Cari amici ed amiche.
Leggete questa interessante intervista riportata sul sito " Vatican Insider" del rabbino capo di Roma, il dottor Riccardo Di Segni:
"Rabbino capo Riccardo Di Segni, da secoli il rapporto tra la fede cattolica e il denaro è controverso e problematico. Perché?
«Dovrebbe chiederlo ai rappresentanti della fede cattolica. In
generale ogni religione che interviene con la sua etica nei rapporti
umani deve fare i conti, letteralmente, con i problemi dell'economia e
del denaro: per definire cosa è lecito e cosa non lo è, dal punto di
vista strettamente giuridico, e quale sia la prospettiva etica e
spirituale per giudicare il senso di una attività umana dedicata al
guadagno».
I Rothschild sono stati a lungo i banchieri del Papa. E' il segno
che il Vaticano non riusciva a gestire in proprio le risorse
finanziarie?
«Credo che i rapporti con i Rothschild non siano durati più di
qualche decennio. Furono rapporti non molto idilliaci. Belli li ricorda
con una "punta" antisemita in un sonetto. Avere rapporti con le banche
non significa incapacità. Solo che bisogna scegliere banche e banchieri
giusti. Anche i Rothschild comunque avevano i loro problemi, in Italia.
L'unica filiale che non resse fu proprio quella di Napoli, chiusa
all'arrivo dei "sovversivi", leggi: i garibaldini della spedizione dei
Mille».
Un altro aspetto ricorrente nella storia ecclesiastica è il
riferimento a "complotti" orditi da nemici, come per esempio le logge
massoniche. Da cosa nasce questo sentirsi sotto tiro pur essendo stata
la religione maggioritaria per secoli?
«Ogni centro di potere come tale è sottoposto ad attacchi. Ma prima
di tutto gli attacchi sono interni. Più c'è potere più c'è ambizione,
rivalità, caduta del senso morale...».
C'è differenza tra ebraismo e cristianesimo nel rapportarsi alla dimensione materiale e al piano economico?
«C'è ebraismo ed ebraismo e c'è cristianesimo e cristianesimo. Non
credo, ad esempio, che l'etica calvinista sui temi economici vada
d'accordo con quella cattolica. Per quanto riguarda l'ebraismo i punti
principali sono: rispetto
delle regole nei rapporti sociali, commerciali e di produzione;
rispetto della natura che non deve essere devastata; immersione nella
realtà di questo mondo, ma senza mai perdere di vista la dimensione
spirituale. Il Sabato è la grande metafora di questo pensiero: per sei
giorni si lavora e si produce, il settimo ci si ferma e si pensa allo
spirito».
Perché un massone è scomunicato "ipso facto" e, per esempio, un mafioso no?
«Non tocca a me rispondere. Ancora non ho visto un rabbino, e neppure
un ebreo, far parte dell'autorità ecclesiastica che commina le
scomuniche. La Chiesa ha verità assolute, che discendono da Dio e quindi
non possono essere in alcun modo discusse».
E' possibile il dialogo con le altre religioni o con la massoneria?
«Domanda da girare alle autorità della Chiesa. La Chiesa, per quanto
riguarda il mondo ebraico, cerca il dialogo. Bisogna però capire che
cosa intenda per dialogo... Quello della Dominus Jesus non era certo un
dialogo accettabile»."
Ringrazio l'amico Angelo Fazio, il "genietto di Palermo", che ha messo questo articolo su Facebook.
Vale la pena di di fare qualche considerazione.
Quanto detto dal rabbino Di Segni è in buona parte condivisibile.
Sul perché della scomunica ai massoni e non ai mafiosi la risposta è presto detta.
Il mafioso è un criminale.
Se dovessimo scomunicare i mafiosi (il che non sarebbe male) dovremmo scomunicare anche i corrotti e coloro che si macchiano di altri reati.
Per il massone, invece, c'è un problema di ordine religioso.
La massoneria non è di per sé antireligiosa ma il suo relativismo cozza con la dottrina cristiana e cattolica.
La Chiesa parla di un Dio personale e concreto(come l'Ebraismo) mentre la massoneria parla un astratto "Grande Architetto dell'Universo", un dio che può essere il Dio ebraico e cristiano ma che può essere anche una divinità pagana, come Horus, Osiride, Iside, Ra, Dagon, Baal, Astarte, Odino, Thor, Zeus, Minerva, Cornennus, Lug o altro.
Questo cozza con la tradizione cristiana ed espone a problemi come il sincretismo.
Inoltre, la massoneria favorisce la "religiosità fai da te".
Un esempio di "religione fai te" è la "New Age".
Per esempio, c'è chi mischia i dogmi cattolici con il reiki oppure c'è chi mischia Ebraismo, Cristianesimo, Islam e religioni orientali.
Questi sono i pericoli della massoneria.
Riguardo alla questione dell'antisemitismo, faccio notare che esso fu forte, guarda caso, nei momenti di crisi della Chiesa.
Fu forte, ad esempio, nel 1348 AD, quando ci fu una grave pestilenza.
Tutto il sistema europeo andò in crisi.
La Chiesa stessa fu in grave crisi.
Il Papato era ostaggio ad Avignone e nella Chiesa c'erano forti divisioni.
La peste aggravò ogni cosa.
Molti preti non c'erano e così emersero delle figure sinistre, i "flagellanti" .
Questi andavano in giro per le strade frustandosi e predicando.
Le loro prediche furono intrise di odio verso gli ebrei.
Li accusarono di essere agenti del demonio e di avere portato la peste.
Essi istigarono il popolo contro gli ebrei e molti di questi ultimi furono uccisi.
Faccio notare anche un'altra cosa, il tribunale dell'Inquisizione non fu presente nel Medio Evo ma dal Rinascimento.
La Chiesa cattolica si era oramai indebolita, dopo la "Cattività Avignonese" (1309-1377), lo Scisma d'Occidente (1378-1417) e con l'avvento della Riforma protestante.
La Chiesa era sempre più ostaggio degli Stati e delle varie corone.
Ergo, se una corona non gradiva qualcosa che veniva fatto dalla Chiesa, vi era il rischio di rottura.
Basti pensare a quello che fecero il re di Svezia Gustavo I Vasa (nel 1527) ed il re inglese Enrico VIII, nel 1534.
Quindi, il tribunale dell'Inquisizione fu uno strumento politico degli Stati.
Le varie corone usarono questo tribunale in nome della dottrina cattolica.
Professare una religione diversa da quella del re significava essere contro il re.
Gli ebrei, purtroppo, divennero un bersaglio.
Del resto, anche i totalitarismi del XX secolo, come nazismo e comunismo uccisero molti ebrei.
Il nazismo ne uccise circa 6.000.000 ed il comunismo non fu da meno.
Vi invito ad informarvi sull'Holodomor in Ucraina.
Nazismo e comunismo (due schifosi e ripugnanti cancri della storia) non furono prodotti del Cristianesimo.
Anzi, furono anticristiani.
Basti pensare ai cristiani rinchiusi nei gualg sovietici o ai pastori evangelici e ai preti cattolici rinchiusi nei lager nazisti, come quello di Dachau.
Quanto al tema della ricchezza e della Chiesa io penso che il tema non sia molto semplice da spiegare.
Io penso che non si debba condannare l'uomo che ha i soldi.
Questo discorso vale per il non cristiano, il cristiano laico o per l'ecclesiastico.
L'uomo ricco non è da condannare.
Il pauperismo è segno di ipocrisia.
Semmai, va condannato l'atteggiamento che pone il denaro al di sopra di tutti e di tutto, al di sopra di Dio e dei propri simili.
Questo vale per il non cristiano, il cristiano laico e l'ecclesiastico.
Sui Rothschild, penso che sia stato detto molto.
Io sono d'accordo con il rabbino, quando afferma che bisogna scegliersi la banca ed il banchiere giusti.
Tra l'altro, i Rothschild ebbero la filiale a Napoli e questa filiale fu chiusa con l'arrivo di Giuseppe Garibaldi, nel 1861.
Questo potrebbe rimescolare le carte.
Di norma, i Rothschild vengono visti come legati a gruppi di potere occulti.
Ora, Garibaldi ed i suoi erano legati a gruppi di potere occulti.
Eppure, la filiale napoletana dei Rotschild fu chiusa con l'arrivo Garibaldi.
Termino, parlando del dialogo con gli ebrei.
Io penso che sia importante dialogare con gli ebrei.
Essi furono coloro che conobbero Dio, quello che oggi è anche il nostro Dio.
Tra gli ebrei e noi c'è molto in comune.
Ad esempio, per quanto riguarda i punti del rapporto tra economia e religione ebraica che sono stati citati dal rabbino Di Segni c'è molto in comune con la religione cristiana, anche con la nostra cara religione cattolica.
Inoltre, come cattolico non posso essere antisemita.
Essere antisemita significherebbe tagliare le radici della mia fede.
Colgo l'occasione per lanciare un monito.
Spesso e volentieri la mia bacheca di Facebook è attaccata da antisemiti.
Questa cosa sta accadendo un po' troppo spesso.
Queste persone sappiano che io mi sono stancato.
Io ho già fatto delle segnalazioni a chi di dovere.
Quindi, gli eventuali antisemiti che potrebbero essere presententi tra i miei contatti si diano una regolata.
Già ne ho cacciato qualcuno.
Cordiali saluti.
The Liberty Bell of Italy, una voce per chi difende la libertà...dalla politica alla cultura...come i nostri amici americani, i quali ebbero occasione di udire la celebre campana di Philadelphia nel 1776, quando fu letta la celeberrima Dichiarazione di Indipendenza. Questa è una voce per chi crede nei migliori valori della nostra cultura.
Il mio libro
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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino
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domenica 5 agosto 2012
sabato 4 agosto 2012
Presentazione del blog "Lettere in versi" di Fabio Trinchieri
Cari amici ed amiche.
Vi voglio presentare un blog di un giovane, Fabio Trinchieri.
Cristiano cattolico praticante, questo ventiseienne romano si interessa di apologetica.
E' molto preparato.
Oltre a fare ciò, Fabio compone poesie.
Proprio di questo, io vi voglio parlare.
Il suo blog si chiama "Lettere in versi" e viene introdotto così:
" Trascrivere un vissuto è raccontare, scrivere poesia è arte. L'arte è l'espressione più alta del genio umano, la poesia una goccia di quest'oceano di bellezza. Partecipare con umiltà a tale patrimonio mi onora, quantunque me ne avvicini. Nessuna pretesa, alcuna speranza mi aspetto; il solo augurio che possiate trovare, in queste note, un piacevole diletto.".
Le sue poesie sono semplici nel linguaggio ma di grandissima profondità.
Una di queste mi è piaciuta e la voglio riportare su questo blog.
Essa è intitolata "U vero bene" e recita:
" U veru bene
Vi voglio presentare un blog di un giovane, Fabio Trinchieri.
Cristiano cattolico praticante, questo ventiseienne romano si interessa di apologetica.
E' molto preparato.
Oltre a fare ciò, Fabio compone poesie.
Proprio di questo, io vi voglio parlare.
Il suo blog si chiama "Lettere in versi" e viene introdotto così:
" Trascrivere un vissuto è raccontare, scrivere poesia è arte. L'arte è l'espressione più alta del genio umano, la poesia una goccia di quest'oceano di bellezza. Partecipare con umiltà a tale patrimonio mi onora, quantunque me ne avvicini. Nessuna pretesa, alcuna speranza mi aspetto; il solo augurio che possiate trovare, in queste note, un piacevole diletto.".
Le sue poesie sono semplici nel linguaggio ma di grandissima profondità.
Una di queste mi è piaciuta e la voglio riportare su questo blog.
Essa è intitolata "U vero bene" e recita:
" U veru bene
Rintocchi ‘e campane er dì de
festa
s’alternano gioisi pe la valle
donde luci e fumi s’accompagna
alla gente che vò raccomandasse.
“Priega o Signore tuo bello”
s’affaccia una ‘n calze e ‘n
reggipetto
“che mi figlio ‘nsacco male vole
a lu prete che gliedà
l’assoluzione”.
“Ch’aggia fa pa portallo a Gesù
Cristo!”
‘a signora accorata se dispera
“Nun temete signora bella, a
vostro figlio”
responne lu cristianu rabbonito.
Esta è la fede de na pora madre,
ca cresciuta capisce u veru bene,
chello che conviene nella vita
p’esse felici e dimenticasse ‘elle
offese.".
Questa poesia mi ricorda un po' il Cantico delle Creature di San Francesco d'Assisi o le poesie di Jacopone da Todi.
Ha inflessioni toscane (come l'uso del verbo andare coniugato in prima persona come "vò" e non come "vado") e del centro Italia.
Quindi, visitate il blog di questo ragazzo.
I giovani intelligenti vanno valorizzati.
In omaggio a questo blog, anch'io metto una mia poesia:
"LU SONU DI CAMPANA
Di Diu vuci et di strichi scantu...
accussì, chì sona, eni la campana...
et, comu fici nti l'anni antichi, faci camora lu cantu...
et sona...quannu veni la morti...comu nta la Pascha...
sona nto lu tiempu di Natali...comu pì la Sancta Missa...
sona puru pì proteggiri li campi...
comu pì l'omini et pì tutti li frutti...
quannu cù lu ventu vènunu troni et lampi."
Cordiali saluti.
La ricerca dell'uomo
Cari amici ed amiche
Durante la Messa di oggi, presso l'Istituto Geriatrico Antonio Nuvolari di Roncoferraro (Mantova), è stato letto questo brano del Vangelo secondo Giovanni (capitolo 6, versetti 24-35):
"In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».".
Durante la Messa di oggi, presso l'Istituto Geriatrico Antonio Nuvolari di Roncoferraro (Mantova), è stato letto questo brano del Vangelo secondo Giovanni (capitolo 6, versetti 24-35):
"In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».".
L'uomo è sempre alla ricerca di ogni cosa.
Egli, però, cerca cose materiali e si rivolge a Dio per avere o per avere il miracolo.
Però, l'uomo non cerca Dio, tranne che nei momenti del bisogno.
Anzi, l'uomo è come un pozzo senza fondo.
Più ha e più vuole avere.
L'uomo, però, deve cercare Dio sempre.
Il cristiano deve cercare Dio e non i miracoli di Dio.
Altrimenti, che razza di cristiano sarebbe.
Gesù, allora, fece capire una cosa.
Il pane da cercare è Gesù stesso che si offrì in sacrificio per salvare l'umanità e riscattarla dalla morte.
Forse, io credo che l'uomo debba imparare ad accontentarsi di quello che ha e delle persone che egli ha intorno.
Se facesse ciò l'uomo si avvicinerebbe a Dio.
Cordiali saluti.
Caro sindaco Pisapia, lei ha fatto un grosso errore!
Cari amici ed amiche.
La Giunta comunale di Milano ha deciso:
Ha deciso di finanziare la "Festa della Palestina".
Infatti, la Giunta del sindaco Giuliano Pisapia ha stanziato ben oltre 100.000 Euro per l'evento.
Forse, avrà voluto "riparare" quanto è avvenuto l'anno scorso.
L'anno scorso, a Milano, vi era stato l'evento "Unexpected Israel", evento organizzato dallo Stato di Israele.
Questo aveva fatto arrabbiare la sinistra radicale che aveva fatto di tutto per boicottare l'evento.
Ora, io penso che quello di Pisapia sia un errore morale e politico.
Infatti, quei 100.000 Euro si sarebbero potuti spendere in progetti più utili alla cittadinanza.
E' stato anche un errore politico, poiché non si può sostenere uno Stato senza tenere conto del fatto che, ad oggi, esso sia voluto da fondamentalisti.
Cordiali saluti.
La Giunta comunale di Milano ha deciso:
Ha deciso di finanziare la "Festa della Palestina".
Infatti, la Giunta del sindaco Giuliano Pisapia ha stanziato ben oltre 100.000 Euro per l'evento.
Forse, avrà voluto "riparare" quanto è avvenuto l'anno scorso.
L'anno scorso, a Milano, vi era stato l'evento "Unexpected Israel", evento organizzato dallo Stato di Israele.
Questo aveva fatto arrabbiare la sinistra radicale che aveva fatto di tutto per boicottare l'evento.
Ora, io penso che quello di Pisapia sia un errore morale e politico.
Infatti, quei 100.000 Euro si sarebbero potuti spendere in progetti più utili alla cittadinanza.
E' stato anche un errore politico, poiché non si può sostenere uno Stato senza tenere conto del fatto che, ad oggi, esso sia voluto da fondamentalisti.
Cordiali saluti.
Una risposta a Gaspare Serra
Cari amici ed amiche.
Voglio rispondere a Gaspare Serra, uno studente palermitano che (tramite e-mail) mi ha inoltrato un articolo del suo blog "Panta Rei".
L'articolo è intitolato "Dove c'è "casta" c'è Italia" .
Ora, la sua analisi può anche essere condivisibile ma una cosa va detta.
L'attuale situazione dell'Italia è dovuta al fatto che non sia stata fatta nessuna seria riforma.
Per esempio, oggi noi abbiamo cinque regioni che possono tenersi i loro soldi, per via dello statuto speciale.
Inoltre, a causa delle politiche assistenzialistiche, il sud non è più capace di produrre ricchezza.
Quindi, tutto il peso del fisco grava sul nord.
Questo ha generato un circolo vizioso.
Al sud, il ceto politico si è ingrassato con le politiche assistenzialistiche.
Dove c'è assistenzialismo si arriva a questo punto.
Del resto, anche qui al nord ci sono grossi problemi di questo tipo.
Basti pensare al Comune di Torino, che risulta il più indebitato d'Italia. Esso è stato amministrato con politiche di assistenzialismo.
Sarebbe bastato attuare il federalismo.
Ogni Comune, ogni Provincia, Ogni Regione e lo Stato sarebbero stati responsabilizzati ed avrebbero pagato ogni errore.
Invece, nell'attuale situazione, lo Stato ripiana i debiti, andando ad ingrassare i ceti politici locali che hanno fatto i danni.
Nel 2006 era stata fatta votare una riforma federalista e, fatemelo dire, la parte politica a cui fa riferimento anche Gaspare Serra aveva fatto di tutto per farlo bocciare.
Inoltre, si dovrà applicare il principio di sussidiarietà.
Bisogna fare in modo che siano premiati solo i progetti virtuosi.
Solo così si potrebbe fare qualcosa.
Cordiali saluti.
Voglio rispondere a Gaspare Serra, uno studente palermitano che (tramite e-mail) mi ha inoltrato un articolo del suo blog "Panta Rei".
L'articolo è intitolato "Dove c'è "casta" c'è Italia" .
Ora, la sua analisi può anche essere condivisibile ma una cosa va detta.
L'attuale situazione dell'Italia è dovuta al fatto che non sia stata fatta nessuna seria riforma.
Per esempio, oggi noi abbiamo cinque regioni che possono tenersi i loro soldi, per via dello statuto speciale.
Inoltre, a causa delle politiche assistenzialistiche, il sud non è più capace di produrre ricchezza.
Quindi, tutto il peso del fisco grava sul nord.
Questo ha generato un circolo vizioso.
Al sud, il ceto politico si è ingrassato con le politiche assistenzialistiche.
Dove c'è assistenzialismo si arriva a questo punto.
Del resto, anche qui al nord ci sono grossi problemi di questo tipo.
Basti pensare al Comune di Torino, che risulta il più indebitato d'Italia. Esso è stato amministrato con politiche di assistenzialismo.
Sarebbe bastato attuare il federalismo.
Ogni Comune, ogni Provincia, Ogni Regione e lo Stato sarebbero stati responsabilizzati ed avrebbero pagato ogni errore.
Invece, nell'attuale situazione, lo Stato ripiana i debiti, andando ad ingrassare i ceti politici locali che hanno fatto i danni.
Nel 2006 era stata fatta votare una riforma federalista e, fatemelo dire, la parte politica a cui fa riferimento anche Gaspare Serra aveva fatto di tutto per farlo bocciare.
Inoltre, si dovrà applicare il principio di sussidiarietà.
Bisogna fare in modo che siano premiati solo i progetti virtuosi.
Solo così si potrebbe fare qualcosa.
Cordiali saluti.
Dal blog di "L'Espresso", Di Segni, il rabbino ratzingeriano
Cari amici ed amiche.
Leggete l'articolo del blog del giornale "L'Espresso" che è intitolato "Di Segni, il rabbino ratzingeriano".
Esso recita:
"Sulla rivista “Terrasanta” promossa dalla Custodia di Terra Santa in Italia, senza peraltro esserne organo ufficiale, è uscita un’ampia intervista al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, raccolta da Manuela Borraccino e riportata in parte su terrasanta.net.
A differenza del predecessore Elio Toaff, il rabbino Di Segni è noto per la ruvida franchezza con cui si rapporta alla Chiesa cattolica: un’ultima volta in occasione delle modifiche apportate alla didascalia su Pio XII nel museo della Shoah, a Gerusalemme.
Ma proprio per questo sono ancor più interessanti le notazioni di apprezzamento che egli riserva al papa attuale, più che al papa precedente.
Intanto, Di Segni non nasconde che per la visita compiuta da Benedetto XVI alla sinagoga di Roma “abbiamo ricevuto reazioni molto differenti da parte delle comunità ebraiche in giro per il mondo: alcuni ci hanno applaudito, altri ci hanno riservato critiche feroci”.
Poi così prosegue:
“Occorre innanzitutto considerare la personalità di questo papa: Joseph Ratzinger appartiene a un gruppo di teologi per i quali il legame con l’ebraismo è una questione di primaria importanza. E questo non è affatto scontato: molti teologi non condividono questa sua linea. Ho l’impressione che il papa guardi al dialogo con il mondo ebraico con assoluto rispetto: senza tenere conto di questo aspetto non si potrebbe comprendere l’insistenza sua e nostra sulle differenze fra di noi, che ad un esame superficiale potrebbe apparire fin troppo oppositiva. È difficile tradurre in atti mediatici questo rapporto di reciproco rispetto: diciamo che con questo papa siamo in rapporti di buon vicinato, lontani da quegli slanci mediatici di entusiasmo che si erano visti con Giovanni Paolo II e che, a mio avviso, non erano privi di una certa ambiguità”.
E all’intervistatrice che gli chiede “a cosa si riferisce in particolare”, risponde:
“Penso ad esempio al dibattito sul significato della definizione di ‘fratelli maggiori’, penso ai rischi di sincretismo in incontri come quello di Assisi, penso alla beatificazione di Edith Stein e al vero e proprio filone editoriale nato intorno al valore esemplare per la Chiesa della sua conversione… Direi che con l’attuale papa siamo in una fase diversa e molto particolare di un percorso di convivenza e vicinato”.
Più che un problema politico – sottolinea Di Segni in un altro passaggio dell’intervista – “c’è un problema teologico profondo, che contrappone da molti secoli la Chiesa e il mondo ebraico. È questo, a mio avviso, che dovrebbe entrare a pieno titolo fra i temi del dialogo”.
A proposito dell’ambiguità rilevata dal rabbino Di Segni dell’espressione “fratelli maggiori”, è illuminante questo passaggio del libro-intervista di Benedetto XVI “Luce del mondo”:
“L’espressione ‘fratello maggiore’, già utilizzata da Giovanni XXIII, non è particolarmente bene accolta dagli ebrei perché nella tradizione ebraica il ‘fratello maggiore’, ovvero Esaù, è anche il fratello abietto. La si può comunque utilizzare perché esprime qualcosa di importante. Ma è giusto che essi siano anche i nostri ‘Padri nella fede’. E forse quest’ultima espressione descrive con maggiore chiarezza il nostro rapporto”.".
Prima di tutto, vorrei ringraziare il "genietto di Palermo", Angelo Fazio.
E' sempre molto attento a mettere gli articoli su Facebook e a farli conoscere.
E' un ottimo interlocutore e vorrei scusarmi con lui se "scaccheggio" la sua bacheca sul social-network.
Il materiale che mette è sempre molto interessante e vedere un ragazzo di ventisei anni che si impegna così nel sostenere cause giuste e nel fare conoscere le cose fa piacere. Sono questi i giovani seri.
Ora, parlo dell'articolo.
Non vado matto per "L'Espresso" ma ho ritenuto questo articolo molto interessante.
Certo, il dottor Riccardo Di Segni, Rabbino capo di Roma, ha sempre avuto una certa "ruvida franchezza" nei rapporti con noi cattolici.
Ora, che tra gli ebrei e noi cattolici ci siano differenze è cosa nota.
Per noi, Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, il Messia, l'Alfa e l'Omega.
Inoltre, rispetto alle origini, il Cristianesimo si differenziò molto dall'Ebraismo da cui discese.
Per esempio, noi cristiani (e cattolici) possiamo mangiare quegli alimenti che sono vietati nella tradizione ebraica, come la carne di maiale, i crostacei o i molluschi. Abbiamo anche riti diversi.
Tuttavia, il legame con l'Ebraismo c'è e rimane.
Abbiamo in comune Dio, i Patriarchi ed i profeti veterotestamentari.
Abbiamo in comune anche trentanove dei quarantasei libri del Vecchio Testamento della nostra Bibbia.
Quindi, è giusto che un dialogo tra gli ebrei e noi cattolici ci sia.
Questo non dobbiamo dimenticarcelo.
Senza Ebraismo non può esserci il Cristianesimo.
Senza il Vecchio Testamento, senza Mosè, Abramo, Isacco, Giacobbe, il re Davide ed i profeti, come Isaia, Samuele e Geremia, non avrebbero potuto esserci nemmeno San Pietro, San Paolo, gli altri apostoli ed i santi.
Inoltre, Gesù Cristo, la figura centrale della mia religione, è il Figlio di Dio ma visse come un membro del suo popolo, il popolo ebraico.
Ne rispettò tutte le leggi.
Per questo, il dialogo con l'Ebraismo è fondamentale, pur nelle differenze.
Soprattutto noi giovani, a cui il Beato Giovanni Paolo II si è sempre rivolto, siamo chiamati a fare questo passo.
Noi giovani, per esempio, abbiamo la tecnologia.
Usiamo internet.
Facciamo un buon uso di questo strumento.
Io, ad esempio, uso internet anche per dialogare.
Su Facebook, sono in contatto con varie persone.
Tra queste, cito Morris Sonnino, un ragazzo della comunità ebraica di Roma, quella curata dal rabbino Di Segni.
Il dialogo con lui è molto cordiale ed amichevole e spero che sia proficuo per entrambi.
Quanto all'espressione "fratelli maggiori" , può esserci un ambiguità ma ricordo che il fratello maggiore è anche quello che conosce per primo le cose.
Gli Ebrei conobbero per primi Dio.
Allora, riflettiamo.
Cordiali saluti.
Leggete l'articolo del blog del giornale "L'Espresso" che è intitolato "Di Segni, il rabbino ratzingeriano".
Esso recita:
"Sulla rivista “Terrasanta” promossa dalla Custodia di Terra Santa in Italia, senza peraltro esserne organo ufficiale, è uscita un’ampia intervista al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, raccolta da Manuela Borraccino e riportata in parte su terrasanta.net.
A differenza del predecessore Elio Toaff, il rabbino Di Segni è noto per la ruvida franchezza con cui si rapporta alla Chiesa cattolica: un’ultima volta in occasione delle modifiche apportate alla didascalia su Pio XII nel museo della Shoah, a Gerusalemme.
Ma proprio per questo sono ancor più interessanti le notazioni di apprezzamento che egli riserva al papa attuale, più che al papa precedente.
Intanto, Di Segni non nasconde che per la visita compiuta da Benedetto XVI alla sinagoga di Roma “abbiamo ricevuto reazioni molto differenti da parte delle comunità ebraiche in giro per il mondo: alcuni ci hanno applaudito, altri ci hanno riservato critiche feroci”.
Poi così prosegue:
“Occorre innanzitutto considerare la personalità di questo papa: Joseph Ratzinger appartiene a un gruppo di teologi per i quali il legame con l’ebraismo è una questione di primaria importanza. E questo non è affatto scontato: molti teologi non condividono questa sua linea. Ho l’impressione che il papa guardi al dialogo con il mondo ebraico con assoluto rispetto: senza tenere conto di questo aspetto non si potrebbe comprendere l’insistenza sua e nostra sulle differenze fra di noi, che ad un esame superficiale potrebbe apparire fin troppo oppositiva. È difficile tradurre in atti mediatici questo rapporto di reciproco rispetto: diciamo che con questo papa siamo in rapporti di buon vicinato, lontani da quegli slanci mediatici di entusiasmo che si erano visti con Giovanni Paolo II e che, a mio avviso, non erano privi di una certa ambiguità”.
E all’intervistatrice che gli chiede “a cosa si riferisce in particolare”, risponde:
“Penso ad esempio al dibattito sul significato della definizione di ‘fratelli maggiori’, penso ai rischi di sincretismo in incontri come quello di Assisi, penso alla beatificazione di Edith Stein e al vero e proprio filone editoriale nato intorno al valore esemplare per la Chiesa della sua conversione… Direi che con l’attuale papa siamo in una fase diversa e molto particolare di un percorso di convivenza e vicinato”.
Più che un problema politico – sottolinea Di Segni in un altro passaggio dell’intervista – “c’è un problema teologico profondo, che contrappone da molti secoli la Chiesa e il mondo ebraico. È questo, a mio avviso, che dovrebbe entrare a pieno titolo fra i temi del dialogo”.
A proposito dell’ambiguità rilevata dal rabbino Di Segni dell’espressione “fratelli maggiori”, è illuminante questo passaggio del libro-intervista di Benedetto XVI “Luce del mondo”:
“L’espressione ‘fratello maggiore’, già utilizzata da Giovanni XXIII, non è particolarmente bene accolta dagli ebrei perché nella tradizione ebraica il ‘fratello maggiore’, ovvero Esaù, è anche il fratello abietto. La si può comunque utilizzare perché esprime qualcosa di importante. Ma è giusto che essi siano anche i nostri ‘Padri nella fede’. E forse quest’ultima espressione descrive con maggiore chiarezza il nostro rapporto”.".
Prima di tutto, vorrei ringraziare il "genietto di Palermo", Angelo Fazio.
E' sempre molto attento a mettere gli articoli su Facebook e a farli conoscere.
E' un ottimo interlocutore e vorrei scusarmi con lui se "scaccheggio" la sua bacheca sul social-network.
Il materiale che mette è sempre molto interessante e vedere un ragazzo di ventisei anni che si impegna così nel sostenere cause giuste e nel fare conoscere le cose fa piacere. Sono questi i giovani seri.
Ora, parlo dell'articolo.
Non vado matto per "L'Espresso" ma ho ritenuto questo articolo molto interessante.
Certo, il dottor Riccardo Di Segni, Rabbino capo di Roma, ha sempre avuto una certa "ruvida franchezza" nei rapporti con noi cattolici.
Ora, che tra gli ebrei e noi cattolici ci siano differenze è cosa nota.
Per noi, Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, il Messia, l'Alfa e l'Omega.
Inoltre, rispetto alle origini, il Cristianesimo si differenziò molto dall'Ebraismo da cui discese.
Per esempio, noi cristiani (e cattolici) possiamo mangiare quegli alimenti che sono vietati nella tradizione ebraica, come la carne di maiale, i crostacei o i molluschi. Abbiamo anche riti diversi.
Tuttavia, il legame con l'Ebraismo c'è e rimane.
Abbiamo in comune Dio, i Patriarchi ed i profeti veterotestamentari.
Abbiamo in comune anche trentanove dei quarantasei libri del Vecchio Testamento della nostra Bibbia.
Quindi, è giusto che un dialogo tra gli ebrei e noi cattolici ci sia.
Questo non dobbiamo dimenticarcelo.
Senza Ebraismo non può esserci il Cristianesimo.
Senza il Vecchio Testamento, senza Mosè, Abramo, Isacco, Giacobbe, il re Davide ed i profeti, come Isaia, Samuele e Geremia, non avrebbero potuto esserci nemmeno San Pietro, San Paolo, gli altri apostoli ed i santi.
Inoltre, Gesù Cristo, la figura centrale della mia religione, è il Figlio di Dio ma visse come un membro del suo popolo, il popolo ebraico.
Ne rispettò tutte le leggi.
Per questo, il dialogo con l'Ebraismo è fondamentale, pur nelle differenze.
Soprattutto noi giovani, a cui il Beato Giovanni Paolo II si è sempre rivolto, siamo chiamati a fare questo passo.
Noi giovani, per esempio, abbiamo la tecnologia.
Usiamo internet.
Facciamo un buon uso di questo strumento.
Io, ad esempio, uso internet anche per dialogare.
Su Facebook, sono in contatto con varie persone.
Tra queste, cito Morris Sonnino, un ragazzo della comunità ebraica di Roma, quella curata dal rabbino Di Segni.
Il dialogo con lui è molto cordiale ed amichevole e spero che sia proficuo per entrambi.
Quanto all'espressione "fratelli maggiori" , può esserci un ambiguità ma ricordo che il fratello maggiore è anche quello che conosce per primo le cose.
Gli Ebrei conobbero per primi Dio.
Allora, riflettiamo.
Cordiali saluti.
venerdì 3 agosto 2012
La morte di San Giovanni Battista, commento alle letture liturgiche
Cari amici ed amiche.
Sul sito "La Parola", troverete i testi che saranno letti nelle Sante Messe di questa sera e di domani.
In particolare, vi invito a riflettere sul brano del Vangelo secondo Matteo (capitolo 14, versetti 1-12):
" In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.
Parola del Signore.".
I discepoli di San Giovanni Battista videro in Gesù il loro profeta risorto.
Infatti, vi era chi credeva che il Messia fosse San Giovanni Battista.
In realtà, lo stesso San Giovanni disse che non era lui il Messia, quando gli vennero poste delle domande a riguardo.
Leggete questo brano del Vangelo secondo Giovanni (capitolo 1, versetti 1-51):
"[1] In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
[2] Egli era in principio presso Dio:
[3] tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste.
[4] In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
[5] la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta.
[6] Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
[7] Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
[8] Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce.
[9] Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
[10] Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
[11] Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l'hanno accolto.
[12] A quanti però l'hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,
[13] i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
[14] E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
[15] Giovanni gli rende testimonianza
e grida: "Ecco l'uomo di cui io dissi:
Colui che viene dopo di me
mi è passato avanti,
perché era prima di me".
[16] Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto
e grazia su grazia.
[17] Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
[18] Dio nessuno l'ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.
[19] E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: "Chi sei tu?".
[20] Egli confessò e non negò, e confessò: "Io non sono il Cristo".
[21] Allora gli chiesero: "Che cosa dunque? Sei Elia?". Rispose: "Non lo sono". "Sei tu il profeta?". Rispose: "No".
[22] Gli dissero dunque: "Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?".
[23] Rispose:
[24] Essi erano stati mandati da parte dei farisei.
[25] Lo interrogarono e gli dissero: "Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?".
[26] Giovanni rispose loro: "Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete,
[27] uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo".
[28] Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
[29] Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!
[30] Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me.
[31] Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele".
[32] Giovanni rese testimonianza dicendo: "Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui.
[33] Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo.
[34] E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio".
[35] Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli
[36] e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: "Ecco l'agnello di Dio!".
[37] E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
[38] Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: "Che cercate?". Gli risposero: "Rabbì (che significa maestro), dove abiti?".
[39] Disse loro: "Venite e vedrete". Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
[40] Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.
[41] Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: "Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)"
[42] e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: "Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)".
[43] Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: "Seguimi".
[44] Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
[45] Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret".
[46] Natanaèle esclamò: "Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?". Filippo gli rispose: "Vieni e vedi".
[47] Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: "Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità".
[48] Natanaèle gli domandò: "Come mi conosci?". Gli rispose Gesù: "Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico".
[49] Gli replicò Natanaèle: "Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!".
[50] Gli rispose Gesù: "Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!".
[51] Poi gli disse: "In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo". ".
Il testo proviene dal sito della Santa Sede.
Ora, Giovanni ebbe però un ruolo importante.
Egli fu il precursore di Gesù, colui che lo annunciò ed invitò Israele alla purificazione, attraverso il Battesimo.
Proprio per questo, egli finì in prigione da Erode.
Erode, che tra l'altro non era di origini ebraiche ma nabatee, fu legato a doppio filo con il potere romano.
Nella concezione dell'Antico Israele, il Messia era anche re.
Quindi, Erode vide una minaccia per il suo potere e così fece arrestare Giovanni.
Questi, però, non ebbe paura di dire ad Erode il suo grave misfatto, ossia la sua relazione con Erodiade, la moglie di suo fratello Filippo.
Erode ebbe sentimenti contrastanti verso Giovanni.
Da una parte lo ammirava, per il suo coraggio nel dire le cose e per la sua sapienza.
Forse, in un certo senso, Erode temeva Giovanni, per la sua conoscenza della verità e per il consenso che egli aveva tra le folle.
Dall'altra parte, Erode non poteva sopportare Giovanni, perché vedeva in egli un disturbo di quella sua pace fasulla in quel matrimonio fasullo e perverso.
Che Erode fosse stato un uomo debole e preda dei suoi peggiori istinti, fu cosa nota.
Proprio la morte di Giovanni fu la dimostrazione di ciò.
Durante la festa di compleanno di Erode, la figlia di Erodiade iniziò a ballare in modo sensuale davanti a lui.
Questi, per ringraziarla, le promise di di darle ciò che ella avrebbe chiesto ed ella chiese la testa di San Giovanni Battista.
Lui dovette concederle ciò.
Questa storia dimostra che ogni uomo può scegliere liberamente il suo destino.
San Giovanni Battista scelse di morire come uomo giusto agli occhi del signore e libero.
Erode, invece, finì di vivere come uomo schiavo dei suoi peggiori istinti.
Cordiali saluti.
Sul sito "La Parola", troverete i testi che saranno letti nelle Sante Messe di questa sera e di domani.
In particolare, vi invito a riflettere sul brano del Vangelo secondo Matteo (capitolo 14, versetti 1-12):
" In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.
Parola del Signore.".
I discepoli di San Giovanni Battista videro in Gesù il loro profeta risorto.
Infatti, vi era chi credeva che il Messia fosse San Giovanni Battista.
In realtà, lo stesso San Giovanni disse che non era lui il Messia, quando gli vennero poste delle domande a riguardo.
Leggete questo brano del Vangelo secondo Giovanni (capitolo 1, versetti 1-51):
"[1] In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
[2] Egli era in principio presso Dio:
[3] tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste.
[4] In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
[5] la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta.
[6] Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
[7] Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
[8] Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce.
[9] Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
[10] Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
[11] Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l'hanno accolto.
[12] A quanti però l'hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,
[13] i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
[14] E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
[15] Giovanni gli rende testimonianza
e grida: "Ecco l'uomo di cui io dissi:
Colui che viene dopo di me
mi è passato avanti,
perché era prima di me".
[16] Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto
e grazia su grazia.
[17] Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
[18] Dio nessuno l'ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.
[19] E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: "Chi sei tu?".
[20] Egli confessò e non negò, e confessò: "Io non sono il Cristo".
[21] Allora gli chiesero: "Che cosa dunque? Sei Elia?". Rispose: "Non lo sono". "Sei tu il profeta?". Rispose: "No".
[22] Gli dissero dunque: "Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?".
[23] Rispose:
[24] Essi erano stati mandati da parte dei farisei.
[25] Lo interrogarono e gli dissero: "Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?".
[26] Giovanni rispose loro: "Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete,
[27] uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo".
[28] Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
[29] Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!
[30] Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me.
[31] Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele".
[32] Giovanni rese testimonianza dicendo: "Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui.
[33] Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo.
[34] E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio".
[35] Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli
[36] e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: "Ecco l'agnello di Dio!".
[37] E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
[38] Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: "Che cercate?". Gli risposero: "Rabbì (che significa maestro), dove abiti?".
[39] Disse loro: "Venite e vedrete". Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
[40] Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.
[41] Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: "Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)"
[42] e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: "Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)".
[43] Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: "Seguimi".
[44] Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
[45] Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret".
[46] Natanaèle esclamò: "Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?". Filippo gli rispose: "Vieni e vedi".
[47] Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: "Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità".
[48] Natanaèle gli domandò: "Come mi conosci?". Gli rispose Gesù: "Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico".
[49] Gli replicò Natanaèle: "Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!".
[50] Gli rispose Gesù: "Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!".
[51] Poi gli disse: "In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo". ".
Il testo proviene dal sito della Santa Sede.
Ora, Giovanni ebbe però un ruolo importante.
Egli fu il precursore di Gesù, colui che lo annunciò ed invitò Israele alla purificazione, attraverso il Battesimo.
Proprio per questo, egli finì in prigione da Erode.
Erode, che tra l'altro non era di origini ebraiche ma nabatee, fu legato a doppio filo con il potere romano.
Nella concezione dell'Antico Israele, il Messia era anche re.
Quindi, Erode vide una minaccia per il suo potere e così fece arrestare Giovanni.
Questi, però, non ebbe paura di dire ad Erode il suo grave misfatto, ossia la sua relazione con Erodiade, la moglie di suo fratello Filippo.
Erode ebbe sentimenti contrastanti verso Giovanni.
Da una parte lo ammirava, per il suo coraggio nel dire le cose e per la sua sapienza.
Forse, in un certo senso, Erode temeva Giovanni, per la sua conoscenza della verità e per il consenso che egli aveva tra le folle.
Dall'altra parte, Erode non poteva sopportare Giovanni, perché vedeva in egli un disturbo di quella sua pace fasulla in quel matrimonio fasullo e perverso.
Che Erode fosse stato un uomo debole e preda dei suoi peggiori istinti, fu cosa nota.
Proprio la morte di Giovanni fu la dimostrazione di ciò.
Durante la festa di compleanno di Erode, la figlia di Erodiade iniziò a ballare in modo sensuale davanti a lui.
Questi, per ringraziarla, le promise di di darle ciò che ella avrebbe chiesto ed ella chiese la testa di San Giovanni Battista.
Lui dovette concederle ciò.
Questa storia dimostra che ogni uomo può scegliere liberamente il suo destino.
San Giovanni Battista scelse di morire come uomo giusto agli occhi del signore e libero.
Erode, invece, finì di vivere come uomo schiavo dei suoi peggiori istinti.
Cordiali saluti.
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