quella che definisce la qualità (UNI EN ISO 9001), da quella sull’ambiente (14001) e dalla SA8000, che deriva direttamente dalle convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

3.L’impresa straniera interessata ad esportare verso l’Italia inoltrerà all’Ufficio per la Certificazione Etica del Prodotto più vicino al luogo di produzione una Richiesta di Ispezione per Certificazione o Orientamento (R.I.C.O.) accompagnata dal comprovante dell’avvenuto pagamento della Tassa pro R.I.C.O (TpR.I.C.O) (*)

4.L’Ufficio per la Certificazione Etica del Prodotto girerà copie della R.I.C.O al Ministero del Lavoro e al Ministero degli Esteri (*) dopo di che, procederà con l’ispezione degli stabilimenti al fine di verificarne la certificabilità.

5.Nel caso in cui l’impresa richiedente sia stata considerata idonea ad esportare verso l’Italia il responsabile dell’Ufficio per la Certificazione convocherà, il responsabile per la stessa al fine di rilasciargli personalmente il Certificato di Esportabilità munito dei contrassegni dell’Ufficio stesso, del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero del Lavoro e del marchio cui all’Art.VI.

6.Nel caso in cui l’impresa richiedente non sia stata considerata idonea ad esportare verso l’Italia il responsabile dell’Ufficio per la Certificazione convocherà il responsabile per la stessa al fine di rilasciargli personalmente il resoconto dell’ispezione con i consigli da seguirsi nel caso in cui voglia richiedere nuova ispezione dopo aver adeguato la propria impresa alle necessità previste.

Articolo VI - Del marchio

1.Il marchio che comprova l’avvenuta certificazione, e di conseguenza l’esportabilità verso il mercato italiano, è un’emblema circolare così composto: una ruota del lavoro di color nero con al centro una E stampata maiuscola di colore azzurro in campo tripartito dei colori verde, bianco e rosso.

2.La concessione di apporre il marchio è rilasciata dall’Ufficio per la Certificazione Etica del Prodotto previa prassi cui all’Art.V

Articolo VII - Della responsabilità degli organi di fiscalizzazione in territorio italiano

1.Sarà compito delle autorità doganali proibire l’entrata in territorio italiano di merce di origine straniera non certificata dall’Ufficio per la Certificazione Etica del Prodotto (fa fede l’apposizione del marchio e relativa bolla di accompagnamento rilasciata dall’Ufficio per la Certificazione Etica del Prodotto)

2.Per quanto riguarda i prodotti che entrano in Europa da altre dogane di paesi membri sarà compito della Guardia di Finanza fiscalizzare sulla non commercializzazione dei prodotti non certificati.

Articolo VIII – Della responsabilità degli organi di fiscalizzazione in territorio straniero

1.Sarà responsabilità diretta degli uffici locali dell’ ICE (istituto di commercio estero) fiscalizzare l’attività dell’Ufficio per la Certificazione Etica del Prodotto e comunicare i rusultati al Minstero degli Affari Esteri e Ministero del Lavoro al fine di iscrivere le imprese certificate in un apposito albo secondo quanto definito nell’art.IX.

2.Sarà responsabilità del Ministero degli Affari Esteri e del Ministero del Lavoro effettuare fiscalizzazioni in regime disgiunto e senza preavviso presso le sedi delle imprese certificate.

Articolo IX – Dell’Albo delle Imprese Importatrici Certificate

1.Sarà compito del Ministero degli Affari Esteri redigere l’Albo delle Imprese Importatrici Certificate con l’iscrizione a tale albo delle imprese certificate dagli Uffici per la Certificazione Etica del Prodotto.

2.Sarà compito del Ministero degli Affari Esteri trasmettere copia periodicamente aggiornata dell’Albo al Ministero del Lavoro, che lo confronterà a quanto ricevuto dagli Uffici per la Certificazione Etica del Prodotto.

3.Sarà richiesta una tassa annua di 5000 euro denominata Tassa Pro Albo alle imprese certificate per mantenersi iscritte all’Albo

Articolo IX – Della disposizione finanziaria

1.La presente legge impone alle imprese esportatrici l’onere dei costi di certificazione col pagamento della Tassa pro R.I.C.O. cui all’art.V.3 e del mantenimento all’iscrizione all’ Albo con la Tassa pro Albo cui all’art. IX.3.È pertanto con gli introiti di queste tasse che si pagano le spese di ispezione, certificazione, formazione e aggiornamento, senza ulteriori sforzi economici da parte dei cittadini italiani.

2.La presente legge dispone che l’ufficio di Certificazione Etica del Prodotto sia inserito nelle attività degli Istituti per il Commercio Estero già presenti negli stati che esportano verso l’Italia senza spesa aggiuntiva alcuna a carico dell’amministrazione e dei contribuenti italiani.

3.Le due tasse generate da questa legge: la pro RICO e la pro Albo saranno destinate ad una commissione biministeriale composta da membri del Ministero del Lavoro e del Ministero degli Affari Esteri che dovranno amministrare la somma secondo le seguenti linee: il 50% sarà distribuito agli ICE affinché strutturino gli Uffici per la Certificazione Etica, formino funzionari certificatori di nazionalità italiana residenti in loco e svolgano le certificazioni richieste, tale ammontare sarà distribuito proporzionalmente al numero di richieste di certificazione per area di giurisdizione; un 10% sarà destinato al Ministero degli Affari Esteri per le fiscalizzazioni a sorpresa; altro 10 % sarà destinato al Ministero del Lavoro per le fiscalizzazioni a sorpresa; il 30% sarà destinato al Ministero del Lavoro per articolare su tutto il territorio italiano corsi di formazione destinati al reinserimento di lavoratori ed imprenditori italiani, draticamente penalizzati da questi ultimi decenni di deregolamentazione, nel ciclo produttivo.

Articolo X – Dell’ abrogazione

1.Sono abrogate tutte le disposizioni incompatibili con la presente legge.

Articolo XI – Della revisione degli accordi bilaterali

1.Sarà necessario rivedere gli accordi bilaterali di tipo economico con quei paesi dove tendenzialmente non si rispettano i parametri definiti nell’Art.V.2 al fine di apporre agli accordi stessi le necessarie modifiche adeguandoli alle nuove esigenze di etica previste dalla presente legge.

Marco Stella

VOX.POPULI.CIVITATIS.VOX.".

Si può condividere o meno ma ritengo che tale proposta sia un segno di civiltà, di seria discussione e di propositività.
Quanto accaduto sabato a Roma andava nella direzione opposta.
Io penso che sia arrivato il momento di dire basta con il buonismo verso certi gruppi.Ne va della dignità del nostro Paese.
Cordiali saluti.

CASO TYMOSHENKO, UNA SENTENZA POLITICA!

Cari amici ed amiche.

Se si è pronunciata anche la Segreteria di Stato americana (U.S. Departement of State), vuole dire che la cosa è grave.
L'ex-premier ucraino, la pasionaria Julija Tymoshenko, è stata condannata a sette anni di carcere con l'accusa di avere esercitato pressioni sull'accordo della fornitura di gas con la Federazione Russa.
Tutti gli organi internazionali si sono mossi contro questa sentenza che è stata definita una vera e propria ritorsione politica contro l'eroina della "Rivoluzione arancione" del 2004.
Se anche la Segreteria di Stato americana ha condannato ciò, significa che la cosa è veramente seria.
Se tutto ciò dovesse essere vero, sarebbe giusto rivedere l'iter di ingresso dell'Ucraina nell'Unione Europea. In pratica, l'Ucraina non dovrebbe entrare nell'Unione Europea.
Qualcuno, qui in Italia, dovrebbe riflettere.
Cordiali saluti.

sabato 15 ottobre 2011

BAMBINI E DISABILI, NON SIAMO INSENSIBILI!

Cari amici ed amiche.

L'amica Maria Teresa Bargelli, sul Minzolini Fan Club di Facebook, mi ha segnalato questa foto, con questa didascalia che recita:

"A Miski, nella regione siberiana di Kemerovo, in orfanatrofio, vivono 400 bambini. Questi ultimi sono affetti da paralisi cerebrali o con gravi affezioni al sistema nervoso, che non consentono loro di muoversi o mangiare autonomamente.
In quella struttura fatiscente, negli ultimi 2 anni e mezzo sono morti 27 bambini e sono spariti circa 16 mila euro,dalle casse dell'orfanatrofio.
Il denaro era stato versato dallo Stato, per assistere i bambini una volta diventati maggiorenni.
I decessi dei bambini, sono avvenuti per denutrizione o per soffocamento.
I piccoli venivano nutriti oralmente, anche se alcuni dovevano essere alimentati per flebo.
Le indagini sono state avviate, dopo la morte di un bambino di 11 anni ,in grave stato di denutrizione, pesava solo 10 Kg.
"Abbiamo visto bambini in tali condizioni solo nei documentari sui campi di concentramento" ha dichiarato il procuratore Oleg Zaratovski.
"Alcuni bambini sono stati trovati in stato di spossatezza estrema.
La mancanza di tempestive cure mediche, ha portato alla comparsa di piaghe e dermatiti da pannolino" ha affermato il procuratore Elena Tushevitch.
Gli orfanatrofi in Russia sono tantissimi e il denaro stanziato dallo Stato, insufficiente.
I bambini abbandonati, o tolti alle famiglie, sono circa 700 mila.
mtb." .

Io trovo che sia sconvolgente il fatto che nel XXI secolo vi siano ancora situazioni di questo tipo come trovo altrettanto sconvolgente il fatto che nel nostro Paese (e non solo) vi siano situazioni di discriminazione dei disabili.
Guardate questo sconvolgente video su Youtube che mostra una spezzone di telegiornale che mostra un'anziana presa a schiaffi e pugni dalla badante.
Io trovo che situazioni simili debbano essere condannata da tutti coloro che credono nella civiltà.
Io penso che, prima di tutto, serva un cambio di cultura.
Ad esempio, per ciò che riguarda i disabili, si dovrebbe porre il problema della barriere architettoniche, di cui scrissi in un mio articolo su "Italia chiama Italia" nel 2009. Esso è intitolato "Barriere architettoniche? Non sono l'unico problema!" .
Riguardo ai bambini, bisogna che ci sia un'azione da tutti i livelli, dall'ONU alle istituzioni locali, per fare sì che certi abusi non ci siano più.
Prima di tutto, serve un cambio culturale.
Se non ci si mette in testa il fatto che i bambini ed i disabili siano soggetti deboli e che siano da aiutare...non si potrà fare nulla per loro.
Questo è l'impegno verso gli altri, di cui ho parlato nel precedente articolo su questo blog.
Vorrei invitare tutti a riflettere.
Cordiali saluti.

DATE A CESARE QUELLO CHE E' DI CESARE E A DIO QUELLO CHE E' DI DIO




Cari amici ed amiche.

Saranno letti nelle Sante Messe i brani del Libro del profeta Isaia (capitolo 45, versetti 1-4-6), del Salmo 95 (96) e della I Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi (capitolo 1, versetti 1-5b) e del Vangelo secondo Matteo (capitolo 22, versetti 15-21).
Il brano del Vangelo (che ho preso dal sito della Santa Sede) recita:

"[15] Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. [16] Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. [17] Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?". [18] Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: "Ipocriti, perché mi tentate? [19] Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro. [20] Egli domandò loro: "Di chi è questa immagine e l'iscrizione?". [21] Gli risposero: "Di Cesare". Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio". [22] A queste parole rimasero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono. ".

Con queste parole Gesù ci disse:
"State nel mondo ma non siete del mondo. ".
Infatti, Gesù non disse che i cristiani devono ribellarsi a un governo, salvo i casi in cui quest'ultimo faccia delle leggi ingiuste, come (ad esempio) quelle che impongono di fare del male al prossimo.
Per Gesù, il cristiano vero deve obbedire al governo perché quest'ultimo garantisce l'ordine e la civiltà.
In pratica, la parte che si deve a Cesare, ossia il contributo per fare sì che il Governo funzioni, deve essere data a Cesare, ossia al governo.
Il cristiano, però, vive nel mondo ma non è del mondo.
Infatti, egli deve aspirare alla "Patria nel Cielo".
Quindi, deve dare anche a Dio la propria parte di vita, non solo con la preghiera e la fede ma anche con opere degne, come l'aiuto verso il prossimo e l'impegno attivo nella società, dalla politica al volontariato, e con il lavoro onesto.
Il cristiano non può, quindi, isolarsi da tutto e da tutti.
Anche l'eremita, prima di essere tale, ha avuto una vita sociale.
In fondo, Gesù stesso accettò la condizione umana e con gli uomini condivise tutto fuorché il peccato.
Tutto ciò riassume il comandamento nuovo che, nel Vangelo secondo Giovanni (capitolo 13, versetto 34) è così riassunto in greco:

"Ἐντολὴν καινὴν δίδωμι ὑμῖν, ἵνα ἀγαπᾶτε ἀλλήλους, καθὼς ἠγάπησα ὑμᾶς ἵνα καὶ ὑμεῖς ἀγαπᾶτε ἀλλήλους."

e in italiano recita:

"Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.".

Questa è la migliore forma di amore verso Dio e verso il prossimo.
Oggi, purtroppo, sia l'obbedienza al governo e sia l'obbedienza a Dio sono viste come due cose difficoltose.
I fatti di ieri, in cui gli "indignados" hanno devastato Roma, lo dimostra.
Anche l'obbedienza a Dio è diventata un concetto difficile per molti, anche per i cristiani.
Tra questi ultimi vi è chi, magari, va a Messa alla domenica ma nei fatti si comporta in modo diverso.
Il discorso vale anche per chi attacca la Chiesa e la cultura cattolica che vengono viste come "castranti".
Per una certa cultura attuale, l'"uomo libero" è l'uomo che non ascolta la Chiesa né lo l'autorità civile.
Per una certa cultura attuale, l'"uomo libero" è quello che mette sé stesso prima di tutto e che si lascia dominare dalla proprie pulsioni.
Non è così, un uomo che si lascia dominare dalle proprie pulsioni e che è ingordo non è libero.
Un uomo che disobbedisce all'autorità civile come alla Chiesa (qualora sia credente) non è libero. E' schiavo delle proprie pulsioni e del proprio egoismo.
Quei delinquenti che ieri hanno spaccato le vetrine dei negozi ed incendiato le automobili a Roma non erano "uomini liberi".
Erano schiavi delle proprie pulsioni.
Allora, noi cristiani dovremo essere in prima linea per fare capire agli altri che si sta al mondo in un certo modo.
Cordiali saluti.

INDIGNADOS, I FIGLI DELL'ODIO!


Cari amici ed amiche.

Quanto sta succedendo a Roma è gravissimo ed inaccettabile!
Un'orda di persone, i cosiddetti "Indignados" hanno invaso la capitale con striscioni e bandiere politiche che, guarda caso, si riconducono a certi partiti che hanno per simbolo la falce ed il martello.
Vi sono i soliti membri dei centri sociali ed i black bloc.
Purtroppo, ci sono già stati danni alle vetrine dei negozi, alle automobili e quant'altro e tanta paura per gli abitanti di Roma, a cui sono vicino.
Questi "signori" sono i "figli dell'odio" e non persone indignate dal vedere una situazione che non è buona.
Questi "signori" sono aizzati da certi "predicatori d'odio", come certi politici, certi intellettuali e certi giornalisti.
Anch'io sono indignato per il fatto che ci sia una crisi e che non riesca a trovare il lavoro ma non spacco le vetrine dei negozi né brucio le bandiere e le automobili di altre persone, che magari le hanno comprate dopo tanti sacrifici.
Piuttosto, cerco di fare girare le idee costruttive su questo blog (e non solo), mi cerco un nuovo lavoro e cerco di mettere in atto iniziative che mi possano aiutare, come quella di mettere le pubblicità su questo blog che mi fanno guadagnare qualche soldo con ogni "click" con il mouse.
Per me questa è la migliore dimostrazione della mia indignazione.
Il vero indignato cerca di risolvere il problema e non va in giro per le piazze a spaccare la vetrina di una persona che fa il proprio onesto lavoro nel negozio.
Quei signori che spaccano le vetrine sono dei criminali.
Magari questi "signori" sono tutti "figli di papà", con cellulari costosi e portafogli da capitalisti!
Leggete questo articolo de "Il Giornale".
Sono vicino ai cittadini romani che stanno passando attimi di terrore.
Cordiali saluti.

ATTILIO MORDINI DI SELVA, "VERITA' DEL LINGUAGGIO"

Cari amici ed amiche.

L'amico Filippo Giorgianni, mi ha segnalato questo brano di Attilio Mordini di Selva.
Leggetelo:

"«Il macrocosmo e il microcosmo, la creazione e l’uomo, possono entrambi paragonarsi alla ruota. Nella tradizione cristiana il paragone è di Boezio, ma è presente in ogni tradizione spirituale come nel buddismo, nell’induismo e nella mitologia classica. È il rosone che si apre sulla facciata delle nostre chiese, il loto su cui diede il Buddha, la ruota del Sole e del tempo che dalla romanità antica è passata alle meridiane dei nostri monasteri. Se percorriamo nella sua lunghezza, movendo dalla periferia al centro il raggio di una ruota in azione, possiamo constatare che la velocità dei giri diminuisce sempre più in ragione proporzionale al nostro avvicinarci al centro stesso, benché immutata rimanga la velocità del moto di rotazione dell’intera ruota. E ciò perché più angusta è la circonferenza percorsa da un punto del raggio in ragione della minor distanza che la separa dal centro; e il centro è un unico punto, percorrendo l’asse, l’uomo si trascende. Il centro è d’altronde il punto che determina i giri di tutta la ruota, è il Purusha contemplante, mentre il resto della ruota è Prakriti, il mondo della prassi, quello che i buddisti chiamano mare del Sāmsāra. […] Se trasferiamo il simbolismo della ruota dall’uomo alla creazione intera, quel punto fermo è l’eternità dalla quale si snodano gli evi, si squadernano i secoli, si riversano i giorni a piene mani sulla faccia della Terra. La periferia della ruota, il mondo pratico nella sua manifestazione estrema, è il mondo fluido delle sensazioni e dei sensi; quello che Pascal chiamerebbe mondo del divertimento, da de-vèrtere, allontanandosi dal punto centrale. Per Agostino e per Boezio entrare in interiorem nomine significa trascendere i sensi nel sentimento, quindi nella ragione, ed infine nell’intuito, nel cuore dello spirito, nell’amore vero che nel poema di Dante “… muove il Sole e le altre stelle” (Paradiso, XXXIII, 145). E infatti quel punto è, come abbiamo detto, la via dell’asse, la via del cielo, la via sacra di Isaia, il theõrós (“osservatore” ambasciatore) che unisce l’uomo a Dio. I termini theõría e theós muovono dalla stessa radice. L’azione è il passaggio dalla potenza all’atto. Per San Tommaso Dio è atto puro; e nell’uomo, immagine di Dio, l’atto puro è contemplazione, quindi atto di Dio e dell’uomo al tempo stesso, o meglio presenza di Dio nell’uomo, ché l’uomo in quanto creatura non potrebbe essere capace da solo di atto puro. La pratica è la forza, l’aiuto ad attuare ciò che nell’uomo è potenziale; non vi può essere vera azione efficace che non proceda dalla teoria, dalla contemplazione, dall’atto sacro della Grazia e della libera volontà che aduna, unifica e assume in Dio il mondo della pratica, del divenire e della dynamis. Per passare efficacemente dalla potenza all’atto, quindi, è indispensabile ispirarsi all’atto già realizzato quale modello anteriore ad ogni azione e quale causa finale di ogni divenire; e quest’atto è appunto la presenza di Dio nell’uomo che si fa esperienza operante proprio nella contemplazione. L’uomo esteriore diviene sempre, e col divenire quasi si identifica, ma l’atto interiore con la sua presenza puntualizza ogni azione nell’identità del . L’io psichico e sensoriale è mutamento continuo, alternarsi incessante di gioia e di dolore, di pianto e di riso, di godimento e di sofferenza; il spirituale ed interiore è atto della presenza, è continuità di ciò che diviene o sembra divenire, ché non potrebbe divenire, né constatare alcun mutamento, se non fosse sempre lo stesso, come Prakriti non genererebbe se Purusha non lo fecondasse rimanendo in sé inalterato malgrado ogni trasformazione. E in questa presenza a se stesso e a Dio sta la memoria, l’intelletto e la volontà dell’uomo, che per San Bonaventura è immagine della Trinità nell’anima umana; sta la sua responsabilità tra il bene e il male; la responsabilità della scelta sul piano della dialettica, mentre sul piano dell’unità, della sintesi, dell’abbraccio con Dio, sta la piena realizzazione della personalità, il conseguimento del fine eterno; del fine che è principio, perché è ben quel Fine che crea l’uomo evocandolo dal nulla. Una pratica che non muova dalla teoria, un agire che non muova dalla contemplazione, è un assurdo, poiché non v’è azione che non abbia il suo principio e il suo fine nell’atto pur muovendosi dalla potenza, nel Verbo che è parola di Dio e dà vita e voce all’uomo. Una pratica che non è vera azione non crea, perché è priva di atto, cioè dalla parola che ha creato l’universo. Adamo può dar nome agli animali perché contempla Dio, e Dio glieli indica uno per uno davanti ai suoi occhi ancora casti ed innocenti. Quando si nega la contemplazione per la cosiddetta azione pura in una vita soltanto pratica, in realtà si continua a contemplare e si contempla il male. L’uomo si ribella così al suo primo Fattore e al tempo stesso alla puntualità del proprio essere che è immagine di Dio, alla radice della personalità che è il nome dell’uomo pronunciato dal Creatore nel fondo di ogni anima. La mistica della pratica è mistica del subcosciente, del caotico fluttuare di immagini e di impressioni incontrollate dalla volontà; e la scelta dell’uomo tende allora a deturparsi in bestiale riflesso condizionato; ogni vera libertà viene negata dall’arbitrio della libido in quello che per San Tommaso d’Aquino è il mondo dell’irascibile e del concupiscibile. È la mistica del nostro tempo; al Verbo si sostituisce lo slogan; la distrazione o l’ossessione alla redenzione. Dobbiamo render conto d’ogni parola oziosa, d’ogni parola cioè che non sia libera e consapevole adesione alla parola di Dio; e sono parole oziose tutte le azioni che non muovono dall’atto interiore della Grazia per elezione veramente libera, cioè per elezione nel bene. Se le parole non procedono dalla parola divina sono parole oziose, le azioni che non procedono dall’atto interiore della contemplazione sono dissipazione nel mondo della pura pratica, dell’illusione. E pertanto questa illusione acquista di giorno in giorno, per l’insipiente, una sua realtà, copia scimmiesca della realtà creata da Dio; e l’uomo, che nonostante tutto è immagine della divinità, crea il suo mondo demoniaco, l’inferno dell’angoscia.» ".

La cosa che distingue noi uomini dagli altri animali è la capacità di usare un linguaggio complesso e, quindi, la capacità di distinguere il Bene dal Male. Tutto ciò è la Sapienza. Per un animale uccidere un proprio simile può essere una questione di vita o di morte. In natura non esistono il Bene ed il Male. Per un uomo la cosa è ben diversa. Molto spesso, colui che uccide lo fa per fare del male. L'uomo, però, fu creato da Dio quale amministratore del Creato e quindi come colui che domina su tutti gli altri animali. Quindi, l'uomo è un piccolo riflesso di Dio sulla Terra. Egli esprime queste sue peculiarità nell'arte e nella parola scritta come in quella parlata.
Ciò, però, dà all'uomo grandi responsabilità.
Con questo suo potere, l'uomo può fare grandi cose come può provocare immani tragedie. La storia ce lo insegna.
Avere questo potere è quindi fonte di grande responsabilità verso Dio, verso gli altri e verso sé stessi.
Allora, noi uomini dobbiamo recuperare quel senso di responsabilità che comporta questo dono che Dio ci diede, il linguaggio, quindi la Sapienza.
Leggete anche questo articolo che mi è stato segnalato dall'amico Andrea Casiere che è intitolato "Il linguaggio dei segni".
Esso è un saggio di Padre Theodosios Maria della Croce che parla di questo grande dono di Dio.
Facciamone buon uso.
Cordiali saluti.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.