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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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martedì 13 settembre 2011

L'UNITA' D'ITALIA? FU FRUTTO DI UN PROCESSO CONTROVERSO!




Cari amici ed amiche.

Viosinate questo video che preso da Youtube e leggete questo articolo scritto sul sito della Milizia San Michele Arcangelo da don Marcello Stanzione.
Il testo recita:

"Quello che riguarda le origini della Massoneria è uno dei problemi più discussi nell'ambito della ricerca storica. Questo movimento si profila fin dalla fine del Medio Evo, quando la Massoneria operativa, cioè le corporazioni di arti e mestieri, tra le quali spiccano le corporazioni dei tagliatori di pietra o liberi muratori, si tramuta in Massoneria speculativa composta non più da artigiani, ma da nobili aristocratici, intellettuali, attratti dal simbolismo e dai rituali preesistenti. L'atto di nascita della Massoneria moderna coincide con il periodo illuminista e si fa risalire al 1717, con la fondazione della grande Loggia di Inghilterra a Londra, dove, nella chiesa di San Paolo, alcuni membri di corporazioni precedenti si fusero in un'unica, grande loggia o società segreta che prese il nome di Frammassoni (da Free maçons, cioè liberi muratori), in cui venivano ammessi anche i non artigiani. In origine, questa loggia non pretendeva di esercitare la sua autorità che sulle logge londinesi e si prefiggeva ...

... soltanto di mettere ordine in una realtà che già si agitava vivace da circa un secolo. Il passaggio dagli operativi agli speculativi era stato del resto molto graduale. Un sacerdote anglicano, James Anderson, compose nel 1723 le costituzioni della società, che sono considerate da molti come la Bibbia della Massoneria. In queste costituzioni si afferma tra l'altro la necessità del relativismo religioso e l'adesione al solo concetto deista che ritiene Dio "grande architetto dell'universo". Notiamo quindi proprio nell'epoca dell'Illuminismo, il profondo cambiamento ideologico della Massoneria, che in origine si ricollegava alle associazioni professionali del Medioevo che si formarono sotto la protezione e l'assistenza della Chiesa Cattolica.

Nel Medioevo infatti, il tirocinio per imparare un mestiere, comprendeva nello stesso tempo l'apprendimento della Legge divina, perché solo l'osservanza della Legge di Dio permetteva di raggiungere la perfezione ad ogni livello, perché la capacità professionale era intesa come un modo di servire Dio ed i fratelli. Ma, a poco a poco, si introdusse l'uso di accettare nuovi iniziati che non avevano alcuna intenzione di esercitare lo stesso mestiere degli altri e neppure talvolta avevano l'intenzione di lavorare manualmente. Le associazioni incominciarono a diventare più speculative, mentre la spiritualità cristiana veniva sempre più perdendosi.

Ad un certo punto la Massoneria smise di essere un'associazione di carattere professionale, e, addirittura. Incominciò ad insegnare una dottrina anticattolica ed una filosofia decisamente naturalista e deista.

Il deismo fu teorizzato dal grande viaggiatore inglese, Lord Herbert di Cherbury che, nel suo trattato intitolato "De veritate" del 1624, ammise come norma di verità la sola ragione umana che prescinde da ogni speciale rivelazione di Dio. Secondo Lord Herbert, gli elementi costitutivi del Deismo sono i cinque principi fondamentali comuni a tutte le religioni e cioè:

1) l'esistenza di Dio; 2) la necessità di tributargli un culto; 3) l'obbligo di praticare la virtù e la devozione; 4) l'orrore del peccato e la volontà di migliorarsi; 5) la fede in una retribuzione in questa e nell'altra vita.

Per i seguaci del Deismo tutto ciò che va al di là di questi principi è falsificazione della religione originale per opera del clero. La via del Deismo, aperta da Lord Herbert, fu seguita in Inghilterra da altri pensatori che proposero dei sistemi di filosofia religiosa e politica, tutti più o meno contrastanti con il Cristianesimo. La segretezza tipica della Massoneria non implica di per sé delle attività disdicevoli, ma è richiesta per condurre progressivamente l'individuo alla vera conoscenza, per riscoprire lo stato buono e razionale dell'uomo e la presenza in lui del divino. Giunti a questo punto, i massoni si ritengono in grado di coltivare le virtù tipiche del gentiluomo e del buon cittadino.

Specialmente nei Paesi anglosassoni protestanti, la Massoneria regolare raduna borghesi ed aristocratici senza entrare in alcun conflitto con le varie denominazioni protestanti di appartenenza. Al contrario, nei Paesi latini la Massoneria assunse dall'inizio un atteggiamento ostile verso la Chiesa Cattolica e la religione in generale. Nel 1733 la Massoneria arrivò in Italia e si aprirono logge a Firenze, Roma, Bologna e Napoli. Ma già cinque anni dopo il Papa Clemente XII, con la Lettera apostolica "In eminenti" proibì ai cattolici l'appartenenza a questa società segreta con la pena della scomunica. Il Papa Benedetto XIV, nel 1751, emanò contro la Massoneria, la Costituzione Apostolica "Providas Romanorum Pontificum".

Durante la lotta per il Risorgimento in Italia, la massoneria contribuì notevolmente ad inasprire gli animi contro la Chiesa e, grazie ai suoi uomini politici, esercitò un vasto influsso sulla vita pubblica italiana. Appartennero alla Massoneria personaggi come Garibaldi, Nigra, Lemmi, Lanza, Depretis, Crispi, Zanardelli ed altri ancora. Nel 1859 Cavour favorì la ricostituzione a Torino del Grande Oriente d'Italia a tendenza monarchica.

A Palermo, nel 1860, nacque un altro Grande Oriente massonico che proclama suo maestro Giuseppe Garibaldi; l'anno dopo a Napoli nascerà ancora un altro Oriente per iniziativa di Domenico Angherrà. Tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX, le Massonerie italiane e francesi diventano sempre più anticlericali approdando anche all'ateismo.

In Francia, per esempio, il ripudio di Dio nella forma tipicamente massonica di Grande Architetto portò ad una profonda crisi. La maggioranza dei massoni aderì al Grande Oriente di Francia che, nel 1878, eliminò dalle proprie costituzioni e dai propri rituali ogni accenno all'esistenza di Dio ed all'immortalità dell'anima. Comte e soprattutto Littré furono, nel XIX secolo, i principali apostoli della Massoneria politica, atea ed anticlericale, che dominò la Francia all'epoca della terza Repubblica. In Francia la Massoneria si accanì contro le congregazioni di insegnanti delle scuole cattoliche, come i Fratelli delle Scuole cristiane, ed impose la separazione tra Chiesa e Stato. In Italia, oltre a Garibaldi, si segnalarono per il proprio anticlericalismo massoni come Adriano Lemmi e Ernesto Nathan.

Nel 1884 il Papa Leone XIII con l'Enciclica "Humanum genus", prese di mira anzitutto questo tipo di Massoneria caratterizzata da anticlericalismo militante.

Ad ogni modo, al di là dei contesti o pretesti storici, esiste certamente una profonda incompatibilità tra il cattolicesimo e la Massoneria. Certamente risulta difficile stabilire un quadro unitario della Massoneria, tenuto conto della molteplicità delle logge e delle finalità ricercate da ciascuna di esse (finalità religiose, politiche, sociali, filantropiche, economiche), ma possiamo affermare senza timore di sbagliare che le Massonerie di alti gradi comportano tutte delle finalità religiose tendenti al raggiungimento di una conoscenza superiore.

Tutto ciò è testimoniato dallo stesso nome di alcune logge; ad esempio, il circolo degli illuminati dei Rosacroce ha il pellicano che nutre i propri piccoli nell'emblema del XVIII grado di iniziazione massonica. Su questo emblema è posta la scritta INRI sotto la croce che non significa Iesus Nazarenus Rex Iudeorum, ma Igne Natura Renovantur Integra (cioè la natura si rinnova pienamente con il fuoco).

Dagli ordini degli illuminati di Baviera, deriva la società Thule di Hitler, ed è interessante sapere come questo gruppo massonico, fondato nel 1918, prima cioè della ascesa al potere del partito nazista, avesse come simbolo la croce uncinata. Comunque, al di là degli aspetti politici e storici della Massoneria cui abbiamo di sfuggita accennato, ci interessa anzitutto analizzare il carattere religioso fondamentale che indirizza la Massoneria. Nel 1993 è stata emanata dalla Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede una dichiarazione sulla Massoneria in cui si afferma: "Rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l'iscrizione ad essa rimane proibita". Cerchiamo ora di reperire la ragione di questa incompatibilità così fortemente ribadita dal documento vaticano.

La Massoneria, come i suoi stessi membri la definiscono, è una società iniziatica con lo specifico intento di introdurre gli uomini ad una dottrina di tipo esoterico allo scopo di trasformare se stessi e la società nella quale operano.

Il massone Francesco Brunelli, nella sua pubblicazione "Principi e metodi di Massoneria operativa", parlando degli influssi esoterici sulla Massoneria, scrive: "Intendiamo riferirci al segreto dell'Arte reale consegnato da tempi immemorabili alle fraternità iniziatiche e che solo la Massoneria possiede nel suo seno e che si svela solo a chi riesce a percepirlo attraverso i simboli e i riti: quel segreto che si scopre lavorando su se stessi alla propria divinizzazione. Ma non è sufficiente lavorare su se sessi perché la Massoneria richiede ai suoi membri non solo il realizzarsi della propria ricostruzione, ma la partecipazione in qualità di massoni alla ricostruzione della società alla quale appartengono gli affiliati realizzando così il tempio dell'umanità intera".

Fra tutte le regole fondamentali delle associazioni massoniche vi è la credenza nella esistenza di Dio come Grande Architetto dell'Universo. Ora il Grande Architetto dell'Universo non si identifica con il Dio-persona dei cristiani, ma esprime una intelligenza divina non necessariamente distinta dal cosmo e dall'umanità, ossia è "la collettività di questi esseri individuali, considerata nel suo insieme".

La visione massonica del Grande Architetto dell'Universo è inconciliabile con il Dio-persona della rivelazione cristiana. Una diretta conseguenza di quanto abbiamo appena visto, riguarda la considerazione di Cristo. Per la Massoneria, Gesù non è Dio, bensì un personaggio inserito nella grande storia degli iniziati che hanno tracciato la strada che l'umanità deve seguire per raggiungere la sua progressiva emancipazione e trovare la sua dignità. Il massone Guido Francocci, nel suo libro "La Massoneria, nei suoi valori storici e ideali", a pagina 53 così scrive: "Rama, Zaratustra, Krishna, Budda, Hermes, Orfeo, Pitagora, Platone, Lao Tse, Confucio, Mosé, Gesù, Maometto dissero al mondo la loro parola togliendola dall'insegnamento iniziatici dei più remoti misteri". Come si nota, per la dottrina massonica Cristo è considerato solo un grande iniziato, al pari di Mosé od addirittura al pari di una figura mitica come quella di Orfeo.

Pertanto i massoni non riconoscono la realtà dell'incarnazione della seconda Persona della Trinità fatta uomo in un evento unico, irripetibile, storico e reale. Ancora, uno degli scopi ultimi della Massoneria è la costruzione del tempio dell'umanità divenendo essi stessi templi viventi. Brunelli nella sua opera, precedentemente citata, a pagina 13 così scrive: "Il lavoro del massone è duplice e nessuno dei due aspetti di esso deve essere posto in secondo piano. Egli deve compiere un lavoro individuale esoterico e contemporaneamente esoterico ... dando per scontato che il lavoro individuale è la conditio sine qua non, non solo per rimanere nella Massoneria, ma anche per essere qualificato massone".

La costruzione di questo tempio interiore e nello stesso tempo sociale rappresenta per i massoni una realtà "metafisica", che in tal modo diviene il valore supremo e quindi assolutizzato della dottrina massonica. Capiamo bene allora che siamo di fronte ad una elevazione dell'uomo che nulla ha a che fare con la logica della grazia cristiana. La costruzione del tempio massonico è una conquista dell'uomo realizzata attraverso un cammino iniziatici di stampo esoterico. Qualche tempo fa il settimanale cattolico Il Sabato intervistò l'ex gran maestro del Grande Oriente d'Italia, il signor Armando Corona, il quale alla domanda del giornalista: "Che cosa spinge oggi i giovani ad entrare nella Massoneria?", così rispose: "Quelli che fra di loro non hanno la fede cristiana sono alla ricerca di una Chiesa laica e quindi si rivolgono ad organizzazioni laiche che diano però contemporaneamente dei valori di vita". Quindi la Massoneria offre dei valori alternativi alla fede cristiana e possiamo ritenere la Massoneria un movimento pseudo-religioso che si presenta in alternativa al Cattolicesimo.

In conclusione, la perversità cospiratrice dei massoni può certamente sembrare una grossolana esagerazione, quando si considera, da una parte, la relativa discrezione politica della massoneria attuale e, dall'altra, la moderazione e l'elevatezza morale della Massoneria storica; è quindi ingiusto attribuire ai massoni la responsabilità di tutti i mali della società. Ciò non toglie che la Massoneria fanaticamente anticlericale della fine del XIX secolo, è la conseguenza logica della Massoneria Deista del XVIII secolo. Le costituzioni massoniche del 1723 esaltano "una religione in cui tutti gli uomini si trovano d'accordo, lasciando a ciascuno le proprie opinioni, quella cioè di essere uomini buoni e leali, uomini d'onore e di onestà, qualunque siano le denominazioni che intervengano a distinguerli". Questo tipo di liberalismo religioso di matrice massonica esclude completamente ogni autorità rivelata.

La Chiesa si oppone alla Massoneria perché in essa vi ha riconosciuto una filosofia fondamentalmente anticattolica, riservata ad una élite, basata su una morale puramente naturalistica e su un umanesimo razionalista e quindi in ultima analisi inconciliabile con la salvezza che solo in Cristo Gesù morto e risorto è offerta all'umanità.".

Sulla storia della Massoneria, ho già scritto molto. Leggete l'articolo intitolato "Massoneria è cattolicesimo, dov'è la divergenza?". Ora, voglio parlare del rapporto che ci fu tra il processo di unficazione del nostro Paese e la libera muratoria. Senza dubbio, fu un rapporto molto stretto. Giuseppe Garibaldi era massone, come lo erano Cavour e tanti altri protagonisti del processo che portò all'unificazione dell'Italia. Se pur non iscritto alla massoneria, Giuseppe Mazzini fu un esoterista convinto. Egli credeva in dottrine metafisiche che contemplavano anche lo gnosticismo e la reincarnazione. Inoltre, egli era molto apprezzato in ambienti massonici. Nata come tra le gilde che nel Medio Evo facevano le cattedrali (e quindi tutelata dalla Chiesa), la massoneria assunse la connotazione di associazione segreta ed iniziatica in cui entrarono varie forme di pensiero. La sua segretezza favorì anche lo sviluppo di gruppi anticlericali ( se non anticristiani) al suo interno. Ora, è noto che nel Risorgimento e nel processo di unificazione del nostro Paese, la massoneria ebbe un ruolo fondamentale. Essa divenne il veicolo per certe idee contrarie alla Chiesa e ai regni preesistenti, tranne il Regno di Sardegna. Ora, viene spontanea questa domanda.
Perché fu proprio il Regno di Sardegna lo Stato che promosse l'unficazione del nostro Paese?
Avrebbe potuto essere lo Stato Pontificio o il Regno delle Due Sicilie, il promotore dell'unificazione dell'Italia.
Invece, fu il Regno di Sardegna. Il motivo fu molto semplice. Quel regno, infatti, fu già infeudato da certe logge massoniche ed anticlericali. Le "Leggi Siccardi" del 1850 fu la dimostrazione di ciò. Questa legge, infatti, promosse una politica anticlericale che già rafforzava quella precedente che fu neogiurisdizionalista. Quest'ultima, ad esempio, favorì l'espulsione dei Gesuiti non piemontesi, sopprimendo di fatto la Compagnia di Gesù. Se voi guardate la chiesa della Gran Madre di Dio (che si trova a Torino), noterete che la statua della Religione, quella che si trova alla destra di chi guarda (alla sinistra della chiesa), reca la tiara del Papa sotto lo scranno su cui è seduta. Il messaggio è chiaro. Quella statua indica che la Torino del XIX fu anticattolica e massona. Vista anche la vicinanza con la Francia, questa teoria è confermata. Quindi, le logge massoniche britanniche ebbero tutto l'interesse a sostenere la causa di Garibaldi, Cavour e soci.
Bisogna tenere conto del fatto che quelle logge massoniche fossero state legate a gruppi protestanti ed antipapisti. Inoltre, ricordo che i Britannici controllavano già Malta, che fu rivendicata dal re delle Due Sicilie, e vedevano in quello che voleva fare Garibaldi un mezzoi per potere espandere la loro influenza anche in Sicilia. Questo dimostra che la Sicilia fu una terra ricca e molto importante. Quindi, si può dire che l'unificazione d'Italia fosse stata fatta contro la Chiesa, con un processo innaturale. Infatti, tutti i grandi Stati si fecero sotto l'ombra del campanile. Qui, invece, si fece contro la Chiesa. Questo fu già un elemento di frattura tra la società italiana che proveniva dalle varie esperienze pre-unitarie e che era cattolica ed uno Stato che esisteva solo come istituzione artificiosa e fatta contro la Chiesa. Forse, quell'Italia che avrebbero voluto fare Garibaldi e soci non è mai esistita. Per fortuna e così perché il nostro Paese ha valori ben più profondi di ciò che Garibaldi ed i vari pensatori ad egli contemporanei e legati avrebbero voluto inculcargli. Forse, serve una lettura più critica di ciò che successe nel Risorgimento, periodo che forse non fu così positivo, rispetto a come viene descritto dalla storiografia ufficiale.
Cordiali saluti.

lunedì 12 settembre 2011

MESSINA E LA BATTAGLIA DI LEPANTO







Cari amici ed amiche.

Quando ero a Messina (nella mia vacanza in Sicilia, di cui ho parlato nell'articolo intitolato "Il mio viaggio in Sicilia"), uscendo dalla Piazza del Duomo, mi sono imbattuto in una statua che ritrae un personaggio storico molto importante, don Giovanni d'Austria (Regensburg (Ratisbona), 24 febbraio 1547, Bouges 1 ottobre 1578). Fratellastro del re di Spagna Filippo II d'Asburgo (Valladolid 21 maggio 1527-El Escorial 13 settembre 1598), don Giovanni d'Austria fu uno dei protagonisti assoluti della celebre Battaglia di Lepanto, la battaglia navale che fu intrapresa nel 1571 contro i Turchi. Questi ultimi, infatti, agirono su richiesta di una fatwa, un decreto religioso islamico. Dopo la Battaglia di Mohács (o Mohácz) del 1526, in cui, capitanati dal sultano Solimano il Magnifico (Trabzon (Trapezunte-Trebisonda), 1494- Szigetvar 1566), sconfissero i cristiani, invadendo l'Ungheria e mettendo a rischio anche città come Vienna e, forse, anche Praga. Del resto, già dal 1453, anno della caduta di Costantinopoli, i Turchi coltivavano il sogno di arrivare a Roma, di ribattezzarla Kizil Elma (La Mela Rossa) e di trasformare la basilica di San Pietro in moschea. Se non fosse fallito l'attacco pepetrato ad Otranto nel 1480 ( che però fece un numero impressionante di morti) e se non fosse morto il sultano Mehmet II Fatih (Edirne (Adrianopoli), 29 marzo 1432-Gebze 3 maggio 1481) ci sarebbero riusciti.
Ora, secondo questa fatwa, i Turchi avrebbero dovuto conquistare tutti i territori che facevano parte del vecchio Califfato arabo, comprese la Spagna, Malta, la Sardegna, la Sicilia, Malta, Creta e Cipro.
Proprio quest'ultima isola fu attaccata nel 1570.
I Turchi attaccarono Cipro (che dal 1489 era sotto la Repubblica di Venezia) ed il 16 agosto del 1570, Nicosia cadde. Il governatore della città, Niccolò Dandolo, fu trucidato. La sua testa fu inviata in una cesta a Famagosta, durante l'assedio.
Famagosta, invece, rimase veneziana fino al 1 agosto 1571, anno in cui si consegnò ai Turchi, capitanati dal pascià Lalà Mustafà che, dopo onorevoli promesse, umiliò, mutilò ed uccise il governatore Marcantonio Bragadin. Quest'ultimo fu scorticato vivo e la sua pelle fu issata sul pennone della nave. Fu portata ad Istanbul, ove fu oggetto di scherno. Per via traverse, tornò a Venezia.
Da qui nacque l'idea della Battaglia di Lepanto. Papa Pio V (Bosco Marengo (Alessandria), 17 gennaio 1504-Roma, 1 maggio 1572) voleva bloccare l'avanzata dei Turchi.
Egli indisse una vera e propria missione per soccorrere i Veneziani a Famagosta.
E così, chiamò in aiuto i sovrani cattolici d'Europa.
A tale appello risposero l'Impero Spagnolo di re Filippo II, la Repubblica di Venezia, la Repubblica di Genova, il Ducato di Urbino ed i Cavalieri di Malta, che con lo Stato Pontificio, fecero una Lega Santa.
La flotta fu costituita da 206 navi e tra queste vi furono:
  1. 12 galee di Cosimo de' Medici.
  2. 12 galee dello Stato Pontificio.
  3. 36 galee del re di Spagna, che partirono da Napoli e dalla Sicilia.
  4. 22 galee del re di Spagna che partorono da Genova.
  5. 6 galeazze veneziane.
  6. 104 galee sottili veneziane
  7. 3 galee del duca di Savoia.
  8. 3 galee dei Cavalieri di Malta.
Il comando fu affidato a don Giovanni d'Austria, insieme al doge di Venezia, Sebastiano Venier (Venezia, 1486-Venezia 1578) e all'ammiraglio pontificio Marcantonio Colonna (Lanuvio 1535-Medinaceli 1584) . La ragione di ciò non fu solo una questione di prestigio ma anche politica. Re Filippo II temeva di essere rovesciato dal trono spagnolo e che don Giovanni d'Austria potesse diventare re al suo posto. il 14 agosto 1571, a Napoli venne consegnato a don Giovanni il vessillo benedetto dal Papa. Fu l'inizio della spedizione. In seguito, la flotta cristiana si trasferì a Messina, ove si riunì, si preparò e partì per l'Oriente.
E così, il 07 ottobre 1571, iniziò la spedizione che cambiò la storia.
Messina fu già una delle basi delle Crociate del Medio Evo.
Si ritrovò, quindi, ad essere la base di una nuova crociata.
Essa divenne un enorme cantiere navale in cui si facevano tutti i preparativi per quella memorabile battaglia.
Se foste vissuti nella Messina di quel periodo, avreste visto carpentieri indaffarati nella riparazione e nel controllo delle navi, soldati nell'atto di preparare le armi, cavalieri che (forse per cercare un po' di gloria) facevano la fila per essere arruolati, mercanti che portavano cibi e spezie per gli ospiti illustri, preti che dicevano Messa ogni ora e che davano benedizioni e tante altre figure.
Si sentivano varie lingue, come le varie parlate italiane (come il ligure, il veneto, il napoletano ed il siciliano), lo spagnolo, il maltese, il latino e forse anche l'inglese di qualche esule in fuga dall'Inghilterra della regina Elisabetta I Tudor che decise di combattere al servizio del Papa e della Chiesa di Roma, per la quale dovette lasciare la patria.
A Messina venne il mondo intero.
Sicuramente, i mercanti avranno fatto lauti affari, molti cavalieri erranti avranno visto in quell'impresa un'occasione per avere un po' di gloria e molti avranno ricevuto una benedizione che sarebbe potuta essere l'ultima.
Il lavoro non mancò.
Il 07 ottobre 1571, la missione partì e la contro i Turchi si svolse a Lepanto, in Grecia.
Fu una battaglia corpo a corpo, in cui morirono tante persone, 30.000 uomini.
Ne valse la pena. Il 18 ottobre 1571, giunse a Venezia la notizia della vittoria cristiana.
Della "Battaglia di Lepanto", scrissi anche in un precedente articolo intitolato "Battaglia di Lepanto, un piano sventato".
Qui raccontai anche di un episodio soprannaturale che vide come protagonista Papa Pio V che ebbe una visione.
Le parole esatte sono queste:

" Mentre il tesoriere gli elencava in resoconti dello Stato della Chiesa, il Papa aprì una finestra, si affacciò e guardò con attenzione.Tornato verso i funzionari, disse:"Lasciamo perdere adesso".
Fu un ordine e poi aggiuse: "Dobbiamo andare a ringraziare Dio che ha concesso la vittoria alla flotta cristiana" ".

Infatti, il 21 ottobre 1571, gli fu riferito che la flotta cristiana vinse la battaglia di Lepanto.
Ora, vi invito a visionare il video che ho preso da Youtube.
Questo video mostra la Battaglia di Lepanto nei suoi numeri. Inoltre, parla anche di un intervento della Vergine Maria. Effettivamente, lo stesso Papa Pio V istituì nel 1572 la festa della Madonna della Vittoria, divenuta poi festa del Santissimo Rosario. Del resto, non sembra casuale il fatto che questa missione fosse partita da Messina, una città che con Maria ha un legame importante, come dimostra la lettera rivolta ai messinesi che pare fosse stata scritta da ella stessa. E così, se andate a Messina, sostate vicino allo Stretto e guardate quella bella statua della Madonna, il cui piedistallo reca la scritta "VOS ET IPSAM CIVITATEM BENEDICIMIS", "Noi benediciamo voi e questa città", le parole della sua lettera. Inoltre, passate davanti alla statua di don Giovanni d'Austria e riflettete. Molti uomini morirono in quella battaglia per salvare l'Europa. Non rendete vano il loro sacrificio. Chi è capace di intendere...intenda!
Cordiali saluti.

ARTICOLO DI RICCARDO GHEZZI, "LE RADICI DEL RAZZISMO DEL '900? MARX ED ENGELS", IL COMMENTO

Le radici del razzismo del ’900? Marx ed Engels

C’è qualcosa di strano negli “anti-razzisti” in bandiera rossa con falce e martello dei giorni nostri. Qualcosa che non torna. Come al solito, quel qualcosa che non torna è la scarsa conoscenza della storia dei compagni.
Già, perché gli “anti-razzisti” di oggi, che ideologicamente si rifanno al comunismo e ai teorici Marx ed Engels, ignorano che il razzismo del ’900 ha dei padri che sono vissuti un secolo prima: Marx ed Engels, per l’appunto.
Due pensatori razzisti, neppure troppo velatamente. Basterebbe studiarli per saperlo, ma certo non si può pretendere che marxisti o engelsiani leggano opere e aforismi dei loro beniamini.

Lo studio dei testi di Marx ed Engels ci mostra che il genocidio, razziale o di classe, è una teoria propria al socialismo

L’ha scritto il filosofo e politico francese Jean-François Revel nella sua prefazione al libro «La littérature oubliée du socialisme» di George Watson.
Aveva ragione.
Engels, nel 1849, invocava lo sterminio degli ungheresi che si erano ribellati all’Austria. Lo scriveva in un articolo pubblicato sulla rivista diretta proprio dal suo amico Karl Marx, la «Neue Rheinische Zeitung». Lo stesso articolo sarà riportato da Stalin, nel 1924, in «Fondamenti del Leninismo», in realtà spudoratamente copiato da un saggio del segretario Ksenofontov, al quale è stata vietata la pubblicazione della sua opera (troppo simile a quella che Stalin aveva spacciato per farina del proprio sacco) prima di essere fatto fucilare negli anni ’30. Ma non andiamo fuori tema.
Engels desiderava candidamente l’estinzione di ungheresi, serbi e altri popoli slavi, e poi ancora baschi, bretoni e scozzesi.
In «Rivoluzione e controrivoluzione in Germania», pubblicato nel 1852 sulla stessa rivista, era Marx in persona a chiedersi come fare per sbarazzarsi di “queste tribù moribonde, i boemi, i corinzi, i dalmati, ecc…”.
Il concetto di autodeterminazione dei popoli non era proprio ben visto da Marx ed Engels, per usare un eufemismo.
Ma Engels ha rincarato la dose nel 1894. In una lettera ad uno dei suoi corrispondenti, W. Borgius, l’intellettuale comunista tedesco scriveva:

Per noi, le condizioni economiche determinano tutti i fenomeni storici, ma la razza è anch’essa un dato economico

La “razza”. Chi l’avrebbe detto. Cosa Engels volesse intendere, l’ha chiarito meglio nel suo Anti-Duhring:

Se, per esempio, nel nostro paese gli assiomi matematici sono perfettamente evidenti per un bambino di otto anni, senza nessun bisogno di ricorrere alla sperimentazione, non è che la conseguenza dell’eredità accumulata. Sarà al contrario molto difficile insegnarli a un boscimane o a un negro d’Australia

Parole che farebbero impallidire persino il tanto vituperato (dai compagni) Mario Borghezio. La superiorità razziale dei bianchi è una verità scientifica per i fondatori del socialismo, ed anche per i loro adepti.
H. G. Wells e Bernard Shaw, intellettuali socialisti del ’900 e grandi ammiratori dell’Unione Sovietica, per esempio rivendicavano il diritto di liquidare fisicamente le classi sociali che ostacolavano o ritardavano la Rivoluzione socialista. Stupiscono soprattutto le parole di Bernard Shaw riportate sul periodico The listener nel 1933, con le quali invitava scienziati e chimici a “scoprire un gas umanitario che causa la morte istantanea e senza dolore, insomma un gas «civile» , mortale ma umano, sprovvisto di crudeltà”. Anche il nazista Adolf Eichmann, durante il processo a Gerusalemme nel 1962, ha invocato in sua difesa il carattere umanitario dello zyklon B, usato per uccidere le vittime della Shoah.

Torniamo a Marx. Egli, ebreo auto-rinnegato, definiva il suo rivale e critico Ferdinand Lassalle con queste parole:

Vedo ora chiaramente che egli discende, come mostrano la forma della sua testa e la sua capigliatura, dai Negri che si sono congiunti agli Ebrei al tempo della fuga dall’Egitto, a meno che non siano sua madre o sua nonna paterna che si sono incrociate con un negro. L’importunità di quell’uomo è altresì negroide.

E poi ancora:

Il negro ebreo, un ebreo untuoso che si dissimula impomatandosi e agghindandosi di paccottiglia dozzinale. Ora questa mescolanza di giudaismo e germanesimo con un fondo negro debbono dare un bizzarro prodotto

Léon Poliakov, storico e filosofo francese di origine russa vissuto nel ’900, così ha definito Marx:

Marx restava influenzato dalle gerarchie germanomani, si rifaceva all’idea dell’infuenza del suolo di Trémaux, un determinismo geo-razziale che fondava agli occhi di Marx l’inferiorità dei negri

Lo stesso si potrebbe dire per Engels. Impossibile pretendere che gli scalmanati dei centri sociali, armati di spranghe e bandiera rossa, sappiano queste cose. Ma che almeno coloro che si rifanno alle idee di Marx ed Engels abbiano il buon gusto di non definirsi “anti-razzisti”.


Cari amici ed amiche.

Sul blog "Questa è la Sinistra italiana" è comparso questo articolo interessante di Riccardo Ghezzi. L'ho messo qui sopra, in modo che tutti possiate leggerlo. Ringrazio l'amica Stefania Ragaglia, un'altra brava ragazza, che l'ha messo su Facebook. Quella marxista è un'ideologia razzista. E' un'ideologia fondata sullo scontro tra ricchi e poveri che fa del razzismo, come quello religioso, in nome dell'ateismo. Addirittura, i vari "intellettuali" di sinistra, parlano di "teorie antropologiche" che vedono i comunisti superiori agli altri. Questa è idea è già una forma di razzismo. Infatti, non esiste solo il razzismo di natura etnica o religiosa ma anche quello di natura culturale e sociale. Quando il comunista parla di certe "categorie persone cattive" (come gli imprenditori o i commercianti) da contrapporre ad altre, fa un discorso razzista. Quando il comunista, con il suo linguaggio forbito, definisce "stupido" o "ignorante" chi la pensa in modo diverso da lui oppure "cerca di fargli capire le cose", fa un discorso razzista. Quando il comunista "invoca" la patrimoniale per colpire determinate categorie di persone, fa un discorso razzista. Il comunismo è un'ideologia che si fonda sullo scontro. E' un'ideologia manichea che vede il bene solo dalla sua parte ed il male in tutto il resto. Il comunista si dice libero ma, in realtà, è schiavo della sua ideologia e della sua spocchia. Questa è la vera "essenza del comunismo".

Cordiali saluti.

POPOLO DELLA LIBERTA', LA NUOVA STAGIONE DEI CONGRESSI

Cari amici ed amiche.

A fine ottobre, ci saranno i congressi del Popolo della Libertà.
Ciò è stato annunciato dal presidente Berlusconi.
Riparte il rilancio del Popolo della Libertà, dopo un periodo di appannamento, dovuto in parte alla crisi, che mette a dura prova i consensi di tutti i partiti di governo, in parte alle scissioni, come quella di Futuro e Libertà per l'Italia, ed in parte a situazioni locali .
Come ha detto lo stesso presidente, il partito dovrà essere a contatto con la gente.
Le peggiori sconfitte del partito ci sono state ove e quando esso ha manifestato delle divisioni interne.
Questo deve fare riflettere.
Il partito deve agire unito, dal livello delle istituzioni nazionali, a quello dei circoli locali.
Se non fa così, rischia solo di fare dei regali a questa sinistra che è tenuta insieme solo dall'antiberlusconismo e dall'avversione verso il centro destra.
Le coalizioni fatte così non fanno bene.
Cordiali saluti.

CASO ERDOGAN, COMMENTO ALL'ARTICOLO DEL BLOG "LA CROCE E LA SPADA"

Cari amici ed amiche.


Vi presento il blog "La Croce e e la Spada". Esso è stato fatto da uno studente di Mirandola (Modena) che è in contatto con me. E' un bravo ragazzo ed è anche motivato. Ho trovato molto interessante l'articolo che parla del premier turco Tayyip Erdogan.
Leggetelo:




"Ricorderete il blitz degli incursori israeliani il 31 maggio 2010 contro la “Freedom flotilla”, convoglio “umanitario” che tentava di rompere il blocco navale di Israele a Gaza per portare aiuti ai terroristi palestinesi. Messo piede sul ferry turco Mavi Marmara, gli israeliani dovettero sparare sull’equipaggio che la aveva attaccati. Nove cittadini turchi morirono. Appreso di recente che l’ONU aveva stilato un rapporto in cui condannava l’uso “eccessivo e irragionevole” della forza nel raid, ma che Israele aveva il diritto di esercitare il blocco navale come autodifesa, il premier turco Tayyip Erdogan ha definito lo Stato ebraico un “bambino viziato”. Ha espresso, inoltre, l’intenzione di recarsi presto a Gaza, mentre già il 2 settembre l’ambasciatore israeliano ad Ankara era stato espulso. Rimasti intatti gli accordi commerciali, molto importanti economicamente per la Turchia, sono stati interrotti quelli di cooperazione militare. Per il ripristino dei rapporti, il governo di Ankara pretende le scuse ufficiali di Israele, senza le quali “non è possibile nessun compromesso”, e risarcimenti per le famiglie delle vittime. A frenare la riconciliazione è la difficoltà di convincere il Ministro degli Esteri di Tel Aviv, il “falco” Avigdor Lieberman. La Turchia ha anche annunciato l’avvio di una procedura per contestare di fronte alla comunità internazionale la legalità del blocco navale israeliano, e una maggiore vigilanza nella zona da parte della sua flotta. (TMNews)

Tayyip Erdogan, Premier turco
Non c’è da meravigliarsi di quanto è successo. Anzi, mi chiedo come mai sia accaduto solo ora. Ormai lontani i tempi di Kemal Ataturk, oggi il governo di Ankara è islamico-conservatore, in sostanza non dissimile da quello iraniano. Più che naturale, quindi, che vada d’accordo con Hamas, l’organizzazione terroristica che governa i palestinesi. È evidente che il blitz dell’anno scorso sia stata solo l’occasione per uscire allo scoperto, dichiarando apertamente il sostegno a Hamas. Israele si trova quindi sempre più solo, circondato completamente da Paesi che bramano la sua distruzione. Mentre l’Europa, che da culla della civiltà dovrebbe ergersi a paladina della Libertà, continua a considerare la Turchia un ‘ponte’ verso il Medio Oriente, ed eminenti personalità chiedono a gran voce il suo ingresso nell’Unione Europea. Poco importa che la Turchia non faccia parte dell’Europa né geograficamente né culturalmente. I filoislamici, che chiudono occhi e orecchie di fronte a tutte le atrocità commesse in ogni luogo dai seguaci di Allah, in nome del pacifismo e dell’amore fra i popoli tendono loro la mano, senza temere che venga preso loro tutto il braccio. E vomitando fango su tutti coloro che danno l’allarme sull’invasione islamica, che, come un cancro, sta tramutando l’Europa in Eurabia, per citare Oriana Fallaci. Questi ‘pacifisti’, che sono i primi a sparare a zero contro la Chiesa, gli stessi che hanno escluso di riconoscere le radici cristiane dell’Europa, sembrano non vedere, colpevolmente, le implicazioni di una possibile entrata in Europa della Turchia. Io sto parlando di fatti reali, sotto gli occhi di tutti, cioè che la Turchia non riconosce Hamas come organizzazione terroristica nonostante i razzi che da Gaza cadono ogni giorno su Israele. E nonostante quello che dica non sia altro che la verità potrei essere accusato di razzismo, xenofobia e istigazione allo scontro di civiltà. Sono fiero, d’altra parte, di dire cose politicamente scorrette, perché solo così la civiltà occidentale potrà essere svegliata da quel sonno di valori e di ragione che sta permettendo alle orde islamiche di invadere l’Europa. Erdogan è uscito allo scoperto, con le sue dichiarazioni. La sua intenzione di fare una visita a Gaza è un implicito messaggio a Israele: “anche noi vi distruggeremo”. Solo volendolo si può non pensare alla Turchia come ad un potenziale nemico dell’Occidente. Il suo governo islamico ne fa un Paese pericoloso. Quando l’Islam assume anche il potere politico, un Paese diventa una polveriera, una minaccia per qualsiasi stato non musulmano, e un possibile covo di terroristi. Basti pensare al fatto che quasi tutte le guerre che insanguinano il mondo coinvolgono un Paese islamico: le Tigri Tamil nello Sri Lanka, gli indipendentisti musulmani nelle Filippine, il Pakistan nel Kashmir, le stragi a Timor Est, in Nigeria, in Cecenia, in Egitto e nel Darfur, l’Iraq e l’Afghanistan. Quasi sempre, quindi, contro i cristiani.

La Mavi Marmara, della Freedom Flotilla
Ma i ‘politicamente corretti’ non ci pensano, non danno peso a questi eccidi. Bisogna, secondo loro, essere amici dell’Islam per essere veramente amanti della pace nel mondo. I primi fra costoro sono ovviamente gli intellettuali di sinistra. Proprio coloro che accusano la Chiesa di ingerenze e di abitudini medievali sono i migliori amici dell’Islam, religione incivile per antonomasia. E le associazioni laiciste, gli atei e i gruppi omosessuali, tanto pronti ad attaccare la Chiesa, stanno zitti. Forse perché attaccare gli islamici è un po’ troppo pericoloso.
Un altro Paese è caduto nelle mani dei fondamentalisti islamici, proprio quella Turchia che doveva essere il tramite fra il mondo civile e quello musulmano. È utopia che l’Occidente finalmente reagisca? Spero di no. Molti hanno già tentato di svegliare l’Europa. Il loro appello va raccolto subito.
Pubblicato da Antares a 15:05".

Non posso che essere d'accordo con quanto scritto. E' evidente che in Turchia vi sia una situazione in cui l'Islam fondamentalista sta prendendo sempre più piede, a scapito della laicità.
L'equilibrio tra chi vuole mantenere una Turchia laica e chi è favorevole ad una sua islamizzazione è molto precario.
Quindi, l'Europa farebbe bene a stare attenta all'evoluzione degli eventi in Turchia, visto che tale Paese è candidato ad entrare nell'Unione Europea.
Se questo Paese dovesse entrare nell'Unione Europea in queste condizioni, vi sarebbe il rischio di una diffusione del fondamentalismo islamico su larga scala.
Inoltre, potrebbe esserci il condizionamento anche dei rapporti tra Israele e l'Unione Europea stessa.
Qui, davvero, c' è il rischio di vedere Israele isolato.
In fondo, i fondamentalisti islamici sperano in ciò. Quanto successo all'Ambasciata israeliana in Egitto deve farci preoccupare.
Inoltre, anche la Turchia ha rotto rapporti con Israele, proprio in seguito a quanto successe alla "Freedom Flotilla", episodio in cui lo Stato ebraico esercità il diritto di difendersi.
Quindi, mi auguro che l'Europa si svegli e segua l'evolversi degli eventi con criterio. Ne va anche del nostro futuro.
Cordiali saluti




RE CARLO I STUART? ERA FILOCATTOLICO!



Cari amici ed amiche.

Leggete questa storia del Santo che è raffiguato in questa foto:

"10 settembre SANT'AMBROGIO EDOARDO BARLOW Sacerdote benedettino, martire 1585 - Londra, Inghilterra, 10 setembre 1641 Martirologio Romano: A Londra in Inghilterra, sant’Ambrogio Edoardo Barlow, sacerdote dell’Ordine di San Benedetto e martire, che per ventiquattro anni consolidò nella fede e nella pietà i cattolici nella regione di Lancaster e, arrestato mentre predicava nel giorno della Pasqua del Signore, dopo la prigione, fu condannato a morte sotto il re Carlo I perché sacerdote e impiccato a Tyburn. Edoardo Barlow nacque nel 1585, quarto di quattordici figli, da Alessandro Barlow di Barlow (presso Manchester), e compì i suoi studi umanistici a Douai. Nel 1610 si recò a Valladolid per addottorarsi in filosofia e teologia, ma ben presto tornò a Douai e nel monastero di S. Gregorio, di cui era abate il fratello Rudesind, vestì l'abito benedettino prendendo il nome di Ambrogio. Un anno dopo la professione, avvenuta nel 1616 (cf. The Doivntìde Kevìew, XLV (1927J, pp. 199-218; XLVr [1928], pp. 94 sgg.), Barlow fu ordinato sacerdote e inviato subito alla missione inglese. Centro della sua opera fu Morleys Hall, presso Manchester, da cui per quasi ventiquattro anni si irradiò il suo benefico apostolato. Barlow fu modello di povertà e di rinunzia, e la sua pazienza sembrava invincibile. Di salute malferma, consultò una sola volta un medico, che gli prescrisse, come cura, di « bere una tazza di latte fresco la mattina e di mangiare una mela bruciata la sera ». Nel 1628, secondo Challoner, Barlow somministrò gli ultimi sacramenti al b. Edmondo Arrowsuulh incarcerato, che, dopo la sua morte, apparve in sogno a Barlow promettendo anche per lui la palma del martirio. L'opera di Barlow continuò per altri tredici anni in questa prospettiva. Quattro volte il monaco fu imprigionato e altrettante rilasciato, finché nel marzo 1641 il re Carlo I fu costretto a ordinare a tutti i sacerdoti di abbandonare l'isola, se non volevano essere processati come traditori. La Pasqua dello stesso anno, Barlow fu catturato mentre celebrava i sacri misteri e imprigionato nel castello dì Lancaster. Dopo quattro mesi di carcere, condotto dìnnazi a Sir Robert Heath, Barlow fu condannato a morte l'8 sett. 1641, con la formula usuale. Qualche giorno prima un capitolo generale dei Benedettini della Congregazione inglese, aveva designato Balow a succedere al fratello Rudesind, dimissionario dal priorato dì Coventry. Il venerdì 10 sett. 1641, Barlow fu condotto al patibolo e, dopo aver compiuto tre giri intorno al palco recitando il Miserere, fu impiccato. Prima di morire, aveva respinto gli argomenti di coloro che volevano disputare con lui, dicendo: «Ora ho da fare di meglio che ascoltare le vostre buffonate ». Barlow, la cui festa si celebra il 10 sett. nell'Ordine benedettino, fu beatificato da Pio XI il 15 dic. 1929. A Wardley Hall (ora residenza episcopale della diocesi di Salford) si trova una testa che è detta essere quella di Barlow, mentre la mano sinistra è nella abbazia di Stanbrook (Worcestershire). Altre relìquie sono conservate a Downsìde, Stonyhurst e altrove. Esiste dì Barlow un ritratto ad olio e un busto ligneo (cf. The Downside lieview, XI.TV [I926]).".

Questa è la storia di Sant'Ambrogio Edoardo Barlow, uno dei martiri dell'Inghilterra del XVII secolo.
Nel periodo compreso tra il 1625 ed il 1649, regnò re Carlo I Stuart.
Ora, voglio tornare su un punto molto importante.
Quanto scritto qui sopra, dimostra che re Carlo I fu vicino al cattolicesimo e ai suoi esponenti.
Proprio il fatto che avesse consigliato ai cattolici di lasciare l'Inghilterra, dimostra che re Carlo I protesse gli esponenti della Chiesa di Roma.
Del resto, vi sono notizie che dicono che la sua corte stessa fu luogo di protezione per preti e fedeli laici cattolici. La moglie, Enrichetta Maria di Borbone, fu una cattolica devota e fervente, fece un circolo cattolico.
Quindi, la posizione del monarca verso il cattolicesimo fu favorevole e "consigliò" ai cattolici di lasciare il regno solo perché arrivò ad un punto in cui non fu più in grado di proteggerli. Riguardo a re Carlo I, la storia va riscritta. Egli non fu un "traditore del popolo" ma un sovrano che volle la pace al suo interno.
Non volle che gli Inglesi si scannassero nelle divisioni tra anglicani e cattolici.
Pagò con la vita questa sua idea.
Termino, facendo gli auguri a tutte le donne che si chiamano Maria. Infatti, oggi è la festa del Santissimo Nome di Maria.
Ringrazio l'amico Angelo Fazio, che ha messo questo materiale su Facebook. Come Filippo Giorgianni ed altri, è un ragazzo che merita rispetto.
Cordiali saluti.




domenica 11 settembre 2011

LA RICHIESTA DI DIMISSIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO? E' IRRESPONSABILE!


Cari amici ed amiche.

Da Fini a Di Pietro, da Vendola a Casini e da Bersani a Rutelli, tutta l'opposizione chiede le dimissioni del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Ai vari partiti dell'opposizione, si unisce qualche esponente della maggioranza, come il senatore Giuseppe Pisanu.
Questo non sembra un atteggiamento responsabile.
In primo luogo, la nostra è una Repubblica parlamentare.
Quindi, se un Governo ha la maggioranza in Parlamento, ha tutto il diritto di restare, a meno che non sia lo stesso Presidente del Consiglio a dimettersi. Questo è stato ribadito anche dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che (di certo) non può essere tacciato di "berlusconismo".
Lo impone la nostra Costituzione, a cui tutte le opposizioni si "aggrappano", spesso interpretandola a proprio uso e consumo.
In secondo luogo, se anche il presidente Berlusconi si dimettesse, cosa succederebbe dopo?
Un eventuale Governo tecnico che succederebbe a quello in carica potrebbe non avere una maggioranza in Parlamento e quindi rischierebbe di naufragare, rendendo instabile il già traballante sistema del nostro Paese.
Inoltre, potrebbe aggravarsi la situazione di scollamento tra la politica ed i cittadini. Questo potrebbe portare anche a derive pericolose, che potrebbero essere incontrollabili.
Un Governo di larghe intese non si può fare, visto il clima di scontro che c'è tra maggioranza ed opposizione.
L'unica via possibile, in caso di crisi di Governo è quella delle elezioni anticipate ma anche qui potrebbe esserci un problema.
Infatti, la sinistra canta già vittoria e si dice pronta a governare.
Se fossi in Bersani e soci, io starei bene attento a cantare vittoria.
Infatti, il quadro politico è più incerto di quanto si possa immaginare. A sinistra credono che tutti i voti che potrebbero essere persi dal centro destra vadano automaticamente alla loro parte politica. La realtà non è questa.
Vi è il Terzo Polo (l'alleanza tra Unione di Centro, Alleanza per l'Italia, Futuro e Libertà per l'Italia e Movimento per l'Autonomia) che potrebbe prendere tanti voti e se dovesse arrivare al 20%, avrebbe dei posti in Parlamento. Inoltre, non è detto che il centro sinistra superi il centro destra o viceversa. Anzi, potrebbe esserci una situazione in cui il Terzo Polo prenda il 20% ed il centro sinistra ed il centro destra il 40% ciascuno. Quindi, potrebbe non esserci una maggioranza certa e quest'ultima potrebbe essere decisa da una manciata di voti.
Forse, per questo, Bersani ha parlato di possibili alleanze tra Terzo Polo e centro sinistra, un "Nuovo Ulivo".
Se ciò dovesse concretizzarsi, si ritornerebbe a quelle coalizioni larghe e fatte non in base ad un'affinità politica e programmatica ma semplicemente contro il centro destra e contro il presidente Berlusconi.
La storia ci insegna che simili "Armate Brancaleone" non portarono nulla di buono. Basti ricordarsi dei quattro governi cambiati nella legislatura 1996-2001 o a dell'ultima esperienza del Governo Prodi della legislatura 2006-2008.
In una situazione di grave crisi economica (come quella attuale) non possiamo permetterci di avere dei Governi instabili. Se ci fosse una situazione del genere, gli speculatori finanziari avrebbero tutto il diritto di festeggiare.
Un Governo c'è già e ai membri dell'opposizione vorrei dire:
"Fatelo lavorare e, se siete responsabili, collaborate!"
Cordiali saluti.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.