Presentazione

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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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sabato 14 luglio 2012

Popolo della Libertà di Roncoferraro, Filippo Poltronieri abdica!

Cari amici ed amiche.

Leggete l'articolo scritto su "La Voce di Mantova" e che è stato riportato qui sopra.
Esso parla della riunione del Popolo della Libertà di Roncoferraro che si era tenuta mercoledì sera presso la "Sala Di Capi" che è sita nella località di Barbasso.
Questa riunione è stata piuttosto vivace.
In essa è emersa una cosa molto importante.
Il capogruppo della lista di centrodestra in Consiglio comunale "Libertà di cambiare-diritto di crescere Poltronieri sindaco" , Filippo Poltronieri, non è più il coordinatore della locale sezione del Popolo della Libertà.
Al termine di quella riunione vivace, lo stesso Poltronieri ha annunciato ciò.
Poltronieri si era reso molto impopolare presso gli elettori e gli iscritti del Popolo della Libertà e presso il popolo di centrodestra per le sue scelte politiche difformi dai principi della stessa compagine politica.
Ad esempio,  durante la seduta del Consiglio comunale che si tenne il 23 agosto 2009, Poltronieri ed i suoi consiglieri votarono a favore delle linee programmatiche della maggioranza di di centrosinistra.
Se non ci credete, chiedete i verbali di quella seduta!
Durante un'altra seduta del Consiglio comunale, lo stesso Poltronieri fece un'interrogazione con cui chiese al sindaco Candido Roveda (Partito Democratico) se questi intendesse denunciare coloro che lo contestarono in seguito ad una vicenda riguardante il supermercato di fronte al cimitero, progetto che in precedenza fu sostenuto dallo stesso gruppo di Poltronieri che si staccò sempre di più dal resto del centrodestra.
Poltronieri ruppe con tanta parte del Popolo della Libertà, con la Lega Nord e con le associazioni, in primis quella dei commercianti.
Ciò divenne insostenibile per il centrodestra e mercoledì ciò emerse e, preso atto della situazione, Poltronieri ha dichiarato di non volere più fare il coordinatore del partito.
Poltronieri resterà capogruppo della lista "Libertà di cambiare diritto di crescere-Poltronieri sindaco" ma non è più il coordinatore del PdL.
Vale il detto che recita: "Chi è causa del suo male pianga sé stesso!".
Il coordinatore provinciale del PdL, il dottor Marco Ghirardini, ha preso atto di ciò e ha annunciato che farà di tutto perché a settembre si facciano i congressi comunali.
Cordiali saluti.




Affittasi casa a Sibari-Cosenza

Cari amici ed amiche.

L'amico Giuseppe Sagliocco ha diramato un annuncio.
Infatti, egli ha deciso di affittare una casa che si trova in Calabria, a Sibari, in provincia di Cosenza.
La casa è di no 90 mq ed è composta da cucina, sala da pranzo, tre camere da letto, due bagni un balcone ed un giardino.
La casa si trova a 600 metri dal mare.
Per maggiori informazioni, chiamate Giuseppe al numero di cellulare 3807308603 a quello fisso, che è 0371432501.
Cordiali saluti.

venerdì 13 luglio 2012

Dal sito del Centro Studi Internazionali, Le conseguenze della politica di Hamas nella Striscia di Gaza-di Silvia De Cristofano

Cari amici ed amiche.

L'ottimo Angelò Fazio ha messo questo articolo del Ce S.I, su Facebook.
L'articolo è intitolato " Le conseguenze della politica di Hamas nella Striscia di Gaza" e recita:

"La vittoria di Hamas alle elezioni del 2006, le prime che hanno visto la partecipazione del movimento islamista, ha comportato una serie di conseguenze, sia a livello interno sia sul piano internazionale, ha incrinato i rapporti all’interno dell’entità palestinese.A livello interno, infatti, si è assistito alla divisione del territorio palestinese in due entità, la Striscia di Gaza, guidata da Hamas, e la West Bank, governata dal Fatah, a causa del conflitto che si è consumato tra le due organizzazioni. Tale frammentazione, oltre ad aver prodotto un diffuso clima di sfiducia nella comunità palestinese, che paga il prezzo del blocco politico, economico e istituzionale che questa ha comportato nel Paese, ha prodotto un’ulteriore destabilizzazione nell’area tale da rendere assai difficile, se non impossibile, la conclusione di un accordo con Tel Aviv.
L’attività di Hamas in questi sei anni, non solo non ha portato a passi in avanti nelle trattative con Israele, ma non è neanche riuscita a rispondere alle esigenze della propria popolazione, di cui circa l’85% vive al di sotto della soglia di povertà. L’entità di tale dato sicuramente dipende in parte dall’embargo imposto dalle autorità israeliane, ma è soprattutto sintomo della mancanza di formulazione e attuazione di politiche economiche da parte delle autorità del movimento islamico.
Sul piano internazionale, i sei anni di governo di Hamas nella Striscia di Gaza hanno posto un serio ostacolo alle trattative tra l’ANP, Israele e la Comunità Internazionale per la soluzione della questione palestinese. Come è noto infatti, Hamas, attraverso l’azione delle Brigate Ezzedine al-Qassam (braccio armato dell’organizzazione), ha sistematicamente ostacolato i negoziatori palestinesi, proprio alla vigilia di importanti trattative, attraverso attentati e lanci di razzi verso Israele. Nel 2010, inoltre, si è assistito alla creazione di un comando congiunto tra Hamas e le 13 formazioni combattenti islamiche attive a Gaza, al fine di raggiungere un maggior coordinamento delle operazioni. Oltre alle già citate Brigate Qassam, compongono il comando: la Jihad Islamica, il Fronte Popolare e il Fronte per la liberazione della Palestina e formazioni jihadiste di stampo salafita e qaedista quali, Saif al-Islam, al-Ansar e Humat al-Aqsa.
Inoltre, quando, nello stesso anno, sono ripresi i negoziati tra Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese, dopo una lunga interruzione, le trattative hanno potuto riguardare il solo territorio della Cisgiordania a causa dell’assenza al tavolo della negoziazione di Hamas. Inoltre, il controllo della Striscia da parte del movimento islamista ha creato non pochi problemi per la sicurezza dello Stato di Israele. Esemplificativo è quanto avvenuto con l’operazione Piombo Fuso, iniziata nel dicembre il 2008 e conclusasi nel gennaio del 2009, quando Tel Aviv ha deciso di rispondere alle continue provocazioni di Hamas con un massiccio intervento militare.
Negli ultimi mesi, l’evidenza dell’impossibilità di proseguire sulla strada delle divisioni interne ha portato le due organizzazioni palestinesi a diversi tentativi di dialogo al fine di trovare un accordo che renda possibile lo svolgimento delle elezioni politiche, inizialmente previste per i primi mesi di quest’anno.
In seguito ad una manifestazione, tenutasi nella metà di marzo del 2011, nella quale i cittadini palestinesi hanno chiesto la fine della divisione tra i governi di Hamas e Fatah, i colloqui per un accordo tra le due fazioni hanno preso nuovo slancio. Il 4 maggio dello stesso anno si è giunti alla sottoscrizione di un accordo per la riconciliazione e la riunificazione politico-amministrativa dei territori palestinesi che, tuttavia, non ha prodotto i risultati sperati a causa delle persistenti divergenze tra i due movimenti. Malgrado ciò, i colloqui non si sono interrotti e alla fine di maggio del 2012 si è compiuto un importante passo verso la riconciliazione. Il 20 maggio, infatti, vi è stato un incontro tra Azzam al-Ahmed, storico membro di Fatah, e Mussa Abu Marzuk, vice di Khaled Meshaal, attuale leader di Hamas. In tale sede, grazie all’importante mediazione di negoziatori egiziani, sono state poste le basi per la formazione di un nuovo governo di transizione, guidato proprio dal Presidente dell’ANP Abbas. Inoltre, in seguito a tale accordo, la Commissione Centrale Elettorale, istituzione palestinese responsabile dell’organizzazione delle consultazioni popolari, ha annunciato d’aver iniziato le operazioni per l’aggiornamento delle liste elettorali.
Se, da un lato, questo potrebbe essere un segnale positivo per i cittadini palestinesi, che, quindi, presto potrebbero essere chiamati ad esprimere il loro voto, dall’altro sussistono ancora dubbi sulla reale volontà di riconciliazione tra i due schieramenti.
Ciò che Hamas e Fatah lasciano trasparire, è che le loro posizioni non siano compatibili a causa delle divergenze sulle modalità attraverso le quali perseguire la causa palestinese. Ogni qual volta i negoziatori di Fatah hanno affermato che Hamas aveva accettato la posizione dell’ANP di resistenza passiva all’occupazione israeliana e di uno Stato palestinese fondato sui confini del 1967, il movimento islamista ha sempre smentito e sottolineato come sia lontano il raggiungimento di un accordo su tali temi. In realtà, la divergenza sulla modalità di perseguimento della causa palestinese sembra strumentale a tenere in secondo piano due tipi di questioni che si rivelano in realtà fondamentali.
La prima concerne i problemi interni presenti in ciascun movimento. Infatti, da un lato, Fatah non riesce a dar voce alle nuove leve nella sua leadership, dall’altro Hamas deve affrontare il problema dell’erosione dei consensi del suo gruppo dirigente in esilio, di cui Meshaal è l’espressione, nei confronti delle autorità operanti a Gaza. Il gruppo dirigente all’estero, che è sempre stato più popolare tra la popolazione palestinese, ha perso terreno rispetto ai vertici operanti a Gaza poiché questi appaiono, agli occhi della popolazione, più attivi nella causa palestinese e da subito hanno preso posizione in favore dei manifestanti protagonisti della Primavera Araba, in particolare nel caso siriano. Meshaal è stato inizialmente più cauto nel condannare il regime di Assad, soprattutto perché la leadership all’estero era ospitata proprio a Damasco.
La seconda questione riguarda la consapevolezza di Hamas di aver perso consenso politico rispetto ai movimenti jihadisti che operano a Gaza e, in tal senso, un eventuale accordo con Fatah non farebbe che peggiorare la situazione nei confronti del proprio elettorato.
Pertanto, sia per i problemi relativi alla leadership che per il timore di un risultato elettorale sfavorevole, Hamas non sembra avere, per ora, alcun interesse a giungere ad un accordo che consenta una consultazione elettorale.
A pagare le spese di tale situazione sono, in generale, i cittadini palestinesi che si trovano senza una guida politica in grado di sostenere la causa della formazione di uno Stato unitario, che ad oggi risulta quantomeno utopistica. In special modo gli abitanti di Gaza, poi, sono in balia di una grave crisi economica e sociale e sono governati da una formazione politica che ha ottenuto come unico risultato, con la sua linea di intransigenza, la rivalutazione di Fatah, tanto agli occhi delle autorità israeliane quanto di fronte a gran parte della Comunità Internazionale."
.

Ringrazio Angelo che, come spesso fa, mette degli articoli interessanti.
Qualcuno dovrebbe valorizzare questo ragazzo palermitano.
La costruzione di uno Stato palestinese è impossibile anche per questo motivo.
Immaginate come sarebbe uno Stato arabo con una forza politica, Hamas, che tutti riconoscono come terroristica, perché è terroristica.
Oltretutto, Hamas pretende di prendersi anche Gerusalemme.
Io penso che Gerusalemme debba restare in mano agli Israeliani, anche per la sicurezza delle varie comunità religiose in essa presente, e che non sia possibile fare uno Stato arabo.
Sarebbe una condanna a morte per Israele.
A tutti gli amici che mi seguono da Gerusalemme dico:

Shabbat shalom!

Cordiali saluti.

Cos'é la crisi???

Cari amici ed amiche.

L'amica Stephanie Caracciolo Arriera Tamagno, una ragazza che abita in Uruguay, ha messo su Facebook questo brano di Albert Einstein:

"Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose...La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere 'superato'.Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza. L' inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.".

Premetto, non condivido alcune tesi di Albert Einstein. 
Questi, infatti, era determinista mentre io sono per il libero arbitrio.
Però, questo testo ha delle verità.
La crisi è un momento tragico ma è anche un momento in cui ogni uomo deve misurarsi con sé stesso e con gli altri.
Nei periodi di "vacche grasse" tutti possono fare tutto.
Quando c'è ricchezza tutti possono fare tutto.
Nei momenti di crisi, però, c'è chi riesce a sopravvivere e chi no.
In un ragionamento complessivo, Einstein direbbe che ciò sia destino.
Io, invece, ritengo che ciò non sia destino ma semplicemente la capacità e la volontà di affrontare una situazione e tutte le sfide che essa comporta.
Vorrei citare il mio amico Morris Sonnino, una persona saggia,  che scrive sul suo profilo:

"Da un male si deve fare nascere un bene ancora più grande".

Morris dice una cosa vera ma voglio aggiungere che per fare nascere il bene più grande del male bisogna avere la volontà di accettare la situazione come dato di fatto e di credere che questo dolore non sia fine a sé stesso ma che, una volta passato, porti ad una situazione migliore.
Per questo motivo trovo abbastanza strano che un determinista come Albert Einstein abbia fatto un'affermazione che, di fatto,  smentisce il determinismo.
Cristianamente parlando, dico che Gesù Cristo ci diede un insegnamento simile.
Gesù accettò la croce e lottò contro il male accettando il dolore e facendo capire a tutti che esso è passeggero.
Da qui deve nascere la voglia di lottare e di ingegnarsi.
Nel XIV secolo ci fu una crisi gravissima che fu accompagnata da una pestilenza che uccise ben due terzi della popolazione Europea.
Però, chi riuscì a sopravvivere si trovò nel benessere.
Chi riuscì a sopravvivere non ebbe doti particolari.
Ebbe solo la volontà di affrontare il periodo nel migliore dei modi, prima di tutto accettandolo e poi comprendendolo ed ingegnandosi in funzione di esso.
Mi vengono in mente anche gli ebrei.
Essi subirono cose terribili ed atroci nella storia. Eppure essi sono ancora qui.
Ciò non è frutto della forza di volontà?
Mi viene in mente anche la Chiesa cristiana.
Tanti di noi cristiani subirono (e subiscono tuttora) vessazioni di ogni tipo.
Eppure, noi cristiani siamo ancora qui.
Anche questo dipende dalla forza di volontà.
Madre Teresa di Calcutta diceva che la vita era una sfida. Lo penso anch'io. Le crisi fanno parte di questa sfida.
Anche questa crisi economica fa parte di questa sfida che va accettata, altrimenti non varrebbe nemmeno la pena di vivere la vita.
Gesù Cristo ci insegnò a non avere paura. 
Io penso che su ciò si debba fare una riflessione.
Concludo dicendo che fa piacere vedere dei giovani, come Stephanie, Angelo Fazio, Filippo Giorgianni, Stefania Ragaglia, Morris Sonnino, Francesca Padovese ed altri impegnarsi in cose serie.
Sono questi i veri giovani e non certi tipi che pensano solo ad andare in discoteca a fare cagnara. 
Cordiali saluti. 


Messaggio di redenzione

Cari amici ed amiche.

Queste sono le letture delle Messe di oggi e di domani:

"[12] Amasia disse ad Amos: "Vattene, veggente, ritirati verso il paese di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare,
[13] ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno".

[14] Amos rispose ad Amasia:
"Non ero profeta, né figlio di profeta;
ero un pastore e raccoglitore di sicomori;

[15] Il Signore mi prese
di dietro al bestiame e il Signore mi disse:
Và, profetizza al mio popolo Israele. (dal libro del profeta Amos, capitolo 7, versetti 12-15)",



"[1] Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.
[2] Signore, sei stato buono con la tua terra,
hai ricondotto i deportati di Giacobbe.

[3] Hai perdonato l'iniquità del tuo popolo,
hai cancellato tutti i suoi peccati.

[4] Hai deposto tutto il tuo sdegno
e messo fine alla tua grande ira.

[5] Rialzaci, Dio nostra salvezza,
e placa il tuo sdegno verso di noi.

[6] Forse per sempre sarai adirato con noi,
di età in età estenderai il tuo sdegno?

[7] Non tornerai tu forse a darci vita,
perché in te gioisca il tuo popolo?

[8] Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.

[9] Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annunzia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli,
per chi ritorna a lui con tutto il cuore.

[10] La sua salvezza è vicina a chi lo teme
e la sua gloria abiterà la nostra terra.

[11] Misericordia e verità s'incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.

[12] La verità germoglierà dalla terra
e la giustizia si affaccerà dal cielo.

[13] Quando il Signore elargirà il suo bene,
la nostra terra darà il suo frutto.

[14] Davanti a lui camminerà la giustizia
e sulla via dei suoi passi la salvezza. (Salmo 85)".


" [3] Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.

[4] In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità,

[5] predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo,

[6] secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto;

[7] nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia.

[8] Egli l'ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza,

[9] poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito

[10] per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra.

[11] In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà,

[12] perché noi fossimo a lode della sua gloria, noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo.

[13] In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza e avere in esso creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso,

[14] il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato, a lode della sua gloria. (Lettera di San Paolo agli Efesini, capitolo 1, versetti 3-14)",

"[7] Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi.
[8] E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa;

[9] ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche.

[10] E diceva loro: "Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo.

[11] Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro".

[12] E partiti, predicavano che la gente si convertisse,

[13] scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano. (dal Vangelo secondo Marco,. capitolo 6, versetti 7-13)".

I brani sono stati presi dal sito dello Santa Sede
Gesù mandò i suoi dodici Apostoli a predicare il Vangelo.
Egli volle che i suoi predicatori fossero d'esempio.
Per questo, egli disse loro di non portare bisacce, tuniche, pane e bastoni.
Egli disse questo perché loro dovevano essere d'esempio.
Tra gli insegnamenti di Gesù vi è anche quello del non dovere mettere al primo posto le cose materiali, che pur sono importanti.
Il mangiare, il vestirsi e il potere comprare sono cose importanti per l'uomo ma Gesù insegnò a mettere Dio al primo posto.
Inoltre, Gesù diede agli Apostoli il potere di scacciare gli spiriti immondi.
Lo scacciare gli spiriti immondi non è solo una liberazione dal male di una persona ma deve portare alla sua conversione.
Infatti, il male va da quella persona perché ella l'aveva scelto.
Il diavolo non possiede una persona, se quest'ultima non lo invita.
La conversione è il cambio di vita di una persona.
Cordiali saluti. 


Dal sito "Meridiani Relazioni Internazionali", Israele non è una forza di occupazione in Cisgiordania”

Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo scritto sul sito "Meridiani Relazioni Internazionali" che è intitolato "Israele non è una forza di occupazione in Cisgiordania" :

"‘ non è una forza di occupazione in ’, o almeno questo è quanto è emerso lunedì scorso dal rapporto di un comitato incaricato dal Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu di esaminare lo stato dei territori in . Il gruppo di lavoro, composto da membri scelti tra professionisti noti per condividere idee vicine alla destra israeliana, era guidato da Edmund E. Levy, giudice della Corte Suprema con alle spalle una carriera politica nel Likud.
In realtà, il mandato originale del panel era quello di esaminare lo stato legale delle colonie non autorizzate in Giudea e Samaria senza avere il compito di andare a toccare la spinosa questione riguardante la legalità o meno dell’occupazione di territori in Cisgiordania.
A livello internazionale la notizia è passata piuttosto in sordina, nonostante i cambiamenti che il documento potrebbe apportare alla politica di Tel Aviv sulle colonie. Le conclusioni approvate dal rapporto della commissione d’inchiesta rischiano infatti di annullare una lunga serie di leggi ed accordi, sia interni che internazionali.
Tra massacri di popolazioni civili, spettri di bombe atomiche e attese per lo spoglio delle prime elezioni “democratiche” in alcuni paesi mediorientali, i media internazionali non hanno prestato molta attenzione alle informazioni provenienti da Israele.
Il comitato Levy ha ribaltato le conclusioni a cui era giunto nel 2005 il panel guidato da Talia Sasson in cui si sosteneva l’illegalità degli insediamenti in Cisgiordania. L’inchiesta fu allora commissionata dal Primo Ministro Ariel Sharon.

Il rapporto rappresenta una vera vittoria per i coloni e per chi sostiene che gli insediamenti siano in realtà parte integrante del territorio di Israele. Molti di questi formano lo zoccolo duro dell’elettorato del Likud e adesso fanno pressione sui loro esponenti al governo affinché si approvi la relazione anche a livello centrale.
Netanyahu si trova stretto tra due fuochi. Alcuni dei suoi ministri e gran parte del suo elettorato vorrebbero l’approvazione dell’inchiesta Levy senza l’apporto di modifiche che ne altererebbero la sostanza. Ratificare soltanto alcune delle indicazioni proposte solleverebbe le proteste dell’ala più estrema del partito. Una scelta del genere potrebbe però comportare problemi non indifferenti sul piano internazionale, non solo riguardo i rapporti con i vicini arabi ma anche per ciò che concerne i legami con i paesi alleati.
Inoltre, riconoscere i territori della Cisgiordania come parte integrante dello Stato di Israele implicherebbe l’obbligo di concedere la cittadinanza israeliana anche agli abitanti di Giudea e Samaria, che potrebbero così godere del diritto di voto. Ciò farebbe aumentare il numero di palestinesi tra gli elettori israeliani, accrescendo il numero di arabi all’interno dei confini statali con la conseguenza di indebolire la maggioranza ebraica dentro Israele.
A destra, il consenso sulla questione si divide tra chi vorrebbe annettere Samaria e Giudea senza dover obbligatoriamente riconoscere i diritti di cittadinanza alle popolazioni arabe e chi, pur di non dover rinunciare alla Cisgiordania, sarebbe disposto a trovare una soluzione di compromesso, magari riconoscendo pari diritti ai Palestinesi che vi abitano.
La sinistra israeliana invece, favorevole alla soluzione dei due Stati separati, preferirebbe lasciare la Cisgiordania ai Palestinesi e far ripartire i negoziati di pace, ormai in stallo da anni.


Se il fosse approvato dal governo, le possibilità per un futuro accordo diminuirebbero notevolmente. I , o ‘contesi’ secondo la definizione che amano dar loro in Israele, sono il più grosso ostacolo alla conclusione di un accordo di pace tra le parti e la causa principale delle frizioni tra Gerusalemme e gli Stati arabi.
L’emergere del rapporto in un momento in cui gran parte dell’attenzione generale è concentrata sul nucleare iraniano, le rivoluzioni in Medio Oriente, la crisi economica europea e le future elezioni politiche americane potrebbe non essere casuale. Il governo di Gerusalemme ha la possibilità di approvare un documento molto importante per la sua futura politica coloniale nel disinteresse del resto della comunità internazionale.
A livello globale, il rapporto conferma l’assenza di volontà israeliana di collaborare con terze parti per risolvere la questione.
Venerdì scorso a Ginevra si è svolta la ventesima sessione del Consiglio dei Diritti Umani, organo intergovernativo delle Nazioni Unite responsabile della promozione e protezione dei diritti umani nel mondo, senza la presenza di delegati israeliani. All’ordine del giorno c’era la questione delle implicazioni delle colonie israeliane sui diritti civili, politici, economici, sociali e culturali dei palestinesi che abitano i territori occupati. Già nel marzo di quest’anno, Israele aveva però fatto sapere di non essere disposto a partecipare alla missione di inchiesta del Consiglio. L’incontro si è concluso con un ennesimo invito a collaborare rivolto ad Israele. Appello caduto nuovamente nel vuoto.
Le tensioni tra israeliani e palestinesi continuano ad essere la causa di molti dei problemi mediorientali. Le rivoluzioni arabe e il braccio di ferro tra Iran e Occidente hanno distolto lo sguardo da una questione che però continua ad occupare un peso notevolmente rilevante per la stabilità dell’area. Le colonie rappresentano il nodo centrale da sciogliere per risolvere la disputa tra le parti. Il rapporto Levy rischia di ritardare ulteriormente il raggiungimento di una soluzione definitiva.

12 luglio 2012".

Devo ringraziare l'amico Angelo Fazio che ha messo questo articolo su Facebook.
Se non ci fosse quel genietto non avrei così tanto materiale da mettere su questo blog.
Se tutti i giovani fossero così, si andrebbe meglio. 
Sono perfettamente d'accordo con quanto scritto nel rapporto del Primo Ministro di Israele Benjamin Netanyahu.
Israele non è forza di occupazione dei territori della Cisgiordania.
Israele ha semplicemente pensato alla sua sicurezza ed è stato giusto così, tenendo conto dell'ostilità dell'area.
I "Territori palestinesi" non sono occupati.
Essi sono contesi.
La Palestina non esiste.
Esiste uno Stato arabo e si chiama Giordania.
Ma la Palestina non esiste.
Già il fatto che la Striscia di Gaza sia in mano ad Hamas e la Cisgiordania sia in mano ad Al Fatah lo dimostra.
Inoltre, dichiarare Stato l'insieme territori arabi che si trova in Israele può essere molto pericoloso.
Infatti, noi ci troveremmo di fronte a due entità territoriali, la Striscia di Gaza e la Cisgiordiania che sono separate ed in mezzo allo Stato israeliano.
Ciò metterebbe in pericolo quest'ultimo, poiché i palestinesi vorrebbero circolare liberamente in questo eventuale Stato Palestinese.
Ora, il rischio è che per raggiungere la Cisgiordania dalla Striscia di Gaza (e viceversa) molte persone debbano attraversare i territori israeliani.
Qui si rischia che i terroristi attacchino Israele dall'interno.
Per capire meglio, guardate la cartina qui sotto.
Cordiali saluti.








Germania, oggi impediscono le circoncisioni...domani impediranno i battesimi!

Cari amici ed amiche.

Leggete l'articolo dell'ANSA che è intitolato "Germania: la protesta dei rabbini 'Con veto circoncisione mai più ebrei qui'".
La sentenza della Corte d'Appello di Colonia ha decretato che il rito della circoncisione, un rito antico e tipico delle comunità ebraiche, possa essere perseguito come reato.
Io trovo che tutto ciò sia scandaloso.
Il presidente della Conferenza dei Rabbini d'Europa Pinchas Goldschmidt ha detto che questo veto mette in discussione l'esistenza della comunità ebraico-tedesca.
Inoltre, Goldschmidt ha parlato anche di un "nuovo linguaggio dell'antisemitismo".
Sono d'accordo con quanto affermato da Goldschmidt ed aggiungo una cosa.
Io temo che dietro a questa sentenza assurda ci sia un progetto ancora più truce di quello di cui ha parlato il rabbino Goldschmidt.
Se oggi vietano le circoncisioni domani potrebbero vietare i battesimi per noi cristiani.
In fondo, il nazismo puntava a cacciare Dio dalla mente e dal cuore dell'uomo.
La differenza sta nel fatto che al tempo del nazismo ricorreva alla Kristallnacht del 1938 e ai campi di sterminio.
Oggi, invece, si ricorre alle carte bollate, alla burocrazia e alla legge.
In un certo senso, questo modo di fare è ancora più pericoloso di quello dei nazisti poiché è silenzioso.
Io sono molto preoccupato.
Cordiali saluti.

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.