Cari amici ed amiche.
Qualche settimana fa, l'amica Anat Hila Levi aveva fatto pubblicare questa lettera al sindaco di Trieste Roberto Consolini sul giornale "Il Piccolo".
Io la voglio pubblicare perché è molto bella ed è molto interessante:
" Caro Sindaco di Trieste,
ci siamo incontrati un mese fa in
occasione della cerimonia per il centenario della sinagoga di Trieste.
Ho ascoltato con attenzione il suo intervento che mi permetta, avrei
preferito più profondo vista la sua presenza in luogo sacro per la
religione ebraica, storico e culturale per la città tutta.
La scorsa settimana a Trieste, città che
amo, durante una delle mie periodiche visite, ho avuto modo di visitare
la mostra "La Palestina della convivenza - Storia dei Palestinesi"
Percorso di testi e immagini dal 1880 al 1948.
Alcuni pannelli ed in particolare l’ultimo, mi hanno colpito al cuore
per l’assoluta menzogna storica che i testi esprimevano relativamente
alla Palestina ed ai Palestinesi.
Come lei saprà:
Palestina è la denominazione romana della provincia
che risale all'epoca dell'imperatore Adriano, nel 135 d.C., quando il
nome ufficiale Syria Palaestina sostituì il precedente Iudaea includendo
anche altre entità amministrative: Samaria, Galiaelea, Philistaea e
Perea. Il cambio di denominazione del governatorato romano suggerisce la
rottura politica fra l'impero e le autorità locali presso gli Ebrei (o
Giudei) dopo che avevano soffocato le ultime ribellioni ebraiche e
distrutto oltre al Tempio anche la città di Gerusalemme con lo scopo di
farla finita con la religione ebraica sino al punto di punire con la
morte il suo insegnamento.
Nel tempo non riuscirono ad imporre nell’uso un nuovo nome a
Gerusalemme ma riuscirono a sostituire il nome Palestina a Giudea. Il
nome Palestina era tuttavia un toponimo già noto, introdotto da Erodoto e
utilizzato dai Greci.
"Filistea" (italianizzazione del termine
biblico "Peleshet", ebraico פלשת Pəléšeth, P(e) léshet) è il toponimo da
cui è derivato il latino "Palaestina", dunque "Palestina" è un nome
ispirato al popolo dei Filistei che viveva nella zona costiera a
sud-ovest dell’attuale Israele . In epoca biblica i Filistei si
scontrarono con gli Israeliti per un lungo periodo, subirono sconfitte
ma vinsero alcune battaglie ai tempi del profeta Amos, vennero infine
sottomessi da re David e forse definitivamente sterminati, scomparvero
definitivamente come nazione e non sono più citati dai tempi delle
invasioni degli Assiri.
Per quanto riguarda il popolo palestinese,
credo non servano altre spiegazioni o commenti dopo aver letto le parole
che seguono, relative ad un’intervista a Zahir Muhsein che fu un leader
dell’OLP, che rilasciò al giornale olandese Trouw nel lontano marzo
1977 affermando:
“Il popolo palestinese non esiste. La creazione di
uno stato palestinese è solamente un mezzo per continuare la nostra
lotta per l’unità araba contro lo Stato d’Israele. In realtà oggi non
c’è differenza tra giordani, palestinesi, siriani e libanesi. Oggi
parliamo dell’esistenza di un popolo palestinese per ragioni politiche e
strategiche poichè gli interessi nazionali arabi richiedono che venga
assunta l’esistenza di un distinto “popolo palestinese” da opporre al
sionismo. Per ragioni strategiche la Giordania, che è uno stato sovrano
con confini ben definiti non può vantare diritti su Haifa e Jaffa mentre
io, come palestinese, posso senz’altro vantare diritti su Haifa, Jaffa,
Beersheva e Gerusalemme. Comunque nel momento in cui i nostri diritti
saranno riconosciuti non attenderemo nemmeno un minuto per unire la
Palestina alla Giordania.”
Caro sindaco, la mia educazione ebraica e
israeliana è democratica e non proibisce a nessuno di esprimere la
propria idea sulla storia, ma qui si tratta di menzogna, mal
informazione, cattiveria e persino odio. Antisemitismo moderno,
anti-Israele. L’ignoranza porta molta cattiveria.
Io mi sono davvero meravigliata di lei e dell’assessore della cultura
che non ha verificato l’attività in una città come Trieste che avrebbe
chiesto questa maggior sensibilità.
Io la invito a fare una bella
visita nella terra di Israele e sono disposta ad accompagnarla con
piacere per capire e riflettere.
Cordiale shalom
Anat Hila Levi
Italo Israeliana
Presidente dell’Associazione Pordenonese Italia Israele
Membro di K.K.L
Membro della comunità ebraica italiana
Figlia di un’eroina della guerra arabo-israeliana 1948
Docente storia di ebraismo, Israele e storia ebraica".
Questa lettera mi è piaciuta e la condivido.
Prima di tutto, faccio i complimenti ad Anat per i particolari storici.
I riferimenti storici che ha fatto sono veri.
Ad esempio, il nome "Palestina" è di epoca romana e tutt'al più si può identificare come "Palestina" la provincia dell'Impero Romano e non il presunto Stato arabo che qualcuno vorrebbe fare ai danni di Israele.
Vorrei fare delle considerazioni.
In primo luogo, l'antisionismo è antisemitismo a tutti gli effetti.
Gli antisionisti dicono di essere a favore degli ebrei ma contro contro tutti i crimini fatti "in nome di Dio".
Ora, questa frase non ha senso.
Nel mondo ci sono tante guerre fatte "in nome di Dio".
Basti pensare ai numerosi cristiani (miei correligionari) che vengono uccisi in Nigeria dai fondamentalisti islamici.
Eppure i vari "pacifisti" ed antisionisti non dicono nulla.
Invece, quando un soldato israeliano difende il suo Paese da un attacco terroristico, questi viene visto come "criminale di guerra e quant'altro".
Se questo non è antisemitismo, io sono il re d'Inghilterra.
Inoltre, una grossa bugia che viene detta è quella che dice che gli ebrei e gli Israeliani siano tutelati.
Ciò non è vero!
Infatti, "in nome della pace", gli Israeliani sono stati costretti a cedere pezzi di terra del proprio Paese.
Purtroppo, è vero che l'ignoranza genera cattiveria.
Ieri ho avuto la prova di ciò.
Sabato, infatti, avevo condiviso una foto su Facebook.
Questa foto aveva un mio articolo che parlava in favore di Israele!
Alcune persone sul social network (che tra l'altro non facevano parte della mia lista amici) sono intervenute offendendo alcuni dei miei interlocutori.
Qualcuno di questi ultimi è stato anche minacciato.
Anch'io ho ricevuto insulti e minacce.
Io sono stato anche apostrofato come "vergogna dei cattolici".
Io ed i miei interlocutori siamo stato accusati di essere " favorevoli ai genocidi" di ogni altra nefandezza.
Respingo queste accuse e questi insulti al mittente.
Sono solidale con la persona che è stata minacciata.
Le persone che hanno detto queste idiozie, hanno parlato di "apartheid" perpetrata da parte degli Israeliani ai danni degli Arabi e hanno detto ogni cosa infame contro Israele.
Ciò è prodotto dell'ignoranza.
Il vero nemico è l'ignoranza.
Sconfiggiamola!
Cordiali saluti.
The Liberty Bell of Italy, una voce per chi difende la libertà...dalla politica alla cultura...come i nostri amici americani, i quali ebbero occasione di udire la celebre campana di Philadelphia nel 1776, quando fu letta la celeberrima Dichiarazione di Indipendenza. Questa è una voce per chi crede nei migliori valori della nostra cultura.
Il mio libro
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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino
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lunedì 13 agosto 2012
Zoom Italia: Coca Cola 1000 usi possibili: l’importante è non b...
Cari amici ed amiche.
L'amico Fabio Trinchieri ha realizzato un nuovo blog chiamato "Zoom Italia".
Qui sotto c'è un suo articolo dedicato alla Coca Cola.
Anch'io avevo scritto un articolo intitolato "La Coca Cola, potrebbe essere una medicina?"
Ora, questa nota bevanda ha delle componenti acide che, se prese in eccesso, possono fare male.
Infatti, c'è l'acido ortofosforico (H3PO4).
Eccedere nell'uso di questa bevanda può fare molto male.
Io penso che non si debba abusare di essa.
Ora, leggete l'articolo di Fabio.
Cordiali saluti e buona lettura.
Zoom Italia: Coca Cola 1000 usi possibili: l’importante è non b...: La Coca-cola non ha certo bisogno di presentazioni, con più di 1.000.000.000 (un miliardo) di lattine vendute ogni giorno (senza quindi cont...
L'amico Fabio Trinchieri ha realizzato un nuovo blog chiamato "Zoom Italia".
Qui sotto c'è un suo articolo dedicato alla Coca Cola.
Anch'io avevo scritto un articolo intitolato "La Coca Cola, potrebbe essere una medicina?"
Ora, questa nota bevanda ha delle componenti acide che, se prese in eccesso, possono fare male.
Infatti, c'è l'acido ortofosforico (H3PO4).
Eccedere nell'uso di questa bevanda può fare molto male.
Io penso che non si debba abusare di essa.
Ora, leggete l'articolo di Fabio.
Cordiali saluti e buona lettura.
Zoom Italia: Coca Cola 1000 usi possibili: l’importante è non b...: La Coca-cola non ha certo bisogno di presentazioni, con più di 1.000.000.000 (un miliardo) di lattine vendute ogni giorno (senza quindi cont...
Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, cosa sta succedendo?
| Galleria "Renazza". |
| Galleria "Serra dell'Ospedale", imbocchi nord. |
| Vecchie gallerie "Serra dell'Ospedale", imbocchi sud. |
| Progetto della variante Cosenza-Rogliano |
| In seguito ai fenomeni di dissesto del versante e collasso della struttura che hanno interessato la costruzione della canna Sud della Galleria Renazza, appartenente al Macrolotto 2 dell’Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, la committenza (SIS Scpa) ha deciso di commissionare a Citiemme la realizzazione di 6 sondaggi geognostici integrativi, allo scopo di individuare le cause dei fenomeni verificatisi nel mese di Maggio 2011.http://www.citiemme.org/dnn/home/tabid/1260/vw/1/itemid/82/integrazione-delle-indagini-geognostiche-della-galleria-renazza,-autostrada-a3-sa-rc,-lagonegro-(pz).aspx.
Cari amici ed amiche.
Vi voglio parlare della situazione dell'Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, autostrada che, per ovvie ragioni, conosco fin troppo bene.
Ora, il problema dell'autostrada sta nella sua realizzazione.
Quando si decise di realizzarla (1964), il progetto ebbe un errore di fondo, errore che purtroppo si paga tuttora.
Per un lungo tratto, che parte dall'altezza di Polla (Salerno) e finisce a Falerna (Catanzaro), l'autostrada non corre parallela alla costa tirrenica (cosa che sarebbe stata più sensata) ma all'interno.
Questo errore è la causa principale di tutti i problemi che stanno colpendo questa importante autostrada.
Infatti, la succitata zona è montuosa e, da un punto di vista geologico, ha molte criticità.
La prima di esse è rappresentata dalla conformazione.
La presenza di numerose valli e montagne comporta la realizzazione di numerosi ponti, viadotti e gallerie.
Purtroppo, chi progettò e costruì l'autostrada non fece nulla per creare una situazione migliore, forse per limiti della tecnologia di quegli anni o forse per altri motivi.
Così, il tracciato autostradale fu problematico, per via di numerose curve e pendenze che si sarebbero potute evitare realizzando qualche tunnel in più.
La seconda criticità è rappresentata dalle condizioni meteorologiche.
Com'è noto, in montagna ci sono periodi molto rigidi.
Ora, l'autostrada è soggetta ad innevamento e a temperature rigide.
Questo comporta un maggiore deterioramento delle strutture (come i cavalcavia, i ponti, i viadotti e le gallerie) che necessitano di manutenzione.
Spesso e volentieri questa manutenzione non c'è stata.
La terza criticità è rappresentata dal rischio idrogeologico.
L'area (che è in buona parte costituita da argille e da rocce sedimentarie e vulcaniche) è molto instabile.
Questa instabilità è dovuta anche a un disboscamento selvaggio.
Purtroppo, ciò comporta un rischio di frane.
Qualcuna di esse fece molti danni ed anche dei morti.
Ora, proviamo a vedere alcune criticità.
Il tratto campano dell'Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria (compreso tra Salerno e Lagonegro Nord è stato già ampliato.
Il tratto è stato reso assai più rettilineo, grazie alla realizzazione delle nuove gallerie "Monte Vetrano I", "Monte Vetrano II", "Persano", "Serralunga", "Sagginara", "Serrone Tondo", "San Michele", "Sant'Angelo", "Tanagro", "Costa Incoronata", "Cerreta", "Deruitata" , "Casalbuono" e "Tempa Ospedale".
Sono state ampliate le gallerie già esistenti "Rufoli", "Castelluccio", "Baldassarre", "Intagliata", "Scargilelle" e "Tempa Pertusata".
Sono state dismesse la galleria artificiale "Deruitata" e la galleria "Costarelle".
Tanta parte dell'autostrada in Campania è oggi a tre corsie.
Le vere criticità sono a sud.
Una di queste è la galleria "Renazza" , posta tra gli svincoli di Lagonegro nord e Lagonegro sud, in Provincia di Potenza.
Questa galleria ha problemi di staticità, a causa dell'instabilità del terreno, che genera frane.
Un altro grosso problema si trova più a sud.
Più di trenta anni fa, una frana eradicò i viadotti "Sirino" e "Taggine".
Ancora oggi, questo tratto è ad una sola carreggiata.
Era deciso di fare la nuova galleria "Sirino" e la nuova galleria artificiale "Taggine".
Ora,. il problema rimane.
Infatti, la galleria "Sirino" si trova in una zona ricca di acqua e già ha dato dei segnali preoccupanti di instabilità.
Un'altra criticità si trova più a sud, in Calabria.
In Provincia di Cosenza, nella zona di Tarsia, vi è la galleria "Serra dell'Ospedale".
Qui, praticamente, vi è stata il problema della conformazione del territorio e di frane.
Il 24 settembre 2009, un cedimento del terreno costò la vita ad un operaio di 21 anni.
Qui la conformazione del terreno ha richiesto l'adozione di una soluzione particolare.
La nuova galleria in direzione sud si interseca con la vecchia canna nord.
Così, l'imbocco della nuova canna sud altro non sarà che l'estremità della vecchia galleria in direzione nord.
Non ho capito il perché di ciò ma penso che sia dovuto a problemi del terreno.
Anche il tratto compreso tra Cosenza nord e San Mango d'Aquino, merita attenzione.
Qui sono già stati fatti dei lavori, come l'ampliamento della galleria "Serra Spiga".
Altri lavori previsti sono l'ampliamento delle gallerie "Moio" ed "Acqua di Calci".
Poi, però, si proseguirà in variante fino a Rogliano-Grimaldi.
Qui sarà fatta la nuova galleria "Cozzo di San Lorenzo".
Da Rogliano-Grimaldi ad Altilia saranno fatte cinque nuovi tunnels:
Fugarello 795m sud e 632m nord
Ogliara 420m sud e 280m nord
Grotta di Paglia 253m sud
Balzatelle 540m sud e 55m nord
Valle Vomice 300m sud e 70m nord.
Saranno dismesse, invece, le vecchie gallerie "Profenna", "San Lorenzo", "Costa Jassa (artificiale)", "Torrefalco", "Mancarelli (artificiale)", "Fiego I", "Fiego II", "San Pietro", "Garcito", "Parduna", "Piano Corsopato", "Fugarello", "Ogliara" e "Balzatelle".
Dopo lo svincolo di Altlia-Grimaldi, arrivando a Falerna, , è già stata fatta la nuova galleria "Monaco", che è in esercizio.
Sono in fase di realizzazione le gallerie "Timpa delle Vigne" ed "Ogliastro".
Sono state demolite le vecchie gallerie "Caccavo I" e "Caccavo II".
E' incerta, invece, la sorte della galleria "Tribito" .
Qui, infatti, è stato trovato dell'amianto.
Nel Vibonese sono già state fatte le gallerie "San Francesco di Paola", "San Luigi (solo in direzione sud)" e "San Rocco (artificiale)".
E' in fase di costruzione la galleria "La Motta".
Nel Reggino, il tratto tra Rosarno e Gioia Tauro è ammodernato.
Sono state realizzate la galleria artificiale "Rosarno" e la galleria "Seppia".
Per quanto riguarda i tratti tra Gioia Tauro e Scilla, la situazione è la seguente:
Galleria San Filippo: APERTA AL TRAFFICO
Carreggiata Nord 968 m -artificiale 60 m.
Carreggiata Sud 1.050 m - artificiale 91 m.
Galleria Santa Lucia: APERTA AL TRAFFICO
Carreggiata Nord 800 m - artificiale 105 m.
Carreggiata Sud 870 m - artificiale 94 m.
Galleria Barritteri: SCAVO TERMINATO
Carreggiata Nord 2.297 m - artificiale 271 m.
Carreggiata Sud 2.360 m - artificiale 253 m.
Galleria Fontanelle:
Carreggiata Nord 802 m - artificiale 79 m.
Carreggiata Sud 691 m - artificiale 65 m.
Galleria Bagnara:
Carreggiata Nord 1.217 m - artificiale 123 m.
Carreggiata Sud 1.122 m - artificiale 207 m.
Galleria Cacciapuiu:
Carreggiata Nord 441 m - artificiale 82 m.
Carreggiata Sud 402 m - artificiale 20 m.
Galleria Vardaru:
Carreggiata Nord 1.208 m -artificiale 36 m.
Carreggiata Sud 1.127 m - artificiale 53 m.
Galleria San Giovanni:
Carreggiata Nord 1.266 m - artificiale 17 m.
Carreggiata Sud 1.183 m - artificiale 15 m.
Galleria Feliciusu:
Carreggiata Nord 478 m - artificiale 35 m.
Carreggiata Sud 483 m - artificiale 17 m.
Galleria Muro:
Carreggiata Nord 970 m - artificiale 13 m.
Carreggiata Sud 913 m - artificiale 28 m.
Galleria Brancato:
Carreggiata Nord 1.732 m - artificiale 30 m.
Carreggiata Sud 1.683 m - artificiale 22 m.
Galleria Costaviola:
Carreggiata Nord 874 m - artificiale 50 m.
Carreggiata Sud 825 m - artificiale 74 m.
Saranno dismesse le vecchie gallerie "Paparone", "Cacciapiuiu", " Fuddeia I", "Fuddeia II", "Varduru I", Vardaru II", "San Giovanni", "Feliciusu (solo in direzione sud)", "Catoiu (artiticiale)", "Muro" e "Brancato".
Per le vecchie gallerie ed i vecchi viadotti ci sono già delle proposte.
Anche per ragioni lavorative (sono in cerca di lavoro) ne seguo una, di cui avevo parlato nell'articolo intitolato "Autostrada A3 tratto Bagnara Calabra-Scilla, una proposta sostenibile".
Sto monitorando la cosa.
Se qualcuno ha delle notizie mi faccia sapere.
Sarei disposto anche a trasferirmi in zona, se questo progetto dovesse andare in porto.
Per quanto riguarda il tratto tra Scilla e Villa San Giovanni, vi saranno lavori importanti.
Sono in fase di ampliamento le gallerie "Monacena" e "Pilone".
Le gallerie "Paci I" e "Paci II" saranno unite ed ampliate.
Mentre sarà realizzata la nuova galleria "Piale".
Io penso che sia arrivato il momento di risolvere il problema dell'Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, anche in funzione della realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.
Non è possibile che una via di comunicazione così importante sia tenuta così male e sia così difficoltosa.
Serve una politica nuova.
Per altre informazioni, visitate il sito http://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=1439479&page=231.
Cordiali saluti.
|
domenica 12 agosto 2012
FINANZA/ Forte: così Goldman Sachs ha vinto la scommessa sull’Italia
Cari amici ed amiche.
Leggete questo articolo del sito "Economia e Finanza" che è intitolato "FINANZA/ Forte: così Goldman Sachs ha vinto la scommessa sull’Italia".
Esso recita:
"Col passare delle settimane, con la Borsa che scende e poi risale in termini non significativi, con lo spread che sembra ancorato, bloccato sopra i 450 punti, viene sempre più in evidenza l’incertezza del “governo dei tecnici” di Mario Monti. Ma se tutto questo serve per un’analisi limitata di politica finanziaria, legata ai conti pubblici dello Stato e alla quadratura del bilancio (per far contenti i tedeschi e gli euroburocrati), in questi ultimi giorni sui tavoli degli analisti si sono accumulati dati più cupi, per usare un aggettivo del professor Francesco Forte, che riguardano la recessione economica italiana: la perdita secca della produzione industriale, il crollo dei consumi, l’ampiezza inquietante della disoccupazione, la stretta del credito, la sofferenza delle famiglie. È stato lo stesso ministro del Lavoro, Elsa Fornero, a parlare di un sistema industriale italiano in difficoltà e di un possibile autunno caldo. Forse, dietro a questa dichiarazione e all’incertezza percepibile del governo Monti, si svela in tutta la sua portata una scelta di politica economica sbagliata. E alla fine, quasi involontariamente, i tecnici devono prendere atto, anche se forse non lo ammetteranno mai, che la linea del governo d’emergenza, sorretto dalla “strana maggioranza”, non ha compreso quello che stava succedendo e ha sbagliato. Francesco Forte, grande economista, ex ministro delle Finanze, aveva previsto da tempo che si sarebbe creato questa situazione e, fin dal maggio del 2011, aveva cominciato a lavorare a un documento organico per la crescita dell’Italia. La base di partenza era di operare sullo stock di debito, con dismissioni del patrimonio dello Stato ben congegnate. La creazione di un Fondo e alcune operazioni di cartolarizzazione. E, soprattutto, non concentrarsi continuamente sul deficit, come lo stesso ministro dell’Economia dell’epoca, Giulio Tremonti insisteva. Dice oggi Francesco Forte: «Operare sullo stock di debito significava fare una politica di espansione economica, essere ossessionati dal deficit voleva dire ricorrere alla pressione fiscale, fare una politica restrittiva e portare alla recessione. Si discuteva in quel periodo di un’alternativa alla “patrimoniale” che voleva la sinistra, compreso Giuliano Amato, che è oggi in fase di grande ripensamento, impegnato com’è oggi sullo stock del debito con Franco Bassanini. Ma forse oggi è già tardi per un mutamento di questa linea di politica economica. È evidente che, visti i risultati, ci stanno pensando in molti e stanno giocando le loro carte politiche in modo confuso».Su
una posizione simile a quella di Francesco Forte, anche attraverso una differente impostazione, c’erano altri economisti. Su Il Sole 24 Ore, Paolo Savona ricorda i “Nove impegni per la crescita” del 16 luglio 2011 e anche in quel documento la priorità era operare sullo stock del debito e non sul deficit, come invece è stato fatto. Monti è invece andato per la sua strada, guardando al deficit, all’avanzo primario e alla pressione fiscale che piaceva soprattutto a sinistra. «E quello che sta accadendo oggi non è altro che quello che aveva previsto Goldman Sachs. La banca d’affari americana ha venduto i Btp italiani tra marzo e giugno, nel periodo di maggior auge del governo Monti. Che cosa aveva previsto Goldman Sachs, dove conoscono bene Monti perché è stato un loro consulente? Avevano previsto che con questa politica restrittiva l’Italia sarebbe andata in recessione, che Monti non avrebbe risolto la situazione. È per questa ragione che Goldman Sachs è fuggita dal debito italiano, perché ha previsto una caduta della nostra economia.
Non ci voleva molto in fondo con quella manovra fiscale depressiva.
Appunto. È impressionante che la Fornero lo dichiari adesso, che il governo abbia continuato a insistere sullo scudo anti-spread che non può diventare automatico. Tutto questo dimostra che il “governo dei tecnici” non aveva capito quasi nulla di quello che stava accadendo.
Ritorniamo al suo documento di maggio. Fu subito respinto da Giulio Tremonti.
Con motivazioni che devo definire risibili. Ma quel documento restava e si arricchiva anche attraverso altri contributi. Lo guardò anche il capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, Fabrizio Cicchitto. Nel momento della crisi di novembre, quel documento restava come proposta del Pdl e non fu neppure preso in considerazione dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e di conseguenza neppure dal “governo dei tecnici” di Mario Monti, che anzi seguì una linea del tutto opposta, quella che in fondo sponsorizzava la sinistra.
Ma oggi Angelino Alfano, con la sua proposta, spariglia i giochi.
La proposta di Alfano non è molto diversa da quello che costituiva il mio documento organico fatto nel maggio 2011. Il problema differente è che oggi, di fronte ai risultati della recessione, sorgono dubbi anche nel “governo Monti”. Ci si trova in una strana situazione politica. Il governo prende atto, pur non ammettendolo oppure facendo ammissioni a mezza voce, che la sua linea non ha funzionato. In più c’è la stessa sinistra che in questo momento si sta sganciando dal governo. Basta guardare il piano che sta predisponendo l’economista del Partito democratico, Stefano Fassina, che è poi una nuova richiesta di patrimoniale, che avrebbe un altro carattere recessivo, e una serie di interventi keynesiani.
Sta illustrando la posizione di un governo che sta in mezzo al guado.
Solo che in questo momento, al contrario di qualche mese fa, il Pd è attaccato alla barca stando in acqua, mentre il Pdl sta sulla barca. Si sono rovesciate le posizioni.
Quindi c’è la possibilità di una presa in considerazione della proposta Alfano?
Questa volta l’hanno presa in considerazione. Ma mi chiedo se è credibile e possibile che si possa adottare il suggerimento di Alfano. Non credo che finiranno per adottarlo. Il governo cercherà di tirare avanti fino alla scadenza delle elezioni, di campare settimana dopo settimana, confidando in qualche mossa di Mario Draghi, che effettivamente ne ha a disposizione.
Quali ad esempio?
Una nuova emissione di liquidità alle banche garantita da obbligazioni degli Stati, così come è già stato fatto. Poi certo, tutto dipende da un problema: o l’euro regge o l’euro cade.
Mario Monti farà pure i suoi calcoli in questo periodo, anche sul suo futuro, ma soprattutto arriverà a fare il passo di una sottomissione dell’Italia alle ragioni dell’Europa?
Io credo che Monti abbia sempre pensato che gli italiani e l’Italia non sono in grado di fare nulla senza l’Europa e la Germania. A mio avviso è questa la linea che ha seguito e che in fondo andava bene non solo al suo modo di pensare, ma anche alla natura del suo governo sorretto dalla sinistra. È possibile che alla fine sottoponga l’Italia alla firma di un protocollo. Certo, in questo caso, dovrà dimenticare alcune sue aspirazioni di carattere politico e istituzionale.
In una situazione come quella che descrivendo, come si arriverà alle elezioni della prossima primavera?
Guardi è difficile fare delle previsioni. La scommessa di alcuni traders internazionali è che l’euro cadrà a marzo del 2013. Questo io non lo so proprio prevedere. È invece prevedibile come si andrà a votare in Italia. Su due posizioni: o sulla salvezza e sul rilancio dell’impresa e del sistema industriale italiano o sulla salvezza dell’euro. Questa sarà la contrapposizione di fondo. Io sono, ad esempio per l’euro-lira, magari con Gran Bretagna, Svezia e altri Paesi. Non è che non si possa stare nell’euro. Ma ci volevano vere liberalizzazioni, vere semplificazione, un’autentica riforma del mercato del lavoro. Non hanno fatto nulla di tutto questo.
(Gianluigi Da Rold)".
Leggete questo articolo del sito "Economia e Finanza" che è intitolato "FINANZA/ Forte: così Goldman Sachs ha vinto la scommessa sull’Italia".
Esso recita:
"Col passare delle settimane, con la Borsa che scende e poi risale in termini non significativi, con lo spread che sembra ancorato, bloccato sopra i 450 punti, viene sempre più in evidenza l’incertezza del “governo dei tecnici” di Mario Monti. Ma se tutto questo serve per un’analisi limitata di politica finanziaria, legata ai conti pubblici dello Stato e alla quadratura del bilancio (per far contenti i tedeschi e gli euroburocrati), in questi ultimi giorni sui tavoli degli analisti si sono accumulati dati più cupi, per usare un aggettivo del professor Francesco Forte, che riguardano la recessione economica italiana: la perdita secca della produzione industriale, il crollo dei consumi, l’ampiezza inquietante della disoccupazione, la stretta del credito, la sofferenza delle famiglie. È stato lo stesso ministro del Lavoro, Elsa Fornero, a parlare di un sistema industriale italiano in difficoltà e di un possibile autunno caldo. Forse, dietro a questa dichiarazione e all’incertezza percepibile del governo Monti, si svela in tutta la sua portata una scelta di politica economica sbagliata. E alla fine, quasi involontariamente, i tecnici devono prendere atto, anche se forse non lo ammetteranno mai, che la linea del governo d’emergenza, sorretto dalla “strana maggioranza”, non ha compreso quello che stava succedendo e ha sbagliato. Francesco Forte, grande economista, ex ministro delle Finanze, aveva previsto da tempo che si sarebbe creato questa situazione e, fin dal maggio del 2011, aveva cominciato a lavorare a un documento organico per la crescita dell’Italia. La base di partenza era di operare sullo stock di debito, con dismissioni del patrimonio dello Stato ben congegnate. La creazione di un Fondo e alcune operazioni di cartolarizzazione. E, soprattutto, non concentrarsi continuamente sul deficit, come lo stesso ministro dell’Economia dell’epoca, Giulio Tremonti insisteva. Dice oggi Francesco Forte: «Operare sullo stock di debito significava fare una politica di espansione economica, essere ossessionati dal deficit voleva dire ricorrere alla pressione fiscale, fare una politica restrittiva e portare alla recessione. Si discuteva in quel periodo di un’alternativa alla “patrimoniale” che voleva la sinistra, compreso Giuliano Amato, che è oggi in fase di grande ripensamento, impegnato com’è oggi sullo stock del debito con Franco Bassanini. Ma forse oggi è già tardi per un mutamento di questa linea di politica economica. È evidente che, visti i risultati, ci stanno pensando in molti e stanno giocando le loro carte politiche in modo confuso».Su
una posizione simile a quella di Francesco Forte, anche attraverso una differente impostazione, c’erano altri economisti. Su Il Sole 24 Ore, Paolo Savona ricorda i “Nove impegni per la crescita” del 16 luglio 2011 e anche in quel documento la priorità era operare sullo stock del debito e non sul deficit, come invece è stato fatto. Monti è invece andato per la sua strada, guardando al deficit, all’avanzo primario e alla pressione fiscale che piaceva soprattutto a sinistra. «E quello che sta accadendo oggi non è altro che quello che aveva previsto Goldman Sachs. La banca d’affari americana ha venduto i Btp italiani tra marzo e giugno, nel periodo di maggior auge del governo Monti. Che cosa aveva previsto Goldman Sachs, dove conoscono bene Monti perché è stato un loro consulente? Avevano previsto che con questa politica restrittiva l’Italia sarebbe andata in recessione, che Monti non avrebbe risolto la situazione. È per questa ragione che Goldman Sachs è fuggita dal debito italiano, perché ha previsto una caduta della nostra economia.
Non ci voleva molto in fondo con quella manovra fiscale depressiva.
Appunto. È impressionante che la Fornero lo dichiari adesso, che il governo abbia continuato a insistere sullo scudo anti-spread che non può diventare automatico. Tutto questo dimostra che il “governo dei tecnici” non aveva capito quasi nulla di quello che stava accadendo.
Ritorniamo al suo documento di maggio. Fu subito respinto da Giulio Tremonti.
Con motivazioni che devo definire risibili. Ma quel documento restava e si arricchiva anche attraverso altri contributi. Lo guardò anche il capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, Fabrizio Cicchitto. Nel momento della crisi di novembre, quel documento restava come proposta del Pdl e non fu neppure preso in considerazione dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e di conseguenza neppure dal “governo dei tecnici” di Mario Monti, che anzi seguì una linea del tutto opposta, quella che in fondo sponsorizzava la sinistra.
Ma oggi Angelino Alfano, con la sua proposta, spariglia i giochi.
La proposta di Alfano non è molto diversa da quello che costituiva il mio documento organico fatto nel maggio 2011. Il problema differente è che oggi, di fronte ai risultati della recessione, sorgono dubbi anche nel “governo Monti”. Ci si trova in una strana situazione politica. Il governo prende atto, pur non ammettendolo oppure facendo ammissioni a mezza voce, che la sua linea non ha funzionato. In più c’è la stessa sinistra che in questo momento si sta sganciando dal governo. Basta guardare il piano che sta predisponendo l’economista del Partito democratico, Stefano Fassina, che è poi una nuova richiesta di patrimoniale, che avrebbe un altro carattere recessivo, e una serie di interventi keynesiani.
Sta illustrando la posizione di un governo che sta in mezzo al guado.
Solo che in questo momento, al contrario di qualche mese fa, il Pd è attaccato alla barca stando in acqua, mentre il Pdl sta sulla barca. Si sono rovesciate le posizioni.
Quindi c’è la possibilità di una presa in considerazione della proposta Alfano?
Questa volta l’hanno presa in considerazione. Ma mi chiedo se è credibile e possibile che si possa adottare il suggerimento di Alfano. Non credo che finiranno per adottarlo. Il governo cercherà di tirare avanti fino alla scadenza delle elezioni, di campare settimana dopo settimana, confidando in qualche mossa di Mario Draghi, che effettivamente ne ha a disposizione.
Quali ad esempio?
Una nuova emissione di liquidità alle banche garantita da obbligazioni degli Stati, così come è già stato fatto. Poi certo, tutto dipende da un problema: o l’euro regge o l’euro cade.
Mario Monti farà pure i suoi calcoli in questo periodo, anche sul suo futuro, ma soprattutto arriverà a fare il passo di una sottomissione dell’Italia alle ragioni dell’Europa?
Io credo che Monti abbia sempre pensato che gli italiani e l’Italia non sono in grado di fare nulla senza l’Europa e la Germania. A mio avviso è questa la linea che ha seguito e che in fondo andava bene non solo al suo modo di pensare, ma anche alla natura del suo governo sorretto dalla sinistra. È possibile che alla fine sottoponga l’Italia alla firma di un protocollo. Certo, in questo caso, dovrà dimenticare alcune sue aspirazioni di carattere politico e istituzionale.
In una situazione come quella che descrivendo, come si arriverà alle elezioni della prossima primavera?
Guardi è difficile fare delle previsioni. La scommessa di alcuni traders internazionali è che l’euro cadrà a marzo del 2013. Questo io non lo so proprio prevedere. È invece prevedibile come si andrà a votare in Italia. Su due posizioni: o sulla salvezza e sul rilancio dell’impresa e del sistema industriale italiano o sulla salvezza dell’euro. Questa sarà la contrapposizione di fondo. Io sono, ad esempio per l’euro-lira, magari con Gran Bretagna, Svezia e altri Paesi. Non è che non si possa stare nell’euro. Ma ci volevano vere liberalizzazioni, vere semplificazione, un’autentica riforma del mercato del lavoro. Non hanno fatto nulla di tutto questo.
(Gianluigi Da Rold)".
Innanzitutto, ringrazio il "Genietto di Palermo", Angelo Fazio, che ha messo l'articolo su Facebook.
Io penso che la vittoria di Mario Monti sia il fallimento della politica sulle banche.
L'Euro è una moneta apolide, senza uno Stato che le stia dietro.
Questa moneta è in balia di tutte le varie banche, banche che ovviamente guardano alla Germania.
Si sa che chi controlla la moneta, di fatto, fa sentire il proprio peso sulla politica.
In questo gioco entra anche l'antipolitica, come il movimento di Beppe Grillo.
Nei momenti di crisi, la politica è molto impopolare.
Questo dà forza all'antipolitica.
A fronte dio ciò, i tecnocrati delle banche si propongono come i "salvatori della patria".
Questo fa sì che la politica venga di fatto commissariata dal potere delle banche e dei vari tecnocrati, tecnocrati che faranno l'interesse dello Stato che garantisce i propri interessi, ossia la Germania.
Così tutto torna.
Io credo che la politica debba tornare a fare il proprio mestiere.
Cordiali saluti.
Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore di Barcellona Pozzo di Gotto
Cari amici ed amiche.
Sulla pagina di Facebook dedicata alle Tradizioni di Barcellona Pozzo di Gotto, ho trovato questa interessante nota:
"Santa Maria Maggiore (Venerata nella chiesa di Gala)
5 Agosto - Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore - Tra Storia, tradizione e leggenda.
Questa memoria è collegata alla dedicazione della basilica di santa Maria Maggiore sull'esquilino di Roma, che viene considerata il più antico santuario mariano d'Occidente. La eresse, sul precedente edificio liberiano, il papa Sisto III (432-440) dedicandola a Dio e intitolandola alla Vergine, proclamata solennemente dal concilio di Efeso (431) Madre di Dio.(Mess. Rom.)
Martirologio Romano: Dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore, innalzata a Roma sul colle Esquilino, che il papa Sisto III offrì al popolo di Dio in memoria del Concilio di Efeso, in cui Maria Vergine fu proclamata Madre di Dio.
Monumenti di pietà mariana, a Roma, sono quelle stupende chiese, erette in gran parte sul medesimo luogo dove sorgeva qualche tempio pagano.
Bastano pochi nomi, tra i cento titoli dedicati alla Vergine, per avere le dimensioni di questo mistico omaggio alla Madre di Dio: S. Maria Antiqua, ricavata dall'Atrium Minervae nel Foro romano; S. Maria dell'Aracoeli, sulla cima più alta del Campidoglio; S. Maria dei Martiri, il Pantheon; S. Maria degli Angeli, ricavata da Michelangelo dal "tepidarium" delle Terme di Diocleziano; S. Maria sopra Minerva, costruita sopra le fondamenta del tempio di Minerva Calcidica; e, più grande di tutte, come dice lo stesso nome, S. Maria Maggiore, la quarta delle basiliche patriarcali di Roma, detta inizialmente Liberiana, perché identificata con un antico tempio pagano, sulla sommità dell'Esquilino, che papa Liberio (352-366) adattò a basilica cristiana.
Narra una tardiva leggenda che la Madonna, apparendo nella stessa notte del 5 agosto del 352 a papa Liberio e ad un patrizio romano, li avrebbe invitati a costruire una chiesa là dove al mattino avrebbero trovato la neve.
Il mattino del 6 agosto una prodigiosa nevicata, ricoprendo l'area esatta dell'edificio, avrebbe confermato la visione, inducendo il papa e il ricco patrizio a metter mano alla costruzione del primo grande santuario mariano, che prese il nome di S. Maria "ad nives", della neve. Poco meno di un secolo dopo, papa Sisto III, per ricordare la celebrazione del concilio di Efeso (431) nel quale era stata proclamata la maternità divina di Maria, ricostruì la chiesa nelle dimensioni attuali.
Di quest'opera rimangono le navate con le colonne e i trentasei mosaici che adornano la navata superiore.
All'assetto attuale della basilica contribuirono diversi pontefici, da Sisto III che poté offrire "al popolo di Dio" il monumento "maggiore" al culto della beata Vergine (alla quale rendiamo appunto un culto di iperdulia cioè di venerazione maggiore a quello che attribuiamo agli altri santi), fino ai papi della nostra epoca.
La basilica venne anche denominata S. Maria "ad praesepe", già prima del secolo VI, quando vi furono portate le tavole di un'antica mangiatoia, che la devozione popolare identificò con quella che accolse il Bambino Gesù nella grotta di Betlem.
La celebrazione liturgica della dedicazione della basilica è entrata nel calendario romano soltanto nell'anno 1568.
(da Santi e Beati. Autore: Piero Bargellini).
La Vergine Maria, oggetto di iperdulia, è stata invocata in tutti i secoli cristiani, con tante denominazioni legate alle sue virtù, al suo ruolo di corredentrice del genere umano e come Madre di Gesù il Salvatore; inoltre alle sue innumerevoli apparizioni, per i prodigi che si sono avverati con le sue immagini, per il culto locale tributatole in tante comunità.
E per ogni denominazione ella è stata raffigurata con opere d’arte dei più grandi come dei più umili artisti, inoltre con il sorgere di tantissime chiese, santuari, basiliche, cappelle, ecc. a lei dedicate, si può senz’altro dire, che non c’è nel mondo cristiano un paese, una città, un villaggio, che non abbia un tempio o una cappella dedicata a Maria, nelle sue innumerevoli denominazioni.
Il titolo di Madonna della Neve, contrariamente a titoli più recenti come Madonna degli abissi marini, Madonna delle cime dei monti, Madonna delle grotte, ecc. quello di Madonna della Neve affonda le sue origini nei primi secoli della Chiesa ed è strettamente legato al sorgere della Basilica di S. Maria Maggiore in Roma.
Nel IV secolo, sotto il pontificato di papa Liberio (352-366), un nobile e ricco patrizio romano di nome Giovanni, insieme alla sua altrettanto ricca e nobile moglie, non avendo figli decisero di offrire i loro beni alla Santa Vergine, per la costruzione di una chiesa a lei dedicata.
La Madonna gradì il loro desiderio e apparve in sogno ai coniugi la notte fra il 4 e il 5 agosto, tempo di gran caldo a Roma, indicando con un miracolo il luogo dove doveva sorgere la chiesa.
Infatti la mattina dopo, i coniugi romani si recarono da papa Liberio a raccontare il sogno fatto da entrambi, anche il papa aveva fatto lo stesso sogno e quindi si recò sul luogo indicato, il colle Esquilino e lo trovò coperto di neve, in piena estate romana.
Il pontefice tracciò il perimetro della nuova chiesa, seguendo la superficie del terreno innevato e fece costruire il tempio a spese dei nobili coniugi.
Questa la tradizione, anche se essa non è comprovata da nessun documento; la chiesa fu detta ‘Liberiana’ dal nome del pontefice, ma dal popolo fu chiamata anche “ad Nives”, della Neve.
L’antica chiesa fu poi abbattuta al tempo di Sisto III (432-440) il quale in ricordo del Concilio di Efeso (431) dove si era solennemente decretata la Maternità Divina di Maria, volle edificare a Roma una basilica più grande in onore della Vergine, utilizzando anche il materiale di recupero della precedente chiesa.
In quel periodo a Roma nessuna chiesa o basilica raggiungeva la sontuosità del nuovo tempio, né l’imponenza e maestosità; qualche decennio dopo, le fu dato il titolo di Basilica di S. Maria Maggiore, per indicare la sua preminenza su tutte le chiese dedicate alla Madonna.
Nei secoli successivi la basilica ebbe vari interventi di restauro strutturali e artistici, fino a giungere, dal 1750 nelle forme architettoniche che oggi ammiriamo.
Dal 1568 la denominazione ufficiale della festa liturgica della Madonna della Neve, è stata modificata nel termine “Dedicazione di Santa Maria Maggiore” con celebrazione rimasta al 5 agosto; il miracolo della neve in agosto non è più citato in quanto leggendario e non comprovato.
Ma il culto per la Madonna della Neve, andò comunque sempre più affermandosi, tanto è vero che tra i secoli XV e XVIII ci fu la massima diffusione delle chiese dedicate alla Madonna della Neve, con l’instaurarsi di tante celebrazioni locali, che ancora oggi coinvolgono interi paesi e quartieri di città.
A Roma il 5 agosto, nella patriarcale Basilica di S. Maria Maggiore, il miracolo veniva ricordato, non so se ancora oggi si fa, con una pioggia di petali di rose bianche, cadenti dall’interno della cupola durante la solenne celebrazione liturgica.
Il culto come si è detto, ebbe grande diffusione e ancora oggi in Italia si contano ben 152 fra chiese, santuari, basiliche minori, cappelle, parrocchie, confraternite, intitolate alla Madonna della Neve.Ogni regione ne possiede un buon numero, per lo più concentrate in zone dove la neve non manca, fra le regioni primeggiano il Piemonte con 31, la Lombardia con 19, la Campania con 17. Non conoscendo usi, costumi e tradizioni dei tanti paesi italiani che portano viva devozione alla Madonna della Neve, mi soffermo solo a segnalare tre località dalla mia provincia di Napoli, il cui culto e celebrazione è molto solenne, coinvolgendo la comunità dei fedeli anche in grandi manifestazioni esterne e folcloristiche.
Basilica parrocchia di S. Maria della Neve, patrona del quartiere orientale di Napoli chiamato Ponticelli, la cui devozione iniziò con la bolla di papa Leone X del 22 maggio 1520.L’antico santuario è stato proclamato Basilica Minore il 27 luglio 1988. Da più di cento anni la solenne processione esterna è effettuata con un alto carro (nel contesto della radicata tradizione napoletana delle macchine da festa), alla cui sommità è posta la statua della Madonna.
Basilica Santuario Maria SS. della Neve in Torre Annunziata (Napoli). L’immagine in terracotta bruna di tipo greco della veneratissima Madonna della Neve, è custodita nella omonima Basilica Minore; essa ha origine con il rinvenimento a mare, presso lo ‘scoglio di Rovigliano’, dell’immagine da parte di pescatori, tra il XIV e XV secolo; le fu dato il nome di Santa Maria ad Nives, perché il ritrovamento era avvenuto un 5 agosto. La grande processione, che coinvolge tutta la popolosa città, inizia dal porto, dopo che la sacra immagine arriva dal mare con una barca, simulando l’originario rinvenimento.I torresi, noti nel mondo per la lavorazione della pasta e per il lavoro degli uomini nell’ambito marinaro, sono devotissimi della Madonna, che li liberò da una delle violente eruzioni del Vesuvio, alle cui falde è adagiata Torre Annunziata, il 22 ottobre 1822.
Collegiata di S. Maria Maggiore o della Neve di Somma Vesuviana (Napoli). La Collegiata fu istituita con il titolo di S. Maria Maggiore verso l’anno 1600, al posto di precedenti denominazioni della chiesa, risalenti al Medioevo.Nella stessa Collegiata è attiva la Confraternita della Madonna della Neve, con confratelli e consorelle, lo Statuto è del 1° settembre 1762; ai confratelli spetta il compito di portare in processione la statua della Madonna.Nel contesto delle manifestazioni esterne, c’è la “festa delle lucerne”, che si svolge ogni quattro anni nei giorni 3-4-5 agosto; le strade dell’antico borgo medioevale Casamale vengono invase da tanti telai di forme geometriche varie, su ciascuno dei quali sono poggiate circa 50 lucerne, così da dare l’impressione di un fiume sfavillante che percorre il borgo.Ad accrescere l’effetto visivo, in fondo alla serie di figure geometriche,
A questo si aggiungono delle zucche vuote illuminate internamente, delle vasche con oche vive, apparati di fiori con l’immagine della Madonna; al passaggio della statua della Vergine in processione, da terrazzi non visibili dalla strada, giungono dall’alto i canti-nenia di gruppi di donne. Alla processione annuale prendono parte in costumi tipici, i cosiddetti “mesi dell’anno” con l’ausilio di animali da trasporto, componendo con più persone, le figurazioni che rappresentano lo scorrere dell’anno e le varie attività del mondo contadino.
In molte zone d’Italia, in omaggio alla Madonna della Neve, si usa mettere alle neonate i nomi di Bianca, Biancamaria, o più raro il nome Nives.
(Da "Santi e Beati" - Autore: Antonio Borrelli) .".
Barcellona Pozzo di Gotto è un Paese in Provincia di Messina.
Per dovere di cronaca Barcellona Pozzo di Gotto è anche il paese di Filippo Giorgianni, un ragazzo molto intelligente che stimo.
Bacellona Pozzo di Gotto è un paese ricco di tesori.
In essi vi è l'essenza della cultura siciliana.
La Sicilia, una terra di forti tradizioni cattoliche, risente della sua storia.
Essa fu un crogiolo di culture, da quella fenicia a quella greca, da quella latina a quella bizantina, da quella araba a quella normanna, fino ad arrivare a quella francese e a quella spagnola, senza scordarsi della cultura ebraica.
Ora, a Barcellona Pozzo di Gotto, potrete trovare la cinquecentesca chiesa-convento dei Carmelitani accanto al monastero basiliano.
Anche nelle frazioni ci sono monumenti interessanti.
A La Gala vi è la chiesa.
Essa reca la statua della Madonna della Neve.
Ora, la Sicilia è ricca di statue della Madonna della Neve.
A Galati Mamertino, il paese di mia madre (in Provincia di Messina), esiste una Madonna della Neve.
Essa si trova nella ex-Chiesa di San Martino, poi diventata Chiesa del Rosario.
Questo dimostra che la Sicilia è una terra di grande devozione mariana.
Mi farebbe piacere visitare un giorno Barcellona Pozzo di Gotto.
Cordiali saluti.
Sulla pagina di Facebook dedicata alle Tradizioni di Barcellona Pozzo di Gotto, ho trovato questa interessante nota:
"Santa Maria Maggiore (Venerata nella chiesa di Gala)
5 Agosto - Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore - Tra Storia, tradizione e leggenda.
Questa memoria è collegata alla dedicazione della basilica di santa Maria Maggiore sull'esquilino di Roma, che viene considerata il più antico santuario mariano d'Occidente. La eresse, sul precedente edificio liberiano, il papa Sisto III (432-440) dedicandola a Dio e intitolandola alla Vergine, proclamata solennemente dal concilio di Efeso (431) Madre di Dio.(Mess. Rom.)
Martirologio Romano: Dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore, innalzata a Roma sul colle Esquilino, che il papa Sisto III offrì al popolo di Dio in memoria del Concilio di Efeso, in cui Maria Vergine fu proclamata Madre di Dio.
Monumenti di pietà mariana, a Roma, sono quelle stupende chiese, erette in gran parte sul medesimo luogo dove sorgeva qualche tempio pagano.
Bastano pochi nomi, tra i cento titoli dedicati alla Vergine, per avere le dimensioni di questo mistico omaggio alla Madre di Dio: S. Maria Antiqua, ricavata dall'Atrium Minervae nel Foro romano; S. Maria dell'Aracoeli, sulla cima più alta del Campidoglio; S. Maria dei Martiri, il Pantheon; S. Maria degli Angeli, ricavata da Michelangelo dal "tepidarium" delle Terme di Diocleziano; S. Maria sopra Minerva, costruita sopra le fondamenta del tempio di Minerva Calcidica; e, più grande di tutte, come dice lo stesso nome, S. Maria Maggiore, la quarta delle basiliche patriarcali di Roma, detta inizialmente Liberiana, perché identificata con un antico tempio pagano, sulla sommità dell'Esquilino, che papa Liberio (352-366) adattò a basilica cristiana.
Narra una tardiva leggenda che la Madonna, apparendo nella stessa notte del 5 agosto del 352 a papa Liberio e ad un patrizio romano, li avrebbe invitati a costruire una chiesa là dove al mattino avrebbero trovato la neve.
Il mattino del 6 agosto una prodigiosa nevicata, ricoprendo l'area esatta dell'edificio, avrebbe confermato la visione, inducendo il papa e il ricco patrizio a metter mano alla costruzione del primo grande santuario mariano, che prese il nome di S. Maria "ad nives", della neve. Poco meno di un secolo dopo, papa Sisto III, per ricordare la celebrazione del concilio di Efeso (431) nel quale era stata proclamata la maternità divina di Maria, ricostruì la chiesa nelle dimensioni attuali.
Di quest'opera rimangono le navate con le colonne e i trentasei mosaici che adornano la navata superiore.
All'assetto attuale della basilica contribuirono diversi pontefici, da Sisto III che poté offrire "al popolo di Dio" il monumento "maggiore" al culto della beata Vergine (alla quale rendiamo appunto un culto di iperdulia cioè di venerazione maggiore a quello che attribuiamo agli altri santi), fino ai papi della nostra epoca.
La basilica venne anche denominata S. Maria "ad praesepe", già prima del secolo VI, quando vi furono portate le tavole di un'antica mangiatoia, che la devozione popolare identificò con quella che accolse il Bambino Gesù nella grotta di Betlem.
La celebrazione liturgica della dedicazione della basilica è entrata nel calendario romano soltanto nell'anno 1568.
(da Santi e Beati. Autore: Piero Bargellini).
La Vergine Maria, oggetto di iperdulia, è stata invocata in tutti i secoli cristiani, con tante denominazioni legate alle sue virtù, al suo ruolo di corredentrice del genere umano e come Madre di Gesù il Salvatore; inoltre alle sue innumerevoli apparizioni, per i prodigi che si sono avverati con le sue immagini, per il culto locale tributatole in tante comunità.
E per ogni denominazione ella è stata raffigurata con opere d’arte dei più grandi come dei più umili artisti, inoltre con il sorgere di tantissime chiese, santuari, basiliche, cappelle, ecc. a lei dedicate, si può senz’altro dire, che non c’è nel mondo cristiano un paese, una città, un villaggio, che non abbia un tempio o una cappella dedicata a Maria, nelle sue innumerevoli denominazioni.
Il titolo di Madonna della Neve, contrariamente a titoli più recenti come Madonna degli abissi marini, Madonna delle cime dei monti, Madonna delle grotte, ecc. quello di Madonna della Neve affonda le sue origini nei primi secoli della Chiesa ed è strettamente legato al sorgere della Basilica di S. Maria Maggiore in Roma.
Nel IV secolo, sotto il pontificato di papa Liberio (352-366), un nobile e ricco patrizio romano di nome Giovanni, insieme alla sua altrettanto ricca e nobile moglie, non avendo figli decisero di offrire i loro beni alla Santa Vergine, per la costruzione di una chiesa a lei dedicata.
La Madonna gradì il loro desiderio e apparve in sogno ai coniugi la notte fra il 4 e il 5 agosto, tempo di gran caldo a Roma, indicando con un miracolo il luogo dove doveva sorgere la chiesa.
Infatti la mattina dopo, i coniugi romani si recarono da papa Liberio a raccontare il sogno fatto da entrambi, anche il papa aveva fatto lo stesso sogno e quindi si recò sul luogo indicato, il colle Esquilino e lo trovò coperto di neve, in piena estate romana.
Il pontefice tracciò il perimetro della nuova chiesa, seguendo la superficie del terreno innevato e fece costruire il tempio a spese dei nobili coniugi.
Questa la tradizione, anche se essa non è comprovata da nessun documento; la chiesa fu detta ‘Liberiana’ dal nome del pontefice, ma dal popolo fu chiamata anche “ad Nives”, della Neve.
L’antica chiesa fu poi abbattuta al tempo di Sisto III (432-440) il quale in ricordo del Concilio di Efeso (431) dove si era solennemente decretata la Maternità Divina di Maria, volle edificare a Roma una basilica più grande in onore della Vergine, utilizzando anche il materiale di recupero della precedente chiesa.
In quel periodo a Roma nessuna chiesa o basilica raggiungeva la sontuosità del nuovo tempio, né l’imponenza e maestosità; qualche decennio dopo, le fu dato il titolo di Basilica di S. Maria Maggiore, per indicare la sua preminenza su tutte le chiese dedicate alla Madonna.
Nei secoli successivi la basilica ebbe vari interventi di restauro strutturali e artistici, fino a giungere, dal 1750 nelle forme architettoniche che oggi ammiriamo.
Dal 1568 la denominazione ufficiale della festa liturgica della Madonna della Neve, è stata modificata nel termine “Dedicazione di Santa Maria Maggiore” con celebrazione rimasta al 5 agosto; il miracolo della neve in agosto non è più citato in quanto leggendario e non comprovato.
Ma il culto per la Madonna della Neve, andò comunque sempre più affermandosi, tanto è vero che tra i secoli XV e XVIII ci fu la massima diffusione delle chiese dedicate alla Madonna della Neve, con l’instaurarsi di tante celebrazioni locali, che ancora oggi coinvolgono interi paesi e quartieri di città.
A Roma il 5 agosto, nella patriarcale Basilica di S. Maria Maggiore, il miracolo veniva ricordato, non so se ancora oggi si fa, con una pioggia di petali di rose bianche, cadenti dall’interno della cupola durante la solenne celebrazione liturgica.
Il culto come si è detto, ebbe grande diffusione e ancora oggi in Italia si contano ben 152 fra chiese, santuari, basiliche minori, cappelle, parrocchie, confraternite, intitolate alla Madonna della Neve.Ogni regione ne possiede un buon numero, per lo più concentrate in zone dove la neve non manca, fra le regioni primeggiano il Piemonte con 31, la Lombardia con 19, la Campania con 17. Non conoscendo usi, costumi e tradizioni dei tanti paesi italiani che portano viva devozione alla Madonna della Neve, mi soffermo solo a segnalare tre località dalla mia provincia di Napoli, il cui culto e celebrazione è molto solenne, coinvolgendo la comunità dei fedeli anche in grandi manifestazioni esterne e folcloristiche.
Basilica parrocchia di S. Maria della Neve, patrona del quartiere orientale di Napoli chiamato Ponticelli, la cui devozione iniziò con la bolla di papa Leone X del 22 maggio 1520.L’antico santuario è stato proclamato Basilica Minore il 27 luglio 1988. Da più di cento anni la solenne processione esterna è effettuata con un alto carro (nel contesto della radicata tradizione napoletana delle macchine da festa), alla cui sommità è posta la statua della Madonna.
Basilica Santuario Maria SS. della Neve in Torre Annunziata (Napoli). L’immagine in terracotta bruna di tipo greco della veneratissima Madonna della Neve, è custodita nella omonima Basilica Minore; essa ha origine con il rinvenimento a mare, presso lo ‘scoglio di Rovigliano’, dell’immagine da parte di pescatori, tra il XIV e XV secolo; le fu dato il nome di Santa Maria ad Nives, perché il ritrovamento era avvenuto un 5 agosto. La grande processione, che coinvolge tutta la popolosa città, inizia dal porto, dopo che la sacra immagine arriva dal mare con una barca, simulando l’originario rinvenimento.I torresi, noti nel mondo per la lavorazione della pasta e per il lavoro degli uomini nell’ambito marinaro, sono devotissimi della Madonna, che li liberò da una delle violente eruzioni del Vesuvio, alle cui falde è adagiata Torre Annunziata, il 22 ottobre 1822.
Collegiata di S. Maria Maggiore o della Neve di Somma Vesuviana (Napoli). La Collegiata fu istituita con il titolo di S. Maria Maggiore verso l’anno 1600, al posto di precedenti denominazioni della chiesa, risalenti al Medioevo.Nella stessa Collegiata è attiva la Confraternita della Madonna della Neve, con confratelli e consorelle, lo Statuto è del 1° settembre 1762; ai confratelli spetta il compito di portare in processione la statua della Madonna.Nel contesto delle manifestazioni esterne, c’è la “festa delle lucerne”, che si svolge ogni quattro anni nei giorni 3-4-5 agosto; le strade dell’antico borgo medioevale Casamale vengono invase da tanti telai di forme geometriche varie, su ciascuno dei quali sono poggiate circa 50 lucerne, così da dare l’impressione di un fiume sfavillante che percorre il borgo.Ad accrescere l’effetto visivo, in fondo alla serie di figure geometriche,
A questo si aggiungono delle zucche vuote illuminate internamente, delle vasche con oche vive, apparati di fiori con l’immagine della Madonna; al passaggio della statua della Vergine in processione, da terrazzi non visibili dalla strada, giungono dall’alto i canti-nenia di gruppi di donne. Alla processione annuale prendono parte in costumi tipici, i cosiddetti “mesi dell’anno” con l’ausilio di animali da trasporto, componendo con più persone, le figurazioni che rappresentano lo scorrere dell’anno e le varie attività del mondo contadino.
In molte zone d’Italia, in omaggio alla Madonna della Neve, si usa mettere alle neonate i nomi di Bianca, Biancamaria, o più raro il nome Nives.
(Da "Santi e Beati" - Autore: Antonio Borrelli) .".
Barcellona Pozzo di Gotto è un Paese in Provincia di Messina.
Per dovere di cronaca Barcellona Pozzo di Gotto è anche il paese di Filippo Giorgianni, un ragazzo molto intelligente che stimo.
Bacellona Pozzo di Gotto è un paese ricco di tesori.
In essi vi è l'essenza della cultura siciliana.
La Sicilia, una terra di forti tradizioni cattoliche, risente della sua storia.
Essa fu un crogiolo di culture, da quella fenicia a quella greca, da quella latina a quella bizantina, da quella araba a quella normanna, fino ad arrivare a quella francese e a quella spagnola, senza scordarsi della cultura ebraica.
Ora, a Barcellona Pozzo di Gotto, potrete trovare la cinquecentesca chiesa-convento dei Carmelitani accanto al monastero basiliano.
Anche nelle frazioni ci sono monumenti interessanti.
A La Gala vi è la chiesa.
Essa reca la statua della Madonna della Neve.
Ora, la Sicilia è ricca di statue della Madonna della Neve.
A Galati Mamertino, il paese di mia madre (in Provincia di Messina), esiste una Madonna della Neve.
Essa si trova nella ex-Chiesa di San Martino, poi diventata Chiesa del Rosario.
Questo dimostra che la Sicilia è una terra di grande devozione mariana.
Mi farebbe piacere visitare un giorno Barcellona Pozzo di Gotto.
Cordiali saluti.
Qui Marte!
Cari amici ed amiche.
Leggete l'articolo del blog dell'amico Fabio Trinchieri "Zoom Italia" che è intitolato "Cartoline da Marte" .
Com'è noto, il 06 agosto, la sonda americana "Curiosity" è andata sul pianeta Marte, per fare una ricognizione.
Questo potrebbe essere interessante per confermare o smentire una teoria, quella della vita sul "Pianeta Rosso".
Questa teoria dice che miliardi di anni fa Marte non fosse stato uguale al pianeta rossastro che vediamo oggi
Infatti, secondo questa teoria, Marte fu come la Terra, con oceani, mari, fiumi e (forse) forme di vita.
Poi, però, successe qualcosa di strano.
Forse, potrebbe essere accaduto qualcosa al campo magnetico del pianeta.
Ciò avrebbe fatto sì che le radiazioni del Sole strappassero via l'atmosfera, con tutto ciò che c'era sopra il pianeta.
Oppure, potrebbe esserci stato anche un forte cataclisma, forse la caduta di un grosso asteroide, che potrebbe avere modificato gli equilibri del pianeta.
Io penso che la missione di "Curiosity" possa dire molto su Marte e sul futuro della Terra.
Cordiali saluti.
Leggete l'articolo del blog dell'amico Fabio Trinchieri "Zoom Italia" che è intitolato "Cartoline da Marte" .
Com'è noto, il 06 agosto, la sonda americana "Curiosity" è andata sul pianeta Marte, per fare una ricognizione.
Questo potrebbe essere interessante per confermare o smentire una teoria, quella della vita sul "Pianeta Rosso".
Questa teoria dice che miliardi di anni fa Marte non fosse stato uguale al pianeta rossastro che vediamo oggi
Infatti, secondo questa teoria, Marte fu come la Terra, con oceani, mari, fiumi e (forse) forme di vita.
Poi, però, successe qualcosa di strano.
Forse, potrebbe essere accaduto qualcosa al campo magnetico del pianeta.
Ciò avrebbe fatto sì che le radiazioni del Sole strappassero via l'atmosfera, con tutto ciò che c'era sopra il pianeta.
Oppure, potrebbe esserci stato anche un forte cataclisma, forse la caduta di un grosso asteroide, che potrebbe avere modificato gli equilibri del pianeta.
Io penso che la missione di "Curiosity" possa dire molto su Marte e sul futuro della Terra.
Cordiali saluti.
BASTA ANTISEMITISMO!
Cari amici ed amiche.
Sono molto incavolato!
Di recente, il mio profilo di Facebook è stato attaccato da commenti antisemiti e non solo.
Su internet, ci sono video e siti che infangano Talmud, uno dei testi sacri degli ebrei che viene infangato in tutti i modi, dall'accostamento al satanismo alla misoginia.
Ora, noi cristiani non abbiamo il Talmud (ma il Nuovo Testamento) ma rispettiamo gli ebrei.
Io trovo che sia vergognoso questo attacco contro gli ebrei.
Essi vengono accusati di "odio verso il mondo".
Però, a quegli pseudo-cristiani che odiano gli ebrei e li accusano di "odio verso il genere umano", ricordo che che anche noi cristiani eravamo accusati di "odio verso il genere umano" al tempo dell'Impero Romano.
Tanta parte di quei cristiani morirono.
Furono perseguitati dall'imperatore Nerone, nel 64 AD.
Ci furono altre persecuzioni.
Se noi ci comportassimo allo stesso modo con gli ebrei, faremmo la stessa cosa che fecero Nerone, Domiziano, Decio ed altri e sputeremmo in faccia ai nostri martiri come San Pietro, San Policarpo, Sante Perpetua e Felicita ed altri e non saremmo più degni di essere chiamati cristiani.
Se noi ci comportassimo con gli ebrei nello stesso modo con cui i pagani si comportarono con noi, sarebbe come bruciare la Torah (il nostro Vecchio Testamento) e non saremmo più degni di essere chiamati cristiani.
Che differenza ci sarebbe tra noi ed i pagani dell'Impero Romano?
E' vero, noi cristiani non ci facciamo più circoncidere e mangiamo carne di maiale ma abbiamo mantenuto molti legami con l'Ebraismo.
Dobbiamo finirla con certe cose.
Vorrei che voi guardiate il video qui sopra, per dimostrarvi che l'antisemitismo ancora esiste e va combattuto.
Cordiali saluti.
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