Presentazione

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Una voce libera per tutti. Sono Antonio Gabriele Fucilone e ho deciso di creare questo blog per essere fuori dal coro.

Il mio libro sul Covid

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Il mio libro, in collaborazione con Morris Sonnino

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venerdì 17 agosto 2012

Dov'è il "Popolo viola"?

Cari amici ed amiche.

Su Facebook, un mio caro amico (una persona che veramente stimo) ha messo questa foto sulla mia bacheca, con questa didascalia:

"MA I CAZZARI VIOLA( CHE PORTANO PURE SFIGA) CHE FINE HANNO FATTO? NON SE VEDONO PIU' IN GIRO PER LE CITTA' A CAZZEGGIA', CO TANTO DE PANINETTI E MERENDINE AL SEGUITO? SE SO TUTTI ATTAPPATI L'OCCHI E LE ORECCHIE CO LA CRISI ECONOMICA ATTUALE? ..O FORSE SARA' CHE I VARI BERSANOV, DI PIETRO, PENDOLA ETC. LI TENGONO ''A CUCCIA'' METTI CASO CHE UN GIORNO DOVESSE RISCENDE IN CAMPO DI NUOVO IL CAV.".

Non faccio il nome del mio amico (perché non voglio metterlo nei guai, vista la stima che ho per lui) ma lo ringrazio.
In sostanza, sono d'accordo con la simpatica didascalia.
Quando c'era il presidente Berlusconi al governo, questi "signori"  protestavano, insultavano e parlavano di "dittatura" .
Oggi, invece, c'è il governo Monti, un governo che sta facendo danni all'economia e che sta creando disoccupazione, questi "signori" stanno calmi!
E' evidente che queste persone siano gli "utili idioti" di chi ha sempre cercato di fare cadere il presidente Berlusconi, anche contro l'interesse del nostro Paese.
La situazione attuale lo dimostra.
Gente come questa è la rovina del nostro Paese.
Cordiali saluti.

Ricerca scientifica, perché in Italia se ne fa poca?

Cari amici ed amiche.

In Italia si fa poca ricerca scientifica.
Dei vari introiti dello Stato solo l'1,3% viene impiegato nella ricerca scientifica.
A fare specie, però, è il fatto che di questo 1,3% di questi fondi solo lo 0,7 % di essi provenga dai privati.
Perché c'è questo?
Qui in Italia, purtroppo, le aziende sono piccole e fanno prodotti per i quali non è richiesta tanta tecnologia.
Questo è un grosso limite.
Le aziende non pensano all'innovazione e, di conseguenza, trascurano i giovani, favorendo gli immigrati.
La disoccupazione giovanile è dovuta anche a questo.
Le aziende preferiscono rimanere in piccolo e non fanno innovazione.
Quindi, mancando la ricerca scientifica, mancano i posti lavoro.
Eppure, la eccellenze in questo campo non mancano.
Basti pensare all'Università "Bicoccca" di Milano che ha un distaccamento alle Maldive.
Qui si studiano la fauna marina e gli equilibri nell'ambiente marino.
Ne ha parlato ieri la trasmissione di Piero Angela "Superquark".
In questo ambito vi è una ricerca molto interessante su un parassita che produce una speciale colla che lo fa aderire al pesce su cui si attacca.
Ora, questa "colla" potrebbe essere sintetizzata ed usata per scopi terapeutici.
Ad esempio, potrebbe sostituire le suture nelle operazioni.
Si potrebbe trovare la sequenza di DNA che codifica per la produzione di questa sostanza, la si potrebbe sintetizzare in laboratorio (tramite la PCR.-"Polymerase Chain Reaction") e lo si potrebbe impiantare in un batterio, tramite una trasduzione con un virus batteriofago temperato.
Questo batterio inizierebbe a produrre la "colla" in quantità industriale.
La ricerca scientifica è il futuro.
L'Italia non resti indietro e cambi registro.
Cordiali saluti.


Da "Il Sussidiario", LETTURE/ Se l'Europa senza Dio si consegna ai tecnici



Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo del sito "Il Sussidiario" che è intitolato "LETTURE/ Se l'Europa senza Dio si consegna ai tecnici" e che recita:

"Tutti gli opinionisti esaltano la moderazione e la pacificazione degli animi in vista di un benessere diventato oramai puro accesso ai consumi che simbolizzano gli status gerarchici della società. Secondo Voegelin questo enorme degrado, che si caratterizza per una totale disumanizzazione e per una incapacità di fare esperienza delle realtà profonde, dipende dalla negazione di ogni trascendenza capace di ricondurre l’essere umano alla domanda fondamentale della sua finitezza e del suo destino mortale. Certo, da quando è morto Dio non è più facile stabilire perché un uomo non possa torturare e uccidere un altro uomo. In realtà, in una visione come quella descritta da Voegelin ciò che è completamente negato è il valore della vita di ogni persona e, nonostante le continue affermazioni sulla dignità di un essere umano, non si riesce proprio a capire su quali basi possa essere fondata tale dignità fino a garantirla da ogni sopruso e da ogni manipolazione.



Per questa ragione sono convinto e ho scritto più volte che il problema della trascendenza non può essere ignorato da chi si pone il problema della convivenza democratica. Non possono essere assunte soltanto le regole e le procedure come garanzie di un rapporto umano tra gli appartenenti ad un gruppo o a una comunità. È necessario un principio fondamentale e condiviso che riguardi il valore della vita, il suo significato oltre le esperienze particolari. L’ondata fisicalista e l’offensiva delle neuroscienze, che tendono ad eliminare ogni significato profondo della vita umana, sono certamente produttive di disorientamento morale e di perdita di responsabilità verso la vita. Se l’uomo è un puro assemblaggio di molecole, prodotto da uno strano intreccio di caso e necessità, non si riesce proprio a capire in che modo io sono responsabile della mia vita e di quella degli altri. I segni di una disumanizzazione della vita collettiva vanno ben oltre il significato parossistico dell’egemonia del pensiero economico che riduce la contabilità umana a insiemi di numeri e di valori monetari.

Vorrei cominciare da una banalità: i figli della nostra epoca sono in grado di credere ai genitori, a queste coppie di uomini e donne che li mettono al mondo assumendosi la responsabilità di accoglierli per educarli a comprendere il significato della vita? Senza la responsabilità di persone concrete che si assumono il compito di trasformare un piccolo d’uomo in un essere socievole, non ci può essere alcuna “ santificazione” della vita. La santificazione della vita dovrebbe essere il perno su cui si costruisce l’insieme delle relazioni umane che danno vita a gruppi e popoli. Essa però non è fatta di norme giuridiche nè di imperativi religiosi ma dalla consapevolezza che il venire al mondo inaugura uno spazio nuovo per tutta l’umanità. Santificare la vita significa dare a un essere umano le condizioni per entrare in rapporto con gli altri fiduciosamente, per potere amare ed essere amato senza secondi fini. La santificazione della vita significa il rispetto del suo mistero, il porre un limite ragionevolmente argomentato contro tutto ciò che tende a trasformare la natura umana in un puro accidente programmabile secondo calcoli che non hanno nulla a che vedere col senso profondo del venire al mondo.

Una vita democratica che si pone come “seconda realtà immaginaria”, fatta di conteggi e di strategie astute, non pone neppure come problema la questione della difesa della vita uman
a.".

Questa Europa senza Dio è portata alla distruzione!
Questa Europa ha perso ogni connotazione etica.
Vinte sul piano economico, le dottrine nichiliste (come marxismo e nazismo) stanno prevalendo su quello culturale.
Basti pensare al "mito della Grande Germania nazista".
Con l'annullamento delle concorrenze di Paesi (come l'Italia) da parte dell'Euro ed il modo in cui è strutturata la stessa moneta europea, la Germania ha assunto un potere enorme sul piano economico e politico.
Anche il marxismo ha preso piede.
L'adozione dell'IMU qui in Italia ed altre misure analoghe in altri Paesi, misure che (ad esempio) intaccano la proprietà privata, sono esempi di marxismo.
Inoltre, anche l'etica è venuta meno.
Basti pensare alla famiglia.
Con alcune decisioni europee, come la possibilità di adozione da parte dei single, la famiglia viene scardinata.
Anche questo è principio di marxismo.
Questa Europa è destinata alla distruzione perché ha rinunciato a ciò che la unisce veramente, le radici giudaico-cristiane.
Le costruzioni politiche fondate sulle volontà di un singolo Stato che vuole predominare sugli altri sono destinate a fallire miseramente e nel modo più rovinoso.
Cordiali saluti.










giovedì 16 agosto 2012

Barcellona Pozzo di Gotto e San Rocco


Cari amici ed amiche.


Guardate questo video che mostra la festa dedicata a San Rocco a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina).
Oggi e domani, nel Paese messinese ci saranno i festeggiamenti dedicati a San Rocco.
Essi rappresentano un esempio di cultura popolare, tra sacro e profano.
Il popolo barcellonese e la Chiesa locale rendono omaggio al proprio Santo Patrono.
Cordiali saluti.

Dal blog "Stand up and fight", Remembering a Pro-Life Hero

Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo scritto sul blog dell'amica Francesca Padovese "Stand up and fight" e che è intitolato "Remembering a Pro-Life Hero".
Esso recita:

"Nellie Gray, founder of the annual March for Life, passed away over the weekend. Nellie was a dedicated pro-life leader, presiding over 38 March for Life events, and left behind a legacy of people who have been inspired by her work in the pro-life movement.

What she believed would be a one time gathering of pro-lifers in 1974 turned into an annual event that grew from 20,000 people to an estimated 500,000 this past year. Nellie was called to be a defender of life and let nothing stop her from making sure the pro-life voice was heard each year in our nation’s capital.

Upon hearing the news of her passing last night, Kristan Hawkins wrote, “Today marks a bittersweet moment for the pro-life movement, a great warrior for the pre-born, Nellie Gray, has left this earth and entered her eternal reward. Pro-life students from across the nation will be forever grateful for the leadership that Nellie Gray has provided to our movement, for founding the March for Life, and setting an example of passion and perseverance that inspires us all to dedicate our lives to finishing what she started, abolishing abortion in our lifetime.”

Thank you Nellie Gray for showing us through the your life that one person can truly make a difference!".

Ringrazio Francesca di questo suo articolo.
Essere Pro-Life non significa essere antiquati ed incivili, come essere Pro-Choice non significa essere moderni e civili.
Anzi, direi che sia proprio il contrario.
Infatti, è civiltà decidere di fare finire una vita sul nascere?
E' civiltà fare finire la vita di una persona malata perché è un peso per chi gli sta intorno?
Io direi proprio di no.
L'aborto e l'eutanasia non sono segni di civiltà ma di decadenza.
Quando si fa finire una vita, la società fallisce.
L'esempio di Nellie Gray ci deve ricordare questo.
Cordiali saluti. 

Da "Il Foglio", Storia, segreti e trame del patto di sindacato tra i grandi del Pd


Cari amici ed amiche.

Leggete questo articolo de "Il Foglio" che è intitolato "Storia, segreti e trame del patto di sindacato tra i grandi del Pd" e che recita:

""Guarda che loro sono già tutti d’accordo, eh”. E’ venerdì pomeriggio, sono le 14 e 30, siamo a Roma, a pochi passi da piazza Trilussa, quartiere Trastevere, e di fronte a noi c’è un famoso e rampante dirigente del Partito democratico, non bersaniano ma con ottime entrature nella segreteria del leader democratico. Il dirigente del Pd, poco prima del caffè, tira fuori una penna nera dal taschino della giacca e dopo essersi fatto spazio tra piatti, posate, chiazze d’olio e briciole di pane a un certo punto fissa il cronista e comincia a scrivere sulla tovaglietta di cartone sei nomi con altrettante parentesi. Primo: Bersani (Chigi-Economia). Secondo: Veltroni (Camera). Terzo: D’Alema (Esteri, Commissario Europeo). Quarto: Bindi (Vicepremier). Quinto: Letta (Sviluppo). Sesto: Franceschini (Segretario). “Ecco, via, diciamo che questo è più o meno il Papellum del Pd…”.

Il dirigente del Pd, che per ovvie ragioni chiede la garanzia dell’anonimato, chiude la penna, versa una zolletta di zucchero di canna nella sua tazzina e dopo aver sorseggiato del caffè inizia a spiegarci il senso di quei nomi sulla tovaglia. Li spiega con un sorriso, sapendo naturalmente che tra una briciola di pane e una chiazza d’olio il “documento” vale quello che vale; ma li spiega, come vedremo, contestualizzando il tutto all’interno di un ragionamento che un suo fondamento politico comunque ce l’ha: eccome se ce l’ha.

“Quelli che leggi sono i nomi che compongono il ‘patto di sindacato del Pd’, e quelli che invece leggi tra parentesi sono gli incarichi offerti o richiesti in vista del 2013: presidenza della Camera; ministro degli Esteri, o Commissario europeo; vicepresidenza del Consiglio; ministero dello Sviluppo; segreteria del partito. In alcuni casi si tratta di promesse esplicite, in altri casi di semplici richieste, in altri casi ancora di singole offerte. Puoi prenderlo come vuoi, questo Papellum, ma per capire qualcosa su quello che sta succedendo in questi mesi nel Pd è davvero difficile non partire da questi nomi, da queste offerte, da queste richieste e da questo patto tra i supercapi del Pd”.

Il documento vale quello che vale – e vale soprattutto per essere la testimonianza fotografica di un certo e insistente vociferare che gira nel Palazzo; ma dietro ai pettegolezzi sulla ragione e sull’origine della “grande pax” tra i super azionisti democratici esistono alcuni fatti che vanno ben oltre le indiscrezioni, e che confermano tutti la presenza effettiva di una sorta di Grosse Koalition costruita “dai grandi pattisti” intorno al segretario del Pd. Una Grosse Koalition che implica dietro la stessa barricata storici nemici giurati come Bindi e Franceschini o come D’Alema e Veltroni e che al momento, almeno così si racconta, si ritrova impegnata su alcuni fronti tutti a loro modo importanti: garantire al segretario un appoggio solido in una fase delicata come quella che sta attraversando l’Italia; tenere insieme sotto un unico tetto le anime in movimento del Pd (montiani, anti montiani, camussiani e anti camussiani, liberisti e anti liberisti); muoversi con cautela per non compromettere nel 2013 l’alleanza con il Centro di Pier Ferdinando Casini; fare di conseguenza di tutto per non accelerare troppo il percorso che dovrebbe portare da qui alle prossime elezioni alle primarie; e difendere infine con tutte le forze possibili il nucleo storico del partito dagli attacchi degli “sfascisti del Pd” (insomma, Renzi e compagnia) preservando così quel nucleo che, a giudizio degli stessi grandi azionisti, può essere il solo in grado, per esperienza e competenza, di traghettare il partito lungo questa fase storica non adatta a “inesperti giovinastri in carriera”.

“Sembra di vivere all’interno di una specie di ‘congresso di Vienna’ in servizio permanente effettivo – aggiunge con un altro sorriso l’anonimo dirigente del Pd, in questi anni valorizzato non solo dalla segreteria Bersani ma anche da quella di Veltroni e Franceschini – un congresso cioè in cui la regola, come nel primo Dopoguerra, sembra essere quella di agire sullo spirito del ‘Conservare progredendo’ e in cui ovviamente i ‘big’, in questo contesto, hanno interesse a mantenere certi equilibri e a non mettere in discussione alcune rendite di posizione”.
Il ragionamento che viene fatto da diversi esponenti di primo piano del Partito democratico sulla natura stessa di questo patto di sindacato ruota attorno all’unica questione che potrebbe mettere in crisi gli equilibri degli azionisti del Pd: le primarie. A microfoni spenti, infatti, non c’è esponente del Pd che non ti confermi l’impressione che le primarie siano diventate tutto tranne che una priorità, e a guardar bene, in effetti, sono almeno due mesi che i grandi azionisti del patto di sindacato (D’Alema, Letta, Veltroni, Franceschini) ammettono pubblicamente di non considerare una priorità il tema delle consultazioni del centrosinistra. Tra questi, qualcuno lo fa per ragioni legate al fatto che una partecipazione di un Renzi e di un Vendola, anche se poi a vincere dovesse essere lo stesso Bersani, avrebbe comunque l’effetto di modificare con la conta gli equilibri del centrosinistra. Altri lo fanno per evitare che una “lotta fratricida” nel Pd possa mettere a rischio il grande patto per il 2013 tra “progressisti e moderati” (e dunque compromettere così lo schema dell’alleanza con Casini). Altri ancora sono spinti dalla convinzione che si debba alimentare il motore silenzioso del partito “Monti 2013”, e il dibattito sulla leadership è un ostacolo.

“Effettivamente – ammette Enrico Morando, senatore del Pd ed esponente dell’ormai sciolta corrente veltroniana di Modem – un patto di sindacato tra le anime forti del Pd oggigiorno è una realtà che sarebbe da ipocriti negare. E’ vero che qualcuno nel nostro partito in queste settimane non ha fatto mistero di considerare le primarie quasi un ostacolo sulla via del 2013 ma non credo che quello delle primarie sia un appuntamento che possa essere ‘sconvocato’, e sono convinto che alla fine si faranno. Detto questo non c’è dubbio che le primarie saranno il momento in cui risulterà chiaro quanto forte è questo patto tra gli azionisti del Pd. E sarà chiaro perché di fronte a proposte diverse e di fronte a schemi alternativi – come quello modello ‘neo-Pci’, che prevede di delegare al Centro la raccolta dei voti moderati, e come quello modello vecchia vocazione maggioritaria, che prevede invece che sia sempre il Pd il partito a raccogliere i voti dei moderati – sarebbe naturale vedere gli azionisti di maggioranza del Pd appoggiare il candidato con le idee più simili alle proprie”. Per esempio, Veltroni protorenziano. "Invece – continua Morando – difficilmente andrà così: e il rischio è che, a prescindere dalle personali convinzioni, alla fine in molti metteranno da parte le proprie idee e proveranno, chi per una ragione chi per un’altra, a difendere il grande patto tra i grandi capi del Pd".

© - FOGLIO QUOTIDIANO".

Io non ho parole.
Se questa cosa dovesse essere vera, verrebbe finalmente smentita la "non superiorità morale" della sinistra.
Finalmente, abbiamo capito quali sono le priorità del centrosinistra.
Anziché parlare dei problemi del Paese, gli esponenti del centrosinistra preferiscono parlare di altre cose.
Cordiali saluti.

L'uguaglianza, un concetto male interpretato!

Cari amici ed amiche.

L'amico Fabio Trinchieri ha messo sul suo blog "Zoom Italia" questo articolo intitolato "Ingegneria dell’uguaglianza".
L'articolo è stato preso dl sito "Rinascita.eu", è stato scritto da Giuseppe Turrisi e recita:

"C'è una schizofrenia dilagante su termini di carattere puramente intellettivo come la democrazia, la libertà, l’uguaglianza.Ma guai a farlo notare, si rischia di passare per nazista. Ci troviamo in una dittatura capitalistica dove c’è l’aggravante di non poter neanche riconoscere il dittatore; subiamo in continuazione il lavaggio del cervello su libertà e uguaglianza per farci credere siano categorie personali e non condizioni dell’essere: sono condizioni perché si realizzano in forza delle relazioni con il contesto, fatto dal sistema dove esistono anche gli “altri”.
E la aberrazione del concetto di uguaglianza parte dentro il nostro cervello, con una serie di varianti che distruggono ogni logica e principio di non contraddizione, fatto in forza della falsificabilità Popperiana. Infatti l’uomo tutto è tranne che essere coerente che applica tale principio.
Per fare un esempio banale se ci muore la madre siamo capaci di piangere due giorni, muoiono 10 mila bambini al giorno, ed è una notizia come un’altra… Allora siamo noi i primi a non considerare uguali tutti se non in forza a certi contesti, per esempio la parentela o la prossimità: mi abita vicino… Dunque il pensiero secondo il quale siamo tutti uguali ha già una variabile, ossia siamo tutti uguali ma se qualcuno è parente certamente è più uguale degli altri (direbbe Orwell).
Eppure il voler imporre una uguaglianza industriale serve. Serve a chi ha un unico fine: quello di proiettarci nel progetto generale di formare pezzi di ricambio per il sistema.
L’ingegneria della uguaglianza psicologica ha diversi aspetti positivi, naturalmente solo per il sistema. Livellare il più possibile le aspirazioni, eliminare le identità, reprimere le unicità, pianificare ed impiantare il pensiero unico, incentivare l’emulazione ed il controllo in modo da far sentire scarto il “diverso” verso il controllo e la gestione industriale dell’umanità “uguagliando” prodotti, vita, orari, malattie, pensieri, film, bevande, ecc.
L’uguaglianza cosi come è stata impiantata è una droga che viene ricercata da tutti e più la si usa più si diventa tossicodipendenti e ci si rovina.
Naturalmente sarà frainteso ma non importa, invece è importante che passi la follia dell’umanità che non ha niente di sapiens sapiens. Come fa l’80% della popolazione mondiale a vivere con meno del 15% delle risorse del pianeta, ed il 20 per cento con la restante parte della ricchezza? Chi è che non ha capito il significato della parola uguaglianza? Oppure non è chiaro cosa significhi uguaglianza? Oppure di uguale c’è solo il trattamento delle pecore? Cosa non è stato capito? Come mai oltre 6 miliardi di persone non capiscono il concetto di uguaglianza? Forse è concetto difficile, oppure irrealizzabile o è uno specchietto per le allodole? Perché, soprattutto quando l’uomo diventa sempre più dipendente della industrializzazione c’è la necessità di uguagliargli la vita, forse per renderlo sempre più intercambiabile?
Gira nel mondo del lavoro la famosa frase che esplicita perfettamente questo concetto, “tutti sono utili nessuno indispensabile”, allora l’uguaglianza di fatto è una utilità del sistema? Il sistema non riconosce elementi estranei a prodotti “uguali” fatti in copia proprio perché utili al sistema, l’elemento diverso non trova collocazione nel sistema. L’industria spesso focalizza l’esigenza di avere specializzazioni per il suo sistema produttivo, e c’è la diatriba storica che l’università benché malridotta, sforna (sforma) elementi non proprio adatti al sistema.
L’industria ha la necessità di “risistemare” la formazione dei neo-laureati, un po’ per la decadenza dell’istruzione, un po’ perché, soprattutto, l’università non realizza “prodotti perfettamente uguali” come li vorrebbe l’industria del profitto. Paradossalmente le università private di un certo tipo, fanno uscire “soldatini perfetti” da impiegare nella battaglia del profitto dove vince chi è più competitivo (altro che uguaglianza), dove il manager ragiona (esegue programmi) in termini di margine, di profitto, di crescita ad ogni costo. Senza poi comprendere che se la ricchezza in questo sistema è rappresentata solo dal denaro che è controllato nella sua circolazione in termini di quantità con ogni mezzo, questo significa, che qualcuno fa profitto e qualcun altro sta fallendo o sta morendo, ma questi devono sempre avere l’idea di essere uguali e sopratutto di avere pari opportunità, invece andranno a combattere una guerra di cui non conoscono le vere strategie. La economia neoliberista prevede una uguaglianza di opportunità, peccato che chi è ricco parte molto più avvantaggiato e vincerà quasi certamente sul meno ricco. Cosa c’è di logico, di razionale, di uguale in tutto questo? Niente solo un film che ci proiettano per non farci capire la dittatura che tiene in piedi l’alibi della uguaglianza dell’uomo libero.
L’uguaglianza fluidifica la responsabilità rendendoci inermi e depressi, con il fatto che ci dobbiamo necessariamente livellare e sentire uguali, nessuno si prende la briga di prendersi la responsabilità dell’azione. Questa “ingegneria della uguaglianza industriale” di fatto ci rende inabili ad agire
collettivamente, infatti essendo tutti uguali, tutti hanno la stessa sorte ed allora perché mai qualcuno si dovrebbe sentire investito e motivato per fare una rivoluzione che lo renderebbe diverso?
Anzi l’ingegneria dell’uguaglianza prevede la cultura del controllo e del sospetto, ogni uguale deve controllare il grado di uguaglianza dell’altro per incriminarlo, salvo poi desiderare inconsciamente, di emergere e distinguersi. Già il sistema sovietico applicò l’ingegneria dell’uguaglianza in maniera diretta, oggi il neoliberismo la sta applicando in maniera diretta, ossia ti pone le condizioni di contorno al fine di avere un solo pensiero, una sola OGM, una sola banca, una sola industria farmaceutica, una sola casa cinematografica, un solo esercito buono e giusto che porta la democrazia nel mondo… Per fare tutto questo il sistema crea i propri generali, i propri dirigenti, i propri guardiani della verità, i propri “gatekeeper”, allevati e cresciuti già all’interno di famiglie agiate del sistema, solitamente il padre o la madre già fanno lo stesso mestiere (ingegneri dell’uguaglianza - degli altri naturalmente - ricordate il discorso di Monti: i giovani – uguali - si devono abituare a cambiare posto in continuazione). In questo contesto possiamo dunque dire che ci sono diversi livelli di uguaglianze che non interagiscono tra loro e che si reggono attraverso equilibri. Non è facile passare da un livello di uguaglianza ad un altro. Il passaggio da un livello all’altro prevede l’acquisizione dei requisiti del livello superiore, ed in parte l’abbandono di quelli inferiore.
I bambini in Africa certamente sono uguali nel morire di fame, i bambini americani sono certamente uguali, nell’ingrassare con patatine ed hamburger, i bambini italiani sono certamente uguali nel’essere difesi se la maestra si azzarda a pretendere la disciplina in classe, i bambini eschimesi sono certamente uguali a stare al freddo... Dobbiamo rassegnarci di essere irrazionali nel pretendere di attuare cose impossibili poiché innaturali.
E’ mai possibile che sei miliardi non comprendono e non sappiano mettere in pratica questo grande principio della uguaglianza? Spostare l’attenzione sulla uguaglianza è stato il più grande atto di manipolazione mentale che sia stato fatto, infatti nel rincorrere questo principio ci siamo persi una marea di battaglie sui diritti veri, l’uguaglianza non è un diritto al massimo può essere una condizione, le condizioni invece si realizzano solo con i diritti, il diritto è misurabile, l’uguaglianza poiché è un prodotto della filosofia astratta non è misurabile.
I diritti si possono misurare in termini di quantità ed in termini di qualità come l’acqua, la casa, l’istruzione, la salute, ecc. Oggi il vero pensiero stupefacente (nel senso di droga) è proprio nel fatto che siamo tutti convinti fino all’ultimo osso del piede (appunto drogati) di “uguaglianza” come principio inderogabile, ma poi non abbiamo un minimo di eziologia di come questa uguaglianza debba esprimersi.
Se l’uguaglianza è la risultante di una serie di diritti che creano un contesto allora la si può anche accettare, ma se questa è solo una astrazione per imporre il mono pensiero, e sopratutto un comportamento fotocopia per servire il sistema allora è il caso di riformulare un pensiero alternativo all’essenza dell’uomo. Il diritto dell’*essere* viene confuso con il diritto dell’”essere uguale”: è una tecnica di manipolazione eccezionale poiché sposta l’attenzione da un diritto materiale e contingente (oltre che spirituale) “quello di essere” (senza nulla aggiungere) ad un principio astratto “quello di essere uguale”*.
L’uguaglianza è un qualcosa che si deve “avere”. Il diritto di essere c’è e basta, solo che bisogna esserne consapevoli ma il cammino della consapevolezza viene distolto dalle cose serie e finisce per rincorrere quella astrazione irraggiungibile.
Un aspetto psicologico di malessere sociale che può portare al suicidio potrebbe essere fatto risalire a questa “uguaglianza” imposta per esempio agli imprenditori costretti a stare in un mercato neoliberista competitivo dove si “fallisce scientificamente” per colpa del sistema di emissione monetaria e non certo per incapacità imprenditoriale. Eppure l’evento viene percepito come vergogna di non essere stato capace come gli altri imprenditori, uguale agli altri.
L’Ingegneria della uguaglianza (concetto astratto) comunque venga applicata fa sempre danni.
E c’è da fare molta attenzione al meta messaggio, ossia al messaggio nascosto che c’è sempre dietro ad un concetto astratto, come quello di “uguaglianza”. Per fare degli esempi: poniamo “l’uguaglianza nella italianità” (ossia quando leggiamo scrittori italiani, leggiamo scrittori italiani uguali). Siamo tutti italiani perché c’è lo hanno detto/imposto? Siamo tutti italiani perché stiamo nello stesso territorio fatto sulla carta?
Siamo tutti italiani perché paghiamo tutti le stesse tasse allo stesso dittatore? Siamo tutti italiani perché dobbiamo pagare l’IMU? Siamo tutti italiani perché parliamo la stessa lingua? Siamo tutti italiani perché abbiamo la stessa bandiera? Siamo tutti italiani perché abbiamo lo stesso presidente?
Fino agli anni Novanta dovevamo essere tutti italiani uguali, ora dobbiamo essere tutti europei uguali. Siamo noi, o ci impongono di essere “uguali” con la camicia di forza, per esempio con l’imposizione dell’euro? Possiamo essere uguali a noi stessi e basta?".

Io penso che l'uguaglianza non esista ed è giusto e naturale.
L'uguaglianza non esiste!
Ogni uomo è diverso dal proprio simile poiché ha capacità e caratteri che sono unici.
Questo non fu deciso dagli uomini ma da Dio stesso.
Il discorso non vale solo per i caratteri fisici e psicologici ma anche per quelli economici e politici.
Ad esempio, è naturale che vi siano ricchi e poveri.
Essere ricchi non è un'ingiustizia o un "furto".
Lo dico io, che non sono ricco!
Inoltre, ogni uomo ha meriti propri.
Io penso che una società debba basarsi su questi principi.
Invece, c'è una certa "cultura" che vuole che tutti siano eguali, al di là dei meriti e delle capacità di ogni uomo.
Questa "cultura" è tipica della sinistra.
Essa punta a massificare le persone.
Questa "cultura" punta più sulla massa che non sui talenti delle singole persone, mortificandoli.
Questa "cultura" è distruttiva perché punta a fare "eguaglianza al ribasso" e fa sì che le persone più meritevoli e capaci siano scavalcate da altri che non hanno capacità.
Questa concezione del mondo è la rovina della nostra società
Basti pensare alla scuola che non seleziona più gli studenti e che promuove anche chi non ha meriti o al mondo del lavoro, al quale troppo spesso si accede per conoscenze di persone importanti che non per meriti.
Se l'egualitarismo porta questo, allora io dico:

"Viva la diseguaglianza!".

Cordiali saluti. 

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Il peggio della politica continua ad essere presente

Ringrazio un caro amico di questa foto.