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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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sabato 21 luglio 2012

Provincia di Mantova abolita? Un grave errore!

Cari amici ed amiche.

Il provvedimento preso dal governo Monti prevede anche l'abolizione di alcune Provincie.
Purtroppo, la Provincia di Mantova (la mia Provincia) rientra tra quelle che nel 2014 saranno abolite.
Essa sarà accorpata alla Provincia di Cremona.
Io trovo che sia un grosso errore.
Una Provincia che comprende Mantova e Cremona sarebbe ingestibile.
Prima di tutto, ci sarebbe da chiedersi quale città dovrebbe essere il capoluogo, qualora passasse.
In pratica, sarà Cremona o Mantova?
Intendiamoci, io non ho nulla contro Cremona ma se quest'ultima dovesse diventare il capoluogo di questa nuova Provincia, Mantova rischierebbe di essere molto penalizzata.
Il discorso analogo si potrebbe fare anche per Cremona, se fosse Mantova a diventare il capoluogo.
Si sarebbero potute accorpare le Province di Milano, Lodi e Cremona e dare il ruolo di capoluogo a Milano, mentre le altre città sarebbero diventate sedi dislocate.
Una cosa del genere avrebbe avuto più senso.
Mantova non può fare la sede dislocata di Cremona e viceversa.
Così si rischia solo di fare della confusione e di non portare ad una riduzione delle spese.
Le cariche elettive delle Province di Mantova e di Cremona, come coloro che in esse lavorano dovranno essere ricollocate.
Tra l'altro, il presidente della Provincia di Mantova, Alessandro Pastacci (verso cui per altro non ho nessuna simpatia politica) era stato eletto l'anno scorso.
Quindi, noi mantovani rischiamo di vedere gettati al vento i soldi spesi per le elezioni del 2011, visto gli organi provinciali mantovani potrebbero essere soppressi, anche se per qualcuno la cosa potrebbe non dispiacermi.
Cordiali saluti.


Francisco Canals Vidal, "Derechismo", in 'Cultura & Identità' n. 17/2012, pagg. 65-68

Cari amici ed amiche.

Filippo Giorgianni (un altro genio, come Angelo Fazio, che stimo) ha messo questo testo di Francisco Canals Vidal:

"L'articolo di Francisco Canals Vidal (1922-2009), che proponiamo in prima traduzione italiana, necessita di una precisazione terminologica previa. Con “conservatore”, termine cui associa una valenza negativa, l’autore intende il conservatorismo liberale — che chiama “destrismo” —, cioè quella corrente di compromesso con lo spirito dell’Ottantanove che si crea per la prima volta all’interno dei parlamenti costituzionali — in senso più o meno largo — ottocenteschi. A esso, contrappone il suo “conservatorismo radicale” o conservatorismo tradizionalista, una prospettiva dottrinale che rivendica il passato non solo nella Rivoluzione ma della Rivoluzione, ossia l’ordine naturale e cristiano, ultimo vestigio della cristianità medievale, che con il 1789 tramonta. La tesi parallela secondo cui il conservatorismo nasce con e nei parlamenti pare ridurre la destra al solo liberalismo parlamentare: in realtà, i parlamenti costituzionali a ridosso della Restaurazione — per esempio quello sardo-piemontese fino al 1849 — vedranno la presenza di una destra radicale e talora legittimista ben diversa dalla destra “storica”, ovvero liberale-elitaria, che farà il Risorgimento e l’unità d’Italia. Con queste avvertenze, l’argomentazione relativa allo slittamento progressivo a sinistra della “destra” dellaRivoluzione è del tutto convincente. Canals Vidal, catalano, filosofo e giurista, è stato uno dei più brillanti e attivi intellettuali cattolici conservatori contro-rivoluzionari iberici del secolo scorso.

Il conservatorismo liberale e la sua deriva fatale

«La destra e la sinistra nascono nei parlamenti: bisogna tener sempre presente questo fatto, perché esso spiega l’anomalia specifica della mentalità “destrista” [derechista], che la rende perennemente inerme davanti alla “sinistra” ed è la ragione del perché il “destrismo” sia divenuto sinonimo d’incapacità e di predestinazione al fallimento. La “destra” non solo nasce nei parlamenti: nasce dal parlamentarismo. La destra si configura come quel settore politico che, nell’ambito del costituzionalismo liberale, desidera chiaramente salvaguardare l’ordine e l’autorità ma all’interno dell’ortodossia del liberalismo. O, come è stato detto in occasioni celebri, è il partito di coloro che vogliono conciliare la libertà con l’ordine. L’ordine e la libertà non sono per loro natura incompatibili. Se tanto si è parlato di una loro conciliazione è perché la libertà in questione era quella del liberalismo, quella che sempre era stata e sempre continuerà a essere un vessillo della Rivoluzione, e l’ordine che si trattava di difendere era precisamente quello nato dalla Rivoluzione. Si comprende, allora, come l’operazione non sia mancata di difficoltà: occorreva, infatti, difendere, di fronte all’esecrata “reazione”, l’ordine rivoluzionario e per questo bisognava proclamare come buoni e immortali i principi della Rivoluzione e avallare le sue gesta più rivoluzionarie, come la confisca dei beni ecclesiastici o l’esproprio in Francia dei beni degli “emigrati”: quelle gesta che avevano fatto nascere concretamente l’“ordine nuovo”. Ma, allo stesso tempo, occorreva evitare che la Rivoluzione stessa, nelle sue nuove e più radicali fasi, ponesse in pericolo le “preziose conquiste” già conseguite. Così nasce la mentalità “moderata” o “conservatrice”. Possiamo trovare una definizione adeguata di essa in quel giudizio di [Jaime] Balmes (1810-1848), secondo cui il partito conservatore è conservatore “della Rivoluzione”. I conservatori, davanti alle nuove tappe percorse dalla Rivoluzione, avrebbero dovuto adottare atteggiamenti che li avrebbero esposti necessariamente all’accusa di essere “reazionari”, nemici della libertà e del progresso, ecc. Di fronte a un così grave insulto, la loro “reazione” non poté essere altra che quella di accusare a loro volta le “sinistre” di essere corruttrici della libertà e di sostenere e proclamare che erano loro — i “destristi”, i “conservatori” — i veri e sinceri liberali. Con questo si può già arrivare a definire la destra così come appare nella maturità e nell’età dell’oro del parlamentarismo liberale: la destra, “partito dell’ordine”, difensore dei principi e degl’interessi conservatori, è il partito liberale propriamente detto, precisamente perché è — secondo quanto osserva con geniale paradosso padre [Henri] Ramière[, S.J.; 1821-1884] — “il più inconseguente dei partiti liberali”. Per questo, mentre la sinistra — che incarnava il dinamismo rivoluzionario — prese come motto “pas d’ennemis à gauche” [nessun nemico a sinistra] e come tale lo ha proclamato e praticato in fondo sempre, la destra sembra aver preso come norma di condotta questo motto: “pas sans ennesi à droite” [mai senza nemici a destra]. Mentre la sinistra proclamava che nulla le sembrava troppo rivoluzionario, la destra si sforzava sempre di porre in rilievo la “moderazione” e la “prudenza” del suo atteggiamento anti-rivoluzionario e si vantava per questo di poter mostrare, come testimonianza del suo amore per la libertà e per il progresso, il fatto di non smettere mai di essere considerata come rivoluzionaria dagli “estremisti di destra”, dai “reazionari”.Il prodotto inevitabile di questa posizione è stato il costante slittamento verso sinistra non solo dell’opinione pubblica e dei partiti, ma anche del criterio con cui si valutava se questo o quell’atteggiamento era riconducibile al destrismo o al sinistrismo. Prima del 1848, la democrazia era la divisa del “sinistrismo” e la destra [liberale] era avversaria del suffragio universale [ma sostenitrice del suffragio ristretto]. Questa destra liberale e “antidemocratica” accusava la democrazia di falsare e di distruggere il vero liberalismo e di essere per questo funesta quanto la reazione stessa. Anni dopo, gli antichi liberali accoglieranno la democrazia schieratasi contro il socialismo come movimento liberale e “d’ordine”. Quindi, la destra, liberale e ormai anche democratica, sarà accusata dal socialismo di essere avversaria della vera democrazia e per ciò stesso reazionaria e distruttrice del progresso e della libertà. D’altro canto, e senza che ciò sia in fondo contraddittorio, accade che i partiti che raccolgono la maggioranza dei voti “conservatori” e “destristi” tollerino che li si chiami “di centro”, preferiscano che li si consideri di “sinistra” e arrivino al punto di considerare insultante essere chiamati “destristi” e “conservatori”, così come, da un secolo a questa parte [1853-1953], è per loro intollerabile che li si consideri “reazionari”, mentre, al contrario, si gloriano del titolo di “conservatori”. Già si è visto usare dalle attuali destre “sinistrorse” come slogan elettorale il suggestivo proclama: “La vera Rivoluzione la facciamo noi”. Se, all’inizio del processo, la destra [parlamentare] era il vero partito liberale, si è arrivati al punto che la “destra” si proclama il vero partito rivoluzionario o, il che è lo stesso, la vera “sinistra”. La Rivoluzione ha proseguito il suo cammino. Tuttavia, a margine di questo processo si è verificato un fatto ancor più spiacevole. Quando i “conservatori” hanno iniziato a temere la Rivoluzione violenta e aperta e molto meno la “reazione”, già ridotta all’impotenza, hanno chiamato in loro aiuto quelli che chiamavano “reazionari”, cioè quelli che avevano conservato in qualche modo i principi e lo spirito cui la Rivoluzione si opponeva. Li hanno invitati all’unione in difesa dei “principi e degl’interessi conservatori” e li hanno chiamati a combattere sotto la bandiera dell’“ordine” e anche sotto quella della “libertà”. Non era forse giusto esigere che i “reazionari” rinunciassero ai loro “estremismi inquisitoriali” e alle loro “utopie medievaliste” e si rendessero così utili alla salvezza della società? Poche volte gli antichi “contro-rivoluzionari” hanno evitato di cedere alla tentazione “conservatrice”. La chiamo “tentazione” perché, sebbene fosse tipico dell’autentico spirito contro-rivoluzionario sostenere sempre tutto quanto potesse porre un freno alla Rivoluzione violenta, non lo era al prezzo che il fusionismo “destrista” confondesse e diluisse quello spirito in un atteggiamento “conservatore” — cioè, in sequenza, “liberale”, democratico, centrista, sinistrorso moderato, veramente rivoluzionario, ecc. —, il cui esito fu la quasi totale estinzione dell’ideologia e dell’atteggiamento che sarebbe stato necessario e coerente con l’impresa politica più grandiosa e difficile di tutti i tempi: la lotta contro la Rivoluzione. Proprio tutto, soprattutto le realtà e i valori più fondamentali della vita umana: la religione, la filosofia, i gusti letterari, i costumi, l’educazione e, infine, tutto ciò che oggi si chiama “la cultura”, ha rapporto con la politica. Per questo l’evoluzione “conservatrice” della battaglia contro-rivoluzionaria doveva produrre una grave conseguenza. In tutti i suoi aspetti il combattimento cristiano è stato contagiato, ove più ove meno, da uno spirito che potremmo designare come “conservatorismo culturale”. Questo conservatorismo ha sostituito e indebolito — fino a distruggerlo a più riprese — il culto della verità e persino il rispetto della tradizione. Lo stesso ruolo “fusionistico” e “conservatore della Rivoluzione” che nella politica hanno giocato “gl’interessi comuni”, per la cui salvezza si sono dimenticate la difesa e la restaurazione dell’ordine cristiano, nella battaglia delle idee hanno giocato le illusioni borghesi e razionalistiche della “cultura”, della “elevatezza intellettuale”, dell’“ampiezza di vedute”, dell’“oggettività e imparzialità scientifica” (Santo Dio!) e, quindi, le supreme illusioni dell’“originalità”, dello “spirito progressivo” e “creatore” e dell’“attualità”. Ecco perché l’atteggiamento “destrista” in campo culturale ha obbedito alla consegna “pas sans ennemis à droite”. Per dimostrare l’“elevatezza” e l’“attualità” di un pensatore accusato di reazionarismo è oggi indispensabile esibire la gloriosa circostanza che questi abbia trovato nemici nell’“estrema destra” e il fatto che egli sia stato considerato un progressista dai reazionari dimostra fino a che punto egli sia stato “comprensivo” e “aperto” nel dialogo con gli eterodossi. Se il lettore riflette su questa condizione, si accorge che essa doveva inevitabilmente produrre un continuo scivolamento del criterio di giudizio delle dottrine stesse. Il “conservatorismo culturale” finirà per essere sommerso dalla dialettica “evoluzionista” e “progressista”. La sua difesa non si riduce forse a proclamare che noi — i conservatori — siamo i veri “innovatori” e che, in fin dei conti, la vera Rivoluzione — anche nell’ordine della cultura e del pensiero — la facciamo noi? È facile vedere che per questa strada non si va con tutta probabilità da nessuna parte, se non alla corruzione della verità. O, nel migliore dei casi, non si va proprio da nessuna parte. Sto per caso proponendo come atteggiamento migliore di essere neutrali fra destra e sinistra? In nessun modo. Credo che convenga concretamente denunciare nel “conservatorismo” la sua inversione di valori e la sua fedeltà ai principi rivoluzionari. Se qualcuno chiama “destrismo” l’autentico spirito di difesa dell’ordine cristiano contro la Rivoluzione anticristiana — e così lo intendono molti che, nell’attaccare la destra, difendono fino in fondo lo spirito rivoluzionario —, allora credo che non vi sia altro da fare se non proclamarsi “ultradestristi”. Ma questo è precisamente ciò a cui la “destra” conservatrice della Rivoluzione non si ridurrà mai.»".



Come uomo di destra, mi permetto di commentare questo testo.
Io non voglio essere della destra della Rivoluzione.
Per "destra della Rivoluzione" , intendo dire quella componente moderata che si diceva monarchica e cattolica ma che oramai era rivoluzionaria, quella componente che fu presente fino al 1792.
Io voglio essere di quella destra che c'era prima della Rivoluzione, quella destra che qualcuno dipinge come oscurantista e clericale ma che in realtà non è così.
Questa fu la destra che portò certi valori che oggi tornano di attualità. 
Per esempio, uno di questi valori è la sussidiarietà.
La sussidiarietà non nacque con la Rivoluzione francese ma nel Medio Evo, con la Chiesa.
Essa permise a ciò che era virtuoso di progredire.
Anche il principio delle banche nacque nel Medio Evo.
Le banche derivano dalla cultura del "Monte di Pietà" e dalle opere dei Cavalieri Templari.
Esse erano nate al servizio della persona, secondo il canone cristiano.
Poi la Rivoluzione se ne impadronì e da lì nacque la tecnocrazia e tutto ciò che di male c'è oggi.
Allora, noi dobbiamo fare in modo che la destra torni a questi principi.
Cordiali saluti. 



venerdì 20 luglio 2012

Dal sito "Meridiana Online", strage di Burgas. L'ultimo atto della guerra ombra tra Israele e Iran

Cari amici ed amiche.

Come spesso accade, l'amico Angelo Fazio mette degli articoli interessanti su Facebook.
Quel genietto ne ha messo uno molto interessate del sito "Meridiana Online" che è intitolato "Strage di Burgas. L'ultimo atto della guerra ombra tra Israele e Iran" e recita:

"Sono le 18.25 (ora locale) del 18 luglio 2012 quando la ‘guerra ombra’ tra Israele e Iranarriva nella cittadina bulgara di Burgas, località turistica sulla costa occidentale del Mar Nero. Quaranta minuti prima un volo charter gestito dalla Air Bulgaria atterra all’aeroporto internazionale di Sarafovo. I passeggeri, provenienti dall’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, si trovano già a bordo di un bus quando un ordigno esplode causando la morte di otto di essi (sette sono turisti israeliani, l’ottavo è una guida turistica bulgara) e il ferimento di oltre trenta persone.

Le prime notizie diffuse dalle agenzie di stampa di Sofia parlano di una detonazione improvvisa. Aron Katz, testimone oculare, racconta al quotidiano ebraico The Times of Israel: “Abbiamo sentito una forte esplosione, l’autobus tremare ed alcuni di noi sono corsi fuori”. L’ipotesi dell’attacco suicida si fa più forte di ora in ora. Poco dopo la detonazione, un’equipe di medici israeliani a bordo di un volo speciale parte alla volta di Burgas, e sul posto arriva anche il primo ministro bulgaro Boiko Borisov.

Il sistema di telecamere di sicurezza che sorveglia il gate d’imbarco della stazione bus attigua all’aeroporto riprende il sospetto attentatore. Secondo un video diffuso dalla versione online del quotidiano Hareetz, si tratta di un uomo caucasico, capelli lunghi e look da turista. Secondo quanto riporta Reuters, l’uomo avrebbe 36 anni e si troverebbe in Bulgaria da almeno 4 o 6 giorni.

Mentre le autorità di Sofia invitano alla cautela nell’attribuire la responsabilità dell’attentato a singoli paesi, Benjamin Netanyahu sembra avere le idee chiare circa la responsabilità dell’attentato sucida: “questa offensiva del terrore iraniana si sta diffondendo in tutto il mondo. Israele reagirà duramente”.

Il 19 luglio si diffonde la notizia che il sospetto terrorista si sarebbe mosso con un passaporto americano e una licenza di guida del Michigan (entrambe i documenti risulteranno falsi). L’FBI, la CIA, l’Interpol e i servizi segreti israeliani cercano di risalire alla vera identità dell’attentatore decifrando i frammenti di DNA rinvenuti. Nel tardo pomeriggio, sempre del 19 luglio, viene resa nota una possibile identità del sospetto.

Si tratterebbe, secondo alcune fonti, di Mehdi Ghezali, estremista islamico di origine algerina ma con passaporto svedese, già detenuto nel carcere di Guantánamo dal 2001 al 2004. Ghezali è noto nel mondo dei servizi d’intelligence per i suoi viaggi in Pakistan e Afghanistan. Due ore dopo l’identikit arriva la ‘doccia fredda’: i servizi segreti svedesismentiscono possa trattarsi di Ghezali.

Mentre scriviamo è mistero sull’identità dello stragista, ma esistono alcune certezze. A Netanyahu e Ehud Barak non è certamente sfuggito un inquietante particolare. L’attentato è avvenuto a 18 anni esatti di distanza (era il 18 luglio 1994) dall’attacco al centro ebraico di Buenos Aires, quando una Renault Trafic imbottita di 275 chilogrammi di nitrato di ammonio fece strage di 85 persone.

Allora come oggi, il Mossad e la leadership israeliana puntano il dito contro l’ineffabile generale Qassem Soleimani a capo delle forze al-Quds (o brigata ‘Gerusalemme’), la divisione degli ayatollah responsabile delle operazioni sporche compiute fuori dai confini iraniani. Le analogie non si fermano qui. Se la mente – a Buenos Aires come a Burgas – è iraniana, il braccio potrebbe essere l’ ‘esercito di Dio’, ossia le milizie libanesi di Hezbollah, la propaggine terroristica che l’Iran copre e finanzia.

Secondo l’interpretazione israeliana, l’attentato sarebbe l’ultimo di una scia di sangue che negli ultimi 18 mesi ha visto coinvolti diplomatici, ufficiali e semplici cittadini israeliani in diverse aree del mondo, da Nuova Delhi a Mombasa, da Tbilisi a Cipro. Dietro ciascuna di queste morti l’ombra lunga di Teheran e delle forze al-Quds.

Thailandia, Bangkok. Nel febbraio 2012 la polizia locale arresta agenti iraniani con l’accusa di aver pianificato un attacco a personale diplomatico israeliano. Ehud Barak accusa da subito Hezbollah e l’Iran. Accuse immediatamente respinte al mittente. Al Jerusalem Post, il capo della polizia di Bangkok dichiara che la volontà iraniana di colpire personale israeliano in loco è stata confermata dai sospetti arrestati.

India, Nuova Delhi. Sempre nel febbraio 2012 un minivan in uso all’ambasciata israeliana esplode davanti alla sede diplomatica dello Stato ebraico causando quattro morti. Il quotidiano locale Hindu scrive che il modus operandi dell’attacco ricorda quello usato per gli attentati agli scienziati nucleari coinvolti nel programma atomico di Teharan, di cui da più parti si ritiene responsabile il Mossad.

Esplosivo magnetico attaccato a vetture in movimento. Se fosse vero, gli attacchi iraniani potrebbero essere letti come risposta agli attacchi sporchi di Israele per fermare la Bomba iraniana. L’Iran respinge sdegnato le accuse, parla di ‘guerriglia psicologica’ e ‘propaganda sionista’.

Georgia, Tbilisi. Ancora febbraio 2012, un auto di servizio dell’ambasciata israeliana viene trovata imbottita di esplosivo dagli uomini della sicurezza. L’ordigno è identico a quello confezionato a Nuova Delhi. L’attacco è sventato e lo scambio di accuse tra Teheran e Gerusalemme segue un copione ormai consolidato.

Azerbaigian, Baku. Gennaio 2012. Il Mossad e le forze di sicurezza azere sventano un attentato all’ambasciatore israeliano a Baku e al rabbino locale. Vengono arrestati tre uomini, due azeri – operativi del piano – e un terzo uomo, l’iraniano Balagardash Dadashev, che avrebbe aiutato i primi a procurarsi le armi (fucili, pistole ed esplosivi). L’iraniano arrestato sarebbe legato ai servizi segreti di Teheran. Dietro l’attentato vi è il sospetto iraniano che Israele possa servirsi della base aerea dismessa di Sitalcay in Azerbaigian per attaccare le installazioni nucleari degli ayatollah operando da una distanza ridotta.

Kenya, Mombasa. Il 2 luglio 2012 due agenti iraniani vengono arrestati perché trovati in possesso di materiale esplosivo. I due pianificavano attentati all’ambasciata israeliana, ma si sospetta che gli attacchi potessero essere diretti anche contro turisti alloggiati presso alberghi della costa (molti di questi sono di proprietà di imprenditori dello Stato ebraico).

Cipro, Nicosia. Il 16 luglio 2012 un operativo di Hezbollah viene arrestato. L’uomo sta analizzando tutte le tratte delle compagnie di volo israeliane. I servizi segreti interni israeliani (Shin Bet) hanno come priorità da inizio 2012 la protezione delle linee aeree dello Stato ebraico.

La divisione al-Quds è l’arma che l’Iran utilizza per operazioni sporche, in una guerra ormai non più così sotterranea che si combatte all’ombra dello strike israeliano sulle installazioni nucleari iraniane. Potrebbero essere coinvolte nella proiezione ad ampio raggio di Teheran anche le milizie Hezbollah, come l’unità 910 (guidata da Talam Hamieh e risultata coinvolta negli attentati in Tailandia, Kenya e India) o l’unità 1800 (guidata da Mustafa Badreddine, noto come ‘Elias Saab’, ex membro di Fatah ed esperto di ordigni).

L’orologio nucleare sembra muoversi più veloce di sempre e Netanyahu non è intenzionato ad arrivare in ritardo all’appuntamento con la storia. “Tutti gli indizi portano all’Iran” ha dichiarato subito dopo la notizia dell’attacco. Il rischio che la ‘guerra ombra’ tra Iran e Israele sfugga di mano e conduca ad un’escalation incontrollabile esiste, ma la novità, dopo i fatti di Burgas, è che la resa dei conti tra Gerusalemme e Teheran può iniziare ovunque, anche sulle rive del Mar Nero.".



Quello spaventoso attentato era già inquietante di per sé.
Però, se guardassimo ciò che dietro ci renderemmo conto del fatto che esso sia ancora più inquietante.
Che tra Iran ed Israele ci sia una guerra è cosa noto.
Questa guerra è spesso apparentemente silenziosa ma può diventare violenta in ogni momento.
L'attentato di Burgas è stato una delle varie dimostrazioni di ciò.
L'Iran di Mahmud Ahmadinejad ha sempre coltivato il suo odio becero contro Israele.
Lo stesso Ahmadinejad ha detto più volte di volere fare sparire Israele dalle cartine geografiche.
Egli, purtroppo, è appoggiato dal gruppi di fanatici nelle zone contigue ad Israele.
Il caso degli Hezbollah libanesi (con i quali qualche politico nostrano si era fatto fotografare) è il paradigma di ciò.
Gli Hezbollah (che tra l'altro sono musulmani sciiti, come gli Iraniani) sono storicamente vicini ad Ahmadinejad e ai suoi.
Essi creano problemi in Libano, una nazione che già vive in un precario equilibrio tra i cristiani (che sono divisi in cattolici maroniti, cattolici latini, cattolici di rito greco-melchita, ortodossi, armeni e protestanti) e musulmani (che sono divisi in sunniti, sciiti, drusi ed alawiti),  puntando al predominio dell'area.
Non è difficile pensare che gli Hezbollah puntino a distruggere Israele.
L'odio becero verso Israele unisce tutti i terroristi ed i fondamentalisti islamici, siano essi sciiti o sunniti.
Pertanto, io ritengo possibile che gli Hezbollah abbiano agito per conto dell'Iran.
Ora, la decisione da parte dell'UNESCO di riconoscere la Palestina ha sicuramente rivitalizzato certe tendenze.
Ora, i terroristi si sentono legittimati a colpire Israele e ciò è molto grave.
Un'altra cosa inquietante è il fatto che l'Europa non sia sicura.
Se è vero che non tutti i musulmani sono terroristi, è vero il fatto che oggi i terroristi siano musulmani.
La presenza di un numero considerevole di musulmani in Europa ha reso quest'ultima poco sicura.
Quanto accaduto a Burgas lo dimostra.
Uno degli autori di quel gesto ignobile è un cittadino svedese.
Questo deve farci riflettere e farci preoccupare.
Cordiali saluti.







Il sacerdozio

Cari amici ed amiche.

Letture delle sante messe di questa sera e di domani sono:

1) "[1] "Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo". Oracolo del Signore. 

[2] Perciò dice il Signore, Dio di Israele, contro i pastori che devono pascere il mio popolo: "Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io mi occuperò di voi e della malvagità delle vostre azioni. Oracolo del Signore.

[3] Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho lasciate scacciare e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno.

[4] Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; di esse non ne mancherà neppure una". Oracolo del Signore.

[5] "Ecco, verranno giorni - dice il Signore -
nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto,
che regnerà da vero re e sarà saggio
ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra.

[6] Nei suoi giorni Giuda sarà salvato
e Israele starà sicuro nella sua dimora;
questo sarà il nome con cui lo chiameranno:
Signore-nostra-giustizia. (Geremia, capitolo 23, versetti 1-16)",


2) "[1] Salmo. Di Davide. 
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;

[2] su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.

[3] Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.

[4] Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

[5] Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.

[6] Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni. (Salmo 23)",


3) " [13] Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo. 

[14] Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia,

[15] annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace,

[16] e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l'inimicizia.

[17] Egli è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini.

[18] Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.  (Lettera di San Paolo agli Efesini, capitolo 2, versetti 13-18)",


4) " [30] Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato.

[31] Ed egli disse loro: "Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un pò". Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare.

[32] Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.

[33] Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero.

[34] Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. (Vangelo secondo Marco, capitolo 6, versetti 30-34)
".

I brani sono stati presi dal sito della Santa Sede
Com'è noto, nella Chiesa vi sono il Papa, i vescovi ed i preti, uomini che hanno il compito di dirigere la comunità di fedeli.
Questa gerarchia sacerdotale è tale perché così fu voluta di Cristo.
Una volta morto, risorto ed asceso al cielo, il popolo di Dio sarebbe stato senza una guida e ciò che fece sarebbe caduto nel vuoto, se egli non avesse detto agli discepoli di portare il proprio messaggio.
Una cosa del genere era necessaria, visto che Cristo distrusse quel muro che divideva gli ebrei dai pagani (nel segno dell'unico Dio) e che quindi il nuovo popolo di Dio sarebbe stato enorme.
Egli, perciò, mandò i suoi discepoli a predicare.
Il Papa, i vescovi, i presbiteri ed i diaconi sono i suoi successori. 
Certo, nella storia ci furono (e ci sono) uomini di Chiesa che commisero ( e commettono) errori e che agirono (ed agiscono) in difformità rispetto a ciò che Cristo comandò di fare.
Questi "pastori che fanno perire il gregge" (come vengono chiamati nella prima lettura) sono causa di gravi mali per la Chiesa. 
Però, la Chiesa in sé è santa perché fu voluta da Cristo.
Allora, cerchiamo di capire fino in fondo il ministero dei sacerdoti.
Cordiali saluti. 





Sull'Eucaristia ai neofiti. Dal trattato «Sui misteri» di sant'Ambrogio, vescovo

Cari amici ed amiche.

Su Facebook, l'amico Giovanni Covino (SEFT) mi ha mandato questo testo:

"Così lavata e ricca di tale abbigliamento, la schiera dei neofiti avanza verso gli altari di Cristo dicendo: «Verrò all'altare di Dio, al Dio della mia gioia, del mio giubilo» (Sal 42, 4). Infatti, deposte le spoglie dell'antico errore, e rinnovata nella giovinezza dell'aquila (cfr. Sal 102, 5), s`'affretta ad accorrere a quel banchetto celeste. Viene dunque, e vedendo il sacro altare tutto adorno, esclama: «Davanti a me tu prepari una mensa» (Sal 22, 5). Davide così fa parlare ciascuna delle nuove reclute: «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce». E più avanti: «Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca» (Sal 22, 1-5).
E' mirabile che Dio abbia fatto piovere la manna per i padri e che si nutrissero con un alimento quotidiano disceso dal cielo. Per cui fu detto: «L'uomo mangiò il pane degli angeli» (Sal 77, 25). Ma quelli che mangiarono quel pane «morirono tutti» nel deserto; invece questo alimento che tu ricevi, questo «pane vivo disceso dal cielo» (Gv 6, 51) somministra il sostentamento della vita eterna, e chiunque ne avrà mangiato «non morirà in eterno» (Gv 11, 26) perché è il corpo di Cristo.
Ora fa' attenzione se sia più eccellente il pane degli angeli mangiato dagli Ebrei nel deserto o la carne di Cristo la quale è indubbiamente un corpo che dà la vita. Quella manna veniva dal cielo, questo corpo è al di sopra del cielo. Quella era del cielo, questo del Signore dei cieli. Quella, se si conservava per il giorno seguente, si guastava. Questo è alieno da ogni corruzione. Chiunque lo gusta con sacra riverenza non potrà soggiacere alla corruzione. Per gli Ebrei scaturì acqua dalla rupe, per te sangue del Cristo. L'acqua dissetò loro per un momento, te, invece, il sangue lava per sempre. Il giudeo beve e ha sete, tu quando avrai bevuto non potrai aver mai più sete. Quell'evento era figura, questo è verità.
Se quello che tu ammiri è ombra, quanto grande è la realtà presente di cui tu ammiri l'ombra! Senti come è ombra quello che si verificò presso i padri: «Bevevano», dice, «da una roccia che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque e perciò furono abbattuti nel deserto. Ora ciò avvenne come esempio, per noi» (1 Cor 10, 4-6). Hai conosciuto ciò che vale di più: è migliore la luce dell'ombra, migliore la verità della figura, migliore il corpo del Creatore della manna del cielo. ".

L'Eucaristia è il momento centrale della Messa.
Essa riassume l'ultima cena di Cristo, la cena dell'antica Pasqua ebraica, ma ha un significato ben più profondo.
Il pane (l'ostia) ed il vino consacrati sono il Corpo ed il Sangue di Cristo.
Chi si accosta ad essi deve avere il cuore puro e libero dal male.
Infatti, accostarsi all'Eucaristia non è come andare a mangiare un panino.
Accostarsi all'Eucaristia significa avvicinarsi a Cristo in persona.
Quindi, è logico che il peccato ci allontani tutti da Gesù Cristo.
Per questo, è bene avvicinarsi all'Eucaristia in grazia di Dio.
Cordiali saluti.



Dal blog "Focus on Israel", 26 Ott 2011 Le Iene, la Striscia di Gaza, e…una lettera di invito alla riflessione

Cari amici ed amiche.

Leggete questa lettera che ho trovato sul blog "Focus on Israel".
Essa è stata scritta da Alex Zarfati alla nota trasmissione di Mediaset "Le Iene" , è intitolata "Le Iene, la Striscia di Gaza e una lettera di invito alla riflessione" e recita:

"Ciao Luigi,

ti scrivo per raccontarti di getto quali sono state le mie sensazioni dopo aver visto il servizio che hai realizzato sui tunnel per Gaza. A volte non serve dover decidere se stare da una parte o dall’altra, nella vita. Basta serenamente sforzarsi di capire la verità che c’è dietro a tante realtà, ma questa volta purtroppo, nonostante le buone intenzioni, non ti è riuscito.

Istintivamente, lo capisco, simpatizzare con i palestinesi, un popolo che non è mai riuscito ad avere una terra tutta sua, con i bambini che vivono per strada e costretto alla fame, é d’obbligo. Così come quando andiamo per gli altri paesi dell’Africa, del Sud America o dell’Asia ci si bagnano gli occhi di fronte alla miserie, e ci sentiamo impotenti. Chi può essere cosí insensibile da non riconoscere che i bambini, gli affamati, i derelitti, hanno sempre ragione?

Ma le similitudini tra gli abitanti della striscia e gli altri paesi del cosiddetto terzo mondo si fermano qui. Perché mentre nel mondo intero le necessità di chi è ridotto allo stremo sono accompagnate da una grande indifferenza da parte dell’occidente, e da una reale mancanza di beni di prima necessità, i palestinesi hanno imparato a fare dell’indigenza un’industria, e un’arma di comunicazione che i loro politici utilizzano come un randello per marcare le colpe d’Israele. In Palestina essere profugo da tempo è diventato un mestiere, una missione. Il capitale arabo, gli aiuti occidentali, i soldi dell’UNRNWA, e i camion di cibo e infrastrutture arrivano regolarmente ai palestinesi, a differenza di quanto raccontano. Durante l’ultimo mese, 4.945 camions carichi di 136.785 tonnellate di merci sono entrati nella striscia di Gaza da Israele, attraverso il passaggio di Kerem Shalom. Fra questi camions, 1.728 erano carichi di derrate alimentari, 54 camions di indumenti, 66 d’équipaggiamento elettrico, 22 d’attrezzature sportive. Senza contare le lavatrici, i frigoriferi, le bombole del gas… 1.500 Gazawi sono entrati in Israele per farsi curare gratuitamente nei diversi ospedali del paese. 163 progetti di costruzioni gestite dalla comunità internazionale sono in corso nella striscia di Gaza. 35 progetti saranno completati prima della fine di ottobre e 57 nuovi progetti hanno preso il via dall’inizio del mese.

Durante i 31 giorni del mese di settembre, 3.045 Palestinesi sono entrati in Israele dalla striscia di Gaza, attraverso il passaggio di Erez. La metà di loro, cioè 1522, sono entrati nello Stato Ebraico per farsi curare. Durante questo stesso mese, 1.455 uomini d’affari palestinesi hanno lasciato la striscia di Gaza. 57 militanti e attivisti pro palestinesi sono stati autorizzati a entrarvi. Non c’è male dunque per una “prigione”. A cosa volete che servano allora quei costosissimi passaggi sotterranei se non al contrabbando di armi?

Semmai il problema è un altro: tutto i beni che arrivano a Gaza e in Cisgiordania sono ostaggio di quei delinquenti che le governano. Amministrazioni corrotte che decidono in modo arbitrario di distribuire quello che vogliono ai loro sostenitori e decidono anche di tenere parte della popolazione nell’indigenza, nella povertà e nell’ignoranza. È vero che sia Hamas che l’ANP siano state “elette dal popolo”, ma qual’era l’alternativa per i cittadini della striscia? Quale possibilità hanno di denunciare i loro rappresentanti? E perché dev’essere proprio Israele a farsi carico delle mancanze dei loro stessi governanti?

Quello che purtroppo si evidenzia è che la “resistenza” contro Israele sia una scusa per coprire i sentimenti antioccidentali, repressivi e anti-libertari di gruppi come Hamas, che se potessero cancellerebbero dalla terra ogni cristiano, ogni buddista, ogni comunista, ogni omosessuale, ogni donna libera. Come si fa a simpatizzare per loro? Come si fa a non capire che la causa del loro male sono esclusivamente se stessi? Come si fa a pensare che l’aiuto principale o la simpatia maggiore debba provenire proprio da Israele, obbligandolo di fatto ad abbassare le difese (abbattendo le barriere, ospitando tutti i profughi, favorendo il passaggio delle armi dai tunnel e dal mare, ecc.) nel nome della pace? Una pace che Israele sembra volere più di chiunque altro, ma che è impossibilitata a perseguire quando l’incoraggiamento e i soldi del terrorismo inducono ad “alzare l’asticella delle richieste” ogni volta che c’é da sedersi ad un tavolo. Ho paura che nessun “gesto di buona volontà” e nessun ritiro da Gaza (peraltro già avvenuti) possa cancellare l’antagonismo di un mondo che si sente ferito e incompatibile col nostro sui diritti umani, la condizione delle donne, l’antisemitismo, il cristianesimo. In medioriente l’impero ottomano fu distrutto da noi occidentali, i mujahidin li hanno cacciati i sovietici con l’aiuto americano, l’Irak e la Libia hanno messo fine con lo stesso aiuto alle loro dittature. Ma questo non ha cambiato la percezione dell’Occidente che gente del calibro di Hamas continua ad avere.

Certo, gli israeliani al tempo stesso non sono dei gran simpaticoni, me ne rendo conto. Impegnati burberamente a difendere la propria terra con le unghie dall’assalto degli eserciti arabi delle nazioni vicine fin dalla propria nascita purtroppo non hanno sviluppato troppo il senso dell’ironia, e non hanno mai creduto nel valore di una buona comunicazione. Poi apparentemente sono ricchi, prosperi, hanno alle spalle gli americani, e fanno spesso le vittime adducendo come difesa il fatto di essere state a loro volta vittime della storia. Così sento dire, almeno.

Dare addosso agli israeliani, va molto di moda, ultimamente.

Ma Israele è un paese meraviglioso, che varrebbe la pena conoscere, e ti invito a farlo, andiamo insieme: è un paese che nasce da un ideale di speranza socialista, è il paese del sogno e dell’utopia. E che negli anni 70′ è riuscito nel nuovo miracolo di trasformarsi ancora, reinventandosi capitalista. In nome della difesa di quelli che appaiono più deboli molti fanno finta di scordarsi che nel secolo passato sono stati in tanti a sostenere l’ideale di speranza della costruzione di Israele. Un paese piccolo e fragile che allora sì, appariva come Davide contro Golia (le 5 nazioni arabe che subito cercarono di soffocarlo). È il paese dell’eccellenza tecnologica e quello dove le donne, gli arabi, i musulmani, i drusi, i beduini, convivono, vivono con pieni diritti, hanno diritto di voto e rappresentanza in parlamento. Un caso più unico che raro nel medioriente, e anche nel mondo, considerando il nostro paese, l’Italia.

Israele è un paese con le sue contraddizioni, chi lo nega? Ha la sua destra e la sua sinistra politica, ha i suoi movimenti contro e a favore la guerra e combatte le sue lotte sociali. Ma in occidente purtroppo questo non arriva. L’idea stessa che si possa manifestare per la pace o per i diritti dei diversi, è un privilegio che a volte manca persino in paesi che si considerano dalla democrazia compiuta. Io vorrei che questa Israele arrivasse in tivù, grazie anche ad una trasmissione intelligente come la vostra.

Vi stimo, e per questo vi esorto a correggere il tiro. Vedete il muro che separa Israeliani e Palestinesi – che tra l’altro è una bufala visto che per il 70% é un reticolato difensivo – ? Scavalcatelo, venite in terra d’Israele a visitare poveri e ricchi, belli e brutti, e a completare quel quadro orribile e parziale che avete dato parlando dei “tunnel di Gaza”. Sarebbe il miglior servizio che potreste fare, alla pace.

Alex Zarfati

[Chi non avesse visto il servizio mandato in onda da "Le Iene", può vederlo sul sito di Mediaset. http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/253745/pelazza-i-tunnel-di-gaza.html. La frase in cui ci si riferisce all' "impero ottomano" e ai "mujahidin" è ripresa da un editoriale di Fiamma Nirenstein. I dati tradotti in italiano dal francese provengono da questa fonte: http://jssnews.com/2011/10/24/136-785-tonnes-daide-entrent-dans-gaza-depuis-israel/]
".

Io sono dalla parte di Israele.
Non sono dalla parte di Israele e degli Israeliani solo per una questione di simpatia personale o perché "io non abbia un'ideologia propria e mi faccia abbindolare dal primo imbonitore politico".
Io ho simpatia per Israele e per gli Israeliani perché mi sono informato senza condizionamento alcuno e ho guardato oltre a certi stereotipi su Israele e sugli ebrei.
Ho valutato tutto e ho ritenuto che Israele sia dalla parte della ragione.
Israele non vuole la guerra.
Israele non fece nulla di illegittimo.
Non rubò le terre agli Arabi.
Le acquistò legalmente.
Del resto, prima dello Israele non vi era uno Stato in quel luogo.
Quindi, smettiamola di dire che Israele abbia fatto (e stia facendo tuttora) dei genocidi.
A casa mia, un genocidio è l'eliminazione fisica di un popolo.
Fu un genocidio quanto accadde agli Armeni (1894-1896-1915-1916) come lo fu anche la Shoah. 
Non mi risulta che gli ebrei che andarono in quella terra chiamata Palestina abbiano fatto queste cose. 
Della lettera di Zarfati, mi interessa particolarmente questo passo:

"Quello che purtroppo si evidenzia è che la “resistenza” contro Israele sia una scusa per coprire i sentimenti antioccidentali, repressivi e anti-libertari di gruppi come Hamas, che se potessero cancellerebbero dalla terra ogni cristiano, ogni buddista, ogni comunista, ogni omosessuale, ogni donna libera. Come si fa a simpatizzare per loro? Come si fa a non capire che la causa del loro male sono esclusivamente se stessi? Come si fa a pensare che l’aiuto principale o la simpatia maggiore debba provenire proprio da Israele, obbligandolo di fatto ad abbassare le difese (abbattendo le barriere, ospitando tutti i profughi, favorendo il passaggio delle armi dai tunnel e dal mare, ecc.) nel nome della pace?".

E' vero che associazioni come Hamas puntano a distruggere tutti coloro che non sono musulmani, compresi i miei correligionari cristiani.
Proprio per questo, io non riesco a simpatizzare per i "Palestinesi".
Non riesco a simpatizzare per un popolo che tende a sostenere queste forze.
Purtroppo, su questa vicenda c'è chi specula.
Ci sono alcuni mass media, alcune forze politiche ed alcuni "intellettuali" che ritengono che gli Arabi siano vittime degli ebrei.
Io penso che dietro questa retorica ci siano forti incrostazioni di ipocrisia e di antisemitismo, una sporca ideologia che non ha colore politico né religione. 
Cordiali saluti. 



Caso Rossella Urru, un'opinione controcorrente!

Cari amici ed amiche.

Va bene festeggiare la liberazione di Rossella Urru (la cooperante italiana che era stata rapita tra il 23 ed il 24 ottobre in Algeria da un gruppo legato ad Al Qaeda) ma una riflessione va fatta.
Ora, ci sono voci che dicono che le nostre autorità abbiano pagato ben 15.000.000 di Euro ai rapitori, come riscatto.
Io penso che una cosa del genere possa non essere positiva.
In primo luogo, si rischia di incoraggiare i rapimenti di occidentali da parte delle associazioni terroristiche.
Esse avrebbero i finanziamenti facili.
In secondo luogo, nel nostro Paese c'è una crisi pazzesca.
Le aziende chiudono e non si riesce a trovare lavoro.
Io stesso sono disoccupato.
Il Governo dice che non ci sono soldi.
Però, 15.000.000 di Euro da dare ai terroristi vengono trovati.
Inoltre, va detta anche un'altra cosa.
Altre vicende gravi che riguardano i nostri connazionali all'estero non vengono trattate con la stessa solerzia con cui è stata trattata la questione di Rossella Urru.
Mi riferisco al caso dei marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che sono prigionieri in India da marzo.
Quindi, smettiamola con le ipocrisie!
Cordiali saluti.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.