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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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domenica 11 settembre 2011

COMMEMORAZIONI DELL' 11 SETTEMBRE, APPLAUSI PER BUSH, FREDDEZZA PER OBAMA

Cari amici ed amiche.

Alle commemorazioni dell' 11 settembre che si sono tenute a New York, l'ex-presidente degli Stati Uniti d'America, George Walter Bush, è stato applaudito.
Quell'uomo fu colui che, nelle vesti di capo di Stato, visse quelle ore drammatiche di quell'11 settembre di dieci anni fa.
Bush ha citato le parole del suo noto predecessore, Abraham Lincoln, che recitano:

"L'America non sara' mai distrutta dall'esterno. Se vacilleremo e perderemo le nostre liberta', sara' perche' noi abbiamo distrutto noi stessi".

Diverso è stato il discorso per il suo successore, l'attuale presidente Barack Hussein Obama che ha letto il Salmo 46 che recita:

"
[1] Al maestro del coro. Dei figli di Core.
Su "Le vergini...". Canto.

[2] Dio è per noi rifugio e forza,
aiuto sempre vicino nelle angosce.

[3] Perciò non temiamo se trema la terra,
se crollano i monti nel fondo del mare.

[4] Fremano, si gonfino le sue acque,
tremino i monti per i suoi flutti.

[5] Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio,
la santa dimora dell'Altissimo.

[6] Dio sta in essa: non potrà vacillare;
la soccorrerà Dio, prima del mattino.

[7] Fremettero le genti, i regni si scossero;
egli tuonò, si sgretolò la terra.

[8] Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.

[9] Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto portenti sulla terra.

[10] Farà cessare le guerre sino ai confini della terra,
romperà gli archi e spezzerà le lance,
brucerà con il fuoco gli scudi.

[11] Fermatevi e sappiate che io sono Dio,
eccelso tra le genti, eccelso sulla terra.
[12] Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.".


Quest'ultimo è stato trattato con una certa freddezza.
Il tutto è riportato nell'articolo di "Affaritaliani.it" che è intitolato "11 settembre/ Applausi per Bush e freddezza per Obama".
Io penso che quella citazione fatta da Bush debba valere anche per Obama.
Per essere forte, gli USA non devono distruggere loro stessi ma devono difendere i propri valori. Ora faccio una mia considerazione.
Il fatto che in una cerimonia simile si recitino versetti della Bibbia dimostra che gli USA non vogliono vacillare, negando le proprie radici.
Questo è un punto di forza perché la vera laicità non esclude Dio dalla vita pubblica.
Qualcuno qui in Italia (come nel resto d'Europa) dovrebbe imparare. Rileggete l'articolo intitolato "Cimitero di Albinea? La fiera del relativismo!". Dio è il Dio del popolo, il "laos".
Cordiali saluti.

CARLO BELLIENI, "L'ELIMINAZIONE DELL'IMPERFETTO" IN L'OSSERVATORE ROMANO p1.


Cari amici ed amiche.

In una sua nota su Facebook, l'amico Filippo Giorgianni ha riportato questo articolo scritto da Carlo Bellieni sul quotidiano della Santa Sede "L'Osservatore Romano" del 09/09/2011. L'articolo recita:

«Ce ne accorgiamo guardandoci in giro: non vediamo più bambini “imperfetti”, cioè segnati da malattie genetiche. Censurati dai media, tenuti dalle famiglie al riparo di una società che non li accetta nonostante tanti proclami, ma soprattutto abortiti. Si ricercano a tappeto prima che nascano, e una volta individuati troppo spesso si impedisce loro di nascere. E il grave è che noi di questo setacciare e selezionare non ci stupiamo più: è la norma. I dati sono significativi. Il registro sulle malformazioni congenite dell’Emilia Romagna — tra le poche fonti italiane consultabili — rivela che il tasso di aborto dei feti con sindrome Down è oltre il 60 per cento del totale (e sopra il 70 se consideriamo solo le donne italiane); oltre il 50 per cento delle bambine con sindrome di Turner (bassa statura e bassa fertilità) sono abortite. Nel primo caso si tratta di un ritardo di sviluppo intellettivo, nel secondo di un ritardo fisico: motivi sufficienti per eliminarli? Dal registro europeo Eurocat addirittura si vede che per i casi di schisi orofaciale — una lesione del labbro o del palato, quindi una condizione lieve e operabile — il tasso di aborti è oltre il 10 per cento. In Francia il 96 per cento dei feti Down è abortito, e recentemente un deputato parigino dichiarava in Parlamento: “La vera domanda che mi faccio è: perché ne rimane il 4 per cento?”. Sulla rivista “Archives de Pédiatrie” nel 1996 veniva lanciato un j’accuse contro l’eliminazione prenatale dei feti sulla base di una futura bassa statura, anche questa una caratteristica drasticamente diminuita dal panorama sociale, e non certo perché si è trovata una cura. La chiamano prevenzione secondaria, e si moltiplicano i servizi per incrementarla. In molti Stati viene proposta a tutte le donne incinte la ricerca di fattori indicativi di sindrome Down nel feto nel sangue materno o con amniocentesi o misurando a tutti i feti gli indici di sindrome Down (plica nucale, osso nasale) durante le comuni ecografie, eseguendo così uno screening genetico prenatale indiretto. Genitori e medici dovrebbero riflettere: cercare un responso diretto o indiretto sui cromosomi del feto quando si è ancora in tempo per abortire ma assolutamente non in tempo per curare è per lo meno ambiguo, almeno se si crede nella sacralità della persona umana. La scomparsa degli individui con disabilità genetica dal panorama sociale è dovuta anche a un altro motivo: l’incapacità della società di accettare culturalmente il diverso e il pudore delle famiglie, che si sentono una sorta di fuorilegge genetici, e quindi tengono tra le mura domestiche il figlio malato. Il calo numerico ottenuto per selezione prenatale o per emarginazione sociale produce una conseguenza: bloccare la ricerca di terapie. Se ci fosse un investimento economico per curare le malattie genetiche pari a quello che si stanzia per non far nascere i malati, otterremmo notevoli progressi. Le malattie genetiche sono certo indesiderabili, ma non devono rendere indesiderabile il malato stesso. Aprono prospettive di vita dura, ma davvero così invivibile come si dipinge? Studi scientifici mostrano che paradossalmente i malati, se le condizioni esterne non sono di rifiuto, danno alla loro vita un punteggio di qualità più alto che altri loro coetanei. È il caso degli adolescenti con spina bifida (“Quality of Life Research” 2006) o di quelli con grave disabilità fisica (“Quality of Life Research” 2005). Anche la qualità di vita dei soggetti Down è molto maggiore di quanto i media mostrino, secondo quanto scrive l’importante rivista “Social Science and Medicine” (settembre 2001). Questo vuol dire che il malato non è definito dalla sua malattia, ma piuttosto dall’ambito sociale in cui è immerso, come mostra uno studio sulla valutazione della vita dei disabili mentali appena pubblicato negli Stati Uniti. È su questo piano che si deve intervenire economicamente e culturalmente. Più solidarietà, dunque. E solidarietà significa anche informazione, che così spesso è invece sbilanciata, tanto che ad esempio in Francia le associazioni dei malati — cioè coloro che realmente hanno il polso della malattia — sono tenute per legge lontane dal percorso informativo per le donne che affrontano una gravidanza che può diventare indesiderata per l’imperfezione del feto. E i media tracciano un ritratto della disabilità che raramente si allontana dalla sterile compassione, quando addirittura non inseriscono il disabile in trasmissioni sensazionalistiche di dubbio gusto. Invece fa più male la realtà immaginata che quella reale. E in un mondo spaventato e prevenuto, la ricerca dell’imperfezione e l’eliminazione del paziente “imperfetto” diventano una comune norma sociale che tutti conoscono: una banalità del male che non sembra turbare più nessuno.»

Ringrazio l'amico Filippo che, come sempre, è attento nel seguire le notizie e che dimostra una grande acume nel trattare i vari argomenti. E' un bravissimo ragazzo e ritengo che chi è suo amico sia molto fortunato.
Ora, faccio un mio commento.
Io penso che questo articolo tocchi un punto fondamentale.
Molti provarono orrore, quando seppero di quello che fece il nazismo contro le persone portatrici di handicap.
E' giusto provare orrore di fronte a simili fatti che deturpano l'umanità.
Fare del male a chi non può difendersi è un atto di una bassezza inaudita.
Vi invito a leggere il libro "Cuore" di Edmondo De Amicis, nel capitolo intitolato "Un tratto generoso", in cui il teppista Franti fece veri e propri atti di bullismo contro il povero Crossi, un ragazzo il cui padre era in galera e che aveva un braccio paralizzato. Ora, però, mentre noi rimaniamo inorriditi e ci indignamo di fronte a crimini (come quelli nazisti) non diciamo nulla di fronte a chi vuole "cancellare" le persone che sono "imperfette", con l'eugenetica o con l'aborto.
Queste pratiche non sono certamente diverse da quelle del nazismo, che praticava anche l'eugenetica.
Questa idea che prevede che tutti debbano essere eguali e "senza imperfezioni" è figlia di quella mentalità progressista che appiattisce tutti su certi canoni. Chi non rispecchia quei canoni estetici o caratteriali deve essere "corretto", anche forzatamente, isolato o soppresso prima che nasca oppure ucciso (mediante l'eutanasia) perché "soffre troppo".
Questa idea non rende una certa società di oggi simile ai nazisti?
L'idea del progresso senza una base morale porta alla rovina.
Oggi, il vero atto di coraggio è accettare chi ha delle disabilità. Questo dimostra la gravità della crisi morale in cui viviamo.
Cordiali saluti.






11 SETTEMBRE, PARLA IL PRESIDENTE BERLUSCONI.



Cari amici ed amiche.

Sul sito dei Promotori della Libertà, il Presidente del Consiglio, onorevole Silvio Berlusconi, ha ribadito la vicinanza e l'amicizia del nostro Paese verso gli Stati Uniti d'America.
Il messaggio recita:
"Care amiche e cari amici,

nel decennale dell’11 settembre 2001 ho ritenuto di inviare una lettera al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per rinnovargli i sentimenti della nostra vicinanza, i nostri sentimenti di amicizia, solidarietà e di riconoscenza nei confronti del popolo degli Stati Uniti.

Siamo sempre grati agli Stati Uniti per avere sconfitto il nazismo e il fascismo, per averci aiutato a vincere la povertà e a raggiungere la prosperità dopo la Seconda Guerra Mondiale grazie alla generosità del Piano Marshall.

Tra noi italiani e gli americani c’è un comune sentire che da oltre mezzo secolo, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale fino alla lotta contro il terrorismo, ci vede schierati insieme in difesa della libertà e in difesa della democrazia.

Questa alleanza è divenuta ancora più forte dopo la grande tragedia dell’11 settembre, che provocò migliaia di vittime civili e anche militari a New York, a Washington e sull’aereo fatto cadere in Pennsylvania. Vittime innocenti, che provenivano da 90 diversi Paesi. Di colpo, il mondo si trovò immerso in un incubo, dove una minoranza fondamentalista antidemocratica e settaria voleva imporsi con la violenza e il terrore al mondo libero. Fu l’inizio della lotta del male contro il bene. L’Italia, con il nostro governo di allora, non esitò a schierarsi con gli Stati Uniti, non esitò a intervenire con propri contingenti militari in quei Paesi dove il terrorismo aveva le sue roccheforti. In Iraq prima, in Afghanistan poi, e di recente in Libia, siamo sempre intervenuti con lo scopo precipuo di tutelare le popolazioni locali dal terrore e preparare la transizione alla democrazia e quindi alla piena libertà.

La nostra linea contro il terrorismo è sempre stata di assoluta coerenza. Nessuna ideologia politica, economica o religiosa può giustificare gli atti di terrore. Non può farlo neppure il mito più insidioso, che tenta di fornire al terrorismo l’alibi della lotta contro la povertà e l’oppressione. Infatti i signori del terrore appartengono per lo più alle classi agiate, alle élite, non mai agli strati più poveri della popolazione. Era così per il ricco sceicco Bin Laden, e vale oggi per i suoi tristi eredi, che per dare seguito alla loro follia non esitano a trasformare dei poveri diseredati in pericolosi kamikaze.

L’esperienza ha dimostrato che i popoli mussulmani più poveri non vedono affatto nel terrorismo una via di riscatto. L’Islam non predica la violenza. Anzi, i governanti moderati dei Paesi arabi e islamici sono i migliori alleati dell’Occidente nella lotta contro la barbarie terrorista. Lo abbiamo visto bene e lo vediamo in Afghanistan, dove alla caduta del regime talebano, oppressivo e oscurantista, la popolazione è scesa in piazza per esultare. Un popolo, quello afgano, che nella sua stragrande maggioranza vede tuttora con favore la presenza dei nostri militari, che sa impegnati nella costruzione per un loro futuro migliore, al fianco dei contingenti degli Stati Uniti e di numerosi altri Paesi.

Dopo dieci anni, la guerra al terrorismo non è ancora conclusa, ma ha raggiunto risultati che sono certamente positivi.

Non è una guerra finita perché il terrorismo, dopo avere colpito gli Stati Uniti nel 2001, in seguito ha ferito molte altre grandi città nel mondo, tra cui due grandi capitali europee come Madrid e Londra. Non è finita, perché purtroppo le vittime si contano anche tra i nostri militari, che ogni giorno sanno di rischiare la vita per la nostra sicurezza e per la democrazia di quei popoli. I nostri militari che si comportano davvero da eroi. A loro va la nostra più profonda gratitudine.

La guerra al terrorismo, ne siamo assolutamente certi, finirà con la vittoria del bene sul male. In risposta agli attacchi del terrore contro l’Occidente, tutti, tutti i Paesi democratici, a partire dall’Italia, hanno rafforzato i loro sistemi di sicurezza, hanno introdotto leggi severe ed efficaci per la prevenzione del terrore. I controlli più stringenti negli aeroporti e nei luoghi pubblici possono a volte non piacere. Ma sono indispensabili. Ci consola il fatto che numerosi terroristi siano già stati catturati e che il capo di Al Qaeda non sia più in campo.

Oggi possiamo davvero dire che Al Qaeda rappresenta il passato, mentre i pacifici protagonisti della primavera araba sono il futuro.

Care amiche e cari amici,

vi ringrazio davvero per l’impegno con il quale state portando avanti le nostre battaglie di verità e di libertà in un momento di così grande difficoltà per tutte le economie nel mondo.

Insieme al terrorismo, la crisi economica mondiale è stata il dato preminente, saliente di questo decennio. Il nostro governo ha dimostrato con i fatti di sapere fare fronte con successo ad entrambi.

Con la manovra approvata nei giorni scorsi, abbiamo posto le premesse perché l’Italia raggiunga il pareggio di bilancio entro il 2013, pensate, vale a dire che lo raggiungerà per la prima volta nella storia a partire dal 1876, quando lo raggiunse per ad opera del governo di Marco Minghetti. E’ un dato che ci fa capire come l’Italia abbia vissuto per troppo tempo al di sopra delle proprie risorse, soprattutto per colpa dell’enorme debito accumulato negli anni del consociativismo catto-comunista, che dal 1980 al 1992 ha moltiplicato per molte volte il debito dello Stato. La manovra ci è stata chiesta dall’Europa, dalla BCE, ci è stata imposta in tempi molto stretti dai mercati. Penso che abbiamo lavorato bene per rendere la manovra più equa possibile, sia pure con il necessario rigore. Il ritocco dell’Iva di un punto dal venti al ventuno non colpisce i beni di prima necessità. Soltanto ai contribuenti più facoltosi, dai trecentomila euro in su, è stato chiesto un onere del tre per cento in più sino a quando non avremo raggiunto il pareggio di bilancio. Ma questa è l’unica eccezione al principio che ho sempre rispettato di non mettere le mani nelle tasche degli italiani. I costi della politica saranno ridotti con varie misure, su tutte ricordo l’abolizione delle province. Il pareggio di bilancio diventerà un obbligo stringente posto dalla Costituzione. In questo modo abbiamo tutelato i risparmi delle famiglie e abbiamo esentato dai sacrifici le fasce sociali più deboli. Soprattutto, credo di poterlo davvero dire, abbiamo salvato i nostri conti, in definitiva, abbiamo salvato i risparmi dei cittadini italiani, abbiamo salvato l’Italia.

Dovete spiegarlo a tutti, ai nostri sostenitori, ai vostri amici, ai vostri colleghi di lavoro. Forse non basterà quello che abbiamo fatto e quello che voi farete a riequilibrare le infinite falsità che vengono scritte in questi giorni, anche su di me come persona, ma io credo che sarà di certo sarà una missione positiva, una missione di verità.

Vi ringrazio per il vostro impegno e vi abbraccio tutti, davvero con il cuore, ancora grazie.

Silvio Berlusconi".


Questo messaggio può essere letto anche seguendo il link http://www.promotoridellaliberta.it/index.php/manifesto-blog/498-italia-usa-dopo-l11-settembre-unalleanza-ancora-piu-forte-contro-il-terrorismo. Ora faccio una mia considerazione. Noi tutti, dobbiamo ricordarci di quello che fecero molti giovani americani durante la II Guerra Mondiale. Molti di loro morirono per liberarci dalla piaga del nazi-fascismo e per impedire che qui in Italia si facesse strada il comunismo. Quindi, noi dobbiamo essere grati agli USA se il nostro è un Paese che vive libero e in pace. Di sicuro, dopo il terribile attentato dell'11 settembre 2001, l'amicizia tra questi due Stati si è rafforzata. Entrambi sono impegnati nella lotta contro il terrorismo. Insieme, USA ed Italia dovranno affrontare varie sfide, da quanto sta succedendo nei Paesi nordafricani alla crisi internazionale. Proprio riguardo alla crisi, il presidente Berlusconi ha speso due parole che trovo interessanti. In primo luogo, l'aumento dell'IVA non riguarderà i beni di prima necessità. Questo è fondamentale e smentisce certe affermazioni demagogiche che dicono il contrario e che sono fatte da chi cerca un consenso, che forse non ha. Se avesse il consenso, non avrebbe bisogno di dire certe cavolate che fanno spaventare la gente. In secondo luogo, va detto che questa manovra è stata chiesta dall'Unione Europea. Quindi, se fosse al Governo, la sinistra non avrebbe potuto fare diversamente, senza gravare sulle famiglie, con altre tasse. Questo Governo sta lavorando bene. Cordiali saluti.

sabato 10 settembre 2011

09/11 DON'T FORGET!





Dear friend.

Don' t forget the death. Don't forget the grief. Pray for the victims of September 11 attacks.
If you believe...pray for them. Dear fiend...pray and remember.
Goodbye.

Cari amici ed amiche.

Sono passati dieci anni dall'attacco terroristico alle Twins Towers e al Pentagono ma questa ferita è ancora sanguinante. Mi permetto di riportare questa testimonianza esposta su Facebook dall'amica Angela Ronchini:

"Sono passati, ormai, 10 anni da quel 11 Settembre 2001, che ha cambiato il mondo o, più specificatamente, il modo di vivere del mondo. Tutti, chi più o chi meno, ricordiamo perfettamente dove eravamo, cosa stavamo facendo, con chi parlavamo, quando un amico, un parente, un collega avuta per caso la notizia ci informò di cosa stava accadendo. Siamo tutti passati da “incredibile incidente aereo” al “attacco all'America” nel giro di 18 minuti.

Di quegli attimi io ricordo solo la mia assoluta incapacità, per un momento di parlare, rispondere al telefono, trovare le chiavi della macchina.

Vivevo, allora, a Roma Quartiere super lusso Olgiata, in fondo alla Cassia, quello del delitto Filo Della Torre, la cui villa era mia vicina.

Alle 15.02 ero in procinto di uscire, come sempre, per andare a prendere a scuola mia figlia Lavinia......che frequentava la Scuola Americana e avrebbe terminato le lezioni alle 16.30 e con il traffico di Roma bisognava sempre prendersi un largo margine di vantaggio.

Mentre cercavo le chiavi della macchina, squillò il cellulare: mio figlio da Londra mi avvertiva di quello che stava accadendo e di accendere la tv. Risposi, frettolosamente, che avrei guardato i TG della sera. E fu allora che squillò il telefono di casa e all'altro capo del filo c'era la scuola che mi diceva di andare il più in fretta possibile a recuperare mia figlia “per ragioni di sicurezza” , ma di non allarmarmi che i Carabinieri a protezione stavano già arrivando.

Non realizzai subito, ma accesi la tv...e il viso e la voce di Emilio Fede invasero il mio salotto.....

Il cellulare squillò nuovamente, mia madre da Milano mi chiedeva di mia figlia grande che era in quel momento a NewYork per lavoro e proprio lì.....non capii più nulla...cercai di comporre il numero di mia figlia che risultava irraggiungibile......provai col cellulare..e intanto il fisso squillava.....sul teleschermo passavano le immagini....

Credo che il tutto durò forse un minuto, prima che la voce di mio figlio da Londra mi tranquillizzasse che la sorella stava bene, e, non riuscendo a telefonare aveva inviato una mail al fratello, ben conoscendo le mie difficoltà con la moderna tecnologia, ma a me sembrò fossero passate ore. Recuperai la tranquillità e ricordai la figlia, che attendeva a scuola e il marito che era a Riyadh in Arabia Saudita e sicuramente stava tentando di mettersi in contatto con noi....

Arrivata alla scuola, Polizia e Carabinieri erano già a protezione, recuperai Lavinia e tornammo a casa per piazzarci davanti alla tv.

Dopo tutto cambio. Cambiò il mio stato d'animo, quando portavo a scuola Lavinia, perché vivevo male il tempo tra l'entrata e l'uscita, io che al semaforo tra Grottarossa e la Cassia, mi scoprivo, con tutti gli altri, lo leggevo sui volti, a chiedermi se l'aereo che sorvolava fosse sempre passato di lì, io che chiedevo la telefonata ai miei figli e a mio marito prima del decollo e subito dopo l'atterraggio...Poi la bandiera USA in macchina, gli insulti degli imbecilli con la bandiera arcobaleno e le congratulazioni di chi diceva”brava” io non avrei coraggio.....la manifestazione a Piazza del popolo in Dicembre e gli arcobaleno che, passato il primo momento di spiazzamento, sostenevano che in fondo gli americani se lo erano cercato , se non addirittura fatto da sé....

E' cambiato il modo di viaggiare, controlliamo chi ci sta vicino, indossiamo il crocefisso anche se non frequentiamo la Chiesa, abbiamo messo in soffitta il beauty case.....siamo pronti all'emergenza, se ci dicono scendete dalla metrò , ubbidiamo ordinatamente (Madrid e Londra), ci aspettiamo che accada qualcosa, sappiamo che accadrà, anche se non sappiamo quando, seguiamo con le lacrime i funerali dei nostri soldati uccisi in Afghanistan, abbiamo fatto ore di coda per omaggiare i Carabinieri caduti a Nassiryia, abbiamo imparato a rispettare ed ammirare il nostro esercito....che combatte per la nostra libertà....c'è stata Londra (e ancora una volta mia figlia era scesa poco prima proprio da quella fermata), Madrid.....sappiamo di essere in guerra, ma andiamo avanti..il terrore non ci ha spaventato, non abbiamo ceduto alla paura di aver paura!

Un piccolo aneddoto a spiegazione di quanto i nostri comportamenti siano cambiati.......

A novembre del 2001 mio marito stava rientrando a Roma da Riyadh, mi chiamò da Francoforte per dirmi che l'aereo era in perfetto orario. Come attaccai la cornetta, da Milano chiamarono che dovevano parlargli e che cambiasse volo e andasse direttamente a Milano, ma il cellulare era spento.

Come al solito, senza pensare, feci quello che da anni facevo: chiamai la Compagnia aerea con l'intenzione di lasciare il messaggio e far chiamare mio marito alla gate di imbarco. Usai la formula consolidata:” Mi scusi mio marito l'Ing.......è sul vostro volo per Roma proveniente da Riyadh Arabia Saudita, mi scuso moltissimo, ma devo assolutamente parlargli ora, prima che si imbarchi...altrimenti non potrò più farlo......” sentii il gelo dentro la cornetta, io stessa mi resi conto che stavo dicendo una enormità, che quello che prima era normale, ora non lo era più....ma le parole erano ormai uscite e a nulla valse il mio”tranquilla siamo italiani e cristiani”! Freddamente la Signora mi disse che ci avrebbero pensato loro...... Non so cosa accadde tra Francoforte e Roma, ma il mio telefono fu isolato e mio marito spostato su un altro volo.....tre ore più tardi.

Da allora ho imparato a scegliere le parole con cura prima di chiamare una compagnia aerea, anche solo per prenotare: l'11 Settembre 2001 è entrato a far parte del quotidiano, ognuno di noi se lo sente a fianco, ci vive, ci convive.....cerca di batterlo non avendone paura!".


Ora, faccio qualche mia considerazione.
Anch'io ho parenti negli USA, nel New Jersey. Tra l'altro, colgo l'occasione per fare i miei auguri a Michele (Mike) Alì, un cugino di mia madre, che si è sposato. L'ho conosciuto ed è una brava persona. Merita ogni bene.
A dispetto del cognome, è italiano, siciliano.
Anche questi miei parenti percepirono il terrore e provarono una grande rabbia.
Questa ferita fu grave e tuttora sanguina.
Per ricordare, ho preso da Youtube che mostra l'edizione straordinaria del TG1 (telegiornale di RAI 1) dell'11 settembre 2001.
Su quanto successe in quel giorno tristissimo è stato detto molto. Ancora oggi, tanto si dice e tanti teoremi (spesso assurdi) si fanno.
C'è chi agita lo spettro di presunti complotti da parte delle multinazionali del petrolio piuttosto che del Mossad, il servizio segreto israeliano.
Oramai, contro Israele si dice di tutto e di più. Leggete il commento vergognoso sull'articolo intitolato "Un video indegno!".
Agitare lo spettro dei complotti è solo una speculazione sulle vittime di questo grave, magari, per avere un po' di visibilità. Così si crea solo della grande confusione.
Chi ricorre a certi teoremi è la classica persona che non ha nulla da fare, che magari è frustrata dalla vita e che, per uscire da questo stato di frustrazione, parla pubblicamente di certe teorie di vari complotti, confidando su fatto che la gente si appassioni a ciò.
Non ci vuole molto a capire che quanto accadde quel giorno altro non fu che un vile attentato fatto da un gruppo terroristico di nome Al Qaeda?
Invece, per cercare popolarità o in nome del suo livore antiamericano, ricorre a certi teoremi.
Questa è pura speculazione sulla pelle delle vittime di una grandissima tragedia.
Tra l'altro, in quel vile attacco, morirono anche degli italiani.
Leggete l'articolo che mi è stato segnalato dall'amico di Miami (Florida) Carlos Echevarria, del blog "Caput Mundi".
Seguite il link http://www.italymag.co.uk/italy-featured/september-11/remembering-italian-victims-911.
Quindi, è evidente che questa tragedia avesse toccato (e tuttora tocchi) anche noi.
Coloro che morirono nelle Twins Towers, nel Pentagono e nell'areo caduto in Pennsylvania furono vittime dell'odio e della volontà di potere.
Leggete questo articolo che è stato segnalato dall'amico Angelo Fazio su Facebook e che è intitolato "Studi islamici: quanti errori".
E' evidente che chi fece quell'attacco fece un'opera di terrorismo.
Incutendo terrore, si acquisisce potere su chi è stato attaccato.
Avere potere significa esercitare un'influenza sulla vittima di quell'attacco.
Quindi, il terrorismo non è dissimile da ogni altra forma di espansionismo.
Allora, riflettiamo!
Chi crede, preghi per le vittime dell'11 settembre 2001. Chi non crede, rifletta.
Tragedie simili non vanno dimenticate.
Queste tragedie non possono essere dimenticate perché solo il ricordo può fare sì che i nostri cari che morirono in quei vili attacchi restino con noi.
Inoltre, solo il ricordo è il migliore antidoto contro la paura.
Infatti, ricordando, si impara a non avere paura.
Se non si ha paura, la strategia del terrorismo non sarà efficace.
Così, terroristi non potranno avere nessun potere su di noi.
Ricordiamoci di ciò.

IL PERDONO

Cari amici ed amiche.

Nelle Sante Messe di stasera e di domani saranno letti i brani del libro del Siracide (capitolo 27, versetti 33-28), del Salmo 102 (103), della lettera di San Paolo ai Romani (capitolo 14, versetti 7-9) e del Vangelo secondo Matteo (capitolo 18, versetti 21-35). Il brano del Vangelo è il seguente:

"[21] Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: "Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?". [22] E Gesù gli rispose: "Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette. [23] A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. [24] Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. [25] Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. [26] Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. [27] Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. [28] Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! [29] Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. [30] Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito. [31] Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. [32] Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. [33] Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? ". [34] E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. [35] Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello".

Vista l'importanza di questo brano, metterò anche la sua versione in lingua inglese, che ho preso dal sito della Santa Sede e che recita:

"Then Peter approaching asked him, "Lord, if my brother sins against me, how often must I forgive him? As many as seven times?"

22

19 Jesus answered, "I say to you, not seven times but seventy-seven times.

23

That is why the kingdom of heaven may be likened to a king who decided to settle accounts with his servants.

24

20 When he began the accounting, a debtor was brought before him who owed him a huge amount.

25

Since he had no way of paying it back, his master ordered him to be sold, along with his wife, his children, and all his property, in payment of the debt.

26

21 At that, the servant fell down, did him homage, and said, 'Be patient with me, and I will pay you back in full.'

27

Moved with compassion the master of that servant let him go and forgave him the loan.

28

When that servant had left, he found one of his fellow servants who owed him a much smaller amount. 22 He seized him and started to choke him, demanding, 'Pay back what you owe.'

29

Falling to his knees, his fellow servant begged him, 'Be patient with me, and I will pay you back.'

30

But he refused. Instead, he had him put in prison until he paid back the debt.

31

Now when his fellow servants saw what had happened, they were deeply disturbed, and went to their master and reported the whole affair.

32

His master summoned him and said to him, 'You wicked servant! I forgave you your entire debt because you begged me to.

33

Should you not have had pity on your fellow servant, as I had pity on you?'

34

Then in anger his master handed him over to the torturers until he should pay back the whole debt. 23

35

24 So will my heavenly Father do to you, unless each of you forgives his brother from his heart."".


Ora faccio la mia considerazione. La faccio citando un esempio fatto oggi da don Alberto Bertozzi,, durante l'omelia della Santa Messa a cui ho presenziato oggi, presso la Casa di Riposo "Antonio Nuvolari", di Roncoferraro, in Provincia di Mantova. L'amore di Dio è come un fiume di montagna che porta una quantità illimitata di acqua. Quando questo fiume trova degli ostacoli, come dei massi, esso devia o si riempie fino a fare delle alluvioni. I "massi" in questione non sono solo i peccati ma anche tutte le occasioni in cui non sono stati perdonati i torti subiti dai propri fatelli. Dio, infatti, ha creato l'uomo per il bene e non per il male. La massima espressione di bene è il perdono di un torto fatto dal prossimo. Infatti, i due comandamenti più importanti recitano: "Ama il tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la mente e con tutte le tue forze ed ama il prossimo tuo come te stesso". Ora, perdonare i torti fatti dal proprio prossimo è segno di amore verso Dio, perché è rispetto verso il suo Decalogo che è riassunto in quei due grandi comandamenti che ho citato. Dio, infatti, perdona i peccati a tutti. Se lo fa Dio perché non possiamo farlo noi? Gesù stesso è l'esempio di perdono. Quando fece i miracoli fu osannato da tutti ma quando finì sulla croce non maledisse nessuno e perdonò i suoi carnefici e coloro che lo vollero morto. Ora, qualcuno potrebbe dire: "Gesù è Dio e noi non siamo come lui".
Questo concetto è sbagliato. E' vero che Gesù è Dio. Anzi, Gesù è vero Dio. Però, egli è anche vero uomo e, come tale, ha sentimenti umani. Quando il nostro prossimo ci fa un torto, noi abbiamo dei risentimenti verso di lui. La storia, però, dice che chi fa una vendetta ha solo un illusorio sollievo temporaneo ma poi ripiomba nella tristezza e, anzi, si sente peggio di prima.
Il cristiano deve sapere generare il bene anche dal male.
Se dal male genera altro male, il cristiano non è diverso dagli altri e fa del male a sé stesso e agli altri.
E allora, cerchiamo di non dimenticare queste parole del Santo Vangelo. Forse, noi cristiani faremmo bene a ricordarci di ciò anche per noi stessi.
Cordiali saluti.

venerdì 9 settembre 2011

CICLO ARTURIANO, LA MIA RECENSIONE



Cari amici ed amiche.

Visionate il video che ho preso da Youtube e che mostra l'Abbazia di Glastonbury (Inghilterra) e la leggnda del Graal e di re Artù, il "ciclo arturiano".
Ora, no voglio raccontare il testo in modo letterario.
Voglio dare di esso una spiegazione e cercare di rapportarlo con la storia.
Il testo gira attorno a vari personaggi, come re Uther Pendragon, che sedusse lady Igraine, la moglie del duca di Cornovaglia Gorlois, e da questa unione nacque re Artù, il mago Merlino, i cavalieri della Tavola Rotonda, come Lancillotto, Gawain, Galahad, Tristano di Lioness, lo stesso Mordred (il nemico di re Artù) e Parsifal, Ginevra, la moglie di re Artù, il Re Pescatore e la Dama del Lago.
Tra questo racconto e la storia vi è uno stretto legame, com'è altrettanto stretto il legame con la leggenda e con la religione. Il ciclo arturiano tratta anche tutti i travagli di un'epoca che vide l'Impero Romano d'Occidente in crisi e delle orde dei barbari, come gli Angli ed i Sassoni, che entrarono nei suoi territori. Proprio la Britannia, il luogo in cui fu ambientato questo racconto, fu il primo territorio ad essere abbandonato dalle legioni romane, a partire dal IV secolo AD. Era la terra meno difendibile dagli attacchi dei barbari. L'abbandono fu totale dal 410 AD (anno in cui Roma fu saccheggiata dai Visigoti di Alarico I) in avanti, per fare sì che ci fossero più milizie a difendere l'Italia. Quindi, la Britannia fu isolata da resto dell'Impero Romano d'Occidente.
Pensate a re Artù. Molti lo identificano con personaggi realmente esistiti, come il capo britannico-romano Riothamus o con il dux romano Lucio Artorio Casto oppure con Costantino III, re di Britannia.
Ora, c'è da fare una riflessione. Gli Angli ed i Sassoni che vennero da est non riuscirono mai ad arrivare a quella porzione di territorio che oggi corrisponde al Galles e alla Cornovaglia.
Questo può fare supporre che qualcosa o qualcuno li avesse fermati.
Quindi, qui può esserci un collegamento tra la storia ed i racconti. Inoltre, anche i nomi dei luoghi ricordano qualcosa. Pensate alla parola "Somerset", nome che indica una zona dell'Inghilterra meridionale. Il nome "Somerset" significa "Mare d'estate" e ciò può fare presumere che lì vi fosse stato un mare (o una zona allagata) e che quindi la zona di Glastonbury fosse stato un'isola e secondo coloro che teorizzano sulla veridicità del "ciclo arturiano"quest'isola potrebbe essere Avalon, l'isola legata a re Artù. La zona sud-orientale dell'Inghilterra si sta abbassando mentre quella opposta si sta sollevando. Scrissi di questo argomento nell'articolo intitolato "Londra sott'acqua? E' possibile!". Quindi, l'attuale Somerset potrebbe essere stato allagato. Qui vi è anche il legame con la religione. Infatti, pare che Giuseppe d'Arimatea fosse approdato a Glastonbury e che qui egli avesse portato il Santo Graal. Secondo alcuni, pare che egli avesse versato del sangue che potrebbe essere stato quello di Cristo. Secondo la leggenda, da questo sangue nacquero due sorgenti la "White Spring" e la "Blood Spring". La "White Spring" è chiamata così perché le acque che emette sono ricche di calcio mente la "Blood Spring" emette acque ricche di ferro, che passando dallo stato di ferro bivalente a quello di ferro trivalente diventa insolubile e forma una patina rossastra. Inoltra, vi sono dei legami con San Michele Arcangelo. Di ciò parlai in vari articoli scritti in precedenza, come quello intitolato "San Michele, re Artù ed Excalibur- Saint Michael, King Arthur and Excalibur" . Io penso che Excalibur possa essere identificata proprio con la spada usata da San Michele contro Lucifero. Non è una teoria così azzardata. Infatti, anche lo stesso racconto ha delle analogie con la storia di San Michele e Lucifero. Leggete bene la storia che riguarda Mordred. Questi era un cavaliere della Tavola Rotonda ed erede di re Artù ma un giorno si ribellò e tradì il suo sovrano, distruggendo il regno di Camelot. Fece esattamente quello che fece Lucifero, l'angelo il cui nome significa "portatore della luce", che si ribellò a Dio e lo tradì perché per la sua arroganza tentò di scalzarlo. Con l'aiuto di San Michele, Dio cacciò il ribelle, gettandolo all'Inferno. Mordred ricorda anche Giuda Iscariota. Tra l'altro, in alcuni racconti del "ciclo arturiano", i cavalieri della Tavola Rotonda furono dodici, come gli apostoli. Questo racconto ci insegna che chi fa del male fa un danno a sé stesso e agli altri. Infatti, l'atto di Mordred distrusse il regno di Camelot. Ora parliamo anche di Galahad, il cavaliere che salvò il Re Pescatore che era ferito. Per parlare di questo cavaliere, cito le parole di Franco Corsi che nel suo libro intitolato "I cavalieri del Graal. Il significato della questione per l'uomo d'oggi" scrisse:

"Galahad rappresenta il lato mistico del cristianesimo, i cui atteggiamenti sono spesso in contrasto con la mentalità comune. Si tratta di un comportamento tipico del cristiano, le cui scelte sono in controcorrente con quelle del mondo, e la cui visione della realtà possiede anche una dimensione mistica: la fede nella Provvidenza Divina e nell'amore di Dio sono soltanto due esempi.
La determinazione di Galahad è assoluta, ed egli è disposto a tutto per raggiungere il Graal: il suo fine primario è quello di guarire le ferite del Re Pescatore, e ciò fa sì che, alla fine, egli possa ritrovare la reliquia. Così per noi la prima attenzione dovrebbe esser rivolta verso Dio e l'amore per gli altri, così da fare della nostra vita un dono continuo: significa lasciare tutto per seguirlo, con determinazione ed entusiasmo. Galahad ha ritrovato il Graal ed è spirato "in odore di santità". E' la stessa santità cui aspiriamo, sicuri che la via da lui indicata sia l'unica per raggiungere anche noi il Graal. Egli stesso sembra volerci additare questo tragitto: l'ultimo suo pensiero è rivolto al padre Lancillotto; parlando ai compagni, si raccomanda così con loro: "ricordatemi a mio padre Lancillotto e appena lo vedrete, invitatelo a ricordarsi di questo mondo incerto". Quale significato acquista questa raccomandazione? Per Galahad il mondo non è qualcosa da sfuggire in assoluto. Pur non cedendo alle sue lusinghe, egli ama il mondo nel quale è nato, e lo reputa un luogo meraviglioso per cui vale la pena morire. Dunque cade, ai nostri occhi, la figura di un Galahad soltanto mistico ed ascetico. Egli sa fondere un pensiero spirituale ad un altissimo amore per la terra, così da diventare la perfetta immagine di un cristiano, in grado di vivere nel mondo senza essere del mondo.".

Ringrazio l'amico Angelo Fazio che ha condiviso con me questo materiale su Facebook. Nella simbologia cristiana, il Re Pescatore può essere interpretato come il cristiano "ferito" dal peccato. Infatti, secondo una certa traduzione francese vi è un'assonanza con il termine "pécheur", ossia "peccatore". Con il Santo Graal, la coppa con cui Cristo fece l'ultima cena o che raccolse il suo sangue quando venne messo in croce e trafitto, Galahad salvò il Re Pescatore. Quindi, qui vi è un riferimento all'Eucaristia, che nella Santa Messa ha un ruolo fondamentale e che ha un forte potere salvifico perché nell'Eucaristia vi è Cristo in persona. Un'altra interpretazione del Re Pescatore sta nel suo nome. Infatti, il pesce è il simbolo di Cristo. In greco la parola "pesce" si scrive "ICTHYS", ossia "Iesus Christos Theu Yios Soter", che significa, "Gesù Cristo Figlio di Dio e Salvatore". Inoltre, gli apostoli erano "pescatori di uomini".
Il "ciclo arturiano" può essere letto sia come una saga legata alla storia e sia come un trattato di teologia. Esso rappresenta un mondo di cui, forse, noi dovremmo recuperare i valori più profondi.
Termino questa mia "recensione" con due mie poesie.
Cordiali saluti e buona lettura.

GALAHAD

Accussì staci hodie...comu fù heri...
cà di Diu pì fari Sarvizza...solu pò 'n chidda d'u frati facennu...
comu fici Galahad...gran cavaleri...
accussì feritu...accussì cà si 'nniu murennu...
cà cù u Gran Calici, u Santu Graal, sarvau u Re Piscaturi,
pì apostulu fari...comu l'animi tutti sarvari...puru nta so' morti,
picchì si accussì faci...com'iddu stissu...u cristianu pò sarvari u piccaturi!


EXCALIBUR

"Ubi Caliburnus est...
ibi iustitia est.
Caliburnus iustitiae ensis est...
et ubi est iustitia...ibi Deus est."

Cù una spata 'n guerra si jittau...
cuntru lu tintu Luciferu...ghjustu Michael lu Prince...
d'onne militia d'anghjuli..ché 'n cori comu Diu hè...
et certu 'nti li sèculi a vene...fù magnu...comu Lisandru...
di gran valuri...San Ghjorghju...
ché cuntru lu dragu si jittau di gran curaghju...
cù Ascalon...d'ultimu ventu di Roma...figghiu...
cusì 'n Albione Arthur lu rè vinni...pè Cristu nosciu Signuri...
cù Excalibur...chì comu San Paulu fici cù la Palora...
ma ghjustizia fari pò una spata...
si da lu piccatu...chì tene...la manu hè fora.

UN VIDEO INDEGNO !




Cari amici ed amiche.

Mi è stato segnalato questo video su Youtube. L'ho guardato e l'ho trovato indegno e censurabile.
Guardatelo!
Io ho il sospetto che questo video blasfemo contro nostro Signore Gesù Cristo sia stato fatto ad arte per seminare odio tra noi cristiani e gli ebrei.
In primo luogo, il sionismo non fu fatto contro di noi cristiani.
Rileggete il mio articolo intitolato "Il sionismo, la laicità e noi". In quell'articolo c'è un testo che mi è stato segnalato dall'amico Angelo Fazio che non è un ebreo ma è un cristiano cattolico (praticante) come me.
Quel testo rivaluta il sionismo.
In secondo luogo, ricordo che nostro Signore Gesì Cristo era un ebreo.
Rileggete l'articolo intitolato "La Mezzaluna che abbracciò la svastica, recensione dell'articolo di Andrea Tornielli".
Inoltre, la maggioranza degli ebrei ha rivalutato Gesù, almeno da un punto di vista umano.
Va anche detto che in Israele i cristiani non sono perseguitati, cosa che purtoppo accade in altri in Paesi di quell'area.
Suggerisco a chi sostiene certe tesi contro Israele di andare a Cipro Nord. Lì i cristiani rischiano di sparire, sotto l'avanzare dell'Islam. Molte chiese sono state trasformate in moschee, in stalle o in alberghi oppure sono in rovina. Alcune di esse sono state profanate. Rileggete il mio articolo intitolato "Cipro del Nord, un patrimonio cristiano a rischio!".
In Israele questo non succede.
E' possibile che circolino ancora certe idee?
Io mi rifaccio alle parole di Papa Pio XI (1857-1939), che affermò che l'antisemitismo è incompatibile con la dottrina cattolica, e a quelle del Beato Giovanni Paolo II, che nel 1986 entrò nella sinagoga di Roma e definì gli ebrei "nostri fratelli maggiori".
Per me valgono le parole di questi due grandi uomini di Dio. Visto che era un ebreo, nostro Signore Gesù Cristo direbbe:" Shalom!".
Cordiali saluti.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.