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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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mercoledì 29 dicembre 2010

POLITICA E RELIGIONE? NON C'E' RISPETTO!




Cari amici ed amiche.


Sono solidale con gli amici della Lega Nord, la cui sede che si trova in Gemonio (in Provincia di Varese) è stata colpita da un vile attentato.
E' una cosa molto grave che denota che la situazione rischia di sfuggire di mano.
Oramai, il clima è molto degenerato.
Non vi è più un rispetto né per le idee e né per le persone che le hanno.
Si vuole vedere l'avversario politico come un "nemico di abbattere", culturalmente e fisicamente.
E' una visione lontana da una politica civile e rispettosa, una politica realmente democratica.
Politica e religione sono oggi due argomenti che creano contrasto.
Perché questo?
Valgono i discorsi che feci il 26 dicembre scorso (http://italiaemondo.blogspot.com/2010/12/valori-da-salvare.html) e l'altro ieri http://italiaemondo.blogspot.com/2010/12/il-sessantotto-ed-i-giovani-doggi.html) in cui provai ad analizzare la situazione contemporanea, parlando anche di quanto accadde nel Sessantotto.
Da tutto ciò che ho elencato, si creò una cultura individualista che volgarizzò ogni cosa ed ha incattivito la discussione su "temi sensibili" , come la religione e la politica.
E così, chi dimostra certe idee politiche, viene visto come una persona "sporca" , "malvagia", "serva del potere", "mafiosa" e chi più ne ha più ne metta e chi dimostra una certa visione religiosa che risulta sgradita ad una determinata corrente di pensiero viene visto come un "bigotto" , un "mezzo prete", "un affiliato di una potente associazione criminale" e quant'altro.
In quell'articolo, parlai della vicenda del giocatore di calcio Ricardo Kakà (che da tifoso del Milan ricordo sempre con un certo rimpianto) e della sua vicenda personale che merita rispetto.
Da cristiano, io ammiro quello che sta facendo Kakà, anche se io sono cattolico mentre il giocatore brasiliano del Real è protestante.
Lui mostra la sua fede e fa opere buone, in funzione di essa.
Non ha paura!
Eppure, egli è stato additato come membro di una "lobby cristiana".
Quando si incomincia a parlare di "lobbies" , il discorso si fa pericoloso.
Basti pensare a quanto accadde agli ebrei che nel '900 furono accusati di essere membri di una lobby che voleva fare una cospirazione contro gli Stati e poi la storia prese una brutta piega e ci fu crimine gravissimo in cui morirono più di 6.000.000 di persone, la Shoah.
Bisogna stare attenti a quello che si dice!
Eppure, oggi c'è chi fa la stessa cosa contro di noi cristiani.
Molto spesso mi tocca sentire dei discorsi gravemente offensivi verso la Chiesa ed i sacerdoti.
Da cattolico, devo sempre controbattere.
Ciò condiziona i rapporti umani.
Vi faccio degli esempi.
Se io avessi un amico ebreo e questi mi regalasse una raffigurazione con un simbolo della sua fede, ad esempio, una menorà, ed io incominciassi ad irridere ciò, non farei un danno all'amicizia?
Se io avessi un amico cristiano protestante e questi mi regalasse una raffigurazione di una Croce ugonotta ed io incominciassi ad irridere ciò, non farei un danno all'amicizia?
Se io avessi un amico cristiano anglicano e questi mi regalasse una copia del "Book of Common Prayer" ed io incominciassi ad irridere ciò, non farei un danno all'amicizia?
Se io avesso un amico ateo che da amico vuole parlare seriamente e confrontarsi civilmente con me ed io incominciassi ad insultarlo e a dargli del "senza Dio" o quant'altro, non farei un danno all'amicizia?
La risposta è sì! Farei un grave danno all'amicizia e, passatemi il termine, sarei anche un cretino!
La religione fa parte della realtà della persona.
E' la sua interiorità, la parte più profonda.
Se io avessi degli amici simili e se questi mi facessero questi regali o se volessero confrontarsi con me io mi sentirei onorato!
Come ho già detto, l'orientamento religioso fa parte della persona.
Non rispettare ciò significa non rispettare la persona stessa.
Purtroppo, a me capitò di vedere delle mie amicizie sfasciarsi per queste ragioni.
Parlo di una vicenda che già raccontai.
Anni fa, andai in Abruzzo (la terra d'origine di mio padre) e visitai il Santuario di San Gabriele dell'Addolorata (Santo a cui la mia famiglia ed io siamo devoti).
Da lì inviai delle cartoline a parenti ed amici.
Uno di questi miei amici non gradì perché sulla cartolina era raffigurato San Gabriele.
Praticamente, lui e la sua famiglia ci risero sopra e dissero che "avevo mandato loro il santino".
La cosa mi spiacque.
La religiosità fa parte della persona umana. E' un suo aspetto basilare.
Lo stesso discorso vale per l'ideologia politica.
Anch'essa è un aspetto fondamentale della persona perché basata sul suo pensiero.
Ogni uomo ha diritto di portare avanti le sue idee, nel rispetto verso gli altri.
Se si manca di rispetto verso l'idea politica e verso la religione, anche i rapporti umani sono destinati a scadere ed una società in cui i rapporti umani vanno in crisi è una società che corre il rischio di imbarbarirsi e di finire in un percorso che porta ad un declino irreversibile.
Cordiali saluti e buon 2011.




I PARTITI? SONO ISTITUZIONI IMPORTANTI!


Cari amici ed amiche.
Questo articolo mi è stato inviato dal Comitato di Roncoferraro dell'Associazione Civica Mantova (ACM).
Io penso che questo articolo ignori un punto della questione molto importante, il ruolo dei partiti.
Oggi si tende a vedere il partito come una "mafia", un'"associazione a delinquere" e quant'altro.
Io penso che una visione simile non sia condivisibile e che sia anche pericolosa.
Le associazioni a delinquere sono solo male mentre nei partiti vi sono cose negative ma ve ne sono altre positive.
Inoltre, va detta anche un'altra cosa importante.
I partiti sono delle vere e proprie istituzioni storiche che rappresentano il mezzo con cui il popolo possa esprimersi.
Essi sono i cardini della sana democrazia rappresentativa e sono isituzioni storiche.
Pensiamo alla Roma repubblicana, in cui si formarono il movimento aristocratico di Lucio Cornelio Silla e quello popolare di Gaio Mario.
Il partito secondo la definizione corrente nacque durante la Rivoluzione inglese del XVII secolo.
E' inutile dire che se fossi nato nell'Inghilterra di quell'epoca sarei stato con il re Carlo I Stuart.
Lì si posero le basi della nascita dei partiti moderni.
Infatti, nacquero i Whigs che erano progressisti, legati al mondo presibiteriano e ai ceti mercantili e i Tories che erano conservatori, legati alla monarchia e alla Chiesa d'Inghilterra ed erano inclini a simpatizzare con i cattolici.
Quindi, i partiti divennero dei veicoli delle idee di società.
Quindi, non è giusto attaccarli a priori o porsi contro di essi!
Certo, perché un partito funzioni bene il cittadino deve partecipare nella sua vita!
Deve essere il cittadino ad entrare in esso.
Se il cittadino si allontana dal partito, esso perde ogni contatto con la società e non è più capace di portare idee e così si crea una politica lontana dagli interessi del Paese.
Quindi, il cittadino deve aiutare il partito a svolgere il suo ruolo e non allontanarsi da esso.
Chi oggi si pone contro i partiti non fa un buon servizio al Paese, per due ragioni.
La prima è quella che ho citato. Un partito lontano dai cittadini si stacca dalla sua realtà, degenera e fa le cose non positive che ho citato.
La seconda ragione è ancora più importante.
A coloro che oggi si pongono contro i partiti vorrei fare una domanda.
Se non ci fossero più i partiti, cosa potrebbe sostituirli?
La risposta potrebbe essere molto semplice.
Ci sarebbe il caos.
Se non ci fossero più i partiti la politica democratica sarebbe di fatto scardinata.
Non ci sarebbero più i soggetti politici con cui i cittadini possano interloquire e, di fatto, ci sarebbe l'anarchia.
Quest'ultima potrebbe portare poi a regimi retti da oligarchie o, addirittura, dall'esercito.
E' chiaro che salterebbe la democrazia!
Per questo, dico che il cittadino deve stare con il partito e deve fare in modo che esso funzioni bene, partecipando nella sua vita.
Solo così si può reggere la democrazia.
Questo, comunque, non esclude la possibilità di portare innovazioni che possano avvicinare il comune cittadino al sistema politico.
Il Popolo della Libertà, ad esempio, dà largo spazio al cittadino.
Anche il nome del partito è stato scelto dal basso. Inoltre, il PdL si formò dal basso, con una fusione degli elettorati di Forza Italia, Alleanza Nazionale ed altre forze, ancor prima che si unissero gli apparati dei partiti.
Un altro esempio di partito che dà spazio ai cittadini è la Lega Nord, un partito che si formò con una stretta interlocuzione con i cittadini e con una interazione molto forte tra base e vertici.
Queste sono belle realtà.
Cordiali saluti e, di nuovo, buon 2011.

martedì 28 dicembre 2010

BOOM DEI SOCIAL-NETWORK? PAURA DI SOCIALIZZARE!


Cari amici ed amiche.
Dalla riflessione fatta il 26 dicembre scorso (http://italiaemondo.blogspot.com/2010/12/valori-da-salvare.html) possiamo desumere una cosa, riguardo il crescente uso dei social-network.
Possiamo desumere che si ha paura di socializzare dal vivo!
Non sono qui per criminalizzare nessuno (e nemmeno i social-network) ma noto sempre di più che si ha paura di fare amicizia e di instaurare i rapporti umani.
Sarei un ipocrita se dicessi che non ho un profilo sui social-network. Ne ho uno su Facebook, uno sulla Libero Community ed uno sul social-network dell'Associazione Giovani Italiani nel Mondo-Argentina.
Più che altro, li uso per fare la mia attività politica e culturale, cosa in cui mi voglio cimentare.
Molto probabilmente, per non dire sicuramente, se nel 2009 non ci fossero state le elezioni comunali nel mio Comune, non mi sarei mai iscritto a Facebook, che è il social-network che uso di più.
Avevo l'esigenza di "fare rete" con altri soggetti dell'area politica di mio riferimento e di fare conoscere la lista che correva alle elezioni comunali. Inoltre, mi ero interessato anche della questione degli italiani nel mondo, parlando della vicenda degli italiani di Tacuarembò, Uruguay.
Riguardo questo tema, potete andare su qualsiasi motore di ricerca.
Inoltre, volevo fare conoscere anche le mie poesie.
Però, vedo tanta gente che nei social-network cerca degli amici, nel senso stretto del termine.
Molto spesso, si fa amicizia sui social-network con persone che abitano nello stesso paese, inteso come villaggio.
Sembra quasi che si abbia paura anche a dirsi "ciao" dal vivo.
L'ho notato anch'io. Nella mia "lista amici" di Facebook ci sono persone che abitano nella mia stessa zona ma che abbiano paura paura a rivolgermi la parola dal vivo.
Da un lato la cosa mi fa ridere.
E' una realtà triste!
Io non mangio le persone.
Eppure, capita anche questo.
Di casi del genere ne ho sentiti tanti.
Aveva detto bene un ragazzo che è in contatto con me su Facebook che aveva commentato il succitato articolo messo sul social-network.
Davanti al computer si è leoni ma nella realtà si ha paura.
Perché questo?
Proviamo ad analizzare il problema.
In certi casi, "l'offerta locale" , ossia le persone che abitano in zona, possa non dare quella garanzia di amicizia.
Spesso e volentieri ci sono invidie e malelingue.
Allora, una persona può cercare delle buone amicizie altrove.
In altri casi, è la persona stessa che ha paura di socializzare.
Il social-network diventa quindi il modo per fare amicizia.
Il problema sta nel fatto che l'amicizia virtuale debba tradursi in un rapporto reale.
Se questo non succede, è chiaro tale rapporto rischia di restare fittizio ed inutile e che la persona con cui si interloquisce possa non corrispondere alla realtà.
Qui c'è il pericolo a cui sono particolarmente esposti i minorenni.
Mi voglio rivolgere ai genitori dicendo loro di stare attenti a quello che fanno i loro figli quando sono in rete.
Dietro nomi innocenti si possono nascondere degli orchi!
Comunque, c'è una vera e propria paura di fare amicizia e ci si rifugia nei social-network.
Questo è dannoso perché la persona non sarà mai socialmente matura.
Non sarà mai capace di stare in società.
Questo è davvero triste!
I rapporti umani sono delle scommesse!
Se vanno bene è tutto ok e se vanno male si provi con altre persone.
Io, ad esempio, con certe persone della mia zona non parlo ma ne ho trovate altre in altre zone, con cui ho un buonissimo rapporto.
Sono persone fatte di carne, di sangue e di ossa e non presentate in chat.
Se dovessero bannarmi da Facebook o dagli altri social-network a cui sono iscritto non mi metterei a piangere.
Quindi, il social-network va bene per iniziare un rapporto umano ma questo, poi, deve prescindere dall'informatica.
Solo così può essere autentico.
Cordiali saluti e, di nuovo, buon 2011.

lunedì 27 dicembre 2010

IL SESSANTOTTO ED I GIOVANI D'OGGI


Cari amici ed amiche.
Faccio mia la frase del ministro dell'Istruzione, onorevole Mariastella Gelmini, che disse che la Riforma dell'università approvata al Senato ha eliminato il Sessentotto.
Il ministro ha detto una cosa condivisibile.
Infatti, con il criterio della meritocrazia, la riforma scardina quell'idea di egualitarismo culturale che fu portato nel Sessantotto.
Questo pensiero fece molti danni.
Esso non tolse ogni idea di meritocrazia e puntò a premiare anche chi non aveva le capacità e né la volontà di studiare, in nome dell'"uguaglianza ad ogni costo", di tipica concezione comunista, elemento trainante dei movimenti sessantottini.
Infatti, il comunismo fu l'elemento trainante dei movimenti giovanili del Sessantotto.
Esso fu presente nella forma marxista-leninista, terzomondista (guevarista e maoista) e anarco-comunista e libertaria (marcusiana).
L'egualitarismo non è realmente praticabile ed è dannoso.
Infatti, ogni uomo è diverso dagli altri perché ha caratteristiche e proprie e propri punti di forza e di debolezza.
Esso predicava l'egualitarismo (di cui ho parlato prima) ed inculcava nelle teste dei giovani di allora l'idea che si potesse fare quello che si voleva sempre, "libertà senza se e senza ma".
Questo portò ad uno scadimento della cultura giovanile di allora e di quella dei giovani d'oggi.
Se l'egualitarismo tolse l'idea del merito (e quindi anche l'idea del risultato guadagnato con il lavoro alacre ed il sacrificio) l'idea del "fare sempre quello che si vuole" tolse ogni valore.
Oggi, noi ne vediamo gli effetti.
Un esempio è il bullismo nelle scuole.
Esso è figlio di quella cultura sessantottina. Molti dei genitori e degli insegnanti di oggi (che ebbero a che fare con quella cultura della "libertà senza se e senza ma") molto spesso si pongono verso i loro figli ed allievi come "amici" e quindi sono meno capaci di trasmettere loro determinati valori.
Inoltre, la crisi della famiglia (che è correlata al Sessantotto) ha aggravato il tutto.
Infatti, l'istituzione famiglia risulta indebolita e ha affidato il tutto alla scuola. Anche quest'ultima, però, ha perso forza e capacità di trasmettere determinati valori, per i motivi che ho detto prima,
Questo "meccanismo vizioso" ha levato ai giovani d'oggi la cultura del discernimento del Bene dal Male.
I giovani sono, quindi, lasciati in balia di loro stessi.
Il bullismo nelle scuole è certamente un prodotto di ciò.
Oggi viene visto come "fico" (mi si passi il termine) bruciare i capelli di un compagno di classe, picchiarlo o spaccare un banco di scuola.
Il bullismo è oggi una vera e propria piaga sociale.
Anche i valori più elementari e fondamentali come l'amicizia sono venuti meno e ne parlai nell'articolo "Valori da salvare", http://italiaemondo.blogspot.com/2010/12/valori-da-salvare.html.
Questo scadimento è figlio di quella cultura sessantottina.
Certamente, prima del Sessantotto, c'erano dei problemi.
I giovani di allora avevano bisogno di risposte da una società che non era in grado di darle.
Diciamo che il Sessantotto fu la risposta sbagliata ad un problema.
Fu la classica "cura peggiore del male".
Infatti, tutto venne subordinato ad una certa idea politica.
Ad esempio, nel Sessantotto si parlò di "Chiesa di base" , una Chiesa che si diceva pura e lontana dalla gerarchia che fu vista come un "centro di potere".
In realtà, molto spesso nella "Chiesa di base" si creò un pensiero identificò Gesù Cristo con Che Guevara.
Di certo, a mio modo di vedere, il paragone è molto infelice.
Che Guevara non aveva nulla di cristiano.
Mi sorprende vedere oggi i "pacifisti" che indossano le magliette con raffigurato Che Guevara.
Il rivoluzionario argentino-cubano non fu certamente un simbolo di pace.
Anche questo è un prodotto del Sessantotto, che portò confusione ed anche odio di classe.
Proprio così, ai giovani di oggi è stato inculcato l'odio verso chi, magari per meriti propri, è ricco.
Quest'ultimo, secondo questa mentalità, viene visto come uno che tolto il pane ai poveri.
Molto spesso mi vengono fatte delle domande del tipo "Come fai tu che sei disoccupato e figlio di un operaio a sostenere Berlusconi?" oppure mi vengono dette frasi come "Chiedi al "tuo" presidente di trovarti un lavoro, magari ad Antigua" oppure "Invece di sostenere Berlusconi, trovati un lavoro".
Molto spesso, sono dei miei coetanei a dirmi questo.
Io sostengo il centro destra ed il presidente Berlusconi proprio perché quel sistema, che quei "signori" che mi dicono queste cose, anche con l'insulto, difendono ardentemente, è la rovina di noi giovani di oggi.
Forse, quei "signori" che oggi mi attaccano in questo modo non sanno che i loro padri sacrificarono il nostro futuro per il loro.
Proprio nel Sessantotto avvenne tutto questo.
Se oggi, qui in Italia, c'è questo sistema che sta mostrando falle e che oggi porta la disoccupazione giovanile la colpa fu degli errori passati, anche del Sessantotto.
Ad esempio, proprio in quel periodo, non vennero fatte delle riforme adeguate, per essere stati accondiscendenti verso una certa ideologia.
Si preferì salvaguardare un sistema che delegò tutto allo Stato e all'istituzione pubblica e che fece assistenzialismo.
Non ci furono riforme che, ad esempio, avrebbero potuto creare un collegamento tra istruzione e mondo del lavoro.
Oggi ne paghiamo le conseguenze.
Il presidente Berlusconi vuole riparare questi guasti.
Le riforme della scuola e dell'università ne sono la dimostrazione.
A questi miei coetanei voglio dire che io preferisco mettere il salame nel pane e non sugli occhi.
Lo dico simpaticamente.
Certo, per ciò che mi riguarda, la speranza è quella di trovarmi un lavoro, anche vista la grande mole di domande da me fatte.
Però, non posso condividere certe osservazioni fatte sulla mia ideologia.
Termino, dicendo che ai giovani di oggi vanno dati dei modelli positivi.
Feci qualche esempio nell'articolo intitolato "Giovani dite no alla violenza!", http://italiaemondo.blogspot.com/2010/12/no-alla-violenza.html.
Oggi, più che mai, servono dei modelli positivi.
Ne va del futuro della nostra società.
Vi porgo i miei cordiali saluti ed i miei auguri di felice anno nuovo.

domenica 26 dicembre 2010

VALORI DA SALVARE

Cari amici ed amiche.

Prima di tutto, vi auguro buon Natale.
Prendo spunto dalle parole dette dal Santo Padre Benedetto XVI, durante la benedizione "Urbi et Orbi" di Natale.
Egli ha ricordato la vicenda dei cristiani che sono perseguitati. Pensiamo ai sei cristiani uccisi in Nigeria o alla bomba messa in una chiesa nelle Filippine.
Pensiamo ai cristiani perseguitati in Medio Oriente o nela resto dell'Asia.
Noi, qui in Occidente, siamo fortunati ma molto spesso disprezziamo questa fortuna o siamo indifferenti ad essa!
Infatti, tra noi, c'è chi vorrebbe togliere il Natale "per non offendere chi non è cristiano e in nome della laicità" oppure riduciamo questa festa ad una consuetudine in cui si fanno delle cerimonie in pompa magna, si fanno regali costosi e molto spesso si toglie ogni riferimento alle origini del Natale per come lo conosciamo.
Mentre noi facciamo questo, in altre parti del mondo festeggiare il Natale può diventare un problema.
Con quello che voglio dire non voglio condannare il mercato in quanto tale.
Esso è lavoro e dà da mangiare a molte persone.
Il problema è che noi dobbiamo recuperare il senso del Natale, ossia la speranza, il valore della famiglia, quello della vita e quello dell'amicizia.
Dobbiamo ricordarci che in una notte di 2016 anni fa, in una città chiamata Betlemme, nacque un bambino molto speciale che salvò l'umanità e che difese questi valori.
Se non ci ricordiamo di questo, che senso avrebbe festeggiare il Natale?
Giusto oggi, sono andato a Messa presso la Casa di Riposo "Antonio Nuvolari" di Roncoferraro, Mantova.
Non è stata una cerimonia pomposa ma è stata molto sentita. Mi è piaciuta.
Quando le cose vengono fatte con il cuore sono sempre belle perché sincere e fatte con quello che di meglio c'è in noi stessi.
Questo dobbiamo ricordarcelo, come dobbiamo ricordarci di non lasciare mai soli coloro che di noi hanno un maggiore bisogno.
Tra l'altro, prendo spunto dalle parole del sacerdote che ha officiato la Messa.
Oggi, 26 dicembre, è il giorno di Santo Stefano Protomartire e festa della Sacra Famiglia.
Nel Vangelo che viene letto oggi, si ricorda la fuga in Egitto di Gesù, San Giuseppe e Maria che erano braccati dagli uomini di re Erode che voleva fare uccidere Gesù.
Quella famiglia si trovò in difficoltà ma rimase unita.
E' da prendere come esempio, per i giorni nostri.
Oggi, troppo spesso, ci si sposa e alla prima difficoltà, magari non insormontabile, si arriva alla separazione e al divorzio.
Giuseppe, Maria e Gesù ebbero difficoltà peggiori ma non fecero quello che oggi fanno certe coppie.
Il valore della famiglia va salvaguardato, come va difeso quello della vita.
Troppo spesso, c'è chi, ad esempio, considera il malato terminale come un peso per la società.
E così, sotto i termini come "morte dignitosa", "eutanasia" o "pietà per il malato" , si cela la volontà di togliere quel "peso".
In realtà, un malato terminale non è un peso ma è un uomo e, come tale, ha il diritto di vivere e di nutrirsi.
Ciò è un diritto naturale e non solo religioso.
Oggi, c'è un eccessivo soggettivismo che porta l'uomo ad una visione egocentrica (ed egoistica) della vita.
Valori come la famiglia e la vita sono così messi in discussione, come il valore dell'amicizia.
Anche quest'ultimo valore è messo in discussione.
Il fatto che ci sia il boom di iscrizioni ai social-network (come Twitter, Facebook, Libero Community ed altri) è sintomatico.
Oggi, si ha paura di fare amicizia.
Intendiamoci, non intendo criminalizzare i social network in quanto tali.
Sarei un ipocrita se facessi il contrario.
Anch'io ho profili sui social-network, come Facebook o Libero Community.
Prevalentemente, io li uso per fare networking, specie di natura politica, avendo la volontà di fare politica!
Inoltre, il social-network può essere utile per iniziare un rapporto di amicizia, che però deve essere tradotto in fatti.
Però, molti usano il social-network per fare amicizia e socializzare.
L'amicizia, però, non è uno scambio di e-mail o una chat.
L'amicizia è condivisione di esperienze e di valori!
Fare amicizia vuole dire condividere esperienze.
Molto spesso, faccio fatica a considerare come "amici" i vari interlocutori con cui sono in contatto nei social-network.
Intendiamoci, non ho nulla contro di loro.
Non penso che loro siano "brutti, sporchi e cattivi" e che gli amici "veri", quelli che ho conosciuto dal vivo e con cui ho condiviso esperienze vere, siano tutti "santi, puliti ed immacolati".
Ogni persona, ovviamente, me compreso, ha in sé cose buone e cose cattive.
Anzi, io penso che tra coloro che conosco sui social-network ci siano tante brave persone.
Però, l'amicizia è un valore frutto della condivisione di esperienze.
L'amico (o l'amica) accetta la persona con i suoi pregi ed i suoi difetti perché con ella condivide esperienze, nel bene e nel male.
Chi può accettare una persona, se non colui (o colei) che ne conosce pregi e difetti?
E' logico che quando non c'è una reale condivisione di esperienze, il rapporto di amicizia è solo fittizio.
Vorrei terminare, parlando il politica.
Il Papa ha detto che i politici italiani devono pensare al bene di tutti!
Ha ragione!
Non è fare l'interesse della gente volere fare cadere un Governo, per difendere un interesse di partito.
Non è fare l'interesse della gente continuare ad aizzare la gente, insultando un Governo democraticamente eletto, con beceri epiteti contro il presidente del Consiglio come "stupratore della democrazia", "mafioso" , "fascista", "piduista" e quant'altro.
Questa è solo irresponsabilità.
Cordiali saluti e, di nuovo, auguri di buon Natale.

giovedì 23 dicembre 2010

ITALO-BRITANNICI


Cari amici ed amiche.
Parlando del blog "ProntoFrancesca", http://italiaemondo.blogspot.com/2010/12/auguri-al-blog-prontofrancesca.html, ho citato anche Londra.
Proprio il Regno Unito è uno degli Stati che ospita un'importante comunità italiana.
Già ai tempi dell'Impero Romano, in Britannia si trapiantarono genti provenienti dall'Italia.
Dalla conquista da parte dell'imperatore Claudio, che avvenne nel 43 AD, e dalla sconfitta del condottiero celtico Carataco, molti Romani si trasferirono in Britannia e nacquero città come Londinium, Eboracum, Durovernum, Verulamium, Camulodunum, Prestune, Mamucium, Aquae Sulis, Glevum ed altre.
Oggi, queste città sono Londra, York, Canterbury, Saint Albans, Colchester, Preston, Manchester, Bath e Gloucester.
Tutte le città i cui nomi finiscono in "-chester" hanno origini romane, poiché derivano da "castrum", ossia la denominazione data al campo militare romano.
Ne ho parlato anche nell'articolo intitolato "Storia della lingua inglese", http://italiaemondo.blogspot.com/2010/10/storia-della-lingua-inglese.html.
Nel 407 AD, le legioni romane abbandonarono la Britannia e le popolazioni civili dovettero badare a loro stesse.
Qui ci fu la vicenda del semi-leggendario capo romano-britannico Ambrosio Aureliano, una figura che, nei racconti del ciclo bretone, potrebbe essere il leggendario Re Artù.
Quindi, il famoso Re Artù potrebbe essere esistito realmente ed avere avuto origini italiane.
Nell'attuale popolazione inglese vi sono discendenti dei Romani.
Con l'arrivo degli Angli, degli Juti e dei Sassoni le popolazioni romano-britanniche furono assoggettate.
Altre emigrazioni dall'Italia avvennero con l'evangelizzazione degli Anglosassoni.
Basti pensare all'arrivo da Roma del monaco benedettino Sant'Agostino nel 597 AD che divenne il primo arcivescovo di Canterbury.
Altri ecclesiastici italiani vennero in Britannia.
Pensiamo a Lanfranco di Pavia (1005-1089) e ad Anselmo di Aosta (1033/1034-1109) che divennero arcivescovi di Canterbury.
Tra Italia ed il Inghilterra ci furono grandi contatti anche nel Rinascimento.
Basti pensare a re Enrico VIII (1491-1547) che amava i vini toscani.
Anche in quel periodo ci furono italiani che andarono in Inghilterra.
Pensiamo ai navigatori Giovanni Caboto (1450-1498) e suo figlio a Sebastiano (1484-1557) che navigarono per conto dei re Enrico VII ed Enrico VIII.
Anche nei periodi successivi, ci furono nostri connazionali in Inghilterra, pensiamo a John Florio (1523-1625, di cui parlai nell'articolo http://italiaemondo.blogspot.com/2010/08/italiani-allestero-la-migliore-immagine.html) che era detto "an Englishman in Italian" o a Pier Martire Vermigli (1499-1562) che stette in Inghilterra dal 1547 al 1553 e che contribuì alla redazione del "Book of Common Prayer" dell'arcivescovo di Canterbury Thomas Cranmer.
Numerosi protestanti italiani trovarono riparo in Inghilterra.
Inoltre, qui vi è anche un mistero.
Pare, infatti, che William Shakespeare fosse stato di origini italiane.
Ne parlai nell'articolo intitolato "L'enigma di Shakespeare", http://italiaemondo.blogspot.com/2010/09/lenigma-di-shakespeare.html.
In Scozia, ci fu Davide Rizzio (o Riccio, 1533-1566) che fu cortigiano durante il regno della regina Maria Stuart e che si trovò in mezzo alla scia di sangue di quel periodo turbolento.
Anche lui cadde vittima di ciò.
Anche re Carlo I Stuart (1600-1649) ebbe a che fare con l'Italia.
Sua moglie, la regina Enrichetta Maria di Borbone, era discendente della regina di Francia Maria De Medici.
Tra l'altro, ci fu anche una regina italia, Maria Beatrice Eleonora d'Este (1658-1718) che fu la moglie di re Giacomo II Stuart (1633-1701).
Il vero flusso di italiani avvenne, però, a partire dal 1830.
Si formarono nuclei di comunità italiane in città come Londra, Peterborough, Cardiff, Leeds, Manchester, Glasgow, Edimburgo, Bedford ed altre.
Con esse, vennero pure i preti cattolici.
Quindi, si formarono anche delle parrocchie italiane.
Nel 1864 venne fondata a Clerkenwell la chiesa cattolica italiana di San Pietro.
Anche Giuseppe Mazzini (1805-1872) stette per un certo periodo a Londra, ove fondò una scuola di lingua italiana.
Tra i più famosi italo-britannici, non posso non citare il Primo Ministro Benjamin Disraeli (che citai nell'articolo http://italiaemondo.blogspot.com/2010/08/italiani-nel-mondo-sofferenza-ed.html), il pittore e poeta Dante Gabriele Rossetti (1828-1882), sua sorella, la poetessa e scrittrice Christina Georgina (1830-1894) e Lord Charles Forte (1908-2007).
Sorsero ristoranti ed attività commerciali gestiti da italiani.
Durante l'epoca fascista, gli italo-britannici vennero visti con sospetto ed internati in capi di prigionia.
Dopo la fine della II Guerra Mondiale la situazione si ammorbidì.
Oggi, la comunità italo-britannica conta circa mezzo milione di persone.
Tra questi, citiamo l'ex pugile gallese (ma di origine sarda) Joe Calzaghe, l'attrice Claire Forlani, il calciatore della Roma e della Nazionale italiana Simone Perrotta ed il cantautore italo-scozzese (classe '87) Paolo Nutini.
Leggete anche il sito http://www.italianialondra.com/, che metterò anche nella voce "Link preferiti" di questo blog.
Termino questo articolo con una mia poesia e con i miei più sentiti auguri di un Santo Natale sereno e di un felice anno nuovo.
SPEECH OF KING AELFRED SE GREATA
"Brittania Oceani insula, cui quondam Albion nomen fuit,
inter septentrionem et occidentem locata est,
Germaniae, Galliae, Hispaniae, maximis Europae partibus,
multo interuallo aduersa."
Certu...o populu! Una razia grande cusì ci fici lu Signuri...
si quest'insula ci desi...di tuttu lu mondu faru et luci...
cusì ntra lu caudu di induve cala lu Suli...et lu friddu di lu Nordu...
et lu ghjacciu...chì a sciogghiri avemu ancu cù la Cruci!
Nuautri...una Nova Roma cusì fà pudemu...
Londinium, Lunden, London...la cità di tutti li ciumi...
ché di quella figghia di Santu Petru...figghi semu...
cù la Palora di Diu chì purtau San Paulu...lu Gran Lumi!
Questu...eiu, Aelfred...di li Sette Regni rè, vi dicu...
chì comu 'n palori...di la fortia chì ci tene a la Terra...
et di l'Universu...comu di la variola la cura...cusì 'n scienza...
pè Razia di Diu dà pudaremu a tutti l'omini...comu vinciri onne guerra!
Cordiali saluti e, di nuovo, auguri.

mercoledì 22 dicembre 2010

DICIAMOLO!

Cari amici ed amiche.

Spero che il ministro della Difesa, onorevole Ignazio La Russa, non se la prenda male, se "prendo in prestito" la sua tipica frase ma...DICIAMOLO!
Ma è possibile che, quando si vuole fare una riforma che tocca la scuola e l'università, vi siano sempre delle contestazioni, anche violente?
Questa riforma approntata dal Ministro del'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, onorevole Mariastella Gelmini, sarà utile.
Infatti, essa punta a premiare il merito e mette al centro il giovane, facendo sì che sia egli stesso a valutare la qualità dell'istituto in cui si forma.
Inoltre, questa Riforma taglierà certe situazioni discutibili!
Non è possibile, ad esempio, che siano state fatte 327 facoltà universitarie che hanno meno di 15 iscitti!
Sono soldi sprecati!
Quindi, essa è un'ottima riforma!
Questo accanimento contro la riforma è, in realtà, solo politico!
Molti di quelli che manifestano non sanno nemmeno il motivo per cui manifestano!
E' evidente che questi giovani siano strumentalizzati da chi vuole mantenere lo status quo.
Inoltre, chi promuove le manifestazioni lo fa per manifestare contro il Governo di centro destra e non solo contro la Riforma.
E' evidente che queste manifestazioni abbiano un carattere politico ed ideologico.
Inoltre, riguardo la violenza, io ritengo che siano dannosi i comportamenti di certi politici.
Ad esempio, è gravemente dannoso il comportamento di chi continua a parlare di "Governo piduista, fascista e razzista", e di un "Premier stupratore della democrazia".
Chi usa espressioni simili non fa un buon servizio alla democrazia!
E' un comportamento molto pericoloso perché crea tensioni ed un clima di baruffa che è controproducente. In un momento non facile è meglio non creare tensioni.
Inoltre, questo atteggiamento è anche irrispettoso verso coloro che hanno votato questo Governo che sono la maggioranza degli italiani.
In democrazia, è la maggioranza a decidere.
Certi comportamenti nel mondo vanno isolati.
Cordiali saluti.



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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.