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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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mercoledì 25 luglio 2012

TAV nel Mantovano? Sì, grazie!

Cari amici ed amiche.

Come dice anche la Gazzetta di Mantova, la TAV (ferrovia ad alta velocità) potrebbe passare per la Provincia di Mantova.
Leggete l'articolo del succitato giornale di ieri intitolato "I gardesani: Tav sì, ma nel Mantovano".
I Comuni della Provincia di Brescia che si trovano presso il Lago di Garda hanno dato parere favorevole ma non sul loro territorio bensì sul territorio della Provincia di Mantova.
I sindaci della Provincia di Mantova si sono messi contro.
Io penso che questi ultimi stiano sbagliando.
I bresciani non vogliono la TAV?
Bene, la TAV si faccia pure sul territorio mantovano.
Io sono favorevole e cercherò di spiegare ai cittadini il vantaggio di avere una ferrovia ad alta velocità sul territorio.
Infatti, il Mantovano ha bisogno di infrastrutture.
Ci sono degli ottimi progetti che possono rendere migliore la circolazione di merci e persone.
Di uno ho già parlato.
Mi riferisco all'asse stradale TiBre.
Anche una ferrovia come la TAV potrebbe fare comodo.
Le attuali strade mantovane non sono messe bene, come le ferrovie.
Il Mantovano è una zona che produce ma non ha buone infrastrutture.
Questo non va bene.
Per essere competitiva, una zona ha bisogno di buone infrastrutture.
Oltretutto, Mantova è anche città d'arte e quindi la TAV potrebbe favorire l'afflusso di turisti nella città.
Se io fossi il sindaco di Roncoferraro, uno dei Comuni che potrebbe trarre dei benefici dalla TAV (vista la condizione delle strade locali) sarei felice come un maiale nel fango, all'udire la notizia di un eventuale passaggio nel Mantovano di questa ferrovia.
Ciò ridurrebbe anche l'inquinamento.
Il treno potrebbe ridurre il trasporto su gomma.
Con il traffico automobilistico ridotto ci sarebbero meno emissioni di CO2.
Tra l'altro, la TAV permetterebbe la realizzazione di nuovi posti di lavoro.
Si sa che c'è molto di bisogno di questi ultimi ed io, come disoccupato, ne so qualcosa.
Cordiali saluti.


Semipresidenzialismo? Una riforma storica!

Cari amici ed amiche.

Ieri, al Senato, è stato approvato il semipresidenzialismo, una riforma caldeggiata dal Popolo della Libertà e dalla Lega Nord.
Finalmente, qualcuno ha avuto il coraggio di fare una cosa che per certa gente è vista come un'eresia.
Non è giusto che il Presidente della Repubblica sia eletto dal Parlamento.
Magari, può capitare che in Parlamento ci sia una forza politica che nel Paese è minoranza ma che ha preso più voti.
In caso di elezione del Presidente della Repubblica, questa forza politica (che sarebbe minoritaria nel Paese ma che preso più voti e che, quindi, ha più parlamentari) avrebbe la facoltà di scegliere il Presidente della Repubblica.
Questo è giù successo ed è inaccettabile.
Tra l'altro, in questa situazione capita che un Presidente della Repubblica non firmi una norma importante fatta da un Governo di orientamento politico diverso dal suo o che addirittura faccia in modo di farlo cadere.
Di fatto, una figura non eletta dal popolo tiene in scacco un'istituzione eletta dal popolo.
Quindi, dove starebbe la democrazia in codeste condizioni?
In democrazia, comanda la maggioranza e non la minoranza.
Quindi, ben venga questa riforma.
Bene ha fatto il segretario del PdL Angelino Alfano a premere perché ciò sia fatto.
Ora, si faccia il federalismo!
Cordiali saluti.


Roncoferraro, "Festa dla psina", la recensione dei piatti e non solo

Cari amici ed amiche.

Da sabato 21 luglio a ieri c'è stata qui a Roncoferraro la "Festa dla psina" ed io ho dato una mano al Comitato Manifestazioni di Roncoferraro a curare l'angolo bar.
Sono stato lì per tre delle quattro giornate.
Così, ho avuto occasione di assaggiare alcuni piatti che erano stati serviti.
Nel primo giorno (sabato) ho assaggiato i tortelli di zucca, uno dei classici della cucina mantovana.
I tortelli erano conditi con sugo di pomodoro e Parmigiano. 
Erano conditi bene. 
Non erano annegati nella sugo di pomodoro né sconditi.
La pasta non era stracotta ma, come dice il noto chef Gordon Ramsay, nelle paste ripiene conta il ripieno.
Il ripieno di questi tortelli non era un omogeneizzato.
La sua grana era perfetta.
C'era equilibrio tra il sapore della zucca, quello della mostarda e quello dell'amaretto.
Oltre ai tortelli ho assaggiato la pancetta alla griglia.
Non era bruciata ed era cotta al punto giusto.
Cosa importante, come tutta la carne alla griglia, la pancetta era stata condita prima della cottura.
Nel secondo giorno, ho assaggiato il risotto alla pilota.
L'equilibrio tra riso e condimento (il pesto di salame) era giusto.
Il condimento (che è costituito da carne di maiale macinata e spezie) non era troppo grasso e la sua grana era giusta.
Non c'erano cartilagini e tendini e questo era un buon segno.
Il riso non era stracotto.
Come secondo, ho assaggiato il cotechino con la polenta abbrustolita.
Per quanto riguarda il cotechino, la consistenza era giusta.
Era morbido ma non sfatto e l'equilibrio tra cotenna e carne era giusto.
Per quanto riguarda il terzo giorno, ho assaggiato il "risotto con la psina", un risotto condito con minutaglie di pesce di risaia.
Il pesce era stato fritto.
Il riso era cotto al punto giusto.
L'equilibrio tra condimento e riso era giusto.
Il pesce era croccante e non bruciato. Tutto sommato, non era troppo unto e questo invogliava a mangiarlo.
Tenendo conto del fatto che quel pesce fosse molto piccolo e che quindi non lo si potesse privare delle interiora, lo sgradevole gusto amaro non si sentiva più di tanto.
In altri casi quel gusto amaro si sentiva ed era davvero fastidioso.
Questo era un buon segno.
Se dovessi dare una valutazione ai piatti, darei volentieri un bel 10.
Feste come questa servono a fare in modo per valorizzare il prodotto locale, come il riso, la carne di maiale ed il pesce d'acqua dolce.
La prossima festa che si farà qui a Roncoferraro sara la "Festa dei Risotti", una festa che inizierà il 31 agosto e finirà il 02 settembre.
Sabato, tra l'altro, c'è stato anche un evento organizzato dal Circolo "Roncoferraro Giovani e Futuro", di cui io faccio parte.
Infatti,  è stata organizzata anche un festa rock con il gruppo dei "Galpedro".
La voce di questo gruppo, il noto giornalista di Telemantova Giulio Giovannoni  l'ha fatta da protagonista.
Giovannoni sa essere un grande istrione.
Sa cantare ma sa anche fare spettacolo con le sue proverbiali battute.
Ha saputo intrattenere le persone portando un repertorio di note canzoni (che venivano da lui reinterpretate) e con le sue gag in dialetto mantovano.
Io penso che senza Giovannoni i "Galpedro" non durerebbero.
Lo dico con tutto il rispetto degli altri componenti del gruppo.
Una cosa molto buona è il fatto che, finalmente, vi siano stati dei giovani (noi) che hanno proposto qualcosa di nuovo in una festa paesana.
Purtroppo, quest'anno la "Festa dla psina" non si è conclusa con i fuochi d'artificio.
Questo mi è un po' dispiaciuto.
Noi giovani abbiamo sopperito a questa mancanza.
Cordiali saluti.









martedì 24 luglio 2012

Unità d'Italia ed unità d'Europa, il medesimo orrore

Cari amici ed amiche.

L'amico Angelo Fazio ha preso questa foto dalla pagina di Facebook "X Crociata".
La sua didascalia recita:

"Unità d’Italia e unificazione dell’Europa hanno realizzato il medesimo orrore: strutture burocratiche che generano la supremazia del soggetto pubblico a scapito dei diritti individuali-Cosa hanno in comune l’Unità d’Italia e l’unificazione dell’Europa? Apparentemente nulla. Diverso il tempo, diversi la natura ed il modo in cui i rispettivi processi unitari si sono avviati e si sono compiuti. In realtà, però, entrambi hanno realizzato il medesimo orrore.Stato unitario italiano e Unione europea hanno legittimato mostruose strutture burocratiche e amministrative di tipo quasi assolutistico che, di fatto, generano la supremazia del soggetto pubblico a scapito dei diritti individuali e privati.-All’origine del fallimento italiano complici molti fattori (la velocità con cui fu realizzata l’Unità d’Italia, gli interessi dinastici e quelli della Chiesa e il localismo eccessivo), la nascita della nostra nazione non fu influenzata dalla consapevolezza dell’importanza dei diritti individuali e dall’idea che prima vengono i diritti e poi lo Stato . In più, l’identificazione del potere esecutivo con l’apparato amministrativo ha operato una supremazia di quest’ultimo al punto tale che i diritti individuali sono garantiti non per sé, in quanto diritti preesistenti, ma in quanto riconosciuti dallo Stato. Ne consegue che il cittadino è tale per concessione del potere statale, mentre dovrebbe essere il contrario: il potere statale è legittimo solo perché garantisce il rispetto dei diritti individuali.Se guardiamo bene, l’Europa ha fatto la stessa fine. Anche qui il processo di unificazione è avvenuto troppo velocemente (non consentendo di costruire una coscienza europea) e interessi particolari hanno svuotato di legittimità cittadini e popoli (in questo caso interessi di lobbies finanziarie e gruppi di pressione)follia di un’Unione europea che si impegna sempre di meno in favore della crescita economica e dei suoi cittadini, e sempre di più per se stessa e i suoi funzionari.Eserciti di burocrati e funzionari super pagati che hanno come unico scopo quello di produrre leggi e regolamenti (una media di 10 mila all’anno): si tratta di una vera e propria corsa alla regolamentazione, il cui rispetto sarà strettamente sorvegliato a livello europeo e nei paesi membri da nuovi funzionari, specialisti della supervisione bancaria o, ancora meglio, attraverso una sorveglianza generale-In Italia, come in Europa, il cittadino e i suoi diritti sono sottomessi ad un apparato di potere burocratico che impedisce di rispettare i due criteri per i quali una cittadinanza ha senso: proprietà privata e rappresentanza. La prima ce la stanno togliendo, imponendoci oppressione fiscale, controlli, sorveglianza, regolamentazioni tali che possedere qualcosa (una casa, un’impresa, un sogno), ormai più che un diritto è una colpa. La seconda ce l’hanno già tolta, imponendoci governi tecnocratici che non rappresentano altro che se stessi e le nuove aristocrazie che li hanno voluti, costruendo organismi (come l’Esm, il fondo salva-stati etc. etc.)l grande Stato europeo voluto da tecnici e da politici ignavi si appresta a diventare quello che Nietzsche aveva previsto: “il più gelido di tutti i gelidi mostri”; e noi, ad essere divorati.".

Per dirla come la direbbe Plinio Correa de Oliveira, l'Unione Europea è il tipico Stato rivoluzionario, uno Stato in cui l'individuo è mortificato dal collettivismo e dalla burocrazia e che si erge a vero e proprio "Moloch" , poiché rifiuta il Dio della tradizione giudaico-cristiana e la sua Chiesa, per creare un proprio "credo laicista".
Questa Unione Europea distrugge la famiglia per salvare le coppie gay e decide la vita e la morte di un Paese che fa parte di essa.
Uno Stato del genere fa solo del male.
Cordiali saluti.



Voto estero, commento all'articolo di Andrea Verde




Cari amici ed amiche.

Su "Il Futurista", l'esponente di Futuro e libertà per l'Italia Andrea Verde ha scritto questo articolo intitolato "Così si tradisce Mirko Tremaglia":

" Italia chiama Italia, il portale on line degli italiani nel mondo diretto da Ricky Filosa, riporta un articolo del Quotidiano della Calabria, che ha pubblicato le intercettazioni telefoniche tra il senatore Marcello Dell'Utri, il faccendiere Aldo Miccichè (arrestato in Venezuela) e Filippo Fani che nel 2008 era uno dei collaboratori dell’ex responsabile del Pdl nel mondo, sen. Barbara Contini (ora passata a Fli). Micciché avrebbe assicurato di essere in grado di «bruciare e sostituire» migliaia di schede con i voti degli italiani all'estero alle elezioni del 2008. Si parlava anche degli interessi petroliferi del senatore Dell'Utri in Venezuela. Ricky Filosa si era già occupato dei presunti brogli e del voto di scambio tra gli italiani all’estero ed aveva ricevuto una querela da parte di un senatore del Pdl eletto in Sud America.
Parlando con Filippo Fani, collaboratore di Barbara Contini (all'epoca responsabile per conto di Berlusconi degli italiani nel mondo), Aldo Miccichè sollecita l'invio di denaro per pagare le associazioni italiane che l'hanno aiutato a raccogliere i plichi elettorali. Per chi non lo sapesse: gli italiani all'estero eleggono dodici deputati e sei senatori. Si vota con il sistema proporzionale, per corrispondenza e si possono indicare le preferenze personali. Il collegio è diviso in quattro circoscrizioni; Europa (dove si eleggono 6 deputati e due senatori), Sud America (3 deputati, 2 senatori), Nord America (2 deputati, 1 senatore), Resto del mondo (1 deputato, 1 senatore). Le associazioni criminali legate alla ‘ndrangheta e alla mafia si sono date da fare per raccogliere plichi elettorali. Micciché, nell'intercettazione con Fani, parla di ventimila schede!
Quelli che sembravano sospetti, illazioni stanno trovando conferma dimostrando che così com’é il voto degli italiani all’estero non funziona. Pacchi di schede sarebbero stati venduti da associazioni regionalistiche grazie alla mediazione della mafia e della ‘ndrangheta. Urgono chiarimenti per salvare la dignità degli italiani all’estero e la memoria di Mirko Tremaglia, che a questa causa, ha dedicato tutta la sua vita.".

Premetto, pur rispettando e stimando Andrea Verde, non ho alcuna simpatia per  Futuro e Libertà per l'Italia. Sono del Popolo della Libertà.
Perciò non prendo posizione sulle persone coinvolte in questa vicenda.
Io penso che qui ci sia un grosso problema.
Gli italiani all'estero hanno il diritto di votare come tutti gli altri.
Purtroppo, i meccanismi di voto che sono farraginosi ed esposti a brogli e quant'altro.
Bisogna abolire il voto per posta e fare in modo che gli italiani all'estero possano votare in strutture idonee.
Per esempio, mi chiedo perché non si fanno votare gli italiani all'estero nelle sedi dei circoli.
Questa non sarebbe una buona idea?
Bisogna rendere più capillare anche la rete, in modo che gli italiani all'estero possano essere meglio informati.
Se si facessero almeno queste due cose, forse qualcosa cambierebbe.
Cordiali saluti. 



La Chiesa cattolica in Israele, una Chiesa rispettata

Cari amici ed amiche.

In Israele c'è libertà di culto.
Leggete questa parte della Costituzione Israeliana che recita:

"Purpose 1. The purpose of this Basic Law is to protect human dignity and liberty, in order to establish in a Basic Law the values of the State of Israel as a Jewish and democratic state.


Preservation of life, body and dignity 2. There shall be no violation of the life, body or dignity of any person as such.


Protection of property 3. There shall be no violation of the property of a person.


Protection of life, body and dignity 4. All persons are entitled to protection of their life, body and dignity.


Personal liberty 5. There shall be no deprivation or restriction of the liberty of a person by imprisonment, arrest, extradition or otherwise.


Leaving and entering Israel 6. (a) All persons are free to leave Israel.

(b) Every Israel national has the right of entry into Israel from abroad.


Privacy 7. (a) All persons have the right to privacy and to intimacy.

(b) There shall be no entry into the private premises of a person who has not consented thereto.

(c) No search shall be conducted on the private premises of a person, nor in the body or personal effects.

(d) There shall be no violation of the confidentiality of conversation, or of the writings or records of a person.


Violation of rights 8. There shall be no violation of rights under this Basic Law except by a law befitting the values of the State of Israel, enacted for a proper purpose, and to an extent no greater than is required.


Reservation regarding security forces 9. There shall be no restriction of rights under this Basic Law held by persons serving in the Israel Defence Forces, the Israel Police, the Prisons Service and other security organizations of the State, nor shall such rights be subject to conditions, except by virtue of a law, or by regulation enacted by virtue of a law, and to an extent no greater than is required by the nature and character of the service.


Validity of laws 10. This Basic Law shall not affect the validity of any law (din) in force prior to the commencement of the Basic Law.


Application 11. All governmental authorities are bound to respect the rights under this Basic Law.


Stability 12. This Basic Law cannot be varied, suspended or made subject to conditions by emergency regulations; notwithstanding, when a state of emergency exists, by virtue of a declaration under section 9 of the Law and Administration Ordinance, 5708-1948, emergency regulations may be enacted by virtue of said section to deny or restrict rights under this Basic Law, provided the denial or restriction shall be for a proper purpose and for a period and extent no greater than is required.".

Israele non è uno Stato teocratico e la libertà di ogni persona, compresa la libertà di culto, è tutelata.
Ora, in Israele c'è anche la Chiesa cattolica che conta 140.000 fedeli.
Essa è in comunione con il Papa ed è divisa a seconda dei riti, che sono il rito latino, il rito greco-melchita ed il rito maronita.
Il rito latino rientra nel Patriarcato Latino di Gerusalemme.
I cattolici latini in Israele sono riuniti nel Vicariato apostolico di Israele che fa riferimento alla figura del vescovo titolare di Emmaus,  monsignor Giacinto Boulos Marcuzzo, e ha sede a Nazaret.
I cattolici di rito maronita, invece, fanno riferimento al Patriarcato di Antiochia e la loro sede si trova ad Haifa, ove vi è l'Arcieparchia
I cattolici di rito greco melchita fanno riferimento all'Arcieparchia di Akka (San Giovanni d'Acri) e all'arcieparchia di Gerusalemme dei Melchiti
Da 2006, il nunzio apostolico in Israele è monsignor Antonio Franco.
Inoltre, sono presenti anche cattolici israeliani di lingua ebraica, il cui ufficio è diretto dal gesuita padre David Nehaus e ha sede a Gerusalemme, e cattolici di lingua russa.
Ora, mi voglio rivolgere ai soliti beceri anti-israeliani con questa domanda:

"Se Israele odiasse i cristiani e non li tollerasse, come potrebbe esserci una Chiesa così ben organizzata sul suo suolo?".

Inoltre, l'esercito israeliano si è avvalso della collaborazione dei frati dell'Ordine Francescano per dialogare con le popolazioni arabe.
Quindi, questi israeliani non sono così cattivi come qualche persona con poco sale in zucca vuole fare credere.
Termino facendovi leggere l'Accordo Fondamentale tra la Santa Sede e lo Stato di Israele:

"Accordo fondamentale tra la Santa Sede e lo Stato di Israele

Firmato il 30 dicembre 1993.

Preambolo.

La Santa Sede e lo Stato d'Israele,

-  memori del carattere straordinario e del significato universale della Terra Santa;

- consapevoli della natura unica delle relazioni tra la chiesa cattolica e il popolo ebraico, e del processo storico di riconciliazione e di crescita nella comprensione reciproca e nell'amicizia tra cattolici ed ebrei;

- avendo deciso il 29 luglio 1992, di istituire una "Commissione bilaterale permanente di lavoro", al fine di studiare e definire insieme i punti di comune interesse, e nella prospettiva di una normalizzazione delle loro relazioni,

- riconoscendo che il lavoro della summenzionata commissione ha prodotto materiale sufficiente per un primo Accordo fondamentale;

- rendendosi conto che tale Accordo fornirà una base solida e duratura per lo sviluppo progressivo delle loro relazioni presenti e future e per la promozione del compito della commissione,

- concordano sui seguenti articoli:

Articolo 1.

1. Lo Stato d'Israele, richiamandosi alla propria Dichiarazione d'indipendenza, afferma il proprio permanente impegno a sostenere e osservare il diritto umano alla libertà di religione e di coscienza nei termini in cui è definito nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e negli altri atti internazionali cui aderisce.
2. La Santa Sede, richiamandosi alla dichiarazione sulla libertà religiosa del concilio ecumenico Vaticano II Dignitatis humanae, afferma l'impegno della chiesa cattolica a sostenere il diritto umano alla libertà di religione e di coscienza, nei termini in cui è definito nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e negli altri atti internazionali cui aderisce. La Santa Sede desidera parimenti affermare il rispetto della chiesa cattolica per le altre religioni e i loro seguaci, secondo quanto solennemente stabilito dal concilio ecumenico Vaticano II nella dichiarazione sulle relazioni della chiesa con le religioni non cristiane Nostra aetatae.

Articolo 2.

1. La Santa Sede e lo Stato d'Israele si impegnano alla necessaria collaborazione nella lotta contro ogni forma di antisemitismo e ogni tipo di razzismo e di intolleranza religiosa, e nella promozione della reciproca comprensione tra le nazioni, della tolleranza fra le comunità e del rispetto per la vita e la dignità umana.

2 La Santa Sede coglie l'occasione per ribadire la condanna dell'odio, della persecuzione e di ogni altra manifestazione di antisemitismo, ovunque, in ogni tempo e da chiunque rivolta contro il popolo ebraico e i singoli ebrei. In particolare, la Santa Sede deplora gli attacchi ad ebrei e la profanazione delle sinagoghe e dei cimiteri ebraici, atti che offendono la memoria delle vittime dell'Olocausto, in particolare quando avvengono negli stessi luoghi che ne sono stati testimoni.

Articolo 3.

1. La Santa Sede e lo Stato d'Israele riconoscono che entrambi sono liberi nell'esercizio dei loro rispettivi diritti e autorità, e si impegnano a rispettare questo principio nelle reciproche relazioni e nella loro collaborazione per il bene del popolo.

2. Lo Stato d'Israele riconosce il diritto della chiesa cattolica a svolgere i propri compiti religiosi, morali, educativi e caritativi, e ad avere istituzioni sue proprie, e a formare, nominare e impiegare proprio personale nelle suddette istituzioni o per i suddetti compiti, secondo i loro scopi. La chiesa riconosce il diritto dello stato a svolgere i propri compiti, quali la promozione e la tutela del benessere e della sicurezza del popolo. Stato e chiesa riconoscono entrambi la necessità di dialogo e di collaborazione in quegli ambiti che per la loro natura lo richiedano.

3. Riguardo alla personalità giuridica cattolica secondo il diritto canonico, la Santa Sede e lo Stato d'Israele apriranno un negoziato su come essa possa pienamente esercitarsi nel diritto israeliano, sulla base dei risultati di una sottocommissione mista di esperti.

Articolo 4.

1. Lo Stato d'Israele afferma il proprio permanente impegno a mantenere e a rispettare lo status quo nei Luoghi Santi cristiani per i quali è valido, e i relativi diritti delle comunità cristiane che vi sono comprese. La Santa Sede afferma l'impegno permanente della chiesa cattolica a rispettare il summenzionato statu quo e i suddetti diritti.

2. Quanto sopra resta valido nonostante qualsiasi interpretazione in contrario di altri articoli del presente Accordo fondamentale.

3. Lo Stato d'Israele concorda con la Santa Sede sull'obbligo del permanente rispetto e della tutela del carattere proprio dei luoghi sacri cattolici, quali le chiese, i monasteri. i conventi, i cimiteri e simili.

4. Lo Stato d'Israele concorda con la Santa Sede sulla permanente garanzia della libertà di culto cattolico.

Articolo 5.

La Santa Sede e lo Stato d'Israele riconoscono di avere entrambi interesse nel favorire i pellegrinaggi cristiani in Terra Santa. Ogni volta che si renderà necessario un coordinamento, i rispettivi organismi della chiesa e dello stato si consulteranno e collaboreranno a seconda delle esigenze.
Lo Stato d'Israele e la Santa Sede esprimono la speranza che tali pellegrinaggi costituiscano un'occasione per una migliore comprensione tra i pellegrini e le persone e le religioni in Israele.
Articolo 6.

La Santa Sede e lo Stato d'Israele congiuntamente ribadiscono il diritto della chiesa cattolica a istituire, mantenere e dirigere scuole e istituti a tutti i livelli; l'esercizio di tale diritto sarà in armonia con i diritti dello stato nel campo dell'educazione.

Articolo 7.

La Santa Sede e lo Stato d'Israele riconoscono di avere un comune interesse nel promuovere e incoraggiare gli scambi culturali tra gli istituti cattolici in tutto il mondo e gli istituti di formazione, di cultura e di ricerca in Israele, e nell'agevolare l'accesso a manoscritti, documenti storici e altre fonti affini, in conformità con le leggi e i regolamenti competenti.

Articolo 8.

Lo Stato d'Israele riconosce che il diritto della chiesa cattolica alla libertà d'espressione nello svolgere i propri compiti viene esercitato anche attraverso strumenti di comunicazione di proprietà della chiesa; l'esercizio di tale diritto sarà in armonia con i diritti dello stato nel campo degli strumenti di comunicazione.

Articolo 9.

La Santa Sede e lo Stato d'Israele congiuntamente ribadiscono il diritto della chiesa cattolica a svolgere i suoi compiti in ambito caritativo attraverso le proprie istituzioni sanitarie e di assistenza sociale; l'esercizio di tale diritto sarà in armonia con i diritti dello stato in questo campo.

Articolo 10.

1. La Santa Sede e lo Stato d'Israele congiuntamente ribadiscono il diritto della chiesa cattolica alla proprietà.

2. Senza pregiudicare i diritti consolidati delle parti:

a) La Santa Sede e lo Stato d'Israele negozieranno in buona fede un accordo complessivo, che contempli soluzioni accettabili da ambo le parti su punti non chiari, non fissati o discussi a proposito della proprietà e di questioni economiche e fiscali che riguardano in generale la chiesa cattolica o specifiche comunità o istituzioni cattoliche.

b) In vista dei suddetti negoziati, la Commissione bilaterale permanente di lavoro nominerà una o più sottocommissioni bilaterali di esperti per studiare tali punti e formulare proposte.

c) Le parti si prefiggono di iniziare i summenzionati negoziati entro tre mesi dall'entrata in vigore del presente Accordo e mirano a raggiungere un accordo entro due anni dall'inizio dei negoziati.

d) Per tutta la durata di tali negoziati, si dovranno evitare azioni incompatibili con questi impegni.

Articolo 11.

1. La Santa Sede e lo Stato d'Israele dichiarano il rispettivo impegno alla promozione della pacifica risoluzione dei conflitti tra gli stati e le nazioni, con l'esclusione della violenza e del terrore dalla vita internazionale.

2. La Santa Sede, fatto salvo in ogni caso il diritto a esercitare il proprio magistero morale e spirituale, ritiene opportuno richiamare che, a motivo del suo stesso carattere, è solennemente impegnata a rimanere estranea a qualsiasi conflitto puramente temporale; tale principio è valido in particolare per i territori disputati e le frontiere non definite.

Articolo 12.

La Santa Sede e lo Stato d'Israele continueranno in buona fede il negoziato in conformità con l'Agenda concordata a Gerusalemme il 151uglio 1992 e confermata in Vaticano il 29 luglio 1992; lo stesso vale per quei punti che emergessero dagli articoli del presente Accordo, nonché per altri punti concordati bilateralmente come oggetti di negoziato.

Articolo 13.

1. In questo Accordo, le parti usano i termini nel senso qui specificato:

a) la chiesa cattolica e la chiesa - comprendendo, inter alia, le sue comunità e istituzioni;

b) comunità della chiesa cattolica - intendendo le entità religiose cattoliche considerate dalla Santa Sede come "chiese sui sui iuris" e dallo Stato d'Israele come "comunità religiose riconosciute";

c) lo Stato d'Israele e lo stato - comprendendo, inter alia, le sue autorità per legge costituite.

2. Nonostante la validità del presente Accordo relativamente alle parti, e senza derogare dalla generalità di ogni valida norma di legge in riferimento ai trattati, le parti concordano che il presente Accordo non pregiudichi i diritti e gli obblighi derivanti dai trattati esistenti tra l'una o l'altra delle parti e uno o più stati, che siano conosciuti ed effettivamente a disposizione di ambo le parti all'atto della firma del presente Accordo.

Articolo 14.

1 All'atto della firma del presente Accordo fondamentale e in preparazione all'istituzione di complete relazioni diplomatiche, la Santa Sede e lo Stato d'Israele si scambiano rappresentanti speciali, di cui un Protocollo addizionale specifica il grado e i privilegi.

2. A seguito dell'entrata in vigore e immediatamente dopo l'inizio della realizzazione del presente Accordo fondamentale. La Santa Sede e lo Stato d'Israele stabiliranno complete relazioni diplomatiche al livello da parte della Santa Sede, di nunziatura apostolica, e da parte dello Stato d'Israele, di ambasciata.

Articolo 15.

Il presente Accordo entrerà in vigore alla data della notificazione o ratifica da entrambe le parti.

Fatto in due copie originali in lingua inglese ed ebraica, testi entrambi ugualmente autentici. In caso di divergenza, prevale il testo inglese.

Firmato a Gerusalemme, oggi giorno trenta del mese di dicembre dell'anno 1993, che corrisponde al giorno sedici del mese di Tebeth dell'anno 5754.
[Divenuto effettivo il 10 maggio 1994 (nota della Redazione)]
______________________
Protocollo addizionale.

1. In riferimento all'articolo 14. § I dell'Accordo fondamentale, firmato dalla Santa Sede e dallo Stato d'Israele, i "rappresentanti speciali" avranno rispettivamente, il grado di nunzio apostolico e di ambasciatore.

2. Tali rappresentanti speciali godranno di tutti i diritti, privilegi e immunità garantiti ai capi delle missioni diplomatiche secondo il diritto internazionale e la consuetudine comune, su basi di reciprocità.

3. Il rappresentante speciale dello Stato d'Israele presso la Santa Sede, pur residente in Italia, godrà di tutti i diritti, privilegi e immunità definiti dall'articolo 12 del Trattato del 1929 tra la Santa Sede e l'Italia, concernenti gli inviati di governi stranieri presso la Santa Sede residenti in Italia. Al personale della missione del rappresentante speciale di Israele saranno parimenti garantiti i diritti, privilegi e immunità estesi al personale di una missione diplomatica. Secondo una consuetudine consolidata, né il rappresentante speciale, né gli ufficiali membri della sua missione, possono allo stesso tempo essere membri della missione diplomatica di Israele in Italia.

4. Il rappresentante speciale della Santa Sede presso lo Stato d'Israele può al tempo stesso esercitare altre funzioni di rappresentanza della Santa Sede ed essere accreditato presso altri stati. Questi e il personale della sua missione godranno di tutti i diritti, privilegi e immunità garantiti da Israele agli agenti e alle missioni diplomatiche.

5. I nomi, il grado e i compiti dei rappresentanti speciali compariranno, nel modo opportuno, nella lista ufficiale delle missioni straniere accreditate presso ciascuna delle parti.

Firmato a Gerusalemme, oggi giorno trenta del mese di dicembre dell'anno 1993, che corrisponde al giorno sedici del mese di Tebeth dell'anno 5754.".

Invece di dire e scrivere falsità, certa gente farebbe bene ad informarsi.
Cordiali saluti.







DAL SITO DI PLINIO CORREA DE OLIVEIRA, PERCHÉ IL NOSTRO POVERO MONDO UGUALITARIO SI È ENTUSIASMATO PER IL FASTO E LA MAESTOSITÀ DELL’INCORONAZIONE?



Cari amici ed amiche.

Sul sito di Plinio Correa de Oliveira  ho trovato questo articolo interessante:

"In occasione dell'insediamento del generale Eisenhower alla carica di presidente della repubblica degli Stati Uniti, abbiamo scritto alcune considerazioni, che hanno suscitato interesse tra i lettori di Catolicismo. In quell’occasione abbiamo promesso di analizzare anche le cerimonie della incoronazione della regina d'Inghilterra, Elisabetta II. E di questo impegno ci veniamo a sdebitare.

Monografia sociale di palpitante interesse
La splendida cerimonia ha offerto una visione di insieme - soltanto su un piano simbolico, ma che, precisamente per il fatto di essere simbolico, traduce meglio di qualsiasi altro alcuni aspetti della realtà - dell'Inghilterra con tutto quanto essa è, possiede e può al giorno d'oggi. Le istituzioni inglesi, il loro significato profondo, il loro passato, le loro presenti condizioni di esistenza, le tendenze con cui avanzano verso il futuro, la situazione attuale della Gran Bretagna nel Commonwealth e nel mondo, le prospettive favorevoli e anche le spesse nebbie che si delineano per essa sugli orizzonti diplomatici, tutto, insomma, si è riflesso in qualche modo nell’incoronazione, e nelle cerimonie che l'hanno preceduta e che a essa hanno fatto seguito. Inoltre, in tutte queste cerimonie vi è una tale ricchezza di aspetti, che rende ciascuna di esse capace di suscitare tante considerazioni, che non sarebbe troppo se una équipe di specialisti, in quest’epoca di indagini sociologiche, dedicasse alle cerimonie, alle manifestazioni e alle solennità di cui l’incoronazione è stata il punto centrale, una ricerca accurata, che andrebbe a formare certamente alcuni grossi volumi.
Le nostre aspirazioni, evidentemente, devono essere più limitate. Non vogliamo trattare di tutti gli aspetti delle feste dell’incoronazione, e non tentiamo neppure di elencarli. Vogliamo prendere in considerazione solamente un lato di questo vasto argomento.

L’uguaglianza, idolo del nostro secolo
In tutti i campi della vita odierna si manifesta l’influenza schiacciante dello spirito di uguaglianza. In altri tempi, la virtù, la culla, il sesso, l’educazione, la cultura, l'età, il genere di professione, i poteri, altre circostanze ancora, modellavano e sfumavano la società umana con la varietà e la ricchezza di mille distinzioni e colori, influivano in tutti i modi nei rapporti tra gli uomini, segnavano a fondo le leggi, le istituzioni, le attività intellettuali, i costumi, la economia, e comunicavano a tutta l'atmosfera della vita pubblica e privata una nota di gerarchia, di rispetto, di gravità. In questo consisteva uno dei tratti spirituali più profondi e tipici della società cristiana. Si esagererebbe se si affermasse che oggi tutte queste distinzioni e sfumature sono state abolite. Sarebbe tuttavia impossibile non riconoscere che molte sono scomparse completamente, e che le poche che restano vanno riducendosi e scolorendo giorno dopo giorno.
Indubbiamente, la vita è una costante trasformazione di tutto quanto non è perenne. Sarebbe normale che molte delle sfumature di altri tempi scomparissero, e che se ne formassero altre. Ma attualmente non si dà, per così dire, una sola trasformazione che non abbia come effetto un livellamento, che non favorisca direttamente o indirettamente la marcia della società umana verso uno stato di cose assolutamente ugualitario. E quando quelli di sotto rallentano lapoussée [spinta] ugualitaria, sono quelli di sopra che si incaricano di portarla avanti. Questo fenomeno non è circoscritto a una nazione, e neppure a un continente, e sembra spinto da un vento che soffia sul mondo intero. Il tifone livellatore rettifica qui e là — in Asia, per esempio, e in certe zone ipercapitalistiche dell'Occidente — abusi intollerabili, imponendo in altri luoghi mutamenti ammissibili, distruggendo in altri, infine, diritti incontestabili, e colpendo a fondo lo stesso ordine naturale delle cose. In tutti questi casi, però, importa notare che questo tifone ugualitario, di ampiezza cosmica, non cessa di soffiare. Fatta una riforma giusta, esso tende a continuare la sua opera livellatrice e a passare a quanto è dubbiosamente giusto, e una volta raggiunto questo punto, entra con impeto crescente nel terreno di quanto è chiaramente ingiusto. Questa sete di uguaglianza si sazia solamente con il livellamento completo, totale, assoluto. L’uguaglianza è la meta verso la quale tendono le aspirazioni delle masse, la mistica che governa l'azione di quasi tutti gli uomini, l'idolo sotto la cui egida l'umanità spera di trovare l'età dell'oro.

Un fatto sconcertante: la popolarità dell’incoronazione
Ora, mentre questo tifone soffia con una forza senza precedenti, nel pieno svolgimento di questo enorme processo mondiale, una regina è incoronata secondo riti ispirati da una mentalità assolutamente anti-ugualitaria. Questo fatto non irrita, non provoca proteste, e, al contrario, è accolto da una enorme ondata di simpatia popolare. Il mondo intero ha festeggiato l’incoronazione della giovane sovrana inglese, quasi come se le tradizioni che ella rappresenta fossero un valore comune a tutti i popoli. Da ogni parte sono affluite a Londra persone desiderose di estasiarsi di fronte a uno spettacolo tanto anti-moderno. Davanti a tutti gli apparecchi televisivi si sono raccolti avidi, assetati di vedere la cerimonia, uomini, donne, bambini di tutte le nazioni, di tutte le lingue, delle più diverse professioni, e, il che è assolutamente straordinario, delle più diverse opinioni. In questo immenso movimento spirituale dell’umanità contemporanea vi è qualcosa di sorprendente, di contraddittorio, di sconcertante forse, che esige una analisi accurata. Ed è questo l'oggetto del nostro studio.

Alcune spiegazioni
Questo fatto ha attirato l'attenzione di diversi commentatori, che hanno proposto alcune spiegazioni. Gli uni hanno ricordato che, nella misura in cui la ugualitarizzazione si diffonde e i re si vanno facendo rari, anche una incoronazione diventa più eccezionale, più straordinaria, più interessante. Altri, insoddisfatti da queste ragioni, hanno cercato un motivo diverso. La bellezza delle cerimonie, considerate nel loro aspetto puramente estetico, avrebbe attirato l'attenzione degli amanti del genere. La debolezza di queste spiegazioni è ovvia. Tutto, nelle informazioni relative alla incoronazione, ha dimostrato che le masse si sono commosse per essa, non per un semplice impulso di curiosità, per vedere la ricostruzione di una cerimonia storica o lo svolgimento di uno spettacolo artistico, ma per un immenso movimento di ammirazione quasi religiosa, di simpatia, anche di tenerezza, che ha circondato non solo la giovane regina, ma tutto ciò che ella e l’istituzione monarchica dell'Inghilterra simboleggiano. Se la incoronazione fosse stata, per quanti l'hanno vista, un semplice spettacolo storico, una pura curiosità artistica, che avrebbe potuto essere rappresentata ugualmente bene o meglio da attori professionisti, come spiegare il fremito di gioia, il rinnovarsi di speranze in un futuro migliore, le manifestazioni di apoteosi, le acclamazioni senza fine, dei giorni dell’incoronazione?
Qualcuno ha azzardato un'altra spiegazione. L'uomo ha mostrato in tutti i tempi, in tutti i luoghi, una debolezza: il gusto per i titoli onorifici, per le distinzioni, per la pompa. Ora, l'ugualitarismo razionale e austero dei nostri giorni non alimenta assolutamente questa debolezza. E, così, quando una occasione come l’incoronazione dà a ciò pretesto, l'uomo sente tutto il diletto che suole dargli il soddisfacimento delle sue debolezze.
A nostro modo di vedere, vi è molto da scartare in questa opinione, ma vi è anche un filone d'oro. Il filone consiste nel riconoscere che nella natura umana vi è una tendenza profonda, permanente, forte, verso ciò che è pompa, titolo onorifico, distinzione, e che l'ugualitarismo odierno comprime questa tendenza, generando una nostalgia profonda, che esplode tutte le volte che ne trova una occasione. Lo scarto consiste nel considerare questa tendenza una debolezza. Che il gusto per le onorificenze, e per le distinzioni dia origine a molte manifestazioni della piccineria umana, non vi è chi lo neghi. L'errore sta nel dedurne che questo gusto sia in sé stesso una debolezza! Come se la fame, la sete, il desiderio di riposo, e tante altre tendenze naturali nell'uomo, e in sé assolutamente legittime, dovessero essere considerate cattive, erronee, ridicole, per il semplice fatto che sono occasioni di eccessi e anche di crimini senza numero! Perfino i sentimenti più nobili dell'uomo possono portarlo a debolezze. Non vi è sentimento più rispettabile dell'amore materno. Tuttavia, a quanti errori può portare, a quanti ha già portato, a quanti ancora porterà in futuro...

Una virtù essenziale: la dignità
Il gusto dell’uomo per le onorificenze, per le distinzioni, per la solennità, non è altro che la manifestazione del saggio istinto di socievolezza, tanto inerente alla nostra natura, tanto giusto in sé stesso, tanto saggio quanto qualsiasi altro istinto di cui Dio ci ha dotati.
La nostra natura ci porta a vivere in società con altri uomini. Ma non si accontenta di una qualsiasi convivenza. Per le persone con una struttura spirituale retta, e perciò fatta eccezione degli eccentrici, degli atrabiliari, dei nevropatici, la convivenza umana realizza perfettamente i loro obiettivi naturali soltanto quando è fondata sulla conoscenza e sulla comprensione reciproche, e quando da questa conoscenza e da questa comprensione nasce la stima, l'amicizia. In altri termini, l'istinto di socievolezza richiede non una convivenza umana fondata su equivoci, irta di incomprensioni e di attriti, ma un contesto di rapporti pacifici, armoniosi e piacevoli.
Anzitutto, vogliamo essere conosciuti per ciò che effettivamente siamo. Un uomo che abbia qualità tende naturalmente a manifestarle, e desidera che queste qualità gli acquistino la stima e la considerazione dell'ambiente in cui vive. Un cantante, per esempio, tende a farsi ascoltare, e a suscitare nell'uditorio il gusto che le qualità della sua voce meritano. Per la stessa ragione, un pittore tende a esporre le sue tele, uno scrittore a pubblicare i suoi lavori, un uomo colto a comunicare quanto sa, ecc. E per una ragione analoga, infine, l'uomo virtuoso si onora di essere tenuto come tale. L’indifferenza totale rispetto al concetto che ha di noi il prossimo, non è virtù ma mancanza di dignità.
È chiaro che il retto e discreto desiderio di una buona reputazione può facilmente corrompersi come tutto quanto è inerente all'uomo. È una conseguenza del peccato originale. Così, anche l'istinto di conservazione può facilmente degenerare in paura, il ragionevole desiderio di alimentarsi in gola, ecc. Nel caso concreto della socievolezza, è molto facile che giungiamo all'eccesso di considerare il plauso dei nostri simili un autentico idolo, l'obiettivo di tutti i nostri atti, la ragione del nostro comportamento virtuoso; che per ottenere questo plauso fingiamo qualità che non abbiamo, oppure rinneghiamo i nostri princìpi più sacri (chi saprà mai quante anime il rispetto umano trascina all'inferno!); che portati da questa sete commettiamo crimini per salire a posti e a condizioni elevate; che affascinati da questo obiettivo diamo un’importanza risibile ai più piccoli fattori capaci di metterci in mostra; che proviamo odi violenti, esercitiamo vendette atroci contro chi non ha riconosciuti in tutta la loro pretesa ampiezza i meriti che immaginiamo di avere. La Storia pullula letteralmente di tristi esempi di tutto questo. Ma, insistiamo, se con questo argomento dovessimo concludere che è intrinsecamente cattivo il desiderio dell'uomo di essere conosciuto e stimato dai suoi simili per quello che veramente è, dovremmo condannare tutti gli istinti, la nostra stessa natura.
È certo, anche, che Dio esige che a riguardo del nostro buon concetto presso il prossimo, siamo distaccati interiormente, come riguardo a tutti gli altri beni della terra, l'intelligenza, la cultura, la carriera, la bellezza, la ricchezza, la salute, la vita stessa. Ad alcuni Dio chiede un distacco non soltanto interiore, ma esteriore, dalla considerazione sociale, come ad altri chiede non soltanto la povertà in spirito ma la povertà materiale effettiva. È allora necessario ubbidire. E da ciò il fatto che le agiografie rigurgitano di esempi di santi che fuggono dalle più lecite manifestazioni di apprezzamento da parte dei loro simili.
Nonostante tutto questo, è lecito in sé stesso che l'uomo desideri essere stimato da quelli con cui convive.

Una condizione di esistenza della società: la giustizia
Questa tendenza naturale è per altro consonante con uno dei princìpi più essenziali della vita sociale, che è la giustizia, secondo la quale si deve dare a ciascuno quello a cui ha diritto non soltanto in beni materiali, ma anche in onore, distinzione, stima, affetto. Una società basata sul disconoscimento totale di questo principio sarebbe assolutamente ingiusta. «Date a tutti ciò che è dovuto, a chi il tributo il tributo, a chi il dazio il dazio, a chi il timore il timore, a chi l'onore l'onore», ci dice san Paolo.
Aggiungiamo che queste manifestazioni sono dovute di rigore non solamente ai meriti personali, ma anche alla funzione, alla carica o alla posizione che una persona detiene. Così, il figlio deve rispettare suo padre anche se cattivo, il fedele deve riverire il sacerdote anche se indegno, il suddito deve rispettare il suo sovrano anche se corrotto. San Pietro comanda agli schiavi che onorino i loro signori anche se di carattere intrattabile.
E d'altro canto è necessario anche saper onorare in un uomo la stirpe illustre dalla quale discende. Questo punto è particolarmente doloroso per l'uomo ugualitario di oggi. Tuttavia è così che pensa la Chiesa. Leggiamo l'insegnamento profondo e splendido di Pio XII: «Le ineguaglianze sociali, anche quelle legate alla nascita, sono inevitabili: la natura benigna e la benedizione di Dio all'umanità illuminano e proteggono le culle, le baciano, ma non le pareggiano. Guardate pure le società più inesorabilmente livellate. Nessun'arte ha mai potuto operare tanto che il figlio di un gran Capo, di un gran conduttore di folle, restasse in tutto nel medesimo stato di un oscuro cittadino perduto fra il popolo. Ma se tali ineluttabili disparità possono paganamente apparire un'inflessibile conseguenza del conflitto delle forze sociali e della potenza acquisita dagli uni sugli altri, per le leggi cieche che si stimano reggere l'attività umana e metter capo al trionfo degli uni, come al sacrificio degli altri; da una mente invece cristianamente istruita ed educata esse non possono considerarsi se non quale disposizione voluta da Dio con il medesimo consiglio delle ineguaglianze nell'interno della famiglia, e quindi destinate a unire maggiormente gli uomini tra loro nel viaggio della vita presente verso la patria del cielo, gli uni aiutando gli altri, a quel modo che il padre aiuta la madre e i figli».

La dignità e la giustizia impongono la formazione del protocollo
Abbiamo visto, fino a questo punto, che la stessa natura esige che nella convivenza sociale siano tenuti nella dovuta considerazione tutti i valori umani, che differiscono gli uni dagli altri quasi all'infinito.
Come applicare, in pratica, questo principio? Come ottenere che un valore sia visto e riconosciuto da tutti gli uomini, e che ciascuno senta esattamente in che misura questo valore deve essere riverito? Più concretamente, come insegnare a tutti che la virtù, l'età, il talento, la stirpe illustre, la carica, la funzione, devono essere onorate? Come indicare la misura esatta di rispetto e di amore che si deve a ciascuno? In tutti i tempi, in tutti i luoghi, lo stesso ordine naturale delle cose è venuto risolvendo il problema con l'aiuto dell'unico mezzo pienamente efficace: il costume.

Saggezza profonda del protocollo dell’incoronazione
Così, usando gli stessi modi di trattare con le persone di identica condizione, il buon senso, l'equilibrio, il tatto delle società umane è venuto creando punto per punto, in ogni paese o in ogni area culturale, le regole di cortesia, le formule, i gesti, diremmo quasi i riti adeguati a definire, insegnare, simboleggiare ed esprimere quanto si deve a ogni persona, secondo la sua condizione, in materia di venerazione e di stima.
Sotto l'influsso della Chiesa, la civiltà cristiana ha portato all'apogeo questa bella arte dei costumi e dei simboli sociali. Ne è derivata la meravigliosa cortesia e affabilità di modi dell'europeo, e, per estensione, dei popoli americani nati dall'Europa; i princìpi della Rivoluzione francese del 1789 si sono incaricati di colpirla profondamente.
I titoli di nobiltà, i simboli dell'araldica, le decorazioni, le regole del protocollo, non sono stati altro che mezzi mirabili, pieni di tatto, di precisione e di significato, per definire, graduare e modellare i rapporti umani all'interno dei quadri politici e sociali allora esistenti. A nessuno potrebbe accadere di vedervi una pura vanità. La stessa Chiesa, che è maestra di tutte le virtù e combatte tutti i vizi, ha istituito titoli di nobiltà, ha distribuito e distribuisce decorazioni, ha elaborato per sé tutto un cerimoniale di una mirabile precisione nel definire tutte le differenze gerarchiche che la legge divina e la saggezza dei Papi sono venute creando nel suo seno nel corso dei secoli. Sulle decorazioni il beato Pio X ha detto: «Le ricompense concesse al valore contribuiscono potentemente a suscitare nei cuori il desiderio di azioni rilevanti, perché se glorificano uomini distinti che hanno ben meritato dalla Chiesa oppure dalla società, trascinano gli altri con l'esempio a percorrere la stessa carriera di gloria e di onore. Con questa saggia intenzione, i Pontefici Romani, Nostri Predecessori, hanno circondato di un amore speciale gli Ordini Cavallereschi, quasi come stimoli di gloria […]».
Che vi sia poi un’insegna per la carica suprema dello Stato, insegne proprie per le persone di stirpi più illustri, vesti di gala per i dignitari incaricati delle funzioni di maggiore importanza politica, che tutto l'apparato di questi simboli sia utilizzato nella cerimonia di insediamento del capo dello Stato, in tutto questo non vi è una mascherata, né concessioni a debolezze. Vi è soltanto la osservanza di regole di comportamento assolutamente conformi con l'ordine naturale delle cose.

Modernizzazione sconsiderata
Ma, dirà qualcuno, non sarebbe conveniente modernizzare tutti questi simboli, aggiornare tutte queste cerimonie? Perché conservare riti, formule, abiti del più remoto passato?
La domanda è di un semplicismo rozzo. I riti, le formule, gli abiti, per il fatto di esprimere situazioni, stati d'animo, circostanze realmente esistenti, non possono essere creati oppure riformati bruscamente e per decreto, bensì gradualmente, lentamente, in generale impercettibilmente, attraverso l'azione del costume. Ora, questo processo di trasformazione è stato reso impossibile dalla Rivoluzione francese con tutta la sua sequela di avvenimenti. Infatti, l'umanità si è lasciata trascinare dal miraggio di un egualitarismo assoluto, ha votato al disprezzo e all'odio tutto quanto, nel campo dei costumi, esprime disuguaglianze, e ha istituito un ordine di cose nuovo, basato sulla tendenza al livellamento completo, all'abolizione di tutte le etichette e di tutte le regole di comportamento. Imbevuta di questo spirito, ha perso la capacità di mettere mano nelle cose del passato per un fine diverso da quello di distruggerle. Se l'uomo contemporaneo dovesse riformare riti e istituire simboli, siccome la Rivoluzione francese ha creato in lui l'adorazione della legge e il disprezzo del costume, cercherebbe, per di più, di farlo per decreto. E, ancora una volta, niente è più irreale, più artificiale, in molti casi più pericoloso, delle realtà sociali che si immagina di poter creare per legge. La corte da operetta, rutilante, fanfarona, e profondamente volgare, di Napoleone lo ha mostrato bene.

Distruggere per distruggere
Per altro, è necessario aggiungere che il semplice fatto che un rito, oppure un simbolo, sia molto antico, non è ragione sufficiente per abolirlo, ma piuttosto per conservarlo. L'autentico spirito tradizionale non distrugge per distruggere. Al contrario, conserva tutto, e distrugge solamente quanto ha motivi reali e seri per essere distrutto. Infatti, l'autentica tradizione, se non è una sclerotizzazione, una rigida fissazione nel passato, è ancor meno una negazione costante di esso.
A questo proposito, ci si permetta di citare un'altra pagina magistrale di Pio XII. Rivolgendosi alla nobiltà e al patriziato romano, e facendo riferimento alla tradizione che l'aristocrazia della Città Eterna vi rappresentava, il Pontefice ha detto : «Molti animi, anche sinceri, s'immaginano e credono che la tradizione non sia altro che il ricordo, il pallido vestigio di un passato che non è più, che non può più tornare, che tutt'al più viene con venerazione, con riconoscenza se vi piace, relegato e conservato in un museo che pochi amatori o amici visitano. Se in ciò consistesse e a ciò si riducesse la tradizione, e se importasse il rifiuto o il disprezzo del cammino verso l'avvenire, si avrebbe ragione di negarle rispetto e onore, e sarebbero da riguardare con compassione i sognatori del passato, ritardatari in faccia al presente e al futuro, e con maggior severità coloro, che, mossi da intenzione meno rispettabile e pura, altro non sono che i disertori dei doveri dell'ora che volge così luttuosa.
«Ma la tradizione è cosa molto diversa dal semplice attaccamento ad un passato scomparso; è tutto l'opposto di una reazione che diffida di ogni sano progresso. Il suo stesso vocabolo etimologicamente è sinonimo di cammino e di avanzamento. Sinonimia, non identità. Mentre infatti il progresso indica soltanto il fatto del cammino in avanti, passo innanzi passo, cercando con lo sguardo un incerto avvenire; la tradizione dice pure un cammino in avanti, ma un cammino continuo, che si svolge in pari tempo tranquillo e vivace, secondo le leggi della vita, sfuggendo alla angosciosa alternativa: "Si jeunesse savait, si vieillesse pouvait!" [Se la gioventù sapesse, se la vecchiaia potesse!]; simile a quel Signore di Turenne, di cui fu detto: "Il a eu dans sa jeunesse toute la prudence d'un âge avancé, et dans un âge avancé toute la vigueur de la jeunesse" (Fléchier, Oraison funèbre, 1676) [Egli ebbe nella sua gioventù tutta la prudenza di un’età avanzata, e in un’età avanzata tutto il vigore della gioventù]. In forza della tradizione, la gioventù, illuminata e guidata dall'esperienza degli anziani, si avanza di un passo più sicuro, e la vecchiaia trasmette e consegna fiduciosa l'aratro a mani più vigorose che proseguono il solco cominciato. Come indica col suo nome la tradizione è il dono che passa di generazione in generazione, la fiaccola che il corridore ad ogni cambio pone in mano e affida all'altro corridore, senza che la corsa si arresti o si rallenti. Tradizione e progresso s'integrano a vicenda con tanta armonia, che, come la tradizione senza il progresso contraddirebbe a sé stessa, così il progresso senza la tradizione sarebbe un’impresa temeraria, un salto nel buio.
«No, non si tratta di risalire la corrente, di indietreggiare verso forme di vita e di azioni di età tramontate, bensì, prendendo e seguendo il meglio del passato, di avanzare incontro all'avvenire con vigore di immutata giovinezza».

Nostalgia di un sano ordine naturale
Ora, il mondo contemporaneo ha rotto proprio con questa tradizione, per adottare un progresso nato non dallo sviluppo armonioso del passato, ma dai tumulti e dagli abissi della Rivoluzione francese. In un mondo livellato, poverissimo di simboli, regole, modi, compostezza, di tutto quanto significa ordine e distinzione nella convivenza umana, e che in ogni momento continua a distruggere il pochissimo di ciò che a esso resta, mentre la sete di uguaglianza si va saziando, la natura umana, nelle sue fibre profonde, va sentendo sempre di più la mancanza di ciò con cui così follemente ha rotto. Qualcosa di molto intimo e forte in essa le fa sentire uno squilibrio, un’incertezza, un’insipidità, una spaventosa volgarità di vita, che tanto più si accentua quanto più l'uomo si riempie dei tossici dell’uguaglianza.
La natura ha reazioni improvvise. L'uomo contemporaneo, ferito e trattato male nella sua natura da tutto un tenore di vita costruito su astrazioni, chimere, teorie vane, nei giorni dell’incoronazione si è rivolto estasiato, istantaneamente ringiovanito e riposato, verso il miraggio di questo passato così diverso dal terribile giorno d'oggi. Non tanto per nostalgia del passato, quanto di certi princìpi dell'ordine naturale che il passato rispettava, e che il presente viola in ogni momento.
Ecco, a nostro modo di vedere, la spiegazione più profonda e più reale dell'entusiasmo che ha avvinto il mondo durante le feste dell’incoronazione.
(Plinio Corrêa de Oliveira - Catolicismo, giugno 1953)

60 anni dopo…
Londra, 3 giugno 2012 – Giubileo di Diamante della Regina Elisabetta II:
percorrendo il Tamigi accompagnata da 1.000 imbarcazioni"

Ringrazio l'amico Angelo Fazio che ha messo l'articolo su Facebook.
Effettivamente, queste cerimonie reali affascinano molto le persone.
Forse, ciò potrebbe essere dovuto ad un fascino del passato e degli antichi riti di incoronazione dei monarchi.
Il discorso vale per la regina del Regno Unito Elisabetta II come per il Santo Padre Benedetto XVI.
Una volta, le cerimonie di incoronazione erano cose per pochi.
Oggi, con la televisione ed internet, le cose sono cambiate.
Tutti possono vedere l'incoronazione di un re o l'intronizzazione di un Papa.
Però, va detta anche un'altra cosa.
La cultura di oggi è impregnata dei germi dell'egualitarismo.
L'egualitarismo è fonte dell'invidia sociale e dello scontro tra poveri e ricchi.
Molto spesso, il limite tra l'invidia e l'ammirazione è molto labile.
Cordiali saluti.





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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.