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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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lunedì 30 luglio 2012

Oriana Fallaci e le cellule staminali

Cari amici ed amiche.

Su Facebook, l'amica Irene Bertoglio (che stimo) mi ha fatto avere questa foto, con questa didascalia:

"«Non me ne importerebbe se le staminali servissero a guarire il mio cancro anzi i miei cancri. Dio sa se amo vivere, se vorrei vivere più a lungo possibile. Sono innamorata, io, della vita. Ma a guarire i miei cancri iniettandomi la cellula d'un bambino mai nato mi parrebbe d'essere un cannibale. Davvero non v'è limite all'incoerenza dei voltagabbana. Un tempo gli odierni cultori del cannibalismo urlavano che era crudele sacrificare gli animali nei laboratori. Ora invece accettano che le cavie siano i nostri figli mai nati. Accettano che le cellule di queste nuove cavie vadano ad arricchire le ditte farmaceutiche il cui cinismo supera quello dei mercanti d'armi, accettano che gli embrioni vengano squartati come bovi nelle macellerie per ricavarne tessuti e organi da vendere come si vendono i pezzi di ricambio per un'automobile. Ormai le cavie siamo anche noi. Una donna che subisce un'estrazione di un ovulo è certamente una cavia. Una che per restare incinta se lo fa impiantare, lo stesso, grazie a una scienza che è sempre più tecno-scienza, grazie a una medicina che è sempre più tecno-medicina, quindi sempre più disumana» (Oriana Fallaci)".

Io penso che il vero problema non sia l'uso delle cellule staminali.
Esse possono essere utili per i trapianti di organi o per curare malattie come il morbo di Alzheimer o quello di Parkinson.
La ricerca sulle cellule staminali va incoraggiata, come va incoraggiata quella sugli ibridomi e sulla trasduzione dei virus batteriofagi.
Il problema è il modo in cui si vogliono ricavare queste cellule staminali.
Io trovo che sia inaccettabile volere ricavare le cellule staminali da ovuli fecondati.
Vanno trovate soluzioni alternative. 
Ora, un ovulo fecondato è una potenziale vita umana che nasce.
In nove mesi, se tutto va bene, esso diventa un feto e, a sua volta, quest'ultimo diventa un essere umano. 
Usarlo per le cellule staminali significa uccidere la potenziale vita che ne esce fuori.
Oriana Fallaci aveva ragione a parlare di cannibalismo.
Questo non deve essere interpretato come un ragionamento di fede ma, prima di tutto, come un ragionamento etico. 
Cordiali saluti. 



Autostrada A1 Milano-Napoli, tratto Barberino-Firenze sud, la tecnologia nella realizzazione delle gallerie "Melarancio" e "Pozzolatico"


Cari amici ed amiche.

Com'è noto, l'autostrada A1 Milano-Napoli è in fase di ammodernamento.
Alcune nuove opere sono state concluse, altre no.
Tra le opere concluse, vi è tanta parte del tratto compreso tra Barberino del Mugello e Firenze Sud.
Questi lavori sono stati caratterizzati in parte dall'ampliamento della sede autostradale attuale da due a tre corsie per carreggiata e in parte dalla realizzazione di una carreggiata a tre corsie per la direzione sud (Roma), con il riadattamento della sede autostradale esistente per la direzione opposta (verso Bologna).
Quest'ultima opzione è stata usata per i tratti coperti da gallerie, come mostra il video qui sotto.
In particolare, è interessante ciò che riguarda due opere, per l'appunto due gallerie.
Le gallerie in questione sono la "Melarancio I" e la "Pozzolatico".
Queste due nuove gallerie sono lunghe rispettivamente 1096 metri e 2418 metri.
Il sito "Strade e Autostrade online" parla chiaro:


Il sistema di ventilazione secondaria


Figura 1 » La sezione della galleria in corrispondenza delle uscite di sicurezza, con vista in pianta sul piano ...

La conformazione delle vie di fuga
Le via di fuga sono state realizzate con un cunicolo ricavato fra arco rovescio e piano stradale, cui si accede attraverso uscite ogni 300 m lungo il marciapiede destro della gallerie; le uscite portano, passando per una zona filtro a prova di fumo, ad una scala laterale che collega il piano carrabile con il piano del cunicolo, che conduce all’aria aperta.

La pressurizzazione
Un semplice sistema di pressurizzazione impedisce il trafilamento di fumi dalla piattaforma: nella Melarancio, due ventilatori assiali di testa con girante da 800 mm immettono nel cunicolo una portata d’aria pari a 10 m3/s prelevata dall’esterno. In ogni zona filtro sono collocati due ulteriori ventilatori da 500 mm, che la portano in pressione aspirando aria dal cunicolo per evitare l’ingresso di fumi all’apertura delle porte. Stessa soluzione si trova nella Pozzolatico, con una seconda coppia di ventilatori di testa all’estremità Sud del cunicolo.
L’impermeabilizzazione ai fumi protegge, oltre agli utenti in fuga, anche il personale di manutenzione stradale, che può intervenire senza esposizione alle emissioni del traffico.
Le caratteristiche tecniche della ventilazione secondaria

Il dimensionamento
L’impianto è stato dimensionato riconducendo cunicolo, discenderia e galleria ad una rete aeraulica. Ai nodi è associata come incognita la pressione totale e come equazione la conservazione della massa; l’incognita sui rami è invece la portata che determina le cadute di pressione. Risulta un sistema non lineare dove equazioni ed incognite sono pari alla somma di nodi e rami. La prima perdita di carico a partire dalla testa del cunicolo è dovuta all’immissione dell’aria attraverso il canale del ventilatore. Sullo stesso ramo, il ventilatore incrementa la pressione totale, in funzione della portata elaborata che non può determinarsi a priori in forma esplicita. Ne è tuttavia nota la curva di funzionamento, che associa alla portata d’aria il rispettivo incremento di pressione, ed è inserita nel modello aeraulico mediante interpolazione della curva dichiarata a catalogo dal produttore.


Figura 2 » Lo schema funzionale del cunicolo

Percorrendo il cunicolo l’aria incontra altre perdite concentrate e distribuite. La ripartizione dei flussi dove il cunicolo interseca le discenderie è regolata dalla conservazione della massa.
Le zone filtro sono rappresentate in modo da descrivere, con un unico modello matematico, i diversi scenari di funzionamento. Il flusso si ripartisce su tre rami: il primo corrisponde alla porta interna della zona filtro, gli altri attraversano i ventilatori. I flussi ripartiti convergono nella zona filtro alla stessa pressione. Segue un’ulteriore ripartizione attraverso due rami, uno passante per la porta, l’altro per la serranda di regolazione, fino a raggiungere la galleria. Il modello permette di simulare il comportamento del sistema nelle condizioni critiche e dimensionare serrande e ventilatori. I risultati sono riassunti in tabella.
Le prove di collaudo

Il sistema è stato collaudato in ciascuna sede di impianto. Le misure raccolte evidenziano la corrispondenza con le simulazioni. L’impianto ha dato prova di efficacia anche nei test sul sistema di automazione della galleria Pozzolatico, svolti simulando un incendio con vasche di benzina/gasolio, dove l’attivazione della ventilazione secondaria ha mantenuto le vie di fuga agibili e visibilmente libere dai fumi che interessavano la galleria.".


Queste due nuove gallerie sono munite di cunicoli di fuga.
Questo è importante.
Le nostre vecchie non sono munite di queste strutture e ciò le rende pericolose.
I cunicoli possono essere gestiti sia in automatico e sia manualmente, grazie all'installazione di telecamere intelligenti e sensori di fumo.
Gli utenti, inoltre, possono comunicare con la sala radio grazie ad un sistema di colonnine SOS, tre installate nella galleria "Melarancio I" e nove nella "Pozzolatico".
Le gallerie, inoltre, sono illuminate a LED.
Ciò unisce confort e rispetto per l'ambiente.
Le gallerie sono munite anche di pannelli a messaggio variabile con lanterne semaforiche di corsie reversibili per gestire meglio il traffico.
Queste opere pubbliche sono il simbolo della volontà di migliorarsi del nostro Paese.
Tra l'altro,  queste opere sono state fatte tenendo conto delle difficoltà tecniche dovute anche ad una zona ricca di ville storiche ed importante sul piano paesaggistico.
Per saperne di più, visitate il sito del Gruppo Autostrade per l'Italia.
Cordiali saluti. 



domenica 29 luglio 2012

La difesa dell'ambiente? Non sia una cosa ideologica!

Cari amici ed amiche.


I giudici hanno deciso di chiudere l'ILVA di Taranto e c'è chi saluta ciò come una panacea e fa battaglie ideologiche, chiedendo (addirittura) la chiusura definitiva del complesso industriale.
Ora, una cosa del genere è assurda.
Infatti, se si chiudesse il complesso industriale non ci sarebbero più parecchi posti di lavoro.
A qualcuno, però, ciò non interessa e preferisce la chiusura totale senza proporre un vera alternativa.
E' chiaro che si debbano prendere dei provvedimenti.
Ad esempio, servirà una bonifica della zona.
Tuttavia, si dovrà anche fare in modo che coloro che lavorano nell'ILVA abbiano ancora un posto.
Per esempio, si dovrà ripensare l'impianto industriale, facendo in modo che le emissioni siano ridotte e le scorie siano controllate.
E' così che si lavora.
Lo stesso discorso vale anche per altre situazioni.
Un esempio è la TAV, la ferrovia ad Alta Velocità.
Non mi riferisco solo al tratto Lione-Torino ma anche a quello nella zona mantovana.
Infatti, è giunta una notizia che dice che i Comuni bresciani della zona del la Lago di Garda siano d'accordo nel realizzare la TAV ma nel Mantovano, la mia terra.
Nei Comuni della Provincia di Mantova ci sono coloro che si sono subito opposti e che sono tentati di fare quello che si sta facendo il Val di Susa.
Ora, anche sulla TAV c'è troppa ideologia.
Si dice di essere d'accordo nel fare la TAV ma "non sul giardino di casa propria".
Così, le infrastrutture non si faranno mai.
I bresciani hanno perso un'occasione mentre tra i miei conterrenaei mantovani c'è chi non vuole coglierla ed instilla spettri e paure di vario tipo.
Eppure, la Provincia di Mantova ha bisogno di infrastrutture.
Noi mantovani abbiamo strade e ferrovie messe male e la TAV potrebbe aiutare molto.
Abbiamo importanti stabilimenti di aziende tessili (che producono calze) e industrie alimentari.
Velocizzare il trasporto di questi prodotti non sarebbe male.
Inoltre, Mantova è città d'arte e la TAV potrebbe favorire il turismo.
Un altro esempio è rappresentato dagli impianti di produzione del biogas.
Qui nel Mantovano vi è il caso dell'impianto di produzione di biogas di Castelletto Borgo.
Ora, io trovo che sia ingiusto criticare l'imprenditore agricolo che vuole realizzare l'impianto sul suo terreno.
Semmai, sarebbe da criticare il Comune di Roncoferraro che nel suo piano regolatore aveva deciso di fare fare le case su un terreno contiguo a quello in cui sarà realizzato l'impianto, senza ascoltare il parere del suo proprietario.
Inoltre, sarebbe da criticare anche la decisione di usare del mais come substrato per i microrganismi che faranno funzionare l'impianto. 
Però, l'impianto in sé non va criticato. 
Difendere l'ambiente non significa bloccare il progresso.
Mi domando cosa c'entrino canzoni come "Bella ciao" o gli inni alla Resistenza con la TAV, l'ILVA di Taranto o il Ponte sullo Stretto di Messina.
Dalla sterile presa di posizione ideologica non nasce nulla di buono.
Cordiali saluti.

Visitate il Lazio!

Cari amici ed amiche.

Su Facebook ho trovato questa pagina molto interessante dedicata a Frascati.
Su questa pagina, ho visto questa bella immagine, con questa didascalia:

"Durante una gita ai "castelli romani", soprattutto d’estate in cerca di fresco, mangiando in una fraschetta di Ariccia o di Frascati, le coppiette sono una immancabile apertura. Le fraschette sono da sempre il punto di vendita istituzionale del vino sfuso e già nel ‘700 erano frequentate dai “fagottari” romani durante le famose “gite fuori porta” o le “ottobrate”. Fornivano soltanto il posto a sedere ed il vino, e spesso erano prive di cucina: per questo gli avventori si portavano da casa il classico “fagotto”, fatto con una tovaglia o una semplice pezza di stoffa annodata, nella quale erano riposte le pietanze cucinate in casa: in genere insalatiere con zuppe di legumi o pasta e fagioli, salumi, formaggi, frutta e pane. Negli ultimi decenni anche le fraschette dei castelli romani si sono “evolute” e, continuando a fornire il coperto ed il vino della casa, hanno iniziato a proporre anche antipasti (appunto salumi, formaggi, verdure grigliate, sott’olio o sott’aceto, olive condite) ma anche primi piatti come la Gricia, Cacio e pepe, Amatriciana, Carbonara, le fettuccine (o pappardelle) con ragù, sugo di castrato oppure di lepre o di cinghiale. A tutto questo ben di Dio faranno seguito (spesso non è previsto alcun secondo, vista la quantità degli antipasti e della pasta) le immancabili ciambellette al vino con la "Romanella", un vino frizzante e “traditore”, dolce o secco, rosso o bianco.".

Io non ho mai avuto il piacere di visitare Roma ed il Lazio.
Ci sono passato tante volte, per andare Sicilia, ma non ho mai avuto occasione di fermarmici.
Eppure, dovrebbe essere bello vedere i "mostri" di Bomarzo (in Provincia di Viterbo),  il bel borgo di Civita di Bagnoregio (in Provincia di Viterbo), Viterbo, Nazzano (in Provincia di Roma), Frascati (sempre in Provincia di Roma),  Anagni (la città in cui nel 1303 Papa Bonifacio VIII fu schiaffeggiato da Sciarra Colonna e Guglielmo di Nogaret, in Provincia di Frosinone), le abbazie di Fossanova (in Provincia di Latina), quelle di Montecassino e di Casamari (sempre in Provincia di Frosinone) e, naturalmente, Roma.
Il Lazio è costellato di luoghi e città ricche di storia e di cultura.
Basti pensare alla città di Viterbo, la città dei Papi, con la sua Festa di Santa Rosa che si tiene in settembre.
Inoltre, basti pensare ai prodotti tipici.
Uno di questi è il vino "Est Est Est", un vino della zona di Montefiascone, in Provincia di Viterbo.
Il suo nome deriva da un fatto avvenuto nel 1111.
In quell'occasione, Enrico V di Franconia, futuro imperatore del Sacro Romano Impero, stava andando a Roma, insieme al vescovo Johannes Defuk.
Questi era un intenditore di vini e andò con il suo coppiere Martino a visitare le locande per trovare il vino buono.
Essi ebbero un codice per identificarlo.
Se questi fosse entrato in una locanda e vi avesse trovato il vino buono, egli avrebbe dovuto scrivere "Est" che in latino significa "c'è".
Se il vino fosse stato molto buono, il coppiere avrebbe dovuto scrivere "Est Est".
Arrivati a Montefiascone, Martino assaggiò il vino e ne rimase così incantato da scrivere "Est Est Est!".
Da lì venne il nome.
Un altro prodotto tipico è la Porchetta di Ariccia, un maialino arrosto con spezie varie.
Io l'avevo assaggiata in un supermercato qui nel Mantovano ma non aveva la stessa fragranza che avrebbe potuto avere sul posto.
In compenso, ho mangiato sul posto la porchetta abruzzese, che è ottima.
Caratteristico è il Pane di Genzano, un pane artigianale prodotto a Genzano (Roma) che è ricoperto con il cruschello.
Molto interessante è il Gran Cacio di Morolo, una sorta di caciocavallo affumicato prodotto a Morolo, nel Frusinate.
Sono da assaggiare anche i Bucatini all'Amatriciana o i Carciofi alla Giudìa, piatti tipici della cucina romana.  
Questi sono solo alcuni dei prodotti del Lazio, una Regione ricca di tesori.
Cordiali saluti. 




Buon Tisha b'Av agli amici ebrei!

Cari amici ed amiche.

Oggi, gli ebrei festeggiano il Tisha b' Av.
E' più o meno simile al nostro Venerdì Santo ed è un giorno triste.
Tisha b'Av o Tisha BeAv (in ebraico: תשעה באב o ט׳ באב), o più semplicemente 9 di Av, è un giorno di lutto e digiuno nel calendario religioso luni-solare del Giudaismo che può cadere a luglio o agosto. Il suo nome denota il nono giorno (Tisha) del mese giudaico di Av. Il giorno è stato chiamato il "più triste giorno nella storia ebraica". [1] Quando il giorno nove di Av coincide con il sabato, l'osservanza del digiuno avviene dal tramonto del Sabato alla Domenica del dieci del mese di Av (anche se si riferisce al giorno con lo stesso nome di Tisha B'Av): non essendo permesso digiunare durante il giorno del Sabato per preservare la gioia e la santità del giorno tutti i digiuni vengono spostati al giorno successivo ad esclusione del digiuno di Yom Kippur la cui santità è superiore a quella del Sabato ed ha quindi priorità Halakhica.
Esso ricorda le cinque maggiori calamità subite dal popolo ebraico, che sono :


I dodici esploratori inviati da Mosè per osservare le terre di Canaan ritornano dalla loro missione. Due degli esploratori, Giosuè e Caleb, riportarono un riscontro positivo mentre gli altri dieci parlarono in modo disparato di quelle terre, cosa che fece piangere i Benè Israel, precipitati nel panico e nella disperazione, già poco prima di entrare nella "Terra Promessa". Per questo, sarebbero stati puniti da Dio circa il fatto che la loro generazione non sarebbe entrata nella Terra Promessa e avrebbe continuato la sua marcia nel deserto per altri 39 anni (per un totale di 40 anni, corrispondenti ai 40 giorni della missione degli esploratori). A causa della mancanza di fede degli israeliti, Dio decretò che per tutte le future generazioni questa data (in cui piansero senza motivo) sarebbe stata contrassegnata dal pianto, motivato dalla malasorte e dalle persecuzioni subite dai loro discendenti: il popolo ebraico. (Vedi Numeri Cap. 13–14)
Il primo Tempio di Gerusalemme costruito da Re Salomone durante il Regno di Giuda, venne distrutto dai babilonesi comandati da Nabucconodosor I nel 586 a.C. e i giudei vennero deportati verso l'esilio babilonese.
Il Secondo Tempio è stato distrutto dalle legioni romane comandate dall'imperatore Tito Flavio Cesare nel 70 d.C., distruggendo il regno di Giuda e provocando la Diaspora degli ebrei per tutto il mondo, specialmente verso le terre barbariche dei germani non romanizzati, della Sarmazia e Scizia, ed attraverso l'Arabia e la Persia fino addirittura in India, nelle città di Mumbai e Cochin.
Le legioni romane completarono l'opera radendo al suolo quasi tutto il Secondo Tempio, meno la parete occidentale da allora chiamata Muro del Pianto (in ebraico: "Kotel"), l'anno dopo l'assedio di Gerusalemme.
La rivolta di Bar Kokhba contro Roma fallì in questa data nel 135 a.D., Simon Bar Kokheba venne ucciso, e la città di Betar distrutta.

Ne ricorda anche altre, come la deportazione degli ebrei dal Ghetto di Varsavia nel 1942.
Le comunità ebraiche digiunano per 25 ore.
In fondo tra gli ebrei e noi cristiani c'è molto in comune.
Anche noi abbiamo il senso del lutto per i momenti tragici.
Non a caso, ho citato il Venerdì Santo.
Cordiali saluti.

Dal sito "CulturaCattolica.it", eliminate Formigoni!

Cari amici ed amiche.

Sul sito "CulturaCattolica.it", ho trovato questo articolo intitolato "Eliminate Formigoni!":

"Eliminate Formigoni! L’ordine è partito da tempo. Micidiale. Come quelli lanciati da Lavrentij Pavlovič Berija, il potentissimo capo della polizia segreta stalinista, un cinico e crudele confezionatore di falsi dossier, esperto nell’arte raffinatissima di rimestare nel fango, utilizzare il braccio armato dei pubblici ministeri e dirigere sapientemente l’informazione giornalistica. Nonostante siano trascorsi più di settant’anni, i metodi, mutatis mutandis, non sembrano essere passati di moda. I mandanti, invece, non appaiono sempre facilmente identificabili, e amano agire nella penombra. Scherani e sicari, al contrario, non hanno paura di mostrarsi pubblicamente e di porre la propria firma sotto il corsivo di un quotidiano che conta.Quattro sono i buoni motivi per eliminare il Presidente della Regione Lombardia.
1) Formigoni per ben quattro volte si è sottoposto al giudizio elettorale del popolo, e per tutte le quattro volte è stato acclamato vincitore con percentuali di consenso inossidabili. Tutto ciò appare inaudito e inconcepibile per chi, come ai tempi di Berija, nutre un profondo disprezzo per il popolo, salvo poi ergersi a suo paladino e tutore. Del resto, lo stesso Berija presiedeva il Commissariato del Popolo per gli Affari Interni (NKVD), l’organismo che vigilava, sorvegliava e difendeva la sicurezza del popolo. Con i metodi ben noti.
2) Formigoni guida una Regione che è considerata, anche dai nemici, seppur obtorto collo, un modello d’eccellenza. E’ bravo, forse il migliore, e inattaccabile dal punto di vista della gestione amministrativa, brillando, tra l’altro, in uno dei settori più delicati e più importanti per il bene comune, qual è quello della sanità. Per questo è odiato. Evidenzia disfunzioni altrui, costituisce un parametro di valutazione, introduce criteri meritocratici nella pubblica amministrazione, in un ambito, cioè, in cui essi sono stati da sempre banditi per colpa di una cultura di sinistra egualitaria e stracciona. Anche in questo odio i nemici di Formigoni scimmiottano i metodi del loro antico maestro Berija, noto per il disprezzo nei confronti di tutti coloro che riuscivano ad emergere per intelligenza, carattere, cultura.
Al momento giusto arrivava sempre un dossier, un pubblico ministero, la Pravda, un processo farsa e, olé, il gioco era fatto. Una vittima illustre fu Grigory Ordzhonikidze, dirigente che si distinse dagli altri leader del Cremlino, ridotti a grigi burocrati e meri esecutori degli ordini di Stalin, perché intelligente, sincero, con tendenze democratiche, leale verso i compagni e avversario feroce di ogni forma di menzogna l’ipocrisia. E’ finito stritolato dagli intrighi e le macchinazioni del NKVD.
3) Formigoni ha tutti i numeri per assumere un ruolo politico preminente a livello nazionale. E ciò è ritenuto pericolosissimo dai suoi nemici, perché il Presidente della Lombardia sarebbe perfettamente in grado di interpretare e rappresentare quel Volksgeist cattolico, mortalmente inviso alle potentissime lobby del politically correct. Per questo deve fare la fine che Lavrentij Pavlovič Berija destinava a tutti coloro che minacciavano di fare ombra al Capo.
4) Formigoni è un cattolico in fasce, anzi un embrione di cattolico, se il parametro dell’essere “adulti” è costituito dal soi-disant cattolicesimo democratico in salsa prodiana dell’onorevole Rosy Bindi. Formigoni è un papista, uno che crede davvero nei ratzingeriani valori non negoziabili, uno che prende sul serio il Magistero della Chiesa Cattolica, uno capace di difendere la vita, la famiglia e la libertà d’educazione, uno che ha ripescato il concetto di sussidiarietà dal vocabolario ottocentesco di Leone XIII, uno che ha attaccato le unioni gay invitando i cattolici del PD ad uscire dal partito, uno che ha pensato di vivere la propria fede in modo integrale e totalizzante al punto di far parte dei memores Domini. Insomma, una bestemmia per quel groviglio di interessi e poteri che va dal mondialismo economico all’europeismo massonico, dal radicalismo chic all’anticlericalismo politicamente corretto, dallo statalismo accentratore all’assistenzialismo paternalista, dalle lobby eugenetiche agli interessati imprenditori della dolce morte, dai potentissimi gruppi omosessuali alle consorterie libertarie anticristiane. Tutti uniti da un unico comune denominatore: l’odio viscerale verso tutto ciò ha il vago sentore di cattolico. Del resto, per tornare al passato, nella sistematica persecuzione della religione come “oppio dei popoli”, il nostro Berija si distinse per il particolare accanimento contro «il cattolicesimo romano papista». La lotta contro la Santa Sede divenne oggetto di un vero e proprio piano strategico del NKVD, in cui si evidenziava il «carattere reazionario, antipopolare dei Vescovi romani», bollati come «anticristiani, antidemocratici e antinazionali». Stalin in persona, nel dicembre 1943, chiese a Berija un rapporto dettagliato sulla «situazione delle Chiese cattolico-romane» nel territorio sovietico, stabilendo che di esse avrebbero dovuto occuparsi gli Agenti dei Servizi di sicurezza e il Soviet per gli Affari dei culti religiosi, appositamente costituito nella successiva estate del 1944.

Quello che sta accadendo oggi a Roberto Formigoni non può non interrogare la coscienza di tutti i cattolici italiani.

Sta a loro scegliere. Possono decidere di difendere l’unica esperienza politico-istituzionale del nostro Paese in cui si opera con successo per il bene comune, e si consente uno spazio culturale a quei principi e a quei valori in cui gli stessi cattolici si riconoscono. Oppure, possono decidere di capitolare, consegnando quell’esperienza a chi fino ad oggi ha dimostrato una disastrosa capacità di gestione, ma soprattutto a chi oggi sta attuando a tappe forzate una vera e propriakulturkampf contro quei principi e quei valori in cui gli stessi cattolici si riconoscono. Non c’è molto tempo per reagire, e questo è uno di quei momenti storici in cui tutti sono chiamati a fare una chiara e netta scelta di campo. Ciò che è in gioco è infinitamente più grande del destino personale e politico di Roberto Formigoni.
Chiudo con un’esperienza personale. Nel 2007 mi trovavo a Londra invitato ad un convegno pro-life in cui vi erano persone provenienti da varie parti d’Europa. Con mia somma sorpresa, molti dei presenti cominciarono a chiedermi di Mister Formigoni. Lì per lì non riuscivo a comprendere il motivo della notorietà internazionale del Presidente della Lombardia in quel contesto, fino a quando qualcuno cominciò ad esternarmi la sua piena ammirazione nei confronti di un governatore che era riuscito a far approvare un regolamento per dare sepoltura e funerale ai corpi straziati dei bimbi abortiti. Per loro una tale idea era fantapolitica. Continuavano a ripetermi: «How lucky you are to have such nice politicians», come siete fortunati ad avere simili politici in Italia. Simon Calvert del Christian Institute mi confessò che da loro, in Gran Bretagna, uno come Formigoni non avrebbe potuto sopravvivere politicamente più di un quarto d’ora. Da noi ha resistito per quasi vent’anni, e ora vorrebbero farlo uscire di scena, senza la fisiologia del voto democratico, ma semplicemente con un golpe mediatico-giudiziario a suon di dossier appositamente confezionati, nel miglior stile di Lavrentij Pavlovič Berija.
Non consentiamoglielo. Anche perché i cristiani d’Europa ci guardano, e non meritano di essere delusi.
".

Come lombardo di Roncoferraro (Mantova) e come uomo del centrodestra, io sto con il presidente Roberto Formigoni.
Nell'articolo, c'è anche un appello in suo favore. Sottoscrivetelo.
Formigoni è una persona "pericolosa" per un certo tipo di mondo cattolico impegnato in politica.
Questo mondo cattolico è cattolico di nome ma di fatto ha contaminato la propria idea ed i propri valori con il marxismo ed il secolarismo.
Così, questi "pseudo-cattolici"  vanno a messa alla domenica ma quando sono in Parlamento o in qualsiasi altra sede istituzionale non si schierano quando si parla di matrimoni e adozioni ai gay, di aborto e di eutanasia.
Quedsti "pseudo-cattolici" sono dei mediocri, degli utili idioti di chi vuole stravolgere una società.
Formgoni, invece, ha le idee chiare.
Egli è contrario all'eutanasia, ai matrimoni e alle adozioni gay e all'aborto.
E' chiaro che un avversario forte (qual è il governatore della Lombardia) non si possa attaccare direttamente.
Così, si ricorre alla calunnia contro di lui.
Un mio amico dice che il comunista è uno spalatore di letame.
E' vero!
Il comunista, infatti, ricorre alla calunnia per mettere in cattiva luce il proprio avversario, quando non riesce a batterlo con gli attacchi diretti.
Pertanto, io firmerò l'appello in favore di Formigoni.
Cordiali saluti.

Le prossime Olimpiadi? Siano fatte a Gerusalemme!

Cari amici ed amiche.

Vorrei lanciare una "provocazione" o (a seconda del punto dei vista) un'"idea".
Perché non fare a Gerusalemme le Olimpiadi del 2016?
Io penso che la capitale israeliana (non che città santa della grandi fedi monoteistiche) possa essere una buona cosa.
Le Olimpiadi in quella città aiuterebbero molto lo Stato di Israele e le comunità che vi risiedono.
Le Olimpiadi sono segno di pace e farle nella città che avvicina a Dio sarebbe una cosa commendevole.
Cordiali saluti.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.