Cari amici ed amiche.
Leggete questo articolo scritto su "La Critica" da Andrea Verde ed inititolato "
Anche in Italia, come in Francia, la laicità positiva sia la base per un uovo patto repubblicano" :
"Come sarà l’Italia che verrà? A quale modello ci ispireremo per
favorire l’inserimento degli immigrati, nella nostra comunità nazionale?
Come risponderemo alle sfide poste dal multiculturalismo, come
riusciremo a limitare le tendenze identitarie e favorire una vera
integrazione per assimilazione? La risposta sembra scontata; con un
nuovo patto repubblicano che, ponendo al centro di ogni azione il
rispetto della dignità umana, e respingendo ogni forma di xenofobia,
tracci nuovi percorsi per la cittadinanza basati sull’etica del dovere e
sulla cultura dei diritti.
Affermare questi principi significa che tra la negazione dei problemi
e la demagogia esiste una terza via: quella della responsabilità.
Il primo valore da affermare, tuttavia, é quello della «
laicità positiva»;
una laicità che unisce, che dialoga e non una laicità che esclude o
denuncia. Grande rispetto per tutte le religioni ma mano ferma contro il
dilagare di estremismi.
Occorre in primis assicurare una pedagogia della laicità; l’ignoranza
é oggi il primo nemico della laicità; la laicità è troppo spesso
confusa con il rifiuto delle religioni.
Questa ignoranza é alla base delle paure, dei pregiudizi, delle
incomprensioni e delle strumentalizzazioni. Da qui la prima proposta;
prevedere nei programmi scolastici obbligatori, un insegnamento relativo
del principio della laicità, collegato con la presentazione delle
grandi religioni e mettere in pratica una formazione obbligatoria della
laicità per i funzionari pubblici.
La battaglia per l’integrazione ruota intorno a questo punto
fondamentale: o prevale lo spirito repubblicano e quindi l’integrazione
per assimilazione con l’affermazione del principio di assoluta
neutralità dello Stato verso i culti religiosi o prevale la visione
comunitarista e separatista.
Il modello a cui faccio riferimento è quello francese, contrapposto a quello inglese e tedesco.
La laicità della Repubblica francese è ribadita nella Costituzione del 1958.
Il primo articolo dispone infatti che «La Francia è una Repubblica indivisibile, laica, democratica e sociale».
La Francia è un insieme di culture, di credenze, di storie, di destini
che si sono incontrati; una moltitudine di volontà individuali che si
sono unite per dare alla Francia un’anima, un carattere, una volontà.
La Francia è laicità.La Francia è l’eguaglianza dei diritti e dei
doveri.La Francia è la libertà d’espressione. Questi valori non sono
negoziabili; sono l’essenza dell’identità nazionale. In Francia la
satira è libera, si insegna Voltaire e non si minacciano i filosofi.
La Francia rifiuta il settarismo che è contrario ai principi
repubblicani e che apre le porte a forme di ghettizzazione e di
emarginazione.
Uno Stato forte ed autorevole è condizione necessaria per una serena
coabitazione, poiché è lo Stato che protegge, che unisce ed è attraverso
lo Stato che la Nazione esprime una volontà collettiva, un progetto e che
prepara l’avvenire.
Questa visione é sempre stata alla base dell’azione sia di Jacques
Chirac sia di Nicolas Sarkozy, che hanno saputo reagire con mano ferma
al dilagare dell’integralismo musulmano in Francia.
Ma per capire quale sia la posta in gioco bisogna tornare indietro di qualche anno e precisamente al 2003.
L’avanzata islamica in Francia aveva riaperto la questione religiosa e
reso necessari alcuni chiarimenti: i valori essenziali della
République
quali l’eguaglianza tra uomo e donna erano stati rimessi, in alcune
occasioni, in discussione, indebolendo l’insieme della comunità
nazionale; alcuni estremisti cercarono di strumentalizzare la religione a
fini politici, a danno dei credenti che furono le prime vittime di
queste manovre; il perdurare di questi problemi rendeva difficile la
costruzione di un Islam in una repubblica laica. La legge Stasi che
vieta l’ostentazione dei segni religiosi nei luoghi pubblici,
l’installazione del Consiglio francese del Culto Musulmano, furono tappe
importanti volute da Jacques Chirac e da Nicolas Sarkozy per favorire
il passaggio da «un Islam in Francia» ad «un Islam di Francia».
Quando venne approvata la legge Stasi, la reazione di una parte del
mondo musulmano fu molto violenta: essi obiettarono che il velo islamico
era un simbolo fondamentale della loro cultura e quaranta ragazze, che
rifiutarono di togliere il velo, furono espulse dalla scuola pubblica.
La legge Stasi fu una prima risposta davanti al dilagare dell’estremismo.
L’Islam cominciò a diffondersi in Francia a partire dagli anni
cinquanta con l’arrivo in massa di lavoratori provenienti soprattutto
dalle zone del Maghreb.
Oggi é la seconda religione in Francia con quasi sei milioni di praticanti.
Per molto tempo la coabitazione é stata pacifica;le vecchie
generazioni erano poco praticanti. Negli ultimi anni i problemi
economici e di integrazione spinsero sempre piu’ persone, specie nelle
nuove generazioni, a trovare risposte nella religione dei loro padri. E
alcuni caddero nella rete dell’estremismo che cercava di imporre la
religione come un modo di vita con una morale molto rigida; i più
fanatici volevano sottomettere la vita pubblica e dello stato alla
religione.
Sia pur minoritari questi gruppi hanno avuto una notevole influenza
nella comunità musulmana, soprattutto in tema di morale, e la timidezza
se non l’aperta ostilità mostrata da certi imam sulla legge Stasi prima e
sul divieto del burqa in seguito, fu sintomatica del lavoro che restava
da fare in tema di integrazione.
La Francia rifiuta il settarismo che è contrario ai principi
repubblicani e che apre le porte a forme di ghettizzazione e di
emarginazione.
Uno Stato forte ed autorevole è condizione necessaria per una serena
coabitazione, poiché è lo Stato che protegge, che unisce ed è attraverso
lo Stato chela Nazione esprime una volontà collettiva, un progetto e che
prepara l’avvenire.
Questa visione è sempre stata alla base dell’azione sia di Jacques
Chirac sia di Nicolas Sarkozy, che hanno saputo reagire con mano ferma
al dilagare dell’integralismo musulmano in Francia.
Ma per capire quale sia la posta in gioco bisogna tornare indietro di qualche anno e precisamente al 2003.
L’avanzata islamica in Francia aveva riaperto la questione religiosa e
reso necessari alcuni chiarimenti: i valori essenziali della
République
quali l’eguaglianza tra uomo e donna erano stati rimessi, in alcune
occasioni, in discussione, indebolendo l’insieme della comunità
nazionale; alcuni estremisti cercarono di strumentalizzare la religione a
fini politici, a danno dei credenti che furono le prime vittime di
queste manovre; il perdurare di questi problemi rendeva difficile la
costruzione di un Islam in una repubblica laica. La legge Stasi che
vieta l’ostentazione dei segni religiosi nei luoghi pubblici,
l’installazione del Consiglio francese del Culto Musulmano, furono tappe
importanti volute da Jacques Chirac e da Nicolas Sarkozy per favorire
il passaggio da «un Islam in Francia» ad «un Islam di Francia».
Quando venne approvata la legge Stasi, la reazione di una parte del
mondo musulmano fu molto violenta: essi obiettarono che il velo islamico
era un simbolo fondamentale della loro cultura e quaranta ragazze, che
rifiutarono di togliere il velo, furono espulse dalla scuola pubblica.
La legge Stasi fu una prima risposta davanti al dilagare dell’estremismo.
L’Islam cominciò a diffondersi in Francia a partire dagli anni
cinquanta con l’arrivo in massa di lavoratori provenienti soprattutto
dalle zone del Maghreb.
Oggi è la seconda religione in Francia con quasi sei milioni di praticanti.
Per molto tempo la coabitazione é stata pacifica;le vecchie
generazioni erano poco praticanti. Negli ultimi anni i problemi
economici e di integrazione spinsero sempre più persone, specie nelle
nuove generazioni, a trovare risposte nella religione dei loro padri. E
alcuni caddero nella rete dell’estremismo che cercava di imporre la
religione come un modo di vita con una morale molto rigida; i più
fanatici volevano sottomettere la vita pubblica e dello stato alla
religione.
Sia pur minoritari questi gruppi hanno avuto una notevole influenza
nella comunità musulmana, soprattutto in tema di morale, e la timidezza
se non l’aperta ostilità mostrata da certi imam sulla legge Stasi prima e
sul divieto del burqa in seguito, fu sintomatica del lavoro che restava
da fare in tema di integrazione.".
Io, rispetto, ad Andrea Verde ho un'idea diversa di laicità.
L'Italia, come il resto il d'Europa (Francia compresa), si è formata nel segno della tradizione giudaico-cristiana.
Pensate, caduto l'Impero Romano d'Occidente, La Chiesa ricostruì l'Europa.
Alle vie romane (come l'Appia e la Flaminia) si formarono le vide dei pellegrini cristiani, come il Cammino di Santiago di Compostela o la Via Francigena.
Inoltre, la tradizione giudaico-cristiana diede la forma alla società incominciando dalla sua cellula fondante, la famiglia formata da un uomo e e da una donna.
Per questo motivo, a mio giudizio, il concetto di "laicità positiva" non può non tenere conto di ciò.
Ora, c'è chi vuole proporre un modello di laicità in cui certe regole vengono scardinate.
Per esempio, secondo questo "modello di laicità", si vuole fare sì che le coppie di fatto (omosessuali ed eterosessuali) vengano equiparate a quelle sposate.
Ciò è un errore.
Qui in Italia c'è chi vorrebbe fare ciò.
In primo luogo, il codice italiano riconosce già dei diritti alle coppie di fatto.
Per esempio, in caso di morte dei uno dei due conviventi, l'altro può entrare nell'asse ereditario con il testamento.
Fare una legge che equipari le coppie di fatto a quelle sposate sarebbe un grave errore.
Per esempio, questa legge potrebbe potrebbe diventare un "escamotage" per favorire la poligamia.
Qui entriamo nel discorso dell'Islam.
Io penso che la questione dell'Islam non possa essere presa sotto gamba.
In primo luogo, l'Islam ha un forte carattere identitario.
Paragonare l'Islam, per esempio, all'Ebraismo è un errore.
Alcuni commettono questo errore grossolano.
Infatti, le comunità ebraiche convissero con la comunità cristiane per secoli.
Pensiamo al Medio Evo.
Nel Medio Evo, le corti reali cristiane avevano anche l'"ebreo di corte" , ossia un dignitario di religione ebraica che serviva da mediatore tra la corona e la comunità ebraica.
Addirittura, nel Medio Evo non ci furono nemmeno i ghetti, che furono inventati nel XVI secolo, quando il potere della Chiesa andò in crisi.
Nel caso dell'Islam, invece, la situazione è diversa.
L'Islam non ebbe mai questa esperienza.
Questa religione si espanse dalla Penisola Arabica (nel VII secolo) e conquistò il Nord Africa ed il Medio Oriente, convertendo tanta parte delle popolazioni ivi residenti.
Nel XIV esso entrò nella Penisola Balcanica. Nel 1453, l'Islam fece cadere Costantinopoli, la Seconda Roma.
Questo generò guerre con il mondo cristiano.
L'Islam punta al proselitismo e alla conquista.
Non per niente, l'Islam ha questa concezione di un mondo diviso in tre zone:
- Dar al Salam o Dar al Islam, ossia la "Casa della pace", il luogo in cui l'Islam prevale.
- Dar al Hudna, ossia la "Casa della tregua" , la terra in cui vivono i popoli non sottomessi con cui è stata fatta una tregua temporanea, prima dell'affermazione dell'Islam.
- Dar al Harb, ossia la "Casa della guerra" , che è la terra di coloro che i musulmani bollano come "infedeli", le persone che (a loro parere) non conoscono Dio e che devono essere sconfitte.
Ora, ci sono musulmani sinceramente tolleranti, dialoganti e rispettosi ma la questione del rapporto con l'Islam è problematica.
Infatti, se nell'Islam ci sono persone tolleranti, dialoganti e rispettose è vero anche che per il musulmano Dio si fece carta ne Corano (come disse una volta Magdi Cristiano Allam) e quindi il Corano impone anche lo lo "sforzo" di avvicinare in non musulmani all'Islam.
L'Islam (tra l'altro) non ha una Chiesa stabile e questo favorisce le interpretazioni in senso fondamentalista del Corano.
Inoltre, vi è anche il problema della "taqiyya", ossia la "dissimulazione".
Io penso che, come in varie parti d'Europa, anche in Francia si sia presa sotto gamba la questione dell'Islam.
Ricordo che l'anno scorso la Francia votò a favore del riconoscimento della Palestina da parte dell'UNESCO.
Il voto favorevole al riconoscimento della Palestina da parte dell'UNESCO creò problemi tra Parigi e Gerusalemme, tenendo conto anche delle ripercussioni sulla sicurezza di Israele.
Io credetti (e tuttora credo) che questo voto francese fosse dovuto al peso dele comunità islamiche francesi.
Di questa questione, quindi, non si può non tenere conto.
Cordiali saluti.