Presentazione

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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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sabato 4 agosto 2012

Presentazione del blog "Lettere in versi" di Fabio Trinchieri

Cari amici ed amiche.

Vi voglio presentare un blog di un giovane, Fabio Trinchieri.
Cristiano cattolico praticante, questo ventiseienne romano si interessa di apologetica.
E' molto preparato.
Oltre a fare ciò, Fabio compone poesie.
Proprio di questo, io vi voglio parlare.
Il suo blog si chiama "Lettere in versi" e viene introdotto così:

" Trascrivere un vissuto è raccontare, scrivere poesia è arte. L'arte è l'espressione più alta del genio umano, la poesia una goccia di quest'oceano di bellezza. Partecipare con umiltà a tale patrimonio mi onora, quantunque me ne avvicini. Nessuna pretesa, alcuna speranza mi aspetto; il solo augurio che possiate trovare, in queste note, un piacevole diletto.".

Le sue poesie sono semplici nel linguaggio ma di grandissima profondità.
Una di queste mi è piaciuta e la voglio riportare su questo blog.
Essa è intitolata "U vero bene" e recita:

" U veru bene
 
Rintocchi ‘e campane er dì de festa
s’alternano gioisi pe la valle
donde luci e fumi s’accompagna
alla gente che vò raccomandasse.

“Priega o Signore tuo bello”
s’affaccia una ‘n calze e ‘n reggipetto
“che mi figlio ‘nsacco male vole
a lu prete che gliedà l’assoluzione”.

“Ch’aggia fa pa portallo a Gesù Cristo!”
‘a signora accorata se dispera
“Nun temete signora bella, a vostro figlio”
responne lu cristianu rabbonito.

Esta è la fede de na pora madre,
ca cresciuta capisce u veru bene,
chello che conviene nella vita
p’esse felici e dimenticasse ‘elle offese.".
 
Questa poesia mi ricorda un po' il Cantico delle Creature di San Francesco d'Assisi o le poesie di Jacopone da Todi.
Ha inflessioni toscane (come l'uso del verbo andare coniugato in prima persona come "vò" e non come "vado") e del centro Italia.
Quindi, visitate il blog di questo ragazzo.
I giovani intelligenti vanno valorizzati.
In omaggio a questo blog, anch'io metto una mia poesia:
 
"LU SONU DI CAMPANA
 
Di Diu vuci et di strichi scantu...
accussì, chì sona, eni la campana...
et, comu fici nti l'anni antichi, faci camora lu cantu...
et sona...quannu veni la morti...comu nta la Pascha...
sona nto lu tiempu di Natali...comu pì la Sancta Missa...
sona puru pì proteggiri li campi...
comu pì l'omini et pì tutti li frutti...
quannu cù lu ventu vènunu troni et lampi."
 
 
Cordiali saluti. 
 
 
 
 
 
 
 
 



La ricerca dell'uomo

Cari amici ed amiche

Durante la Messa di oggi, presso l'Istituto Geriatrico Antonio Nuvolari di Roncoferraro (Mantova), è stato letto questo brano del Vangelo secondo Giovanni (capitolo 6, versetti 24-35):

"In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».".

L'uomo è sempre alla ricerca di ogni cosa.
Egli, però, cerca cose materiali e si rivolge a Dio per avere o per avere il miracolo.
Però, l'uomo non cerca Dio, tranne che nei momenti del bisogno.
Anzi, l'uomo è come un pozzo senza fondo.
Più ha e più vuole avere.
L'uomo, però, deve cercare Dio sempre.
Il cristiano deve cercare Dio e non i miracoli di Dio.
Altrimenti, che razza di cristiano sarebbe.
Gesù, allora, fece capire una cosa.
Il pane da cercare è Gesù stesso che si offrì in sacrificio per salvare l'umanità e riscattarla dalla morte.
Forse, io credo che l'uomo debba imparare ad accontentarsi di quello che ha e delle persone che egli ha intorno.
Se facesse ciò l'uomo si avvicinerebbe a Dio.
Cordiali saluti. 



Caro sindaco Pisapia, lei ha fatto un grosso errore!

Cari amici ed amiche.

La Giunta comunale di Milano ha deciso:

Ha deciso di finanziare la "Festa della Palestina".
Infatti, la Giunta del sindaco Giuliano Pisapia ha stanziato ben oltre 100.000 Euro per l'evento.
Forse, avrà voluto "riparare" quanto è avvenuto l'anno scorso.
L'anno scorso, a Milano, vi era stato l'evento "Unexpected Israel", evento organizzato dallo Stato di Israele.
Questo aveva fatto arrabbiare la sinistra radicale che aveva fatto di tutto per boicottare l'evento.
Ora, io penso che quello di Pisapia sia un errore morale e politico.
Infatti, quei 100.000 Euro si sarebbero potuti spendere in progetti più utili alla cittadinanza.
E' stato anche un errore politico, poiché non si può sostenere uno Stato senza tenere conto del fatto che, ad oggi, esso sia voluto da fondamentalisti.
Cordiali saluti.

Una risposta a Gaspare Serra

Cari amici ed amiche.

Voglio rispondere a Gaspare Serra, uno studente palermitano che (tramite e-mail) mi ha inoltrato un articolo del suo blog "Panta Rei".
L'articolo è intitolato "Dove c'è "casta" c'è Italia" .
Ora, la sua analisi può anche essere condivisibile ma una cosa va detta.
L'attuale situazione dell'Italia è dovuta al fatto che non sia stata fatta nessuna seria riforma.
Per esempio, oggi noi abbiamo cinque regioni che possono tenersi i loro soldi, per via dello statuto speciale.
Inoltre, a causa delle politiche assistenzialistiche, il sud non è più capace di produrre ricchezza.
Quindi, tutto il peso del fisco grava sul nord.
Questo ha generato un circolo vizioso.
Al sud, il ceto politico si è ingrassato con le politiche assistenzialistiche.
Dove c'è assistenzialismo si arriva a questo punto.
Del resto, anche qui al nord ci sono grossi problemi di questo tipo.
Basti pensare al Comune di Torino, che risulta il più indebitato d'Italia.  Esso è stato amministrato con politiche di assistenzialismo.
Sarebbe bastato attuare il federalismo.
Ogni Comune, ogni Provincia, Ogni Regione e lo Stato sarebbero stati responsabilizzati ed avrebbero pagato ogni errore.
Invece, nell'attuale situazione, lo Stato ripiana i debiti, andando ad ingrassare i ceti politici locali che hanno fatto i danni.
Nel 2006 era stata fatta votare una riforma federalista e, fatemelo dire, la parte politica a cui fa riferimento anche Gaspare Serra aveva fatto di tutto per farlo bocciare.
Inoltre, si dovrà applicare il principio di sussidiarietà.
Bisogna fare in modo che siano premiati solo i progetti virtuosi.
Solo così si potrebbe fare qualcosa.
Cordiali saluti.

Dal blog di "L'Espresso", Di Segni, il rabbino ratzingeriano

Cari amici ed amiche.

Leggete l'articolo del blog del giornale "L'Espresso" che è intitolato "Di Segni, il rabbino ratzingeriano".
Esso recita:

"Sulla rivista “Terrasanta” promossa dalla Custodia di Terra Santa in Italia, senza peraltro esserne organo ufficiale, è uscita un’ampia intervista al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, raccolta da Manuela Borraccino e riportata in parte su terrasanta.net.
A differenza del predecessore Elio Toaff, il rabbino Di Segni è noto per la ruvida franchezza con cui si rapporta alla Chiesa cattolica: un’ultima volta in occasione delle modifiche apportate alla didascalia su Pio XII nel museo della Shoah, a Gerusalemme.
Ma proprio per questo sono ancor più interessanti le notazioni di apprezzamento che egli riserva al papa attuale, più che al papa precedente.
Intanto, Di Segni non nasconde che per la visita compiuta da Benedetto XVI alla sinagoga di Roma “abbiamo ricevuto reazioni molto differenti da parte delle comunità ebraiche in giro per il mondo: alcuni ci hanno applaudito, altri ci hanno riservato critiche feroci”.
Poi così prosegue:
“Occorre innanzitutto considerare la personalità di questo papa: Joseph Ratzinger appartiene a un gruppo di teologi per i quali il legame con l’ebraismo è una questione di primaria importanza. E questo non è affatto scontato: molti teologi non condividono questa sua linea. Ho l’impressione che il papa guardi al dialogo con il mondo ebraico con assoluto rispetto: senza tenere conto di questo aspetto non si potrebbe comprendere l’insistenza sua e nostra sulle differenze fra di noi, che ad un esame superficiale potrebbe apparire fin troppo oppositiva. È difficile tradurre in atti mediatici questo rapporto di reciproco rispetto: diciamo che con questo papa siamo in rapporti di buon vicinato, lontani da quegli slanci mediatici di entusiasmo che si erano visti con Giovanni Paolo II e che, a mio avviso, non erano privi di una certa ambiguità”.
E all’intervistatrice che gli chiede “a cosa si riferisce in particolare”, risponde:
“Penso ad esempio al dibattito sul significato della definizione di ‘fratelli maggiori’, penso ai rischi di sincretismo in incontri come quello di Assisi, penso alla beatificazione di Edith Stein e al vero e proprio filone editoriale nato intorno al valore esemplare per la Chiesa della sua conversione… Direi che con l’attuale papa siamo in una fase diversa e molto particolare di un percorso di convivenza e vicinato”.
Più che un problema politico – sottolinea Di Segni in un altro passaggio dell’intervista – “c’è un problema teologico profondo, che contrappone da molti secoli la Chiesa e il mondo ebraico. È questo, a mio avviso, che dovrebbe entrare a pieno titolo fra i temi del dialogo”.
 
A proposito dell’ambiguità rilevata dal rabbino Di Segni dell’espressione “fratelli maggiori”, è illuminante questo passaggio del libro-intervista di Benedetto XVI “Luce del mondo”:
“L’espressione ‘fratello maggiore’, già utilizzata da Giovanni XXIII, non è particolarmente bene accolta dagli ebrei perché nella tradizione ebraica il ‘fratello maggiore’, ovvero Esaù, è anche il fratello abietto. La si può comunque utilizzare perché esprime qualcosa di importante. Ma è giusto che essi siano anche i nostri ‘Padri nella fede’. E forse quest’ultima espressione descrive con maggiore chiarezza il nostro rapporto”.".


Prima di tutto,  vorrei ringraziare il  "genietto di Palermo", Angelo Fazio.
E' sempre molto attento a mettere gli articoli su Facebook e a farli conoscere.
E' un ottimo interlocutore e vorrei scusarmi con lui se  "scaccheggio" la sua bacheca sul social-network.
Il materiale che mette è sempre molto interessante e vedere un ragazzo di ventisei anni che si impegna così nel sostenere cause giuste e nel fare conoscere le cose fa piacere. Sono questi i giovani seri.
Ora, parlo dell'articolo.
Non vado matto per "L'Espresso" ma ho ritenuto questo articolo molto interessante.
Certo, il dottor Riccardo Di Segni, Rabbino capo di Roma,  ha sempre avuto una certa "ruvida franchezza" nei rapporti con noi cattolici.
Ora, che tra gli ebrei e noi cattolici ci siano differenze è cosa nota.
Per noi, Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, il Messia, l'Alfa e l'Omega.
Inoltre, rispetto alle origini, il Cristianesimo si differenziò molto dall'Ebraismo da cui discese.
Per esempio, noi cristiani (e cattolici) possiamo mangiare quegli alimenti che sono vietati nella tradizione ebraica, come la carne di maiale, i crostacei o i molluschi. Abbiamo anche riti diversi.
Tuttavia, il legame con l'Ebraismo c'è e rimane.
Abbiamo in comune Dio, i Patriarchi ed i profeti veterotestamentari.
Abbiamo in comune anche trentanove dei quarantasei libri del Vecchio Testamento della nostra Bibbia.
Quindi, è giusto che un dialogo tra gli ebrei e noi cattolici ci sia.
Questo non dobbiamo dimenticarcelo.
Senza Ebraismo non può esserci il Cristianesimo.
Senza il Vecchio Testamento, senza Mosè, Abramo, Isacco, Giacobbe, il re Davide ed i profeti, come Isaia, Samuele e Geremia, non avrebbero potuto esserci nemmeno San Pietro, San Paolo, gli altri apostoli ed i santi.
Inoltre, Gesù Cristo, la figura centrale della mia religione, è il Figlio di Dio ma visse come un membro del suo popolo, il popolo ebraico.
Ne rispettò tutte le leggi.
Per questo, il dialogo con l'Ebraismo è fondamentale, pur nelle differenze.
Soprattutto noi giovani, a cui il Beato Giovanni Paolo II si è sempre rivolto, siamo chiamati a fare questo passo.
Noi giovani, per esempio, abbiamo la tecnologia.
Usiamo internet.
Facciamo un buon uso di questo strumento.
Io, ad esempio, uso internet anche per dialogare.
Su Facebook, sono in contatto con varie persone.
Tra queste, cito Morris Sonnino, un ragazzo della comunità ebraica di Roma, quella curata dal rabbino Di Segni.
Il dialogo con lui è molto cordiale ed amichevole e spero che sia proficuo per entrambi.
Quanto all'espressione "fratelli maggiori" ,  può esserci un ambiguità ma ricordo che il fratello maggiore è anche quello che conosce per primo le cose.
Gli Ebrei conobbero per primi Dio.
Allora, riflettiamo. 
Cordiali saluti.





venerdì 3 agosto 2012

La morte di San Giovanni Battista, commento alle letture liturgiche

Cari amici ed amiche.

Sul sito "La Parola", troverete i testi che saranno letti nelle Sante Messe di questa sera e di domani.
In particolare, vi invito a riflettere sul brano del Vangelo secondo Matteo (capitolo 14, versetti 1-12):

" In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.
Parola del Signore.".

I discepoli di San Giovanni Battista videro in Gesù il loro profeta risorto.
Infatti, vi era chi credeva che il Messia fosse San Giovanni Battista.
In realtà, lo stesso San Giovanni disse che non era lui il Messia, quando gli vennero poste delle domande a riguardo.
Leggete questo brano del Vangelo secondo Giovanni (capitolo 1, versetti 1-51):

"[1] In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

[2] Egli era in principio presso Dio:

[3] tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste.

[4] In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;

[5] la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta.

[6] Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.

[7] Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.

[8] Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce.

[9] Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
[10] Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.

[11] Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l'hanno accolto.

[12] A quanti però l'hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,

[13] i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

[14] E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

[15] Giovanni gli rende testimonianza
e grida: "Ecco l'uomo di cui io dissi:
Colui che viene dopo di me
mi è passato avanti,
perché era prima di me".

[16] Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto
e grazia su grazia.

[17] Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

[18] Dio nessuno l'ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.

[19] E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: "Chi sei tu?".
 [20] Egli confessò e non negò, e confessò: "Io non sono il Cristo".

[21] Allora gli chiesero: "Che cosa dunque? Sei Elia?". Rispose: "Non lo sono". "Sei tu il profeta?". Rispose: "No".

[22] Gli dissero dunque: "Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?".

[23] Rispose:

[24] Essi erano stati mandati da parte dei farisei.

[25] Lo interrogarono e gli dissero: "Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?".

[26] Giovanni rispose loro: "Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete,

[27] uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo".

[28] Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
 [29] Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!

[30] Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me.

[31] Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele".

[32] Giovanni rese testimonianza dicendo: "Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui.

[33] Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo.

[34] E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio".

[35] Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli

[36] e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: "Ecco l'agnello di Dio!".

[37] E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

[38] Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: "Che cercate?". Gli risposero: "Rabbì (che significa maestro), dove abiti?".

[39] Disse loro: "Venite e vedrete". Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

[40] Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.

[41] Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: "Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)"

[42] e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: "Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)".

[43] Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: "Seguimi".

[44] Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.

[45] Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret".

[46] Natanaèle esclamò: "Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?". Filippo gli rispose: "Vieni e vedi".

[47] Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: "Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità".

[48] Natanaèle gli domandò: "Come mi conosci?". Gli rispose Gesù: "Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico".

[49] Gli replicò Natanaèle: "Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!".

[50] Gli rispose Gesù: "Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!".
[51] Poi gli disse: "In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo". ".









Il testo proviene dal sito della Santa Sede
Ora, Giovanni ebbe però un ruolo importante.
Egli fu il precursore di Gesù, colui che lo annunciò ed invitò Israele alla purificazione, attraverso il Battesimo.
Proprio per questo, egli finì in prigione da Erode.
Erode, che tra l'altro non era di origini ebraiche ma nabatee, fu legato a doppio filo con il potere romano.
Nella concezione dell'Antico Israele, il Messia era anche re.
Quindi, Erode vide una minaccia per il suo potere e così fece arrestare Giovanni.
Questi, però, non ebbe paura di dire ad Erode il suo grave misfatto, ossia la sua relazione con Erodiade, la moglie di suo fratello Filippo.
Erode ebbe  sentimenti contrastanti verso Giovanni.
Da una parte lo ammirava, per il suo coraggio nel dire le cose e per la sua sapienza.
Forse, in un certo senso, Erode temeva Giovanni, per la sua conoscenza della verità e per il consenso che egli aveva tra le folle.
Dall'altra parte, Erode non poteva sopportare Giovanni, perché vedeva in egli un disturbo di quella sua pace fasulla in quel matrimonio fasullo e perverso.
Che Erode fosse stato un uomo debole e preda dei suoi peggiori istinti, fu cosa nota.
Proprio la morte di Giovanni fu la dimostrazione di ciò.
Durante la festa di compleanno di Erode, la figlia di Erodiade iniziò a ballare in modo sensuale davanti a lui.
Questi, per ringraziarla, le promise di di darle ciò che ella avrebbe chiesto ed ella chiese la testa di San Giovanni Battista.
Lui dovette concederle ciò.
Questa storia dimostra che ogni uomo può scegliere liberamente il suo destino.
San Giovanni Battista scelse di morire come uomo giusto agli occhi del signore e libero.
Erode, invece, finì di vivere come uomo schiavo dei suoi peggiori istinti.
Cordiali saluti. 






Dal "Minzolini Fan Club" di Facebook , Panem et circenses


Cari amici ed amiche.

Sul "Minzolini Fan Club" di Facebook,  ho trovato questa foto con questa didascalia scritta dall'amica Maria Venera:

"In Italia è un metodo usato all’epoca della grande Roma da parte di chi governava per assicurarsi il consenso popolare. E’ un metodo tuttora valido per distrarre l’attenzione del popolo dalle questioni importanti: al giorno d’oggi però ci danno solo “circenses” moderni, cioè pallone e olimpiadi, il pane non è più gratuito ma costa sempre di più. Chi ha studiato alle Frattocchi
e e si è specializzato al Comintern e ora siede sul colle più alto, inducendo Berlusconi alle dimissioni, ha consegnato l’Italia al Quarto Reich del Fuhrer Merkel che subdolamente ha mosso guerra all’Europa che, anche in questa occasione, si è arresa senza reagire come successe nel 1938.
Non abbiamo subito bombardamenti materiali ma bombardamenti a colpi di spread e svalutazioni che hanno distrutto quel poco di tessuto industriale che ci era rimasto dopo le svendite prodiane, mentre le piccole e medie aziende cercano di delocalizzare per sopravvivere a causa dell’altissima tassazione italiana che ultimamente ne ha portate moltissime al fallimento.
E’ notizia di questi giorni che stiamo per dire addio a Finmeccanica ed Unicredit adocchiate dalla Germania la quale comunque cercherà di “mangiarsi” tutto a prezzi di saldo.
Esimio professor Mario Monti, Bildeberg, Goldman Sachs, Moody’s, Trilateral sentitamente ringraziano. Velatamente, ma non troppo, sta lanciando l’anatema contro Berlusconi, l’unico tra i politici italiani che avrebbe dovuto, per mandato del popolo sovrano, guidare l’Italia fino al 2013 ma è stato costretto a ritirarsi perché non colluso coi poteri forti: egli infatti ha individuato nell’euro la causa della crisi e lui solo potrebbe guidare alla riscossa con l’Italia anche gli altri Paesi mediterranei contro lo strapotere della Germania, della BCE e dell’FMI, pure, se necessario, uscendo dall’euro, unico modo per recuperare l’orgoglio della nostra italianità, la nostra sovranità, nonché unico modo per uscire dall’impasse !
Maria Venera per Minzolini Fans Club
".

Pur con toni e parole differenti, io dico che qui c'è un problema.
Effettivamente, dal Quirinale ci sono interventi irrituali.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano interviene spesso.
Sembra quasi che il Parlamento, unico organo realmente eletto dal popolo, sia commissariato dai tecnici del Governo, tecnici che sono stati voluti dal Quirinale.
La scusa era quella del salvataggio dell'Italia. Con questa scusa, si è fatto cadere un governo eletto, quello del presidente Berlusconi,  ed è stato messo un governo nominato.
Questo governo cos'ha fatto?
La pressione fiscale è al 55%, lo spread con in Bund tedeschi è a 510 punti, non c'è crescita e la disoccupazione è alle stelle. Io (che sono disoccupato) so di che parlo. Le aziende chiudono. 
Questa non è una bella situazione. 
Eppure, c'è chi cerca di distrarre l'attenzione di tutti.
Cordiali saluti. 




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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.