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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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mercoledì 1 agosto 2012

Tumori, è stata fatta una scoperta


Cari amici ed amiche.

Leggete l'articolo di "Affaritaliani.it" che è intitolato "Bloccato l'elisir di lunga vita delle cellule tumorali".
In questo articolo si legge che è stato scoperto un equilibrio tra due proteine, la SIRT 1 e la DBC1.
La prima favorisce il processo di riproduzione delle cellule. La seconda lo ferma.
In caso di tumore, la proteina SIRT1 è molto presente.
La cellula rimane in un perenne stato giovanile, lo stato di riproduzione.
La riproduzione è incontrollata e così si forma il tumore.
Quindi, secondo la ricerca, bisognerà fare aumentare la proteina DBC1, quella che fa invecchiare le cellule e blocca la loro riproduzione.
Questo è un passo molto importante per la ricerca e questo passo è stato compiuto dall'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
Certo, la ricerca dovrà andare avanti.
Ad esempio, si dovrà capire ancora molto sulla predisposizione ereditaria dei tumori (tema che riguarda anche la mia famiglia), sulla evoluzione dei tumori maligni dalla fase di anaplasia a quella di metastasi e sulla loro prevenzione.
Cordiali saluti.

A tutti i cattolici antisemiti ed anti-israeliani

Cari amici ed amiche.

Io prendo le distanze da quei miei correligionari che odiano gli ebrei.
Su Facebook, certi soggetti bazzicano.
Su una bacheca di uno di questi, ho trovato foto davvero scioccanti come quella qui sopra o queste che ho riportato qui sotto.
Ho preso queste foto da una bacheca di una persona che si vanta di essere "sedevancantista", ossia facente parte di quei gruppi di cattolici "tradizionalisti" che non solo non riconoscono il Concilio Vaticano II ma che rifiutano anche di riconoscere i Papi che vennero eletti dopo di esso, compreso quest'ultimo, Papa Benedetto VI.
Quindi, questa persona dovrebbe spiegare quale sia il suo concetto di cattolicesimo.
La Chiesa cattolica riconosce come suo capo (Vicario di Cristo) il Santo Padre.
Quindi, i "sedevacantisti" sono in errore. Non riconoscono il primato del Papa sulla Chiesa cattolica e, quindi, non sono in comunione con essa.
Ora, tra queste persone vi è chi è contro gli ebrei ed Israele.
Essi parlano ancora di "ebrei usurai" ed inneggiano alla Palestina e all'Islam.
Io trovo che questo sia vergognoso.
A questi signori, che si dicono cattolici ma gettano fango sulla Chiesa, vorrei dire alcune cose.
In primo luogo, io sono un cattolico che ama la tradizione.
Ad esempio, sono anti-abortista, contro l'eutanasia e contro i matrimoni gay, anticomunista, non mi piace il relativismo e sono favorevole alla Messa in latino.
Ma non direi mai nulla contro gli ebrei, che furono i primi a riconoscere Dio.
Infatti, quando parlò di Dio, Gesù Cristo parlò del "Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe".
Abramo, Isacco e Giacobbe non furono ebrei?
Gesù Cristo non fu un ebreo?
In secondo luogo, nel Medio Evo, quando la Chiesa era forte, non c'erano ghetti.
Anzi, i re cristiani avevano in corte, l'ebreo di corte, ossia, un dignitario di religione ebraica che serviva da mediatore tra la corte e la comunità ebraica del luogo.
Inoltre, Papa Pio XI (un Papa pre-Concilio Vaticano II, 1857-1939) condannò l'antisemitismo, bollandolo come contrario alla dottrina cattolica perché noi cattolici siamo "spiritualmente semiti".
Inoltre, anche questo inneggiare alla Palestina è sbagliato.
Tra gli Arabi vi sono forze che vorrebbero distruggere non solo Israele ma anche la cristianità.
Ricordo che, grazie agli Israeliani, noi cristiani possiamo pregare nel Cenacolo di Gerusalemme.
Tra l'altro, la stessa persona che ha queste foto ha scritto sulla sua bacheca questo testo:

"Ritengo che impedire la poligamia sia una gravissima lesione dei diritti dell'uomo e della donna che non possono subire le scelte dello Stato. D'altronde se appare ormai imminente il matrimonio tra "esseri" dello stesso sesso perchè impedire le "unioni matrimoniali" plurime? Si tratterebbe di una pericolosa forma di "polifobia" da perseguire anche penalmente".

Questa frase si commenta da sola.
A quel signore vorrei ricordare che il cattolicesimo è contro la poligamia.
Inoltre, vorrei ricordare che la massoneria ebbe molti legami con l'Islam.
Leggete questo articolo intitolato "Islam e massoneria", sul sito "Ordine Futuro". 
Invece, di accusare gli ebrei di ogni nefandezza e difendere cause sbagliate, certa gente dovrebbe informarsi.
Cordiali saluti.

L'amore di Cristo. Dalla «Pratica di amare Gesù Cristo» di sant'Alfonso Maria de' Liguori, vescovo

Cari amici ed amiche.

Leggete questo brano che mi è stato inoltrato su Facebook dall'amico Giovanni Covino (SEFT) e che fu scritto da Sant'Alfonso Maria de' Liguori:

"Tutta la santità e la perfezione di un'anima consiste nell'amar Gesù Cristo nostro Dio, nostro sommo bene e nostro Salvatore. La carità è quella che unisce e conserva tutte le virtù che rendono l'uomo perfetto.

Forse Iddio non si merita tutto il nostro amore? Egli ci ha amati sin dall'eternità. «Uomo, dice il Signore, considera ch'io sono stato il primo ad amarti. Tu non eri ancora al mondo, il mondo neppure v'era ed io già t'amavo. Da che sono Dio, io t'amo». Vedendo Iddio che gli uomini si fan tirare da' benefici, volle per mezzo de' suoi doni cattivarli al suo amore. Disse pertanto: «Voglio tirare gli uomini ad amarmi con quei lacci con cui gli uomini si fanno tirare, cioè coi legami dell'amore». Tali appunto sono stati i doni fatti da Dio all'uomo. Egli dopo di averlo dotato di anima colle potenze a sua immagine, di memoria, intelletto e volontà, e di corpo fornito dei sensi, ha creato per lui il cielo e la terra e tante altre cose tutte per amor dell'uomo; acciocché servano all'uomo, e l'uomo l'ami per gratitudine di tanti doni.

Ma Iddio non è stato contento di donarci tutte queste belle creature. Egli per cattivarsi tutto il nostro amore è giunto a donarci tutto se stesso. L'Eterno Padre è giunto a darci il suo medesimo ed unico Figlio. Vedendo che noi eravamo tutti morti e privi della sua grazia per causa del peccato, che fece? Per l'amor immenso, anzi, come scrive l'Apostolo, per il troppo amore che ci portava, mandò il Figlio diletto a soddisfare per noi, e così renderci quella vita che il peccato ci aveva tolta.

E dandoci il Figlio (non perdonando al Figlio per perdonare a noi), insieme col Figlio ci ha donato ogni bene: la sua grazia, il suo amore e il paradiso; poiché tutti questi beni sono certamente minori del Figlio: «Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?» (Rm 8, 32)
.".

Tutti gli uomini sono chiamati alla santità ma non tutti la raggiungeranno.
Infatti, gli uomini furono creati liberi da Dio.
Essere liberi comporta anche la scelta tra il Bene ed il Male.
Ogni uomo può scegliere liberamente se essere buono o cattivo.
L'uomo buono è quello che sceglie di fare il bene e mette la sua libertà al servizio degli altri.
L'uomo cattivo, invece, è l'uomo che sceglie di mettere la sua libertà al servizio di sé stesso e del suo egoismo, arrivando a compiere anche azioni contro Dio ed il suo prossimo.
In fondo, i Sette Peccati capitali (Superbia, Ira, Invidia, Avarizia, Gola, Lussuria ed Accidia) altro non sono che uno smisurato amore per il proprio egoismo e non per Dio e per il proprio prossimo.
L'uomo, invece, fu fatto da Dio per fare altro.
Possono darci un indizio le parole dette dal Beato Papa Giovanni Paolo II il 22 ottobre 1978 che recitano:

" Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l'uomo. Solo lui lo sa!".

L'uomo, per essere santo, deve mettere Dio al primo posto ed amare il suo prossimo come sé stesso.
Egli può fare ciò, impegnandosi in politica, con il volontariato, lavorando per il progresso della sua società o anche dicendo una parola buona al suo prossimo che è in difficoltà.
Questa è la strada per la santità.
Termino, segnalandovi una pagina di Facebook intitolata "JMJ Sao Pablo 2013".
Essa è stata redatta dall'amica Sabrina Isabel Visconti Ongaro.
I giovani devono ritrovare il valore del servizio verso gli altri.
Essi sono delusi e contestano il sistema che non dà loro prospettive.
Contestare il sistema va bene ma diventa inutile (se non dannoso) se non si fa niente di propositivo.
Cordiali saluti. 




Da il quotidiano "Libero", Sicilia, Lombardo si è dimesso. Ma prima nomina un assessore

Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo del quotidiano "Libero" che è intitolato "Sicilia, Lombardo si è dimesso. Ma prima nomina un assessore":

"Lascia. Come annunciato, Raffele Lombardo si è dimesso dalla presidenza della Regione Siciliana. L'ormai ex governatore ha riunito la giunta a Palazzo d'Orleans, e come ultimi atti del suo "regno" ha snocciolato un paio di nomine e fatto saltare parte del piano dei tagli alla Regione (ve ne diamo conto nel resto dell'articolo). Gli "incoronati" da Lombardo sono ben due. Il primo è Nicola Vernuccio, nuovo assessore regionale alle Autonomia Regionale; il secondo, nominato giusto una manciata di minuti prima del passo indietro, è Claudio Torrisi, che ricoprirà la carica di assessore all'Energia e Rifiuti. E il governatore Lombardo scherza pure: "Stasera per festeggiare offrirò la prima cena in quattro anni ai miei assessori. E ci saranno anche i due nuovi...", ha detto incontrando la stampa.

"Contro di me un attacco mediatico-giudiziario" - "Lascio tutte le cariche politiche senza rimpianti. Abbiamo fatto tanto, molte riforme. Lascio all’apice, perché la presidenza della Regione siciliana è l'apice di una carriera. Lascio con serenità. E vi auguro a tutti voi di poter eocntinuare a serviree almeglio la Sicilia". Così Lombardo, che ha aggiunto di aver fatto "il mio dovere fino in fondo" e che le dimissioni sono "una scelta lucida e ragionata". L'ex governatore dell'isola a rischio bancaratta - che ha querelato Libero chiedendo 1 miliardo di euro perché abbiamo denunciato gli sprechi siciliani - ha replicato ancora alle accuse di malgoverno: "C'è stata una tattica politico-mediatica disonesta e criminale che ha infangato la Regione a livello internazionale", ha tuonato nel corso del suo intervento all'Ars facendo riferimento al rischio-default che corre la Sicilia. Quindi ha proseguito nella sua auto difesa: "Mai come in questi trascorsi quattro anni sono stati intaccati gli interessi illeciti e criminali di questa regione. Rivendico questo del mio governo". E ancora: "Al presidente della Regione non è stato consentito di essere interrogato. Ho parlato in aula, con la stampa. Per ben tre volte la procura ha chiesto l'archiviazione, un processo è stato interrotto alla vigilia della sua conclusione e non è stato richiesto un rinvio a giudizio. Questi sono dati". Infine l'appello: "Il prossimo 28 e 29 ottobre si elegga un presidente della regione liebro e senza vincoli".

Niente taglii - Mentre Lombardo si recava all'Ars per formalizzare le sue dimissioni, in parallelo, in aula montava la protesta di diversi parlamentari, contrari alla decisione della conferenza di capigruppo che ha stabilito di votare un assestamento di bilancio tecnico per coprire il disavanzo di 2,38 milioni di euro, stralciando le norme di spesa che riguardavano i contratti di 6mila precari Asu, il trasporto pubblico locale, i collegamenti marittimi e i dissalatori. Una doppia beffa: Lombardo lascia, ma fa saltare parte del piano dei tagli e fa nuove nomine. Il deputato Vincenzo Vinciullo (Pdl) ha chiesto alla Presidenza dell'Ars di riconvocare la capigruppo per rivedere la decisione, rinviando le comunicazioni di Lombardo sulle dimissioni. Contro lo stop alle norme di spesa (circa 43 milioni) si sono espressi Pino Apprendi (Pd), Marco Falcone (Pdl), Toni Scilla (Gs), Carmelo Incardona (Gs), Marianna Caronia (Pid), Toto Cordaro (Pid).

La giustificazione - Antonello Cracolici, capogruppo del Pd, ha giustificato la scelta della capigruppo con l'urgenza di approvare l'assestamento secco per coprire il disavanzo emerso col rendiconto 2011, in modo da poter sbloccare il mutuo autoriozzato dal bilancio di previsione. "Bisogna ricordare che la lesgilatura finisce oggi - ha sottolineato Cracolici - ma realisticamente il prossimo governo e il prossimo parlamento, a novembre, saranno nelle condizioni di intervenire: sono stati messi da parte 13 milioni a questo proposito, abbiamo agito con responsabilità". Da par suo, il presidente dell'Ars, Francesco Cascio, ha invitato i parlamentari "ad abbassare i toni. Tutti siamo bravi a dire che vogliamo risolvere i problemi, ma dobbiamo fare i conti con la realtà e non è giusto scaricare su qualcuno la scelta di non avere voluto adottare provvedimenti a favore di questa o quella categoria".".



Questo articolo fa il paio con un altro scritto sullo stesso quotidiano ed intitolato "Sicilia, paga da 14mila €, telefono e auto gratis: ma perché?":


"Ora, l’articolo su sprechi e assurdità siciliane nella gestione della cosa pubblica non si può considerare una novità. E però relegare l’argomento a questione cui abituarsi sarebbe criminale. Perché, nel frattempo, la situazione continua a peggiorare. Basta dare un occhio alla relazione della Corte dei Conti sul rendiconto generale della Regione Siciliana per l’esercizio finanziario 2011. Le considerazione generali introduttive rimarcano «una situazione di notevole, preoccupante deterioramento: tutti o quasi i saldi fondamentali di bilancio presentano valori negativi», più avanti sottolineando la «difficile sostenibilità dei conti pubblici regionali». Sui quali grava un debito di 5 miliardi e 305 milioni, più altri 344 milioni rimborsati dallo Stato. Nonostante ciò, nel 2011 «il personale di ruolo della Regione si è incrementato di quasi un terzo, passando da 13.205 a ben 17.218 unità (+30,39%)», con una procedura che «non manca di destare perplessità». In due parole: un disastro.

Allora uno va a vedere come se la passa la classe politico-amministrativa che questa situazione ha determinato - o quantomeno non ha sanato. Ed ecco, saremo anche demagogici e populisti o quant’altro, ma qui monta l’irritazione. E se il termine “casta” è forse venuto un po’ a noia, confessiamo di non riuscire a trovarne un altro per descrivere la condizione dei componenti dell’Assemblea Regionale Siciliana. I quali, secondo quanto disposto da Tremonti nella manovra bis dello scorso anno, sarebbero dovuti scendere di numero: da 90 a 70. Ma le annunciate dimissioni del governatore Raffaele Lombardo, se davvero arriveranno a breve, bloccheranno il procedimento legislativo. E quindi niente: 90 erano e 90 rimarranno.

Inevitabile poi cercare di capire quanto guadagnano, i deputati del Parlamento siciliano. E insomma, la busta paga è pesante, altroché. Vediamo: solo l’indennità-base ammonta a 5.101,68 euro netti - qualche termine di paragone: quella dei consiglieri regionali laziali è di 3.708, quella dei lombardi arriva a 3.341, per i piemontesi addirittura 2.858. Tornando in Sicilia, all’indennità vanno aggiunti i 3.500 euro di diaria (trattenuta di 224,90 euro per ogni assenza ingiustificata). Poi altri 4.180 euro alla voce «spese sostenute per l’esercizio del mandato» - e qui si tratta di collaboratori o portaborse, che chissà quante volte vengono poi retribuiti poco e in nero, ma tant’è. Non è finita: altri 841 euro al mese (sarebbero 10.095,84 all’anno) come rimborso forfettario per le «spese di trasporto». E 345 euro mensili (4.150 all’anno) per rifondere le «spese telefoniche». E poi c’è anche il rimborso delle spese sostenute per arrivare in ufficio: 13.293 euro all’anno (1.107 al mese) se l’onorevole siciliano deve percorrere fino a 100 chilometri per raggiungere la sede palermitana dell’assemblea, che diventano 15.979 all’anno (1.331 al mese) se i chilometri sono più di 100. E se invece abita proprio a Palermo? Niente paura: s’intasca comunque 6.646 euro all’anno, 554 al mese.

Totale: considerando i criteri più bassi s’arriva a 14.521 euro netti al mese. Stipendio a cui, per i presidenti di Commissione, vanno aggiunti 2.984,55 euro lordi. E insomma, non si vuol qui raccontare la facezia che far politica equivale sempre e comunque a ingrassarsi a spese del cittadino, ma dài, così diventa intollerabile.

(Dimenticavamo il presidente di giunta. Lombardo, considerate le indennità da governatore e da componente dell’assemblea, guadagna 15.683 euro mensili, primato italiano. Dietro di lui si piazza la laziale Renata Polverini, che arriva a 11.958. In Lombardia Formigoni si ferma a 9.539 euro al mese, Zaia in Veneto a 8.934. Lo stesso Lombardo commenta però che «se dobbiamo rapportare il mio stipendio al lavoro che faccio, dovrebbero triplicarlo»).

Ma questa sorta di salasso istituzionale non riguarda solo la Regione. Per dire: in tutta Italia, in occasione delle ultime Amministrative, è scattata la riduzione di Consigli e giunte. E dunque, nei Comuni che contano fra 3mila e 5mila residenti i consiglieri saranno al massimo 7: in Sicilia, invece, è ancora possibile arrivare a 15. E se sul Continente i municipi che superano i 10mila abitanti dovranno ridurre le assemblee consiliari del 20 per cento, in Sicilia no. Discorso da collegare ai mancati tagli ai gettoni di consiglieri comunali e sindaci, con i consiglieri di Palermo che sono i più pagati d’Italia: gettone di presenza a 156 euro lordi e indennità che può superare i 3mila euro mensili - circa 700 in più dei “colleghi” milanesi, mentre a Roma il gettone è di 70 euro per uno stipendio massimo di 1.500 euro. Ovviamente anche i sindaci rientrano nello schema: quello di Palermo guadagna (lordi) 10.100 euro al mese, 1.000 in più di quello di Milano.

Ultima domanda: ma perché?
".

Ora, vorrei fare una breve riflessione.
In primo luogo, vorrei dire che il governatore dimissionario Raffaele Lombardo non è la sola causa dei problemi della Sicilia.
Tutti incolpano solo lui ma la realtà è ben diversa.
Infatti, una parte della colpa è dell'Italia.
Il nostro Paese ha creato un sistema assurdo in cui vi è un nord che produce ricchezza ed un sud che purtroppo vive nell'assistenzialismo.
Ciò ha creato un circolo vizioso in cui le Regioni del sud (Sicilia compresa) non sono più in grado di produrre ricchezza. nonostante abbiano le potenzialità per farlo.
I ceti politici locali, ovviamente, hanno favorito ciò.
Per decenni, al sud e in Sicilia non sono state fatte le infrastrutture né è stata favorita una politica industriale adeguata.
Se ci fosse stato il federalismo, questo sfacelo non ci sarebbe stato.
Inoltre, vi è anche un problema di natura europea.
La Sicilia è penalizzata anche dalle politiche dell'Unione Europea.
Pensiamo, ad esempio, alle norme sulla pesca o al fatto che le politiche europee stiano favorendo il commercio delle arance in Marocco, in Tunisia o in Spagna, a scapito della Sicilia.
L'Italia avrebbe potuto fare qualcosa per evitare ciò.
Lombardo, di sicuro, ha sbagliato.
Egli ha peggiorato la situazione.
Era stato eletto con il centrodestra e poi è passato ad una coalizione ibrida che teneva insieme il suo Movimento per l'Autonomia, l'Unione di Centro, Alleanza per l'Italia, Futuro e Libertà per l'Italia ed il Partito Democratico.
Questo fu un fattore di instabilità politica.
Inoltre, egli ha fatto nomine e sprechi a destra e a manca e non ha risolto i problemi.
Basti pensare all'Autostrada A20 Messina-Palermo, con le gallerie che cadono a pezzi.
A ciò si è unito anche il carattere assistenzialista della sua politica.
Per questo, egli ha dovuto dare le dimissioni.
Cordiali saluti.




martedì 31 luglio 2012

Se il MAIE avanza ed il Popolo della Libertà twitta...

Cari amici ed amiche.

Leggete l'articolo scritto su "Italia chiama Italia" da Andrea Verde che è intitolato "Italiani all’estero, il Maie avanza. E il PdL? Twitta… - di Andrea Verde".
Come ho detto tante volte, il problema del Popolo della Libertà (il partito di cui io faccio parte) non è limitato solo agli italiani all'estero ma è generale.
Il problema del PdL  è la sua organizzazione.
A mio giudizio, per esempio, è stato un errore ripartire gli eletti e le dirigenze del partito con la "formula del 70 e 30", ossia con il 70% di esponenti ex-Forza Italia ed il 30% di ex-Alleanza Nazionale.
Se siamo un solo partito, questa formula non serve.
Questo ha generato tensioni interne, anche perché con questa formula non sempre sono emersi i migliori.
Un caso eclatante è qui da me, a Roncoferraro (in Provincia di Mantova), in cui il PdL locale è oggi acefalo, ossia senza coordinatore.
Io penso che al partito serva un'organizzazione. Inoltre, bisogna fare in modo che emergano i migliori.
I congressi potrebbero essere la strada giusta.
Se non si dovesse fare nulla, ci sarebbero altre fughe verso il MAIE o verso altri partiti e movimenti.
Cordiali saluti.

DA "LA CRITICA", ANCHE IN ITALIA, COME IN FRANCIA, LA LAICITA’ POSITIVA SIA LA BASE PER UN NUOVO PATTO REPUBBLICANO

Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo scritto su "La Critica" da Andrea Verde ed inititolato "Anche in Italia, come in Francia,  la laicità positiva sia la base per un uovo patto repubblicano" :

"Come sarà l’Italia che verrà? A quale modello ci ispireremo per favorire l’inserimento degli immigrati, nella nostra comunità nazionale? Come risponderemo alle sfide poste dal multiculturalismo, come riusciremo a limitare le tendenze identitarie e favorire una vera integrazione per assimilazione? La risposta sembra scontata; con un nuovo patto repubblicano che, ponendo al centro di ogni azione il rispetto della dignità umana, e respingendo ogni forma di xenofobia, tracci nuovi percorsi per la cittadinanza basati sull’etica del dovere e sulla cultura dei diritti.
Affermare questi principi significa che tra la negazione dei problemi e la demagogia esiste una terza via: quella della responsabilità.
Il primo valore da affermare, tuttavia, é quello della «laicità positiva»; una laicità che unisce, che dialoga e non una laicità che esclude o denuncia. Grande rispetto per tutte le religioni ma mano ferma contro il dilagare di estremismi.
Occorre in primis assicurare una pedagogia della laicità; l’ignoranza é oggi il primo nemico della laicità; la laicità è troppo spesso confusa con il rifiuto delle religioni.
Questa ignoranza é alla base delle paure, dei pregiudizi, delle incomprensioni e delle strumentalizzazioni. Da qui la prima proposta; prevedere nei programmi scolastici obbligatori, un insegnamento relativo del principio della laicità, collegato con la presentazione delle grandi religioni e mettere in pratica una formazione obbligatoria della laicità per i funzionari pubblici.
La battaglia per l’integrazione ruota intorno a questo punto fondamentale: o prevale lo spirito repubblicano e quindi l’integrazione per assimilazione con l’affermazione del principio di assoluta neutralità dello Stato verso i culti religiosi o prevale la visione comunitarista e separatista.
Il modello a cui faccio riferimento è quello francese, contrapposto a quello inglese e tedesco.
La laicità della Repubblica francese è ribadita nella Costituzione del 1958.
Il primo articolo dispone infatti che «La Francia è una Repubblica indivisibile, laica, democratica e sociale».
La Francia è un insieme di culture, di credenze, di storie, di destini che si sono incontrati; una moltitudine di volontà individuali che si sono unite per dare alla Francia un’anima, un carattere, una volontà.
La Francia è laicità.La Francia è l’eguaglianza dei diritti e dei doveri.La Francia è la libertà d’espressione. Questi valori non sono negoziabili; sono l’essenza dell’identità nazionale. In Francia la satira è libera, si insegna Voltaire e non si minacciano i filosofi.

La Francia rifiuta il settarismo che è contrario ai principi repubblicani e che apre le porte a forme di ghettizzazione e di emarginazione.
Uno Stato forte ed autorevole è condizione necessaria per una serena coabitazione, poiché è lo Stato che protegge, che unisce ed è attraverso lo Stato che la Nazione esprime una volontà collettiva, un progetto e che prepara l’avvenire.
Questa visione é sempre stata alla base dell’azione sia di Jacques Chirac sia di Nicolas Sarkozy, che hanno saputo reagire con mano ferma al dilagare dell’integralismo musulmano in Francia.
Ma per capire quale sia la posta in gioco bisogna tornare indietro di qualche anno e precisamente al 2003.
L’avanzata islamica in Francia aveva riaperto la questione religiosa e reso necessari alcuni chiarimenti: i valori essenziali della République quali l’eguaglianza tra uomo e donna erano stati rimessi, in alcune occasioni, in discussione, indebolendo l’insieme della comunità nazionale; alcuni estremisti cercarono di strumentalizzare la religione a fini politici, a danno dei credenti che furono le prime vittime di queste manovre; il perdurare di questi problemi rendeva difficile la costruzione di un Islam in una repubblica laica. La legge Stasi che vieta l’ostentazione dei segni religiosi nei luoghi pubblici, l’installazione del Consiglio francese del Culto Musulmano, furono tappe importanti volute da Jacques Chirac e da Nicolas Sarkozy per favorire il passaggio da «un Islam in Francia» ad «un Islam di Francia».
Quando venne approvata la legge Stasi, la reazione di una parte del mondo musulmano fu molto violenta: essi obiettarono che il velo islamico era un simbolo fondamentale della loro cultura e quaranta ragazze, che rifiutarono di togliere il velo, furono espulse dalla scuola pubblica.
La legge Stasi fu una prima risposta davanti al dilagare dell’estremismo.
L’Islam cominciò a diffondersi in Francia a partire dagli anni cinquanta con l’arrivo in massa di lavoratori provenienti soprattutto dalle zone del Maghreb.
Oggi é la seconda religione in Francia con quasi sei milioni di praticanti.
Per molto tempo la coabitazione é stata pacifica;le vecchie generazioni erano poco praticanti. Negli ultimi anni i problemi economici e di integrazione spinsero sempre piu’ persone, specie nelle nuove generazioni, a trovare risposte nella religione dei loro padri. E alcuni caddero nella rete dell’estremismo che cercava di imporre la religione come un modo di vita  con una morale molto rigida; i più fanatici volevano sottomettere la vita pubblica e dello stato alla religione.
Sia pur minoritari questi gruppi hanno avuto una notevole influenza nella comunità musulmana, soprattutto in tema di morale, e la timidezza se non l’aperta ostilità mostrata da certi imam sulla legge Stasi prima e sul divieto del burqa in seguito, fu sintomatica del lavoro che restava da fare in tema di integrazione.

La Francia rifiuta il settarismo che è contrario ai principi repubblicani e che apre le porte a forme di ghettizzazione e di emarginazione.
Uno Stato forte ed autorevole è condizione necessaria per una serena coabitazione, poiché è lo Stato che protegge, che unisce ed è attraverso lo Stato chela Nazione esprime una volontà collettiva, un progetto e che prepara l’avvenire.
Questa visione è sempre stata alla base dell’azione sia di Jacques Chirac sia di Nicolas Sarkozy, che hanno saputo reagire con mano ferma al dilagare dell’integralismo musulmano in Francia.
Ma per capire quale sia la posta in gioco bisogna tornare indietro di qualche anno e precisamente al 2003.
L’avanzata islamica in Francia aveva riaperto la questione religiosa e reso necessari alcuni chiarimenti: i valori essenziali della République quali l’eguaglianza tra uomo e donna erano stati rimessi, in alcune occasioni, in discussione, indebolendo l’insieme della comunità nazionale; alcuni estremisti cercarono di strumentalizzare la religione a fini politici, a danno dei credenti che furono le prime vittime di queste manovre; il perdurare di questi problemi rendeva difficile la costruzione di un Islam in una repubblica laica. La legge Stasi che vieta l’ostentazione dei segni religiosi nei luoghi pubblici, l’installazione del Consiglio francese del Culto Musulmano, furono tappe importanti volute da Jacques Chirac e da Nicolas Sarkozy per favorire il passaggio da «un Islam in Francia» ad «un Islam di Francia».
Quando venne approvata la legge Stasi, la reazione di una parte del mondo musulmano fu molto violenta: essi obiettarono che il velo islamico era un simbolo fondamentale della loro cultura e quaranta ragazze, che rifiutarono di togliere il velo, furono espulse dalla scuola pubblica.
La legge Stasi fu una prima risposta davanti al dilagare dell’estremismo.
L’Islam cominciò a diffondersi in Francia a partire dagli anni cinquanta con l’arrivo in massa di lavoratori provenienti soprattutto dalle zone del Maghreb.
Oggi è la seconda religione in Francia con quasi sei milioni di praticanti.
Per molto tempo la coabitazione é stata pacifica;le vecchie generazioni erano poco praticanti. Negli ultimi anni i problemi economici e di integrazione spinsero sempre più persone, specie nelle nuove generazioni, a trovare risposte nella religione dei loro padri. E alcuni caddero nella rete dell’estremismo che cercava di imporre la religione come un modo di vita  con una morale molto rigida; i più fanatici volevano sottomettere la vita pubblica e dello stato alla religione.
Sia pur minoritari questi gruppi hanno avuto una notevole influenza nella comunità musulmana, soprattutto in tema di morale, e la timidezza se non l’aperta ostilità mostrata da certi imam sulla legge Stasi prima e sul divieto del burqa in seguito, fu sintomatica del lavoro che restava da fare in tema di integrazione.".


Io, rispetto, ad Andrea Verde ho un'idea diversa di laicità.
L'Italia, come il resto il d'Europa (Francia compresa), si è formata nel segno della tradizione giudaico-cristiana.
Pensate, caduto l'Impero Romano d'Occidente,  La Chiesa ricostruì l'Europa.
Alle vie romane (come l'Appia e la Flaminia) si formarono le vide dei pellegrini cristiani, come il Cammino di Santiago di Compostela o la Via Francigena.
Inoltre, la tradizione giudaico-cristiana diede la forma alla società incominciando dalla sua cellula fondante, la famiglia formata da un uomo e e da una donna.
Per questo motivo, a mio giudizio, il concetto di "laicità positiva" non può non tenere conto di ciò.
Ora, c'è chi vuole proporre  un modello di laicità in cui certe regole vengono scardinate.
Per esempio, secondo questo "modello di laicità", si vuole fare sì che le coppie di fatto (omosessuali ed eterosessuali) vengano equiparate a quelle sposate.
Ciò è un errore.
Qui in Italia c'è chi vorrebbe fare ciò. 
In primo luogo, il codice italiano riconosce già dei diritti alle coppie di fatto.
Per esempio, in caso di morte dei uno dei due conviventi, l'altro può entrare nell'asse ereditario con il testamento.
Fare una legge che equipari le coppie di fatto a quelle sposate sarebbe un grave errore.
Per esempio, questa legge potrebbe potrebbe diventare un "escamotage" per favorire la poligamia.
Qui entriamo nel discorso dell'Islam.
Io penso che la questione dell'Islam non possa essere presa sotto gamba.
In primo luogo, l'Islam ha un forte carattere identitario.
Paragonare l'Islam, per esempio, all'Ebraismo è un errore.
Alcuni commettono questo errore grossolano. 
Infatti, le comunità ebraiche convissero con la comunità cristiane per secoli.
Pensiamo al Medio Evo.
Nel Medio Evo, le corti reali cristiane avevano anche l'"ebreo di corte" , ossia un dignitario di religione ebraica che serviva da mediatore tra la corona e la comunità ebraica.
Addirittura, nel Medio Evo non ci furono nemmeno i ghetti, che furono inventati nel XVI secolo, quando il potere della Chiesa andò in crisi.
Nel caso dell'Islam, invece, la situazione è diversa.
L'Islam non ebbe mai questa esperienza.
Questa religione si espanse dalla Penisola Arabica (nel VII secolo) e conquistò il Nord Africa ed il Medio Oriente, convertendo tanta parte delle popolazioni ivi residenti.
Nel XIV esso entrò nella Penisola Balcanica. Nel 1453, l'Islam fece cadere Costantinopoli, la Seconda Roma. 
Questo generò guerre con il mondo cristiano.
L'Islam punta al proselitismo  e alla conquista.
Non per niente, l'Islam ha questa concezione di un mondo diviso in tre zone:

  1. Dar al Salam o Dar al Islam, ossia la "Casa della pace", il luogo in cui l'Islam prevale.
  2. Dar al Hudna, ossia la "Casa della tregua" , la terra in cui vivono i popoli non sottomessi con cui è stata fatta una tregua temporanea, prima dell'affermazione dell'Islam.
  3. Dar al Harb, ossia la "Casa della guerra" , che è la terra di coloro che i musulmani bollano come "infedeli", le persone che (a loro parere) non conoscono Dio e che devono essere sconfitte.
Ora, ci sono musulmani sinceramente tolleranti, dialoganti e rispettosi ma la questione del rapporto con l'Islam è problematica.
Infatti, se nell'Islam ci sono persone tolleranti, dialoganti e rispettose è vero anche che per il musulmano Dio si fece carta ne Corano (come disse una volta Magdi Cristiano Allam) e quindi il Corano impone anche lo lo "sforzo" di avvicinare in non musulmani all'Islam.
L'Islam (tra l'altro) non ha una Chiesa stabile e questo favorisce le interpretazioni in senso fondamentalista del Corano.
Inoltre, vi è anche il problema della "taqiyya", ossia la "dissimulazione".
Io penso che, come in varie parti d'Europa, anche in Francia si sia presa sotto gamba la questione dell'Islam.
Ricordo che l'anno scorso la Francia votò a favore del riconoscimento della Palestina da parte dell'UNESCO.
Il voto favorevole al riconoscimento della Palestina da parte dell'UNESCO creò problemi tra Parigi e Gerusalemme, tenendo conto anche delle ripercussioni sulla sicurezza di Israele.
Io credetti (e tuttora credo) che questo voto francese fosse dovuto al peso dele comunità islamiche francesi.
Di questa questione, quindi, non si può non tenere conto.
Cordiali saluti. 









Provate gli spiriti se sono da Dio. Dagli «Atti» raccolti da Ludovico Consalvo dalla bocca di sant'Ignazio

Cari amici ed amiche.

Leggete questo testo che mi è stato inoltrato dall'amico Giovanni Covino (SEFT) e che fu scritto da Sant'Ignazio di Loyola:

"Essendo stato appassionato divoratore di romanzi e d'altri libri fantasiosi sulle imprese mirabolanti di celebri personaggi, quando cominciò a sentirsi in via di guarigione, Ignazio domandò che gliene fossero dati alcuni tanto per ingannare il tempo. Ma nella casa, dove era ricoverato, non si trovò alcun libro di quel genere, per cui gliene furono dati due intitolati «Vita di Cristo» e «Florilegio di santi», ambedue nella lingua materna.

Si mise a leggerli e rileggerli, e man mano che assimilava il loro contenuto, sentiva nascere in sé un certo interesse ai temi ivi trattati. Ma spesso la sua mente ritornava a tutto quel mondo immaginoso descritto dalle letture precedenti. In questo complesso gioco di sollecitazioni si inserì l'azione di Dio misericordioso.

Infatti, mentre leggeva la vita di Cristo nostro Signore e dei santi, pensava dentro di sé e così si interrogava: «E se facessi anch'io quello che ha fatto san Francesco; e se imitassi l'esempio di san Domenico?». Queste considerazioni duravano anche abbastanza a lungo avvicendandosi con quelle di carattere mondano. Un tale susseguirsi di stati d'animo lo occupò per molto tempo. Ma tra le prime e le seconde vi era una differenza. Quando pensava alle cose del mondo era preso da grande piacere; poi subito dopo quando, stanco, le abbandonava, si ritrovava triste e inaridito. Invece quando immaginava di dover condividere le austerità che aveva visto mettere in pratica dai santi, allora non solo provava piacere mentre vi pensava, ma la gioia continuava anche dopo.

Tuttavia egli non avvertiva né dava peso a questa differenze fino a che, aperti un giorno gli occhi della mente, incominciò a riflettere attentamente sulle esperienze interiori che gli causavano tristezza e sulle altre che gli portavano gioia.

Fu la prima meditazione intorno alle cose spirituali. In seguito, addentratosi ormai negli esercizi spirituali, costatò che proprio da qui aveva cominciato a comprendere quello che insegnò ai suoi sulla diversità degli spiriti.
".

L'uomo deve sapere distinguere il Bene dal Male.
A maggiore ragione, egli deve fare ciò se crede in Dio e se è cristiano.
Il discernere gli spiriti è un modo per distinguere il Bene dal Male, per scegliere il Bene ed evitare il Male.
Infatti, non basta solo capire la differenza che c'è tra il Bene ed il Male ma bisogna scegliere il primo ed scartare il secondo.
Ora, certe persone credono nel determinismo.
Esse credono che tutto sia determinato e che ogni  uomo possa essere destinato a diventare buono o cattivo.
Io non penso che sia così.
Io penso che l'uomo sia stato creato da Dio per fare il Bene ma che, a tempo stesso, egli sia libero di scegliere, anche di scegliere il Male.
Certo, la libertà comporta anche la responsabilità.
Il determinismo, in qualche modo, deresponsabilizza l'uomo di fronte alle proprie opere e svilisce Dio, che invece creò gli uomini liberi.
Stando ai ragionamenti dei deterministi, un personaggio come Adolf Hitler era destinato a fare quello che fece e, in poche parole, lui non ebbe alcuna responsabilità.
La realtà è ben diversa.
Hitler fu responsabile delle atrocità che commise.
Per questo motivo, l'uomo deve sapere scegliere tra Bene e Male.
Cordiali saluti.




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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.