Presentazione

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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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lunedì 21 maggio 2012

Terremoto, è ora della solidarietà!

Cari amici ed amiche.

Leggete l'articolo de "Il Corriere della Sera" che è intitolato "Terrore in Emilia, un centinaio di scosse".
Ci sono stati danni gravi e, purtroppo, sei morti e parecchi feriti.
Ci sono stati danni gravi in Emilia-Romagna ed anche qui, nella Provincia di Mantova.
Sono stati segnalati danni gravi nei Comuni di Moglia, Sermide, Felonica Po, San Giacomo delle Segnate, San Giovanni del Dosso, Poggio Rusco e Quistello.
Anche la Regione Lombardia ha chiesto lo stato di emergenza.
A Moglia, c'è l'ex-parroco di Roncoferraro, don Alberto Ferrari, che ricordo con grande stima.
Io credo che sia arrivata l'ora della solidarietà.
Ad esempio, qui a Roncoferraro (il Comune in cui io risiedo) ci sono tanti agriturismi.
I loro gestori farebbero bene ad aprire le loro attività agli sfollati dei Comuni emiliani.
Inoltre, anche le parrocchie dovrebbero attivarsi e spero che si attivi anche lo stesso Comune di Roncoferraro.
Il discorso vale anche per gli altri Comuni mantovani.
Segnalo, infine, un'iniziativa che è stata lanciata su Facebook.
Ringrazio un ragazzo di Milano, Daniele Keshk, che è in contatto con me e che ha segnalato l'iniziativa.
L'iniziativa consiste nell'offrire strutture agli sfollati.
Per offrire disponibilità di strutture, contattare i Carabinieri di Finale Emilia, telefonando al numero 0535-91067, o i Vigili urbani di Mirandola, al numero di telefono 0535-611039.
Anzi, mi permetto di lanciare un'idea.
Qui a Roncoferraro, dal 24 al 27 maggio,   ci sarà la "Festa del Pesce".
Propongo di dare ai terremotati dell'Emilia tutto il cibo che non sarà consumato.
Questa sera, ne parlerò al Comitato Manifestazioni.
Questa è la lettera che questa sera porterò al Comitato:

"Spettabile Comitato Manifestazioni di Roncoferraro. Roncoferraro (MN) 21/05/2012

Vista la tragedia del terremoto che ha colpito l'Emilia, vorrei fare una proposta.
Ho illustrato questa mia proposta sul mio blog “Italia e mondo”, nell'articolo intitolato “Terremoto è ora della solidarietà”.
Vorrei proporre di dare tutto il cibo che non è stato consumato durante la “Festa del Pesce”, la giacenza, ai cittadini delle province emiliane che sono state colpite dal sisma.
Sarebbe un bel gesto di amicizia verso queste persone sfortunate.

Si potrebbe fare ciò, contattando i Carabineri di Mirandola, al numero di telefono 0535-91067, o i Vigili Urbani di Finale Emilia, chiamando al numero di telefono 0535-611039.
Cordiali saluti.

Roncoferraro (MN) …./..../......
                                                                         Antonio Gabriele Fucilone
".
Spero che in tanti facciate qualcosa.
Cordiali saluti.

L'ESEMPIO DELL'ISLANDA



Cari amici ed amiche.

Leggete l'articolo che mi è stato inoltrato dall'amico Marco Stella e che recita:

"L’Islanda ha sconfitto i banchieri

L'hanno definita una 'rivoluzione silenziosa' quella che ha portato l'Islanda alla riappropriazione dei propri diritti. Sconfitti gli interessi economici di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell'intero sistema finanziario internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione.
Una rivoluzione silenziosa è quella che ha portato gli islandesi a ribellarsi ai meccanismi della finanza globale e a redigere un'altra costituzione .
Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.
L'Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un'eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta. Un'esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.
Ma procediamo con ordine. L'Islanda è un'isola di sole di 320mila anime – il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati – privo di esercito. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell'intera Italia, situato un poco a sud dell'immensa Groenlandia.
15 anni di crescita economica avevano fatto dell'Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di 'neoliberismo puro' applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.
Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall'altro aumentava il debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull'euro – che perse in breve l'85 per cento – non fece altro che decuplicare l'entità del loro debito insoluto. Alla fine dell'anno il paese venne dichiarato in bancarotta.
Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione Social-Democratica che governava il paese, chiese l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che accordò all'Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.
A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l'Unione Europea proponevano allo stato islandese di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l'unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.
Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin lì prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica internazionale: con una apposita manovra di salvataggio venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento.
Si trattava di circa 100 euro al mese a persona, che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni; un totale di 18mila euro a testa per risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri privati. Einars Már Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente affermato che quando avvenne il crack, “gli utili [delle banche, ndr] sono stati privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate”. Per i cittadini d'Islanda era decisamente troppo.
Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos'altro invece si riaggiustò. Si ruppe l'idea che il debito fosse un'entità sovrana, in nome della quale era sacrificabile un'intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiustò d'un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.
Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.
La comunità internazionale aumentò allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l'isolamento dell'Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l'Islanda le classiche misure antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord – ha continuato Grímsson nell'intervista - ma se accettiamo, saremo l’Haiti del nord”.
A marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento delle preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congelò immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il governo – incalzato dalla folla inferocita – si era mosso per indagare le responsabilità civili e penali del crollo finanziario. L'Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l'Islanda.
In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l'indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola 'presidente' al posto di 're').
Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un'assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l'appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.
Ma la vera novità è stato il modo in cui è stata redatta la magna charta. "Io credo - ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente - che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente in Internet".
Chiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta verrà sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni.
Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l'Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.
Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l'unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?
Fonte - noreporter.org -
".

Inizio a commentare l'articolo con questa domanda:
"L'Euro è una moneta che rischia di fallire?"
La risposta è : "Sì!".
L'Euro rischia di fallire perché è una moneta sovranazionale che non ha altri riferimenti se non le banche.
Ergo, se le banche vogliono fare una speculazione, mettendo a rischio anche la sicurezza economica dei cittadini, possono farlo, riducendo la moneta a carta straccia, senza che i governi possano fare qualcosa.
La crisi viene determinata da ciò.
Vi è, di fatto, una guerra valutaria.
Questa guerra è condotta dalle banche e dai governi.
Il mio amico Angelo Fazio ha messo su Facebook questo articolo intitolato "Così la Thatcher cercò di fermare la Germania unita". 
La "Lady di ferro" aveva capito che la Germania unita sarebbe diventata un centro di potere che avrebbe attratto quella tecnofinanza che oggi controlla l'Euro.
Quindi, gli interessi della tecnofinanza e quelli tedeschi sono oggi un tutt'uno.
L'Italia deve riflettere e scegliere se sacrificare sé stessa per un interesse non suo, difendendo questo Euro, o se tutelare il proprio interesse, abbandonandolo.
Cordiali saluti. 



domenica 20 maggio 2012

Imam spiega la strategia dell'Islam in Italia




Cari amici ed amiche.

Guardate questo video che ho preso da Youtube.
Intendiamoci, non voglio fare del razzismo religioso ma credo che valga la pena riflettere.
Sentite bene le parole del personaggio in questo video.
Sono inquietanti.
Sembra che in esse vi sia la solita strategia della dissimulazione, la taqiyya.
Inoltre, egli fa anche delle riflessioni chiaramente politiche.
Cordiali saluti.

Terremoto, una situazione tragica

Cari amici ed amiche.

Questo week end è da ricordare.
Ovviamente, uso un eufemismo.
Ieri, c'è stato l'attentato contro la scuola di Brindisi.
Questa notte ed oggi, c'è stato un evento sismico molto grave che ha colpito l'Emilia-Romagna ed anche parte della Provincia di Mantova.
Anch'io (che abito a Roncoferraro) l'ho sentita e mi sono spaventato molto.
Per fortuna, nella mia zona non ci sono stati danni.
Purtroppo, a Ferrara e nell'Emilia Romagna ci sono stati danni, dei dei feriti e ben sei morti.
Sono vicino alle loro famiglie, come ai feriti.
Tra l'altro, il mio pensiero va anche ai miei amici che si trovano a sud del Po.
Ad esempio, c'è una mia ex-collega della scuola superiore,  il mitico Istituto Professionale dei Servizi Sociali " don Primo Mazzolari" di Mantova, che abita a Revere e ci sono altri due miei ex colleghi che abitano nel Comune di Gonzaga.
Ricordo anche l'ex-parroco di Roncoferraro, don Alberto Ferrari, che oggi si trova a Moglia.
Queste persone sono molto più vicine all'epicentro del sisma e sono a me care.
Spero che stiano bene e, se vogliono,  si facciano sentire.
Non posso dimenticarmi di Emanuele, un ragazzo di Mirandola (Modena) che legge il mio blog.
Spero che anche lui si faccia sentire.
In Emilia, ci sono delle famiglie sfollate e spero che vengano aiutate.
Di fronte a queste situazioni non dobbiamo dimenticare la nostra umanità.
Qui sotto, metto una foto che mi è stata inoltrata da una ragazza che mi ha contattato dall'Uruguay.
Anche dall'estero la gente si preoccupa di noi.
Cordiali saluti.


Grande Chelsea, onore a Di Matteo!

Cari amici ed amiche.

Il Chelsea è campione d'Europa!
Ha sconfitto il Bayern di Monaco, con un risultato di 5-4, dopo avere finito i tempi regolamentari con il risultato di 1-1.
In un certo senso, ha vinto l'Italia.
L'allenatore del club londinese, infatti, è Roberto Di Matteo, ex giocatore della Lazio e della Nazionale italiana.
Un italiano ha fatto grande uno dei più importanti clubs londinesi.
Cordiali saluti.

CON 30 EURO LA CHIESA SI E' PRESA LA MOSCHEA DI CORDOBA

Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo di Gian Antonio Righi che recita:

"Hanno rubato la cattedrale-moschea di Cordova». La Junta Islamica (JI), organizzazione nazionale spagnola no profit dei fedeli di Allah, torna alla carica con il celeberrimo tempio, innalzato dodici secoli fa da Abderrahmán I e dichiarato dall’Unesco, nel 1984, patrimonio mondiale dell’Umanità. Da anni la JI chiede inutilmente di poter pregare davanti al Mihrab, la nicchia che conteneva una copia dorata del Corano, e dare un uso religioso condiviso alla basilica. Adesso, dopo il «no» del vescovo, accusa la Chiesa di aver «carpito» il meraviglioso capolavoro architettonico con 850 colonne di marmo. Sborsando la ridicola cifra di 30 euro.

«Il furto è stato possibile grazie a due miracoli - accusa il sito Webislam della JI -. L’ex premier popolare Aznar, cambiando la legge ipotecaria nel ’98, ha permesso alla Chiesa prima di appropriarsi degli edifici del demanio, benché siano patrimonio di tutti gli spagnoli, poi di disporre di un edificio di 23.400 metri in pieno centro della città senza spendere un centesimo, visto che non paga non solo l’Ibi (l’Imu spagnola, ndr) ma neppure le spese di conservazione».

La legge ipotecaria in questione è quella del 1946, con la quale l’osservantissimo dittatore Francisco Franco permetteva alla Conferenza Episcopale Spagnola (Cee) di registrare la proprietà di alcuni beni senza proprietario, «ad eccezione dei templi destinati al culto cattolico». A tal fine, il Caudillo decise nell’art.206 che, senza notificazione pubblica e notaio, bastava che il vescovo dichiarasse che il bene apparteneva alla Chiesa. Alla fine degli Anni 90 l’allora primo ministro popolare Aznar tolse a sorpresa le eccezioni.

«Dal ’98 la Cee si è appropriata di centinaia di basiliche, come quella di Cordova. E l’ex premier socialista Zapatero, nei suoi otto anni di governo, non ha cambiato la legge», lamenta la Junta Islámica. Che poi ricorda come il mancato apporto tributario della Cee all’Ibi, proprio in un momento di acutissima crisi economica, sia stimato in tre miliardi di euro all’anno.

Ma c’è di più. Gli islamici, arrabbiati anche perché nel 2010 il vescovo di Cordova, Demetrio Fernández, voleva togliere il doppio titolo cattedrale-moschea al fantastico edificio (eretto dove si trovava l’antica basilica di San Vicente Martire, distrutta dagli islamici nel 711), criticano pure che sia esentasse, perchè gli 8 milioni di euro annui incassati con i biglietti d’ingresso da 8 euro sborsati dai turisti sono considerati «donazioni».
".

Ora, io esprimo le mie considerazioni.
I musulmani vogliono pregare in quello che è oggi un luogo di culto cristiano.
Ricordo, però, che lor signori hanno delle piccole "amnesie".
Se noi dovessimo fare pregare loro in quella che oggi è la cattedrale di Cordova, loro ci dovrebbero restituire i luoghi di culto cristiani convertiti in moschee o in edifici ad uso, come la Basilica di Hagia Sophia a Istanbul (in Turchia), la chiesa di Pammacharistos (sempre ad Istanbul, in Turchia), la cattedrale di San Nicola a Famagosta (a Cipro) e la cattedrale del Sacro Cuore a Tripoli (in Libia).
Come la mettiamo per questi luoghi di culto?
Noi cattolici, per esempio, abbiamo restituito agli ebrei la sinagoga Scolanova (che era stata trasformata nella chiesa di Santa Maria) di Trani.
Non mi risulta che i musulmani abbiano fatto lo stesso.
Inoltre, mi risulta che se i musulmani pregano in un luogo, questi se ne impossessano.
Non è che i musulmani di Cordova vogliano riprendere possesso della moschea, che oggi è cattedrale?
Loro vogliono pregare?
Possono farlo da un'altra parte.
Nessuno vieta loro a di fare ciò.
La cosa mi suona sospetta.
Noi cattolici non rubammo nulla.
Ci riprendemmo ciò che era nostro e che ci fu sottratto con la forza.
Riporto un commento scritto dall'amico Angelo Fazio su Facebook:

"Hai ragione Antonio: e ci ridiano (per dirla tutta) anche tutta la sponda sud del Mediterraneo, che prima era composta da regioni cristianissime (grazie all'Impero Romano), poi assoggettate all'Islam con la spada e con il Jihad, da parte dei discendenti di Maometto.".

Cordiali saluti.




Libero arbitrio, perché sì?




Cari amici ed amiche.

Questa notte c'è stato un brutto terremoto che ha colpito l'Emilia Romagna ed anche la Provincia di Mantova.
Esso si è sentito anche qui da me, a Roncoferraro.
Io sono saltato dal letto.
Ho avuto paura.
Ci sono stati anche sei morti, a Ferrara, sotto un capannone che è crollato.
Esprimo il mio cordoglio per loro.
Ora, i deterministi dicono che la loro morte sia stata predeterminata.
Qui voglio fare la mia riflessione sul libero arbitrio, tema che ha fatto discutere filosofi e religiosi ed anche me con un mio cugino e mio fratello,  che sono deterministi.
Io penso che spesso le cose accadano perché sono gli uomini a creare le condizioni per farle accadere.
In pratica, quei tre uomini sono morti non per una predestinazione ma perché essi hanno scelto di trovarsi in quel luogo.
Vi invito a leggere i testi di Johannes Scotus , un filosofo ed ecclesiastico inglese del IX secolo.
I deterministi dicono che il destino di ogni cosa (e dell'uomo) sia determinato scientificamente, come sia determinata scientificamente ogni azione umana.
Essi si aggrappano all'onnipotenza di Dio.
Essi, però, non tengono del fatto che Dio sia libero e che l'uomo sia un riflesso in piccolo di Dio.
Se Dio è libero è l'uomo è un riflesso in piccolo di Dio, significa che quest'ultimo è libero di agire, pur con tutti i suoi limiti.
Anche la scienza non è determinista.
Qualcuno vuole fare credere il contrario ma è così. 
Ad esempio, il DNA, il codice genetico, è degenere.
Una proteina, infatti, può essere codificata da più combinazioni di nucleotidi.
Inoltre, il DNA può mutare.
Il determinismo altro non è che un  espediente per sminuire Dio e l'uomo, in nome delle ideologie di massa.
Per questo, esso è un'idea distruttiva, anche perché giustifica il male, togliendo la distinzione tra bene e male.
Cordiali saluti. 









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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.